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28/06/20

Che cosa sono le fibre e quali sono le loro caratteristiche

Buona parte della salute e del benessere associati a ogni declinazione di “alimentazione corretta”, poggia sulle fibre.

Le certezze in questi decenni si sono moltiplicate, ma molta ricerca è tuttora in corso, specie per quanto riguarda gli aspetti associati alla funzione prebiotica (sostegno alla proliferazione del microbiota intestinale) svolta da alcune fibre specifiche.

Che cosa sono le fibre e dove reperirle?

Nel maggio 2016, la FDA statunitense ha dichiarato che «la fibra è costituita da carboidrati non digeribili, in catene di 3 o più unità (presenti nei cibi, o isolati da essi), o da fibre sintetiche. Le fibre sono dotate di dimostrati benefici fisiologici».

Tutti i cereali, le verdure e la frutta forniscono fibre con caratteristiche differenti, ma le proporzioni relative variano da alimento ad alimento.
Le fibre non solubili prevalgono nei cereali integrali e nei prodotti derivati: principalmente la crusca di frumento, seguita dalle farine di segale e di frumento integrale, da farro, grano saraceno (che è uno pseudo-cereale); a seguire orzo perlato, farina di mais, farina di frumento tipo 0 e riso integrale.

Anche tutta la frutta secca, dalle mandorle (le più ricche) ai pinoli (che ne contengono un terzo a parità di peso) sono fonte di fibre non solubili; tra i semi, una buona fonte di fibre insolubili sono quelli di lino.

Infine, le fibre insolubili sono presenti anche nelle verdure a foglia verde. Le fibre solubili sono invece fornite soprattutto dai legumi (arachidi comprese), dall’avena (con la crusca), da tuberi e radici, cipolle e semi di psillio e da tutta la frutta fresca (per mele e pere nella buccia, da consumare ben lavata)

Quali caratteristiche per quali funzioni?

Per molto tempo la solubilità è stata considerata la caratteristica principale delle fibre, in grado di condizionarne l’effetto fisiologico.
Tale tipo di distinzione è stata superata dalla fine degli anni ’90, anche su indicazione della FAO.
Infatti, le fibre si possono classificare anche in base ad altri aspetti caratterizzanti, come la viscosità e la fermentabilità: le pectine, i betaglucani, alcune gomme (per esempio la gomma di guar) e le mucillagini sono in grado di formare già nello stomaco soluzioni molto viscose, o gel. Inoltre, alcune fibre vengono prontamente fermentate dal microbiota intestinale: pectine, beta-glucani, gomma di guar, inulina e oligofruttosio sono rapidamente fermentabili, mentre cellulosa e lignina sono resistenti alla fermentazione nel colon.

Come già accennato, le caratteristiche chimiche e fisiche contribuiscono a determinare gli effetti fisiologici ascrivibili a fibre differenti. In generale, le fibre insolubili assorbono liquidi nell’intestino, aumentando di volume, con il conseguente aumento della massa delle feci, che vengono espulse con più facilità.

Effetti finali: riduzione del tempo di contatto tra feci e pareti intestinali e regolarizzazione dell’alvo. D’altra parte le fibre che, già nello stomaco, formano gel viscosi, rallentano i tempi di svuotamento e promuovono il senso di sazietà.

Ancora, le fibre si combinano con i carboidrati contenuti nel pasto, rallentando la comparsa del picco glicemico successivo alla digestione: si riduce il carico glicemico complessivo e diminuisce la stimolazione insulinica, con ovvi vantaggi per il profilo metabolico, nel breve e soprattutto nel lungo periodo.

Le fibre solubili promuovono anche l’eliminazione con le feci degli acidi biliari prodotti dal fegato. Per questo, alcune fibre specifiche (per esempio i beta-glucani da orzo e avena), riducono il colesterolo in circolo: il fegato lo deve “sequestrare”, come base per la sintesi di nuovi acidi biliari.

Nell’intestino le fibre favoriscono, talvolta selettivamente, alcuni ceppi del microbiota (azione prebiotica), garantendo la proliferazione ottimale dei ceppi batterici favorevoli. Un microbiota in salute è, a sua volta, indispensabile per promuovere la fermentazione delle fibre, che produce metano, anidride carbonica e acidi grassi a catena corta (butirrico, acetico e propionico).
È così che il pH del lume intestinale si abbassa: l’ambiente più acido è indispensabile per contrastare la proliferazione di batteri patogeni e il rilascio di metaboliti tossici. Da ultimo, ma non per importanza, le fibre viscose sono utili in caso di diarrea perché, assorbendo acqua, aumentano la consistenza delle feci.

 

Fibre e prevenzione: i dati della ricerca

Le fibre non godono ancora di tutto il favore che dovrebbero avere tra i consumatori. I livelli di assunzione sono infatti, a tutte le età, inferiori alle raccomandazioni. Nemmeno i professionisti della salute conoscono e riconoscono alle fibre i loro reali benefici.

