CONTATORE PERSONE

27/05/2026

Informazioni utili sull'incontinenza urinaria - Presidio sanitario San Camillo TORINO

Prevenzione, diagnosi e cura dell'incontinenza urinaria

I disturbi urinari sono molto più frequenti di quanto si pensi e non sono necessariamente legati all'avanzare dell'età, ma possono comparire anche in soggetti giovani e dopo il parto. Se affrontati precocemente, sono risolvibili o comunque curabili nella maggior parte dei casi.

 

Il Centro Fisiatrico di Secondo Livello del Presidio San Camillo

Inserito nella rete regionale dei centri per la prevenzione, diagnosi e cura dell’incontinenza, il nostro centro di eccellenza ha come obiettivo la cura con le terapie conservative delle disfunzioni del pavimento pelvico. Tra queste l’incontinenza urinaria rappresenta certamente la condizione più frequente: si stima che ne soffra il 25% delle donne, indipendentemente dall’età, e il 50% della popolazione maschile e femminile nell’età geriatrica. Esiste inoltre l’incontinenza pediatrica, legata a problematiche disfunzionali o a cause neurologiche e malformative.

L’incontinenza urinaria può manifestarsi in occasione di sforzi, tosse e starnuti, accompagnarsi all’urgenza minzionale o avere caratteri misti (da sforzo e da urgenza). Nel maschio l’incontinenza urinaria deriva generalmente da un intervento alla prostata.
Oltre all’incontinenza urinaria fanno parte delle disfunzioni perineali il prolasso, il dolore pelvico cronico nonché l’incontinenza fecale e la stipsi cronica. Le persone che ne soffrono spesso non dispongono di informazioni e strumenti adeguati per comprendere la patologia stessa, combattere i pregiudizi che la circondano, contribuire ad alleviare il serio impatto psicologico della patologia.

Oggi l’incontinenza urinaria o fecale sono curabili, e nel momento in cui si presentano i primi sintomi, il paziente deve rivolgersi al proprio medico di famiglia che rappresenta il primo punto di riferimento a livello territoriale: sarà lui a poter indicare le prime analisi di screening e a indirizzare verso i centri di riferimento.

 

Come il Presidio San Camillo affronta i problemi di incontinenza urinaria?

Il nostro centro, guidato da due medici fisiatri e da un team di fisioterapisti, integrato da un servizio infermieristico, si occupa della terapia conservativa e riabilitativa delle problematiche disfunzionali del pavimento pelvico. Dalla visita medica specialistica scaturisce  il progetto riabilitativo individuale, che viene messo in atto dal terapista dedicato attraverso una serie di processi e procedure quali l’addestramento al training muscolare del pavimento pelvico, coadiuvato eventualmente da strumenti quali l’elettrostimolazione funzionale e il biofeedback, la SANS (stimolazione del nervo tibiale posteriore), la terapia comportamentale o bladder re-training, il counselling e la prescrizione di ausili. Vengono anche prese in carico alcune forme di incontinenza pediatrica.
L’attività si svolge in regime ambulatoriale, mentre le patologie più complesse, anche di origine neurologica, vengono affrontate durante un breve ricovero in Day Hospital.

 

Gli obiettivi sono costituiti dalla prevenzione primaria, diagnosi e cura riabilitativa delle seguenti patologie:

  • incontinenza urinaria femminile di varia eziologia e incontinenza post-parto
  • incontinenza urinaria post-chirurgica maschile e femminile
  • incontinenza urinaria secondaria a patologie neurologiche congenite e acquisite
  • sindromi dolorose pelviche
  • alterazioni della statica pelvica femminile
  • vescica iperattiva

Ma anche, ovviamente:














Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico. È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato. pub-0399915301528270

LISTE DI ATTESA - Presidio sanitario San Camillo TORINO


Ai sensi del Decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 “Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”, art. 41 comma 6.

PRIME VISITE FISIATRICHE E NERUOLOGICHE E ESAMI DI DIAGNOSTICA PER IMMAGINI

La normativa prevede le seguenti classi di priorità per l’erogazione delle prestazioni ambulatoriali, attribuita dal Medico prescrittore sulla base delle specifiche condizioni cliniche del paziente:

  • U (URGENTE): prestazioni in urgenza da effettuarsi nel più breve tempo possibile e comunque entro 72 ore;
  • B (BREVE): prestazioni da effettuarsi entro un periodo breve: 10 giorni;
  • D (DIFFERIBILE): prestazioni da eseguirsi entro 30 giorni per visite ambulatoriali ed entro 60 giorni per prestazioni strumentali
  • P (PROGRAMMATA): prestazioni programmabili da eseguirsi entro 120 giorni.



L’indicazione della classe di priorità da parte del medico prescrittore è obbligatoria.

