CONTATORE PERSONE

05/01/2013

Convegno AIBOR sul tema Sclerosi Multipla, SLA, Parkinson, Fibromialgia. Causa infettiva?

   
Caricato in data 23/gen/2012


Convegno AIBOR sul tema Sclerosi Multipla, SLA, Parkinson, Fibromialgia. Causa infettiva?

A.I.BOR. (Associazione Italiana Bordetella pertussis ONLUS) nasce per volontà di un gruppo di malati e di ricercatori, interessati ad approfondire gli studi del Dr. Domenico Fiore sul possibile nesso di causalità tra il batterio Bordetella pertussis ed una serie di patologie prive di sicura diagnosi eziologica, definite autoimmuni e neurodegenerative.
Vari studi condotti a livello internazionale presso prestigiosi centri di ricerca - avvalorando con sempre maggior forza l'ipotesi di una eziopatogenesi batterica per una serie di patologie - danno nuova luce all'ipotesi formulata oltre un ventennio fa, dal Dr. Domenico Fiore, relativamente al coinvolgimento della Bordetella pertussis.
Non è nostra intenzione fare delle ricerche del Dr. Fiore occasione di scontro con la medicina "ufficiale" ma, al contrario, riteniamo che i suoi studi (un compendio di conoscenze di microbiologia, biochimica, neurologia e immunologia basato su rigorosi criteri scientifici), necessitino di ulteriore attenzione e approfondimento proprio da parte delle Istituzioni abilitate a validare le basi scientifiche di nuovi approcci terapeutici, senza aprioristiche chiusure.
Il nostro impegno vuole perciò essere rivolto a sviluppare ed evolvere tanto i temi della ricerca, quanto quelli della libertà di cura e del diritto alla cura, con l'obiettivo ultimo di facilitare la sperimentazione di trattamenti innovativi per la terapia delle malattie autoimmuni e neurodegenerative.


Sito dell'Associazione AIBOR: http://www.aibor.it/



04/01/2013

03/01/2013

GIURAMENTO PARLATO

la chelazione


" La procedura standard per la rimozione dei metalli pesanti del corpo è detta "chelazione."

Tutto è compiuto con la somministrazione di un agente chelante - solitamente acido dimercaptosuccinico (DMSA) - che si lega ai metalli pesanti residenti nello organismo facilitandone la naturale espulsione.

Questo tipo di trattamento è piuttosto faticoso, ha molti effetti collaterali e deve essere attuato sotto stretto controllo medico.

Se, tuttavia, ritenete che liberare il corpo da una sostanza chimica mediante la somministrazione di un'altra sostanza chimica potrebbe essere controproducente, sono tendenzialmente d'accordo. Per fortuna esistono erbe e spezie che agiscono naturalmente come agenti chelanti: il coriandolo è una di esse

coriandolo
Tale erba ha il potere esclusivo di neutralizzare il mercurio.

"Questa erba da cucina è in grado di mobilitare mercurio, cadmio, piombo e alluminio tanto nelle ossa che nel sistema nervoso centrale. È probabilmente l'unico agente efficace nel mobilitare il mercurio immagazzinato nello spazio intracellulare (allegato al mitocondri, tubulina, liposomi ecc) e nel nucleo della cellula (invertendo il danno al DNA di mercurio)."


Dietrich Klinghardt, MD, PhD - Chelazione: Come Rimuovere dal Corpo Mercurio, Piombo e altri metalli.

Gli studi hanno tuttavia suggerito che il coriandolo rimuove il problema solo in alcune parti del corpo, quindi è necessario adoperarlo in abbinamento ad un altro agente per completare il processo di disintossicazione.
Oltre che per diversi altri effetti benefici, la chlorella è conosciuta per le sue proprietà disintossicanti da tutti i metalli tossici e le tossine ambientali. Questo la rende perfetta per affiancare il coriandolo in una cura disintossicante-.

"Mobilitando le tossine il coriandolo può far si che una parte di esse vada ad invadere il tessuto connettivo (dove risiedono i nervi). Tale processo è definito reintossicazione, e può facilmente essere evitato somministrando contemporaneamente un agente di assorbimento intestinale delle tossine. La nostra scelta definitiva è appunto la chlorella, organismo algale. Uno studio recente ha dimostrato nei test su animali un eliminazione di alluminio dallo scheletro superiore a qualsiasi altro agente disintossicante conosciuto.

