26/7/2012
I farmaci in grado di incidere sui meccanismi alla base della malattia, e quindi di modificarne il decorso, sono distinti in:
- Immunomodulanti, impiegati allo scopo di modificare con crescente precisione i delicati equilibri del sistema immunitario
- Immunosoppressori, in grado di ridurre globalmente l’azione del sistema immunitario.
I farmaci immunomodulanti attualmente approvati per la terapia del decorso della SM sono:
- Interferone beta 1a
- Interferone beta 1b
- Glatiramer acetato
- Natalizumab
Tra i farmaci immunosoppressori solo il mitoxantrone ha l’approvazione
ufficiale per l’uso nella SM ma molti altri vengono usati nella pratica
clinica come per esempio l'azatioprina e la ciclofosfamide.
Formulazioni e dosaggi
Esistono differenti formulazioni di interferone beta : IFN beta 1a,
(somministrabili per via sottocutanea con frequenza trisettimanale o per
via intramuscolare in monosomministrazione settimanale) ed IFN beta 1b
(somministrabile per via sottocutanea a giorni alterni).
Il glatiramer acetato deve essere somministrato giornalmente per via sottocutanea.
Il natalizumab richiede una somministrazione per fleboclisi endovenosa
con frequenza mensile, mentre il mitoxantrone via somministrato con
frequenza mensile o trimestrale sino al raggiungimento di una dose
totale massima che non può essere superata.
PROVE DI EFFICACIA
> Interferone beta
Gli studi di efficacia eseguiti negli anni ’90 e considerati di classe
scientifica I (cioè tale da non richiedere ulteriori conferme) hanno
dimostrato che la terapia con IFN beta 1a o IFN beta 1b sono in grado di
ridurre il numero di ricadute di malattia del 30 % (ossia un terzo
circa) agendo anche sul numero di nuove lesioni dimostrate con la
risonanza magnetica.
Meno certa è l’efficacia di questi farmaci nel
ridurre l’accumulo di disabilità nei pazienti, anche se probabilmente
anche su questo parametro i farmaci hanno un effetto.
Nei soggetti
con SM secondariamente progressiva le prove di efficacia della terapia
con interferone sono assai meno forti: solo l’IFN beta 1b, e non in
tutti gli studi eseguiti, sembra avere una certa azione protettiva nei
pazienti in fase progressiva, peraltro correlata con la presenza residua
di attività di malattia dimostrata alla risonanza.
Anche i pazienti
che hanno presentato un singolo episodio clinico traggono beneficio
dalla terapia con interferone: si osserva un significativo ritardo del
secondo episodio clinico nei soggetti trattati.
In virtù di questi
risultati la terapia con IFN è oggi consigliata ed approvata anche per i
pazienti che hanno avuto un singolo episodio e a rischio pertanto di
sviluppare SM definita.
Tutti questi risultati indicano che la
terapia immunomodulante con interferone beta è tanto più efficace quanto
prima viene intrapresa.
> Glatiramer acetato
Studi di
efficacia eseguiti negli anni novanta hanno dimostrato una riduzione
delle ricadute analoga a quella riscontrata con la terapia a base di
interferone ebta (circa 30%) anche se gli effetti sui parametri di RM
sembrano meno brillanti e l’efficacia di questa terapia richiede un
tempo leggermente superiore.
Studi di sicurezza durati molti anni
hanno confermato il buon profilo di tollerabilità del farmaco e la sua
durevole azione positiva sul numero di ricadute.
Recentemente si
sono conclusi studi sui pazienti in fase molto precoce di malattia (un
singolo episodio clinico) ed è stata dimostrata anche per il glatiramer
acetato un’azione ritardante sul verificarsi del secondo episodio
clinico.
Mancano dati a supporto dell’efficacia del farmaco sui pazienti con forme secondariamente progressive.
> Mitoxantrone
Si tratta di un farmaco immunosoppressore usato da molti anni nella
terapia di malattie autoimmune e, a dosi maggiori, nel trattamento di
alcuni tumori.
Viene somministrato solitamente con dosi mensili o
trimestrali, sino al raggiungimento di una dose totale che non può
essere superata per non incorrere nel rischio di complicanze cardiache.
E’ indicato per pazienti con forme aggressive con frequenti ricadute e
forme progressive con ricadute durante la progressione sulla base di
studi clinici controllati che hanno dimostrato la sua efficacia nel
ridurre la formazione di nuove lesioni in RM e l’incidenza di ricadute.
> Natalizumab
E’ farmaco di più recente approvazione, in grado di ridurre le ricadute
del 60% circa rispetto alla terapia con placebo, dunque più efficace
degli altri farmaci immunomodulanti.
Durante gli studi clinici che
hanno portato alla sua approvazione si sono osservati alcuni casi di
leucoencefalite multifocale progressiva, una grave infezione del sistema
nervoso centrale, e successivamente altri casi si sono verificati dopo
l’approvazione.
Il rischio di questo evento avverso sembra essere inferiore ad uno su mille dopo 18 mesi di terapia.
In ragione di questi eventi è indicato solo per pazienti con un'elevata
attività della malattia nonostante la terapia con interferone-beta
oppure pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente grave ad
evoluzione rapida. Viene somministrato per via endovenosa con frequenza
mensile. Non è indicato per pazienti con forme progressive, mancando
dati su questo tipo di pazienti.
ALTRE TERAPIE NON UFFICIALMENTE APPROVATE
<be se lo dice aism...crediamoci www.aism.it/index.aspx?codpage=terapia_immunomodulante>
> Ciclofosfamide. Potente immunosoppressore somministrato per via
endovenosa con frequenza mensile, del quale è stata dimostrata una
modesta efficacia in pazienti giovani con forme aggressive anche a
decorso secondariamente progressivo con evidenza di attività di
malattia.
> Azatioprina. Immunosoppressore utilizzato da
alcuni decenni nella terapia della SM, somministrato per via orale. Gli
studi clinici hanno dimostrato una discreta capacità nel prevenire le
ricadute ma non è mai stata dimostrata una azione sulla disabilità a
lungo termine. E’ in corso uno studio di confronto tra questo farmaco e
gli interferoni.
> Metotrexato. Uno studio su pazienti con
forme SP di malattia ha dimostrato una modesta azione ma mancano dati
conclusivi. Viene solitamente somministrato per via orale alla dose di
7,5 mg alla settimana. Intensa immunosoppressione seguita da trapianto
autologo di cellule staminali ematopoietiche Numerosi piccoli studi
hanno dimostrato che questo approccio molto aggressivo è efficace nel
rallentare significativamente la progressione della disabilità in
pazienti con forme rapidamente evolutive in cui non sono state efficaci
le terapie immunomodulanti ed immunosoppressive. La gravità potenziale
degli effetti collaterali di questa terapia la limita però a pazienti
giovani, con forme molto aggressive di malattia.
⭐ Le #informazioni qui riportate hanno esclusivamente finalità illustrative e divulgative e ⭐NON sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o di un professionista sanitario.⭐ #SclerosiMultipla #SM #Terapie #RicercaScientifica #NuoveTerapie #Informazione #Salute #Condivisione ©MelisStefania
CONTATORE PERSONE
26/07/2012
Il Methotrexate
MTX.