A partire dal mese di gennaio 2024 le agende relative alle prestazioni SSN degli esami di diagnostica per immagini e prime visite fisiatriche e neurologiche confluiscono nel Sovracup di Regione Piemonte.
Non è quindi possibile indicare i tempi di attesa.


TRATTAMENTI RIABILITATIVI

Relativamente ai i tempi di attesa per i trattamenti riabilitativi, la tempistica della presa in carico dei Pazienti è correlata ai codici disabilità presenti sul PPRI, secondo indicazioni Regionali alle quali si rimanda per le specifiche:

DISABILITA’ 2: Si tratta di disabilità complesse che non richiedono ricovero, ma un intervento, per competenza ed attrezzatura, altamente sofisticato.


DISABILITA’ 3: Si tratta di disabilità di entità rilevante, croniche o in fase di stabilizzazione che richiedono un intervento riabilitativo non complesso, né intensivo, ma protratto nel tempo.


DISABILITA’ 4: Si tratta di disabilità di entità contenuta, di recente insorgenza ed a rapida risoluzione (entro massimo sei mesi dall’inizio del trattamento).


DISABILITA’ 5: Sono disabilità croniche stabilizzate, di entità contenuta o minimale, per le quali possono essere necessari interventi riabilitativi "di mantenimento" o di "prevenzione del degrado motorio-funzionale acquisito" e/o un'attività didattico formativa.

Come struttura equiparata al pubblico e ospedale specializzato di riabilitazione intensiva il Presidio Sanitario San Camillo ritiene opportuno, nell’ambito delle risorse rese disponibili dal Budget assegnato dalla Regione Piemonte, dare la priorità ai progetti riabilitativi per disabilità di post acuzie (codici 2 e 4) urgenti.

Qui di seguito sono pubblicati, con cadenza mensile, i tempi di attesa per la classe di priorità D, calcolati nel giorno indice (primo lunedì lavorativo del mese).

Giorni d'attesa al giorno indice 04/05/2026

 

DescrizioneGiorni di attesa previstiGiorni di attesa effettivi
Inizio trattamento terapeutico riabilitativo - dis. 2 – Urgentin.a.30
Inizio trattamento terapeutico riabilitativo - dis. 2n.a.150
Inizio trattamento terapeutico riabilitativo - dis. 3n.a.180
Inizio trattamento terapeutico riabilitativo - dis. 4 - Urgentin.a.30
Inizio trattamento terapeutico riabilitativo - dis. 4n.a.150
Inizio trattamento terapeutico riabilitativo - dis. 5n.a.180

 

 

Per le procedure relative al rispetto dei tempi di attesa per le prestazioni specialistiche in primo accesso, ai sensi dell’art. 3 del D. Lgs. 29/04/1998 n. 124, si invita a seguire il seguente link:

https://www.aslcittaditorino.it/tempi-di-attesa-prestazioni-specialistiche/

Il Direttore Sanitario 
Dr. Francesco Arnoletti





















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Disturbi dello Spettro Autistico - Presidio Sanitario San Camillo Torino I SERVIZI DEL PRESIDIO SANITARIO SAN CAMILLO

CENTRO DI RIABILITAZIONE DEI DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO
Nel 2003, anno di nascita del DH VEGA, si comincia a lavorare secondo l’approccio del Programma TEACCH, modello di intervento riabilitativo di origine statunitense e di ispirazione cognitivo-comportamentale, internazionalmente riconosciuto.
La scelta di utilizzare questo modello di intervento è stata determinata dall’esigenza di introdurre nell’area torinese tali strumenti, inclusi nelle buone prassi in materia di trattamento riabilitativo di DSA a livello internazionale e recepiti dalle linee guida della SINPIA. Inoltre la strutturazione di tempi e spazi di trattamento prevista in questo metodo di lavoro risultava particolarmente efficace sia nell’approccio alle difficoltà peculiari dei ragazzi inseriti, sia nella organizzazione di un servizio di riabilitazione con caratteristiche di multidisciplinarietà.
Attualmente, grazie alla continua formazione dell’equipe multidisciplinare, si utilizzano anche altre metodologie di intervento, sempre comunque comprese nell’ambito dell’educazione strutturata, con approccio cognitivo o analitico-comportamentale e comprese nelle Linee Guida Regionali aggiornate nel dicembre 2016.

La nostra équipe multidisciplinare

  • due educatori professionali (di cui uno con incarico di coordinamento)
  • una psicologa
  • una infermiera in organico al Day Hospital
  • un medico fisiatra
  • una neuropsichiatra infantile
  • una logopedista
  • una neuropsicologa
  • una neuropsicomotricista

Sono presenti in maniera continuativa figure di tirocinanti dai corsi di laurea in Scienze dell’educazione, Psicologia, Interfacoltà in Educazione professionale, Logopedia, secondo convenzione di formazione stipulata con le facoltà di riferimento.