Eppure, come ribadisce una review del 2016, a cura della British Nutrition Foundation, le evidenze emerse dai molti studi prospettici di coorte (condotti seguendo cioè per molti anni abitudini e salute di un gruppo di individui) ne dimostrano i benefici preventivi. 

Gli autori del rapporto britannico concludono che ogni aumento di 7 g dell’apporto di fibre si associa a una riduzione del rischio relativo di malattie cardiovascolari del 9%, di eventi coronarici del 9%, di ictus del 7%, di diabete di tipo 2 del 6% e di tumore del colon-retto dell’8%. La segnalazione più recente arriva però da una ricerca presentata durante il Congresso congiunto 2017 dell’American Heart Association/ American Stroke Association.

Confrontando nel tempo (4 anni) due gruppi di soggetti cardiologicamente sani, i primi con una dieta standard, i secondi con un’alimentazione prevalentemente (ma non esclusivamente) vegetale, è emersa una riduzione del rischio di insufficienza cardiaca del 42% nei secondi rispetto ai primi.

Lo studio non ha potuto stabilire un rapporto di causa-effetto tra livelli di consumo di fibre e protezione, ma l’osservazione merita approfondimenti. Se dimostrata, aggiungerebbe un tassello non indifferente ai già dimostrati vantaggi cardiovascolari dell’assunzione di fibre. È probabile, per esempio, che a ridurre il rischio di eventi cardio e cerebrovascolari concorra anche il controllo pressorio.

Nel settembre di quest’anno, infatti, una robusta metanalisi di 43 studi aveva dimostrato che il consumo quotidiano di fibre solubili ad alta viscosità (in particolare beta-glucani di orzo e avena e psillio), in dosi adeguate (la mediana era qui di 8,7 g/die, ma in alcuni studi il consumo quotidiano era pari a 30 g/die) è in grado di contribuire alla riduzione del rischio di ipertensione nei normotesi, ma anche al controllo dei valori pressori negli ipertesi.

L’intreccio dei fattori di rischio tra le aree cardiovascolare e metabolica è notoriamente stretto. Le fibre alimentari entrano in gioco, infatti, anche su sovrappeso/obesità e glicemia/insulinemia, denominatori comuni nelle cardiovasculopatie e nel diabete di tipo 2.

A questo proposito vale la pena di sottolineare la review pubblicata recentemente sull’American Journal of Clinical Nutrition, in cui si rileva la buona prova delle fibre in soggetti sovrappeso o obesi, ma altrimenti sani: in questi soggetti, in assenza di particolari restrizioni caloriche, l’aggiunta di una fibra solubile a bassa viscosità, ma molto fermentabile, come il glucomannano (3 g/die) ha promosso, nell’arco di 3 mesi, una perdita ponderale di 2,5 kg (media rispetto a placebo). È noto che ogni kg perso riduce il rischio di diabete di tipo 2; a fronte di una diminuzione ponderale del 2-5%, la glicemia a digiuno e i livelli di emoglobina glicata migliorano.

Il risultato citato è stato ottenuto con la sola aggiunta di fibre alimentari all’alimentazione: è un’opzione che non segue strettamente le linee guida, che caldeggiano invece il consumo della maggior varietà di alimenti vegetali, per assicurare tutto il panel di fibre disponibili; d’altro canto, l’obesità è associata a un aumento del rischio tale da guardare con favore anche a proposte di supplementazione con fibre, a basso costo e prive di controindicazioni.

Le fibre da cereali, frutta, verdura, legumi e semi sono risultate protettive anche nei confronti della sindrome metabolica. Una metanalisi di studi osservazionali condotti in tutto il mondo, pubblicata su Clinical Nutrition, ha concluso infatti che, al crescere dell’apporto di fibre con l’alimentazione, si riduce anche il rischio di sviluppare sindrome metabolica, in cui sono compresenti obesità viscerale, ipertensione, insulino-resistenza: si va da -15% per 10 g/die di fibre, a -24% per 20 g/die, fino a -27% per 30 g/die. Oltre i 30 g/die, però, l’efficacia non aumenta. Tali dati favorevoli emergono da studi condotti sugli adulti, ma hanno trovato

 

Le fibre in sintesi

In base alle evidenze attuali, si può affermare che:

  • L’aumento dei livelli di assunzione di fibre alimentari totali, fornite soprattutto da cereali e da prodotti integrali, ma anche da frutta e verdura è associato con una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche e di tumore del colon retto.
  • Le fibre alimentari totali, le fibre da cereali integrali e alcune fibre solubili influenzano la massa fecale e modulano il transito intestinale. Le fibre dei legumi, invece, sembrano influire sul peso delle feci.
  • Claim specifici in relazione al benessere intestinale sono stati autorizzati per le fibre da cereali (orzo, avena, frumento, segale), da barbabietola da zucchero e per un particolare prodotto a base di insulina estratta da cicoria, con caratteristiche ben definite.
  • I beta-glucani da orzo e avena svolgono un ruolo riconosciuto nel controllo dei livelli colesterolo totale e LDL e, in concentrazioni più elevate riducono la glicemia postprandiale.
  • Altre fibre che contribuiscono al mantenimento della colesterolemia sono le pectine e la gomma di guar (a livelli di assunzione ben più elevati) e il glucomannano (che in un’alimentazione ipocalorica contribuisce alla perdita di peso).
  • L’assunzione nell’ambito del pasto di pectine e arabinoxilano (prodotto dall’endosperma del frumento) si associa alla riduzione dell’aumento del glucosio ematico post-prandiale.

