CONTATORE PERSONE

26/07/12

assicurazioni auto e invalidi

La differenza consiste nel fatto che, in quest’ultima ipotesi per usufruire degli sconti per le assicurazioni auto invalidi, bisogna essere iscritti a quella specifica associazione, ma per il resto non sono richiesti particolari formalismi. Invece nel primo caso, se si è in possesso dei requisiti richiesti dalla compagnia, è sufficiente rivolgersi direttamente ad essa, e stipulare la polizza. Nella maggior parte dei casi questi requisiti consistono nell’intestazione dell’auto, e di conseguenza dell’assicurazione dell’auto alla persona invalida, e presenza delle necessarie modifiche per il trasporto o per la guida da parte dello stesso. Per cui bisogna fare molta attenzione, nel momento in cui si sta per acquistare un’auto, se si vuole usufruire sia delle agevolazioni fiscali, che dei possibili sconti sulle assicurazioni auto invalidi, alla scelta dell’intestazione dell’auto. Infatti per le agevolazioni fiscali (ovvero Iva al 4% anziché al 10%, detrazione Irpef al 19% ed esenzione del bollo e della tassa del passaggio di proprietà) l’auto può essere intestata sia alla persona invalida che ad un suo familiare, mentre per le assicurazioni proprietario ed assicurato devono coincidere.
L’associazione per disabili A.N.D.I. ha, ad esempio, convenzioni in corso con le compagnie di assicurazione: Aurora Assicurazioni, Cattolica Assicurazioni ed Allianz Ras. Per ciascuna gli sconti sulle assicurazioni auto invalidi riguardano sia la componente di responsabilità civile obbligatoria, che quella di incendio e furto, che altre agevolazioni che sono indirizzate all’assistenza del veicolo in caso di guasto, foratura pneumatico, e montaggio o smontaggio delle catene da neve. Tra le compagnie di assicurazione, che al di fuori di convenzioni, prevedono condizioni particolari per gli invalidi, troviamo la Toro Assicurazioni che applica uno sconto del 15% sul premio della rca, la Unipol (bisogna rivolgersi ad una delle agenzie, perché le condizioni variano a seconda del tipo di disabilità), e la Cattolica assicurazioni che ha ideato la polizza specifica che si chiama ‘Auto in Facile”. La proposta della Cattolica propone uno dei servizi più completi nel panorama delle assicurazioni auto invalidi, perché non offre copertura solo per la parte legata alla rca, ma è particolarmente attenta, anche per quanto riguarda le altre garanzie accessorie. Inoltre offre un pacchetto di assistenza stradale molto completo, realizzato attraverso la collaborazione con la Europe Assistance, e che comprende sia il soccorso stradale e il recupero del mezzo in caso di incidente, che di immobilizzazione del veicolo, ma anche in caso di foratura o cambio pneumatici.
In caso di riparazioni che richiedono una tempistica superiore alle 8 ore, vengono rimborsate le spese per l’uso dei trasporti pubblici fino a 200 euro, ed è previsto il rimborso del biglietto (aereo o ferroviario), oltre che le spese di trasferimento fino alla propria residenza o aerostazione per un importo pari o inferiore a 269 euro. Sul fronte degli sconti, per la copertura assicurativa riguardante la responsabilità civile auto il risparmio consiste in una decurtazione del premio corrispondete al 15%, e lo stesso sconto è previsto per la garanzia Kasko e ritiro della patente, mentre per l’assicurazione incendio e furto l’agevolazione si fa più corposa, poiché lo sconto sale al 30%. La particolarità della Cattolica Assicurazioni consiste nella duplice possibilità che offre per la stipula di assicurazioni auto invalidi, ovvero sia l’accesso diretto che tramite convenzione. In ogni caso è sempre preferibile munirsi di un maggior numero di preventivi, e non bisogna accantonare l’idea di amplificare le possibilità di risparmio usufruendo della possibilità offerta dalla Legge Bersani.
Da un punto di vista legislativo non vi è alcun motivo che impedisca, o pregiudichi l’accesso alle agevolazioni previste dalle compagnie di assicurazione, e dall’uso della classe di merito più bassa di un familiare convivente prevista dalla Legge Bersani, ma può capitare che sia la compagnia stessa a mettere di fronte ad una scelta in una delle due direzioni.

studi promettenti per l'angioplastica nella sclerosi multipla

Ganoderma Lucidum in Italia

Ling Zhi o Reishi è conosciuto con il suo nome scientifico di Ganoderma Lucidum.
Il Ganoderma Lucidum è riconosciuto in Italia per essere in grado di migliorare la capacità di guarigione del corpo, mantenere un corpo sano e di promuovere la longevità.
Circa 200 studi clinici sul Ganoderma sono stati documentati e pubblicati dalla Biblioteca Nazionale Americana di Medicina PubMed sugli effetti e l’utilizzo del Ganoderma Lucidum.

Ganoderma Lucidum

Il Ganoderma è un fungo medicinale, con una lunga storia in Cina come tonico e la salute rimedio, era altamente classificato come un farmaco, nei tempi antichi, solo la famiglia reale era in possesso della medicina altamente superiore.
I benefici del Ganoderma Lucidum sono valutati i numero uno nella classifica dei nutraceutici, nella medicina cinese è considerato ancora più prezioso e utile rispetto al Ginseng che è più famoso, infatti, è noto come il re delle erbe in antichi testi di medicina cinese. I benefici del Ganoderma hanno rafforzato il sistema immunitario, i livelli di tossine si sono ridotti, l’istamina e i livelli di pressione arteriosa e colesterolo si sono ridotti molto velocemente e senza nessuna ricomparsa.

Molti riportano anche la pelle più chiara, migliora la respirazione, e una migliore resistenza alle malattie, infatti gli studi dimostrano che è molto efficace contro l’ansia, asma, artrite, cancro, stipsi, gastrite e ulcere, malattie cardiache che causano attacchi di cuore, l’epatite, colesterolo alto, ipertensione, Lupus, i sintomi della menopausa, stress, malattie psico-somatiche e nevrosi.

Il consumo regolare può anche aumentare la capacità sessuale e resistenza per quanto riguarda l’uomo, il Ganoderma Lucidum è semplicemente un aumento di energia e di concentrazione.

Oggi la scienza riconosce i vantaggi che stanno dietro questo potente fungo botanico rosso.
Ci sono molti segreti che il Ganoderma Lucidum e i suoi benefici tengono ancora nascosti, questo popolare fungo medicinale, è stato usato come rimedio casalingo nella medicina tradizionale cinese in molti paesi asiatici negli ultimi due millenni.
In medicina occidentale soprattutto in Italia si è iniziato ad utilizzare questo prodotto naturale e la popolarità di terapie che esso svolge.
Il Ganoderma Lucidum è una potente fonte di antiossidanti e contiene una delle più alte concentrazioni di antiossidanti in qualsiasi alimento, secondo “l’Enciclopedia di Medicina Naturale” PubMed.
In realtà, sostenendo l’azione antivirale nel vostro corpo, le proprietà antiossidanti di questo fungo possono beneficiare dei sistemi cardiovascolare e immunitario, come risultato di un elevato contenuto di antiossidanti di Ganoderma Lucidum, gli erboristi consigliano questo fungo per promuovere un sano funzionamento del sistema immunitario.

