Sclerosi multipla, al via la sperimentazione clinica del “metodo Zamboni” – Il Fatto Quotidiano
Si parte con la sperimentazione clinica. Il progetto è quello che va sotto il nome di Brave Dreams (acronimo di Brain venous drainage exploited against multiple sclerosis) e, sotto il coordinamento del chirurgo vascolare Paolo Zamboni dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara, il suo scopo è quello di verificare gli effetti sulla sclerosi multipla intervenendo per rimuovere le ostruzioni sanguigne determinate dall’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi).
L’annuncio ufficiale è stato dato da Carlo Lusenti, assessore regionale alla salute, e con la selezione dei pazienti si partirà a metà della prossima settimana, iniziando nei centri dell’Emilia Romagna che hanno aderito alla sperimentazione, finanziata con 2 milioni e 900 mila dalla Regione stessa lo scorso febbraio. Tra i centri, oltre al presidio ferrarese dove opera il clinico che ha dato il nome alla tecnica di intervento, il “metodo Zamboni”, c’è l’Usl di Bologna. Dopodiché sarà la volta dell’azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania e delle 14 strutture su 20 che hanno già ricevuto il nulla osta dai comitati etici dopo l’esame del protocollo la cui stesura è stata coordinata dall’agenzia sanitaria e sociale dell’Emilia-Romagna.
Per quanto riguarda l’inizio della sperimentazione, che era attesa a settimane, l’ok definitivo è giunto dopo che il ministero della Salute si è pronunciato in senso positivo lo scorso 17 luglio. A dare il contributo finale affinché ciò avvenisse un precedente parere, quello della commissione unica dispositivi medici del dicastero, chiamata a esprimersi sull’uso dei palloncini da angioplastica previsti dal protocollo Brave Dreams. A questo punto, dunque, si passerà alla verifica dell’intuizione da cui era partito il professor Zamboni, quando aveva cominciato a studiare la malformazione che impedisce il deflusso del sangue dal cervello e che può portare a ristagni ematici all’interno del cranio con conseguente accumulo di tossine.
La patologia – è stato riscontrato poi anche in centri clinici diversi da quello di Ferrara (tra questi, la Fondazione Don Gnocchi di Milano, l’ospedale Sant’Antonio di Padova e il policlinico Vittorio Emanuele di Catania, oltre a ospedali stranieri) – può presentarsi indipendentemente dalla sclerosi multipla. Ma, sempre secondo i ricercatori che hanno seguito il metodo Zamboni fin dal training ad hoc a cui i medici vascolari vengono sottoposti, i pazienti affetti dalla malattia neurologica degenerativa avrebbero la Cssvi con una frequenza che va oltre il 90%.
Per il clinico ferrarese e per i colleghi che hanno adottato le sue tecniche sia diagnostiche (come l’ecocolor dopler e la flebografia) che terapeutiche (la rimozione delle ostruzioni), esisterebbe la possibilità di beneficiare di effetti positivi sulla sclerosi multipla adottando un approccio vascolare, oltre a quello tradizionale di tipo neurologico. In altre parole, correggendo i problemi di deflusso del sangue nelle vene che non inviano correttamente sangue a polmoni e cuore, si possono ottenere miglioramenti, tra cui miglior qualità di vita, recupero del tono muscolare e almeno parziale ripresa dell’attività fisica.
Una sessantina per centro medico il numero dei pazienti che entrerà nel programma di sperimentazione, che costerà circa 3.500 euro a paziente. La selezione verrà fatta in base alla storia clinica dei candidati, che non devono aver superato uno specifico livello di gravità nella progressione della sclerosi multipla. E ognuno di questi sarà trattato per un anno, al termine del quale si aprirà la fase – dai 18 ai 24 mesi – durante la quale i risultati saranno relazionati alla comunità scientifica.
Si tratta di un momento atteso anche da una onlus, la Ccsvi nella sclerosi multipla, che ha come presidente onorario Nicoletta Mantovani e che nel corso degli ultimi anni ha appoggiato le ricerche di Paolo Zamboni attivandosi sia presso le istituzioni che presso i privati per raccogliere pareri e finanziamenti. Ancora di recente Gisella Pandolfo, presidente nazionale dell’associazione, aveva chiesto che si partisse quanto prima con la sperimentazione per verificare le correlazioni tra le due malattie. E aveva aggiunto: “Noi questo affermiamo e vogliamo: che si prenda atto della ricerca internazionale fin qui compiuta e in continua evoluzione, in un confronto sereno e serio. Ricordiamo che i malati di sclerosi multipla sono oltre 60 mila in Italia e 2 milioni e mezzo nel mondo. Per la maggior parte giovani adulti, due su tre donne”.
⭐ Le #informazioni qui riportate hanno esclusivamente finalità illustrative e divulgative e ⭐NON sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o di un professionista sanitario.⭐ #SclerosiMultipla #SM #Terapie #RicercaScientifica #NuoveTerapie #Informazione #Salute #Condivisione ©MelisStefania
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29/07/2012
Copaxone effetti indesiderati
In tutti gli studi clinici come reazioni avverse più frequenti sono
state osservate reazioni nella sede dell’iniezione che sono state
segnalate dalla maggior parte dei pazienti trattati con Copaxone. In
studi controllati la percentuale di pazienti che hanno riferito queste
reazioni, almeno una volta, era più elevata dopo trattamento con
Copaxone (82,5%) rispetto a quanto segnalato dopo iniezioni di un
placebo (48%). Le reazioni segnalate più di frequente nella sede
dell’iniezione erano: eritema, dolore, presenza di masse, prurito,
edema, infiammazione e ipersensibilità.
Come reazione immediata dopo l’iniezione è stata descritta una reazione associata ad almeno uno o più dei seguenti sintomi:
vasodilatazione,
dolore toracico,
dispnea,
palpitazione o tachicardia.
Questa reazione può verificarsi entro alcuni minuti dopo l’iniezione di Copaxone. Almeno un componente di questa reazione immediata dopo l’iniezione è stato segnalato almeno una volta dal 41% dei pazienti trattati con Copaxone rispetto al 20% del gruppo trattato con placebo.
Tutte le reazioni avverse segnalate con maggior frequenza nei pazienti trattati con Copaxone rispetto ai pazienti trattati con placebo vengono presentate nella tabella riportata qui di seguito. Q
uesti dati sono stati tratti da tre studi clinici-pivot, in doppio cieco, controllati con placebo, eseguiti in 269 pazienti affetti da SM trattati con Copaxone e in 271 pazienti affetti da SM trattati con placebo fino a 35 mesi.
**
Tuttavia, Copaxone non ha avuto effetti benefici sulla progressione dell’invalidità nei pazienti affetti da SM recidivante con remissione.
Non vi sono prove che il trattamento con Copaxone abbia un effetto sulla durata o sulla gravità delle recidive.
Come reazione immediata dopo l’iniezione è stata descritta una reazione associata ad almeno uno o più dei seguenti sintomi:
vasodilatazione,
dolore toracico,
dispnea,
palpitazione o tachicardia.
Questa reazione può verificarsi entro alcuni minuti dopo l’iniezione di Copaxone. Almeno un componente di questa reazione immediata dopo l’iniezione è stato segnalato almeno una volta dal 41% dei pazienti trattati con Copaxone rispetto al 20% del gruppo trattato con placebo.
Tutte le reazioni avverse segnalate con maggior frequenza nei pazienti trattati con Copaxone rispetto ai pazienti trattati con placebo vengono presentate nella tabella riportata qui di seguito. Q
uesti dati sono stati tratti da tre studi clinici-pivot, in doppio cieco, controllati con placebo, eseguiti in 269 pazienti affetti da SM trattati con Copaxone e in 271 pazienti affetti da SM trattati con placebo fino a 35 mesi.
**
Tuttavia, Copaxone non ha avuto effetti benefici sulla progressione dell’invalidità nei pazienti affetti da SM recidivante con remissione.
Non vi sono prove che il trattamento con Copaxone abbia un effetto sulla durata o sulla gravità delle recidive.
Attualmente non è stata dimostrata l’utilità di Copaxone in pazienti affetti dalla malattia progressiva primaria o secondaria.
