CONTATORE PERSONE

09/12/25

La riabilitazione neurologica: che cos’è la fisioterapia neurologica

La riabilitazione neurologica consente di curare i pazienti con malattie del sistema nervoso o neurologiche. La riabilitazione ha lo scopo di migliorare la funzionalità e la qualità della vita del paziente riducendo i sintomi debilitanti. 

L’OMS definisce la riabilitazione neurologica come “un insieme di interventi concepiti per ottimizzare il funzionamento e ridurre la disabilità” in persone che presentano “condizioni di salute riferibili a malattie acute o croniche, disordini, lesioni o traumi“. 

Per curare queste condizioni di salute si ricorre spesso alla fisioterapia che aiuta a recuperare la funzione motoria e il movimento di articolazioni, muscoli e tendini. In questo modo, mantenendo attivi i muscoli e le articolazioni flessibili si previene il deperimento e il deterioramento delle funzioni oltre a favorire la riabilitazione.

Dunque, la neurofisioterapia o fisioterapia neurologica è una branca specialistica della fisioterapia dedicata al miglioramento della funzione nei pazienti che hanno una disabilità fisica causata da condizioni neurologiche.


Quando si ricorre alla neurofisioterapia?

Come abbiamo visto la riabilitazione neurologica si occupa del recupero funzionale di persone affette da patologie del Sistema Nervoso (sia centrale che periferico). Qualsiasi condizione neurologica che influisce sul movimento e sulle capacità fisiche può essere trattata con la riabilitazione neurologica o neurofisioterapia. Questa branca della fisioterapia è indicata per il recupero neurologico in pazienti che hanno subito una lesione cerebrale traumatica/lesione alla testa, lesioni del midollo spinale, sclerosi multipla, Morbo di Parkinson, ictus emorragico, paralisi di Bell. 

In che cosa consiste un programma di fisioterapia neurologica?

Come abbiamo visto, lo scopo della fisioterapia neurologica è di aiutare quei pazienti che hanno delle invalidità causate da traumi neurologici a recuperare le funzioni. E’ una branca che si adatta alle esigenze del singolo individuo con obiettivi finali personalizzati che mirano al recupero del danno funzionale. Dopo una visita iniziale accurata con il medico neurologo, il fisioterapista specializzato in recupero neurologico stabilisce l’approccio migliore per il recupero.

Rispetto alla fisioterapia tradizionale la neurofisioterapia  sfrutta il fenomeno della neuroplasticità del cervello aiutandolo a formare nuove connessioni sinaptiche. E’ come se “ricablasse” il cervello per imparare o apprendere di nuovo compiti e abilità.

In base alla gravità dell’handicap, i programmi di neurologia riabilitativa possono essere individuali o di gruppo. Ad ogni modo, per un buon recupero, tutti gli esercizi assegnati dal fisioterapista neurologico devono essere ripetuti quotidianamente anche a casa per garantire che il tono muscolare e la funzione motoria non si deteriorino. 

 

CONTINUA: 
https://www.centromedicoracale.it/la-riabilitazione-neurologica-che-cose-la-fisioterapia-neurologica/







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La fisioterapia.................... IN PERSONE CON SM

La fisioterapia nella sclerosi multipla (SM) serve a 


mantenere e migliorare il più possibile le funzioni motorie, ridurre i sintomi che limitano la vita quotidiana e prevenire complicazioni dovute all’immobilità o alla progressione della malattia.

Non cura la SM, ma è una parte fondamentale del trattamento.

Ecco a cosa serve in concreto:

⭐ 1. Mantenere forza e mobilità

  • Migliora la forza muscolare a carico di gambe, braccia e tronco.

  • Mantiene o aumenta la mobilità articolare.

  • Riduce la rigidità (spasticità) tipica di molte persone con SM.

⭐ 2. Migliorare equilibrio e coordinazione

  • Riduce il rischio di cadute.

  • Allena la stabilità posturale e la precisione dei movimenti.

⭐ 3. Gestire la fatica (fatigue)

  • Aiuta a organizzare attività e pause in modo efficace.

  • Propone esercizi adattati per non peggiorare la stanchezza.

⭐ 4. Migliorare il cammino

  • Lavora su passo, postura e velocità.

  • Può prevedere l’uso e l’addestramento con ausili (bastone, rollator, ortesi).