Il coriandolo induce la colecisti a riversare bile - contenente le neurotossine escrete - nello intestino tenue. Il rilascio di bile - fenomeno che avviene naturalmente dopo i pasti - è reso molto più efficace dal coriandolo. Se però non si assume il secondo agente - come la chlorella - la maggior parte delle neurotossine finiscono per essere riassorbite lungo la strada verso l'intestino tenue dalle terminazioni nervose del sistema nervoso enterico" Ibidem

  L'aglio  possiamo essere sicuri che respinge le tossine dal corpo.
  "L'aglio contiene molto zolfo, compresi i gruppi di maggior valore Sulph-hydryl, che ossidano mercurio, cadmio e piombo e rendono questi metalli solubili in acqua.


L'aglio contiene anche il minerale più importante, che protegge dalla tossicità del mercurio, il selenio bioattivo." Ibidem

Quindi l'aglio agisce su mercurio e piombo e aiuta il corpo a evacuare i metalli dal corpo. Forse l'alito cattivo è uno dei prezzi da pagare per conservare una buona salute.




                         La curcuma, infine, fu definita dalla medicina ayurvedica la regina delle spezie. La spezia amara aiuta a ripulire il fegato, purifica il sangue e promuove una buona digestione. Ha grandi proprietà anti-infiammatorie, ma nessuno degli spiacevoli effetti collaterali dei farmaci anti-infiammatori. È usata altresì per la pulizia della pelle e la conservazione degli alimenti.

"La curcuma stimola la produzione di tre enzimi-aril-idrocarburo-idrossilasi, glutatione-S-transferasi, e UDP-glucuronil-transferasi. Questi sono "coltelli" chimici che abbattono le sostanze potenzialmente nocive nel fegato.  

La curcuma offre una protezione analoga per le persone che stanno assumendo farmaci come il metotressato e altre forme di chemioterapia, che sono metabolizzati da o attraverso il fegato." James A. Dukes, Ph D., Dr. - Erbe Essenziali

Recenti studi scientifici hanno scoperto che la miscelazione con il pepe nero aumenta in modo esponenziale le proprietà curative della curcuma. Nessuna meraviglia che nelle ricette tradizionali dell'Asia meridionale spesso si combinino tali due spezie. Quindi datevi da fare ... macinate un mucchio di pepe nero in quella curcuma!

tratto da "Societa ammalata come uscirne":http://scienzamarcia.blogspot.com/2010/08/societa-ammalata-come-uscirne-come.html 

Fonte: http://saluteolistica.blogspot.com

DEGENERAZIONE MACULARE - maculopatia


DEGENERAZIONE MACULARE

COS’E’

La degenerazione maculare è per lo più dovuta al processo di invecchiamento dell’occhio (degenerazione maculare senile), sebbene alcuni pazienti presentino una predisposizione ereditaria; per questo è bene che i familiari di soggetti affetti da degenerazione maculare, una volta superati i 40 anni, si sottopongano a periodici esami oftalmologici. In altri casi la degenerazione maculare si sviluppa in seguito a traumi oculari, infezioni, infiammazioni o miopia.

La Degenerazione Maculare Senile

Nel mondo occidentale rappresenta una delle cause più frequenti di cecità legale. Circa il 20% della popolazione ne è colpita, con prevalenza per il sesso femminile.
Nei soggetti colpiti il rischio di ammalarsi al secondo occhio è del 5 – 15%.
La forma più diffusa è la degenerazione maculare atrofica o secca e riguarda il 90% di tutte le maculopatie.
Con l’invecchiamento si riduce l’apporto di sangue e di elementi nutritivi; i tessuti della retina si deteriorano e si assottigliano: al di sotto della macula si accumulano dei depositi di colore giallo che alterano la funzionalità delle cellule deputate alla visione centrale. Tali cellule, scarsamente nutrite dai capillari della retina centrale, si atrofizzano.
Nella degenerazione maculare essudativa o umida, più rara, si formano, al di sotto della macula indebolita, alcuni vasi sanguigni anomali inglobati in sottili membrane neovascolari dalla parete molto fragile.
Questi neovasi possono lasciar facilmente fuoriuscire del liquido essudativo (plasma, la parte liquida del sangue) che danneggia le cellule fotosensibili della macula o possono addirittura rompersi causando emorragie nella retina.
Gli episodi emorragici sono seguiti da tentativi di riparazione tessutale che portano alla formazione di una cicatrice centrale.
Se non si ricorre ad una terapia, in poche settimane o entro qualche mese, una gran parte delle cellule nervose della macula perisce o viene gravemente danneggiata. Si tratta di un processo irreversibile perché le cellule nervose della retina, una volta distrutte, non si ricostituiscono più.


