CONTATORE PERSONE

27/04/2012

Dolori muscolari (mialgia)

Dolori muscolari (mialgia)
I dolori muscolari sono comuni e possono riguardare più di un muscolo. Un dolore muscolare può coinvolgere anche i legamenti, tendini, fasci di muscoli e tessuti molli che collegano i muscoli, ossa e organi. Un dolore muscolare è più spesso legato alla tensione eccessiva o a lesioni del muscolo causate da un esercizio fisico o un lavoro fisicamente impegnativo. In queste situazioni, il dolore tende a coinvolgere muscoli specifici e inizia durante o subito dopo l’attività. Il dolore muscolare può essere anche un segno di condizioni che interessano tutto il tuo corpo, come alcune infezioni (tra cui l’influenza) e dei disturbi che colpiscono i tessuti connettivi in tutto il corpo (come il lupus). Una comune causa di dolori muscolari è la fibromialgia, una condizione che include mollezza nei muscoli e nei tessuti molli, difficoltà del sonno, stanchezza e mal di testa.
CAUSE: Le cause più comuni sono:
  • Lesioni, traumi e distorsioni;
  • Eccessivo utilizzo di un muscolo in intensità, frequenza o a freddo;
  • Tensione e stress.
Il dolore muscolare può anche essere dovuto a:
  • Alcuni farmaci, tra cui quelli per abbassare la pressione sanguigna, o statine per abbassare il colesterolo;
  • Cocaina;
  • Dermatomiositi;
  • Squilibri elettrolitici come l’avere troppo poco potassio o calcio;
  • Fibromialgia;
  • Infezioni, tra cui influenza, malattia di Lyme o la malaria;
  • Ascesso ad un muscolo;
  • Polio;
  • Trichinosi;
  • Lupus;
  • Polimialgia reumatica;
  • Polimiosite;
  • Rabdomiolisi.
TERAPIA: Per il dolore muscolare dovuto a lesioni da uso eccessivo, basta prendere acetaminofene o ibuprofene. Applicare del ghiaccio per le prime 24-72 ore per ridurre il dolore e l’infiammazione. I dolori muscolari dovuti alla fibromialgia spesso rispondono bene al massaggio. Esercizi dolci di stretching, dopo un lungo periodo di riposo sono anche utili. L’esercizio fisico regolare può aiutare a ripristinare il corretto tono muscolare. Passeggiate, ciclismo e nuoto sono buone attività aerobiche. Un terapista fisico può insegnare lo stretching, tonificazione e esercizi aerobici per sentirsi meglio ed evitare il dolore. Iniziare lentamente e gradualmente un’attività fisica. Evitare il forte impatto dell’attività aerobica e pesi, soprattutto quando si è feriti o si accusa un dolore. Assicurarsi di avere abbondanza di sonno e cercare di ridurre lo stress. Lo yoga e la meditazione sono ottimi modi per aiutare il sonno ed il relax. Se le misure fai da te non funzionano, rivolgersi al medico, che prenderà in considerazione la prescrizione di farmaci, terapia fisica o il rinvio ad una clinica specializzata. Se i dolori muscolari sono dovuti ad una specifica malattia, seguire le istruzioni del medico per curare la malattia primaria.
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Contattare un medico se:
  • Il dolore muscolare persiste al di là dei 3 giorni;
  • Si ha un grave ed inspiegabile dolore;
  • Si hanno i segni di un’infezione, come l’arrossamento o il gonfiore muscolare;
  • Si ha una cattiva circolazione nella zona in cui si hanno dolori ai muscoli;
  • Si è subìto un morso o c’è uno sfogo cutaneo;
  • Il dolore muscolare è associato con l’utilizzo di qualche farmaco;
  • Si ha un improvviso aumento di peso o ritenzione idrica;
  • Si è a corto di fiato o si ha difficoltà a deglutire;
  • Si ha debolezza muscolare o non si riesce a muovere una parte del corpo;
  • Si ha vomito, torcicollo o febbre alta.
DIAGNOSI: Il medico eseguirà un esame fisico e porrà domande sul dolore muscolare, sulle circostanze in cui esso è nato e sui farmaci presi di recente. Test che possono essere effettuati includono:
  • Esame del sangue;
  • Altri esami specifici che riguardano gli enzimi muscolari (creatina chinasi) ed eventualmente un esame per la malattia di Lyme o una malattia del tessuto connettivo.
PREVENZIONE: Per evitare i dolori muscolari, seguire questi consigli:
  • Riscaldarsi prima di effettuare un esercizio fisico e raffreddarsi alla fine gradualmente;
  • Fare dello stretching prima e dopo l’esercizio;
  • Bere molti liquidi prima, durante e dopo l’esercizio;
  • Se si lavora nella stessa posizione la maggior parte del giorno (come stare seduti ad un computer), alzarsi e fare dei movimenti almeno una volta ogni ora.
Fonti: [Dannecker EA. Self-care i comportamenti di dolore muscolare. J Pain. 2004; http://health.nytimes.com/health/; Goldenberg DL, Burckhardt C, L. Crofford gestione della sindrome di fibromialgia. JAMA. 2004]
Per ulteriori informazioni rivolgersi al proprio medico

La spasticità

La spasticità si ha quando sono presenti uno o più muscoli esageratamente rigiti e riflessi tendinei profondi. La condizione può interferire con il camminare, il movimento, o il parlare.
CAUSE: La spasticità generalmente risulta da danni alla parte del cervello che controlla il movimento volontario. Essa può verificarsi anche quando si hanno danni ai nervi del cervello che si ripercuotono verso il basso al midollo spinale. Altre cause possono essere:
  • Paralisi cerebrale;
  • Danni cerebrali causati dalla mancanza di ossigeno, come può accadere nel corso di un annegamento o soffocamento;
  • Trauma cerebrale;
  • Grave trauma cranico;
  • Lesioni del midollo spinale;
  • Ictus;
  • Adrenoleucodistrofia;
  • Fenilchetonuria (alti tassi di fenilalanina nel sangue o urine);
  • Malattie neurodegenerative;
  • Sclerosi multipla
Altre condizioni meno comuni potrebbero non essere comprese in questo elenco.
SINTOMI: I sintomi della spasticità comprendono:
  • Esagerato riflesso tendineo;
  • Incrocio delle gambe troppo stretto;
  • Ripetuti scatti muscolari;
  • Postura inusuale;
  • Movimenti della spalla, braccio, polso e dita con un angolo anormale.
La spasticità può anche interferire con il parlare. In casi gravi e a lungo termine, la spasticità può portare a contrattura dei muscoli delle articolazioni provocando una posizione piegata fissa.
DIAGNOSI: Il medico eseguirà un esame fisico e porrà domande sui sintomi e la durata. Il medico può rimandare il paziente ad un terapista fisico. Contattare un medico se:
  • La spasticità peggiora;
  • La deformità delle contratture sembra doversi aggravare;
  • La condizione peggiora.
TERAPIA: Gli esercizi che comprendono lo stiramento muscolare possono contribuire a rendere meno gravi i sintomi. La terapia fisica è costituita da una varietà di esercizi, compresi quelli muscolari, di stretching e rafforzamento. I medicinali per la spasticità comprendono baclofene, Tizanidine, Cyclobenzaprine, e benzodiazepine. In rari casi, una pompa può essere inserita nel liquido spinale per iniettare la medicina direttamente nel sistema nervoso.
Iniezioni di Botox possono aiutare ad alleviare la spasticità in alcuni pazienti. A volte, una persona può avere bisogno di un intervento chirurgico per liberare il tendine o per tagliare il nervo muscolare.
Fonti: [Goetz, CG. Textbook of Clinical Neurology. 2a ed. St. Louis, Mo: WB Saunders, 2003; http://health.nytimes.com/health/; Goldman L, Ausiello D. Cecil Textbook of Medicine. 22a ed. Philadelphia, PA: WB Saunders; 2004]
Per ulteriori informazioni rivolgersi al proprio medico.

