CONTATORE PERSONE

18/05/2013

CCSVI, Sclerosi Multipla, *** COMPRESSIONE VENOSA ***


 

da Achille Daga Sabato 11 maggio 2013
Cosa ci riserva il futuro?                                                                                                                                        
 Il Dipartimento di Scienze CardioVascolari, Respiratorie, Nefrologiche e Geriatriche della Sapienza Policlinico Umberto I dal mese di ottobre-novembre 2010 ha attivato un Centro di Eccellenza per la CCSVI e l’Osservatorio Epidemiologico Nazionale sulla CCSVI situati nell’Istituto di Cardiologia I Direttore Prof Francesco Fedele. Dopo un breve periodo organizzativo è  iniziato un protocollo di studio e trattamento della CCSVI in collaborazione con il servizio di Radiologia Interventistica del Policlinico Universitario S. Andrea. Il Centro CCSVI  “Sapienza”  è stato il primo in Italia ad eseguire esami ECD il cui risultato viene riportato su una Mappa Emodinamica e Morfologica (31) che  ha permesso, per la prima volta,  di identificare con uno specifico algoritmo tre tipi di CCSVI:
. Tipo1 con blocchi endovascolari,
. Tipo2 con blocchi dello scarico venoso da COMPRESSIONE DEI VASI,
. Tipo3 misto, sia con blocco endovascolare che COMPRESSIONE EXTRAVASCOLARE.
La prima analisi statistica su oltre 500 casi affetti da Sclerosi Multipla studiati con ECD venoso intra ed extracranico nel nostro Centro CCSVI “Sapienza” ha rilevato nell'83% di essi la presenza di CCSVI secondo i criteri identificati da Zamboni.

===================================================================

Sclerosi Multipla: uno studio su CCSVI e compressione venosa
E’ stato pubblicato sul sito della rivista scientifica Phlebology della prestigiosa Royal Society of Medicine uno studio intitolato “Incidenza e distribuzione della compressione extravascolare del percorso venoso extracranico in pazienti con insufficienza venosa cronica cerebrospinale e sclerosi multipla“.

Alcuni ricercatori dell’Università di Belgrado (Serbia) hanno esaminato l’incidenza e la distribuzione della compressione extravascolare del percorso venoso extracranico (vene giugulari e/o azygos) in pazienti con sclerosi multipla con insufficienza venosa cronica cerebro spinale valutati con l’angiografia con tomografia computerizzata. Il gruppo di studio consisteva di 51 pazienti consecutivi con sclerosi multipla nei quali era stata diagnosticata l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale con l’ecocolordoppler è stata diagnosticata da color-Doppler (ECD). E’ stata effettuata in tutti i pazienti l’angiografia con tomografia computerizzata che ha rivelato una significativa compressione extravascolare (> 70%) del percorso venoso extracranico in 26 pazienti (51%), mentre in 25 pazienti (49%) non è stata osservata alcuna significativa compressione extravascolare. E’ stata osservata una compressione extracraniale causata da un processo trasverso delle vertebre cervicali in 23 pazienti, una compressione del bulbo carotideo in due pazienti, ed in un caso, la compressione si presentava come una sindrome dello stretto toracico.Al termine dello studio, secondo gli autori, i loro dati indicano che la compressione extravascolare del percorso venoso extracranico è frequente nei pazienti con sclerosi multipla con insufficienza venosa cronica cerebro spinale, e che è dovuta principalmente alla compressione causata da un processo trasverso delle vertebre cervicali. Sono necessari ulteriori studi per valutare le potenziali implicazioni cliniche di questo fenomeno.


COMMENTO:

Anche questo studio dimostra la correlazione tra l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI), scoperta nel 2007 dal prof. Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara, e la sclerosi multipla (SM), malattia gravemente invalidante che colpisce 63.000 italiani e per la quale purtroppo non sono ancora note né le cause né una terapia definitiva e valida per tutti, nonostante le ingenti risorse investite per la ricerca, soprattutto nel ricco settore farmaceutico. Continuare a negare questo fatto come sta facendo con ostinazione l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism), tramite il ridicolo studio CoSMo (partito male, finito peggio e neanche pubblicato) non ha veramente alcun senso e danneggia i malati.