SINTOMI
Il sintomo caratteristico e iniziale della degenerazione maculare è la percezione alterata e distorta delle immagini (metamorfopsie) seguita da una riduzione graduale e progressiva della visione centrale.
Anche i colori sembrano meno brillanti. Poiché la visione centrale è compromessa, risulta impossibile la lettura in quanto le lettere su cui viene fissata l’attenzione appaiono confuse e distorte.
Tipica è la distorsione delle linee dritte (i bordi delle piastrelle del pavimento possono sembrare ondulati, il profilo di una casa appare distorto). Può accadere che vengano percepite delle macchie grigie nel campo visivo o che le dimensioni di determinati oggetti appaiano diverse a seconda dell’occhio con cui si guardano.
Il sintomo tipico allo stadio terminale della maculopatia è lo scotoma (area di visione ridotta o assente nel campo visivo) centrale: la perdita della visione centrale diventa completa per cui non è possibile vedere nel punto in cui si fissa lo sguardo.
Anche nei casi più gravi, la degenerazione maculare non provoca totale cecità in quanto la visione paracentrale e laterale non è compromessa.






LA DIAGNOSI
Durante la visita oculistica, lo specialista esamina in primo luogo la parte centrale della retina mediante l’oftalmoscopio, uno strumento che, grazie ad un sistema di lenti, rende possibile l’osservazione diretta della retina.
È utile effettuare anche un test sulla visione dei colori (Test color) e di elettrofisiologia oculare (ERG focale).
L’esame fondamentale nella diagnosi delle maculopatie è la fluoroangiografia retinica che permette di studiare dettagliatamente la circolazione sanguigna della retina e della coroide (una specie di spugna vascolare posta al di sotto della retina stessa). Al paziente viene iniettata nel braccio una sostanza colorante (la fluorescina) che raggiunge in pochi secondi la circolazione retinica: i capillari e le strutture retiniche sono osservate attraverso un fluorangiografo e fotografati con un’apparecchiatura dotata di particolari filtri.
Con metodo simile si esegue l’angiografia ad indocianina che grazie alla sostanza iniettata (indocianina) permette di evidenziare le anomalie retiniche e coroideali più profonde.
L’OCT (tomografia ottica a radiazione coerente) è una tecnica recente che permette l’acquisizione e l’elaborazione computerizzata di immagini bi e tridimensionali della sezione retinica.
Mentre la fluoroangiografia e l’angiografia permettono la visualizzazione dei vasi sanguigni, l’OCT permette di visualizzare gli strati della retina fornendone delle immagini dettagliate in grado di evidenziare le minime alterazioni.
Non c’è contatto tra la sonda e le strutture dell’occhio, ma solo un raggio luminoso che in pochi secondi ottiene una mappa retinica ad alta risoluzione.
L’HRT-II (tomografo retinico laser Heidelberg) è un strumento utilizzato per misurare lo spessore retinico nella regione maculare.
È in grado di fornire informazioni complementari all’esame agiografico nel determinare la sede e il grado di edema retinico (pre e post terapia laser) o di atrofia maculare. L’esame è indolore e non richiede la dilatazione della pupilla
GRIGLIA DI AMSLER
La griglia di Amsler è costituita da incroci di linee diritte e perpendicolari fra loro.
Collocare l’immagine del reticolo a circa 35 centimetri di distanza dagli occhi, in buone condizioni di luce e fissare il puntino nero al centro avendo cura di coprire l’altro occhio.
In condizioni normali le linee devono apparire tutte ugualmente diritte. In caso di patologie oculari in una o più zone della griglia le linee possono apparire offuscate, confuse o distorte come indicato nella figura sotto a destra: è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico oculista.
COME SI CURA
La degenerazione maculare è una malattia della retina non curabile.
Nel caso della degenerazione maculare secca è possibile aiutare concretamente la capacità visiva residua utilizzando ausilii ottici e ricorrendo all’insegnamento di specialisti in ipovisione, imparando a sfruttare la capacità visiva periferica.
La degenerazione maculare umida può compromettere seriamente la capacità visiva: se diagnosticata in tempo il trattamento laser può rallentare il decorso della malattia.
La fotocoagulazione con laser termico
La fotocoagulazione con laser termico permette di fotocoagulare i vasi retinici anomali individuati in precedenza con l’esame fluroangiografico: il raggio laser (green) raggiunge le aree sottoretiniche e distrugge i neovasi. Con l’utilizzo del laser la vista non migliora, si interrompe solamente la fuoriuscita di liquido dai neovasi.
In casi estremamente selezionati le membrane neovascolari possono essere rimosse chirurgicamente.
Solitamente il beneficio ottenuto attraverso questi interventi è modesto e non è esente da rischi poiché si opera su una zona della retina estremamente vulnerabile.
