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⭐ Le #informazioni qui riportate hanno esclusivamente finalità illustrative e divulgative e ⭐NON sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o di un professionista sanitario.⭐ ©MelisStefania
I lavoratori che assistono un familiare disabile sono tutelati dalla legge italiana. La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 29009 del 17 dicembre 2020, ha chiarito che viene applicato il divieto di trasferimento dei caregiver quando i lavoratori non danno il proprio consenso.
Questa decisione si basa sull’art. 33 comma 5 della Legge n. 104/1992, che tutela chi presta assistenza ai familiari disabili.
Un lavoratore è stato trasferito a una nuova sede aziendale e ha contestato il trasferimento in tribunale perché doveva assistere un familiare disabile.
Il Tribunale di Napoli ha dichiarato il trasferimento illegittimo e ha ordinato la riammissione del dipendente in servizio.
Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato questa decisione, sostenendo che la nuova sede era più vicina alla residenza del familiare. Il lavoratore ha fatto ricorso alla Cassazione, che ha accolto il suo appello.
La Corte di Cassazione ha ricordato che il divieto di trasferimento dei caregiver si applica anche se il grado di disabilità del familiare non è grave, a meno che il datore di lavoro non dimostri esigenze aziendali effettive e urgenti, insuscettibili di essere soddisfatte in altro modo.
Questo diritto scatta al momento della richiesta dei benefici previsti dalla Legge 104/1992, indipendentemente dall’autorizzazione dell’INPS.
L’art. 33 comma 5 della Legge n. 104/1992 protegge i lavoratori caregiver vietando il loro trasferimento senza consenso. Questa tutela limita il potere direttivo del datore di lavoro e garantisce l’assistenza continua ai familiari disabili.
La legge richiede un bilanciamento tra le esigenze aziendali e i diritti del lavoratore. Il datore di lavoro può dimostrare in tribunale la necessità di un trasferimento solo per esigenze tecniche, organizzative e produttive insormontabili.
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https://thewam.net/divieto-di-trasferimento-dei-caregiver-chiarezza/
Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) è un disturbo del neurosviluppo che può manifestarsi con difficoltà attentive, impulsività e, in alcuni casi, un livello di attività motoria superiore a quello atteso per l’età.
Le manifestazioni e la loro intensità possono essere molto diverse da persona a persona. Per questo motivo, la valutazione e l'eventuale diagnosi devono essere effettuate da professionisti qualificati.
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo che generalmente compare durante l’infanzia e può persistere anche nell’età adulta.
I principali aspetti che possono caratterizzarlo sono:
Non tutte le persone presentano gli stessi sintomi e non necessariamente tutti gli aspetti sono presenti contemporaneamente.
Quando prevalgono le difficoltà attentive, possono essere presenti problemi nel mantenere la concentrazione, nel seguire un’attività per un periodo prolungato e nell’organizzare i compiti.
Possono inoltre emergere difficoltà nelle cosiddette funzioni esecutive, che comprendono, tra le altre, pianificazione, organizzazione, memoria di lavoro e capacità di portare a termine un'attività.
Queste difficoltà possono avere ripercussioni sull’apprendimento, sul lavoro e sulle relazioni con gli altri.
In altre persone possono prevalere l’iperattività e l’impulsività.
L’iperattività può manifestarsi, soprattutto nei bambini, attraverso un bisogno frequente di muoversi, difficoltà a rimanere seduti per periodi prolungati o un’elevata attività motoria.
L’impulsività può invece comprendere la difficoltà ad aspettare il proprio turno, interrompere gli altri durante una conversazione o agire rapidamente senza valutare completamente le conseguenze.
Quando sono presenti in modo significativo sia i sintomi di disattenzione sia quelli di iperattività e impulsività, si parla di presentazione combinata dell’ADHD.
La manifestazione del disturbo può comunque cambiare nel corso della vita e assumere caratteristiche differenti nelle diverse fasce d’età.
Le difficoltà associate all’ADHD possono influire sulla scuola, sul lavoro, sulle relazioni personali e sull’organizzazione della vita quotidiana.
Una persona può, per esempio, avere difficoltà a:
È importante ricordare che avere occasionalmente difficoltà di attenzione o essere particolarmente vivaci non significa necessariamente avere l’ADHD.
La diagnosi richiede una valutazione clinica complessiva e deve tenere conto della durata, della frequenza e dell’impatto dei sintomi nella vita della persona.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce una valutazione medica o psicologica.
In presenza di difficoltà persistenti di attenzione, impulsività o iperattività è opportuno rivolgersi al proprio medico o a un professionista qualificato per una valutazione appropriata.
Fonte di approfondimento: State of Mind – ADHD.
©MelisStefania
La Sindrome di Savant è una condizione rara ma straordinaria in cui persone con disabilità mentale/cognitiva anche grave presentano capacità al di sopra della media oppure particolari talenti che raggiungono livelli eccezionali. Esse sono definite “islands of genius” perché appaiono come abilità isolate rispetto alla condizione di disabilità (Treffert, 1988).
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https://www.tieniamente.it/2021/01/sindrome-savant-legame-autismo/#:~:text=Che%20cos'%C3%A8%20la%20Sindrome,talenti%20che%20raggiungono%20livelli%20eccezionali.