Di cosa ci occupiamo
Il DH VEGA prende in carico soggetti con Disturbi dello Spettro Autistico e si occupa di effettuare valutazioni funzionali, trattamenti multidisciplinari e Parent Training.

Modalità di accesso e inserimento

  • i pazienti vengono indirizzati dal servizio di NPI territoriale.
  • al ricovero si fa precedere un colloquio del medico responsabile con i genitori e/o l’interessato, nel corso del quale vengono rilevate (tramite intervista strutturata) informazioni utili al primo incontro di valutazione e forniti dettagli tecnico-organizzativi ai familiari. Inoltre viene raccolta l’anamnesi completata dagli accertamenti diagnostici già effettuati dal paziente

  • si procede alla somministrazione del test funzionale più adeguato all’età ed al livello evolutivo del paziente (PEP3, TTAP, EFI, altro). La testatura avviene ordinariamente nel corso di due mattinate a cura di un educatore professionale o di una psicologa del Servizio, in presenza del medico responsabile che assiste con i genitori alla valutazione in circuito chiuso

  • a seguire si somministra ai genitori o a eventuali caregiver l’intervista Vineland II, per la valutazione delle capacità adattive

  • dal bilancio derivato dagli appuntamenti sopra citati, completato con ulteriori eventuali valutazioni logopediche, neuropsicomotorie, neuropsicologiche, deriva il progetto riabilitativo individualizzato da cui scaturiscono i programmi per il trattamento

  • si procede alla restituzione del bilancio di valutazione ai familiari con condivisione diretta/indiretta con i sanitari invianti e le figure educative coinvolte nella gestione del paziente

 

PRESTAZIONI

Valutazione funzionale
I test utilizzati sono validati scientificamente e seguono le Linee Guida nazionali in materia di Disturbi dello Spettro Autistico. A seconda del profilo, dell’età e delle necessità del paziente si decide quali valutazioni adottare (psicoeducativa, neuropsicologica, logopedica, neuropsicomotoria)

Chi ha bisogno di approfondire l'eventuale appartenenza allo spettro autistico o ad altra neurodivergenza può scrivere una email a: neurodivergenze.torino@camilliani.net

Presa in carico indiretta
Si procede alla valutazione del paziente, cui segue un confronto tra gli operatori del Servizio e il personale scolastico e/o delle realtà educative domiciliari, diurne o residenziali coinvolte. Da tale confronto deriva il progetto di intervento, che viene poi curato dal personale dei servizi citati con la consulenza dei nostri operatori, sia in sede sia presso le strutture ospitanti. Questa modalità è seguita in genere per pazienti adulti già inseriti in strutture educative.

Presa in carico diretta
Dopo la valutazione viene steso un progetto di trattamento incentrato sugli obiettivi funzionali identificati nel bilancio di valutazione. Nel corso del trattamento si effettuano momenti di verifica con le famiglie e/o con gli operatori di riferimento, al fine di generalizzare al più presto le competenze acquisite. Sono previsti counseling prima e durante la prima fase di inserimento in eventuali strutture scolastiche ed educative coinvolte nel percorso di vita del paziente dopo la riabilitazione e incontri di Parent Training con i genitori del paziente.

  • Trattamento riabilitativo in singolo
    Proposto in genere a un paziente con bilancio comportamentale/attentivo più compromesso, per tempi limitati e numero di sedute ridotto, finalizzato alla realizzazione dei prerequisiti necessari all’inserimento nei gruppi oppure, alla dimissione, al passaggio delle consegne del lavoro individuale a operatori esterni.

  • Trattamento riabilitativo in gruppo
    Ogni gruppo è costituito da tre/sei pazienti il più possibile omogenei per quadro funzionale ed età cronologica e di sviluppo. In ogni caso è prevista una rivalutazione a fine percorso con l’utilizzo degli stessi strumenti della valutazione iniziale.

Parent Training e counseling
Durante la presa in carico sono previsti incontri con i genitori dei pazienti, al fine di spiegare il lavoro in corso con i figli e per favorire l’utilizzo di strumenti e strategie efficaci in ambito domestico. Al fine di ottenere la massima generalizzazione di tutto ciò che possa essere efficace, si programmano incontri con tutti gli operatori che si occupano degli utenti negli altri contesti (insegnanti, educatori, affidatari, altro).


AREE DI INTERVENTO
Disturbi dello Spettro Autistico


link originale: https://www.sancamillotorino.net/disturbi-dello-spettro-autistico?redirect=%2Fospedale-specializzato-rrf-riabilitazione







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Ospedale specializzato in Recupero e Rieducazione Funzionale - Presidio Sanitario San Camillo Torino

I SERVIZI DEL PRESIDIO SANITARIO SAN CAMILLO

Il Presidio Sanitario San Camillo, nella funzione di ospedale specializzato in Recupero e Rieducazione Funzionale (RRF), fornisce attività di riabilitazione intensiva, in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale e in forma privata, rivolta a pazienti adulti affetti da menomazioni e disabilità, acquisite e modificabili, di natura neurologica e mio-osteo-articolare di varia gravità. Il Presidio si propone di favorire e potenziare i processi di recupero dell’autonomia complessiva del paziente, compatibilmente con le menomazioni presenti, attraverso interventi valutativi, diagnostici e terapeutici personalizzati, globali, multiprofessionali e integrati.

