Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo *** le informazioni non sostituiscono il parere medico *** È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato. pub-0399915301528270
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L'interruzione del ritmo circadiano risulta essere comune tra i disturbi della salute mentale
L'ansia, l'autismo, la schizofrenia e la sindrome di Tourette hanno ciascuno le proprie caratteristiche distintive, ma un fattore che collega questi e la maggior parte degli altri disturbi mentali è l'interruzione del ritmo circadiano, secondo un team di neuroscienze, scienze farmaceutiche e ricercatori di informatica presso l'Università della California, Irvine .
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In un articolo pubblicato di recente sulla rivista Nature Translational Psychiatry , gli scienziati ipotizzano che il CRD sia un fattore psicopatologico condiviso da un'ampia gamma di malattie mentali e che la ricerca sulle sue basi molecolari potrebbe essere la chiave per sbloccare terapie e trattamenti migliori.
"I ritmi circadiani svolgono un ruolo fondamentale in tutti i sistemi biologici a tutte le scale, dalle molecole alle popolazioni", ha affermato l'autore senior Pierre Baldi, Distinguished Professor of Computer Science dell'UCI. "La nostra analisi ha rilevato che l'interruzione del ritmo circadiano è un fattore che si sovrappone ampiamente all'intero spettro dei disturbi della salute mentale".
L'autrice principale Amal Alachkar, neuroscienziata e professoressa di insegnamento presso il Dipartimento di scienze farmaceutiche dell'UCI, ha notato le difficoltà di testare l'ipotesi del team a livello molecolare, ma ha affermato che i ricercatori hanno trovato ampie prove della connessione esaminando a fondo la letteratura sottoposta a revisione paritaria sui più disturbi mentali prevalenti.
IL RUOLO DEL MICROBIOTA INTESTINALE NELLA REGOLAZIONE DEL SISTEMA NERVOSO
Negli ultimi decenni, si è verificata una rivoluzione nella biomedicina che ha portato a riconoscere che il microbiota intestinale (cioè i trilioni di microrganismi che risiedono nell'intestino) ha un ruolo nella regolazione di quasi tutti i principali sistemi fisiologici del corpo, compreso il sistema nervoso centrale.
Un numero crescente di ricerche si è concentrato sulle vie di comunicazione bidirezionali tra i batteri intestinali e il sistema nervoso centrale: l'asse microbiota-intestino-cervello.
Il microbiota intestinale può comunicare con il cervello direttamente attraverso il sistema nervoso intestinale che invia segnali al cervello o indirettamente stimolando la liberazione di ormoni intestinali o trasformando i componenti della dieta in una serie di sostanze tra cui acidi grassi a catena corta, amminoacidi, neurotrasmettitori (serotonina, triptofano e acido gamma-amino-butirrico) e vitamine che influenzano il metabolismo ed il sistema immune che a loro volta influenzano l’integrità della barriera ematoencefalica e le funzioni cerebrali.
CHE COSA COMPORTA UN'ALTERAZIONE DEL MICROBIOTA INTESTINALE A LIVELLO CEREBRALE?
Un’alterazione nella composizione del microbiota intestinale (disbiosi intestinale) può attivare diverse vie di segnale delle cellule intestinali, portando alla sovra-produzione di sostanze infiammatorie che, oltre a causare lesioni intestinali, raggiungono il cervello attraverso la circolazione sanguigna, contribuendo allo sviluppo di disfunzioni cerebrali.
Inoltre, la disbiosi intestinale interferisce con la normale produzione di acidi grassi a catena corta, neurotrasmettitori e ormoni intestinali, tutti fondamentali per la funzione cerebrale.
Gli studi sugli animali hanno originalmente permesso di dimostrare il ruolo cruciale che il microbiota ha nello sviluppo e nel mantenimento della funzione cerebrale.
Questi studi hanno evidenziato che:
- l'assenza di microrganismi nell’intestino influenza le funzioni cerebrali;
- il trattamento con specifici microrganismi può modificare il comportamento;
- gli antibiotici influenzano il sistema nervoso enterico e il cervello.
IL BENESSERE DELL'INTESTINO INFLUENZA CERVELLO E PSICHE
L’evidenza che più del 20% dei pazienti con malattia infiammatoria intestinale presenta disturbi del sonno e depressione ha suggerito che anche nell’uomo il benessere dell’intestino possa influenzare psiche e funzioni cognitive.
Attualmente si pensa che esista anche una relazione tra microbiota intestinale e alterazioni quali-quantitative del sonno.
Il microbiota può inviare segnali in grado di influenzare il sonno mentre alterazioni dei ritmi circadiani e frammentazione cronica del sonno influenzano la biodiversità del microbiota portando a disbiosi intestinale.
Una maggiore biodiversità del microbiota porterebbe quindi a una migliore qualità del sonno e migliori prestazioni cognitive e comportamentali.