⭐ 5. Ridurre il dolore e la spasticità

  • Mobilizzazioni, stretching e tecniche manuali diminuiscono tensioni e dolori.

  • Si può integrare con tecniche come TENS e rilassamento.

⭐ 6. Prevenire complicazioni

  • Evita retrazioni muscolari, irrigidimento delle articolazioni, perdita di autonomia.

  • Contribuisce a mantenere una buona funzione respiratoria.

⭐ 7. Migliorare autonomia e qualità di vita

  • Aiuta nelle attività quotidiane (alzarsi, vestirsi, muoversi in casa).

  • Supporta la persona nel mantenere il più possibile indipendenza e partecipazione sociale.




















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Sistema immunitario e microbiota intestinale: un legame fondamentale per la salute

Gut screening: il test che rivela l’equilibrio del tuo microbiota

Il microbiota intestinale come regolatore della salute

Il microbiota intestinale è l’insieme dei miliardi di microrganismi che popolano il nostro intestino e che svolgono un ruolo cruciale non solo nella digestione, ma anche nel mantenimento dell’equilibrio immunitario. Questi microrganismi interagiscono costantemente con il sistema immunitario, stimolandolo, modulandone le risposte e contribuendo alla difesa dell’organismo da agenti patogeni esterni.

Il ruolo del sistema immunitario nell’intestino

Circa il 70% delle cellule immunitarie si trova a livello intestinale. Non a caso, l’intestino è considerato il più grande organo immunitario del nostro corpo. Qui, le cellule immunitarie si trovano a stretto contatto con i batteri intestinali, in un dialogo continuo che consente di distinguere microrganismi “amici” da potenziali minacce. Quando questo equilibrio si rompe, possono insorgere infiammazioni croniche, allergie, intolleranze alimentari e una maggiore suscettibilità alle infezioni.

Microbiota, disbiosi e conseguenze per il sistema immunitario

La disbiosi intestinale, ovvero l’alterazione della normale composizione del microbiota, può avere conseguenze significative sul sistema immunitario. Quando i microrganismi benefici diminuiscono o i batteri potenzialmente nocivi proliferano, l’intestino perde parte della sua capacità di mantenere l’equilibrio.

Questa condizione è spesso correlata a processi infiammatori cronici che possono coinvolgere non solo l’intestino, ma l’intero organismo. Studi scientifici hanno dimostrato come la disbiosi sia associata a malattie autoimmuni, disturbi metabolici, sindrome dell’intestino irritabile, allergie e intolleranze alimentari. Anche la risposta alle infezioni può risultare compromessa: un microbiota impoverito è meno in grado di “allenare” le cellule immunitarie a riconoscere e combattere i patogeni.

Un’altra conseguenza della disbiosi è l’alterazione della barriera intestinale: la permeabilità della mucosa può aumentare, favorendo il passaggio nel sangue di sostanze che stimolano ulteriormente il sistema immunitario e mantengono uno stato di infiammazione di basso grado. Questo fenomeno, noto come leaky gut (intestino permeabile), è considerato un fattore di rischio per numerosi disturbi sistemici.

Individuare e correggere tempestivamente uno stato di disbiosi diventa quindi fondamentale per supportare la funzione immunitaria e proteggere la salute generale.

Gut screening: il test per analizzare il microbiota intestinale

Il gut screening è un test particolarmente accurato che permette di analizzare in modo approfondito la composizione del microbiota intestinale. Attraverso questo esame è possibile comprendere se il microbiota svolge correttamente il suo ruolo di sostegno al sistema immunitario e se sono necessari interventi mirati per ripristinare una condizione di equilibrio.

È un percorso diagnostico che si articola in due fasi complementari.

Nella prima fase vengono individuati i principali microrganismi che popolano l’intestino: i batteri “amici” che proteggono l’equilibrio, quelli che modulano la risposta immunitaria e gli eventuali patogeni, miceti o parassiti. Questo permette di capire se sono presenti squilibri, carenze o segni di disbiosi.