Prendiamo la nostra salute nelle nostre mani.

Il fungo dell'immortalità
Uno dei grandi appassionati del fungo Ganoderma Lucidum è Ivo Bianchi dottore in Medicina e Chirurgia, ha scritto la prefazione del libro “Reishi il fungo dell’immortalità” dell’autore Frank-Daniel Schulten.

Il dottor Ivo Bianchi ha studiato molto accuratamente il fungo Ganoderma Lucidum, infatti nella prefazione ne spiega i diversi motivi della sua passione verso questo fantastico fungo, inoltre il libro da molti consigli su dosaggi e utilizzo, ma non finisce qui perchè il libro parla maggiormente delle caratteristiche del fungo e i suoi benefici.

Il Vidatox

 COS'È. 
Il Vidatox è un farmaco omeopatico prodotto a Cuba dall'azienda Labiofam (che fa anche detergenti per la casa e pesticidi), con sede vicino a L'Avana. È ottenuto con veleno di Rhopalurus junceus (lo scorpione blu, in realtà di color rossiccio). Oltre 30 anni fa, alcuni medici cubani hanno notato che i contadini punti da questo animale guarivano da malattie come l'artrite reumatoide. Nel 1985 nasce così, dagli studi del biologo cubano Misael Bordier, il farmaco. Come viene prodotto? Gli scorpioni allevati vengono ogni giorno colpiti con scosse elettriche: per reazione, rilasciano 2-3 gocce di veleno.

COME SI PRENDE. 

Il farmaco va assunto lontano dai pasti, in gocce sublinguali. Durante il trattamento non vanno sospese le terapie tradizionali (chemio, radioterapia). Ma gli oncologi avvertono: attenzione, non sappiamo quali possono essere le interazioni tra queste e il Vidatox e quali gli effetti collaterali.

GLI EFFETTI. 

Secondo i produttori del farmaco, il Vidatox ha effetti antinfiammatori, antidolorofici, immunoregolatori e antitumorali. Per quanto riguarda i tumori, potrebbe impedire l'angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni che «nutrono» il tumore. Secondo Gisela González, biologa del Centro di immunologia molecolare de L'Avana, colpisce il fattore di crescita epidermico, che regola crescita e vita delle cellule. In quelle tumorali, funziona «troppo» rendendole pressoché immortali e permettendo al cancro di crescere. Per González, il veleno di scorpione blocca questa crescita, riducendo il tumore a malattia cronica.



non ci sono studi e il farmaco non è stato autorizzato

L'aminopiridina

 La 4-Aminopiridina (4-AP, Denominazione comune internazionale fampridina, USAN dalfampridine) è un composto organico con formula bruta C5H4N–NH2. la molecola è una delle tre amine isomeriche della piridina. È adoperata soprattutto come strumento per la ricerca, nella caratterizzazione dei sottotipi canale ionico del potassio, ed è stata anche usata per controllare alcuni sintomi della sclerosi multipla[ , trovando indicazione per il miglioramento sintomatico dell'andatura e della mobilità in adulti con diverse variazioni della malattia

È un farmaco in sperimentazione. Agisce facilitando la trasmissione dell'impulso nervoso negli assoni demielinizzati, attraverso il blocco dei canali del potassio. I risultati degli studi finora condotti hanno mostrato che la 4-aminopiridina migliora i sintomi di SM come la sensibilità al calore, i disturbi visivi, le difficoltà di deambulazione ma, soprattutto, la fatica.

Effetti indesiderati: raramente vertigini e parestesie. In caso di iperdosaggio, crisi convulsive ed episodi di confusione mentale.

Prescrivilibiltà: in vendita come galenico presso alcune farmacie pubbliche dietro presentazione di ricetta medica.


Negli Stati Uniti, il principio attivo possiede lo status di farmaco orfano, sotto il nome commerciale id Neurelan. Dal 2008 è stato sottoposto a studi clinici in fase III , e ha ottenuto l'approvazione della Food and Drug Administration (FDA) il 22 gennaio 2010  e l'approvazione dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA) nel 2011.

Rituximab

Il rituximab, in commercio con i marchi Rituxan e Mabthera, è un farmaco appartenente alla classe degli anticorpi monoclonali; il suo bersaglio è la proteina CD20. Viene utilizzato nel trattamento del Linfoma non Hodgkin delle cellule B, nelle leucemie delle cellule B e in talune malattie autoimmuni.

Il rituximab è stato sviluppato da Idec Pharmaceuticals e, in seguito all'analisi dei dati di sicurezza ed efficacia prodotti dagli studi clinici, è stato approvato dall'Food and Drug Administration (FDA) americana nel 1997 per i pazienti affetti da linfoma non Hodgkin a cellule B, resistenti ad altri regimi di chemioterapia.

Il farmaco, in combinazione con la chemioterapia CHOP (ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone o prednisolone) è divenuto la terapia standard per il trattamento iniziale del linfoma diffuso a grandi cellule ed altri linfomi non Hodgkin aggressivi.

Attualmente è messo in commercio (co-marketing) da Biogen Idec e da Genentech negli USA e da Roche nell'Unione Europea.

Rituximab agisce sui linfociti B, distruggendo sia le cellule normali che quelle maligne; per tale ragione è utilizzato per il trattamento di malattie caratterizzate per avere un elevato numero di cellule B, cellule B iperattive o cellule B disfunzionali.

La maggior parte dei pazienti è trattata con rituximab perché soffre di patologie neoplastiche come la leucemia ed il linfoma.

Non mancano utilizzi nelle malattie autoimmuni: il farmaco ha infatti mostrato efficacia nel trattamento dell'artrite reumatoide in tre studi clinici controllati randomizzati ed attualmente ha ottenuto la licenza per l'immissione in commercio dall'FDA, in combinazione con il metotrexato nella riduzione dei sintomi in pazienti adulti con artrite reumatoide attiva da grave a moderata, con inadeguata risposta ad una o più precedenti terapie con anti-alpha TNF. Non mancano dati di efficacia in malattie come l'anemia emolitica autoimmune idiopatica, l'aplasia eritroide pura, la porpora trombocitopenica idiopatica, la sindrome di Evans, la vasculite, la sclerosi multipla, il pemfigo, il pemfigoide, il diabete mellito di tipo I, la sindrome di Sjögren, il lupus eritematoso sistemico, nonostante per pazienti affetti da quest'ultima patologia, vi siano significativi rischi di infezione da leucoencefalopatia multifocale progressiva.

Il farmaco è attualmente utilizzato anche nel trattamento dei trapiantati renali.

L'anticorpo si lega al cluster di differenziazione 20 (CD20), espresso sulle cellule B, sin dalla fase precoce di differenziazione; il CD20 è invece assente sulle plasmacellule nella fase finale della differenziazione. Pur essendo l'esatta funzione del CD20 ignota, sembrerebbe che il complesso proteico giochi un ruolo importante nel flusso del calcio (Ca2+) attraverso la membrana cellulare, mantenendo la concentrazione intracellulare degli ioni calcio e consentendo così l'attivazione delle cellule B.