Le vertigini

Le vertigini sono una sensazione di stordimento, debolezza, instabilità o perdita di equilibrio (sensazione che la stanza sia in movimento). La maggior parte delle cause delle vertigini non sono gravi e si possono risolvere rapidamente.
CAUSE: Lo stordimento succede quando non arriva abbastanza sangue al cervello. Ciò può avvenire se vi è un calo improvviso nella pressione sanguigna o se si è disidratati a causa del vomito, diarrea, febbre, o altre cause. Molte persone, soprattutto anziane, soffrono di vertigini se si alzano troppo rapidamente da una posizione sdraiata o seduta. Spesso la sensazione accompagna l’influenza, ipoglicemia, raffreddore, o allergie.
Le condizioni più gravi che possono portare alle vertigini possono includere problemi cardiaci (come il ritmo cardiaco anormale o attacco cardiaco), ictus, e grave caduta della pressione arteriosa (shock). Se uno qualsiasi di questi gravi disturbi è presente, di solito si hanno ulteriori sintomi come dolore al petto, batticuore, incapacità di parlare, cambiamenti nella vista o altri sintomi. Le cause più comuni di vertigini sono benigne come la labirintite che si nota quando si cambia la posizione della testa. Alla labirintite di solito segue un raffreddore o influenza causata da una infezione virale del orecchio interno. La sindrome di Meniere è un altra causa comune di problemi all’orecchio. Essa provoca vertigini, perdita di equilibrio, e ronzio nelle orecchie. Molto meno comunemente, le vertigini sono un segno di ictus, sclerosi multipla, convulsioni, un tumore cerebrale, o una emorragia nel cervello. In tali condizioni, altri sintomi di solito accompagnano le vertigini o lo squilibrio.
DIAGNOSI: Il medico dovrà eseguire un esame fisico, concentrandosi sul cuore, testa, orecchie, sistema nervoso, e farà domande sui sintomi e sulla storia medica del paziente. Test diagnostici che possono essere svolti comprendono:
  • Misurazioni e analisi della pressione arteriosa;
  • Elettrocardiogramma;
  • Analisi dell’udito;
  • Analisi neurologiche;
  • Risonanza magnetica.
TERAPIA: Se il problema si ha quando ci si alza, evitare bruschi cambiamenti di postura. Bere liquidi e, se non si è in grado di mantenere i fluidi a causa di nausea o vomito, potrebbe essere necessaria una flebo in ospedale. La maggior parte delle volte, le vertigini posizionali benigne e la labirintite se ne vanno da sole nel giro di qualche settimana. Durante gli attacchi, provare a riposarsi, evitare improvvisi cambiamenti della posizione, essere cauti alla guida o nell’uso delle macchine. Alcune vertigini possono essere ridotte con un lavoro fisico con un terapeuta. Alcuni farmaci possono aiutare a sentirsi meglio. Tali farmaci comprendono antistaminici, sedativi o pillole per la nausea. Per la sindrome di Meniere, la chirurgia può essere necessaria.
Contattare un medico se, oltre al capogiro, si hanno anche:
  • Un trauma cranico;
  • Febbre superiore ai 40 gradi, o un forte torcicollo;
  • Convulsioni o vomito;
  • Dolore toracico;
  • Palpitazioni;
  • Mancanza di respiro;
  • Debolezza;
  • Incapacità nello spostare un braccio o una gamba;
  • Cambiamento nella vista;
  • Svenimento e perdita di coscienza per più di pochi minuti.
Chiamate un medico anche se:
  • Nonsi hanno mai avuto prima vertigini;
  • I sintomi passati erano diversi;
  • Si sospetta che la causa sia qualche medicinale;
  • Perdita di udito.
PREVENZIONE: Trattare prontamente le infezioni, raffreddori, influenza, congestione sinusale e altre infezioni respiratorie. Se si dispone di un raffreddore, l’influenza, o altre malattie virali, bere molti liquidi per evitare di rimanere disidratati.