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Cosa sono i carboidrati


I carboidrati sono costituiti da carbonio, idrogeno e ossigeno, racchiusi nella formula Cm(H2O)n. Una semplice molecola di glucosio è costituita da 6 atomi di carbonio, 12 atomi di idrogeno e 6 atomi di ossigeno; ha la forma di un esagono ed è rappresentata dalla formula C6(H2O)6. I carboidrati, a seconda delle unità molecolari di cui sono composti, si dividono in semplici e complessi.

Carboidrati semplici

I carboidrati semplici sono costituiti da una o due unità di zuccheri. Un carboidrato semplice molto comune è il glucosio, utilizzato come fonte energetica dal corpo e dal cervello ogni giorno. Il glucosio è un monosaccaride, come il fruttosio (proviene dalla frutta) e il galattosio (dal latte).
I monosaccaridi, se combinati, possono dare vita a nuovi composti, i disaccaridi (due zuccheri), che includono:
-          lattosio, costituito da molecole di glucosio e galattosio
-          saccarosio, costituito da molecole di fruttosio e glucosio
-          maltosio, prodotto durante la maltazione dei cereali, come ad esempio l’orzo.
Gli zuccheri semplici sono solubili in acqua e facile da digerire per l’organismo; vengono assorbiti rapidamente attraverso le pareti intestinali per finire nel sangue.

Carboidrati complessi

I carboidrati complessi sono lunghe catene di carboidrati semplici. L’amido, per esempio, è formato da diverse unità di glucosio. Di seguito sono riportate le caratteristiche dei carboidrati complessi:
-          Amido: si trova nelle piante, specie nei semi e nelle radici. Cibi ricchi di amido sono il riso, il mais, le carote, la pasta e le patate. L’amido non è idrosolubile e richiede speciali enzimi digestivi, chiamati amilasi, per essere scomposto.
-          Glicogeno: presente nei muscoli e nel fegato degli animali. In realtà non si assumono carboidrati mangiando carne, ma la quantità di glicogeno che si trova nel tessuto al momento dell’uccisione dell’animale può alterare il pH della carne.
-          Cellulosa: la componente strutturale delle piante, che possiamo considerare come il loro scheletro. L’essere umano non è in grado di digerire la cellulosa anche se essa rappresenta l’elemento principale delle fibre alimentari, insieme alla lignina, alla chitina, alla pectina, al beta-glucano, all’inulina e agli oligosaccaridi.

I carboidrati sono buoni o cattivi?

Come per i grassi, anche intorno ai carboidrati sono stati creati diversi malintesi. Non si può parlare di effetti negativi o positivi a priori senza capirne il ruolo nel corpo e valutarne il tipo di utilizzo. Una certezza è che i carboidrati sono una fonte diretta di energia per i muscoli e per il sistema nervoso centrale. Tuttavia, è anche possibile sopravvivere senza di essi, in quanto non essenziali (benché importantissimi) per l’organismo.
Ad oggi il problema legato ai carboidrati riguarda il loro eccessivo consumo nella dieta di tutti i giorni, essendo ricchi il pane e la pasta; questo provoca sovrappeso, specie se unito ad una vita sedentaria.

Benefici dei carboidrati

Quando utilizzati in modo appropriato, i carboidrati presentano notevoli vantaggi. Innanzitutto sono la fonte primaria di energia per il metabolismo: mentre il corpo è in grado di ottenere tutta l’energia di cui ha bisogno da grassi e proteine, i carboidrati risultano utili per creare delle riserve energetiche da cui attingere nei momenti di bisogno. L’organismo immagazzina i carboidrati sottoforma di glicogeno tra il fegato e il tessuto muscolare. Quando si necessita energia supplementare, la scorta di glicogeno viene convertita in glucosio ed utilizzata come fonte energetica.
Se le riserve di glicogeno sono piene, i carboidrati vengono convertiti in grassi. Un processo che, se reiterato, provoca l’aumento di peso corporeo. Un consumo regolare comporta invece una serie di benefici, che andiamo ad analizzare.