La terapia fotodinamica con verteporfina
Di recente introduzione, la terapia fotodinamica con verteporfina è una tipologia di trattamento laser molto complesso che richiede personale altamente specializzato operante in strutture adeguate.
Ampiamente studiata nel campo dell’oncologia per il trattamento dei tumori dermatologici, la terapia fotodinamica permette di distruggere la membrana neovascolare maculare attraverso l’iniezione endovenosa di una sostanza farmacologia fotosensitiva che è attivata mediante il trattamento laser.
La verteporfina svolge una potente azione citotossica legata all’induzione di una trombosi intraluminale con conseguente eliminazione di apporto sanguigno al tessuto patologico.
La sostanza si accumula selettivamente nelle cellule endoteliali dei neovasi.
La sua attivazione avviene con l’applicazione di un raggio laser utilizzato sulle aree da trattare, di lunghezza d’onda pari al picco di assorbimento della sostanza stessa (689 nm).
Il raggio laser utilizzato è di tipo non termico e di conseguenza non provoca danni alla retina sovrastante. La sicurezza, l’efficacia e la selettività di questa terapia sono state dimostrate attraverso numerosi studi sperimentali scientifici.
La terapia combinata
La terapia combinata (terapia fotodinamica e triamcinolone intravitreale) di recente introduzione è ancora in fase sperimentale e per i suoi numerosi potenziali effetti avversi la diffusione su larga scala potrebbe essere limitata.
Tale terapia consiste nell’associare alla terapia fotodinamica una iniezione intravitreale di triamcinolone (corticosteroide) che genera una diminuzione della componente infiammatoria della lesione neovascolare, potenziata dall’azione antiangiogenetica già riconosciuta ai corticosteroidi.
Attualmente l’attenzione si sta rivolgendo anche verso le terapie farmacologiche mirate all’inibizione del processo di angiogenesi che sta alla base della degenerazione maculare umida. Si tratta di molecole inibitrici del VEGF (vascular endothelial factor o fattore vascolare endoteliale), una proteina che sembra giocare un ruolo importante nella crescita di vasi anomali a livello maculare.
Attualmente il VEGF è il più studiato fattore di crescita responsabile di neovascolarizzazione in vari tessuti.
AUSILI OTTICI
Le persone affette da degenerazione maculare dispongono di una visione periferica sufficiente per saper affrontare la vita di tutti i giorni senza l’aiuto di altri. Ciò nonostante esse faticano a leggere l’ora sull’orologio, a decifrare un cartello stradale, a riconoscere la destinazione dell’autobus: ciò che richiede capacità visiva centrale diventa per loro molto difficile da realizzare.
Tutte le attività che richiedono una buona capacità di risoluzione (leggere, guidare) esigono una macula integra; nelle persone affette da degenerazione maculare tutto ciò che viene guardato appare sfumato.
Le parti della retina distrutte non si possono sostituire né rinnovare.
La degenerazione maculare riguarda però soltanto una piccola parte della retina. Se si riuscisse ad ingrandire l’immagine da guardare in modo che essa oltrepassi la parte di macula carente e venga proiettata sul resto della retina, l’occhio dovrebbe riuscire a distinguerla.
Ciò è possibile mediante l’uso di ausili ottici, di sistemi di ingrandimento che utilizzano lenti particolari.
Per stabilire quale sia l’ausilio più adeguato, ogni persona con degenerazione maculare dovrebbe rivolgersi ad uno specialista in ipovisione.
Tra gli ausili ingrandenti possono rivelarsi utili sia occhiali da lettura più forti sia occhiali con lenti telescopiche o con lenti di ingrandimento.
Se ciò non fosse sufficiente si può ricorrere all’apparecchio di lettura televisivo a circuito chiuso, un sistema che è in grado di rappresentare l’oggetto da guardare o il testo da leggere su uno schermo e nella grandezza necessaria.
PREVENZIONE
Esistono fattori di rischio associati in modo significativo alla degenerazione maculare come ad altre patologie circolatorie. È importante controllare la pressione arteriosa, la concentrazione del glucosio e del colesterolo nel sangue.
Possono essere efficaci per la circolazione retinica i farmaci “vasoprotettori”; utili sono anche vitamine (in particolare A, E e C) e minerali assunti a dosaggi terapeutici.
La degenerazione maculare può essere rallentata nella sua evoluzione se colta nelle fasi precoci.
Spesso il paziente non riconosce i sintomi della degenerazione maculare se presenti in un solo occhio perché l’altro supplisce alla visione dei dettagli.
Quando anche l’altro occhio è colpito può essere troppo tardi per qualunque trattamento. Perciò è importante abituarsi, dopo i 40 anni, a visite periodiche di controllo a scopo preventivo.