Marijuana: la Toscana dice sì all'uso terapeutico

www.you-ng.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=1271%3Amarijuana-la-toscana-dice-s%C3%AC-alluso-terapeutico&Itemid=62
cannabis-flosÈ inevitabile, quando di mezzo ci sono le "droghe", le discussioni non mancano mai. Eppure, questo 2012 stupisce per le iniziative pro-cannabis. Lontani dalla concessione terriera del Consiglio comunale di Rasquera, paese spagnolo di 900 anime, che vede la marijuana come uno "scaccia-crisi", anche il nostro Paese, sembra pronto a voltare pagina.
La Commissione sanità del Consiglio regionale della Toscana, presieduta da Marco Remaschi (Pd), ha dato il "consenso" a una proposta di legge sull'uso terapeutico della marijuana. Il testo è passato a maggioranza nonostante i voti contrari di Pdl e Udc. Lo scopo dichiarato del provvedimento è di garantire ai cittadini residenti in Toscana l'accesso ai farmaci cannabinoidi per combattere il dolore, nelle cure palliative e anche in altri tipi di terapie.
A sostegno della legge ha parlato il Presidente della Federazione cure palliative Luca Moroni. Ruggiero Corcella del Corriere, ha riportato le parole del medico: «Sui cannabinoidi non posso esprimermi – premette -, però sull'uso degli oppiodi ribadiamo che l'Italia è in forte ritardo rispetto al resto d'Europa e nonostante si stia recuperando non riusciremo a metterci in pari in breve tempo. Rispetto all'uso di oppioidi e quindi alla terapia del dolore, le risposte in Italia sono decisamente insoddisfacenti quindi questo vuole dire che esiste una barriera culturale decisamente forte. Noi stiamo cercando di colmarla, attraverso un'attività di informazione dei cittadini rispetto al superamento di alcuni pregiudizi a partire da quello della morfina. La nostre esperienza come federazione cure palliative è che i cittadini sono molto ricettivi rispetto a questo tipo di stimolo, perché una volta informati le barriere di tipo culturale sono molto facilmente superabili. Lo sono meno nella nostra esperienza, da parte dei professionisti».
In effetti, nel nostro Paese questa barriera culturale sembra essere tutt'altro che facilmente superabile e chi crede davvero in questo progetto senza nessun tipo di secondo fine, dovrà aspettare la seduta del Consiglio regionale del 2 maggio, per l'approvazione finale.
Stefano Mugnai (Pdl) ha spiegato che sarebbe opportuno chiedere al ministero della Sanità di valutare se tali farmaci siano o meno da inserire nel tabellario farmaceutico e ha dichiarato che «siamo di fronte ad una legge bandiera». Anche Marco Carraresi (Udc) afferma più o meno le solite cose: «è una legge manifesto con risultati pratici pari allo zero e dove l'aspetto scientifico è pressoché ignorato».
Secondo Remaschi invece la proposta è «un segnale importante di apertura e civiltà». Dello stesso avviso è Paolo Notaro, responsabile della Struttura di Terapia del Dolore del Niguarda: «Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di spostare l'attenzione sulla cannabis non dal punto di vista dell'uso delinquenziale, ma di quello terapeutico. Questo purtroppo – afferma Notaro – è un argomento che si presta ai soliti schieramenti da guelfi e ghibellini. In realtà, con le droghe non c'entra nulla. La gente si informa, va su internet, e finisce magari per andare a comprare il farmaco derivato dai cannabinoidi di cui ha bisogno, in Svizzera. Sono farmaci, vanno usati sotto controllo di medici competenti e visto che in Italia a torto o a ragione c'è questa problematica sull'uso per altri fini, ben venga un controllo maggiore, a garanzia di tutti: dei professionisti che magari la prescrivono ma anche dei pazienti che sono controllati. Insomma lo stato dell'arte è che esistono già molecole sintetiche dei cannabinoidi. Perciò vorrei rassicurare che sono prodotti farmacologici e che vengono utilizzati a scopo terapeutico e non delinquenziale. La loro azione è abbastanza conosciuta e descritta».
La nuova legge regionale porterà probabilmente il nome di Alessia Ballini, consigliere regionale in Toscana uccisa dal cancro di recente, assidua sostenitrice dell'importanza dei farmaci cannabinoidi per combattere il dolore e prima di sottoporsi a chemioterapia.
Per avere informazioni ancor più dettagliate, vi rimandiamo ad un dossier firmato Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) dal titolo Cannabis e sclerosi multipla.

22/04/2012

LA SINCOPE

Cos’è una sincope?
La sincope è una perdita di coscienza transitoria, semplificando possiamo
dire uno “svenimento”, con comparsa rapida, di breve durata, che si
risolve spontaneamente e completamente.
E’ dovuta ad una transitoria e breve riduzione della quantità o della
pressione del sangue che arriva al cervello.
Si tratta di un evento frequente, anche nella popolazione normale.
Cosa deve fare una persona che ha avuto una sincope?
I pazienti con sincope ci vengono spesso indirizzati dal Pronto Soccorso
e li valutiamo innanzitutto con la visita cardiologica e con
l’elettrocardiogramma. Informazioni importanti vengono ottenute con
l’ecocardiografia.
E’ pericolosa?
Lo scopo della prima valutazione cardiologica è di verificare se, nel paziente che viene alla nostra
osservazione, la sincope sia spia di una condizione rischiosa oppure no.
In generale se il paziente non ha una cardiopatia di rilievo, ossia non ha una storia personale o
familiare di rischio, l’esame fisico e l’elettrocardiogramma sono normali e l’ecografia non mostra
cardiopatie strutturali, ci troviamo di fronte ad una condizione benigna. Si tratta della grande
maggioranza dei casi.
Queste sincopi non pericolose a cosa possono essere dovute?
In genere si tratta delle sincopi “neuromediate” ossia dovute ad una temporanea disfunzione del
sistema nervoso autonomo (parte del sistema nervoso che, fra le varie funzioni, regola la pressione
e il numero di battiti del cuore). A seguito di un riflesso nervoso si ha un’inappropriata e brusca
riduzione della pressione arteriosa e/o della frequenza cardiaca, che causa la perdita di coscienza
del paziente.
Fra di esse c’è la sincope vasovagale (il comune svenimento), dovuta all’azione del nervo vago,
che riduce pressione e frequenza cardiaca, che è spesso preceduta da sintomi quali vertigine, offuscamento
della vista, sudorazione, pallore, nausea, sintomatologia gastrointestinale, dolore.
Vi sono le sincopi situazionali, che compaiono, ad esempio, con lo sforzo di defecare, urinare,
talvolta con la tosse, deglutizione, pasti pesanti, puntura venosa.
Vi è inoltre l’intolleranza all’ortostatismo, ossia la tendenza al calo pressorio e perdita di coscienza
innescate dal restare a lungo in piedi, spesso in pazienti anziani con malattie quali diabete
mellito, m. di Parkinson e terapie farmacologiche multiple per ipertensione arteriosa, ischemia
miocardica ed altro.
In alcuni casi proporremo al paziente il tilt test, esame col quale il paziente viene alzato a 60° su
lettino reclinabile e viene somministrato un farmaco, allo scopo di studiare più in dettaglio il meccanismo
della sincope.
Altrimenti quali possono essere le cause?
Essenzialmente possono essere o disturbi del ritmo cardiaco (bradicardie, blocchi, varie forme di
tachicardie) o per patologie cardiache (ad esempio la stenosi aortica severa, la cardiopatia ischemica, la cardiomiopatia
ipertrofica, la cardiopatia aritmogena del ventricolo destro, tutte le cardiopatie con severa depressione della funzione di
pompa) o del circolo polmonare (la tromboembolia polmonare).
In alcuni di questi pazienti la sincope segnala la presenza del rischio di morire. E’ quindi una spia d’allarme importante che
merita una valutazione cardiologica.
In questi casi cosa viene fatto?
Senza voler esaurire in questa sede tutte le possibili cause, da valutare paziente per paziente, in caso di bradicardie o blocchi,
se la diagnosi è già immediatamente evidente all’elettrocardiogramma e non vi sono cause transitorie, la soluzione è
l’impianto di un pace-maker.
Allo stesso modo per le aritmie rischiose per la vita o in presenza di rischio alto per depressione grave della funzione di
pompa non corretta dai farmaci, vi è l’indicazione all’impianto di un defibrillatore impiantabile (ICD).
Se si sospetta un disturbo del ritmo e questo non è già subito evidente potremo proporre al paziente un ecg dinamico Holter
(l’elettrocardiogramma delle 24 ore) e poi eventualmente uno studio elettrofisiologico (esame che valuta le caratteristiche
elettrofisiologiche del cuore mediante elettrocateteri all’interno delle cavità cardiache) e l’impianto di un loop recorder,
che è un mini registratorino, grande circa 6 cm x 2, che si impianta sottocute, registra l’elettrocardiogramma fino a due
anni ed è interrogabile con un apparecchio di programmazione.
Le cardiopatie strutturali verranno indagate e, ad esempio, in caso di stenosi aortica grave la soluzione potrà essere cardochirurgica
o in caso di cardiopatia ischemica potranno essere presi in considerazione gli esami appropriati, fino alla coronarografia.
In conclusione?
Chi non ha cardiopatie né altre malattie serie, e ha ecg, ecografia e visita normali oltre a non avere riportato traumi può
stare tranquillo: è una condizione benigna e frequente, circa un terzo delle persone hanno una sincope nel corso della vita..
Negli altri casi non è detto che si tratti di qualcosa di importante ma non è escluso, quindi è necessaria una valutazione
medica e cardiologica.www.amicidelcuorevenezia.org/notiziari/Notiziario26.pdf