LA COMPOSIZIONE DEL MICROBIOTA PUÒ CONTRIBUIRE ALLO SVILUPPO DI MALATTIE NEURODEGENERATIVE
Negli ultimi anni diverse evidenze scientifiche hanno dimostrato che la composizione del microbiota intestinale può contribuire allo sviluppo di disturbi neurodegenerativi come il morbo di Alzheimer, disturbi dello spettro autistico, lesioni cerebrali, sclerosi multipla, morbo di Parkinson e ictus.
Caratteristica comune di queste malattie neurodegenerative è l’infiammazione cronica delle cellule neuronali che può portare alla loro morte ed alla perdita dell'integrità della barriera ematoencefalica che protegge il cervello dall’ingresso dal sangue di cellule infiammatorie e microbi.
LA DIETA MEDITERANNEA PROTEGGE IL CERVELLO ED È ANTIDEPRESSIVA
Poiché la biodiversità del microbiota intestinale viene favorita dall’abbondante consumo di fibre vegetali e al contrario, viene ridotta da una dieta ricca di zuccheri e grassi, si è fatta sempre più strada l’ipotesi che componenti derivati dalla dieta possono svolgere funzioni neuroprotettive e antidepressive.
A riprova di questa ipotesi, le persone che seguono la dieta mediterranea ricca di verdure e fibre che stimolano la crescita e l'attività di batteri benefici, sono meno affette da depressione.
Queste evidenze hanno portato adipotizzare che le malattie neurodegenerative, come gli stati depressivi, possano giovarsi di terapie con probiotici (microrganismi vivi che possono indurre benefici se somministrati in quantità adeguate) o con trapianto fecale.
Lo studio dell’influenza del microbiota intestinale sulla salute mentale è un argomento di ricerca relativamente nuovo che ha guadagnato popolarità negli ultimi anni, ma c’è ancora molta strada da fare.
Siamo ancora lontani dallo stabilire il ruolo del microbiota sul comportamento e le funzioni cognitive umane.
Sono necessari altri studi per definire se il microbiota intestinale può essere considerato un marcatore di malattia e se le terapia con probiotici, prebiotici (vegetali ricchi di fibre) e il trapianto fecale possono essere utili.
Anche se non sappiamo quale sia la composizione ottimale del microbiota intestinale che garantisce lo stato di salute, abbiamo la certezza che alcuni tipi di dieta come quella mediterranea, possono migliorare la salute mentale modulando sistemi endocrino, immunitario e gastrointestinale.
continua:
https://www.auxologico.it/microbiota-dallintestino-cervello?fbclid=IwAR1wDg42XWqFqDEuOAzk_K82yNkTqs6BR14rPSWDjpzN1u7q8Vgjoo5Urmc
Il digiuno intermittente può aiutare a curare i danni ai nervi
Hanno osservato come il digiuno abbia portato i batteri intestinali ad aumentare la produzione di un metabolita noto come acido 3-indolepropionico (IPA), necessario per rigenerare le fibre nervose chiamate assoni, strutture simili a fili alle estremità delle cellule nervose che emettono elettrochimica segnali ad altre cellule del corpo.
Questo nuovo meccanismo è stato scoperto nei topi e si spera che sia valido anche per qualsiasi futura sperimentazione umana. Il team afferma che il batterio che produce IPA, Clostridium sporogenesis, si trova naturalmente nelle viscere degli esseri umani così come nei topi e l'IPA è presente anche nel sangue umano.
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continua:
https://neurosciencenews.com/intermittent-fasting-nerve-recovery-20920/?fbclid=IwAR2RGjjl8B7BfHBNhVWrjQRVV4Qdoz2-gwNkJxSPoeXWfHpJFKUgwgSnlz4
03/09/2022
600.000 visualizzazioni e PIU'
ma vi rendete conto che siamo arrivati a 600.000 visualizzazioni
da ogni parte del mondo?
GRAZIE A TUTTI
e nell'ultimo mese i dati sono questi:
... IL LIBRO di Stefano Ferri

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LINK:
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02/09/2022
sito FABIANA MACALUSO
31/08/2022
COMMENCIANTI e i bancomat o altro....
Commissioni su pagamenti con bancomat: sono lecite?
Veniamo ora al quesito di partenza: «Può il commerciante imporre una commissione a chi paga tramite Pos?».
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La risposta è negativa:
non è legale addebitare ai clienti un sovrapprezzo per pagamenti effettuati tramite carte di credito, carte bancomat o altri strumenti elettronici (ad esempio, tramite bonifico online, PayPal, carta prepagata, ecc.).
In questo caso, il trasgressore rischia delle sanzioni amministrative e può essere segnalato alle AUTORITÀ.
Ma dove sta scritto che non si possono imporre commissioni ai pagamenti con bancomat?