01/01/2013

Acufene: cause, sintomi, forme e trattamenti

L’acufene, chiamato anche tinnitus (dal latino), è un disturbo della percezione uditiva che consiste nella percezione di rumori, suoni fastidiosi, talvolta sottili fischi o ronzii.

Si tratta di rumori percepiti in assenza di una corrispondente fonte sonora esterna. Una caratteristica comune è che tali rumori vengono percepiti soltanto dalla persona interessata, mentre le persone che le sono intorno non sentono alcun suono.

L’acufene può manifestarsi a qualsiasi età e senza distinzione di sesso.

Le cause dell’acufene

Le cause che scatenano l’acufene non sono ancora del tutto chiare. Probabilmente l’acufene è causato dalla combinazione di molteplici fattori che possono presentarsi contemporaneamente e favorire lo sviluppo del disturbo.

È possibile, tuttavia, che l’acufene sia associato a un malfunzionamento dell’apparato uditivo. A causa di problemi, traumi o lesioni che interessano le strutture uditive o il nervo acustico, i segnali sonori possono essere elaborati in modo anomalo dal sistema uditivo e dal cervello, determinando, in alcuni casi, la percezione dell’acufene.

Fra le possibili cause associate alla comparsa dell’acufene troviamo:

  • Rumori troppo forti: l’esposizione prolungata o intensa a rumori molto forti può danneggiare le cellule ciliate dell’orecchio interno, coinvolte nella trasmissione degli stimoli sonori al nervo acustico. Il danno può provocare una riduzione dell’udito e, in alcuni casi, la comparsa di acufene. A seconda dell’entità del danno, l’acufene può essere temporaneo oppure persistente.
  • Infezioni dell’orecchio: quando l’orecchio è interessato da un’infezione, anche l’udito può risentirne. È possibile, infatti, riscontrare un acufene durante un’infezione o in presenza di condizioni come sinusite o otite. In alcuni casi, il disturbo può ridursi o scomparire una volta risolta l’infezione.
  • Accumulo di cerume: se il condotto uditivo è ostruito da un’eccessiva quantità di cerume, l’udito può essere temporaneamente compromesso e può comparire anche l’acufene.
  • Uso di alcuni farmaci: alcuni medicinali possono avere effetti ototossici e, tra i possibili effetti indesiderati, possono provocare o peggiorare l’acufene. Il rischio dipende dal farmaco, dalla dose e dalla durata del trattamento.
  • Patologie dell’articolazione temporomandibolare, della colonna vertebrale, dell’apparato circolatorio o neurologiche: alcune di queste condizioni possono essere associate alla comparsa o al peggioramento dell’acufene.

Sintomi dell’acufene

L’acufene si manifesta come un’alterazione della percezione dei suoni. L’orecchio interessato, oppure entrambe le orecchie, può percepire:

  • ronzii;
  • tintinnii;
  • stridori;
  • fischi;
  • fruscii;
  • soffi;
  • sibili;
  • pulsazioni.

L’acufene può essere costante o intermittente e può essere percepito come un rumore molto debole oppure, al contrario, molto intenso.

Quando l’acufene è pulsante, il suono può essere percepito in sincronia con il battito cardiaco.