Accedono al Presidio, in regime di ricovero ordinario, i pazienti provenienti direttamente da struttura ospedaliera - come indicato dal fisiatra ospedaliero nella Proposta di percorso riabilitativo individuale (PPRI) - che necessitano di un intervento riabilitativo intensivo. L’équipe riabilitativa si compone di fisiatri, geriatri, consulenza specialistica cardiologica, ortopedica, foniatrica, infermieri professionali, operatori sociosanitari, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, neuropsicologi e psicologi.

I vari specialisti collaborano in forma interdisciplinare, sia con le famiglie sia con le strutture sociali del territorio, al fine di garantire una valida continuità del Progetto riabilitativo personale, individuato e avviato durante la degenza.


link  originale:  https://www.sancamillotorino.net/ospedale-specializzato-rrf-riabilitazione








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Approfondimenti sul corso ECM Manipolazione della fascia Primo e Secondo livello

Quali sono i punti di forza della tecnica Stecco?

Risponde Mirco Branchini, docente del corso di 1° livello.

“Ciò che mi affascina molto di questa tecnica è che nell'applicarla possiamo apprezzare come il tessuto si modifica sotto le nostre mani durante il trattamento e come questa modificazione sia il preludio di un miglioramento nel RoM (Range of Motion) e possa essere utile in termini di:

  • mobilità
  • riduzione del sintomo doloroso
  • miglior reclutamento delle componenti sistemiche

Un altro grande vantaggio per chi applica la manipolazione fasciale è quello di poter lavorare anche  su casi estremamente acuti, potendo gestire il dolore trattando segmenti distanti dalla zona dolorosa, e questo modulando la tensione degli elementi fasciali coinvolti lungo la continuità delle sequenze, delle diagonali o delle spirali, che sono tutte continuità anatomo-fasciali che descriveremo durante il corso. 

Queste abilità permetteranno quindi di prendere in considerazione tutti i vari complessi che nel tempo hanno provocato il dolore e di gestire la persona in un senso globale, anche in fase acuta.”

 

Quali sono gli argomenti del corso?

Il corso, orientato ai disturbi muscoloscheletrici, si articola in dodici giornate suddivise in quattro fine settimana. I primi due fine settimana vengono denominati Primo livello e vengono esposte le basi anatomiche, biomeccaniche e fisiologiche del tessuto connettivo fasciale, sarete istruiti su che cos'è un'unità miofasciale di base e saranno affinate quelle abilità e competenze manuali necessarie per riconoscere le alterazioni della fascia e per intervenire sui punti cosiddetti centri di coordinazione.

Nel Secondo livello si approfondirà un approccio multidirezionale spendibile in tutte le tipologie di paziente con disturbi legati al movimento, con sintomi del comparto muscoloscheletrico: si approfondirà tutta la neurofisiologia del trattamento del tessuto fasciale.



link originale

https://www.sancamillotorino.net/approfondimenti-sul-corso-ecm-manipolazione-della-fascia-1-e-2-livello
























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04/05/2026

prima ancora che succeda qualcosa

L’ansia anticipatoria è quando inizi a stare in ansia prima ancora che succeda qualcosa, perché il tuo cervello si aspetta che accadrà qualcosa di spiacevole.


 esempio:

  • sei stato male in macchina alcune volte
  • il cervello “impara” → macchina = sto male
  • la prossima volta che sali… il corpo si attiva già prima
  • e questo può far comparire o peggiorare:
    • mal di testa
    • giramenti
    • nausea

Non è “solo mentale”: è una reazione fisica reale.

Come funziona (in modo semplice)

È come un allarme un po’ troppo sensibile:

  • il cervello vuole proteggerti
  • anticipa il problema
  • attiva il corpo (tensione, respiro, equilibrio più instabile)

    Esempio concreto

    Immagina:

    • una volta ti gira la testa in auto
    • la volta dopo pensi: “e se succede di nuovo?”
    • già questo pensiero può farti sentire strano
    • e alla fine… succede davvero

    È un circolo:

    esperienza → paura → sintomi → conferma della paura

     


Importante

Non significa che “è tutto nella tua testa”
👉 i sintomi sono veri
👉 ma l’anticipazione può amplificarli


Piccoli segnali che indicano ansia anticipatoria

  • inizi a pensarci prima di salire in macchina
  • controlli molto il corpo (“mi gira la testa?”)
  • peggiora appena parti, poi magari si stabilizza
  • in altre situazioni stai bene