C'È UN LEGAME TRA STRESS E SISTEMA IMMUNITARIO


STUDIOSO ITALIANO DIMOSTRA LEGAME TRA STRESS E IMMUNITÀ 

ROMA - Il patologo Pietro Muretto, dell'ospedale San Salvatore di Pesaro, ha dimostrato per la prima volta il legame che esiste fra il sistema nervoso e le difese immunitarie. I risultati della sua ricerca, pubblicata sull'International Journal of Surgical Pathology, danno un'evidenza scientifica a quella che sinora era un'ipotesi della medicina psicosomatica. Il sistema nervoso e quello immunitario sono collegati dalle cellule di Langerhans o cellule dendritiche, che non nascono come si riteneva nel midollo osseo ma nella struttura dell'embrione dalla quale si forma una parte del sistema nervoso periferico, chiamata cresta neurale. (Agr) 

------------ - 

Ammalarsi dipende molto da noi - By dott. Bottaccioli (medico) II modello medico-sanitario dominante è vecchio e superato e non è in grado di spiegare le connessioni tra psiche, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario 

C'è una rivoluzione in corso d'opera nelle scienze biomediche. Essa è il prodotto di altrettante rivoluzioni all'interno di discipline tradizionalmente separate: la neurofisiologia, l'immunologia, l'endocrinologia. La PsicoNeuroEndocrino Immunologia - che potremmo siglare per brevità PNEI - è il prodotto di questi cambiamenti e, a sua volta, imprime un'accelerazione nel ritmo e nella qualità del cambiamento in corso nelle singole discipline, a soprattutto essa reclama con forza una radicale modificazione del modello medico dominante, un modello vecchio, scadente nella pratica clinica e ormai d'impaccio allo sviluppo della ricerca scientifica. 

Quali sono le idee portanti del vecchio modello che la PNEI mette in discussione ? Provo a riassumerle. Il cervello umano è simile a un computer, una stazione di comando centra­le che conosce l'esterno leggendolo come un calcolatore legge un nastro magnetico e governa l'interno tramite gli ordini impartiti dall'alto al basso attraverso la rete nervosa. Il cervello è il reparto speciale e inaccessibile dell'organismo, i suoi codici e i suoi componenti sono unici e non rintracciabili in nessun altro organo. A loro volta, le difese immunitarie sono di tipo meccanico e automatico: l'anticorpo blocca l'antigene neutralizzandolo. Gli ormoni sono un sistema di bioregolazione automatica, la loro influenza sulle malattie comuni è praticamente nulla: essi interessano la diagnosi in quei rari casi di grave squilibrio endocrino che si presentano all'osservazione clinica. 

Le neuroscienze e la PNEI invece dimostrano che il cervello, pur essendo ovviamente la sede delle funzioni intellettive umane, non solo non è paragonabile a un calcolatore nel suo modo di leggere la realtà esterna, ma è, al tempo stesso e a tutti gli effetti, una grande ghiandola endocrina, recuperando così una geniale intuizione dell'antica medicina occidentale ("il cervello è una ghiandola, come una mammella", Ippocrate) e orientale ("il cervello è il lago del midollo", medicina tradizionale cinese). 

Così, il sistema immunitario può essere definito un vero e proprio organo di senso, l'occhio interno, organizzato in network per sorvegliare sia l'esterno sia l'interno. 

In questa nuova concezione le ghiandole endocrine non sono dei semplici 'termostati' , ma costituiscono un sistema strutturato a più vie che, in collaborazione con i sistemi nervoso e immunitario, mette in atto le reazioni vitali di adattamento dell'organismo ai cambiamenti che provengono dall'esterno. 

E le reazioni vitali nell'organismo umano includono funzioni cognitive cui partecipano organi e molecole di origine non nervosa: per esempio è ormai accertata la partecipazione di alcuni ormoni alla costruzione della memoria. Infine e quindi: la comunicazione all'interno dell'organismo non è di tipo gerarchico, ma bidirezionale e diffuso. D'altra parte senza queste nuove idee non sarebbe possibile spiegare e inquadrare risultati della ricerca altrimenti confusi e contraddittori. 

In sostanza nei laboratori di ricerca e nelle università più avanzate del mondo si è dimostrato in modo chiaro che il cervello - e quindi anche la nostra volontà - è in grado di influenzare il sistema immunitario e che a sua volta, fatto ancor più sorprendente, quest'ultimo fa sentire i suoi effetti sul cervello. Sono state decifrate anche le “parole” di questo dialogo interno al nostro corpo: si trat­ta di piccole molecole, dette “neuropeptidi” , che vengono rilasciate e captate sia dalle cellule nervose sia da quelle immunitarie ed endocrine. La portata di questa rivoluzione non sta solo nel rappresentare un punto di incontro tra le ricerche della medicina organica e quelle della psicosomatica, ma nell'interpretare in modo nuovo vecchie malattie - infettive, cardiache, infiamma­torie, metaboliche, tumorali - e nel suggerire più appropriate terapie, visto che le dinamiche del loro nascere e svilupparsi non sono più quelle che si sono fino ad oggi ritenute valide. 