Resta poco chiaro l'esatto meccanismo d'azione del farmaco, ma è stato possibile rilevare che gli effetti combinati conducono all'eliminazione delle cellule B (incluse quelle maligne) dall'organismo, permettendo così lo sviluppo di una nuova popolazione cellulare sana dalle cellule staminali della linea linfoide.

La ciclofosfamide

Endoxan Baxter

Categoria: antineoplastico

Indicazioni: è un potente immunosoppressore che determina la morte delle cellule in fase di replicazione attiva attraverso un legame con il DNA chiamato alchilazione. Nella pratica clinica, la ciclofosfamide, data la sua elevata tossicità, viene utilizzata solo nei casi di SM con notevole attività di malattia e infiammazione alla RM, in via di rapido peggioramento, quando le terapie convenzionali (interferone, copolimero) si siano dimostrate inefficaci o mal tollerate.
Sono stati effettuati diversi studi per valutare l’efficacia del farmaco nella SM e i risultati spesso sono contraddittori. Da tutti gli studi emerge che il farmaco è più efficace nei pazienti con età inferiore ai 40 anni, con durata minore di malattia e presenza di lesioni attive alla RM. La contemporanea somministrazione di cortisone e la possibilità di effettuare dei boli (iniezione di farmaco in grande quantità in vena) di mantenimento migliora l’efficacia
Effetti indesiderati: ulcerazioni della mucosa orale e gastrointestinale, con predisposizione alle infezioni, tossicità renale e vescicale, perdita dei capelli (reversibile), aritmie e scompenso cardiaco, nausea, vomito, cefalea, sterilità talora permanente.

Precauzioni: per evitare o ridurre al minimo il rischio di tossicità vescicale, la somministrazione del farmaco deve essere accompagnata da una notevole idratazione per via endovenosa. Per evitare la nausea è necessaria la somministrazione di farmaci appositi (antiemetici ad azione centrale). Prima di essere sottoposti a terapia è necessario effettuare esami (elettrocardiogramma, radiografia torace, esami del sangue), volti a escludere che ci siano controindicazioni al farmaco o che siano presenti focolai infettivi occulti.

Prescrivibilità: classe A


Tossicità

Gli effetti avversi più comuni associati con l'impiego di ciclofosfamide sono

Mielodepressione (pancitopenia) che deve essere controllata attraverso esami emocromocitometrici e farmaci mielostimolanti
Nausea e vomito (compaiono dopo 30-60 minuti dall'infusione), spesso controllabili con agenti antiemetici come l’ondansetron, il granisetron o altri antagonisti del recettore serotoninergico 5-HT3
Alopecia
Cistite emorragica, associata inoltre con il rischio di sviluppo di carcinoma della vescica e che spesso può essere prevenuta da un'adeguata idratazione
Tossicità cardiaca
Disordini dell'equilibrio idro-elettrolitico

Terapia immunomodulante e immunosoppressiva e le NON APPROVATE MA GIA' IN COMMERCIO

26/7/2012
I farmaci in grado di incidere sui meccanismi alla base della malattia, e quindi di modificarne il decorso, sono distinti in:
- Immunomodulanti, impiegati allo scopo di modificare con crescente precisione i delicati equilibri del sistema immunitario
- Immunosoppressori, in grado di ridurre globalmente l’azione del sistema immunitario.

I farmaci immunomodulanti attualmente approvati per la terapia del decorso della SM sono:
- Interferone beta 1a
- Interferone beta 1b
- Glatiramer acetato
- Natalizumab

Tra i farmaci immunosoppressori solo il mitoxantrone ha l’approvazione ufficiale per l’uso nella SM ma molti altri vengono usati nella pratica clinica come per esempio l'azatioprina e la ciclofosfamide.

Formulazioni e dosaggi
Esistono differenti formulazioni di interferone beta : IFN beta 1a, (somministrabili per via sottocutanea con frequenza trisettimanale o per via intramuscolare in monosomministrazione settimanale) ed IFN beta 1b (somministrabile per via sottocutanea a giorni alterni).
Il glatiramer acetato deve essere somministrato giornalmente per via sottocutanea.
Il natalizumab richiede una somministrazione per fleboclisi endovenosa con frequenza mensile, mentre il mitoxantrone via somministrato con frequenza mensile o trimestrale sino al raggiungimento di una dose totale massima che non può essere superata.

PROVE DI EFFICACIA

> Interferone beta
Gli studi di efficacia eseguiti negli anni ’90 e considerati di classe scientifica I (cioè tale da non richiedere ulteriori conferme) hanno dimostrato che la terapia con IFN beta 1a o IFN beta 1b sono in grado di ridurre il numero di ricadute di malattia del 30 % (ossia un terzo circa) agendo anche sul numero di nuove lesioni dimostrate con la risonanza magnetica.
Meno certa è l’efficacia di questi farmaci nel ridurre l’accumulo di disabilità nei pazienti, anche se probabilmente anche su questo parametro i farmaci hanno un effetto.
Nei soggetti con SM secondariamente progressiva le prove di efficacia della terapia con interferone sono assai meno forti: solo l’IFN beta 1b, e non in tutti gli studi eseguiti, sembra avere una certa azione protettiva nei pazienti in fase progressiva, peraltro correlata con la presenza residua di attività di malattia dimostrata alla risonanza.
Anche i pazienti che hanno presentato un singolo episodio clinico traggono beneficio dalla terapia con interferone: si osserva un significativo ritardo del secondo episodio clinico nei soggetti trattati.
In virtù di questi risultati la terapia con IFN è oggi consigliata ed approvata anche per i pazienti che hanno avuto un singolo episodio e a rischio pertanto di sviluppare SM definita.
Tutti questi risultati indicano che la terapia immunomodulante con interferone beta è tanto più efficace quanto prima viene intrapresa.

> Glatiramer acetato
Studi di efficacia eseguiti negli anni novanta hanno dimostrato una riduzione delle ricadute analoga a quella riscontrata con la terapia a base di interferone ebta (circa 30%) anche se gli effetti sui parametri di RM sembrano meno brillanti e l’efficacia di questa terapia richiede un tempo leggermente superiore.
Studi di sicurezza durati molti anni hanno confermato il buon profilo di tollerabilità del farmaco e la sua durevole azione positiva sul numero di ricadute.
Recentemente si sono conclusi studi sui pazienti in fase molto precoce di malattia (un singolo episodio clinico) ed è stata dimostrata anche per il glatiramer acetato un’azione ritardante sul verificarsi del secondo episodio clinico.
Mancano dati a supporto dell’efficacia del farmaco sui pazienti con forme secondariamente progressive.

> Mitoxantrone
Si tratta di un farmaco immunosoppressore usato da molti anni nella terapia di malattie autoimmune e, a dosi maggiori, nel trattamento di alcuni tumori.
Viene somministrato solitamente con dosi mensili o trimestrali, sino al raggiungimento di una dose totale che non può essere superata per non incorrere nel rischio di complicanze cardiache.
E’ indicato per pazienti con forme aggressive con frequenti ricadute e forme progressive con ricadute durante la progressione sulla base di studi clinici controllati che hanno dimostrato la sua efficacia nel ridurre la formazione di nuove lesioni in RM e l’incidenza di ricadute.