La prima norma da tenere in considerazione è l’articolo 62 del Codice del consumo, il D. Lgs n. 206/2005 in base al quale «i professionisti (e con tale termine si intendono anche tutti i commercianti e gli
imprenditori) non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti ovvero, nei casi espressamente stabiliti, tariffe che superino quelle sostenute dal professionista».NON FATE I FURBI
30/08/2022
26/08/2022
#IoNonDimentico...........
link:
https://www.corvelva.it/approfondimenti/video/ionondimentico-i-danneggiati-da-vaccino.html
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Aspettando "Plandemic: 2 Indoctornation" - La nascita di Big Pharma Big
https://www.corvelva.it/approfondimenti/video/plandemic/aspettando-plandemic-2-indoctornation-la-nascita-di-big-pharma-big.html
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COSA SAPPIAMO DELLA SM..... COME VIENE E COME SI EVOLVE!
Fattori di rischio di comparsa e di progressione
Nonostante l’impegno dei ricercatori, non è stato possibile, finora, individuare la causa o le cause della sclerosi multipla. Quando in medicina restano aspetti indefiniti riguardo a malattie che hanno un impatto clinico e sociale rilevante, nascono e si diffondono informazioni, ipotesi e teorie, spesso del tutto infondate, che disorientano le persone interessate all’argomento, primi fra tutti i malati. Internet e le reti sociali tendono ad amplificare tale fenomeno.
Per questi motivi, a volte si leggono notizie, sulle cause della sclerosi multipla, prive di riscontri scientifici, ma che possono condizionare chi le apprende.
Nell’Angolo dello Specialista curato da Luca Durelli, responsabile di uno dei più importanti centri italiani della sclerosi multipla, si fa chiarezza su alcuni di questi “falsi miti”.

Le certezze oggi disponibili sono: che i geni creano una predisposizione ad ammalare di sclerosi multipla e che fattori riferibili all’ambiente in cui il soggetto vive e/o contatti con microrganismi favoriscono la comparsa della malattia dei soggetti predisposti. Di seguito si riassumono le conoscenze correnti su tali fattori e su quelli ai quali è stato attribuito un effetto sulla progressione nei soggetti che ne sono affetti.
In questa sezione troverete:
- Fattori Genetici https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/patologia-sclerosi-multipla/fattori-rischio-sclerosi-multipla/fattori-genetici-2/
- Fattori infettivi e la teoria dell’igiene https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/patologia-sclerosi-multipla/fattori-rischio-sclerosi-multipla/fattori-infettivi-teoria-delligiene/
- Fattori ambientali https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/patologia-sclerosi-multipla/fattori-rischio-sclerosi-multipla/fattori-ambientali-2/
- Area geografica, esposizione al sole e vitamina D https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/patologia-sclerosi-multipla/fattori-rischio-sclerosi-multipla/area-geografica-esposizione-al-sole-vitamina-d/
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CONTINUA NEL LINK ORIGINALE:
https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/patologia-sclerosi-multipla/fattori-rischio-sclerosi-multipla/che-cosa-causa-la-sclerosi-multipla/
Sindrome Clinicamente Isolata
La Sindrome Clinicamente Isolata consiste in un episodio di sintomi o segni, riferibili ad alterato funzionamento del sistema nervoso, che duri almeno 24 ore e che possa essere attribuito a un processo di infiammazione e demielinizzazione, in una persona che non abbia ricevuto in precedenza una diagnosi di sclerosi multipla.
Se la Sindrome Clinicamente Isolata si manifesta con un solo segno o sintomo, riferibile a un danno in un’unica area del sistema nervoso centrale, oppure oppure con un’unica lesione rilevata con la risonanza magnetica si parla di episodio monofocale.
Si definisce multifocale un episodio caratterizzato da più segni e sintomi attribuibili a danni verificatisi in diverse aree del cervello oppure da varie lesioni rilevate con la risonanza magnetica.
La Sindrome Clinicamente Isolata non è sempre un quadro preliminare di sclerosi multipla perché, in alcuni casi, può rimanere come episodio isolato, non essere seguito da un secondo episodio e non lasciare esiti.
Se dopo il primo episodio, che delinea una CIS, ne compare un secondo, sempre con sintomi o lesioni riconducibili a demielinizzazione, si formula la diagnosi di sclerosi multipla clinicamente confermata (vedi di seguito).
Le ricerche epidemiologiche suggeriscono che alcune caratteristiche con le quali si presenta la Sindrome Clinicamente Isolata sono indicative di una maggiore probabilità che essa evolva in una sclerosi multipla clinicamente confermata.
Ad esempio, quando alle manifestazioni cliniche si accompagna l’evidenza di lesioni riscontrabili con la risonanza magnetica, si ritiene più probabile tale evoluzione e lo stesso si può dire per le forme multifocali che sono a rischio più elevato delle monofocali.
La valutazione del rischio di evoluzione di un caso di Sindrome Clinicamente Isolata è molto importante perché, secondo le più recenti evidenze sulla cura della sclerosi multipla, somministrando tempestivamente, già nella CIS, un DMD di prima linea per il trattamento della sclerosi multipla, si riduce la probabilità di “conversione” dall’una all’altra forma o, quanto meno, la si ritarda.
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LINK ORIGINALE
https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/patologia-sclerosi-multipla/forme-sclerosi-multipla/sindrome-clinicamente-isolata/