Migliori performance fisiche

Per capire gli effetti dei carboidrati sulla prestazioni fisica, è bene prima conoscere come il corpo utilizza le diverse forme di energia. Per alzare un peso c’è bisogno di energia; l’adenosina trifosfato (ATP), è l’unica fonte energetica in grado di far contrarre il muscolo. I muscoli, però, immagazzinano l’ATP necessaria alla contrazione per pochi secondi, poi si esaurisce e se non viene rimpiazzata termina la contrazione. Il nostro organismo può sostituire l’ATP scomponendo il creatinfosfato e liberando così energia utile a compiere uno sforzo massimale per circa 8-10 secondi. Quando termina la scorta di CP il corpo passa alla glicolisi, ovvero l’utilizzo di glicogeno immagazzinato e di zucchero nel sangue per sostituire l’ATP. Tutto questo processo viene ripetuto ogni qual volta si svolge un esercizio molto intenso, come il sollevamento pesi in palestra, ad esempio.
Il consumo di carboidrati permette al glucosio di scorrere nel sangue e di rendersi disponibile in ogni momento per un utilizzo immediato. In questo modo le scorte di glicogeno vengono preservate, garantendo un’intensità ottimale durante l’allenamento.

Crescita muscolare

I carboidrati sono utili anche per la crescita muscolare, soprattutto attraverso l’azione dell’insulina; consumare carboidrati stimola il rilascio di insulina, che a sua volta aumenta la sintesi proteica (crescita muscolare). L’insulina provoca crescita incrementando il trasporto di aminoacidi dal sangue verso i muscoli. L’insulina agisce anche come anticatabolico, prevenendo così la perdita di tono muscolare; tiene sotto controllo l’ormone catabolico cortisolo, tra le cui funzioni è prevista la scomposizione delle proteine per ottenere energia. Quando i livelli di insulina sono alti, quelli di cortisolo sono bassi.
Durante l’allenamento, il corpo è in uno stato catabolico perché il cortisolo è alto; questo stato permane anche dopo l’esercizio, fino a quando vengono consumati carboidrati e proteine. Nella fase post workout il corpo è molto sensibile ai nutrienti e la sintesi proteica è maggiore rispetto ad una condizione di riposo.
Infine, consumare carboidrati ad alto indice glicemico serve per ripristinare le scorte di glicogeno utilizzate negli esercizi intensi. Questo favorisce un recupero muscolare più rapido.

Riposo ottimale

Sembra che il consumo di carboidrati prima di andare a dormire sia di aiuto per il sonno. Ma una delle regole auree  dell’alimentazione non è: no carboidrati la sera? Sì, però bisogna fare una distinzione.
Pasta e pane presentano un indice glicemico troppo alto, quindi è consigliato non mangiarli per cena, mentre alimenti come il riso, il salmone o le patate dolci vanno bene. L’ideale sarebbe una tazza di fiocchi di avena come spuntino dopo una cena leggera, per spezzare la fame e assicurare un sonno riposante.

Tempistiche per l’assunzione di carboidrati

Scegliere i momenti giusti per consumare carboidrati può essere molto utile per migliorare le prestazioni fisiche e per ottimizzare l’apporto energetico durante tutta la giornata.
-          Colazione: dopo una notte di digiuno, le scorte di glicogeno nel fegato e nei muscoli vanno esaurendosi; per questo è utile mangiare cibi ad alto contenuto di carboidrati per ripristinare il magazzino. Frutta, avena, cereali integrali sono la scelta migliore per la colazione.
-          Prima dell’allenamento: consumare carboidrati 2 o 3 ore prima di allenarsi permette di renderli pronti nel flusso sanguigno nel momento del bisogno. Si consigliano le patate dolci, pane integrale o pasta integrale.
-          Subito prima, durante e subito dopo l’allenamento: assunti in questi momenti, i carboidrati non solo fungeranno da carburante per l’intensa attività fisica, ma andranno rapidamente a ricomporre le scorte di glicogeno esaurite con lo sforzo.
-          Dopo l’allenamento: 1 o 2 ore dopo l’attività fisica, il consumo di carboidrati serve a mantenere alto il livello di insulina; più a lungo si tiene alto, maggiore sarà la crescita muscolare. Gli alimenti migliori sono il riso integrale, le patate dolci e le verdure.
-          Prima di andare a letto: abbiamo già visto questa situazione. I carboidrati non sono proibiti prima di mettersi a dormire, a patto che abbiamo un basso indice glicemico, come avena, orzo e segale.

Quali sono le giuste quantità?

Si potrebbe quindi pensare che in realtà i carboidrati vanno assunti con regolarità. Parzialmente vero: il consumo di carboidrati  va valutato sulla base della grasso corporeo, della massa muscolare del tipo di attività svolta e della sensibilità all’insulina.
Generalmente, maggiore è la massa muscolare, più alta è la capacità di una persona di gestire i carboidrati. Per esempio, un individuo di 75Kg di peso con un indice di grasso corporeo pari al 25% dovrebbe inizialmente assumere carboidrati in modo limitato e prevalentemente da fonti vegetali e saltuariamente da semi o noci.
Se, al contrario, al peso di 80 Kg, è abbinato un indice di massa grassa pari al 15%, è possibile aggiungere alla dieta più carboidrati contenenti amido.
Va anche considerato che l’assunzione di carboidrati dovrebbe essere inversamente proporzionale a quella dei grassi.
I cibi con maggiore contenuto di carboidrati sono i granuli , quindi orzo, mais, riso e grano, la pasta, il pane, i cereali, i fagioli, i semi, le verdure, la frutta, le noci, gli ortaggi a radici (i migliori sono le patate dolci) e la crusca.