> Natalizumab
E’ farmaco di più recente approvazione, in grado di ridurre le ricadute del 60% circa rispetto alla terapia con placebo, dunque più efficace degli altri farmaci immunomodulanti.
Durante gli studi clinici che hanno portato alla sua approvazione si sono osservati alcuni casi di leucoencefalite multifocale progressiva, una grave infezione del sistema nervoso centrale, e successivamente altri casi si sono verificati dopo l’approvazione.
Il rischio di questo evento avverso sembra essere inferiore ad uno su mille dopo 18 mesi di terapia.
In ragione di questi eventi è indicato solo per pazienti con un'elevata attività della malattia nonostante la terapia con interferone-beta oppure pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente grave ad evoluzione rapida. Viene somministrato per via endovenosa con frequenza mensile. Non è indicato per pazienti con forme progressive, mancando dati su questo tipo di pazienti.

ALTRE TERAPIE NON UFFICIALMENTE APPROVATE 
<be se lo dice aism...crediamoci  www.aism.it/index.aspx?codpage=terapia_immunomodulante>

> Ciclofosfamide. Potente immunosoppressore somministrato per via endovenosa con frequenza mensile, del quale è stata dimostrata una modesta efficacia in pazienti giovani con forme aggressive anche a decorso secondariamente progressivo con evidenza di attività di malattia.

> Azatioprina. Immunosoppressore utilizzato da alcuni decenni nella terapia della SM, somministrato per via orale. Gli studi clinici hanno dimostrato una discreta capacità nel prevenire le ricadute ma non è mai stata dimostrata una azione sulla disabilità a lungo termine. E’ in corso uno studio di confronto tra questo farmaco e gli interferoni.


> Metotrexato. Uno studio su pazienti con forme SP di malattia ha dimostrato una modesta azione ma mancano dati conclusivi. Viene solitamente somministrato per via orale alla dose di 7,5 mg alla settimana. Intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche Numerosi piccoli studi hanno dimostrato che questo approccio molto aggressivo è efficace nel rallentare significativamente la progressione della disabilità in pazienti con forme rapidamente evolutive in cui non sono state efficaci le terapie immunomodulanti ed immunosoppressive. La gravità potenziale degli effetti collaterali di questa terapia la limita però a pazienti giovani, con forme molto aggressive di malattia.


 

Il Methotrexate


MTX.
Gli effetti collaterali del farmaco sono maggiori nei primi mesi di trattamento. I piu' comuni sono gli effetti gastrointestinali che includono nausea, vomito, diarrea e perdita di peso. Questi effetti migliorano con la riduzione della dose, con il supplemento di acido folico (o folinico) e la modifica della somministrazione (per os o im). Possono essere usati anti emetici. Se non efficacia da questi presidi in alcuni casi il farmaco può essere sospeso.
Il farmaco può causare alopecia (perdita di capelli, rara alle dosi usate in Reumatologia), fotosensibilità (eritema, orticaria indotti dai raggi ultravioletti del sole) e vasculite cutanea (infiammazione dei piccoli vasi con comparsa di un quadro tipo morbilliforme specie agli arti inferiori). Va segnalato inoltre il possibile peggioramento dei noduli reumatoidi con la comparsa di un quadro clinico chiamato “nodulosi da Methotrexate”. Questo quadro risponde essenzialmente alla riduzione –sospensione del farmaco. Non è in rapporto con un peggioramento di malattia ed è legato a meccanismi particolari indotti dal farmaco.
La tossicità ematologia include riduzione dei globuli bianchi, dei globuli rossi con anemia macrocitica e delle piastrine. La tossicità midollare è presente in circa il 5% dei pazienti con diversi gradi di gravità. Un aumento del valore dell’MCV può essere predittore di tossicità e va monitorato. Sono piu’ a rischio i pazienti con insufficienza renale, i pazienti che fanno uso di alcolici, gli epatopatici, i pazienti con carenza di acido folico ed i pazienti che assumono determinati farmaci tipo il Bactrim. L’uso del supplemento di acido folico è utile per prevenire questa tossicità In caso di sovradosaggio l’uso dell’acido folinico ad alte dosi è antidoto efficace.
Il farmaco va usato con cautela a bassa dose o non usato nei nefropatici. Non può essere usato nei dializzati. L’insufficienza renale è legata ad una azione tossica del farmaco in questi pazienti. Alle dosi usate in reumatologia, in pazienti sani li danno renale è raro.
I pazienti che assumono MTX possono avvertire effetti collaterali cerebrali. In particolare, cefalea, vertigini, confusione, difetto di concentrazione. Sono effetti legati alle concentrazioni del farmaco nel liquido cerebrospinale. Se i sintomi sono persistenti ed importanti dopo le prime dosi va ridotta la dose o sospeso il farmaco.
Altri disturbi avvertiti possono comprendere astenia (stanchezza), mialgia (dolori muscolari), febbre. Se presenti e persistenti vanno segnalati al reumatologo per modifica di terapia.
Il farmaco può causare epatite e-o riattivare precedenti epatiti da virus C o B. Non può essere usato in pazienti con infezioni da HBV, HCV o HIV. Può verificarsi, con il farmaco, un aumento delle transaminasi (AST e ALT). E’ un evento frequente con aumento dei valori da una a quattro volte l’indice di riferimento. Il significato di questo aumento non è chiaro. In genere il problema si risolve dopo 1-3 settimane dalla riduzione –sospensione (anche transitoria) della dose. In caso di aumento persistente dei valori ematici con valore doppio del valore di riferimento (nonostante riduzione dose) il farmaco va sospeso, almeno temporaneamente. Va posta attenzione alla co- somministrazione di salazopirina (Salazopiryn EN) ed di leflunamide (Arava). L’associazione con quest’ultimo farmaco va fatta sempre con molta attenzione e sotto stretto controllo. Lo sviluppo di fibrosi epatica e cirrosi epatiche sono eventi rarissimi alle dosi usate. La biopsia epatica non va fatta salvo su indicazione specifica del reumatologo o dell’epatologo. Sono piu’ a rischio di danno epatico cronico i diabetici, gli epatopatici, gli alcolisti, i pazienti con grossa obesità , i pazienti con insufficienza renale. E’ importante valutare anche la dose cumulativa del farmaco (specie negli psoriasici).
Il MTX può causare tossicità polmonare sia acuta che cronica. Una reazione acuta al MTX è evento raro. Si manifesta con la comparsa di tosse, fatica a respirare, febbre. Sintomi spesso accompagnati a stanchezza e malessere generale. In caso di sospetto clinico il farmaco va immediatamente sospeso e va consultato il medico di medicina di base o il reumatologo referente. Questo tipo di tossicità in genere è precoce (primi mesi di terapia). Ci può essere anche un danno cronico che porta a fibrosi polmonare. Pazienti a rischio sono quelli già con precedenti problemi polmonari (tipo bronchite cronica, enfisema). Questi pazienti se abbisognano del farmaco vanno attentamente monitorati. Esistono linee guida per l’utilizzo del farmaco in pazienti con presenza o sospetto di affezioni polmonari. –
Il farmaco può causare transitoria riduzione del numero degli spermatozoi ed impotenza. ‘ riportata anche disfunzione ovarica. Il farmaco è teratogeno. Va sospeso almeno tre mesi prima del concepimento. Una adeguata terapia anti-concezionale è mandatoria nelle pazienti fertili. Il problema della teratogenicità riguarda evidentemente sia il maschio che la femmina.
Per quanto riguarda il rischio oncogeno (di essere causa di tumori) va detto che il farmaco non è stato identificato come agente cancerogeno. Il problema riguarda comunque specie il rischio di linfomi non Hodgkin (LnH) Sono stati descritti LnH (associati ad infezione da virus EBV) a regressione con la sospensione del farmaco.
Monitoraggio del farmaco.
- Controllo esami epatici (AST, ALT, ALP, albumina), virologici (HBV, HCV), emocromo, creatinina prima dell’inizio della terapia.
- Successivamente controllo AST, ALT, albumina, emocromo ogni mese per i primi mesi, poi come prescritto dal medico di riferimento.
- Sconsigliabile uso di alcolici
Le linee guida prevedono poi le indicazioni ad eventuale biopsia epatica ed alla discontinuazione del farmaco se esami alterati. Comunque sarà compito del reumatologo decidere tali provvedimenti.
Il farmaco va discontinuato transitoriamente in corso di infezioni acute e nel periodo di interventi chirurgici importanti. Anche nei pazienti operati per protesi di anca e ginocchio, per la possibile insorgenza di ipoferfusione renale dopo intervento, è consigliabile la sospensione temporanea del farmaco (in genere una-due settimane prima e una-due dopo).
Infine i pazienti in terapia con MTX non dovrebbero ricevere vaccinazioni con vaccini vivi. Possono avere invece essere eseguite le vaccinazioni routinarie (influenza, tetano, pneococco).
Non ci sono problemi sull’uso del farmaco in pazienti in terapia per osteoporosi. Le dosi del farmaco usate in reumatologia non inibiscono la formazione ossea e non peggiorano la osteoprosi.