Il rumore percepito dalla persona interessata non è generalmente udibile dalle persone che si trovano nelle vicinanze.

Forme di acufene

In base alle caratteristiche e all'origine del suono, si distinguono principalmente:

  • Acufene soggettivo: è la forma più comune. Il suono viene percepito soltanto dalla persona interessata e non è udibile dall'esterno.
  • Acufene oggettivo: è una forma molto più rara, nella quale il rumore può essere associato a fenomeni fisici generati all’interno dell’organismo, per esempio da fenomeni vascolari o da contrazioni muscolari. In alcuni casi questi suoni possono essere rilevati anche attraverso specifici strumenti diagnostici.

Le cure

La gestione dell’acufene dipende dalla causa, dalle caratteristiche del disturbo e dalle condizioni della singola persona.

È quindi importante effettuare una corretta valutazione diagnostica, soprattutto quando l’acufene è persistente, compare improvvisamente, interessa un solo orecchio oppure presenta caratteristiche pulsanti.

L’acufene può essere associato a molteplici fattori che possono interagire tra loro. Una volta individuata, quando possibile, la causa o le cause associate al disturbo, il medico può valutare il trattamento più appropriato.

Poiché le cause e le caratteristiche dell’acufene possono essere diverse da persona a persona, non esiste un'unica terapia valida per tutti.

È pertanto opportuno rivolgersi a uno o più specialisti per individuare il percorso diagnostico e terapeutico più adeguato al singolo caso.

Tra gli approcci utilizzati nella gestione dell’acufene troviamo:

  • Terapia del suono e TRT (Tinnitus Retraining Therapy): la TRT si basa sull’idea di favorire l’abitudine alla percezione dell’acufene e sulla riduzione dell’attenzione che viene rivolta al suono. Può essere associata a tecniche di arricchimento sonoro. L'obiettivo non è necessariamente eliminare fisicamente il suono, ma ridurne progressivamente la percezione e il disturbo che provoca.

    Per comprendere il principio dell’abituazione si può pensare a quando ci si trasferisce in una nuova casa, magari vicino a una strada molto trafficata o a una ferrovia. Inizialmente i rumori possono risultare fastidiosi; con il tempo, però, il cervello può imparare a considerarli meno rilevanti e a prestare loro meno attenzione.

    L’arricchimento sonoro consiste nell’utilizzare suoni ambientali o altri stimoli sonori gradevoli, scelti in base alle esigenze della persona, con l’obiettivo di favorire l’abituazione e ridurre la percezione dell’acufene.

  • Tecniche di mascheramento sonoro: prevedono l’utilizzo di dispositivi o sorgenti sonore che producono suoni in grado di rendere l’acufene meno percepibile. Possono essere utilizzate da sole oppure nell’ambito di un percorso terapeutico più ampio.
  • Biofeedback: comprende tecniche finalizzate ad aiutare la persona a riconoscere e modificare alcune risposte fisiologiche, favorendo una maggiore capacità di gestione dello stress e delle reazioni associate all’acufene.
  • Terapie farmacologiche: non esiste un farmaco specifico in grado di eliminare universalmente l’acufene. In alcuni casi possono essere utilizzati medicinali per trattare condizioni associate o sintomi concomitanti, sempre sotto controllo medico. L’efficacia dei farmaci dipende dalla causa dell’acufene e dalla situazione individuale.
  • Stimolazione elettrica e altre tecniche fisiche: sono state studiate diverse tecniche, tra cui la stimolazione elettrica e alcune forme di laserterapia. Le evidenze scientifiche sulla loro efficacia nell’acufene sono variabili e non consentono di considerarle una soluzione valida per tutti.
  • Supporto psicologico e tecniche di gestione dello stress: l’acufene può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, sul sonno, sull’ansia e sul benessere psicologico. Per questo motivo, quando necessario, un percorso psicologico può essere associato alle altre strategie terapeutiche. Tecniche di rilassamento, gestione dell’ansia e strategie cognitive e comportamentali possono aiutare alcune persone a ridurre il disagio associato all’acufene.

Importante

L’acufene può avere cause e caratteristiche molto diverse. Le informazioni riportate hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituiscono la valutazione di un medico o di uno specialista.

In presenza di un acufene improvviso, persistente, monolaterale, associato a perdita dell’udito, vertigini o percepito in sincronia con il battito cardiaco, è particolarmente importante rivolgersi a un medico per una valutazione appropriata.