LE DIVERSE AREE DEL CERVELLO


Diverse sono le aree del cervello e i circuiti che esse formano implicati nella regolazione affettiva. Tra questi abbiamo:
- Corteccia Prefrontale (area ventro-mediale, orbito-laterale, dorso-laterale)
- Corteccia Cingolata anteriore
- Nucleo Striato Ventrale
- Amigdala
- Ippocampo


Si è potuto notare confrontando i diversi studi effettuati su pazienti con depressione maggiore e soggetti normali che i pazienti con depressione presentavano delle alterazioni in queste aree.
Quindi, tutte le patologie caratterizzate da una significativa alterazione dell'umore come depressione, disturi distimici, ipomaniacalità ecc...sono associate ad una disfunzione del circuito di regolazione dell'umore.
http://www.igeacps.it/neuropsicologia/articoli/660.html#.TzwsQLS_jGQ.facebook
Infatti studi basati sull'analisi del flusso ematico regionale hanno evidenziato in soggetti affetti da depressione maggiore, diverse alterazioni delle attività di questo circuito che sarebbero responsabili della manifestazione dei sintomi a tale disturbo associati. Ad esempio, una iperattività della corteccia prefrontale ventro-mediale ed orbito-laterale porta ad un aumento della sensibilità al dolore, ansia, remunerazioni depressive e tensione; al contrario ad un'ipoattività della corteccia prefrontale dorso-laterale consegue un ritardo psicomotorio, apatia, deficit attentivi e della memoria di lavoro.

Studi di neuroimmagine funzionale sulla connetività hanno suggerito un decremento nella comunicazione tra amigdala e le regioni della corteccia cingolata anteriore. Di conseguenza il fallimento della corteccia cingolata anteriore ad assolvere suo ruolo inibitore nella regolazione delle emozioni, porta inevitabilmente ad un'alterazione dell'affettività e della motivazione.

L'ippocampo poi, può essere particolarmente colpito nella depressione, infatti alcuni studi hanno evidenziato una significativa riduzione bilaterale del volume ippocampale nei soggetti affetti da depressione maggiore. Ulteriori studi hanno poi mostrato che la riduzione dell'ippocampo è direttamente proporzionale al numero e alla durata degli episodi depressiovi (senza trattamento).
Quali le cause?
Un consistente dato osservato in soggetti affetti da depressione riguarda gli alti livelli ematici di cortisolo, l'ormone implicato nella risposta allo stress. Quest'ultimo infatti genera un rilascio di cortisolo. Nella depressione, l'interruzione della trasmissione serotoninergica, noradrenergica e dopaminergica compromette il circuito di feedback regolatorio che permette di interrompere la risposta allo stress. Da un punto di vista sintomatologico, ciò si rifletterebbe nella percezione di fatica, inappetenza, perdita della libido, e ipersensibilità al dolore.



21/04/2012

La pulizia del fegato

http://www.forumsano.it/pulizia-fegato/procedura-pulizia-del-fegato-t8.html
Perche bisognerebbe effettuare la pulizia del fegato?
Un organo "pulito" funziona al meglio! La pulizia del fegato e della cistifellea è uno dei procedimenti più efficaci per il miglioramento e il mantenimento della salute. Per capire meglio come mai la pulizia del fegato è cosi importante, bisogna conoscere la funzione del fegato.


Che funzione svolge il fegato?

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Il fegato è l’organo centrale del metabolismo e la ghiandola più grande del corpo. Le sue funzioni più importanti sono la produzione di proteine di vitale importanza, lo sfruttamento di certe sostanze nutritive (immagazzinamento del glucosio del ferro e delle vitamine), lo smaltimento e l’eliminazione dei prodotti di scarto del metabolismo, dei medicinali e dei veleni. Il fegato produce inoltre giornalmente fino a 1 litro di bile, un acido necessario per la scomposizione dei grassi e dell’albume provenienti dall’alimentazione affinché possano essere assimilati. La bile viene prodotta nei canali più fini che percorrono il fegato che poi convogliano in canali di dimensioni maggiori per formare una specie di albero. Il canale principale conduce a sua volta nella cistifellea. La funzione della cistifellea è quella di raccogliere la bile prodotta dal fegato, facendo da serbatoio, per poi immetterla nell’intestino tenue a seconda della necessità per permettere la digestione di grosse quantità di grassi. Con la pulizia del fegato e della cistifellea si va pulire e a liberare i condotti “dell’albero”, dai canali più piccoli fino al serbatoio di raccolta. L’uomo civilizzato moderno ha spesso canali della bile (coledochi) cosi ostruiti che spesso il fegato produce meno della metà della bile necessaria. Già in giovane età il fegato deve eliminare cosi tanti veleni attraverso la bile, che la composizione della bile si altera a tal misura che cominciano a formarsi dei sassi detti calcoli biliari.
Possiamo paragonare la situazione a un rubinetto dell’acqua in cui si sono accumulati del sassolini e della sabbia nel suo filtro. Anche aprendo completamente il rubinetto, la quantità di acqua che sgorga è limitata.

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Siccome i calcoli biliari sono fatti di colesterolo e non di calcio, si sottraggono alla vista delle radiografie o degli ultrasuoni fino a quando diventano di dimensioni notevoli e cominciano a calcificarsi. Quando si arriva a questo stadio, date le dimensioni raggiunte dai calcoli, il dottore premurosamente procede a asportare completamente la cistifellea, come se fosse un optional! Prima di questo stadio, i calcoli biliari non vengono tenuti in considerazione perché non possono venire diagnosticati. Ci sono una mezza dozzina di tipi differenti di calcoli biliari, possono essere di colore blu, rosso, bianco o marroni, quelli verdi sono ricoperti di bile. In molti calcoli biliari possono essere inglobati batteri e parassiti e siccome la loro superficie è porosa offre un ottima possibilità di sviluppare focolai cronici di infezione. In presenza di calcoli biliari, viene eliminata una quantità minore di colesterolo, cosi che il tasso di colesterolo può aumentare.