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Vacanze Accessibili
L’associazione Di.Vo. è particolarmente attiva nell’ambito del turismo
accessibile, termine comunemente utilizzato per indicare l’insieme di
strutture, infrastrutture e sistemi organizzativi destinato a facilitare
l’attività turistica delle persone con esigenze particolari.
Purtroppo molte famiglie in cui sono presenti disabili e anziani devono
limitare la loro attività turistica per le notevoli barriere e
difficoltà da superare: prime fra tutte la scarsa conoscenza delle
opportunità offerte dal turismo accessibile, la mancanza di persone
competenti in materia e di strumenti informativi indispensabili alla
programmazione degli itinerari e dei soggiorni.
Dalla necessità
di dare una risposta positiva alle richieste di turismo più accessibile
a tutti, è nata l’idea per mettere la parola fine alle numerose
limitazioni e discriminazioni subite dai disabili per le loro vacanze.
Viaggi a Lourdes
Puntiamo a fornire una compagnia qualificata con la quale intraprendere
serenamente l’esperienza di un viaggio a Lourdes e poterne condividere
tutte le emozioni. Perché non poter soddisfare il desiderio di
partecipare alla vacanza dei sogni?
Punto di forza del servizio
è quello di non fornire il solito accompagnatore professionista ma un
amico qualificato, pronto anch’esso a divertirsi in compagnia. Soggiorni
per qualsiasi handicap psichico (come l’autismo) e motorio, anche in
carrozzina, con pulmino attrezzato, albergo accessibile e spiaggia con
attrezzature per disabili.
Vacanze estive: mare e montagna
Per chi è disabile o per chi ha un familiare disabile, la scelta del
luogo dove trascorrere la vacanza estiva si presenta tutt’altro che
semplice. Non si tratta solo di trovare la località che più interessa,
ma di cercare una soluzione compatibile con i problemi legati
all’handicap.
Per quanto riguarda il mare la località prescelta
è Cesenatico sulla Riviera romagnola. La sistemazione è in hotel 3
stelle in camere multiple (singole su richiesta secondo disponibilità)
con trattamento in pensione completa con bevande. Sono presenti camere
attrezzate con ausili per disabili, ascensore idoneo per carrozzelle e
ingressi e spazi interni tutti accessibili. Durante i soggiorni viene
organizzato un programma di attività all’aria aperta con sport ed
escursioni e momenti ricreativi serali. Nel caso di Cesenatico vengono
messi a disposizione anche un parco, una piscina, una palestra e una
spiaggia privata.
E’ possibile anche optare per un soggiorno in
campagna presso centri agrituristici in Toscana e in Umbria. In tutti i
casi è prevista la possibilità di disporre di assistenza
individualizzata con operatori di sostegno qualificati e assistenza
infermieristica.
www.associazionedivo.org/ attivita/vacanze-accessibili/
Fibrosi cistica, Ue approva ivacaftor
| 27 luglio 2012 |
La Commissione Europea ha approvato ivacaftor per i pazienti affetti da fibrosi cistica (FC) di età superiore ai 6 anni che presentano almeno una copia della mutazione G551D nel gene regolatore della conduttanza transmembrana della fibrosi cistica (CFTR). Questi pazienti costituiscono circa il 4-5% del totale. Sviluppato dall’americana Vertex (l’azienda del telaprevir) il farmaco sarà messo in commercio con il marchio Kalydeco.
Si stima che in Europa i pazienti con questa mutazione siano circa 1100. In Usa il loro numero è circa lo stesso, circa 1200, pari al 4% dei circa 30mila malati di fibrosi cistica. Circa 200 però hanno meno di 6 anni e per loro il farmaco non è attualmente indicato. In Usa il costo del farmaco è molto elevato: 294mila dollari l'anno. Vedremo se in Europa sarà più ridotto
L’approvazione di ivacaftor si basa sui risultati degli studi di fase III STRIVE e ENVISION in cui i pazienti con FC, aventi almeno una copia della mutazione G551D di CFTR, trattati con il farmaco, hanno mostrato un miglioramento rapido, significativo e sostenuto di alcune misure della patologia, inclusa la funzione polmonare. Gli eventi avversi più frequenti con il medicinale erano da lievi a moderati ma non gravi.
Ivacaftor è un farmaco attivo per via orale che va assunto due volte al giorno, disegnato per aumentare il tempo di apertura dei canali CFTR. Negli studi in vitro, la molecola si è dimostrata efficace nell’aumentare l'attività di trasporto del cloro della proteina CFTR con la mutazione G551D.
Il farmaco è stato sviluppato congiuntamente da Vertex Pharmaceuticals e dalla Cystic Fibrosis Foundation. Quest'ultima, che per lo sviluppo del farmaco ha investito circa 75 milioni di dollari, riceverà delle royalties sulle vendite del prodotto. si tratta di uno dei primi esempi di come un'associazione di pazienti possa avere un ruolo pro attivo per lo sviluppo di un farmaco, una forma di collaborazione nota come “venture philanthropy.”
Fibrosi cistica
La FC colpisce circa 70mila persone in tutto il mondo e causa una perdita progressiva della funzionalità polmonare. A oggi non esiste una cura e i trattamenti attualmente disponibili sono diretti contro gli effetti secondari della compromissione della funzionalità della proteina CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator), un canale ionico deputato soprattutto a trasportare il cloro attraverso le membrane cellulari a livello della membrana apicale delle cellule epiteliali delle cellule di vie aeree, del pancreas, dell'intestino, delle ghiandole sudoripare, delle ghiandole salivari e dei vasi deferenti.
La fibrosi cistica è causata da mutazioni di questa proteina (se ne conoscono più di 1.000) che portano a uno squilibrio ionico legato a un'alterazione della secrezione da parte delle cellule epiteliali degli ioni cloro e, di conseguenza, a un maggior riassorbimento di sodio e acqua dalle pareti delle vie aeree.
In particolare, la mutazione missenso G551D influenza la funzione dei canali CFTR presenti sulla superficie cellulare ed è presente nel 4-5% dei pazienti con fibrosi cistica. Nei pazienti che hanno la mutazione G551D, l’aminoacido glicina è sostituito dall’acido aspartico.
Come conseguenza dell'alterazione genetica, le ghiandole coinvolte secernono un muco denso e vischioso e quindi poco scorrevole. Negli organi interessati, le secrezioni mucose, essendo anormalmente viscide, determinano un'ostruzione dei dotti principali, provocando l'insorgenza di gran parte delle manifestazioni cliniche tipiche della malattia, come la comparsa di infezioni polmonari ricorrenti, insufficienza pancreatica, steatorrea, stati di malnutrizione, cirrosi epatica, ostruzione intestinale e infertilità maschile; è una malattia molto grave con un'aspettativa di vita di circa 37 anni (dati della Cystic Fibrosis Foundation).
INFO DI http://www.pharmastar.it/index.html?cat=3&id=8755
27/07/2012
La sindrome di Habba
Si tratta di un'associazione tra un disfunzionale, cistifellea intatto e diarrea cronica. I pazienti con la sindrome presentano vari gradi di diarrea cronica (tre o più movimenti intestinali al giorno ). La diarrea è classicamente descritta come frequenza di diarrea acquosa e potrebbe essere esplosiva, a volte può anche essere associata con grande urgenza e persino incontinenza. La
diarrea è principalmente associata dopo i pasti .A causa di questa
urgenza, i pazienti di solito dovunque vadano sono costretti a cercare
un bagno .Questi sintomi sono di solito molto dolorosi e possono causare
imbarazzo sociale e delle interferenze con le attività quotidiane. Alcuni
pazienti sono addirittura costretti a restare rinchiusi in casa per
paura di imbarazzo sociale, possono perdere peso perché hanno paura di
mangiare per la diarrea.
La diarrea è raramente notturna, a meno che il paziente aveva un pasto in ritardo nei pressi di andare a dormire.
E non è associato con il sangue, a meno che non proviene da irritazione della zona rettale a seguito di movimenti intestinali frequenti. Dr. Habba ha scoperto che questo tipo di diarrea è associata a disfunzioni della colecisti.
La diarrea è raramente notturna, a meno che il paziente aveva un pasto in ritardo nei pressi di andare a dormire.