*****
Metotrexato. Uno studio su pazienti con forme SP di malattia ha dimostrato una modesta azione ma mancano dati conclusivi. Viene solitamente somministrato per via orale alla dose di 7,5 mg alla settimana. Intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche Numerosi piccoli studi hanno dimostrato che questo approccio molto aggressivo è efficace nel rallentare significativamente la progressione della disabilità in pazienti con forme rapidamente evolutive in cui non sono state efficaci le terapie immunomodulanti ed immunosoppressive. La gravità potenziale degli effetti collaterali di questa terapia la limita però a pazienti giovani, con forme molto aggressive di malattia.
****

VECCHIA LISTA DEI CENTRI.....CCSVI....

GIUSTO PER FARCI UN'IDEA <

*centri che hanno richiesto l'adesione allo studio terapeutico sulla CCSVI promosso dal professor Zamboni*



Una Commissione valuterà le credenziali di questi Centri rendendo noto in questo sito quando i Centri hanno terminato la fase di formazione e divengono operativi per la selezione dei pazienti che vogliono aderire.

1. Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio – Milano - Dr. Tori Antonio
2. Ospedali Riuniti di Bergamo - Dr.ssa Rottoli Mariarosa
3. Ospedale Cannizzaro di Catania - Dr. Mandalà Maria Luisa
4. Ospedale di Vicenza ULSS 6 - Dr. Milite Domenico
5. Ospedale Maggiore della Carità di Novara - Dr. Leone Maurizio
6. Ospedale Vito Fazzi di Lecce - Dr. De Robertis Francesca
7. Azienda Ospedaliero - Universitaria di Ferrara - Ospedale Bellaria di Bologna
(Centro coordinatore nazionale. PI Prof Paolo Zamboni) - Dr. Salvi Fabrizio

8. AUSL di Ravenna - Dr. Rasi Fabrizio
9. Hesperia Hospital di Modena - Dr. Maleti Oscar
10. Ospedale Valduce di Como - Dr. Guidotti Mario
11. Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano - Dr. Confalonieri Paolo
12. CRESM Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi di Orbassano - Torino - Dr. Bertolotto Antonio NON ADERISCE
13. Ospedale SS Annunziata di Chieti - Prof Lugaresi Alessandra
14. Azienda Ospedaliera San Salvatore di Pesaro- Ospedali Riuniti Marche Nord - Dr.ssa Taus Cristiana
15. Ospedale Provinciale di Macerata - Dr. Pucci Eugenio
16. Università degli Studi di Trieste - Prof Zorzon Marino
17. Azienda ULS 16 di Padova - Dr Giampiero Avruscio
18. IRCCS Policlinico S. Donato Milano - Prof. Giovanni Meola
19. A.O.O.R. Villa Sofia-Cervello- PALERMO - Dr. Cottone Salvatore
 www.ccsvi-sm.org/?q=node/679

25/07/12

COMUNICATO STAMPA pagina on line della CCSVI

Contentissimi della partenza di Brave Dreams, e molto fiduciosi negli esiti di questa sperimentazione

LOGO
L’associazione CCSVI nella SM è estremamente contenta della partenza di Brave Dreams (Sogni Coraggiosi), la sperimentazione clinica guidata dal prof. Paolo Zamboni e dal dott. Fabrizio Salvi.
L’associazione, fatta da malati e familiari di malati, ha sempre sostenuto – assieme ad altre associazioni e tantissimi volontari - la scoperta del prof. Zamboni, e la necessità che su questa si potesse procedere con la ricerca libera, indipendente e incondizionata, come prescrive la Costituzione italiana.
L’associazione, che grazie ai suoi soci e volontari ha diffuso l’informazione sulla CCSVI (Insufficienza venosa cronica cerebrospinale), e raccolto fondi per questo studio clinico, contribuendo così nel suo piccolo al finanziamento di BD, ringrazia  di cuore la Regione Emilia Romagna per aver creduto nella CCSVI e nella sua relazione con la Sclerosi Multipla, finanziando con quasi tre milioni di euro la sperimentazione del prof. Zamboni, che valuterà la sicurezza e l’efficacia dell’intervento di angioplastica venosa nei malati di SM.
L’associazione CCSVI-SM ringrazia molto il Ministero della Salute per aver dato il definitivo via libera alla partenza dello studio, e gli chiede al tempo stesso di vigilare affinché ostacoli pretestuosi non siano frapposti al sereno svolgimento della ricerca stessa.
L’associazione CCSVI-SM, per ultimo ma non certo da ultimo, ringrazia per sempre il prof. Paolo Zamboni e il dott. Fabrizio Salvi per aver tirato dritto per la loro strada, imperturbabili di fronte ai tanti ostacoli incontrati nel loro percorso, sicuri di essere nel giusto nel pretendere che la libera ricerca dovesse andare avanti, per capire meglio, per meglio aiutare i malati di CCSVI e di Sclerosi Multipla.
Accompagnati, in questo, anche da noi e dai malati che rappresentiamo, tenaci sostenitori della libera ricerca scientifica, e incrollabilmente fiduciosi negli esiti fecondi della loro sperimentazione.
Roma/Bologna 25 luglio 2012
Nicoletta Mantovani
Presidente Onorario CCSVI nella SM

Gisella Pandolfo
  Presidente Nazionale CCSVI nella SM

Ufficio Stampa
Associazione CCSVI-SM Onlus
Gisella Pandolfo
347 4074986
Dora Carapellese
3474581906


25 luglio 2012
info di http://ccsvi-sm.org/?q=node%2F1592

CHI PUO’ PARTECIPARE ALLO STUDIO?


