CONTATORE PERSONE

27/07/2026

La sclerosi multipla E' una malattia diversa PER ogni PERSONA: anche se tutti hanno molto in comune

Le #persone con sclerosi multipla possono essere particolarmente sensibili a molte situazioni.
Non tutte <le vivono allo stesso modo>, ma tra le cose che più frequentemente peggiorano i sintomi o la qualità di vita ci sono:
a mio parere...ecco cosa ci #potrebbe fare MALE!
Caldo e temperature elevate. (E LO STIAMO VEDENDO)
Stress fisico ed emotivo.
Stanchezza e mancanza di riposo.
Infezioni (influenza, COVID, cistiti, febbre).
Dormire POCO o male.
Sforzi fisici eccessivi.
Ansia e preoccupazioni continue.
Fumo di sigaretta...ATTIVO e PASSIVO
Eccesso di alcol.
SCARSA attività fisica o, al contrario, allenamenti troppo intensi.
Disidratazione.
Alimentazione poco equilibrata.
Alcuni farmaci (solo se indicati dal medico).
Dolore cronico non controllato.
Cambiamenti improvvisi di temperatura.
Carenza di vitamina D (se presente).
Oltre agli aspetti fisici, fanno molto male anche alcuni comportamenti degli altri:
Essere giudicati perché la malattia "non si vede".
Sentirsi dire: "Ma stai benissimo."
Sentirsi dire: "È tutto nella tua testa."
Essere accusati di essere #pigri.
Non essere creduti quando si parla di <fatica o dolore>.
La mancanza di #rispetto per i parcheggi riservati alle persone con disabilità.
Essere #esclusi o trattati con pietà.
Ricevere #consigli #non richiesti o false cure miracolose.
La sclerosi multipla E' una malattia diversa PER ogni PERSONA:
ciò che peggiora i sintomi in qualcuno può NON avere lo stesso effetto in un altro.
La sclerosi multipla non si combatte solo con i farmaci.
Si affronta ogni giorno anche con un #sorriso, una mano tesa, una <parola gentile e con persone #capaci di #ascoltare #senza giudicare>.
Perché, a volte, ciò che sembra piccolo per chi lo offre ..può diventare enorme per chi lo riceve.
Tuttavia, rispetto, comprensione e ascolto sono sempre di grande aiuto.
Possono non curare la malattia, ma hanno il #potere di #alleggerire il #peso che ogni persona con s. m. porta con sé ogni giorno....tutti i giorni dal primo giorno .














Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico. È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato. pub-0399915301528270

26/07/2026

IBS e dolore crampiforme

Cos’è la sindrome dell’intestino irritabile e quanto  è comune?

Anche nota come IBS, la sindrome dell'intestino irritabile un disturbo funzionale cronico del tratto gastrointestinale, caratterizzato da dolore addominale ricorrente e da alterazioni della frequenza e/o consistenza delle feci, il tutto in assenza di un danno organico identificabile che possa spiegare in qualche modo la sintomatologia. Questa definizione si basa sui criteri diagnostici Roma IV (2016), che guidano anche l'inquadramento clinico.

Quali sono i sintomi?

Il sintomo più rappresentativo dell'IBS è il dolore addominale di natura crampiforme. A questo, spesso, si associano meteorismo e gonfiore addominale (talvolta con flatulenza), oltre ad alterazioni dell'alvo (stitichezza, diarrea).

I vari sottotipi di IBS

L'IBS può presentarsi in modi diversi: in alcune persone prevalgono determinati sintomi, in altre altri. Per descriverla in modo più chiaro, gli esperti la distinguono in quattro sottotipi, in funzione dell'andamento dell'alvo e della Scala Bristol per la forma delle feci.

Il sottotipo più comune è l'IBS-D, in cui prevalgono feci molli o liquide. Segue l'IBS-C, dominata dalla stitichezza. C'è poi l'IBS-M, caratterizzata dall'alternanza tra diarrea e stipsi. Infine, completa il quadro l'IBS-U, che rientra nei criteri sintomatologici dell'IBS ma non è facilmente classificabile nei sottotipi precedenti.

Quali sono le cause?

Quando si parla di IBS è bene sapere che non esiste un'unica causa: nella maggior parte dei casi, entrano in gioco più fattori, che possono combinarsi tra loro.

Il modo in cui l'intestino si muove (motilità) è senza dubbio una dei protagonisti del disturbo: in alcune persone, il transito può essere più rapido (con tendenza alla diarrea), in altre più lento (con tendenza alla stitichezza). Spesso, inoltre, l'intestino è più reattivo e sensibile, motivo per cui per cui stimoli normalmente tollerati possono essere percepiti come dolore o crampi.

Negli ultimi anni, si è parlato molto anche di barriera intestinale, infiammazione di basso grado e attivazione di alcune cellule coinvolte nei processi infiammatori (come i mastociti): non si tratta dell'infiammazione tipica delle malattie intestinali organiche, ma di cambiamenti più sottili che, in alcuni soggetti, potrebbero favorire dolore e disturbi dell'alvo.

Infine, contano anche alimentazione e microbiota. Alcuni cibi possono agire da fattori scatenanti; tra i più discussi ci sono i FODMAP, carboidrati fermentabili che possono aumentare gas e distensione intestinale. Per quanto concerne il microbiota, invece, si osservano spesso alterazioni a suo carico, che possono influire su gonfiore, sensibilità e risposta dell'intestino agli stimoli; va precisato, però, che non esiste un test del microbiota unico e valido per stilare una diagnosi.

Come si diagnostica?