La seconda fase approfondisce i risultati, verificando la vitalità dei microrganismi rilevati e la loro reazione a diversi trattamenti, inclusi approcci naturali. Non si tratta quindi solo di descrivere la situazione, ma di fornire indicazioni utili su come riportare l’intestino in eq
uilibrio.



link: https://www.valsambro.it/news/sistema-immunitario-microbiota-intestinale.html



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03/12/25

777.777 Grazie a tutti , davvero.

Il mio blog “La Sclerosi Multipla… CCSVI vista da SAM, e NON solo”   ha raggiunto un traguardo che mai avrei immaginato: 777.777 visualizzazioni.

Un risultato che dedico a ciascuno di voi — lettori, amici, curiosi, ricercatori, pazienti, medici, familiari — che ogni giorno mi seguite, leggete, condividete e partecipate.

Il vostro interesse, il vostro affetto e la vostra presenza da ogni parte del pianeta sono per me una forza immensa.

Grazie a @tutti , davvero.


sclerosi multipla e ... Fenebrutinib





Fenebrutinib è un farmaco sperimentale orale inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (BTK) che agisce riducendo l'infiammazione e la progressione della sclerosi multipla (SM)

Fenebrutinib è un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (BTK), un farmaco orale, sperimentale, che penetra all’interno del sistema nervoso centrale, reversibile e non-covalente. Inibisce l'attivazione delle cellule B del sistema immunitario periferico e della microglia, ossia delle cellule immunitarie residenti del sistema nervoso centrale.

 

Secondo quanto dichiarato dall’azienda farmaceutica che lo sta sperimentando, nello studio FENhance 2, il primo di due studi pivotali multicentrici, randomizzati, in doppio cieco, fenebrutinib sperimentale ha dimostrato di ridurre significativamente il tasso annualizzato di ricadute (ARR) rispetto al farmaco teriflunomide, su un periodo di almeno 96 settimane, in un totale di 1.497 pazienti adulti con sclerosi multipla recidivante.


La Professoressa 
Eleonora Cocco (Università di Cagliari, Responsabile Centro Regionale Sclerosi Multipla, Cagliari), ha partecipato alla sperimentazione del farmaco nello studio FENhance e spiega: «Lo studio è stato condotto con rigore, le persone sono state seguite attentamente e, nel nostro gruppo, non si sono evidenziati particolari problematiche relative alla sicurezza e all’aderenza dei partecipanti. Essendo lo studio in cieco, non sappiamo quali pazienti abbiano ricevuto il farmaco sperimentale o teriflunomide.

Dobbiamo
aspettare che vengano comunicati i risultati della sperimentazione per capire quale sia stata l’efficacia complessiva del trattamento».


In un altro studio pivotale, 
FENtrepid, condotto in 985 pazienti adulti con sclerosi multipla primariamente progressiva, secondo quanto dichiarato dall'azienda che ne sta curando la sperimentazione Fenebrutinib ha dimostrato la propria non inferiorità rispetto al farmaco Ocrelizumab nel ritardare l'insorgenza della progressione della disabilità in un periodo di trattamento di almeno 120 settimane.


Per misurare la progressione della disabilità è stato utilizzato un punteggio composito dato da tre “misure”:

la disabilità funzionale totale (EDSS),


la velocità di deambulazione (test dei 25 passi)


e


la funzione degli arti superiori (test dei 9 pioli), attraverso cui lo studio ha valutato il tempo all'insorgenza della progressione confermata della disabilità composita a 12 settimane (cCDP12).


In entrambi gli studi la sicurezza epatica è risultata in linea con i precedenti studi su fenebrutinib. Ulteriori dati di sicurezza sono in fase di valutazione.



Allo studio FENtrepid, come allo studio FENhance, ha partecipato anche la 
Professoressa Matilde Inglese (Università degli Studi di Genova, Responsabile Centro Sclerosi Multipla Ospedale San Martino, Genova), che spiega:

«lo studio, effettuato in doppio cieco come gli studi FENhance, ha coinvolto persone con sclerosi multipla primariamente progressiva che avevano dimostrato un certo grado di progressione clinica. Erano arruolabili sia persone con SM progressiva che avevano dimostrato attività di malattia alla risonanza sia pazienti che avevano una forma progressiva non attiva. Abbiamo monitorato l’andamento delle diverse misure cliniche di disabilità previste dallo studio e abbiamo effettuato regolarmente le risonanze magnetiche previste dal protocollo sperimentale. Dovremo aspettare i risultatati per avere l’esatta evidenza dell’effetto del farmaco sperimentale».