Gli effetti collaterali del farmaco sono maggiori nei primi mesi di trattamento. I piu' comuni sono gli effetti gastrointestinali che includono nausea, vomito, diarrea e perdita di peso. Questi effetti migliorano con la riduzione della dose, con il supplemento di acido folico (o folinico) e la modifica della somministrazione (per os o im). Possono essere usati anti emetici. Se non efficacia da questi presidi in alcuni casi il farmaco può essere sospeso.
Il farmaco può causare alopecia (perdita di capelli, rara alle dosi usate in Reumatologia), fotosensibilità (eritema, orticaria indotti dai raggi ultravioletti del sole) e vasculite cutanea (infiammazione dei piccoli vasi con comparsa di un quadro tipo morbilliforme specie agli arti inferiori). Va segnalato inoltre il possibile peggioramento dei noduli reumatoidi con la comparsa di un quadro clinico chiamato “nodulosi da Methotrexate”. Questo quadro risponde essenzialmente alla riduzione –sospensione del farmaco. Non è in rapporto con un peggioramento di malattia ed è legato a meccanismi particolari indotti dal farmaco.
La tossicità ematologia include riduzione dei globuli bianchi, dei globuli rossi con anemia macrocitica e delle piastrine. La tossicità midollare è presente in circa il 5% dei pazienti con diversi gradi di gravità. Un aumento del valore dell’MCV può essere predittore di tossicità e va monitorato. Sono piu’ a rischio i pazienti con insufficienza renale, i pazienti che fanno uso di alcolici, gli epatopatici, i pazienti con carenza di acido folico ed i pazienti che assumono determinati farmaci tipo il Bactrim. L’uso del supplemento di acido folico è utile per prevenire questa tossicità In caso di sovradosaggio l’uso dell’acido folinico ad alte dosi è antidoto efficace.
Il farmaco va usato con cautela a bassa dose o non usato nei nefropatici. Non può essere usato nei dializzati. L’insufficienza renale è legata ad una azione tossica del farmaco in questi pazienti. Alle dosi usate in reumatologia, in pazienti sani li danno renale è raro.
I pazienti che assumono MTX possono avvertire effetti collaterali cerebrali. In particolare, cefalea, vertigini, confusione, difetto di concentrazione. Sono effetti legati alle concentrazioni del farmaco nel liquido cerebrospinale. Se i sintomi sono persistenti ed importanti dopo le prime dosi va ridotta la dose o sospeso il farmaco.
Altri disturbi avvertiti possono comprendere astenia (stanchezza), mialgia (dolori muscolari), febbre. Se presenti e persistenti vanno segnalati al reumatologo per modifica di terapia.
Il farmaco può causare epatite e-o riattivare precedenti epatiti da virus C o B. Non può essere usato in pazienti con infezioni da HBV, HCV o HIV. Può verificarsi, con il farmaco, un aumento delle transaminasi (AST e ALT). E’ un evento frequente con aumento dei valori da una a quattro volte l’indice di riferimento. Il significato di questo aumento non è chiaro. In genere il problema si risolve dopo 1-3 settimane dalla riduzione –sospensione (anche transitoria) della dose. In caso di aumento persistente dei valori ematici con valore doppio del valore di riferimento (nonostante riduzione dose) il farmaco va sospeso, almeno temporaneamente. Va posta attenzione alla co- somministrazione di salazopirina (Salazopiryn EN) ed di leflunamide (Arava). L’associazione con quest’ultimo farmaco va fatta sempre con molta attenzione e sotto stretto controllo. Lo sviluppo di fibrosi epatica e cirrosi epatiche sono eventi rarissimi alle dosi usate. La biopsia epatica non va fatta salvo su indicazione specifica del reumatologo o dell’epatologo. Sono piu’ a rischio di danno epatico cronico i diabetici, gli epatopatici, gli alcolisti, i pazienti con grossa obesità , i pazienti con insufficienza renale. E’ importante valutare anche la dose cumulativa del farmaco (specie negli psoriasici).
Il MTX può causare tossicità polmonare sia acuta che cronica. Una reazione acuta al MTX è evento raro. Si manifesta con la comparsa di tosse, fatica a respirare, febbre. Sintomi spesso accompagnati a stanchezza e malessere generale. In caso di sospetto clinico il farmaco va immediatamente sospeso e va consultato il medico di medicina di base o il reumatologo referente. Questo tipo di tossicità in genere è precoce (primi mesi di terapia). Ci può essere anche un danno cronico che porta a fibrosi polmonare. Pazienti a rischio sono quelli già con precedenti problemi polmonari (tipo bronchite cronica, enfisema). Questi pazienti se abbisognano del farmaco vanno attentamente monitorati. Esistono linee guida per l’utilizzo del farmaco in pazienti con presenza o sospetto di affezioni polmonari. –
Il farmaco può causare transitoria riduzione del numero degli spermatozoi ed impotenza. ‘ riportata anche disfunzione ovarica. Il farmaco è teratogeno. Va sospeso almeno tre mesi prima del concepimento. Una adeguata terapia anti-concezionale è mandatoria nelle pazienti fertili. Il problema della teratogenicità riguarda evidentemente sia il maschio che la femmina.
Per quanto riguarda il rischio oncogeno (di essere causa di tumori) va detto che il farmaco non è stato identificato come agente cancerogeno. Il problema riguarda comunque specie il rischio di linfomi non Hodgkin (LnH) Sono stati descritti LnH (associati ad infezione da virus EBV) a regressione con la sospensione del farmaco.
Gli effetti collaterali del farmaco sono maggiori nei primi mesi di trattamento. I piu' comuni sono gli effetti gastrointestinali che includono nausea, vomito, diarrea e perdita di peso. Questi effetti migliorano con la riduzione della dose, con il supplemento di acido folico (o folinico) e la modifica della somministrazione (per os o im). Possono essere usati anti emetici. Se non efficacia da questi presidi in alcuni casi il farmaco può essere sospeso.
Il farmaco può causare alopecia (perdita di capelli, rara alle dosi usate in Reumatologia), fotosensibilità (eritema, orticaria indotti dai raggi ultravioletti del sole) e vasculite cutanea (infiammazione dei piccoli vasi con comparsa di un quadro tipo morbilliforme specie agli arti inferiori). Va segnalato inoltre il possibile peggioramento dei noduli reumatoidi con la comparsa di un quadro clinico chiamato “nodulosi da Methotrexate”. Questo quadro risponde essenzialmente alla riduzione –sospensione del farmaco. Non è in rapporto con un peggioramento di malattia ed è legato a meccanismi particolari indotti dal farmaco.