E non è associato con il sangue, a meno che non proviene da irritazione della zona rettale a seguito di movimenti intestinali frequenti. Dr. Habba ha scoperto che questo tipo di diarrea è associata a disfunzioni della colecisti.
C'è dolore associato a questa sindrome?
Il pazienti non avrebbero necessariamente dolore addominale correlati alla malattia della colecisti. Potrebbe essere completamente libero da ogni dolore addominale. La funzione della colecisti è solo determinata da un anomalo radio-test nucleare che studia la funzione della colecisti (HIDA / DISIDA scansione con iniezione CCK). Questo test non è invasivo e può essere eseguito in tutti i centri radiologici o ospedali ben attrezzati
Se l’ecografia della colecisti è normale, avrei potuto ancora avere la sindrome?
In realtà, la maggior parte dei pazienti con la sindrome hanno ecografia normale della cistifellea. Tuttavia, la presenza di calcoli biliari ecografia, non esclude la diagnosi della sindrome.
Il pazienti non avrebbero necessariamente dolore addominale correlati alla malattia della colecisti. Potrebbe essere completamente libero da ogni dolore addominale. La funzione della colecisti è solo determinata da un anomalo radio-test nucleare che studia la funzione della colecisti (HIDA / DISIDA scansione con iniezione CCK). Questo test non è invasivo e può essere eseguito in tutti i centri radiologici o ospedali ben attrezzati
Se l’ecografia della colecisti è normale, avrei potuto ancora avere la sindrome?
In realtà, la maggior parte dei pazienti con la sindrome hanno ecografia normale della cistifellea. Tuttavia, la presenza di calcoli biliari ecografia, non esclude la diagnosi della sindrome.
Quali sono i sintomi di questa sindrome?
1. Diarrea post-prandiale (che varia da urgenza semplice da incontinenza) e la paura di mangiare per evitare la diarrea
2. Cistifellea disfunzionale come determinato dal test radiologico
3. La mancata risposta alla terapia standard per "IBS"
4. Reazione favorevole agli agenti acidi biliari vincolante
Cosa si deve fare se avete questi sintomi?
Consultare il medico primario o gastroenterologo.
Un lavoro di base a dei sintomi deve essere fatto, come analisi delle feci, il lavoro di laboratorio, radiografie e colonscopia. Ulteriori test per escludere condizioni di malassorbimento (sprue celiaca, ecc), malattie infiammatorie intestinali (colite ulcerosa e morbo di Crohn) e il cancro deve essere effettuata prima che la diagnosi di sindrome può essere confermata.
Questi test devono essere fatti per escludere tutte le altre condizioni trattabili prima di iniziare la terapia per la Sindrome Habba.
Qual è il trattamento per la sindrome?
Dal momento che la patologia di base della sindrome è inadeguato bile nel tratto gastrointestinale relative a una colecisti disfunzionale, la terapia serve a modificare la costituzione di acidi biliari per diminuire l'effetto diarroiche di questi acidi biliari.
Agenti che legano gli acidi biliari sono stati provati da molti anni e sono stati efficaci sui pazienti .
Questi farmaci dovrebbero essere usati ½ ora prima dei pasti per legare gli acidi biliari per diventare efficaci. Nella pubblicazione originale della sindrome, colestiramina è stato utilizzato con una risposta eccellente. Tuttavia, risultati simili possono essere ottenuti con altri agenti, come il colestipolo e Colesevelam.
1. Diarrea post-prandiale (che varia da urgenza semplice da incontinenza) e la paura di mangiare per evitare la diarrea
2. Cistifellea disfunzionale come determinato dal test radiologico
3. La mancata risposta alla terapia standard per "IBS"
4. Reazione favorevole agli agenti acidi biliari vincolante
Cosa si deve fare se avete questi sintomi?
Consultare il medico primario o gastroenterologo.
Un lavoro di base a dei sintomi deve essere fatto, come analisi delle feci, il lavoro di laboratorio, radiografie e colonscopia. Ulteriori test per escludere condizioni di malassorbimento (sprue celiaca, ecc), malattie infiammatorie intestinali (colite ulcerosa e morbo di Crohn) e il cancro deve essere effettuata prima che la diagnosi di sindrome può essere confermata.
Questi test devono essere fatti per escludere tutte le altre condizioni trattabili prima di iniziare la terapia per la Sindrome Habba.
Qual è il trattamento per la sindrome?
Dal momento che la patologia di base della sindrome è inadeguato bile nel tratto gastrointestinale relative a una colecisti disfunzionale, la terapia serve a modificare la costituzione di acidi biliari per diminuire l'effetto diarroiche di questi acidi biliari.
Agenti che legano gli acidi biliari sono stati provati da molti anni e sono stati efficaci sui pazienti .
Questi farmaci dovrebbero essere usati ½ ora prima dei pasti per legare gli acidi biliari per diventare efficaci. Nella pubblicazione originale della sindrome, colestiramina è stato utilizzato con una risposta eccellente. Tuttavia, risultati simili possono essere ottenuti con altri agenti, come il colestipolo e Colesevelam.
Quanto tempo devo aspettare per un miglioramento?
I sintomi dovrebbero migliorare entro pochi giorni di terapia continua. Questi farmaci possono essere assunti anche per lungo tempo .IL Dosaggio può essere aumentato o diminuito quando i sintomi si stabilizzano
I sintomi dovrebbero migliorare entro pochi giorni di terapia continua. Questi farmaci possono essere assunti anche per lungo tempo .IL Dosaggio può essere aumentato o diminuito quando i sintomi si stabilizzano
La rimozione di una colecisti chirurgicamente e’ un modo accettato per la terapia?
Colecistectomia (asportazione della cistifellea) non deve influenzare l'esito dei sintomi. Infatti, circa il 10% dei pazienti ha sintomi simili dopo la rimozione della colecisti. Quindi, la rimozione chirurgica della cistifellea nel trattamento della diarrea cronica non è appropriato per questa condizione.
Quante persone soffrono di questa sindrome? Molto probabilmente milioni di persone diagnosticate con "IBS"(colon irritabile o colite spastica) possono avere la sindrome di Habba .Si stima che circa 45 milioni di americani soffrono di "IBS" o condizioni simili. Secondo lo studio il Dott. Habba, il 41% dei pazienti ha avuto la sindrome di Habba.
La maggior parte delle persone accettano diarrea cronica come una forma "normale" della vita e ad imparare a convivere con essa e le sue limitazioni, sociale o altro. Quindi, il problema è molto più grande di quello che possiamo apprezzare.
http://sindromedihabba.it/index_file/Page549.htm
Ipotermia terapeutica correlata alla riduzione della mortalità da arresto cardiaco
L'ipotermia terapeutica può aver ridotto significativamente la mortalità
in ospedale tra i pazienti con arresto cardiaco improvviso tra il 2001 e
il 2009.
Due studi cardine, pubblicati nel 2002, avevano dimostrato una diminuzione di mortalità e morbilità con l'uso di ipotermia terapeutica rispetto alle terapie tradizionali nei pazienti con arresto cardiaco improvviso in ambiente extra-ospedaliero.
Da allora, questo trattamento è stato sempre più utilizzato negli ospedali degli Stati Uniti.
Tuttavia, i tassi di mortalità basati sulla popolazione associati a un arresto cardiaco improvviso non sono stati valutati in questo periodo di tempo.
È stato, pertanto, impiegato il National Inpatient Sample per valutare il tasso di mortalità su 1.190.860 pazienti che sono stati ricoverati in ospedale a causa di un arresto cardiaco negli Stati Uniti tra il 2001 e il 2009.
Il tasso di mortalità è sceso dal 69.6% nel 2001 al 57.8% nel 2009.
Nel corso di 8 anni di studio, la mortalità ospedaliera è stata del 59.5% per i pazienti che avevano un’età inferiore ai 65 anni al momento dell'arresto cardiaco, rispetto al 64.3% nei soggetti di età tra 65 e 79 anni e al 74.6% in quelli con almeno 80 anni ( p inferiore a 0.0001 per tutti ). ( Xagena2012 )
Fonte: American Academy of Neurology, 2012
Cardio2012
Due studi cardine, pubblicati nel 2002, avevano dimostrato una diminuzione di mortalità e morbilità con l'uso di ipotermia terapeutica rispetto alle terapie tradizionali nei pazienti con arresto cardiaco improvviso in ambiente extra-ospedaliero.