    Cosa aiuta (senza cose complicate)

    • distrarti mentre sei in macchina (musica, parlare)
    • non “monitorare” continuamente i sintomi
    • respirare lentamente (senza forzare)
    • fare esperienze brevi e positive (viaggi corti)





















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Sintomi della sclerosi multipla: cosa sapere davvero (senza creare confusione)


Quando si parla di Sclerosi multipla, uno degli errori più comuni è associare automaticamente alcuni sintomi a questa malattia.
È fondamentale chiarire subito un concetto:

molti sintomi della sclerosi multipla NON sono specifici e possono comparire anche in persone perfettamente sane o in presenza di condizioni molto diverse.

⚠️ Non tutto è sclerosi multipla

Capita spesso di leggere online frasi come:

Hai formicolio? Potrebbe essere SM”

Questo tipo di messaggio è fuorviante e può generare ansia inutile.

Sintomi come:

  • stanchezza persistente

  • formicolii agli arti

  • vertigini o instabilità

  • difficoltà di concentrazione

  • debolezza muscolare

👉 non indicano automaticamente la presenza di sclerosi multipla

Questi segnali possono essere legati a molte altre cause, anche comuni.


🔍 Sintomi comuni… ma non specifici

Vediamo alcuni esempi concreti.

1. Stanchezza

È uno dei sintomi più citati nella Sclerosi multipla, ma è anche tra i più diffusi in assoluto.

Può dipendere da:

  • stress

  • mancanza di sonno

  • anemia

  • carenze vitaminiche

2. Formicolio e intorpidimento

Sensazioni di “spilli e aghi” possono spaventare, ma spesso sono causate da:

  • postura scorretta

  • compressione di un nervo

  • ansia


3. Problemi di equilibrio o vertigini

Non sempre indicano un problema neurologico serio.

Possono derivare da:

  • disturbi dell’orecchio interno

  • pressione bassa

  • stress

4. Difficoltà cognitive

Problemi di memoria o concentrazione possono essere legati a:

  • affaticamento mentale

  • ansia

  • sovraccarico di informazioni

🧠 Quando si sospetta davvero la sclerosi multipla?

La Sclerosi multipla non si diagnostica con un singolo sintomo.

I medici valutano:

  • combinazione di sintomi

  • durata nel tempo

  • eventuali episodi ricorrenti

  • esami specifici come la risonanza magnetica

👉 Solo un neurologo può fare una diagnosi corretta.

Il rischio dell’autodiagnosi online

Cercare sintomi su internet può portare a conclusioni errate.

I rischi principali sono:

  • ansia eccessiva

  • interpretazioni sbagliate

  • ritardi nel rivolgersi a un medico




Come comportarsi in modo corretto

Se noti sintomi persistenti:

  1. Non saltare a conclusioni

  2. Evita diagnosi fai-da-te

  3. Rivolgiti al tuo medico

Un professionista saprà valutare il quadro completo.

💡 Informarsi sì, ma con criterio

Fare informazione è importante, ma deve essere:

  • chiara

  • corretta

  • responsabile

Ricorda sempre:

👉 un sintomo da solo non è una diagnosi


📌 Conclusione

La Sclerosi multipla è una patologia complessa che richiede attenzione medica specialistica.

Molti dei sintomi associati possono comparire anche in condizioni comuni e non gravi.
Per questo è essenziale evitare allarmismi e affidarsi sempre a fonti affidabili e a professionisti della salute.


⚠️ Disclaimer

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. In caso di dubbi o sintomi persistenti, consulta sempre un professionista sanitario.






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Carta Europea della Disabilità

Dal 22 febbraio 2022 è possibile fare richiesta, tramite il portale Inps, della Carta Europea della Disabilità (CED), il documento che permette alle persone con invalidità riconosciute di accedere a servizi e agevolazioni loro riservate, in Italia e in tutti i paesi dell’unione europea



La Carta Europea della Disabilità può essere utilizzata per certificare la propria condizione di disabilità presso gli uffici pubblici, sostituendo a tutti gli effetti i certificati cartacei e i verbali.

La CED, che
consente di attestare il proprio stato di invalidità solo esibendola congiuntamente al proprio documento di identità, avrà carattere dinamico: grazie alla presenza del QR Code stampato sul retro, permette al cittadino di attestare sempre il suo stato di invalidità aggiornato consentendogli automaticamente l’accesso a determinati servizi e convenzioni in Italia e in Europa.

La Carta Europea della Disabilità dà inoltre accesso gratuitamente o a tariffe agevolate nei principali luoghi di cultura. 


Chi può richiederla

Hanno diritto di richiedere la Disability Card persone con disabilità, gli invalidi civili maggiorenni con invalidità certificata superiore al 67%, gli invalidi civili minorenni, i ciechi e i sordi civili e altre casistiche specificate sul Portale Inps.