La tossicità ematologia include riduzione dei globuli bianchi, dei globuli rossi con anemia macrocitica e delle piastrine. La tossicità midollare è presente in circa il 5% dei pazienti con diversi gradi di gravità. Un aumento del valore dell’MCV può essere predittore di tossicità e va monitorato. Sono piu’ a rischio i pazienti con insufficienza renale, i pazienti che fanno uso di alcolici, gli epatopatici, i pazienti con carenza di acido folico ed i pazienti che assumono determinati farmaci tipo il Bactrim. L’uso del supplemento di acido folico è utile per prevenire questa tossicità In caso di sovradosaggio l’uso dell’acido folinico ad alte dosi è antidoto efficace.
Il farmaco va usato con cautela a bassa dose o non usato nei nefropatici. Non può essere usato nei dializzati. L’insufficienza renale è legata ad una azione tossica del farmaco in questi pazienti. Alle dosi usate in reumatologia, in pazienti sani li danno renale è raro.
I pazienti che assumono MTX possono avvertire effetti collaterali cerebrali. In particolare, cefalea, vertigini, confusione, difetto di concentrazione. Sono effetti legati alle concentrazioni del farmaco nel liquido cerebrospinale. Se i sintomi sono persistenti ed importanti dopo le prime dosi va ridotta la dose o sospeso il farmaco.
Altri disturbi avvertiti possono comprendere astenia (stanchezza), mialgia (dolori muscolari), febbre. Se presenti e persistenti vanno segnalati al reumatologo per modifica di terapia.
Il farmaco può causare epatite e-o riattivare precedenti epatiti da virus C o B. Non può essere usato in pazienti con infezioni da HBV, HCV o HIV. Può verificarsi, con il farmaco, un aumento delle transaminasi (AST e ALT). E’ un evento frequente con aumento dei valori da una a quattro volte l’indice di riferimento. Il significato di questo aumento non è chiaro. In genere il problema si risolve dopo 1-3 settimane dalla riduzione –sospensione (anche transitoria) della dose. In caso di aumento persistente dei valori ematici con valore doppio del valore di riferimento (nonostante riduzione dose) il farmaco va sospeso, almeno temporaneamente. Va posta attenzione alla co- somministrazione di salazopirina (Salazopiryn EN) ed di leflunamide (Arava). L’associazione con quest’ultimo farmaco va fatta sempre con molta attenzione e sotto stretto controllo. Lo sviluppo di fibrosi epatica e cirrosi epatiche sono eventi rarissimi alle dosi usate. La biopsia epatica non va fatta salvo su indicazione specifica del reumatologo o dell’epatologo. Sono piu’ a rischio di danno epatico cronico i diabetici, gli epatopatici, gli alcolisti, i pazienti con grossa obesità , i pazienti con insufficienza renale. E’ importante valutare anche la dose cumulativa del farmaco (specie negli psoriasici).
Il MTX può causare tossicità polmonare sia acuta che cronica. Una reazione acuta al MTX è evento raro. Si manifesta con la comparsa di tosse, fatica a respirare, febbre. Sintomi spesso accompagnati a stanchezza e malessere generale. In caso di sospetto clinico il farmaco va immediatamente sospeso e va consultato il medico di medicina di base o il reumatologo referente. Questo tipo di tossicità in genere è precoce (primi mesi di terapia). Ci può essere anche un danno cronico che porta a fibrosi polmonare. Pazienti a rischio sono quelli già con precedenti problemi polmonari (tipo bronchite cronica, enfisema). Questi pazienti se abbisognano del farmaco vanno attentamente monitorati. Esistono linee guida per l’utilizzo del farmaco in pazienti con presenza o sospetto di affezioni polmonari. –
Il farmaco può causare transitoria riduzione del numero degli spermatozoi ed impotenza. ‘ riportata anche disfunzione ovarica. Il farmaco è teratogeno. Va sospeso almeno tre mesi prima del concepimento. Una adeguata terapia anti-concezionale è mandatoria nelle pazienti fertili. Il problema della teratogenicità riguarda evidentemente sia il maschio che la femmina.
Per quanto riguarda il rischio oncogeno (di essere causa di tumori) va detto che il farmaco non è stato identificato come agente cancerogeno. Il problema riguarda comunque specie il rischio di linfomi non Hodgkin (LnH) Sono stati descritti LnH (associati ad infezione da virus EBV) a regressione con la sospensione del farmaco.
Monitoraggio del farmaco.
- Controllo esami epatici (AST, ALT, ALP, albumina), virologici (HBV, HCV), emocromo, creatinina prima dell’inizio della terapia.
- Successivamente controllo AST, ALT, albumina, emocromo ogni mese per i primi mesi, poi come prescritto dal medico di riferimento.
- Sconsigliabile uso di alcolici
Le linee guida prevedono poi le indicazioni ad eventuale biopsia epatica ed alla discontinuazione del farmaco se esami alterati. Comunque sarà compito del reumatologo decidere tali provvedimenti.
Il farmaco va discontinuato transitoriamente in corso di infezioni acute e nel periodo di interventi chirurgici importanti. Anche nei pazienti operati per protesi di anca e ginocchio, per la possibile insorgenza di ipoferfusione renale dopo intervento, è consigliabile la sospensione temporanea del farmaco (in genere una-due settimane prima e una-due dopo).
Infine i pazienti in terapia con MTX non dovrebbero ricevere vaccinazioni con vaccini vivi. Possono avere invece essere eseguite le vaccinazioni routinarie (influenza, tetano, pneococco).
Non ci sono problemi sull’uso del farmaco in pazienti in terapia per osteoporosi. Le dosi del farmaco usate in reumatologia non inibiscono la formazione ossea e non peggiorano la osteoprosi.
*****
Metotrexato. Uno studio su pazienti con forme SP di malattia ha dimostrato una modesta azione ma mancano dati conclusivi. Viene solitamente somministrato per via orale alla dose di 7,5 mg alla settimana. Intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche Numerosi piccoli studi hanno dimostrato che questo approccio molto aggressivo è efficace nel rallentare significativamente la progressione della disabilità in pazienti con forme rapidamente evolutive in cui non sono state efficaci le terapie immunomodulanti ed immunosoppressive. La gravità potenziale degli effetti collaterali di questa terapia la limita però a pazienti giovani, con forme molto aggressive di malattia.
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- Successivamente controllo AST, ALT, albumina, emocromo ogni mese per i primi mesi, poi come prescritto dal medico di riferimento.
- Sconsigliabile uso di alcolici
Le linee guida prevedono poi le indicazioni ad eventuale biopsia epatica ed alla discontinuazione del farmaco se esami alterati. Comunque sarà compito del reumatologo decidere tali provvedimenti.
Il farmaco va discontinuato transitoriamente in corso di infezioni acute e nel periodo di interventi chirurgici importanti. Anche nei pazienti operati per protesi di anca e ginocchio, per la possibile insorgenza di ipoferfusione renale dopo intervento, è consigliabile la sospensione temporanea del farmaco (in genere una-due settimane prima e una-due dopo).
Infine i pazienti in terapia con MTX non dovrebbero ricevere vaccinazioni con vaccini vivi. Possono avere invece essere eseguite le vaccinazioni routinarie (influenza, tetano, pneococco).