Da allora, questo trattamento è stato sempre più utilizzato negli ospedali degli Stati Uniti.
Tuttavia, i tassi di mortalità basati sulla popolazione associati a un arresto cardiaco improvviso non sono stati valutati in questo periodo di tempo.
È stato, pertanto, impiegato il National Inpatient Sample per valutare il tasso di mortalità su 1.190.860 pazienti che sono stati ricoverati in ospedale a causa di un arresto cardiaco negli Stati Uniti tra il 2001 e il 2009.
Il tasso di mortalità è sceso dal 69.6% nel 2001 al 57.8% nel 2009.
Nel corso di 8 anni di studio, la mortalità ospedaliera è stata del 59.5% per i pazienti che avevano un’età inferiore ai 65 anni al momento dell'arresto cardiaco, rispetto al 64.3% nei soggetti di età tra 65 e 79 anni e al 74.6% in quelli con almeno 80 anni ( p inferiore a 0.0001 per tutti ). ( Xagena2012 )
Fonte: American Academy of Neurology, 2012
Cardio2012
Stent medicati associati a ridotta rivascolarizzazione del vaso target
Gli stent medicati sono associati a una significativa riduzione della
rivascolarizzazione del vaso target rispetto agli stent di metallo nudo.
Anche se non ci sono differenze complessive significative nella mortalità cumulativa, re-infarto, o trombosi dello stent, l'analisi ha rivelato che l'incidenza di reinfarto molto tardivo e la trombosi dello stent sono risultate significativamente aumentate con gli stent a rilascio di farmaco.
Ricercatori dell’Università degli Studi del Piemonte Orientalea Novara, hanno effettuato una meta-analisi dei dati di 11 studi che ha incluso 6.298 pazienti sottoposti a intervento coronarico percutaneo ( procedura PCI ) per infarto miocardico con sopraslivellamento del segmento ST ( STEMI ).
Di questi, 3.980 ( 63.2% ) sono stati assegnati in modo casuale a ricevere l'impianto di stent a eluizione di farmaco e 2.318 ( 36.8% ) l'impianto di stent di metallo nudo.
Alla fine del follow-up a lungo termine ( in media 1201 giorni ), l'impianto di stent medicati ha significativamente ridotto l'incidenza di rivascolarizzazione del vaso target rispetto agli stent di metallo nudo ( 12.7 vs 20.1%, p inferiore a 0.001 ), senza alcuna differenza significativa in termini di mortalità, reinfarto, o trombosi dello stent.
Inoltre, i pazienti sottoposti a impianto di stent medicati avevano un rischio inferiore del 43% di rivascolarizzazione del vaso target rispetto a quelli sottoposti a impianto di stent di metallo nudo.
Tuttavia, un’ulteriore analisi, utilizzando un modello di Cox con coefficienti di regressione variabili nel tempo, ha mostrato che l'hazard ratio ( HR ) per il reinfarto e la trombosi dello stent è cambiato nel corso del tempo. Ciò ha suggerito che con un follow-up a lungo termine, i tassi di reinfarto e trombosi dello stent sono aumentati in modo significativo nel gruppo con stent medicato rispetto al gruppo con stent di metallo nudo, con hazard ratio di 2.06 e 2.81, rispettivamente ( p minore di 0.04 per entrambi ).
Nonostante questi risultati preoccupanti, questo studio ha mostrato che i benefici degli stent medicati per infarto STEMI superano i rischi potenziali.
La sostituzione di uno stent medicato con uno stent di metallo nudo in 100 pazienti con infarto STEMI non provoca differenze di mortalità, ma è associato a circa 5 interventi di rivascolarizzazione ripetuta in meno.
Di contro esiste l’eventualità di un reinfarto in fase tardiva, con la possibilità che il rischio vero possa essere significativamente più alto. ( Xagena2012 )
Fonte: Archives of Internal Medicine, 2012
Cardio2012

FDA: Azitromicina e rischio di mortalità cardiovascolare
L'FDA ( Food and Drug Administration ) è a conoscenza dello studio
pubblicato su The New England Journal of Medicine, che ha confrontato i
rischi di morte cardiovascolare nei pazienti trattati con Azitromicina (
Zithromax; in Italia: Zitromax ), Amoxicillina ( in Italia: Zimox ),
Ciprofloxacina ( Cipro; in Italia: Ciproxin ), Levofloxacina ( Levaquin;
in Italia: Tavanic ), e nessun farmaco antibatterico.
Lo studio ha riportato un lieve aumento delle morti cardiovascolari, e il rischio di morte per qualsiasi causa, nei soggetti trattati per 5 giorni con Azitromicina, rispetto ai soggetti trattati con Amoxicillina, Ciprofloxacina o nessun farmaco.
I rischi di decesso per cause cardiovascolari associate al trattamento con Levofloxacina sono risultati simili a quelli associati al trattamento con Azitromicina.
I pazienti trattati con Azitromicina non dovrebbe smettere di assumere il farmaco senza prima aver parlato con il proprio medico curante.
Gli operatori sanitari devono essere consapevoli del possibile prolungamento dell'intervallo QT e di insorgenza delle aritmie cardiache in caso di prescrizione o somministrazione di farmaci antibatterici.
Azitromicina appartiene a una classe di farmaci antibatterici denominati macrolidi, che sono stati associati ad effetti cardiovascolari, in particolare, prolungamento dell'intervallo QT.
Il prolungamento dell'intervallo QT può causare torsione di punta, un ritmo cardiaco anormale con conseguenze anche fatali.
L’Azitromicina è stato l'unico macrolide esaminato nello studio pubblicato.
Lo studio non ha valutato altri macrolidi come la Claritromicina ( Biaxin; in Italia: Klacid ) e l’Eritromicina ( in Italia: Eritrocina ), per quanto riguarda il potenziale di morte per cause cardiovascolari
.
Nel 2011, l'FDA aveva esaminato le informazioni nella scheda tecnica dei macrolidi riferite al prolungamento dell'intervallo QT e alla torsione di punta.
La sezione Avvertenze e Precauzioni della scheda tecnica del farmaco Zmax ( Azitromicina a rilascio prolungato per sospensione orale ) è stata modificata nel marzo 2012 per includere nuove informazioni sui rischi riguardo al prolungamento dell'intervallo QT, che sembrano essere bassi.
Anche le schede tecniche di Claritromicina ed Eritromicina, contengono informazioni sul prolungamento dell'intervallo QT nella sezione Avvertenze.
Le indicazioni per Azitromicina, approvate dall’FDA, sono le seguenti: esacerbazioni batteriche acute della malattia polmonare cronica, sinusite batterica acuta, polmonite acquisita in comunità, faringite / tonsillite, infezioni semplici della cute e della struttura cutanea, uretrite e cervicite, ulcere genitali. ( Xagena2012 )
.
Fonte: FDA, 2012
Inf2012 Cardio2012 Farma2012
Lo studio ha riportato un lieve aumento delle morti cardiovascolari, e il rischio di morte per qualsiasi causa, nei soggetti trattati per 5 giorni con Azitromicina, rispetto ai soggetti trattati con Amoxicillina, Ciprofloxacina o nessun farmaco.
I rischi di decesso per cause cardiovascolari associate al trattamento con Levofloxacina sono risultati simili a quelli associati al trattamento con Azitromicina.
I pazienti trattati con Azitromicina non dovrebbe smettere di assumere il farmaco senza prima aver parlato con il proprio medico curante.
Gli operatori sanitari devono essere consapevoli del possibile prolungamento dell'intervallo QT e di insorgenza delle aritmie cardiache in caso di prescrizione o somministrazione di farmaci antibatterici.
Azitromicina appartiene a una classe di farmaci antibatterici denominati macrolidi, che sono stati associati ad effetti cardiovascolari, in particolare, prolungamento dell'intervallo QT.
Il prolungamento dell'intervallo QT può causare torsione di punta, un ritmo cardiaco anormale con conseguenze anche fatali.
L’Azitromicina è stato l'unico macrolide esaminato nello studio pubblicato.