Stress emozionale e malattie infettive Spesso il virus ci assale se noi glielo permettiamo. Questi i risultati delle ultime ricerche scientifiche che dovranno rivoluzionare l'interpretazione di malattie infettive e vaccini ! 

Gli studi sulle relazioni tra stress e malattie, infettive in particolare, iniziano negli anni Cinquanta e alternano esperienze su animali (topi per lo più) ed esseri umani. 

Un esempio: i cadetti di West Point Stanislaw Kasl, della Yale University nel New Haven, Connecticut, sul finire degli anni Settanta realizzò uno studio di ampie dimensioni per verificare l'inciden­za dello stress sulle malattie infettive. Il terreno era privilegiato: la elitaria accademia militare di West Point. Un luogo in cui lo stress si mangia a colazione, nel quale la particolare stupidità della disciplina militare si somma alle aspettative di carriera che nutrono giovani e famiglie, così come ci hanno raccontato decine di film americani. Vennero reclutati circa 1400 cadetti appena entrati in accademia. All'analisi del sangue si vide, come è nella norma, che circa i due terzi mostravano anticorpi contro il virus Epstein V Barr. Occorre considerare che la maggior parte degli esseri umani presenta questo virus senza ammalarsi, il quale però, in determinate circostanze, può provocare una febbre con ingrossamento delle ghiandole linfatiche conosciuta come “mononucleosi infettiva”.


info da Achille Daga 

CCSVI: COMPRESSIONE DELLA VENA GIUGULARE INTERNA CAUSATA DAL MUSCOLO OMOIOIDEO ATIPICO



Alcuni ricercatori polacchi, coordinati dal dr. Marian Simka di Katowice, hanno descritto il caso di un paziente con sclerosi multipla che presentava una compressione della vena giugulare interna causata dal muscolo omoioideo atipico. IN PRECEDENZA QUESTO PAZIENTE ERA STATO SOTTOPOSTO AD ANGIOPLASTICA CON PALLONCINO DELLA STESSA VENA GIUGULARE INTERNA. DIECI MESI DOPO QUESTA PROCEDURA ENDOVASCOLARE, L’ECODOPPLER HA DIMOSTRATO CHE LA PARTE CENTRALE DELLA VENA TRATTATA ERA COLLASSATA, SENZA ALCUN DEFLUSSO. NUOVAMENTE, LA VENA È STATA ALLARGATA ED IL FLUSSO È STATO RIPRISTINATO QUANDO LA BOCCA DEL PAZIENTE RIMANEVA APERTA. Perciò l’anormalità era probabilmente causata dalla compressione muscolare. Un’esplorazione chirurgica ha confermato che il muscolo omoioideo atipico comprimeva la vena. Di conseguenza, il muscolo patologico è stato sezionato. Un controllo ecografico tre settimane dopo la procedura chirurgica ha dimostrato una vena decompressa con deflusso venoso completamente restaurato. Secondo gli autori, anche se una simile compressione muscolare può essere trattata chirurgicamente con successo, la ricerca futura deve stabilire la sua rilevanza clinica.


SCLEROSI MULTIPLA: UNO STUDIO SU CCSVI E COMPRESSIONE VENOSA
E’ stato pubblicato sulsito della rivista scientifica Phlebology della prestigiosa Royal Society of Medicine uno studio intitolato “Incidenza e distribuzione della compressione extravascolare del percorso venoso extracranico in pazienti con insufficienza venosa cronica cerebrospinale e sclerosi multipla“. Alcuni ricercatori dell’Università di Belgrado (Serbia) hanno esaminato l’incidenza e la distribuzione della compressione extravascolare del percorso venoso extracranico (vene giugulari e/o azygos) in pazienti con sclerosi multipla con insufficienza venosa cronica cerebro spinale valutati con l’angiografia con tomografia computerizzata. Il gruppo di studio consisteva di 51 pazienti consecutivi con sclerosi multipla nei quali era stata diagnosticata l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale con l’ecocolordoppler è stata diagnosticata da color-Doppler(ECD). E’ stata effettuata in tutti i pazienti l’angiografia con tomografia computerizzata che ha rivelato una significativa compressione extravascolare (> 70%) del percorso venoso extracranico in 26 pazienti(51%), mentre in 25 pazienti (49%) non è stata osservata alcuna sgnificativa compressione extravascolare. E’ stata osservata una compressione extracraniale causata da un processo trasverso delle vertebre cervicali in 23 pazienti, una compressione del bulbo carotideo in due pazienti, ed in un caso, la compressione si presentava come una sindrome dello stretto toracico. Al termine dello studio, secondo gli autori, i loro dati indicano che la compressione extravascolare del percorso venoso extracranico è frequente nei pazienti con sclerosi multipla con insufficienza venosa cronica cerebro spinale, e che è dovuta principalmente alla compressione causata da un processo trasverso delle vertebre cervicali. Sono necessari ulteriori studi per valutare le potenziali implicazioni cliniche di questo fenomeno.