Non ci sono problemi sull’uso del farmaco in pazienti in terapia per osteoporosi. Le dosi del farmaco usate in reumatologia non inibiscono la formazione ossea e non peggiorano la osteoprosi.
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Metotrexato. Uno studio su pazienti con forme SP di malattia ha dimostrato una modesta azione ma mancano dati conclusivi. Viene solitamente somministrato per via orale alla dose di 7,5 mg alla settimana. Intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche Numerosi piccoli studi hanno dimostrato che questo approccio molto aggressivo è efficace nel rallentare significativamente la progressione della disabilità in pazienti con forme rapidamente evolutive in cui non sono state efficaci le terapie immunomodulanti ed immunosoppressive. La gravità potenziale degli effetti collaterali di questa terapia la limita però a pazienti giovani, con forme molto aggressive di malattia.
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VECCHIA LISTA DEI CENTRI.....CCSVI....
GIUSTO PER FARCI UN'IDEA <
Una Commissione valuterà le credenziali di questi Centri rendendo noto in questo sito quando i Centri hanno terminato la fase di formazione e divengono operativi per la selezione dei pazienti che vogliono aderire.
1. Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio – Milano - Dr. Tori Antonio
2. Ospedali Riuniti di Bergamo - Dr.ssa Rottoli Mariarosa
3. Ospedale Cannizzaro di Catania - Dr. Mandalà Maria Luisa
4. Ospedale di Vicenza ULSS 6 - Dr. Milite Domenico
5. Ospedale Maggiore della Carità di Novara - Dr. Leone Maurizio
6. Ospedale Vito Fazzi di Lecce - Dr. De Robertis Francesca
7. Azienda Ospedaliero - Universitaria di Ferrara - Ospedale Bellaria di Bologna
(Centro coordinatore nazionale. PI Prof Paolo Zamboni) - Dr. Salvi Fabrizio
8. AUSL di Ravenna - Dr. Rasi Fabrizio
9. Hesperia Hospital di Modena - Dr. Maleti Oscar
10. Ospedale Valduce di Como - Dr. Guidotti Mario
11. Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano - Dr. Confalonieri Paolo
12. CRESM Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi di Orbassano - Torino - Dr. Bertolotto Antonio NON ADERISCE
13. Ospedale SS Annunziata di Chieti - Prof Lugaresi Alessandra
14. Azienda Ospedaliera San Salvatore di Pesaro- Ospedali Riuniti Marche Nord - Dr.ssa Taus Cristiana
15. Ospedale Provinciale di Macerata - Dr. Pucci Eugenio
16. Università degli Studi di Trieste - Prof Zorzon Marino
17. Azienda ULS 16 di Padova - Dr Giampiero Avruscio
18. IRCCS Policlinico S. Donato Milano - Prof. Giovanni Meola
19. A.O.O.R. Villa Sofia-Cervello- PALERMO - Dr. Cottone Salvatore
*centri che hanno richiesto l'adesione allo studio terapeutico sulla CCSVI promosso dal professor Zamboni*
Una Commissione valuterà le credenziali di questi Centri rendendo noto in questo sito quando i Centri hanno terminato la fase di formazione e divengono operativi per la selezione dei pazienti che vogliono aderire.
1. Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio – Milano - Dr. Tori Antonio
2. Ospedali Riuniti di Bergamo - Dr.ssa Rottoli Mariarosa
3. Ospedale Cannizzaro di Catania - Dr. Mandalà Maria Luisa
4. Ospedale di Vicenza ULSS 6 - Dr. Milite Domenico
5. Ospedale Maggiore della Carità di Novara - Dr. Leone Maurizio
6. Ospedale Vito Fazzi di Lecce - Dr. De Robertis Francesca
7. Azienda Ospedaliero - Universitaria di Ferrara - Ospedale Bellaria di Bologna
(Centro coordinatore nazionale. PI Prof Paolo Zamboni) - Dr. Salvi Fabrizio
8. AUSL di Ravenna - Dr. Rasi Fabrizio
9. Hesperia Hospital di Modena - Dr. Maleti Oscar
10. Ospedale Valduce di Como - Dr. Guidotti Mario
11. Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano - Dr. Confalonieri Paolo
12. CRESM Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi di Orbassano - Torino - Dr. Bertolotto Antonio NON ADERISCE
13. Ospedale SS Annunziata di Chieti - Prof Lugaresi Alessandra
14. Azienda Ospedaliera San Salvatore di Pesaro- Ospedali Riuniti Marche Nord - Dr.ssa Taus Cristiana
15. Ospedale Provinciale di Macerata - Dr. Pucci Eugenio
16. Università degli Studi di Trieste - Prof Zorzon Marino
17. Azienda ULS 16 di Padova - Dr Giampiero Avruscio
18. IRCCS Policlinico S. Donato Milano - Prof. Giovanni Meola
19. A.O.O.R. Villa Sofia-Cervello- PALERMO - Dr. Cottone Salvatore
www.ccsvi-sm.org/?q=node/679
25/07/2012
COMUNICATO STAMPA pagina on line della CCSVI
Contentissimi della partenza di Brave Dreams, e molto fiduciosi negli esiti di questa sperimentazione
L’associazione CCSVI nella SM è
estremamente contenta della partenza di Brave Dreams (Sogni Coraggiosi),
la sperimentazione clinica guidata dal prof. Paolo Zamboni e dal dott.
Fabrizio Salvi.
L’associazione, fatta da malati e
familiari di malati, ha sempre sostenuto – assieme ad altre associazioni
e tantissimi volontari - la scoperta del prof. Zamboni, e la necessità
che su questa si potesse procedere con la ricerca libera, indipendente e
incondizionata, come prescrive la Costituzione italiana.
L’associazione, che grazie ai suoi soci e volontari ha diffuso
l’informazione sulla CCSVI (Insufficienza venosa cronica
cerebrospinale), e raccolto fondi per questo studio clinico,
contribuendo così nel suo piccolo al finanziamento di BD, ringrazia di
cuore la Regione Emilia Romagna per aver creduto nella CCSVI e nella sua
relazione con la Sclerosi Multipla, finanziando con quasi tre milioni
di euro la sperimentazione del prof. Zamboni, che valuterà la sicurezza e
l’efficacia dell’intervento di angioplastica venosa nei malati di SM.L’associazione CCSVI-SM ringrazia molto il Ministero della Salute per aver dato il definitivo via libera alla partenza dello studio, e gli chiede al tempo stesso di vigilare affinché ostacoli pretestuosi non siano frapposti al sereno svolgimento della ricerca stessa.
L’associazione CCSVI-SM, per ultimo ma non certo da ultimo, ringrazia per sempre il prof. Paolo Zamboni e il dott. Fabrizio Salvi per aver tirato dritto per la loro strada, imperturbabili di fronte ai tanti ostacoli incontrati nel loro percorso, sicuri di essere nel giusto nel pretendere che la libera ricerca dovesse andare avanti, per capire meglio, per meglio aiutare i malati di CCSVI e di Sclerosi Multipla.
Accompagnati, in questo, anche da noi e dai malati che rappresentiamo, tenaci sostenitori della libera ricerca scientifica, e incrollabilmente fiduciosi negli esiti fecondi della loro sperimentazione.