Lo studio non ha valutato altri macrolidi come la Claritromicina ( Biaxin; in Italia: Klacid ) e l’Eritromicina ( in Italia: Eritrocina ), per quanto riguarda il potenziale di morte per cause cardiovascolari
.
Nel 2011, l'FDA aveva esaminato le informazioni nella scheda tecnica dei macrolidi riferite al prolungamento dell'intervallo QT e alla torsione di punta.
La sezione Avvertenze e Precauzioni della scheda tecnica del farmaco Zmax ( Azitromicina a rilascio prolungato per sospensione orale ) è stata modificata nel marzo 2012 per includere nuove informazioni sui rischi riguardo al prolungamento dell'intervallo QT, che sembrano essere bassi.
Anche le schede tecniche di Claritromicina ed Eritromicina, contengono informazioni sul prolungamento dell'intervallo QT nella sezione Avvertenze.
Le indicazioni per Azitromicina, approvate dall’FDA, sono le seguenti: esacerbazioni batteriche acute della malattia polmonare cronica, sinusite batterica acuta, polmonite acquisita in comunità, faringite / tonsillite, infezioni semplici della cute e della struttura cutanea, uretrite e cervicite, ulcere genitali. ( Xagena2012 )
.
Fonte: FDA, 2012
Inf2012 Cardio2012 Farma2012
26/07/2012
assicurazioni auto e invalidi
La differenza consiste nel fatto che, in quest’ultima ipotesi per
usufruire degli sconti per le assicurazioni auto invalidi, bisogna
essere iscritti a quella specifica associazione, ma per il resto non
sono richiesti particolari formalismi. Invece nel primo caso, se si è in
possesso dei requisiti richiesti dalla compagnia, è sufficiente
rivolgersi direttamente ad essa, e stipulare la polizza. Nella maggior
parte dei casi questi requisiti consistono nell’intestazione dell’auto, e
di conseguenza dell’assicurazione dell’auto alla persona invalida, e
presenza delle necessarie modifiche per il trasporto o per la guida da
parte dello stesso. Per cui bisogna fare molta attenzione, nel momento
in cui si sta per acquistare un’auto, se si vuole usufruire sia delle
agevolazioni fiscali, che dei possibili sconti sulle assicurazioni auto
invalidi, alla scelta dell’intestazione dell’auto. Infatti per le agevolazioni fiscali
(ovvero Iva al 4% anziché al 10%, detrazione Irpef al 19% ed esenzione
del bollo e della tassa del passaggio di proprietà) l’auto può essere
intestata sia alla persona invalida che ad un suo familiare, mentre per
le assicurazioni proprietario ed assicurato devono coincidere.
L’associazione per disabili A.N.D.I. ha, ad esempio, convenzioni in corso con le compagnie di assicurazione: Aurora Assicurazioni, Cattolica Assicurazioni ed Allianz Ras. Per ciascuna gli sconti sulle assicurazioni auto invalidi riguardano sia la componente di responsabilità civile obbligatoria, che quella di incendio e furto, che altre agevolazioni che sono indirizzate all’assistenza del veicolo in caso di guasto, foratura pneumatico, e montaggio o smontaggio delle catene da neve. Tra le compagnie di assicurazione, che al di fuori di convenzioni, prevedono condizioni particolari per gli invalidi, troviamo la Toro Assicurazioni che applica uno sconto del 15% sul premio della rca, la Unipol (bisogna rivolgersi ad una delle agenzie, perché le condizioni variano a seconda del tipo di disabilità), e la Cattolica assicurazioni che ha ideato la polizza specifica che si chiama ‘Auto in Facile”. La proposta della Cattolica propone uno dei servizi più completi nel panorama delle assicurazioni auto invalidi, perché non offre copertura solo per la parte legata alla rca, ma è particolarmente attenta, anche per quanto riguarda le altre garanzie accessorie. Inoltre offre un pacchetto di assistenza stradale molto completo, realizzato attraverso la collaborazione con la Europe Assistance, e che comprende sia il soccorso stradale e il recupero del mezzo in caso di incidente, che di immobilizzazione del veicolo, ma anche in caso di foratura o cambio pneumatici.
In caso di riparazioni che richiedono una tempistica superiore alle 8 ore, vengono rimborsate le spese per l’uso dei trasporti pubblici fino a 200 euro, ed è previsto il rimborso del biglietto (aereo o ferroviario), oltre che le spese di trasferimento fino alla propria residenza o aerostazione per un importo pari o inferiore a 269 euro. Sul fronte degli sconti, per la copertura assicurativa riguardante la responsabilità civile auto il risparmio consiste in una decurtazione del premio corrispondete al 15%, e lo stesso sconto è previsto per la garanzia Kasko e ritiro della patente, mentre per l’assicurazione incendio e furto l’agevolazione si fa più corposa, poiché lo sconto sale al 30%. La particolarità della Cattolica Assicurazioni consiste nella duplice possibilità che offre per la stipula di assicurazioni auto invalidi, ovvero sia l’accesso diretto che tramite convenzione. In ogni caso è sempre preferibile munirsi di un maggior numero di preventivi, e non bisogna accantonare l’idea di amplificare le possibilità di risparmio usufruendo della possibilità offerta dalla Legge Bersani.
Da un punto di vista legislativo non vi è alcun motivo che impedisca, o pregiudichi l’accesso alle agevolazioni previste dalle compagnie di assicurazione, e dall’uso della classe di merito più bassa di un familiare convivente prevista dalla Legge Bersani, ma può capitare che sia la compagnia stessa a mettere di fronte ad una scelta in una delle due direzioni.
L’associazione per disabili A.N.D.I. ha, ad esempio, convenzioni in corso con le compagnie di assicurazione: Aurora Assicurazioni, Cattolica Assicurazioni ed Allianz Ras. Per ciascuna gli sconti sulle assicurazioni auto invalidi riguardano sia la componente di responsabilità civile obbligatoria, che quella di incendio e furto, che altre agevolazioni che sono indirizzate all’assistenza del veicolo in caso di guasto, foratura pneumatico, e montaggio o smontaggio delle catene da neve. Tra le compagnie di assicurazione, che al di fuori di convenzioni, prevedono condizioni particolari per gli invalidi, troviamo la Toro Assicurazioni che applica uno sconto del 15% sul premio della rca, la Unipol (bisogna rivolgersi ad una delle agenzie, perché le condizioni variano a seconda del tipo di disabilità), e la Cattolica assicurazioni che ha ideato la polizza specifica che si chiama ‘Auto in Facile”. La proposta della Cattolica propone uno dei servizi più completi nel panorama delle assicurazioni auto invalidi, perché non offre copertura solo per la parte legata alla rca, ma è particolarmente attenta, anche per quanto riguarda le altre garanzie accessorie. Inoltre offre un pacchetto di assistenza stradale molto completo, realizzato attraverso la collaborazione con la Europe Assistance, e che comprende sia il soccorso stradale e il recupero del mezzo in caso di incidente, che di immobilizzazione del veicolo, ma anche in caso di foratura o cambio pneumatici.
In caso di riparazioni che richiedono una tempistica superiore alle 8 ore, vengono rimborsate le spese per l’uso dei trasporti pubblici fino a 200 euro, ed è previsto il rimborso del biglietto (aereo o ferroviario), oltre che le spese di trasferimento fino alla propria residenza o aerostazione per un importo pari o inferiore a 269 euro. Sul fronte degli sconti, per la copertura assicurativa riguardante la responsabilità civile auto il risparmio consiste in una decurtazione del premio corrispondete al 15%, e lo stesso sconto è previsto per la garanzia Kasko e ritiro della patente, mentre per l’assicurazione incendio e furto l’agevolazione si fa più corposa, poiché lo sconto sale al 30%. La particolarità della Cattolica Assicurazioni consiste nella duplice possibilità che offre per la stipula di assicurazioni auto invalidi, ovvero sia l’accesso diretto che tramite convenzione. In ogni caso è sempre preferibile munirsi di un maggior numero di preventivi, e non bisogna accantonare l’idea di amplificare le possibilità di risparmio usufruendo della possibilità offerta dalla Legge Bersani.