Fonte:

info di fb - di Achille Daga


16/05/2013

La Sindrome di Budd-Chiari



CARI AMICI AFFETTI O NON DA SM, ANDATE A LEGGERE LA SINDROME DI BUDD CHIARI DOVUTA AD UNA OSTRUZIONE DI UNA DELLE VENE DEL FEGATO CAUSATA IN ALCUNI CASI DA MALFORMAZIONE VENOSA DI TIPO TRONCULARE IN QUESTO CASO, MEMBRANOSO, CHE PORTA NEL TEMPO A CIRROSI. BENE PRATICAMENTE, IN LINEA DI MASSIMA, SONO GLI STESSI MOMENTI FISIOPATOLOGICI DELLA CCSVI. VENE SOVRAEPATICHE O EPATICA DI DRENAGGIO COME ALLO STESSO MODO LE GIUGULARI E L' AZYGOS PER IL CERVELLO ED IL MIDOLLO. IL FEGATO EVOLVE IN CIRROSI(FIBROSI) COME IL CERVELLO SVILUPPA PLACCHE DI NATURA FIBROTICHE. IN QUESTO CASO (S. BUDD-CHIARI) TUTTI D' ACCORDO PER IL TRATTAMENTO ENDOVASCOLARE (PTA), MENTRE NEL CASO DELLA SM FORSE PERCHE' L' ORGANO INTERESSATO E' DI COMPETENZA NEUROLOGICA NON SI E' D' ACCORDO SUL TRATTAMENTO DELLA PTA. 
QUINDI CAUSA CHE PUO' ESSERE LA STESSA, MOMENTI FISIOPATOLOGICI SIMILI, MA TRATTAMENTI DIVERSI, CHISSA' PERCHE'. .....
..
A VOI LE RISPOSTE






dal web 
La Sindrome di Budd-Chiari è un quadro clinico caratterizzato da ittero,epatomegalia e splenomegalia, ascite e ipertensione portale, causati da una occlusione della vena epatica. Il quadro clinico dei pazienti può progredire nel tempo in cirrosi. Durante tale sindrome si ha un'ipertrofia compensatoria del segmento del fegato che drena indipendentemente nella vena cava inferiore.

Eziologia


Trombosi
Compressione dei vasi causata da una massa esterna come un tumore o una cisti idatidea
Nella donna, gravidanza o utilizzo della pillola contraccettiva
Patologie dell'apparato ematopoietico con quadri clinici caratterizzati da ipercoagulabilità
Infezione

Diagnosi
Il procedimento di diagnosi si avvale del quadro clinico a cui aggiungere esami di laboratorio ed esami strumentali. Gli esami di laboratorio possono comprendere l'analisi degli enzimi epatici (ALT, AST) nel sangue, che suggeriscono un danno al fegato. Lo studio con ecografia addominale, ed in particolare con l'ecocolordoppler, ha un ruolo importante per la possibilità di visualizzare il blocco del flusso nelle vene sovraepatiche e l'inversione del flusso di sangue nella vena porta. Gli altri campi di diagnostica per immagini hanno, invece, un ruolo secondario. La biopsia potrebbe essere utilizzata per differenziare cause di ingrossamento del fegato ed ascite.

14/05/2013

news - “Sativex” - il farmaco Autorizzato per l’Italia

«Il “Sativex”, in uso da diversi anni in molti paesi europei,
a base di due estratti di Cannabis sativa (foglie e fiori). Un recente studio tedesco ne ha comprovato l’efficacia, con aumento della qualità della vita nei pazienti. Il miglioramento della spasticità è di circa il 30% ed analoghi esiti si sono avuti in uno studio fatto contemporaneamente nel Regno Unito e Spagna.



La delibera sulla Gazzetta Ufficiale n. 100. 

L'indicazione terapeutica è il trattamento della spasticità da moderata a grave nella sclerosi multipla.

Il 30 aprile 2013 
con autorizzazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 100 (supplemento n 33)

l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha autorizzato il Sativex®,  farmaco a base di cannabinodi, per il trattamento della spasticità da moderata a grave in persone con SM, che non abbiano manifestato una risposta adeguata ad altri farmaci antispastici.

Il farmaco è stato classificato dall’Agenzia Italiana del Farmaco in classe H, cioè a carico del sistema sanitario nazionale e sarà progressivamente disponibile presso le Farmacie Ospedaliere dei Centri di Sclerosi Multipla a partire dal prossimo autunno.

Il farmaco è soggetto a prescrizione medica limitativa, da rinnovare volta per volta, su prescrizione da parte del neurologo