COME E CHI PUO’ PARTECIPARE ALLO STUDIO

Criteri di inclusione: 
 
  • pazienti con sclerosi multipla e CCSVI fra i 18 ed i 65 anni 
  • EDSS 2-5
  • nessuna ricaduta nei 30 giorni precedenti la procedura
  • stabilità clinica negli ultimi 6 mesi   
  • nelle forme cliniche recidivanti remittenti e secondariamente progressive
  • questo studio non include pazienti con forme cliniche primariamente progressive
  • i pazienti devono essere seguiti da uno dei Centri partecipanti da almeno 2 anni
  • sarà cura dei centri informare i pazienti della sperimentazione
  • i pazienti che desiderano partecipare alla sperimentazione verranno selezionati dal neurologo curante, a seconda dei criteri stabiliti nel protocollo approvato dal comitato etico
  • non è ammesso passare da un centro all’altro poichè solo i pazienti seguiti con regolarità da almeno 2 anni entreranno nella sperimentazione
Criteri di esclusione
- pazienti precedentemente trattati per CCSVI o inseriti in altri studi clinici nel corso degli ultimi 3 mesi
- in trattamento con natalizumab
- gravidanza o rifiuto di adottare contraccezione
- presenza di comorbidità significative (comorbidità
si intende la presenza contemporanea nella stessa persona di più patologie che tra loro non presentano alcun nesso causale)
- alcool-droga
- trombofilia
- controindicazione alla MR


Il sito ufficiale è: http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01371760?term=brave+AND+venous+drainage+exploited+against+multiple+sclerosis&rank=1

1. Visita neurologica di screening Il neurologo verifica che siano soddisfatti i criteri di inclusione nello studio relativi alla sclerosi multipla sui pazienti seguiti dal centro accreditato.
2. Esame Eco-Color Doppler - Il sonografista verifica che siano presenti i criteri per la diagnosi di insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI)
 I pazienti vengono casualmente ripartiti nei due gruppi: Intervento VERO - Intervento SIMULATO Né i pazienti né i ricercatori sono a conoscenza di chi appartiene ad un gruppo o all'altro
Follow-up: Si prevede il reclutamento di circa 685 pazienti ognuno dei quali verrà seguito per 12 mesi.
I due indicatori di efficacia principali (endpoint primari) sono la risposta clinica misurata attraverso diverse funzioni neurologiche (ad esempio l’equilibrio) e l'attività di malattia misurata con la risonanza magnetica. Durante lo studio saranno misurati anche diversi altri indicatori (endpoint secondari)
 Termine dello studio: Al termine del follow-up previsto per tutti i pazienti, i ricercatori provvederanno all’analisi dei dati e alla pubblicazione dei risultati. Si prevede che possano essere disponibili fra 2 anni.
Obiettivi dello studio:
  • Sicurezza
  • Efficacia
dell’angioplastica
Partecipanti:
20 sono i centri che dovevano partecipare, ma son 14 i Centri italiani hanno ADERITO. 
I centri candidati devono essere accreditati e il protocollo approvato dal Comitato Etico locale. Già oggi una parte dei Centri candidati ha i requisiti necessari per arruolare pazienti.

Info del APRILE 2012  tratte dal sito (ora oscurato) dell'Ospedale di Ferrara

SALVO ALTRE DISPOSIZIONI


Contacts
Contact: Graziella Filippini, MD 0039 0223941 gfilippini@istituto-besta.it
Contact: Paolo Zamboni, MD 00390532237694 zmp@unife.it
 

Inzierà la prossima settimana il RECLUTAMENTO - Metodo Zamboni: parte la sperimentazione - TG Telestense - 24/07/2012


Inzierà la prossima settimana e sarà eseguita in venti centri di diverse regioni d'Italia, tra cui Ferrara, la sperimentazione Brave Dreams. Lo studio, finanziato dalla regione Emilia-Romagna con quasi 3 milioni di euro, dovrà valutare efficacia ed sicurezza dell'angioplastica dilatativa, proposta dal professor Paolo Zamboni dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, per la disostruzione delle vene.
L'avvio, molto atteso, è stato annunciato dall'assessore alla sanità dell'Emilia-Romagna, Carlo Lusenti
La sperimentazione partirà con l'arruolamento dei pazienti nei primi Centri sperimentatori dell'Emilia-Romagna: l'ospedale di Ferrara dove lavora Zamboni (Centro coordinatore a livello nazionale) e l'Ausl di Bologna, alla quale fa riferimento il neurologo Fabrizio Salvi e la struttura dell'ospedale Bellaria che ha collaborato con Zamboni.
I due Comitati etici hanno già dato il loro ok alla sperimentazione. Il reclutamento di pazienti proseguirà in Sicilia (Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania) e negli altri Centri sperimentatori (14 suI 20) che hanno già il via libera dei propri Comitati etici sul protocollo di ricerca, messo a punto da un Comitato scientifico di esperti italiani e coordinato dall'Agenzia sanitaria e sociale dell'Emilia-Romagna.
L'avvio del reclutamento è stato possibile grazie al parere non ostativo del Ministero della salute all'utilizzo di dispositivi medici nello studio "Brave Dreams", parere espresso lo scorso 17 luglio. Il protocollo di ricerca "Brave Dreams", infatti, prevede l'uso di palloncini da angioplastica e, per l'avvio della sperimentazione clinica, il Ministero aveva richiesto di attendere la sua preventiva autorizzazione.
Regione Emilia-Romagna e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara hanno salutato "con soddisfazione" il via libera ministeriale sia per l'impegno per la stesura del protocollo di ricerca sia per la consapevolezza di quanto questo sia importante per le persone malate di sclerosi multipla. A loro, infatti, viene data la possibilità di conoscere, se e per quali pazienti, sia indicato il metodo Zamboni attraverso una ricerca controllata e con la garanzia di elevati standard di procedure che sarà assicurato con lo studio "Brave Dreams".
http://www.telestense.it/metodo-zamboni-parte-la-sperimentazione-0724.html


24/07/12

Parte l'arruolamento dei pazienti


e riproviamoci..

Metodo Zamboni per la sclerosi multipla
Parte l'arruolamento dei pazienti
Si comincia da Bologna e Ferrara, dove è già arrivato l'ok del comitato etico; poi la sperimentazione sarà avviata in altri venti centri in tutta Italia

Metodo Zamboni per la sclerosi multipla Parte l'arruolamento dei pazienti
La prossima settimana inizierà l’arruolamento dei pazienti per l’avvio dello studio "Brave Dreams", la sperimentazione del metodo Zamboni contro la sclerosi multipla: la Regione finanzia l'esperimento delle teorie dello specialista ferrarese Paolo Zamboni con poco meno di 3 milioni di euro.