Come fare domanda

Per la presentazione delle domande, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, di concerto con il Ministro per le Disabilità, ha realizzato un servizio quanto più accessibile, semplice e trasparente creando un portale apposito in cui richiedere il servizio.
https://disabilita.governo.it/it/notizie/disability-card-da-oggi-possibile-richiederla-online-su-sito-inps/




























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sclerosi multipla e dolore

Il dolore è un disturbo molto comune nelle persone con sclerosi multipla (SM).

Si è calcolato che diverse forme di dolore acute o croniche, correlate alla malattia, colpiscono una percentuale variabile dal 50% al 75% di persone con SM.

Si osserva una correlazione tra la sede delle lesioni e il tipo di dolore mentre il tipo di decorso di malattia (recidivante remittente piuttosto che progressivo) e la sua durata sembrano ininfluenti.

Nella maggior parte dei casi il dolore è causato dalla localizzazione di lesioni demielinizzanti in corrispondenza di aree specifiche del sistema nervoso centrale (vie della sensibilità, vie dolorifiche, vie motorie nell’encefalo o nel midollo spinale) e/o all’emergenza di rami periferici (gangli sensitivi, radici/nervi sensitivi) che determinano modificazioni della sensibilità cutanea, del tono e del trofismo muscolare.

Normalmente le caratteristiche qualitative di questo tipo di dolore sono quelle del dolore neuropatico, legato appunto a una disfunzione del sistema nervoso centrale o periferico: dolore di tipo bruciante o urente, associato a sensazione di calore o freddo, può avere decorso a fitte ricorrenti tipo “stilettate” o essere sordo e continuo, può essere percepito come “scossa elettrica” o come un “fuoco che arde lentamente”.

Ovviamente l’area anatomica e l’estensione del sintomo dipenderanno dalla sede della lesione;
per esempio l’interessamento di una parte del midollo dorsale potrà determinare un disturbo della sensibilità “a fascia” lungo il torace ed eventualmente alterazione del tono muscolare da quel livello in giù.

Per le modificazioni della percezione tattile-dolorifica secondarie a tali lesioni si possono presentare diversi tipi di sintomi, di qualità e intensità variabili.

L’*
allodinia si ha quando uno stimolo non doloroso (ad esempio il tocco delicato) induce un’anomala sensazione dolorosa;
si può avere anche la perdita totale della sensibilità (anestesia) in un’area specifica a livello della quale si avverte tuttavia dolore (anestesia dolorosa).

Nel caso della *
causalgia si percepisce – analogamente all’allodinia – un dolore di solito urente tipo “bruciore” in risposta ad uno stimolo non doloroso ed è normalmente determinata da un’irritazione del nervo periferico; tuttavia, anche in caso di lesioni spinali o all’emergenza delle radici nervose (come può avvenire nella sclerosi multipla) può comparire questo tipo di dolore che si caratterizza inoltre da alterazioni trofiche ungueali o cutanee concomitanti.

******
Sono origine di disagio anche disturbi della sensibilità come le disestesie (sensazione tattile spiacevole, spontanea), la  ***iperestesia (esagerata percezione tattile fastidiosa), il ****segno di Lhermitte (percezione di “scossa elettrica” che si irradia alla flessione del collo lungo la schiena e/o gli arti), le parestesie (alterazione tattili non dolorosa ma disturbanti per l’interferenza con le attività) o il dolore pseudoradicolare (dolore che richiama l’origine radicolare ma correlato a placche demielinizzanti in prossimità della emergenza della radice sensitiva).
Un caso particolare piuttosto frequente è la nevralgia: si tratta di un dolore che si presenta a fitte ricorrenti a volte di elevata intensità che origina tipicamente nel territorio di distribuzione sensitiva di un nervo cranico, frequentemente il nervo trigemino, in risposta ad uno stimolo (parlare, masticare, deglutire).
Le persone che soffrono di nevralgia presentano attacchi ricorrenti spesso nella stessa giornata e per più giorni consecutivi che possono essere altamente debilitanti anche per la difficoltà nello svolgere attività routinarie come parlare, mangiare o bere. 

Sebbene questa forma di dolore possa essere idiopatica (senza causa apparente), nella SM può essere legata ad una placca di solito all’angolo ponto-cerebellare che costituisce una “spina irritativa” all’emergenza del nervo trigemino. 