Da un punto di vista legislativo non vi è alcun motivo che impedisca, o pregiudichi l’accesso alle agevolazioni previste dalle compagnie di assicurazione, e dall’uso della classe di merito più bassa di un familiare convivente prevista dalla Legge Bersani, ma può capitare che sia la compagnia stessa a mettere di fronte ad una scelta in una delle due direzioni.
Ganoderma Lucidum in Italia
Ling Zhi o Reishi è conosciuto con il suo nome scientifico di Ganoderma Lucidum.
Il Ganoderma Lucidum è riconosciuto in Italia per essere in grado di migliorare la capacità di guarigione del corpo, mantenere un corpo sano e di promuovere la longevità.
Circa 200 studi clinici sul Ganoderma sono stati documentati e pubblicati dalla Biblioteca Nazionale Americana di Medicina PubMed sugli effetti e l’utilizzo del Ganoderma Lucidum.
Ganoderma Lucidum
Il Ganoderma è un fungo medicinale, con una lunga storia in Cina come tonico e la salute rimedio, era altamente classificato come un farmaco, nei tempi antichi, solo la famiglia reale era in possesso della medicina altamente superiore.
I benefici del Ganoderma Lucidum sono valutati i numero uno nella classifica dei nutraceutici, nella medicina cinese è considerato ancora più prezioso e utile rispetto al Ginseng che è più famoso, infatti, è noto come il re delle erbe in antichi testi di medicina cinese. I benefici del Ganoderma hanno rafforzato il sistema immunitario, i livelli di tossine si sono ridotti, l’istamina e i livelli di pressione arteriosa e colesterolo si sono ridotti molto velocemente e senza nessuna ricomparsa.
Molti riportano anche la pelle più chiara, migliora la respirazione, e una migliore resistenza alle malattie, infatti gli studi dimostrano che è molto efficace contro l’ansia, asma, artrite, cancro, stipsi, gastrite e ulcere, malattie cardiache che causano attacchi di cuore, l’epatite, colesterolo alto, ipertensione, Lupus, i sintomi della menopausa, stress, malattie psico-somatiche e nevrosi.
Il consumo regolare può anche aumentare la capacità sessuale e resistenza per quanto riguarda l’uomo, il Ganoderma Lucidum è semplicemente un aumento di energia e di concentrazione.
Oggi la scienza riconosce i vantaggi che stanno dietro questo potente fungo botanico rosso.
Ci sono molti segreti che il Ganoderma Lucidum e i suoi benefici tengono ancora nascosti, questo popolare fungo medicinale, è stato usato come rimedio casalingo nella medicina tradizionale cinese in molti paesi asiatici negli ultimi due millenni.
In medicina occidentale soprattutto in Italia si è iniziato ad utilizzare questo prodotto naturale e la popolarità di terapie che esso svolge.
Il Ganoderma Lucidum è una potente fonte di antiossidanti e contiene una delle più alte concentrazioni di antiossidanti in qualsiasi alimento, secondo “l’Enciclopedia di Medicina Naturale” PubMed.
In realtà, sostenendo l’azione antivirale nel vostro corpo, le proprietà antiossidanti di questo fungo possono beneficiare dei sistemi cardiovascolare e immunitario, come risultato di un elevato contenuto di antiossidanti di Ganoderma Lucidum, gli erboristi consigliano questo fungo per promuovere un sano funzionamento del sistema immunitario.
Prendiamo la nostra salute nelle nostre mani.
Il fungo dell'immortalità
Uno dei grandi appassionati del fungo Ganoderma Lucidum è Ivo Bianchi dottore in Medicina e Chirurgia, ha scritto la prefazione del libro “Reishi il fungo dell’immortalità” dell’autore Frank-Daniel Schulten.
Il dottor Ivo Bianchi ha studiato molto accuratamente il fungo Ganoderma Lucidum, infatti nella prefazione ne spiega i diversi motivi della sua passione verso questo fantastico fungo, inoltre il libro da molti consigli su dosaggi e utilizzo, ma non finisce qui perchè il libro parla maggiormente delle caratteristiche del fungo e i suoi benefici.
Il Ganoderma Lucidum è riconosciuto in Italia per essere in grado di migliorare la capacità di guarigione del corpo, mantenere un corpo sano e di promuovere la longevità.
Circa 200 studi clinici sul Ganoderma sono stati documentati e pubblicati dalla Biblioteca Nazionale Americana di Medicina PubMed sugli effetti e l’utilizzo del Ganoderma Lucidum.
Ganoderma Lucidum
Il Ganoderma è un fungo medicinale, con una lunga storia in Cina come tonico e la salute rimedio, era altamente classificato come un farmaco, nei tempi antichi, solo la famiglia reale era in possesso della medicina altamente superiore.
I benefici del Ganoderma Lucidum sono valutati i numero uno nella classifica dei nutraceutici, nella medicina cinese è considerato ancora più prezioso e utile rispetto al Ginseng che è più famoso, infatti, è noto come il re delle erbe in antichi testi di medicina cinese. I benefici del Ganoderma hanno rafforzato il sistema immunitario, i livelli di tossine si sono ridotti, l’istamina e i livelli di pressione arteriosa e colesterolo si sono ridotti molto velocemente e senza nessuna ricomparsa.
Molti riportano anche la pelle più chiara, migliora la respirazione, e una migliore resistenza alle malattie, infatti gli studi dimostrano che è molto efficace contro l’ansia, asma, artrite, cancro, stipsi, gastrite e ulcere, malattie cardiache che causano attacchi di cuore, l’epatite, colesterolo alto, ipertensione, Lupus, i sintomi della menopausa, stress, malattie psico-somatiche e nevrosi.
Il consumo regolare può anche aumentare la capacità sessuale e resistenza per quanto riguarda l’uomo, il Ganoderma Lucidum è semplicemente un aumento di energia e di concentrazione.
Oggi la scienza riconosce i vantaggi che stanno dietro questo potente fungo botanico rosso.
Ci sono molti segreti che il Ganoderma Lucidum e i suoi benefici tengono ancora nascosti, questo popolare fungo medicinale, è stato usato come rimedio casalingo nella medicina tradizionale cinese in molti paesi asiatici negli ultimi due millenni.
In medicina occidentale soprattutto in Italia si è iniziato ad utilizzare questo prodotto naturale e la popolarità di terapie che esso svolge.
Il Ganoderma Lucidum è una potente fonte di antiossidanti e contiene una delle più alte concentrazioni di antiossidanti in qualsiasi alimento, secondo “l’Enciclopedia di Medicina Naturale” PubMed.
In realtà, sostenendo l’azione antivirale nel vostro corpo, le proprietà antiossidanti di questo fungo possono beneficiare dei sistemi cardiovascolare e immunitario, come risultato di un elevato contenuto di antiossidanti di Ganoderma Lucidum, gli erboristi consigliano questo fungo per promuovere un sano funzionamento del sistema immunitario.
Prendiamo la nostra salute nelle nostre mani.
Il fungo dell'immortalità
Uno dei grandi appassionati del fungo Ganoderma Lucidum è Ivo Bianchi dottore in Medicina e Chirurgia, ha scritto la prefazione del libro “Reishi il fungo dell’immortalità” dell’autore Frank-Daniel Schulten.
Il dottor Ivo Bianchi ha studiato molto accuratamente il fungo Ganoderma Lucidum, infatti nella prefazione ne spiega i diversi motivi della sua passione verso questo fantastico fungo, inoltre il libro da molti consigli su dosaggi e utilizzo, ma non finisce qui perchè il libro parla maggiormente delle caratteristiche del fungo e i suoi benefici.
Il Vidatox
COS'È.
Il Vidatox è un farmaco omeopatico prodotto a Cuba dall'azienda Labiofam (che fa anche detergenti per la casa e pesticidi), con sede vicino a L'Avana. È ottenuto con veleno di Rhopalurus junceus (lo scorpione blu, in realtà di color rossiccio). Oltre 30 anni fa, alcuni medici cubani hanno notato che i contadini punti da questo animale guarivano da malattie come l'artrite reumatoide. Nel 1985 nasce così, dagli studi del biologo cubano Misael Bordier, il farmaco. Come viene prodotto? Gli scorpioni allevati vengono ogni giorno colpiti con scosse elettriche: per reazione, rilasciano 2-3 gocce di veleno.