Lo scorso 17 luglio il ministero della Salute ha dato il suo nulla osta al progetto nazionale. 
L’arruolamento inizierà nei primi Centri sperimentatori dell’Emilia-Romagna: 
l’Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara (Centro coordinatore a livello nazionale) e l’Ausl di Bologna, i cui Comitati etici hanno già dato il loro ok alla sperimentazione. A seguire sarà avviato l’arruolamento dei pazienti in Sicilia (Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania) e negli altri centri sperimentatori (14 su 20).....
(24 luglio 2012) 


FIRMA ANCHE TU CON 3 CLIK


per il diritto alla Salute, colpire gli sprechi, spendere meglio MA fermare i tagli !
CLIKKA QS LINK GIALLO E FIRMA ANCHE TU

www.petizionionline.it/petizione/per-il-diritto-alla-salute-colpire-gli-sprechi-spendere-meglio-ma-fermare-i-tagli/7539
***********
1. La spesa pubblica per il welfare è un investimento per accrescere il benessere, la coesione sociale, l’occupazione, lo stesso PIL, indispensabile in tempo di crisi e necessario per la ripresa economica.
2. Le risorse pubbliche provengono dalle imposte pagate dalla collettività: devono essere usate con rigore per assicurare servizi di qualità, così si difende l’universalismo. E chi evade ruba due volte: quando non paga le tasse e quando usa i servizi pagati dagli altri.
3. La spending review deve, e può, servire a garantire il diritto alla salute e all’assistenza socio sanitaria, con un’opera continua di riqualificazione della spesa pubblica, per rendere sempre più appropriata l’offerta del welfare, avvicinandola ai bisogni dei cittadini.
4. Per questo occorre sostenere i servizi e le prestazioni che, misurati i risultati, dimostrino effetti migliori (per la salute, le cure, l’inclusione sociale…).
5. Le manovre finanziarie degli ultimi anni, e il decreto appena approvato dal Governo, non attuano una “buona” spending review: bensì impongono tagli lineari al finanziamento della sanità (e le precedenti manovre anche nuovi ticket), esponendo a gravi rischi il diritto costituzionale alla salute e all’assistenza e il modello universale del nostro Servizio Sanitario Nazionale (e se la sanità è in crisi l’assistenza sociale rischia addirittura di scomparire, anche a causa delle crescenti difficoltà dei comuni nel garantirla).
6. L’allarme sulla crescita della spesa sanitaria è infondato, come segnala anche l’ultimo rapporto della Corte dei Conti. E, nei confronti internazionali, l’Italia associa minore spesa a migliori servizi. Eppure ci sono ancora margini per “migliorare”: recuperando efficienza ed efficacia, contrastando sprechi e illegalità. Ma è assolutamente indispensabile distinguere tra operazioni a “breve termine” e altre che necessitano di tempi più lunghi per ottenere risultati duraturi; e selezionare gli interventi, tenendo conto delle diverse condizioni e dei diversi comportamenti tra le regioni. Altrimenti il tutto si riduce a operazioni per fare cassa.
7. L’esperienza di alcune regioni dimostra che il vero risanamento non si ottiene con tagli indiscriminati, ma con una coraggiosa riorganizzazione dei servizi socio sanitari: il ridimensionamento e la riqualificazione della rete ospedaliera, il potenziamento dei servizi distrettuali (assistenza domiciliare e cure primarie), regole serie per gli accreditamenti dei privati, l’integrazione fra sociale e sanitario, servizi e non voucher.
8. Il momento è difficilissimo: vogliamo contribuire al risanamento e alla ripresa per fare uscire l’Italia dalla grave crisi in cui si trova ormai da troppo tempo. E se l’emergenza in cui ci troviamo impone scelte difficili, queste non possono e non devono compromettere il modello universale del nostro Servizio Sanitario Nazionale, impedire ancora l’esistenza dei livelli essenziali per l’assistenza sociale (non autosufficienza, minori, povertà …) e colpire ancora una volta le persone più deboli.
9. La discussione parlamentare sul decreto appena approvato va accompagnata da una grande “mobilitazione” sociale e dalla partecipazione democratica: per fare scelte decisive per il nostro futuro.
10. Per questo chiediamo al Governo (con un ruolo forte del Ministero della Salute), alla Conferenza delle Regioni, all’ ANCI e al Parlamento di aprire subito un confronto vero con le Associazioni e i vari soggetti impegnati nel welfare socio-sanitario, e con il Sindacato: abbiamo proposte da fare per scongiurare la logica dei tagli lineari, e assumere precisi impegni per contribuire alla riqualificazione del Servizio Socio Sanitario pubblico e universale, a garanzia dei diritti di cittadinanza sanciti dalla nostra Costituzione.

PRIME/I FIRMATARIE/I:
Pietro Barbieri: Presidente FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)
Giorgio Bignami: Presidente Forum Droghe
Don Luigi Ciotti: Presidente Gruppo Abele
Giovanna Del Giudice: Portavoce Forum Salute Mentale
Nerina Dirindin: SOS Sanità
Antonio Gaudioso: Segretario generale Cittadinanzattiva
Maria Grazia Giannichedda: Presidente Fondazione Basaglia
Patrizio Gonnella: Presidente Antigone
Gavino Maciocco: Coordinatore SaluteInternazionale.info
Michele Mangano: Presidente Auser
Don Giovanni Nervo: Presidente onorario Fondazione Zancan, già Fondatore e primo presidente Caritas Italiana
Franco Rotelli: Presidente Conferenza mondiale per la salute mentale “F. Basaglia”
Gisella Trincas: Presidente Unasam (Unione Nazionale Associazioni per la Salute Mentale)
Tiziano Vecchiato: Direttore Fondazione Zancan
Don Armando Zappolini: Presidente CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)
******************

rischio di convulsioni nei pazienti con sclerosi multipla che stanno assumendo il farmaco Ampyra

FDA: il farmaco per la sclerosi multipla Fampridina associato a convulsioni


L’Agenzia regolatoria degli Stati Uniti, FDA ( Food and Drug Administration ) ha informato i pazienti e operatori sanitari riguardo sull'aumentato rischio di convulsioni nei pazienti con sclerosi multipla che stanno assumendo il farmaco Ampyra ( Fampridina; in Italia: Fampyra ).

Il farmaco ha come indicazione il miglioramento della capacità di deambulazione nei pazienti con sclerosi multipla.

L’FDA preso in esame il rischio di convulsioni nei pazienti con sclerosi multipla che assumono Fampridina e ha rilevato che la maggior parte delle convulsioni si sono verificate da pochi giorni a settimane dopo l'inizio della dose raccomandata.
Inoltre, le crisi convulsive si sono verificate nei pazienti senza storia di convulsioni.

Le convulsioni costituiscono un rischio noto con Fampridina, e il rischio aumenta con livelli ematici più elevati del farmaco.
Poiché la Fampridina è eliminata per via renale, i pazienti con insufficienza renale possono andare incontro a un innalzamento delle concentrazioni plasmatiche del farmaco, aumentando in tal modo il rischio di convulsioni.