Quanto tempo è necessario per la pulizia del fegato?
Per la pulizia del fegato sono necessari 2 giorni, ideale è un fine settimana con luna calante, cosi da potersi riposare il secondo giorno. La procedura va ripetuta con un intervallo di 2 settimane fino a quando non escono più calcoli. A volte sono necessari 5 o più cicli a dipendenza di quanto il fegato e la cistifellea sono intasati.

Con che frequenza devo ripetere il ciclo di pulizia del fegato?
Il ciclo di pulizia del fegato dovrebbe essere ripetuta 2 volte l’anno.

Cosa ho bisogno per un ciclo la pulizia del fegato?

- 4 cucchiai da minestra di sale Epsom (chiamato anche sale inglese, solfato di magnesio o MgSO4)

- 0,125 L di olio di oliva (un olio chiaro si lascia bere più facilmente)

- 4 pompelmi piccoli oppure 2 grandi, da spremere per almeno 0,17 L di succo (aiuta a coprire il gusto dell’olio di oliva)

- 6 capsule di ornitina (aiuta a dormire - senza si potrebbe passare una notte insonne)

- 1 cannuccia grande per bevande (aiuta a bere la soluzione di sale Epsom senza sentirne troppo il suo sapore disgustoso)

- 1 contenitore da almeno ½ litro per miscelare l’olio di oliva con il succo di pompelmo (è possibile anche usare il mixer se disponibile)

- 1 bottiglia da litro vuota

- 1 recipiente di misura graduato

- 1 po’ di coraggio. Per chi ha pensato di provare il sale Epson dopo averlo comprato ha bisogno un po’ di coraggio supplementare  (meglio non provarlo prima!).

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Come si esegue la procedura per la pulizia del fegato?
Il giorno previsto per la pulizia

Mattina:
Non assumere medicinali o vitamine che non sono assolutamente necessari, per non compromettere il risultato.
Colazione e pranzo leggeri, non assumere nessun grasso ne proteine (albume)
Per esempio: fiocchi di avena, cereali con frutta, succo di frutta, pane e marmellata o miele (niente burro o latte), patate, pasta (senza uovo), riso, verdura. In questo modo la bile si può accumulare nella cistifellea portando con se una quantità maggiore di calcoli biliari al momento opportuno.

Importante: non variare più di 10 minuti la tempistica.

14:00:
Non mangiare e non bere più nulla.
Prepara la soluzione di sale Epson: sciogliere 4 cucchiai da minestra di sale Epsom in 0,8 L di acqua in una bottiglia (dose valida per adulto di 80Kg. Con peso inferiore a 50kg usare 3 cucchiai) Da questa soluzione si ricavano 4 porzioni da 0,2 L. Metti la bottiglia in frigorifero. Raffreddando la soluzione si sente meno il sapore del sale Epsom.

18:00:
Bevi la prima porzione della soluzione refrigerata di sale Epsom (0,2 L) aiutandoti con la cannuccia, in modo che la soluzione vada direttamente in gola senza venire in contatto con la lingua in modo da sentire meno possibile il sapore amaro. Dopo aver bevuto puoi sciacquare la bocca con acqua fresca e berne un paio di sorsi. Ricordati di rimettere in frigorifero la bottiglia con il sale Epsom.

20:00:
Bevi una seconda porzione di sale Epsom (0,2 L).

21:45:
Spremi i pompelmi (0,17 L di succo) e miscela il succo ottenuto con 0,125 L di olio di oliva.
Vai almeno una volta al bagno.

22:00:
Agitare con forza la miscela olio-pompelmo oppure agitare con il mixer e bere il tutto nei 5 minuti successivi insieme alle 6 capsule di ornitina. Se il sapore dell’olio non è gradito, è possibile aiutarsi con la cannuccia.
Appena finito di bere la miscela, sdraiati sul letto con la pancia rivolta verso l’alto con la testa leggermente rialzata. Il fegato lavora meglio da sdraiato.
Concentrati su quello che succede nel fegato (sulla parte bassa destra del tuo torace), rimani almeno 20 minuti in quella posizione.
Per il risultato finale è importante riuscire a dormire.

Il giorno seguente:
Appena sveglio prendi la 3 porzione di sale Epsom (0,2 L) non prima delle 6:00, se vuoi, poi puoi tornare a letto.
2 ore dopo, prendere la 4 e ultima porzione di sale Epsom (0,2 L) se vuoi, poi puoi tornare a letto. Verso mezzogiorno, se hai fame mangia qualcosa di leggero cominciando per esempio con un succo o della frutta, verso sera dovresti sentirti di nuovo bene.

Risultati:
Quasi sicuramente, la mattina avrai la diarrea. Controlla quello che hai evacuato aiutandoti con una lampada tascabile. Cerca sassi colorati soprattutto verdi, solo i calcoli biliari possono avere quel colore. I calcoli biliari li puoi distinguere anche dal fatto che galleggiano mentre il resto tende ad affondare. Conta il numero di calcoli che vedi per quantificare il risultato. Dopo il primo ciclo di pulizia può darsi che per qualche giorno non hai più disturbi, dopo di che i calcoli più piccoli discendono dalla parte posteriore del fegato e i disturbi possono ripresentarsi.
Esegui Il ciclo di pulizia del fegato diverse volte con un intervallo di 2-3 settimane (non se sei malato) fino a quando non vedi più calcoli biliari nel materiale defecato. Per avere un idea, in tutto possono uscire anche 2000 calcoli!
A volte i canali del fegato sono pieni di cristalli di colesterolo che non si sono ancora trasformati in sassi e si presentano come una schiuma marrone che galleggia nel WC formata da milioni di piccoli cristalli.
La pulizia del fegato non è affatto pericolosa.
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Perché è importante assumere l’ornitina?
La miscela olio-pompelmo ha un effetto intenso sulla circolazione del sangue nel fegato, il cuore batte più forte e più velocemente. L’aumento dell’attività cardiaca, che nella maggior parte dei casi può essere ben percepibile, è spesso causa di paure e quindi di insonnia. L’ornitina agisce da sonnifero. È anche possibile avvertire dei crampi.