Roma/Bologna 25 luglio 2012
Nicoletta Mantovani
Presidente Onorario CCSVI nella SM
Gisella Pandolfo
Presidente Nazionale CCSVI nella SM
Ufficio Stampa
Associazione CCSVI-SM Onlus
Gisella Pandolfo
347 4074986
Dora Carapellese
3474581906
25 luglio 2012
info di http://ccsvi-sm.org/?q=node%2F1592
CHI PUO’ PARTECIPARE ALLO STUDIO?
COME E CHI PUO’ PARTECIPARE ALLO STUDIO
Criteri di inclusione:
- pazienti con sclerosi multipla e CCSVI fra i 18 ed i 65 anni
- EDSS 2-5
- nessuna ricaduta nei 30 giorni precedenti la procedura
- stabilità clinica negli ultimi 6 mesi
- nelle forme cliniche recidivanti remittenti e secondariamente progressive
- questo studio non include pazienti con forme cliniche primariamente progressive
- i pazienti devono essere seguiti da uno dei Centri partecipanti da almeno 2 anni
- sarà cura dei centri informare i pazienti della sperimentazione
- i pazienti che desiderano partecipare alla sperimentazione verranno selezionati dal neurologo curante, a seconda dei criteri stabiliti nel protocollo approvato dal comitato etico
- non è ammesso passare da un centro all’altro poichè solo i pazienti seguiti con regolarità da almeno 2 anni entreranno nella sperimentazione
Criteri di esclusione
- pazienti precedentemente trattati per CCSVI o inseriti in altri studi clinici nel corso degli ultimi 3 mesi
- in trattamento con natalizumab
- gravidanza o rifiuto di adottare contraccezione
- presenza di comorbidità significative (comorbidità si intende la presenza contemporanea nella stessa persona di più patologie che tra loro non presentano alcun nesso causale)
- alcool-droga
- trombofilia
- controindicazione alla MR
Il sito ufficiale è: http://clinicaltrials.gov/ct2/ show/ NCT01371760?term=brave+AND+veno us+drainage+exploited+against+ multiple+sclerosis&rank=1
1. Visita neurologica di screening - Il neurologo verifica che siano soddisfatti i criteri di inclusione nello studio relativi alla sclerosi multipla sui pazienti seguiti dal centro accreditato.
2. Esame Eco-Color Doppler - Il sonografista verifica che siano presenti i criteri per la diagnosi di insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI)
I pazienti vengono casualmente ripartiti nei due gruppi: Intervento VERO - Intervento SIMULATO Né i pazienti né i ricercatori sono a conoscenza di chi appartiene ad un gruppo o all'altro
Follow-up: Si prevede il reclutamento di circa 685 pazienti ognuno dei quali verrà seguito per 12 mesi.
I due indicatori di efficacia principali
(endpoint primari) sono la risposta clinica misurata attraverso diverse
funzioni neurologiche (ad esempio l’equilibrio) e l'attività di
malattia misurata con la risonanza magnetica. Durante lo studio saranno
misurati anche diversi altri indicatori (endpoint secondari)
Termine dello studio: Al termine del follow-up previsto
per tutti i pazienti, i ricercatori provvederanno all’analisi dei dati e
alla pubblicazione dei risultati. Si prevede che possano essere
disponibili fra 2 anni.
Obiettivi dello studio:
- Sicurezza
- Efficacia
dell’angioplastica
Partecipanti:
20 sono i centri che dovevano partecipare, ma son 14 i Centri italiani hanno ADERITO.
20 sono i centri che dovevano partecipare, ma son 14 i Centri italiani hanno ADERITO.
I centri
candidati devono essere accreditati e il protocollo approvato dal
Comitato Etico locale. Già oggi una parte dei Centri candidati ha i
requisiti necessari per arruolare pazienti.
Info del APRILE 2012 tratte dal sito (ora oscurato) dell'Ospedale di Ferrara
SALVO ALTRE DISPOSIZIONI
SALVO ALTRE DISPOSIZIONI
Contacts
| Contact: Graziella Filippini, MD | 0039 0223941 | gfilippini@istituto-besta.it |
| Contact: Paolo Zamboni, MD | 00390532237694 | zmp@unife.it |
Inzierà la prossima settimana il RECLUTAMENTO - Metodo Zamboni: parte la sperimentazione - TG Telestense - 24/07/2012
Inzierà la prossima settimana e sarà eseguita in venti centri di diverse regioni d'Italia, tra cui Ferrara, la sperimentazione Brave Dreams. Lo studio, finanziato dalla regione Emilia-Romagna con quasi 3 milioni di euro, dovrà valutare efficacia ed sicurezza dell'angioplastica dilatativa, proposta dal professor Paolo Zamboni dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, per la disostruzione delle vene.
L'avvio, molto atteso, è stato annunciato dall'assessore alla sanità dell'Emilia-Romagna, Carlo Lusenti
La sperimentazione partirà con l'arruolamento dei pazienti nei primi Centri sperimentatori dell'Emilia-Romagna: l'ospedale di Ferrara dove lavora Zamboni (Centro coordinatore a livello nazionale) e l'Ausl di Bologna, alla quale fa riferimento il neurologo Fabrizio Salvi e la struttura dell'ospedale Bellaria che ha collaborato con Zamboni.
I due Comitati etici hanno già dato il loro ok alla sperimentazione. Il reclutamento di pazienti proseguirà in Sicilia (Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania) e negli altri Centri sperimentatori (14 suI 20) che hanno già il via libera dei propri Comitati etici sul protocollo di ricerca, messo a punto da un Comitato scientifico di esperti italiani e coordinato dall'Agenzia sanitaria e sociale dell'Emilia-Romagna.
L'avvio del reclutamento è stato possibile grazie al parere non ostativo del Ministero della salute all'utilizzo di dispositivi medici nello studio "Brave Dreams", parere espresso lo scorso 17 luglio. Il protocollo di ricerca "Brave Dreams", infatti, prevede l'uso di palloncini da angioplastica e, per l'avvio della sperimentazione clinica, il Ministero aveva richiesto di attendere la sua preventiva autorizzazione.
Regione Emilia-Romagna e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara hanno salutato "con soddisfazione" il via libera ministeriale sia per l'impegno per la stesura del protocollo di ricerca sia per la consapevolezza di quanto questo sia importante per le persone malate di sclerosi multipla. A loro, infatti, viene data la possibilità di conoscere, se e per quali pazienti, sia indicato il metodo Zamboni attraverso una ricerca controllata e con la garanzia di elevati standard di procedure che sarà assicurato con lo studio "Brave Dreams".
http://www.telestense.it/metodo-zamboni-parte-la-sperimentazione-0724.html
24/07/2012
Parte l'arruolamento dei pazienti
e riproviamoci..