Quando diminuire il consumo di carboidrati

Una dieta povera di carboidrati è consigliata alle persone che svolgono uno stile di vita piuttosto sedentario, caratterizzato da stress e da continui impegni. Inoltre, chi ha poca propensione a seguire una dieta, dovrebbe cercare almeno di limitare i carboidrati.
Questa soluzione è utile soprattutto dal punto di vista emotivo, perché si vedono subito i risultati: interrompere o limitare l’assunzione di carboidrati provoca un rapido effetto sgonfiamento.

Quando aumentare il consumo di carboidrati

Chi svolge uno stile di vita molto attivo, pratica sport a livello anche intenso e segue un’alimentazione bilanciata può senza problemi, mantenendo la moderazione, aumentare il consumo di carboidrati. Per chi pratica sport a livello agonistico potrebbe essere utile il consulto con un nutrizionista per ottenere i migliori risultati.

Fonti di carboidrati: meglio il cibo o gli integratori?

Una delle diatribe frequenti, specie nel mondo del fitness, riguarda la fonte di assunzione dei carboidrati: meglio dal cibo o dagli integratori? La risposta è entrambi: sia gli integratori e  che il cibo presentano dei vantaggi tali da renderli alternativamente preferibili in determinate occasioni.
Gli integratori sono più veloci da digerire rispetto alla maggior parte degli alimenti e quindi provocano un picco di insulina maggiore. I cibi integrali sono più lenti da digerire e favoriscono un ritardo della fame, oltre a fornire diversi benefici per la salute.
Per gli allenamenti, è consigliato assumere integratori di carboidrati ad alto indice glicemico, come il destrosio, le maltodestrine e il glucosio appena prima, durante e appena dopo l’attività fisica. Durante il giorno, invece, è meglio consumare carboidrati provenienti da alimenti integrali, da frutta e da verdure.

Destrosio, maltodestrine e mais glutinoso: il top per chi si allena

Il destrosio e le maltodestrine rappresentano la fonte migliore di carboidrati da assumere prima, durante e dopo gli allenamenti. Per capire la soluzione più adatta alle proprie esigenza, bisogna considerare che sia il destrosio che le maltodestrine sono rapidi da digerire e posseggono un alto indice glicemico, causando un rapido innalzamento dell’insulina.
Il destrosio è essenzialmente puro glucosio e non richiede praticamente una digestione; le maltodestrine, invece, sono dei polisaccaridi, quindi vengono digerite rapidamente come il destrosio ma non sono zuccheri puri. Inoltre il destrosio è molto dolce, mentre la maltodestrine sono quasi insapore.
Gli integratori di destrosio sono quindi la scelta più idonea dal pre al post workout; le maltodestrine sono invece consigliate a chi è intollerante agli zuccheri o a chi non gradisce un sapore troppo dolce.
Infine c’è il mais glutinoso, un integratore di carboidrati relativamente nuovo nello scenario alimentare, almeno in Italia. Si tratta di una fonte di carboidrati complessi ad elevata capacità di assorbimento, rivelandosi così adatto a chi è intollerante, o particolarmente sensibile, agli zuccheri.

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https://www.multipoweronline.it/guide/carboidrati.html

L’Oms cambia le linee guida: non serve tampone negativo per considerarsi guariti dal Covid

L’Oms ha cambiato le regole: solo tre giorni senza sintomi e addio isolamento. Indipendentemente dalla gravità dell’infezione

Dopo tre giorni senza sintomi si potrà infatti dire addio all’isolamento. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha infatti cambiato le carte in tavole e ha comunicato che non sarà più necessario avere il doppio tampone negativo per certificare la guarigione, e lasciare quindi i domiciliari. Saranno infatti sufficienti 3 giorni senza sintomi per tornare liberi. Indipendentemente dalla gravità dell’infezione.

Addio al doppio tampone negativo

Come riportato dal Corriere, i nuovi criteri imposti dall’Oms sono essenzialmente due. I pazienti sintomatici dovranno aspettare10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, e almeno 3 giorni senza sintomi, questo vale anche per febbre e sintomi respiratori. Per i pazienti asintomatici si parla invece di 10 giorni dopo il risultato del tampone positivo. Questo vuol dire che se un soggetto ha avuto sintomi per due giorni, dopo 10 giorni+3, ovvero 13 dall’inizio dei sintomi, potrà uscire dall’isolamento. Se un paziente ha avuto invece sintomi per 14 giorni, potrà dirsi libero allo scadere del 17° (14+3). Se i sintomi hanno invece avuto una durata di 30 giorni, verrà considerato fuori dall’isolamento al 33esimo giorno (30+3).