Dove posso acquistare l'ornitina e il sale Epsom?
Il sale Epsom può essere acquistato in qualsiasi farmacia, l'ornitina è piu difficile da reperire.
Un alternativa molto valida è un kit fornito della Naturepower che propone, oltre alle capsule di ornitina, il sale Epson in capsule. Il kit è sufficiente per 2 pulizie.
Questa è la soluzione ideale per ovviare al sapore veramente disgustoso del sale Epsom.
sito in tedesco: http://www.naturepower.ch/besondere-empfehlungen/programme/leberreinigung







Proprietà ed effetti benefici della okg ornitina alfa chetoglutarato:

Al giorno d'oggi, l'uso prevalente dell’okg orinitina alfa chetoglutarato si è limitato all'utilizzo medico in molti ospedali. Infatti, viene utilizzato per i pazienti che non sono stati in grado di alzarsi dal letto per parecchi mesi, per aiutarli a ristabilire il tono muscolare.
I dottori hanno notato anche come l'okg può aiutare i soggetti che hanno subito lesioni e traumi, causando una perdita del muscolo.
Grazie al supplemento dell'ornitina alfa chetoglutarato, i pazienti potranno notare in poco tempo il ristabilirsi del tono muscolare, guarendo quindi in maniera davvero sorprendente.
L'okg ornitina alfa chetoglutarato ha aiutato anche numerosi bambini in ritardo con lo sviluppo, beneficiandoli e permettendoli di seguire un giusto ritmo di crescita. Un altro campo in cui l'okg è stato in grado di aiutare riguarda quello delle ustioni, questo in quanto migliora notevolmente la salute delle persone colpite appunto dalle ustioni.

Gli integratori di okg

Sebbene i supplementi e gli integratori alimentari di okg ornitina alfa chetogluterato non siano ancora stati ampiamente studiati, sono diventati molto noti nel mondo del body building e in molti altri rami del culturismo.
Pensate che gli integratori di okg non vi aiutano soltanto a costruire un'ottima massa muscolare, ma anche a ridurre la perdita del muscolo durante i periodi di inattività da allenamento.

Dosaggio degli integratori di Okg ornitina alfa chetoglutarato:

Come per qualsiasi altro prodotto o supplemento, il dosaggio per l'ornitina alfa chetoglutarato varia in base alla persona che necessita dell’assunzione.
Mentre per molte persone la dose prevista non è superiore ai 5 grammi, per molte altre la quantità consigliata supererà i 250 milligrammi.
Anche i periodi di utilizzo variano in base al soggetto, alle esigenze ed al tipo di trattamento previsto per la persona stessa.
Ad ogni modo, gli integratori di okg sono disponibili sotto forma di pillole oppure in forma liquida.
La dose tipicamente utilizzata dagli sportivi si aggira attorno a due assunzioni da 10 grammi, una prima l'allenamento ed una dopo. E' davvero importante abbinare l'assunzione di determinati alimenti ad un pasto completo, non solo per prevenire disturbi gastrointestinali, ma anche per permettere una migliore assimilazione dell'ornitina.

Possibili effetti collaterali e controindicazioni dell'okg ornitina alfa chetoglutarato:

Purtroppo per tutti noi, l'okg non è ancora stato studiato a dovere dalla scienza medica. Fino ad ora, infatti, gli effetti collaterali affermati dalle persone che ne hanno provato l'utilizzo sono totalmente in contrasto con quelli segnalati dagli studi di laboratorio. Per questo motivo, a causa della mancanza di prove certe e scientifiche, si conosce ancora poco l'integratore vero e proprio: tuttavia è chiaro che ci sono pochissimi effetti collaterali derivati dall'utilizzo dell'okg ornitina alfa chetoglutarato e nessuno risulta essere grave per la salute o per la vita.
Il problema, se così vogliamo chiamarlo, più comunemente legato all'utilizzo dell'okg è dato dal fatto che alcuni soggetti hanno sofferto di disturbi gastrointestinali. In genere, questo disturbo è associato a gonfiore addominale, meteorismo o diarrea.
Ed è meglio ricordare che la diarrea, se persistente, è una condizione pericolosa, che può portare alla morte per disidratazione: fate una visita di controllo dal medico, se soffrite di diarrea da un lungo periodo di tempo. Meglio evitare complicazioni.

Opinioni sulla Okg ornitina alfa chetoglutarato:

E' importante scegliere i giusti integratori di okg ornitina alfa chetoglutarato, per evitare eventuali aspetti pericolosi per l'organismo. Atro fattore di notevole importanza è il fatto che, sebbene gli integratori di okg siano dei composti naturali molto simili a quelli prodotti dall'organismo umano stesso, i supplementi restano sempre dei composti trasformati: ecco il motivo per cui non potete affatto permettervi di prenderli con leggerezza!
Per diverse ragioni, sarebbe meglio ascoltare sempre il parere di un medico prima di sottoporsi al trattamento a base di okg ornitina alfa chetoglutarato, onde evitare rischi per la propria salute. Non superate mai le dosi consigliate da uno specialista, in quanto saranno proposte in base alle singole esigenze della persona (peso, altezza ed in base ad altre caratteristiche del fisico), rispettandone l'equilibrio e la salute.

13/04/2012

La vena

 La vena azygos è un grosso vaso impari asimmetrico, situato nella cavità toracica e addominale.
Percorre la cavità addominale addossata al lato destro dei corpi vertebrali, in direzione craniale, attraversa il diaframma tra il pilastro mediale e intermedio destro e giunta nel mediastino forma l'arco della azygos, passando sopra il bronco di destra e andando ad estuare nella vena cava superiore. Lungo il suo decorso riceve come tributarie tutte le vene intercostali di destra, la vena emiazygos, che raccoglie il sangue refluo dalle intercostali inferiori, e quella accessoria che lo raccoglie da quelle superiori; queste due vene poi, a livello della settima vertebra toracica si uniscono, decorrono trasversalmente nel mediastino e terminano nella vena azygos.



Questa vena può assumere una grande importanza in certe situazioni, in quanto, se la vena cava inferiore risulta ostruita, il sangue refluo della parte sottodiaframmatica del corpo può raggiungere ugualmente il cuore.

La vena emiazygos è una vena impari che confluisce nella vena azygos e quindi al sistema della vena cava superiore. È una vena priva di valvole.

La vena cava superiore è una delle più grandi e importanti vene dell'organismo: la sua funzione consiste infatti nel trasportare il sangue privo di ossigeno dai tessuti che si trovano al di sopra del cuore fino all'atrio destro di quest'ultimo, per fare in modo che esso sia riossigenato tramite il meccanismo della piccola circolazione. Tra le sostanze che si trovano disciolte nel sangue che scorre in questa vena ricordiamo l'anidride carbonica da eliminare tramite la respirazione e i vari scarti metabolici cellulari.



La cava superiore deriva dall'unione delle due vene brachiocefaliche (a livello della I cartilagine costale), che trasportano il sangue non ossigenato proveniente dalle braccia e dalla testa. Dopo un breve percorso, la vena cava superiore si unisce, come già detto, all'atrio destro del cuore, al quale perviene, inoltre, anche la vena cava inferiore.



La vena cava superiore deriva dalla vena cardinale anteriore destra: nell'embrione alle 4 settimane di vita son presenti infatti vasi venosi e arteriosi in entrambi gli emisomi.

La vena cardinale anteriore di sinistra si occlude, formando il legamento di Marshall, un cordone fibroso.



È possibile la persistenza nell'adulto della pervietà di tale vaso embrionario, che prende il nome di vena cava superiore sinistra o vena di Marshall. Tale reperto può accompagnarsi ad assenza della cava superiore destra.
Entrambi i casi, di "
vena cava superiore doppia" e di "unica vena cava superiore sinistra", non risultano patologici, se non associati ad altre anomalie cardiache.