Metodo Zamboni per la sclerosi multipla
Parte l'arruolamento dei pazienti
Si comincia da Bologna e Ferrara, dove è già arrivato l'ok del comitato etico; poi la sperimentazione sarà avviata in altri venti centri in tutta Italia
Metodo Zamboni per la sclerosi multipla Parte l'arruolamento dei pazienti
La prossima settimana inizierà l’arruolamento dei pazienti per l’avvio dello studio "Brave Dreams", la sperimentazione del metodo Zamboni contro la sclerosi multipla: la Regione finanzia l'esperimento delle teorie dello specialista ferrarese Paolo Zamboni con poco meno di 3 milioni di euro.
Lo scorso 17 luglio il ministero della Salute ha dato il suo nulla osta al progetto nazionale.
L’arruolamento inizierà
nei primi Centri sperimentatori dell’Emilia-Romagna:
l’Azienda
ospedaliero-universitaria di Ferrara (Centro coordinatore a livello
nazionale) e l’Ausl di Bologna, i cui Comitati etici hanno già dato il
loro ok alla sperimentazione. A seguire sarà avviato l’arruolamento dei
pazienti in Sicilia (Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania) e negli
altri centri sperimentatori (14 su 20).....
(24 luglio 2012)
per leggere l' info in originale clikkare qui sotto:
http:// bologna.repubblica.it/ cronaca/2012/07/24/news/ metodo_zamboni_per_la_scler osi_multipla_parte_l_arruo lamento_dei_pazienti-39617 316/
http://
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per il diritto alla Salute, colpire gli sprechi, spendere meglio MA fermare i tagli !
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www.petizionionline.it/ petizione/ per-il-diritto-alla-salute- colpire-gli-sprechi-spende re-meglio-ma-fermare-i-tag li/7539
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1. La spesa pubblica per il welfare è un investimento per accrescere il benessere, la coesione sociale, l’occupazione, lo stesso PIL, indispensabile in tempo di crisi e necessario per la ripresa economica.
2. Le risorse pubbliche provengono dalle imposte pagate dalla collettività: devono essere usate con rigore per assicurare servizi di qualità, così si difende l’universalismo. E chi evade ruba due volte: quando non paga le tasse e quando usa i servizi pagati dagli altri.
3. La spending review deve, e può, servire a garantire il diritto alla salute e all’assistenza socio sanitaria, con un’opera continua di riqualificazione della spesa pubblica, per rendere sempre più appropriata l’offerta del welfare, avvicinandola ai bisogni dei cittadini.
4. Per questo occorre sostenere i servizi e le prestazioni che, misurati i risultati, dimostrino effetti migliori (per la salute, le cure, l’inclusione sociale…).
5. Le manovre finanziarie degli ultimi anni, e il decreto appena approvato dal Governo, non attuano una “buona” spending review: bensì impongono tagli lineari al finanziamento della sanità (e le precedenti manovre anche nuovi ticket), esponendo a gravi rischi il diritto costituzionale alla salute e all’assistenza e il modello universale del nostro Servizio Sanitario Nazionale (e se la sanità è in crisi l’assistenza sociale rischia addirittura di scomparire, anche a causa delle crescenti difficoltà dei comuni nel garantirla).
6. L’allarme sulla crescita della spesa sanitaria è infondato, come segnala anche l’ultimo rapporto della Corte dei Conti. E, nei confronti internazionali, l’Italia associa minore spesa a migliori servizi. Eppure ci sono ancora margini per “migliorare”: recuperando efficienza ed efficacia, contrastando sprechi e illegalità. Ma è assolutamente indispensabile distinguere tra operazioni a “breve termine” e altre che necessitano di tempi più lunghi per ottenere risultati duraturi; e selezionare gli interventi, tenendo conto delle diverse condizioni e dei diversi comportamenti tra le regioni. Altrimenti il tutto si riduce a operazioni per fare cassa.
7. L’esperienza di alcune regioni dimostra che il vero risanamento non si ottiene con tagli indiscriminati, ma con una coraggiosa riorganizzazione dei servizi socio sanitari: il ridimensionamento e la riqualificazione della rete ospedaliera, il potenziamento dei servizi distrettuali (assistenza domiciliare e cure primarie), regole serie per gli accreditamenti dei privati, l’integrazione fra sociale e sanitario, servizi e non voucher.
8. Il momento è difficilissimo: vogliamo contribuire al risanamento e alla ripresa per fare uscire l’Italia dalla grave crisi in cui si trova ormai da troppo tempo. E se l’emergenza in cui ci troviamo impone scelte difficili, queste non possono e non devono compromettere il modello universale del nostro Servizio Sanitario Nazionale, impedire ancora l’esistenza dei livelli essenziali per l’assistenza sociale (non autosufficienza, minori, povertà …) e colpire ancora una volta le persone più deboli.
9. La discussione parlamentare sul decreto appena approvato va accompagnata da una grande “mobilitazione” sociale e dalla partecipazione democratica: per fare scelte decisive per il nostro futuro.
10. Per questo chiediamo al Governo (con un ruolo forte del Ministero della Salute), alla Conferenza delle Regioni, all’ ANCI e al Parlamento di aprire subito un confronto vero con le Associazioni e i vari soggetti impegnati nel welfare socio-sanitario, e con il Sindacato: abbiamo proposte da fare per scongiurare la logica dei tagli lineari, e assumere precisi impegni per contribuire alla riqualificazione del Servizio Socio Sanitario pubblico e universale, a garanzia dei diritti di cittadinanza sanciti dalla nostra Costituzione.
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1. La spesa pubblica per il welfare è un investimento per accrescere il benessere, la coesione sociale, l’occupazione, lo stesso PIL, indispensabile in tempo di crisi e necessario per la ripresa economica.
2. Le risorse pubbliche provengono dalle imposte pagate dalla collettività: devono essere usate con rigore per assicurare servizi di qualità, così si difende l’universalismo. E chi evade ruba due volte: quando non paga le tasse e quando usa i servizi pagati dagli altri.
3. La spending review deve, e può, servire a garantire il diritto alla salute e all’assistenza socio sanitaria, con un’opera continua di riqualificazione della spesa pubblica, per rendere sempre più appropriata l’offerta del welfare, avvicinandola ai bisogni dei cittadini.
4. Per questo occorre sostenere i servizi e le prestazioni che, misurati i risultati, dimostrino effetti migliori (per la salute, le cure, l’inclusione sociale…).
5. Le manovre finanziarie degli ultimi anni, e il decreto appena approvato dal Governo, non attuano una “buona” spending review: bensì impongono tagli lineari al finanziamento della sanità (e le precedenti manovre anche nuovi ticket), esponendo a gravi rischi il diritto costituzionale alla salute e all’assistenza e il modello universale del nostro Servizio Sanitario Nazionale (e se la sanità è in crisi l’assistenza sociale rischia addirittura di scomparire, anche a causa delle crescenti difficoltà dei comuni nel garantirla).
6. L’allarme sulla crescita della spesa sanitaria è infondato, come segnala anche l’ultimo rapporto della Corte dei Conti. E, nei confronti internazionali, l’Italia associa minore spesa a migliori servizi. Eppure ci sono ancora margini per “migliorare”: recuperando efficienza ed efficacia, contrastando sprechi e illegalità. Ma è assolutamente indispensabile distinguere tra operazioni a “breve termine” e altre che necessitano di tempi più lunghi per ottenere risultati duraturi; e selezionare gli interventi, tenendo conto delle diverse condizioni e dei diversi comportamenti tra le regioni. Altrimenti il tutto si riduce a operazioni per fare cassa.