Al momento, come hanno sottolineato la Professoressa Cocco e la Professoressa Inglese, non sono stati resi noti i dati completi degli studi, che l’azienda presenterà in occasione dei prossimi congressi scientifici, una volta che saranno disponibili, prevedibilmente nella prima metà del 2026, anche i risultati del secondo studio sulla SMR (FENhance 1).


«Nella misura in cui i risultati confermeranno quanto anticipato – conclude la professoressa Cocco – potremo dire che per le persone si aggiungerà un’ottima prospettiva terapeutica, perché avranno un trattamento orale in grado di avere un effetto importante sull’infiammazione periferica che è all’origine delle ricadute e insieme di agire a livello del sistema nervoso centrale per rallentare la progressione della disabilità. Attendiamo dunque con interesse la pubblicazione dei risultati».


La Professoressa Inglese conferma:

«Siamo molto contenti che sia stato annunciato che entrambi i trial su Fenebrutinib abbiano raggiunto i propri obiettivi primari, perché si tratta di un farmaco con un meccanismo d'azione diverso rispetto a esistenti, che può agire sul sistema immunitario sia in periferia sia a livello del sistema nervoso centrale e quindi anche sulle cellule mieloidi o le cellule microgliali, che sono residenti nel sistema nervoso centrale e che sono più coinvolte nell’infiammazione cronica cosiddetta “smoldering”, localizzata nel sistema nervoso centrale, che agisce come brace sotto la cenere causando un danno neurodegenerativo progressivo e l’accumulo di disabilità anche in assenza di ricadute evidenti».








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Potrebbe inoltre NON essere idoneo a partecipare chi, in precedenza, ha ricevuto determinati trattamenti. COME FUNZIONA....fenebrutinib rispetto a teriflunomide (AUBAGIO)


COME FUNZIONA LA SPERIMENTAZIONE CLINICA FENhance 1 (GN41851)?

Questa sperimentazione clinica sta reclutando persone con un tipo di malattia chiamata sclerosi multipla recidivante (SMR).

Lo scopo di questa sperimentazione clinica è quello di confrontare gli effetti, positivi o negativi, di fenebrutinib rispetto a teriflunomide nei pazienti affetti da SMR. Ai partecipanti di questa sperimentazione clinica, le verrà somministrato fenebrutinib o teriflunomide (AUBAGIO) .



COME E’ POSSIBILE PARTECIPARE A QUESTA SPERIMENTAZIONE CLINICA?

Per poter partecipare a questa sperimentazione clinica, occorre avere un'età compresa tra 18 e 55 anni e deve esserle stata diagnosticata la SMR in base a criteri specifici. Occorre inoltre aver ottenuto un punteggio non superiore a 5,5 sulla scala EDSS (Extended Disability Status Scale, scala di invalidità espansa), essere in grado di completare il test dei 9 pioli con ciascuna mano in meno di 4 minuti ed essere in grado di completare il test di deambulazione dei 25 piedi cronometrato.

Non sono eleggibili per questo studio i soggetti che hanno la sclerosi multipla primariamenteprogressiva (SMPP) o la sclerosi multipla secondariamente progressiva (SMSP) non attiva.
Potrebbe inoltre non essere idoneo a partecipare chi, in precedenza, ha ricevuto determinati trattamenti.

In caso un/una paziente ritenesse che questa sperimentazione clinica sia adatta a lui/lei e desideri prendervi parte, deve parlarne con il suo medico. Se il medico lo/la riterrà in grado di partecipare a questa sperimentazione clinica, potrà indirizzarlo/a al medico più vicino che segue la sperimentazione clinica. Al paziente verranno fornite tutte le informazioni che servono per decidere se partecipare alla sperimentazione clinica. I centri di sperimentazione clinica sono indicati in questa pagina.

Verranno eseguiti ulteriori esami al fine di verificare che il/la paziente possa ricevere i trattamenti somministrati in questa sperimentazione clinica. Alcuni di questi esami o procedure possono rientrare nelle normali cure mediche e possono venire eseguiti anche se non si partecipa alla sperimentazione clinica. In caso alcuni di questi esami fossero stati eseguiti di recente, potrebbe non essere necessario rifarli.