Un’altra sede tipica di nevralgia è quella glossofaringea, in questo caso il dolore sempre di tipo nevralgico si localizza più in profondità in corrispondenza della gola e si può irradiare al meato acustico o all’orecchio.
Quando il dolore è dovuto a lesioni cerebrali localizzate direttamente nelle strutture preposte al controllo della sensibilità (anche dolorifica) afferente al cervello, a prescindere dalla caratteristica qualitativa del dolore stesso, si parla di dolore centrale; in questo caso spesso il dolore interessa un intero emisoma o più parti di esso e assume le caratteristiche del dolore neuropatico.
Un’ulteriore causa di dolore nella sclerosi multipla è la spasticità.
Si tratta di un aumentato tono muscolare che colpisce variabilmente entrambe gli arti inferiori e/o quelli superiori o singolarmente uno dei 4 arti o ancora gli arti di un emilato con diverso grado e simmetria che si traduce in una significativa rigidità dell’arto/degli arti con conseguente limitazione motoria associata a pesantezza e a volte dolore di varia intensità.

La spasticità può causare dolore di per sé e/o per le conseguenti modificazioni strutturali a carico delle articolazioni e dei muscoli coinvolti (come infiammazione, calcificazione, aumento della adesività capsulare, scarsa vascolarizzazione, alterazioni trofiche) ed alla postura forzate che può determinare.

Nella sclerosi multipla possono verificarsi anche manifestazioni dolorose legate alla attività sessuale (dispareunia) per alterazioni infiammatorie a livello spinale che modificano la percezione dalle mucose sessuali in particolare al momento dell’orgasmo, trasformandolo in una esperienza dolorosa o spiacevole o dolori pelvici cronici (pubalgia) sempre per interessamento spinale a localizzazione sacrale.

Va anche ricordato che nella SM possono aumentare i dolori nocicettivi ovvero legati a problematiche non neurologiche, come quelli osteo-articolari (ad esempio da artrosi, da disturbi della colonna come protrusioni discali) a seguito di posture, dell’ipertono e delle variazioni delle capacità motorie degli arti che dipendono dalle specifiche caratteristiche di disabilità del singolo. 
In senso generale, inoltre, per ovvie ragioni legate al tipo di malattia che accompagna cronicamente la persona con sclerosi multipla la sintomatologia dolorosa tende ad assumere carattere di cronicità e ad avere un significativo impatto sul tono dell’umore, agevolando stati depressivi, e riducendo la qualità di vita, il sonno, la partecipazione lavorativa e sociale.
 
L’inquadramento clinico del tipo di dolore può essere complesso e richiedere accertamenti supplementari ma rimane un obiettivo fondamentale da parte del neurologo curante, fisiatra o eventualmente dello specialista del dolore in quanto i trattamenti possono variare notevolmente a seconda della tipologia di dolore accertato.

Infatti possono essere messe in campo terapie farmacologiche specifiche per il dolore neuropatico (ad esempio gabapentinoidi, antiepilettici, oppiacei, cannabinoidi, integratori, pompe da infusione, antidepressivi), per la spasticità (tossina botulinica, miorilassanti, pompa al baclofene, benzodiazepine), per quello nocicettivo (antiinfiammatori, farmaci steroidei, infiltrazioni, oppiacei) o scelti approcci non farmacologici (neuromodulazione, onde d’urto, fisioterapia, elettrostimolazione, massoterapia, supporto psicologico) o adottare trattamenti combinati per ottimizzare i risultati.



link origìnale: https://www.acesm.org/il-dolore-nella-sclerosi-multipla/





*L'allodinia è una condizione in cui stimoli innocui (sfioramento, vestiti, lieve variazione termica) causano dolore, spesso descritto come bruciore o fitta. È un sintomo chiave del dolore neuropatico, causato da un malfunzionamento del sistema nervoso centrale o periferico. Non è una malattia, ma il segno di una patologia sottostante.


**La causalgia è una sindrome dolorosa rara e cronica, caratterizzata da un dolore urente (bruciante) intenso e persistente, conseguente a una lesione traumatica parziale di un nervo periferico, specialmente il mediano o lo sciatico.
Spesso considerata una forma di Sindrome Dolorosa Regionale Complessa (CRPS tipo 2), provoca ipersensibilità estrema e disturbi neurovegetativi 

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L'iiperestesi è un disturbo neurologico caratterizzato da un aumento patologico della sensibilità agli stimoli sensoriali (tatto, termici, dolorifici). Chi ne soffre percepisce stimoli innocui come fastidiosi o intensamente dolorosi. Può essere localizzata o diffusa, causata da lesioni nervose, infezioni o traumi

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Il segno di Lhermitte è una sensazione improvvisa e breve di scossa elettrica, formicolio o vibrazione che si propaga dalla nuca lungo la colonna vertebrale, spesso fino agli arti, attivata dalla flessione del collo.

È un sintomo parossistico, comune nella sclerosi multipla ma anche in mielopatie cervicali, indicando una sofferenza del midollo spinale 




Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico. È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato. pub-0399915301528270

02/05/2026

Bugiardini - Corvelva associazione




https://www.corvelva.it/approfondimenti/bugiardini.html





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vescica neurogena - non solo per la patologia di sm

La vescica neurogena
è una disfunzione vescicale causata da danni neurologici (ictus, lesioni spinali, sclerosi multipla, Parkinson, diabete) che compromettono il controllo nervoso della minzione.