COME SI PRENDE.
Il farmaco va assunto lontano dai pasti, in gocce sublinguali. Durante il trattamento non vanno sospese le terapie tradizionali (chemio, radioterapia). Ma gli oncologi avvertono: attenzione, non sappiamo quali possono essere le interazioni tra queste e il Vidatox e quali gli effetti collaterali.
GLI EFFETTI.
Il Vidatox è un farmaco omeopatico prodotto a Cuba dall'azienda Labiofam (che fa anche detergenti per la casa e pesticidi), con sede vicino a L'Avana. È ottenuto con veleno di Rhopalurus junceus (lo scorpione blu, in realtà di color rossiccio). Oltre 30 anni fa, alcuni medici cubani hanno notato che i contadini punti da questo animale guarivano da malattie come l'artrite reumatoide. Nel 1985 nasce così, dagli studi del biologo cubano Misael Bordier, il farmaco. Come viene prodotto? Gli scorpioni allevati vengono ogni giorno colpiti con scosse elettriche: per reazione, rilasciano 2-3 gocce di veleno.
COME SI PRENDE.
Il farmaco va assunto lontano dai pasti, in gocce sublinguali. Durante il trattamento non vanno sospese le terapie tradizionali (chemio, radioterapia). Ma gli oncologi avvertono: attenzione, non sappiamo quali possono essere le interazioni tra queste e il Vidatox e quali gli effetti collaterali.
GLI EFFETTI.
Secondo i produttori del farmaco, il Vidatox ha effetti antinfiammatori, antidolorofici, immunoregolatori e antitumorali. Per quanto riguarda i tumori, potrebbe impedire l'angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni che «nutrono» il tumore. Secondo Gisela González, biologa del Centro di immunologia molecolare de L'Avana, colpisce il fattore di crescita epidermico, che regola crescita e vita delle cellule. In quelle tumorali, funziona «troppo» rendendole pressoché immortali e permettendo al cancro di crescere. Per González, il veleno di scorpione blocca questa crescita, riducendo il tumore a malattia cronica.
non ci sono studi e il farmaco non è stato autorizzato
L'aminopiridina
La 4-Aminopiridina (4-AP, Denominazione comune internazionale
fampridina, USAN dalfampridine) è un composto organico con formula bruta
C5H4N–NH2. la molecola è una delle tre amine isomeriche della piridina.
È adoperata soprattutto come strumento per la ricerca, nella
caratterizzazione dei sottotipi canale ionico del potassio, ed è stata
anche usata per controllare alcuni sintomi della sclerosi
multipla[ , trovando indicazione per il miglioramento sintomatico
dell'andatura e della mobilità in adulti con diverse variazioni della
malattia
È un farmaco in sperimentazione. Agisce facilitando la trasmissione dell'impulso nervoso negli assoni demielinizzati, attraverso il blocco dei canali del potassio. I risultati degli studi finora condotti hanno mostrato che la 4-aminopiridina migliora i sintomi di SM come la sensibilità al calore, i disturbi visivi, le difficoltà di deambulazione ma, soprattutto, la fatica.
Effetti indesiderati: raramente vertigini e parestesie. In caso di iperdosaggio, crisi convulsive ed episodi di confusione mentale.
Prescrivilibiltà: in vendita come galenico presso alcune farmacie pubbliche dietro presentazione di ricetta medica.
Negli Stati Uniti, il principio attivo possiede lo status di farmaco orfano, sotto il nome commerciale id Neurelan. Dal 2008 è stato sottoposto a studi clinici in fase III , e ha ottenuto l'approvazione della Food and Drug Administration (FDA) il 22 gennaio 2010 e l'approvazione dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA) nel 2011.
È un farmaco in sperimentazione. Agisce facilitando la trasmissione dell'impulso nervoso negli assoni demielinizzati, attraverso il blocco dei canali del potassio. I risultati degli studi finora condotti hanno mostrato che la 4-aminopiridina migliora i sintomi di SM come la sensibilità al calore, i disturbi visivi, le difficoltà di deambulazione ma, soprattutto, la fatica.
Effetti indesiderati: raramente vertigini e parestesie. In caso di iperdosaggio, crisi convulsive ed episodi di confusione mentale.
Prescrivilibiltà: in vendita come galenico presso alcune farmacie pubbliche dietro presentazione di ricetta medica.
Negli Stati Uniti, il principio attivo possiede lo status di farmaco orfano, sotto il nome commerciale id Neurelan. Dal 2008 è stato sottoposto a studi clinici in fase III , e ha ottenuto l'approvazione della Food and Drug Administration (FDA) il 22 gennaio 2010 e l'approvazione dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA) nel 2011.
Rituximab
Il rituximab, in commercio con i marchi Rituxan e Mabthera, è un farmaco
appartenente alla classe degli anticorpi monoclonali; il suo bersaglio è
la proteina CD20. Viene utilizzato nel trattamento del Linfoma non
Hodgkin delle cellule B, nelle leucemie delle cellule B e in talune
malattie autoimmuni.
Il rituximab è stato sviluppato da Idec Pharmaceuticals e, in seguito all'analisi dei dati di sicurezza ed efficacia prodotti dagli studi clinici, è stato approvato dall'Food and Drug Administration (FDA) americana nel 1997 per i pazienti affetti da linfoma non Hodgkin a cellule B, resistenti ad altri regimi di chemioterapia.
Il farmaco, in combinazione con la chemioterapia CHOP (ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone o prednisolone) è divenuto la terapia standard per il trattamento iniziale del linfoma diffuso a grandi cellule ed altri linfomi non Hodgkin aggressivi.
Attualmente è messo in commercio (co-marketing) da Biogen Idec e da Genentech negli USA e da Roche nell'Unione Europea.
Rituximab agisce sui linfociti B, distruggendo sia le cellule normali che quelle maligne; per tale ragione è utilizzato per il trattamento di malattie caratterizzate per avere un elevato numero di cellule B, cellule B iperattive o cellule B disfunzionali.
La maggior parte dei pazienti è trattata con rituximab perché soffre di patologie neoplastiche come la leucemia ed il linfoma.
Non mancano utilizzi nelle malattie autoimmuni: il farmaco ha infatti mostrato efficacia nel trattamento dell'artrite reumatoide in tre studi clinici controllati randomizzati ed attualmente ha ottenuto la licenza per l'immissione in commercio dall'FDA, in combinazione con il metotrexato nella riduzione dei sintomi in pazienti adulti con artrite reumatoide attiva da grave a moderata, con inadeguata risposta ad una o più precedenti terapie con anti-alpha TNF. Non mancano dati di efficacia in malattie come l'anemia emolitica autoimmune idiopatica, l'aplasia eritroide pura, la porpora trombocitopenica idiopatica, la sindrome di Evans, la vasculite, la sclerosi multipla, il pemfigo, il pemfigoide, il diabete mellito di tipo I, la sindrome di Sjögren, il lupus eritematoso sistemico, nonostante per pazienti affetti da quest'ultima patologia, vi siano significativi rischi di infezione da leucoencefalopatia multifocale progressiva.
Il farmaco è attualmente utilizzato anche nel trattamento dei trapiantati renali.
L'anticorpo si lega al cluster di differenziazione 20 (CD20), espresso sulle cellule B, sin dalla fase precoce di differenziazione; il CD20 è invece assente sulle plasmacellule nella fase finale della differenziazione. Pur essendo l'esatta funzione del CD20 ignota, sembrerebbe che il complesso proteico giochi un ruolo importante nel flusso del calcio (Ca2+) attraverso la membrana cellulare, mantenendo la concentrazione intracellulare degli ioni calcio e consentendo così l'attivazione delle cellule B.
Resta poco chiaro l'esatto meccanismo d'azione del farmaco, ma è stato possibile rilevare che gli effetti combinati conducono all'eliminazione delle cellule B (incluse quelle maligne) dall'organismo, permettendo così lo sviluppo di una nuova popolazione cellulare sana dalle cellule staminali della linea linfoide.
Il rituximab è stato sviluppato da Idec Pharmaceuticals e, in seguito all'analisi dei dati di sicurezza ed efficacia prodotti dagli studi clinici, è stato approvato dall'Food and Drug Administration (FDA) americana nel 1997 per i pazienti affetti da linfoma non Hodgkin a cellule B, resistenti ad altri regimi di chemioterapia.