Prima di iniziare la sperimentazione clinica, verranno comunicati al/alla paziente tutti i rischi e i benefici della partecipazione alla sperimentazione. Verranno comunicati anche altri trattamenti disponibili, in modo che il/la paziente possa decidere se desidera ancora prendervi parte.

Durante la partecipazione alla sperimentazione clinica, sia gli uomini che le donne (se la paziente è in età fertile) non dovranno avere rapporti eterosessuali o, in caso contrario, dovranno adottare misure contraccettive per motivi di sicurezza. 

QUALE TRATTAMENTO VERRÀ SOMMINISTRATO A CHI ADERIRA’ A QUESTA SPERIMENTAZIONE CLINICA?

Tutti coloro che aderiranno a questa sperimentazione clinica saranno divisi in due gruppi inmodo casuale (come il lancio di una moneta) e riceveranno:

  • fenebrutinib sotto forma di due pillole due volte al giorno, oltre a una pillola "fittizia" di teriflunomide che verrà assunta una volta al giorno
  • OPPURE teriflunomide sotto forma di una pillola una volta al giorno, oltre a quattro pillole "fittizie" di fenebrutinib che verranno assunte come due pillole due volte al giorno

Ogni paziente avrà 1 probabilità su 2 di essere inserito in uno dei due gruppi. 

Questo è uno studio clinico "a doppio mascheramento", a significare che a entrambi i gruppi verranno somministrati trattamenti che sembreranno esattamente identici. Le pillole "fittizie" vengono utilizzate per evitare che medici e pazienti possano capire quale trattamento sta ricevendo ciascun gruppo.

Né il/la paziente, né il medico della sperimentazione clinica potranno scegliere o conoscere il gruppo di assegnazione. Tuttavia, il medico della sperimentazione clinica potrà scoprirlo qualora la sicurezza del/della paziente fosse a rischio. 


continua qui:  https://peripazienti.roche.it/it/trials/neurodegenerative-disorder/multiple-sclerosis/a-study-to-evaluate-the-efficacy-and-safety-of-fenebrut-75978.html












































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21/11/25

Tac- «Naetom Alpha Prime», la più avanzata tecnologia


  Solo due esempi di come funziona la nuova «Naetom Alpha Prime», la più avanzata tecnologia oggi disponibile nel campo della diagnostica per immagini. Una «super Tac» che in un tempo compreso tra 5 e 10 secondi esegue l’esame «total body» separando le varie strutture, per esempio ossa, vasi sanguigni, tessuti, attraverso una tecnologia a conteggio di fotoni associata all’intelligenza artificiale. Fornisce immagini a risoluzione ultra-definita, che consentono una visualizzazione dettagliata delle strutture anatomiche, dagli organi e dagli apparati più complessi alle ossa più piccole, come quelle dell’orecchio medio. Prodotta dalla Siemens, in Italia ce n’è una sola, visto che costa 2,5 milioni di euro, ed è all’ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, privato accreditato. È la seconda in Europa, l’altra si trova in Olanda.
Link:

19/11/25

Piccoli MA GRANDI PASSI AVANTI PER LA SCLEROSI MULTIPLA

I ricercatori identificano un nuovo tipo di cellula che può portare alla sclerosi multipla progressiva



Mercoledì 12 novembre 2025
Dottoressa Caroline Wennington

I ricercatori del nostro Cambridge Centre of Excellence hanno fatto una scoperta che POTREBBE portare a nuovi modi per trattare la progressione della sclerosi multipla. Hanno individuato un tipo insolito di cellule cerebrali che sembra alimentare attivamente la lenta infiammazione in corso e i danni ai nervi visti con la condizione.

https://www.mssociety.org.uk/research/latest-research/latest-research-news-and-blogs/researchers-identify-new-cell-type-may-drive-progressive-ms 




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18/11/25

SVOLTA NELLA RICERCA PROGRESSIVA MS!

🚀 Emozionante svolta nella ricerca Progressiva MS! 🚀

Il mio team all'Università di Cambridge, in collaborazione con Isabel Beerman al National Institute on Aging (e molti altri amici), ha scoperto una scoperta potenzialmente rivoluzionaria nella lotta contro la #sclerosimultiplaprogressiva (MS). Questo lavoro è stato guidato da Alexandra Nicaise, un membro chiave del mio team a Cambridge e
co-autrice leader, insieme a Irina Mohorianu, co-autrice senior, anch'essa basata su
Cambridge.

