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21/05/13

Disfunzione (danno) endoteliale nella vena dopo l'angioplastica che provoca restenosi e complicanze trombotiche.


Disfunzione endoteliale ..................................... l'esasperazione della dilatazione nella pta CCSVI.
L'endotelio può essere considerato un vero e proprio organo autocrino e paracrino, capace di secernere, in risposta a una grande varietà di segnali, numerosi mediatori chimici. L’attività paracrina dell’endotelio è rivolta sia verso la parete vasale che verso il lume.

Per disfunzione endoteliale si intende una alterazione della normale funzione endoteliale, che comporta la perdita di alcune caratteristiche strutturali e/o funzionali. Per "attivazione endoteliale" si intende invece l'acquisizione da parte dell'endotelio di nuove proprietà, come l'espressione delle molecole adesive durante l'infiammazione.

A livello luminale, l’endotelio modula la coagulazione e le interazioni con le cellule ematiche, leucociti e piastrine.

A livello parietale, l’endotelio modula il tono vasale e la stessa struttura vasale, rivestendo un ruolo di primissimo piano nel rimodellamento, che si osserva nella restenosi dopo l'angioplastica che provoca un danno, esponendo la matrice subendoteliale e il collagene all’azione adesiva delle piastrine circolanti la cui attivazione svolge pertanto un ruolo fondamentale nella genesi delle complicanze trombotiche. Pur in continua evoluzione, appare attualmente sempre meglio definito il ruolo della terapia antitrombotica nel prevenire le complicanze trombotiche.

Il ruolo dell’endotelio nel modulare la risposta alle variazioni del flusso è stato evidenziato da Holtz nel 1983, che ha osservato come la dilatazione flusso-indotta sia dipendente, in vitro e in vivo, dalla integrità dell’endotelio.

Fuster et al.
hanno postulato che la formazione del trombo, che si verifica nella parete
vascolare nel sito di denudamento endoteliale, in seguito a PTA, sia
parte del processo di restenosi che segue l’intervento


Achille Daga

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