Il farmaco, in combinazione con la chemioterapia CHOP (ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone o prednisolone) è divenuto la terapia standard per il trattamento iniziale del linfoma diffuso a grandi cellule ed altri linfomi non Hodgkin aggressivi.
Attualmente è messo in commercio (co-marketing) da Biogen Idec e da Genentech negli USA e da Roche nell'Unione Europea.
Rituximab agisce sui linfociti B, distruggendo sia le cellule normali che quelle maligne; per tale ragione è utilizzato per il trattamento di malattie caratterizzate per avere un elevato numero di cellule B, cellule B iperattive o cellule B disfunzionali.
La maggior parte dei pazienti è trattata con rituximab perché soffre di patologie neoplastiche come la leucemia ed il linfoma.
Non mancano utilizzi nelle malattie autoimmuni: il farmaco ha infatti mostrato efficacia nel trattamento dell'artrite reumatoide in tre studi clinici controllati randomizzati ed attualmente ha ottenuto la licenza per l'immissione in commercio dall'FDA, in combinazione con il metotrexato nella riduzione dei sintomi in pazienti adulti con artrite reumatoide attiva da grave a moderata, con inadeguata risposta ad una o più precedenti terapie con anti-alpha TNF. Non mancano dati di efficacia in malattie come l'anemia emolitica autoimmune idiopatica, l'aplasia eritroide pura, la porpora trombocitopenica idiopatica, la sindrome di Evans, la vasculite, la sclerosi multipla, il pemfigo, il pemfigoide, il diabete mellito di tipo I, la sindrome di Sjögren, il lupus eritematoso sistemico, nonostante per pazienti affetti da quest'ultima patologia, vi siano significativi rischi di infezione da leucoencefalopatia multifocale progressiva.
Il farmaco è attualmente utilizzato anche nel trattamento dei trapiantati renali.
L'anticorpo si lega al cluster di differenziazione 20 (CD20), espresso sulle cellule B, sin dalla fase precoce di differenziazione; il CD20 è invece assente sulle plasmacellule nella fase finale della differenziazione. Pur essendo l'esatta funzione del CD20 ignota, sembrerebbe che il complesso proteico giochi un ruolo importante nel flusso del calcio (Ca2+) attraverso la membrana cellulare, mantenendo la concentrazione intracellulare degli ioni calcio e consentendo così l'attivazione delle cellule B.
Resta poco chiaro l'esatto meccanismo d'azione del farmaco, ma è stato possibile rilevare che gli effetti combinati conducono all'eliminazione delle cellule B (incluse quelle maligne) dall'organismo, permettendo così lo sviluppo di una nuova popolazione cellulare sana dalle cellule staminali della linea linfoide.
La ciclofosfamide
Endoxan Baxter
Categoria: antineoplastico
Indicazioni: è un potente immunosoppressore che determina la morte delle cellule in fase di replicazione attiva attraverso un legame con il DNA chiamato alchilazione. Nella pratica clinica, la ciclofosfamide, data la sua elevata tossicità, viene utilizzata solo nei casi di SM con notevole attività di malattia e infiammazione alla RM, in via di rapido peggioramento, quando le terapie convenzionali (interferone, copolimero) si siano dimostrate inefficaci o mal tollerate.
Sono stati effettuati diversi studi per valutare l’efficacia del farmaco nella SM e i risultati spesso sono contraddittori. Da tutti gli studi emerge che il farmaco è più efficace nei pazienti con età inferiore ai 40 anni, con durata minore di malattia e presenza di lesioni attive alla RM. La contemporanea somministrazione di cortisone e la possibilità di effettuare dei boli (iniezione di farmaco in grande quantità in vena) di mantenimento migliora l’efficacia
Effetti indesiderati: ulcerazioni della mucosa orale e gastrointestinale, con predisposizione alle infezioni, tossicità renale e vescicale, perdita dei capelli (reversibile), aritmie e scompenso cardiaco, nausea, vomito, cefalea, sterilità talora permanente.
Precauzioni: per evitare o ridurre al minimo il rischio di tossicità vescicale, la somministrazione del farmaco deve essere accompagnata da una notevole idratazione per via endovenosa. Per evitare la nausea è necessaria la somministrazione di farmaci appositi (antiemetici ad azione centrale). Prima di essere sottoposti a terapia è necessario effettuare esami (elettrocardiogramma, radiografia torace, esami del sangue), volti a escludere che ci siano controindicazioni al farmaco o che siano presenti focolai infettivi occulti.
Prescrivibilità: classe A
Tossicità
Gli effetti avversi più comuni associati con l'impiego di ciclofosfamide sono
Mielodepressione (pancitopenia) che deve essere controllata attraverso esami emocromocitometrici e farmaci mielostimolanti
Nausea e vomito (compaiono dopo 30-60 minuti dall'infusione), spesso controllabili con agenti antiemetici come l’ondansetron, il granisetron o altri antagonisti del recettore serotoninergico 5-HT3
Alopecia
Cistite emorragica, associata inoltre con il rischio di sviluppo di carcinoma della vescica e che spesso può essere prevenuta da un'adeguata idratazione
Tossicità cardiaca
Disordini dell'equilibrio idro-elettrolitico
Categoria: antineoplastico
Indicazioni: è un potente immunosoppressore che determina la morte delle cellule in fase di replicazione attiva attraverso un legame con il DNA chiamato alchilazione. Nella pratica clinica, la ciclofosfamide, data la sua elevata tossicità, viene utilizzata solo nei casi di SM con notevole attività di malattia e infiammazione alla RM, in via di rapido peggioramento, quando le terapie convenzionali (interferone, copolimero) si siano dimostrate inefficaci o mal tollerate.
Sono stati effettuati diversi studi per valutare l’efficacia del farmaco nella SM e i risultati spesso sono contraddittori. Da tutti gli studi emerge che il farmaco è più efficace nei pazienti con età inferiore ai 40 anni, con durata minore di malattia e presenza di lesioni attive alla RM. La contemporanea somministrazione di cortisone e la possibilità di effettuare dei boli (iniezione di farmaco in grande quantità in vena) di mantenimento migliora l’efficacia
Effetti indesiderati: ulcerazioni della mucosa orale e gastrointestinale, con predisposizione alle infezioni, tossicità renale e vescicale, perdita dei capelli (reversibile), aritmie e scompenso cardiaco, nausea, vomito, cefalea, sterilità talora permanente.
Precauzioni: per evitare o ridurre al minimo il rischio di tossicità vescicale, la somministrazione del farmaco deve essere accompagnata da una notevole idratazione per via endovenosa. Per evitare la nausea è necessaria la somministrazione di farmaci appositi (antiemetici ad azione centrale). Prima di essere sottoposti a terapia è necessario effettuare esami (elettrocardiogramma, radiografia torace, esami del sangue), volti a escludere che ci siano controindicazioni al farmaco o che siano presenti focolai infettivi occulti.
Prescrivibilità: classe A
Tossicità
Gli effetti avversi più comuni associati con l'impiego di ciclofosfamide sono
Mielodepressione (pancitopenia) che deve essere controllata attraverso esami emocromocitometrici e farmaci mielostimolanti
Nausea e vomito (compaiono dopo 30-60 minuti dall'infusione), spesso controllabili con agenti antiemetici come l’ondansetron, il granisetron o altri antagonisti del recettore serotoninergico 5-HT3
Alopecia
Cistite emorragica, associata inoltre con il rischio di sviluppo di carcinoma della vescica e che spesso può essere prevenuta da un'adeguata idratazione
Tossicità cardiaca
Disordini dell'equilibrio idro-elettrolitico
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Per le assicurazioni auto invalidi, da un punto di vista legislativo non
è prevista alcuna agevolazione specifica, che rimane circoscritta alla
sola ipotesi di acquisto di un’auto. Ciò non significa però che non sia
possibile ottenere un risparmio, che generalmente è lasciato alla
discrezionalità delle compagnie assicurative, e che nella maggior parte
dei casi si rivolge alla copertura incendio e furto delle auto con
speciali dotazioni, create appositamente per alcuni tipi di invalidità.