È possibile invece l'esistenza di un'aritmia trasmessa dal fascicolo di Marshall, un fascio di conduzione la cui esistenza e funzionalità risultano indipendenti dalla pervietà o meno del legamento di Marshall.


A livello dell'ottava vertebra toracica incrocia la colonna vertebrale passando davanti ai corpi delle vertebre, posteriormente ad aorta toracica, dotto toracico ed esofago, per raggiungere la vena azygos.



Le
vene intercostali supreme sono vene che accolgono le prime 2-3 vene intercostali che drenano il distretto toracico superiore.

Le
vene intercostali supreme (destra e sinistra, vedi oltre) sono tronchi venosi che convogliano il sangue venoso refluo dei distretti intercostali superiori verso le strutture venose centrali, quali la vena cava superiore, le vene brachiocefaliche e il sistema delle vene azygos. Corrono lungo le docce paravertebrali, costituento un importante sistema di drenaggio del mediastino superiore e della parete toracica posteriore; sono appoggiate al di sopra delle fasce muscolari che ricoprono i muscoli intercostali superiori.

La Vena intercostale suprema destra: Rappresenta il ramo di confluenza comune delle prime 2-3 vene intercostali superiori di destra, fornendo una connessione tra il sistema venoso toracico superiore destro e la vena azygos, nella quale si getta


Vena intercostale suprema sinistra: Questa vena è un piccolo tronco dove affluiscono le prime 2-3 vene intercostali superiori di sinistra, benché tale entità anatomica talora è assente. Se presente, non si getta nella vena emiazygos accessoria, ma direttamente nel tronco brachicefalico di sinistra


nb: Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo e' UNA RICERCA MIA PERSONALE...SU WEB




Negli USA si esprime preoccupazione per l'utilizzo di Gilenya/Fingolimod/FTY720 nella SM

Negli USA si esprime preoccupazione per l'utilizzo di Gilenya/Fingolimod/FTY720  nella SM
Institute For Save Medication Practice (ISMP) è una Organizzazione no-profit, che ha come obiettivo un utilizzo ragionevolmente sicuro della pratica medica (farmacologica innanzitutto). Per far questo, monitorizza tutte le informazioni che pervengono alla Food and Drug Administration (FDA), il corrispondente USA della nostra European Medicines Agency (EMA).
QUESTO è il suo rapporto pubblicato il 5/4/2012, relativo al secondo quadrimestre 2011, dove vengono analizzate anche le segnalazioni relative a Gilenya(FINGOLIMOD), dall'analisi delle quali emergono dati preoccupanti relativi a problemi infettivi, oculari e cardiaci.

    60 casi di lesioni riferite alla retina
    68 segnalazioni di infezioni relative a occhio, pelle, apparato urinario e vie respiratorie
    16 casi relativi a complicazioni vascolari, con effetti avversi inclusa la sincope 
    riduzione della pressione sanguigna
    27 casi di rallentamento della frequenza cardiaca o bradicardia
    10 casi di edema priferico

In questa lista mancano ovviamente le 11 morti, in quanto segnalate nel terzo quadrimestre del 2011.
Sulla base di tali eventi avversi, ISMP ha esortato FDA ad intervenire urgentemente per limitare la prescrizione di Gilenya. Va ricordato che in USA il farmaco è prescrivibile anche come terapia di primo livello, contrariamente a quanto avviene in Italia, dove, almeno teoricamente, dovrebbe essere utilizzato come terapia di secondo livello.

Watchdog vuole che si applichino delle restrizioni su Gilenya
ISMP sollecita la FDA per limitare l'uso di Fingolimod (Fingolimod, Novartis) nei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM), a causa di segnalazioni di eventi avversi postmarketing.
Il gruppo nonprofit dice in un nuovo rapporto: "I  dati post-marketing stanno evidenziando problemi di tossicità diffusa, che erano già evidenti durante la sperimentazione clinica di Fingolimod".
ISMP ha passato al setaccio le segnalazioni di eventi avversi correlati a fingolimod, che sono stati segnalati tramite il programma MedWatch della FDA nel secondo trimestre del 2011.
"Notevoli" , dicono, sono 68 segnalazioni di gravi infezioni, tra cui occhi, pelle, vie urinarie e infezioni delle alte vie respiratorie.  Sono stati segnalati  sessanta effetti collaterali agli occhi , tra cui edema maculare e  interruzioni di visione.
In 14 casi, i pazienti che assumono il farmaco sperimentato sintomi più generalizzati, tra cui controllo del ritmo cardiaco e danni al fegato, afferma il rapporto. Possibili complicazioni vascolari di questi effetti negativi includono sincope (16 casi), bradicardia (27 casi), ed edema periferico (10 casi), osserva il rapporto.

 "Questi segnali pongono il problema se si sa abbastanza circa il preoccupante profilo di sicurezza di questo farmaco per giustificare il suo uso continuato senza restrizioni. La sua gamma di noti effetti negativi per gli occhi, cuore, fegato, e la risposta immunitaria, così come le morti dei pazienti nella sorveglianza post-marketing e di test, sollevano la questione sul suo uso a lungo termine alla attuale dose approvata", conclude ISMP  .

La relazione esorta la FDA e il produttore a "prendere in considerazione le restrizioni sostanziali sul suo utilizzo e un maggiore monitoraggio" dei pazienti che lo utilizzano.

Fingolimod è il primo agente orale per il trattamento della sclerosi multipla. E' stato approvato dalla FDA nel settembre 2010 e dalla European Medicines Agency (EMA) nel marzo 2011. Tuttavia, il verificarsi della morte di un paziente subito dopo aver ricevuto una prima dose di Fingolimod a dicembre 2011 ha portato sia FDA che EMA ad una revisione dei rischi e benefici potenziali di Fingolimod. Tali giudizi sono ancora in corso.

