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25/08/14

sm e i vari farmaci

E' noto che non esiste attualmente alcun farmaco, capace di arrestare la progressione della Sclerosi Multipla.Una delle cose, che però si sentono dire i malati, quando vengono invitati dai loro neuro a sottoporsi alle diverse terapie farmacologiche, è che questo permetterà loro di avere comunque un rallentamento della progressione.Nel Giugno del 2010, il prof. Neil Scolding del Dipartimento di Neurologia di Bristol ha pubblicato un Editoriale, dove analizza 4 diversi studi, che si erano occupati dell' argomento, con il coinvolgimento di 5.000 pazienti.
I trattamenti per la SM sono essenzialmente profilattici, e, come tutti i farmaci il cui scopo è quello di prevenire gli eventi (recidive) che sono imprevedibili e relativamente non comuni (il tasso medio di recidiva nella sclerosi multipla è di circa uno all'anno), la loro efficacia è difficile da valutare anche in studi su larga scala, ed impossibile nel mondo reale della pratica clinica. Se un paziente trattato è libero da ricadute per, diciamo, due anni, questo è da ascrivere all' efficacia del farmaco o al corso naturale della malattia? Non lo sa nessuno.Per rendere le cose ancora più difficili, i calcoli sulla efficacia dei farmaci si basavano sugli effetti putativi di prevenire l'accumulo di disabilità nella sclerosi multipla, non sui tassi di recidiva. A molti questo sembrò pericoloso - in primo luogo, perché solo una percentuale di pazienti (che sono identificabili) diventano progressivamente disabili e in secondo luogo, perché la relazione tra ricadute e disabilità è più complesso e più indiretto. Ridurre la frequenza delle recidive non fa necessariamente ridurre la progressione della disabilità. Infatti, gli studi su potenti anticorpi monoclonali dimostrano che la progressione può continuare senza sosta, anche quando le recidive sono abolite completamente.
Nel 2002, il Sistema Sanitario Inglese commissionò uno studio, per valutare l' opportunità di proseguire con la somministrazione dell' Interferone. E' stata adesso eseguita la prima valutazione sostanziale dell' accumulo di disabilità per i 5000 pazienti, che sono stati reclutati e seguiti. Si è riscontrato che i pazienti che assumono trattamenti modificanti la malattia hanno acquisito più disabilità rispetto al gruppo di controllo. 


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