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https://www.corvelva.it/approfondimenti/notizie/covid19/l-oms-cambia-le-linee-guida-non-serve-tampone-negativo-per-considerarsi-guariti-dal-covid.html?fbclid=IwAR2XulKH-a3w6jE0lTFcJT7YmnHxjxJjsu3wSf0QH_S598yuwFnKBXrtj9E

Il conflitto di interessi, la democrazia e la libertà

La nostra democrazia prevede dei diritti e dei doveri dettati da una carta fondamentale per noi, la Costituzione italiana e l'insieme delle norme in essa contenute contenute delineano l'indirizzo della società italiana. Parliamo di diritti fondamentali come l'Articolo 21, "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" e nessuno, se non l'autorità giudiziaria italiana, può limitarlo.
Ma se qualcuno lo limitasse? E se questo qualcuno non lo facesse per un vero credo profondo, magari per noi sbagliato ma comunque sentito, ma lo facesse per un enorme conflitto di interessi? Dite che è troppo estremo come scenario?Prendiamo il tema vaccini: Amazon sta lavorando in segreto e da oltre un anno allo sviluppo di un vaccino contro il raffreddore. Il progetto sembrerebbe chiamarsi “Gesundheit” e ci stanno lavorando circa cento esperti del team “Grand challenge”.

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Johnson & Johnson per il talco con amianto

Corte dʼappello del Missouri: il prodotto "ha provocato a 22 donne un cancro alle ovaie". Dimezzato il risarcimento danni ma la multinazionale ha già annunciato ricorso

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Sì a indennizzo chi ha riportato lesioni conseguenti alla vaccinazione contro l'epatite A


Sentenza 118/2020 - Sì a indennizzo chi ha riportato lesioni conseguenti alla vaccinazione contro l'epatite A

Ha diritto a un indennizzo chi ha riportato lesioni conseguenti alla vaccinazione contro l'epatite A. La Corte costituzionale, infatti, con una sentenza depositata il 23 giugno 2020, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 1, della legge 210/1992 - inerente "l'indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati" - nella parte in cui "non prevede il diritto a un indennizzo, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla medesima legge, a favore di chiunque abbia riportato lesioni o infermità, da cui sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, a causa della vaccinazione contro il contagio dal virus dell’epatite A".

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https://www.corvelva.it/approfondimenti/area-legale/sentenze/sentenza-118-2020-si-a-indennizzo-chi-ha-riportato-lesioni-conseguenti-alla-vaccinazione-contro-l-epatite-a.html?fbclid=IwAR15PK-ejTDB224luLIbtxFuImKk7pPQi06dcA3ktrFc1JRMp8WLUUqiHUg

25/06/20

la cervicale

La cervicalgia, comunemente nota con il termine improrio di “cervicale”, è un disturbo muscolo-scheletrico caratterizzato da intenso dolore localizzato al tratto cervicale della colonna vertebrale che si accompagna a contratture muscolari, mal di testa, nausea e vertigini. 

In questo articolo saranno descritte le cause della cervicalgia e troverete utili consigli per prevenirla.

Le condizioni predisponenti sono:

•Esposizione prolungata a basse temperature, umidità o condizionatori; 

•Posture scorrette;

•Alterazioni anatomiche o meccaniche della colonna vertebrale (scoliosi, piedi piatti);

•Disfunzioni masticatorie o dell’articolazione temporo-mandibolare;

•Stress, tensione emotiva, riposo non ristoratore;

•Utilizzo di guanciali non appropriati;

•Attività lavorative che prevedono posture fisse, scorrette (stare alla scrivania in posizioni non ergonomiche) o movimenti ripetitivi;

•Attività ludiche o sportive che prevedono il sollevamento di pesi o l’utilizzo di un solo arto;

•Traumatismi (colpo di frusta, traumi cervicali);

•Sedentarietà, utilizzo prolungato di smartphone.

CONSIGLI, cosa fare e cose evitare.
Cosa Fare

•In caso di strappi muscolari o colpo di frusta indossare un collare cervicale morbido e applicare impacchi freddi nei primi giorni dal trauma;

•Utilizzare un cuscino ortopedico;

•Assumere una postura corretta al fine di alleviare e prevenire il dolore cervicale.

•Regolare la posizione dello schermo del computer e cercare di guardare il meno possibile lo smartphone; 

•Utilizzare un foulard per trattenere naturalmente il calore;

•Rendere ergonomica la posizione lavorativa.

•Eseguire regolarmente gli esercizi specifici per alleggerire il dolore cervicale e per prevenirne la ricomparsa; 

•Rivolgersi ad uno specialista neurologo in caso di dolore cervicale associato a disturbi sensitivi (formicolio, tensione) alle braccia, incapacità di toccare il petto con il mento, perdita di forza degli arti superiori e delle mani, o dolore persistente e farmaco resistente ai comuni analgesici;

•Eseguire terapie manuali (mobilizzazioni e manipolazioni) ed esercizio terapeutico;

•Eseguire un trattamento farmacologico (se ritenuto opportuno dallo specialista) e una fisioterapia  per ottenere un risultato più rapido e duraturo;

•Dopo aver raggiunto un discreto miglioramento del dolore è bene intraprendere un iter di riabilitazione specifico, volto a migliorare la dinamica della colonna vertebrale.