Utilizzando un modello pionieristico di "malattia in un piatto", abbiamo individuato un nuovo tipo di cellule cerebrali, cellule radiali simili alla glia (DARGs). Queste cellule provengono da astroglia matura sottoposte a riprogrammazione adattativa dello sviluppo e sembrano avere un ruolo centrale nella guida dell'#infiammazionecronica e della #neurodegenerazione nella sclerosi multipla progressiva.
In particolare, i DARG tornano ad una fase di sviluppo precoce e mostrano caratteristiche di #invecchiamento precoce, contribuendo attivamente all'ambiente dannoso all'interno del cervello.

Questa scoperta apre nuove strade per terapie mirate che potrebbero trasformare il trattamento per questa malattia devastante, offrendo speranza a migliaia. Le nostre scoperte potrebbero anche fornire informazioni su altre condizioni neurodegenerative.

Rimanete sintonizzati mentre approfondiamo i macchinari molecolari dei #DARGs ed esploriamo il loro potenziale come bersagli terapeutici! 


  #STEFANOPluchino 


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23/10/25

SCRIVERE IN _ #GRASSETTO _ a mio parere NON significa #URLARE ...

Lo dico da sempre [vd data 11/6/22]
che le persone con Sm (sclerosi multipla) hanno #PROBLEMI alla #vista ( non tutti ma una buona parte) che ci causa :
DIPLOPIA
SCOTOMI
ANNEBBIAMENTO
NEURITI OTTICHE ecc..
********************************
Quindi SCRIVERE IN _ #GRASSETTO _ a mio parere NON significa #URLARE ...
TRANNE QUANDO SI #INSULTA , SCRIVONO #PAROLACCE O #OFFESE
molti in patologia <DOVREBBERO SAPERLO> ma fanno le/gli gnorri....

Poi arriva ...
..la signorina IN PATOLOGIA che mi dice <MA NON ARRABBIARTI...>
E IO <arrabbiarmi? Ma dove l hai letto O VISTO che mi sono ARRABBIATA?>
E GLI RIBADISCO CHE MOLTI IN SM AVENDO DISTURBI ALLA VISTA (FORSE ANCHE LEI) SCRIVONO IN GRASSETTO E NON necessariamente VUOL DIRE URLARE O #ARRRRRRABBBBBBIARSI..poi fate voi ..MAAA DIPENDE ANCHE DA VOI COME #INTERPRETATE NEL LEGGERE I COMMENTI O I LINK ..meditate gente #meeeeditate.
“Il problema è che alcuni leggono come vogliono, non come è scritto, e finiscono per travisare il senso delle parole.” “Il punto non è come uno scrive, ma come gli altri interpretano — spesso distorcendo il messaggio originale.” meditate gente #meeeeditate. MEDITATE

Disturbi visivi comuni

    Neurite ottica: Infiammazione
  • del nervo ottico che può portare a una perdita parziale della vista, spesso con dolore durante il movimento dell'occhio. 

  • Diplopia (visione doppia): Visione sdoppiata dovuta a un disallineamento dei bulbi oculari. 

  • Oscillopsia: Sensazione che gli oggetti statici oscillino o saltellino, spesso legata a nistagmo o diplopia. 

  • Nistagmo: Movimenti ritmici e involontari degli occhi. 

  • Visione offuscata: Riduzione della nitidezza visiva. 

  • Cambiamenti nella percezione dei colori: I colori possono apparire più scuri o sbiaditi. 

Altre condizioni visive


  • Oftalmoplegia internucleare: 

    Danno alle fibre nervose che coordinano il movimento orizzontale degli occhi, impedendo a un occhio di ruotare internamente e causando visione doppia quando si guarda di lato. 

  • Uveite intermedia: 

    Infiammazione dell'uvea che può causare visione offuscata, miodesopsie (mosche volanti), dolore e arrossamento dell'occhio. 

Importanza del monitoraggio

  • La misurazione dello spessore della retina con la tomografia a coerenza ottica (OCT) può essere utilizzata per monitorare la progressione della malattia, poiché la riduzione dello spessore delle fibre nervose è correlata a una maggiore disabilità. 

*SAPEVATELO*