L’FDA ha aggiornato le informazioni della scheda tecnica di Ampyra rendendo chiaro che la funzione renale del paziente deve essere controllata prima di iniziare il trattamento con la Fampridina.
Inoltre, i pazienti devono essere monitorati almeno una volta all'anno, mentre sono sotto trattamento.

I pazienti che non assumono una dose non devono assumere dosi extra considerato che una dose extra può aumentare il rischio di convulsioni.

Il farmaco è stato approvato negli Stati Uniti nel gennaio 2010.
Biogen Idec ha ricevuto nel luglio 2011 l'approvazione condizionata in Europa. L'approvazione condizionata è concessa ai farmaci che evidenziano benefici superiori ai rischi, ma per i quali i dati sono insufficienti per trarre conclusioni definitive. Pertanto Biogen Idec si è impegnata a condurre un ulteriore studio per confermare i benefici e la sicurezza nel lungo periodo della Fampridina.

Fonte: FDA, 2012

23/07/12

Protocollo studio multicentrico

http://www.radiointerventistica.org/data/Protocollo_studio_multicentrico.pdf

GUIDA ALLE AGEVOLAZIONI FISCALI PER DISABILI

GUIDA ALLE AGEVOLAZIONI FISCALI PER DISABILI in pdf
www.agenziaentrate.gov.it/wps/wcm/connect/8baa9600426dc23398ab9bc065cef0e8/GUIDA+disabili.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=8baa9600426dc23398ab9bc065cef0e8

Contrassegno invalidi e privacy



Il Codice della Strada e il suo Regolamento prevedono che alle "persone invalide con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta" e ai non vedenti sia concesso, previa visita medica che attesti queste condizioni, il cosiddetto "contrassegno invalidi" o "tagliando arancione".
Questo documento, previsto dal Regolamento del Codice della Strada (art. 381 del DPR 16 dicembre 1992, n. 495), permette ai veicoli al servizio delle persone disabili la circolazione, con alcune eccezioni di fatto, in zone a traffico limitato e il parcheggio negli appositi spazi riservati. Il contrassegno, rilasciato dai Comuni, ha validità su tutto il territorio nazionale.
Forma, colore e dimensioni sono definite dallo stesso regolamento: 10 centimetri per 12, arancione, deve riportare il pittogramma dell'uomo in carrozzina. Sempre nella parte visibile è previsto lo spazio per il numero di concessione, il nome dell'intestatario, il suo indirizzo e l'indicazione del Comune che ha rilasciato il contrassegno.
Questo fac-simile di contrassegno non è stato formalmente ancora modificato dal Legislatore ed è ancora il riferimento di fatto.

Indicazioni Europee
Il contrassegno rilasciato in Italia è diverso da quello che ciascun altro Paese della Comunità rilascia e questo non favorisce certo la circolazione delle persone con disabilità.
Di questo sì è reso conto, quasi dieci anni fa, il Consiglio della Comunità Europea che il 4 giugno 1998 ha emanato una specifica Raccomandazione (la 98/376/CE) proprio relativa a questi aspetti.
Si raccomandava agli Stati membri di adottare, e poi riconoscere, un contrassegno unico per il parcheggio e la circolazione per disabili.
Il colore del contrassegno europeo è azzurro chiaro, tranne il simbolo della sedia a rotelle, bianco su fondo azzurro scuro. Il nome del titolare è sul retro del contrassegno, mentre i dati dell'autorità che l'ha rilasciato sono sulla parte visibile quando esposta.
Si tratta di una Raccomandazione, cioè di una disposizione scarsamente impositiva per gli Stati membri. Pochissimi Paesi, infatti, l'hanno ripresa, fra questi la Spagna e l'Austria. L'Italia non ha ancora raccolto quella indicazione.


Prime indicazioni sulla privacy
Sul rischio che contrassegno invalidi fosse un veicolo per la violazione della privacy si era pronunciato il Garante per la tutela dei dati personali il 19 gennaio 1999.
Le conclusioni del Garante sono molto chiare: il Legislatore dovrà provvedere a formulare un nuovo fac-simile di tagliando in cui le generalità del titolare non siano visibili; attraverso il numero di concessione, infatti, qualsiasi vigile, o altro personale autorizzato, può effettuare tutte le verifiche del caso circa la validità del permesso. Nel frattempo i Comuni potevano emanare contrassegni che rispettassero la privacy, autorizzando altresì i titolari a mascherare o cancellare i propri dati personali.
Molti hanno seguito le indicazioni del Garante, sostituendo il nome del titolare con il numero di concessione.

Il Codice sulla privacy
Ma la spinta verso la riservatezza non si è certo fermata a quella pronuncia. È stata ripresa dal nuovo Codice sulla Privacy (Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196) che all'articolo 74 è ancora più perentorio: "I contrassegni rilasciati a qualunque titolo per la circolazione e la sosta di veicoli a servizio di persone invalide, ovvero per il transito e la sosta in zone a traffico limitato, e che devono essere esposti su veicoli, contengono i soli dati indispensabili ad individuare l'autorizzazione rilasciata e senza l'apposizione di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell'autorizzazione per effetto della sola visione del contrassegno".
Ciò comporta che il pittogramma della persona in carrozzina debba scomparire dai contrassegni.
Al momento attuale il Legislatore non h ancora aderito né alle indicazioni della Raccomandazione Comunitaria del 1998 né quelle del più recente Codice sulla Privacy.
Attualmente pertanto è ancora in vigore il contrassegno stabilito dal Codice della Strada e dal suo regolamento.

CONTRASSEGNO INVALIDI


CHI HA DIRITTO AD AVERE IL CONTRASSEGNO INVALIDI ?

Hanno diritto ad avere il contrassegno invalidi solo le persone invalide con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta (cioè con problemi a camminare causati dal tipo di invalidità).


COME SI OTTIENE IL CONTRASSEGNO INVALIDI

Per il rilascio del contrassegno, l'interessato deve presentare domanda al sindaco del comune di residenza, allegando un certificato medico rilasciato dall'ufficio medico-legale dell'Unità Sanitaria Locale di appartenenza, dal quale risulta che la persona per la quale viene chiesto il contrassegno ha effettiva capacità di deambulazione sensibilmente ridotta.
Il contrassegno ha validità 5 anni.

In sostituzione del certificato medico sopra indicato è valido anche il certificato della commissione invalidi qualora vi sia l'indicazione che l'invalido è nelle condizioni previste per il rilascio del contrassegno (indipendentemente dal grado di invalidità):

Alla scadenza il rinnovo avviene con la presentazione del certificato del medico curante che, senza aggiungere inutili descrizioni di patologie, confermi soltanto il persistere delle condizioni sanitarie che hanno dato luogo al rilascio del contrassegno.

Per le persone invalide a tempo determinato in conseguenza di infortunio o per altre cause patologiche, l'autorizzazione può essere rilasciata a tempo determinato con le stesse modalità. In tal caso, la relativa certificazione medica deve specificare il presumibile periodo di durata dell'invalidità.