Cosa evitare
•Assumere posizioni che causano dolore;

•Esporsi all’aria fredda, al condizionatore e al vento (specialmente se sudati);

•Rimanere in una stessa posizione troppo a lungo;

•Applicare calore sulla cute dell’area dolente (quando se ne sospende l’esposizione la muscolatura ne risente);

•Sollevare pesi, effettuare sforzi o lavori che prevedono l’utilizzo di un solo arto;

•Dormire in posizione prona, con la testa piegata da un lato; 

•Rivolgersi a personale non qualificato che potrebbe aggravare il disturbo;

•Eseguire manipolazioni improprie quando è presente dolore.

Mettendo “mi piace” alla pagina: https://www.facebook.com/Dott.SimoneCepparulo/ potrai seguire tutti gli aggiornamenti

Per approfondire l’argomento puoi consultare il sito https://www.neuros.it/

Link originale
⬇️
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=122447116148983&id=102348358158859&sfnsn=scwshmo&extid=4zq4dylDEIhgEfX1

bastaaaaa....

È uno scenario di Gu&rra senza conquiste...

basta inculcare Paure e Ansie per portare la gente alla V@ccinazione di Massa...!


Cit. Flave

22/06/20

500MILAAAAAA VISUALIZZAZIONI DA OGNI PARTE DEL MONDO



Ciao a tutti,
solo poche righe per ringraziare, per la fiducia accordatami,

colgo l'occasione per inviarvi i miei più cordiali saluti.

La buona informazione NON MENTE MAI.
FELICISSIMA  DI QUESTO ARRIVO..

SPERO CHE CONTINUIATE A SEGUIRMI PER INFORMARVI AL MEGLIO.

Colgo l'occasione per inviarvi i miei più cordiali saluti.
Buona serata
STEFANIA MELIS

20/06/20

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Anche tu  puoi
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#radioFashionClub 《Nichelino》

*la voce di CHI NN HA VOCE*

Link TELEFONATEMI  ...IO CI SARÒ 

Allora DOMANI SARÒ  IN  RADIO... 

#nonVADOinOnda prima delle #16 

Gruppo di Radiofashionclub

Se volete interagire  GARBATAMENTE con me il numero di Telefono della Radio  e' 3482872643

Vi aggiornerò  con l' ora GIUSTA  domani (domenica 21 giugno 2020)

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=569184450639042&id=100026424751949

Camping Casa Bianca CERESOLE REALE


Email: 
campingcasabianca@libero.it
Cell. 340 080 8076

http://www.campingcasabianca.altervista.org/

16/06/20

La bottega dei sogni - Nichelino


https://www.facebook.com/405691676242844/videos/3007454112624917/?epa=SEARCH_BOX









Buongiorno a tutti !

Oggi pubblichiamo un pezzettino della nostra storia ,ciò che abbiamo fatto e costruito in questi ultimi anni insieme ai bambini di Nichelino...non per pensare al passato, ma come bagaglio di esperienze da cui ripartire per un nuovo CAMMINO .Questo video per noi rappresenta l'EVENTO del 2020 ,vi invitiamo a condividerlo ,sperando di incontrarci tutti insieme nel 2021.La bottega dei sogni

link : 
https://www.facebook.com/405691676242844/videos/3007454112624917/?epa=SEARCH_BOX

grande appuntamento -Giovedì 18 Giugno alle ore 20:45

volevamo ricordarti che Giovedì 18 Giugno alle ore 20:45 c'è un imperdibile webinar con Daniele Vecchioni, completamente gratuito, per conoscere il mondo del movimento consapevole e naturale.

https://live.macrolibrarsi.it/

Cistite recidivante...


... antibiotico-resistenza in aumento. Da position paper le raccomandazioni per ridurre il fenomeno

Nel trattamento della cistite si evidenzia un eccessivo utilizzo di antibiotici: in questo modo «si rischia l'inefficacia». Lo ha sottolineato Roberto Carone, presidente emerito della Fondazione italiana continenza (Fic) e past president della Società italiana di urologia (Siu), che ha presentato un position paper con le raccomandazioni per ridurre l'antibiotico-resistenza [continua...

www.doctor33.it/pianeta-farmaco/cistite-recidivante-antibioticoresistenza-in-aumento-da-position-paper-le-raccomandazioni-per-ridurre-il-fenomeno/?xrtd=XXPAXVLRYASVTLCYVRTALY

Le metodiche di neuromodulazione non invasiva


Continua la tua LETTURA qui:

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https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/ultime-notizie-sclerosi-multipla/metodiche-neuromodulazione-invasiva-trattamento-sintomi-sclerosi-multipla/

DAL LIBRO DEL PROF. GIULIO TARRO "COVID19, IL VIRUS DELLA PAURA":....