7. L’esperienza di alcune regioni dimostra che il vero risanamento non si ottiene con tagli indiscriminati, ma con una coraggiosa riorganizzazione dei servizi socio sanitari: il ridimensionamento e la riqualificazione della rete ospedaliera, il potenziamento dei servizi distrettuali (assistenza domiciliare e cure primarie), regole serie per gli accreditamenti dei privati, l’integrazione fra sociale e sanitario, servizi e non voucher.
8. Il momento è difficilissimo: vogliamo contribuire al risanamento e alla ripresa per fare uscire l’Italia dalla grave crisi in cui si trova ormai da troppo tempo. E se l’emergenza in cui ci troviamo impone scelte difficili, queste non possono e non devono compromettere il modello universale del nostro Servizio Sanitario Nazionale, impedire ancora l’esistenza dei livelli essenziali per l’assistenza sociale (non autosufficienza, minori, povertà …) e colpire ancora una volta le persone più deboli.
9. La discussione parlamentare sul decreto appena approvato va accompagnata da una grande “mobilitazione” sociale e dalla partecipazione democratica: per fare scelte decisive per il nostro futuro.
10. Per questo chiediamo al Governo (con un ruolo forte del Ministero della Salute), alla Conferenza delle Regioni, all’ ANCI e al Parlamento di aprire subito un confronto vero con le Associazioni e i vari soggetti impegnati nel welfare socio-sanitario, e con il Sindacato: abbiamo proposte da fare per scongiurare la logica dei tagli lineari, e assumere precisi impegni per contribuire alla riqualificazione del Servizio Socio Sanitario pubblico e universale, a garanzia dei diritti di cittadinanza sanciti dalla nostra Costituzione.
PRIME/I FIRMATARIE/I:
Pietro Barbieri: Presidente FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)
Giorgio Bignami: Presidente Forum Droghe
Don Luigi Ciotti: Presidente Gruppo Abele
Giovanna Del Giudice: Portavoce Forum Salute Mentale
Nerina Dirindin: SOS Sanità
Antonio Gaudioso: Segretario generale Cittadinanzattiva
Maria Grazia Giannichedda: Presidente Fondazione Basaglia
Patrizio Gonnella: Presidente Antigone
Gavino Maciocco: Coordinatore SaluteInternazionale.info
Michele Mangano: Presidente Auser
Don Giovanni Nervo: Presidente onorario Fondazione Zancan, già Fondatore e primo presidente Caritas Italiana
Franco Rotelli: Presidente Conferenza mondiale per la salute mentale “F. Basaglia”
Gisella Trincas: Presidente Unasam (Unione Nazionale Associazioni per la Salute Mentale)
Tiziano Vecchiato: Direttore Fondazione Zancan
Don Armando Zappolini: Presidente CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)
******************
rischio di convulsioni nei pazienti con sclerosi multipla che stanno assumendo il farmaco Ampyra
FDA: il farmaco per la sclerosi multipla Fampridina associato a convulsioni
L’Agenzia regolatoria degli Stati Uniti, FDA ( Food and Drug Administration ) ha informato i pazienti e operatori sanitari riguardo sull'aumentato rischio di convulsioni nei pazienti con sclerosi multipla che stanno assumendo il farmaco Ampyra ( Fampridina; in Italia: Fampyra ).
Il farmaco ha come indicazione il miglioramento della capacità di deambulazione nei pazienti con sclerosi multipla.
L’FDA preso in esame il rischio di convulsioni nei pazienti con sclerosi multipla che assumono Fampridina e ha rilevato che la maggior parte delle convulsioni si sono verificate da pochi giorni a settimane dopo l'inizio della dose raccomandata.
Inoltre, le crisi convulsive si sono verificate nei pazienti senza storia di convulsioni.
Le convulsioni costituiscono un rischio noto con Fampridina, e il rischio aumenta con livelli ematici più elevati del farmaco.
Poiché la Fampridina è eliminata per via renale, i pazienti con insufficienza renale possono andare incontro a un innalzamento delle concentrazioni plasmatiche del farmaco, aumentando in tal modo il rischio di convulsioni.
L’FDA ha aggiornato le informazioni della scheda tecnica di Ampyra rendendo chiaro che la funzione renale del paziente deve essere controllata prima di iniziare il trattamento con la Fampridina.
Inoltre, i pazienti devono essere monitorati almeno una volta all'anno, mentre sono sotto trattamento.
I pazienti che non assumono una dose non devono assumere dosi extra considerato che una dose extra può aumentare il rischio di convulsioni.
Il farmaco è stato approvato negli Stati Uniti nel gennaio 2010.
Biogen Idec ha ricevuto nel luglio 2011 l'approvazione condizionata in Europa. L'approvazione condizionata è concessa ai farmaci che evidenziano benefici superiori ai rischi, ma per i quali i dati sono insufficienti per trarre conclusioni definitive. Pertanto Biogen Idec si è impegnata a condurre un ulteriore studio per confermare i benefici e la sicurezza nel lungo periodo della Fampridina.
Fonte: FDA, 2012
23/07/2012
Protocollo studio multicentrico
http://www.radiointerventistica.org/data/Protocollo_studio_multicentrico.pdf
GUIDA ALLE AGEVOLAZIONI FISCALI PER DISABILI
GUIDA ALLE AGEVOLAZIONI FISCALI PER DISABILI in pdf
www.agenziaentrate.gov.it/ wps/wcm/connect/ 8baa9600426dc23398ab9bc065c ef0e8/ GUIDA+disabili.pdf?MOD=AJPE RES&CACHEID=8baa9600426dc2 3398ab9bc065cef0e8
www.agenziaentrate.gov.it/
Contrassegno invalidi e privacy
Il Codice della Strada e il suo Regolamento prevedono che alle "persone invalide con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta" e ai non vedenti sia concesso, previa visita medica che attesti queste condizioni, il cosiddetto "contrassegno invalidi" o "tagliando arancione".
Questo documento, previsto dal Regolamento del Codice della Strada (art. 381 del DPR 16 dicembre 1992, n. 495), permette ai veicoli al servizio delle persone disabili la circolazione, con alcune eccezioni di fatto, in zone a traffico limitato e il parcheggio negli appositi spazi riservati. Il contrassegno, rilasciato dai Comuni, ha validità su tutto il territorio nazionale.
Forma, colore e dimensioni sono definite dallo stesso regolamento: 10 centimetri per 12, arancione, deve riportare il pittogramma dell'uomo in carrozzina. Sempre nella parte visibile è previsto lo spazio per il numero di concessione, il nome dell'intestatario, il suo indirizzo e l'indicazione del Comune che ha rilasciato il contrassegno.
Questo fac-simile di contrassegno non è stato formalmente ancora modificato dal Legislatore ed è ancora il riferimento di fatto.