I sintomi includono incontinenza, urgenza, o ritenzione urinaria.

Il trattamento, personalizzato, mira allo svuotamento vescicale mediante cateterismo, farmaci o chirurgia

Vescica Spastica (Iperattiva): Il muscolo detrusore si contrae involontariamente, causando incontinenza da urgenza e minzione frequente.

Vescica Flaccida (Ipotonica): Il muscolo non si contrae, provocando ritenzione urinaria e incontinenza da sovrariempimento.


Cause Principali

  • Lesioni midollari e traumi spinali.

  • Malattie neurodegenerative (Sclerosi multipla, Parkinson).

  • Incidenti cerebrovascolari (Ictus).




  • Sintomi Comuni

  • Perdite di urina (incontinenza).

  • Difficoltà o incapacità a svuotare la vescica (ritenzione).

  • Bisogno urgente e frequente di urinare (nicturia).

  • Gocciolamento post-minzionale.





Trattamento e Gestione
Il trattamento mira a proteggere la funzione renale e migliorare la qualità della vita, solitamente gestito da un'equipe multidisciplinare: 

  • Cateterismo Intermittente (Autocateterismo): Considerato il gold standard per svuotare periodicamente la vescica.

  • Terapia Farmacologica: Anticolinergici per ridurre l'iperattività vescicale.

  • Tossina Botulinica: Iniezioni nel muscolo detrusore per ridurre la spasticità.

  • Neuromodulazione/Stimolazione Sacrale: Per regolarizzare i segnali nervosi.

  • Chirurgia: Interventi per aumentare la capacità vescicale o creare vie alternative.

  • Stile di Vita: Gestione dell'assunzione di liquidi e rieducazione vescicale


È fondamentale rivolgersi a un urologo o a un centro specializzato in unità spinali per una diagnosi precisa mediante esami urodinamici.




Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico. È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato. pub-0399915301528270

28/04/2026

La disfagia nella sclerosi multipla

La disfagia, definita come difficoltà nella deglutizione, è una problematica piuttosto comune nell’ambito delle patologie neurologiche croniche.

La deglutizione è, dal punto di vista fisiologico, caratterizzata da una fase volontaria, sostanzialmente coincidente con la fase orale, e da una successiva fase riflessa (faringo-esofagea).

Coinvolgendo una serie di strutture neuromuscolari adiacenti, l’atto della deglutizione necessita della perfetta esecuzione, in maniera sequenziale, di tutte le contrazioni muscolari necessarie per garantire il transito del cibo in maniera corretta.

Il sintomo disfagia può presentarsi con diverse modalità, in relazione alla compromissione di uno o più meccanismi fisiologici coinvolti nella deglutizione.

Come tanti altri aspetti della disabilità, la disfagia determina un significativo impatto sulla qualità di vita del paziente, spesso già compromessa da deficit neurologico globale.

Dal punto di vista psicologico, è abbastanza prevedibile un discreto impatto negativo, anche connesso ai fattori culturali, che attribuiscono al momento del pasto un significato di condivisione familiare e di ristoro personale, ovviamente inficiato dalla presenza di difficoltà nell’alimentazione.

La disfagia è presente, con significativa prevalenza, in differenti patologie neurologiche croniche, con particolare riferimento a quelle che, per la loro frequenza, rappresentano un rilevante aspetto della Sanità pubblica:

malattia di Alzheimer, malattia di Parkinson, Sclerosi Laterale Amiotrofica e Sclerosi Multipla.

In tutti gli ambiti, ed in maniera differente in relazione alla patologia di base, possono essere compromessi i meccanismi fisici della deglutizione, con particolare riferimento alla perdita della coordinazione neuromuscolare necessaria perché l’atto venga portato a termine in maniera corretta. Possono inoltre influire gli aspetti cognitivi e comportamentali, particolarmente importanti nel quadro clinico di alcune delle patologie sopra menzionate. 


CONTINUA NEL LINK ORIGINALE:
https://www.smilejournal.it/media/smile1-2019/15-17.pdf




Gestione e consigli pratici
Il trattamento è spesso affidato a un logopedista e prevede strategie per mangiare in sicurezza:


  • Modifica della consistenza: Utilizzare addensanti per i liquidi o preferire cibi morbidi e omogenei.
  • Posture di compenso: Adottare posizioni specifiche del capo (es. mento verso il petto) durante la deglutizione per proteggere le vie aeree.
  • Piccoli accorgimenti: Fare bocconi piccoli, masticare bene e ridurre le distrazioni (come parlare o guardare la TV) durante il pasto.








  • Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico. È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato. pub-0399915301528270