...INCOMPETENZA, ARROGANZA, IRRESPONSABILITA’

“Di epidemie in Italia ne ho viste davvero tante. Il colera a Napoli nel 1973, il ‘Male oscuro’ nel 1978, le innumerevoli epidemie influenzali che congestionavano l’Ospedale Cotugno, dove ero Primario. E tantissime ne ho viste all’estero. Ho visto panico, disorganizzazione, eroismi, infamie; ho conosciuto scienziati che preparavano armi biologiche e progettavano epidemie; giornalisti e dirigenti di blasonate organizzazioni che, verosimilmente, gonfiavano la minaccia di qualche virus per conto di aziende produttrici di vaccini, ricercatori che, pur di avere il loro momento di gloria, attestavano qualsiasi sciocchezza in Tv; politici che minimizzavano il contagio pur di non perdere il loro consenso… . Credevo, quindi, di aver visto di tutto”.
Ma mai avrei immaginato di vedere tanta incompetenza, arroganza, superficialità, irresponsabilità, quelle con le quali si è tentato di affrontare il virus del Covid-19. Una emergenza che avrebbe potuto riproporre uno scenario non molto dissimile da quello di tante epidemie influenzali che, periodicamente, sferzano anche il nostro Paese e che, invece, per sciagurate scelte, ha comportato dapprima un numero elevatissimo di vittime e poi ha lasciato il nostro Paese in ginocchio”.
... “Se questa tragedia si è verificata, grande è la responsabilità di tanti ‘esperti’ che pur di troneggiare in Tv non hanno avuto remore (oltre a dichiarare tutto e, il giorno dopo, il suo contrario) ad assecondare dissennate scelte che, se non avessero avuto qualche ‘avallo’ scientifico, avrebbero scatenato le piazze”.
...
Questo libro nasce proprio per questo. Dall’amarezza e dalla rabbia nel constatare l’opportunismo di tanti ‘esperti’ che ora, paventando un fantomatico catastrofico ritorno del Covid-19, servilmente, si dichiarano entusiasti delle vessatorie – e inutili – misure che saranno messe in atto, prima tra tutte l’obbligatorietà della già fallimentare vaccinazione antiinfluenzale”.
Stessa amarezza e rabbia per tante persone trasformate dal terrore profuso in questa emergenza in ipocondriaci burattini animati dai suddetti ‘esperti’. Un asservimento reso totale da tanti canti patriottici cantati dai balconi contro il ‘nemico virus’. Un fenomeno illuminante sulla vulnerabilità della nostra società agli stravolgimenti della realtà imposti dal Potere”.
UNA MANIPOLAZIONE DEI DATI
“La cosa più penosa della faccenda è che i dati dei ‘contagiati’ (raccolti a casaccio dalle Regioni e che, quindi, non erano l’indice di alcunchè) rivestivano caratteri di ufficialità nella comunicazione istituzionale dove venivano affiancati al numero dei deceduti. La questione ‘morti per Covid-19’ invece che ‘morti con Covid-19’ (e cioè se questo virus sia stata la causa principale della morte e se era presente nell’organismo di persone in procinto, comunque, di morire per altre patologie o per vecchiaia), è stata oggetto di innumerevoli polemiche che, comunque, non hanno impedito al Governo di continuare a divulgare il numero di non meglio specificati ‘Decedutiseguito dalla farisaica dicitura ‘in attesa di conferma Istituto Superiore di Sanità’

In realtà già il 13 marzo il direttore dell’ISS annunciava che solo per due persone, tra le tante ascritte come ‘morte per Coronavirus’, si poteva – per l’assenza di gravi patologie pregresse e per l’età – confermare questa diagnosi. 
Il 17 marzo un verdetto ancor più inequivocabile: su 355 cartelle cliniche esaminate, solo 12 decessi possono essere ascritti come ‘morti per Coronavirus’”.
“In più, per valutare la letalità del virus, l’esatto numero dei morti, avrebbe dovuto essere rapportato non già ai pochi positivi a tampone presentati come ‘contagiati’, ma alle stime del numero degli infettati in Italia che venivano già pubblicate da autorevoli istituti di ricerca”.

... VACCINI? NON UNA SOLUZIONE: UN PROBLEMA
Un illuminate focus sulle aree di Bergamo e Brescia. Zone in cui “appare verosimile una ipotesi tutta da verificare ma già rigettata con sdegno, senza che sia stata fatta una sola indagine al riguardo. E cioè che possa essere stata la straordinaria campagna di vaccinazione anti-meningococco C – svoltasi nella provincia di Bergamo (21.331 vaccinati) e di Brescia (12.200 vaccinati) – e la periodica campagna vaccinale contro l’influenza (che avrebbe registrato nelle suddette province adesioni, a detta dei media, ‘superiori ad ogni aspettativa’) a determinare in molte persone un abbassamento delle difese immunitarie che le hanno rese particolarmente vulnerabili al Covid-19”.

IL SERVIZIO SANITARIO DOPO IL CORONAVIRUS - Piemonte e non solo

IL SERVIZIO SANITARIO DOPO IL CORONAVIRUS - Piemonte e non solo

15/06/20

ASCOLTATELO BENE (2016) Vaccini sì, vaccini no: parla un medico di base

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