Indicazioni Europee
Il contrassegno rilasciato in Italia è diverso da quello che ciascun altro Paese della Comunità rilascia e questo non favorisce certo la circolazione delle persone con disabilità.
Di questo sì è reso conto, quasi dieci anni fa, il Consiglio della Comunità Europea che il 4 giugno 1998 ha emanato una specifica Raccomandazione (la 98/376/CE) proprio relativa a questi aspetti.
Si raccomandava agli Stati membri di adottare, e poi riconoscere, un contrassegno unico per il parcheggio e la circolazione per disabili.
Il colore del contrassegno europeo è azzurro chiaro, tranne il simbolo della sedia a rotelle, bianco su fondo azzurro scuro. Il nome del titolare è sul retro del contrassegno, mentre i dati dell'autorità che l'ha rilasciato sono sulla parte visibile quando esposta.
Si tratta di una Raccomandazione, cioè di una disposizione scarsamente impositiva per gli Stati membri. Pochissimi Paesi, infatti, l'hanno ripresa, fra questi la Spagna e l'Austria. L'Italia non ha ancora raccolto quella indicazione.
Prime indicazioni sulla privacy
Sul rischio che contrassegno invalidi fosse un veicolo per la violazione della privacy si era pronunciato il Garante per la tutela dei dati personali il 19 gennaio 1999.
Le conclusioni del Garante sono molto chiare: il Legislatore dovrà provvedere a formulare un nuovo fac-simile di tagliando in cui le generalità del titolare non siano visibili; attraverso il numero di concessione, infatti, qualsiasi vigile, o altro personale autorizzato, può effettuare tutte le verifiche del caso circa la validità del permesso. Nel frattempo i Comuni potevano emanare contrassegni che rispettassero la privacy, autorizzando altresì i titolari a mascherare o cancellare i propri dati personali.
Molti hanno seguito le indicazioni del Garante, sostituendo il nome del titolare con il numero di concessione.
Il Codice sulla privacy
Ma la spinta verso la riservatezza non si è certo fermata a quella pronuncia. È stata ripresa dal nuovo Codice sulla Privacy (Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196) che all'articolo 74 è ancora più perentorio: "I contrassegni rilasciati a qualunque titolo per la circolazione e la sosta di veicoli a servizio di persone invalide, ovvero per il transito e la sosta in zone a traffico limitato, e che devono essere esposti su veicoli, contengono i soli dati indispensabili ad individuare l'autorizzazione rilasciata e senza l'apposizione di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell'autorizzazione per effetto della sola visione del contrassegno".
Ciò comporta che il pittogramma della persona in carrozzina debba scomparire dai contrassegni.
Al momento attuale il Legislatore non h ancora aderito né alle indicazioni della Raccomandazione Comunitaria del 1998 né quelle del più recente Codice sulla Privacy.
Attualmente pertanto è ancora in vigore il contrassegno stabilito dal Codice della Strada e dal suo regolamento.
CONTRASSEGNO INVALIDI
CHI HA DIRITTO AD AVERE IL CONTRASSEGNO INVALIDI ?
Hanno diritto ad avere il contrassegno invalidi solo le persone invalide con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta (cioè con problemi a camminare causati dal tipo di invalidità).
COME SI OTTIENE IL CONTRASSEGNO INVALIDI
Per il rilascio del contrassegno, l'interessato deve presentare domanda al sindaco del comune di residenza, allegando un certificato medico rilasciato dall'ufficio medico-legale dell'Unità Sanitaria Locale di appartenenza, dal quale risulta che la persona per la quale viene chiesto il contrassegno ha effettiva capacità di deambulazione sensibilmente ridotta.
Il contrassegno ha validità 5 anni.
In sostituzione del certificato medico sopra indicato è valido anche il certificato della commissione invalidi qualora vi sia l'indicazione che l'invalido è nelle condizioni previste per il rilascio del contrassegno (indipendentemente dal grado di invalidità):
Alla scadenza il rinnovo avviene con la presentazione del certificato del medico curante che, senza aggiungere inutili descrizioni di patologie, confermi soltanto il persistere delle condizioni sanitarie che hanno dato luogo al rilascio del contrassegno.
Per le persone invalide a tempo determinato in conseguenza di infortunio o per altre cause patologiche, l'autorizzazione può essere rilasciata a tempo determinato con le stesse modalità. In tal caso, la relativa certificazione medica deve specificare il presumibile periodo di durata dell'invalidità.
Hanno diritto ad avere il contrassegno invalidi solo le persone invalide con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta (cioè con problemi a camminare causati dal tipo di invalidità).
COME SI OTTIENE IL CONTRASSEGNO INVALIDI
Per il rilascio del contrassegno, l'interessato deve presentare domanda al sindaco del comune di residenza, allegando un certificato medico rilasciato dall'ufficio medico-legale dell'Unità Sanitaria Locale di appartenenza, dal quale risulta che la persona per la quale viene chiesto il contrassegno ha effettiva capacità di deambulazione sensibilmente ridotta.
Il contrassegno ha validità 5 anni.
In sostituzione del certificato medico sopra indicato è valido anche il certificato della commissione invalidi qualora vi sia l'indicazione che l'invalido è nelle condizioni previste per il rilascio del contrassegno (indipendentemente dal grado di invalidità):
Alla scadenza il rinnovo avviene con la presentazione del certificato del medico curante che, senza aggiungere inutili descrizioni di patologie, confermi soltanto il persistere delle condizioni sanitarie che hanno dato luogo al rilascio del contrassegno.
Per le persone invalide a tempo determinato in conseguenza di infortunio o per altre cause patologiche, l'autorizzazione può essere rilasciata a tempo determinato con le stesse modalità. In tal caso, la relativa certificazione medica deve specificare il presumibile periodo di durata dell'invalidità.
22/07/2012
ultima modifica 03/01/2012
1) www.ospfe.it/area-comunicazione/news/sperimentazione-del-metodo-zamboni-per-la-cura-della-sclerosi-multipla-in-fase-finale-la-procedura-per-l2019avvio
- ultima modifica 03/01/2012
2) www.ospfe.it/area-comunicazione/news/archivio/archivio-news-2011/ricerca-diagnosi-e-trattamento-sclerosi-multipla
- ultima modifica 09/02/2012
3) http://www.saluter.it/news/regione/sperimentazione-del-metodo-zamboni-per-la-cura-della-sclerosi-multipla-in-fase-finale-la-procedura-per-l2019avvio/?searchterm=zamboni
- Bologna, 27 dicembre 2011
- ultima modifica 03/01/2012
2) www.ospfe.it/area-comunicazione/news/archivio/archivio-news-2011/ricerca-diagnosi-e-trattamento-sclerosi-multipla
- ultima modifica 09/02/2012
3) http://www.saluter.it/news/regione/sperimentazione-del-metodo-zamboni-per-la-cura-della-sclerosi-multipla-in-fase-finale-la-procedura-per-l2019avvio/?searchterm=zamboni
- Bologna, 27 dicembre 2011
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