La diagnosi di IBS è essenzialmente clinica: si basa su una raccolta accurata dei sintomi e sulla visita, applicando i criteri Roma IV (2016). Proprio secondo questi ultimi, si parla di IBS in presenza di dolore addominale ricorrente (almeno 1 giorno a settimana negli ultimi 3 mesi, con esordio almeno 6 mesi prima), associato ad almeno due tra: relazione con la defecazione, cambiamento della frequenza delle feci, cambiamento della forma delle feci.

Di solito, è prassi eseguire pochi esami mirati al fine di escludere altre cause (per esempio, un test per la celiachia). Indagini più impegnative e, talvolta, più invasive, come imaging ed endoscopia, vengono riservate ai casi con segnali d'allarme (come perdita di peso, anemia, sangue nelle feci, nuova insorgenza dopo i 50–60 anni, familiarità).

Infine, è utile identificare il sottotipo (IBS con diarrea, stitichezza o forma mista) anche con la scala di Bristol, perché orienta poi le scelte terapeutiche.

Quali sono i trattamenti?

In genere, la gestione dell'IBS è personalizzata: non esiste una soluzione unica e il trattamento varia in base ai sintomi predominanti e a quanto incidono sulla quotidianità.

Un aspetto cruciale è la dieta, perché alcuni alimenti possono agire da trigger. Di solito, si parte da indicazioni pratiche (regolarità dei pasti, attenzione ai cibi che aumentano gonfiore e fastidio) e, quando serve, da un percorso più strutturato come l'approccio low-FODMAP, che prevede una fase di riduzione dei carboidrati fermentabili seguita da una loro reintroduzione graduale, per capire cosa dà realmente problemi e in che quantità.

Se i disturbi persistono, possono essere utili farmaci sintomatici, come antispastici per crampi e dolore, antidiarroici nei quadri con diarrea e lassativi osmotici o medicinali specifici in caso di stitichezza.

IBS e dolore crampiforme: il ruolo dell’olio di menta piperita

Nel percorso di gestione dell'IBS, accanto alle modifiche alimentari e alle terapie su misura, può trovare spazio anche un supporto di origine vegetale: l'olio di menta piperita.

Non bisogna dimenticare che l'IBS è una condizione estremamente variabile da persona a persona e che, proprio per questo, gli effetti non sono identici per tutti. Tuttavia, in un approccio ragionato e personalizzato, l'olio di menta piperita rappresenta un'opzione da prendere in considerazione, soprattutto quando si cerca un supporto mirato sui dolori da intestino irritabile.

continua nel link originale:   https://www.my-personaltrainer.it/native/ibs-crampi-addominali-olio-menta-piperita




Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico. È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato. pub-0399915301528270

Endometriosi, è importante fare la domanda di invalidità.

In Italia tre milioni di donne che hanno ricevuto una diagnosi di endometriosi.

L’endometriosi in Italia riguarda dal 10% al 15% delle donne in età riproduttiva de dal 30% al 50% di coloro che hanno problemi di infertilità o difficoltà a rimanere incinte.

Causa dolore e problemi fisici, ma la per la diagnosi può essere complessa. Talvolta passano diversi anni e risorse economiche. Alcuni studiosi hanno dimostrato che l’endometriosi è correlata anche a sintomi psichiatrici quali ansia, depressione, in particolar modo, ma anche stress e scarsa qualità della vita.

Gli stadi clinici più gravi dell’endometriosi sono considerati patologie croniche e invalidanti e danno diritto a esenzioni dalle prestazioni specialistiche. Attualmente nel nostro Paese circa 300.000 persone che godono di queste esenzioni.

Il Ministero della Salute indica i sintomi più comuni dell’endometriosi che includono dolore, perdite di sangue, astenia, ipotermia e fenomeni depressivi. La sub-fertilità e l’infertilità sono anche sintomi comuni, presenti in circa il 30-40% dei casi.

Dal punto di vista dell’invalidità e quindi dei diritti in ambito lavorativo,  al terzo e quarto stadio può essere riconosciuta una percentuale variabile di invalidità con un massimo che però non supera il 25%. Inoltre, si parla anche di terzo e quarto stadio con “complicanze”, una specifica che circoscrive ulteriormente il campo e che permette di arrivare al 30% solo ad alcune delle pazienti che soffrono di forma moderata e grave e di un particolare quadro clinico.


link originale:

https://www.uniciv.it/2024/02/21/endometriosi-e-importante-fare-la-domanda-di-invalidita/










Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico. È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato. pub-0399915301528270

21/07/2026

Fenomeno di Uhthoff

La sindrome di Uhthoff è un peggioramento temporaneo dei sintomi neurologici legato all'aumento della temperatura corporea (anche di solo 0,5 °C), tipico della sclerosi multipla. I sintomi, reversibili e di breve durata, sono scatenati da caldo, febbre, esercizio fisico o bagni caldi

I sintomi più comuni includono:
  • Disturbi visivi: annebbiamento, offuscamento o temporanea perdita della vista.
  • Affaticamento: stanchezza estrema e improvvisa (fatica).
  • Disturbi motori: debolezza muscolare, difficoltà di coordinazione e pesantezza agli arti.
  • Disturbi sensitivi:
    intorpidimento, formicolio o sensazione di scossa elettrica.
  • Difficoltà cognitive: "nebbia mentale" (brain fog), rallentamento nell'elaborazione delle informazioni e problemi di concentrazione
       
Questo fenomeno non è un danno permanente o una ricaduta della malattia, poiché i disturbi scompaiono non appena la temperatura corporea torna ai valori normali.

Per gestire o prevenire i sintomi, è utile evitare l'esposizione diretta al sole nelle ore più calde, fare docce o impacchi freddi e utilizzare indumenti refrigeranti.


















Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico. È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato. pub-0399915301528270