Richiesto di un parere relativo alla relazione ISMP, Timothy Coetzee, Capo della Ricerca Medica della National MS Society [l'AISM USA ndr], ha detto a Medscape Medical News: "La FDA ha già annunciato che sta rivedendo il profilo di sicurezza di Fingolimod Stiamo seguendo la questione da vicino e siamo in attesa di conoscere i risultati della loro indagine. Pertanto, riteniamo che sarebbe un po' prematuro esprimersi in anticipo rispetto alla pubblicazione dei risultati della FDA, che ci aspettiamo sarà arriverà al più presto. "

GRAZIE A : Associazione Italiana CCSVI  www.ccsviitalia.org/gilenya_preoccupazioni_usa.html



















 

Cosa è il cancro?

spaziatore

http://www.drpierpaoli.ch/index.php?node=304&lng=1&rif=ed741cde39


In termini prettamente immunobiologici, il cancro può essere definito come la comparsa e la visibilità quantitativa nel corpo vivente di elementi cellulari anomali e con un grado di autonomia profondamente diversa da tumore a tumore, nel senso che essi, sia dal punto di vista metabolico che immunologico, si differenziano dalle cellule normali del portatore e costituiscono quindi un "corpo estraneo" che sfugge ad un controllo non-proliferativo, sia metabolico che immunologico.  In altre parole, e certamente semplificando, le cellule tumorali hanno o acquistano autonomia e possono quindi riprodursi al di fuori delle "regole" di controllo metabolico ed immunologico delle cellule normali dell'organismo. Le cellule tumorali sono o diventano, nel corso della progressiva trasformazione maligna, vieppiù indipendenti ed in un certo qual modo più "semplici" e meno esigenti dal punto di vista del metabolismo ossidativo, e da elementi riconoscibili dal nostro sistema immunitario come "self", quindi "proprie", diventano "non-self" o "diverse" e quindi sfuggono sempre più ad un controllo immunologico. Nonostante teoricamente la "sdifferenziazione" delle cellule tumorali dovrebbe portare ad una loro  maggiore "diversità" antigenica e di conseguenza ad un aumento della reazione immunitaria di rigetto del tumore, in realtà si verifica il fenomeno opposto e la cellula "maligna" diviene praticamente libera e avulsa dal contesto del corpo, analogamente ad un parassita che si nutre di elementi non suoi, conduce vita autonoma, e si scherma in modi diversi e raffinati verso le difese immunitarie. Il tumore è un vero ospite non gradito, che si accontenta di poco e semplice cibo, consuma poco ossigeno dell'ambiente, ma invade silenziosamente la casa e si comporta poi inaspettatamente come se ne fosse il padrone.  Questo processo è erroneamente visto come nuovo, mentre invece le cellule tumorali più o meno "quiescenti" o "dormenti", sono sempre nascoste e presenti nel corpo, per esempio nel midollo osseo,  ma non si replicano e non danno quindi origine ad un tumore. Quindi l'origine del cancro è verosimilmente dovuta alla rottura di un equilibrio centrale di controllo non-proliferativo, che noi abbiamo identificato nel sistema neuroendocrino o "ormonale".  L'esperienza acquisita nella disciplina integrativa medica ora nota come "neuroimmunomodulazione" (NIM),  ci fanno ritenere che alla base della rottura del controllo centrale che presiede alla non-crescita tumorale, vi sia uno squilibrio genetico-costituzionale o acquisito di natura "ormonale" in senso lato, che conduce poi ad una carenza del controllo "immunologico". Tuttavia, riteniamo che la componente immunologica,  sia sempre un elemento secondario allo squilibrio neuroendocrino, come da noi dimostrato con molti modelli sperimentali e come risultante di osservazioni cliniche svariatissime.  Questo spiega anche la ragione della ormono-dipendenza di molti tumori non anaplastici (poco maligni) come quelli degli organi della riproduzione (utero, prostata, ovaie, mammella),  che dipendono da cicli ormonali precisi. Io non credo affatto in una efficacia vera della "immunoterapia dei tumori" dato che essa può solo essere considerata nel contesto di una strategia basata sulla comprensione delle cause primarie che hanno condotto alla cosidetta "immunodeficienza" primaria. A mio avviso, la lotta contro i tumori deve essere condotta con la logica scientifica derivante dalle conoscenza di fisiologia e di patologia e dalla conoscenza quindi del "non-cancro", vale a dire della regolazione neuroendocrina del metabolismo ossidativo e della replicazione cellulare normali, che è basata su una miriade di elementi, in gran parte ignoti. La carenza di conoscenze integrate sui sistemi di regolazione cellulare e organica, ci costringono ad anticipare empiricamente dei tentativi terapeutici che permettano di prevenire il cancro, di tenerlo sotto controllo in certe fasi, e di eradicarlo totalmente con una terapia d'urto quando tutti i tentativi di prevenzione e di controllo siano falliti. Sono tuttavia convinto che già ora sia possibile prevenire le malattie oncologiche con una adeguata protezione, mantenendo l'integrità del sistema neuroendocrino e la splendida ritmicità biologica che è alla base della salute. Abbiamo "scoperto" la quanto mai ovvia esistenza dell' "orologio della salute", e ne possiamo fare impunemente uso. Il ritardo nella applicazione di procedure terapeutiche  elementari ed efficaci, sia pure ancora empiriche, non risponde ai criteri della logica scientifica e all'interesse del paziente, ma è solo prodotto dalla banale e interessata speculazione sulla chiara impossibilità di produrre risultati clinici nell'uomo nel corso di due-tre anni. Tale speculazione troverà una sua fine al termine di studi clinici in corso che indicheranno, non solo il modo per prevenire i tumori, ma anche come  invecchiare senza malattie. In tale strategia contemplo quindi delle fasi nella lotta ai tumori che possono essere suddivise come segue.


Prevenzione dei tumori come inevitabile conseguenza del mantenimento dell'equilibrio neuroendocrino circadiano:
la ghiandola pineale e la melatoninaSe la genesi dei tumori dipende dalla pre-esistente o acquisita inadeguatezza nel corso dell'invecchiamento del controllo neuroendocrino delle funzioni fisiologiche, ritengo che il mantenimento della ritmicità neuroendocrina circadiana sia la base fondamentale nella prevenzione dei tumori. Gli interventi ora praticabili per il mantenimento della  sincronicità di tutte le  funzioni corporee secondo i ritmi solari-planetari ultradiani, circadiani, lunari e stagionali,  consentono  di ri-sincronizzare tutte le funzioni neuroendocrine e quindi anche immunitarie in modo tale che, nonostante vi possano essere gravi squilibri persino in individui giovani, un monitoraggio neuroendocrino accurato deve permetterci di anticipare con largo margine di tempo la genesi dei tumori. Non risponde a verità la considerazione dello "stato di salute" dato che la nostrà società ha permesso la sopravvivenza di moltissime persone che non sarebbero sopravvissute nelle condizioni di vita di un secolo fà e portano quindi tare ereditarie e costituzionali ed una tendenza a sviluppare ogni tipo di malattia anche in età giovanile.  Per cui il monitoraggio della integrità del sistema neuroendocrino, mediante esami routinari, dovrebbe essere praticato sistematicamente dall'età giovanile a distanza di non più di sei mesi, allo scopo di individuare le alterazioni neuroendocrine e gli squilibri della ciclicità ormonale  che preludono alla genesi del tumore e ne sono la causa diretta.  La possibilità di ristabilire gradualmente o rapidamente una ritmicità biologica dei cosidetti "ormoni" con interventi esterni, è la base della prevenzione dei tumori a tutte le età.  La scoperta che l'invecchiamento è un programma insito nel "sistema pinealico" del cervello, consente ora di riequilibrare l'organismo sia dal punto di vista endocrinologico che immunologico.  Tale metodo è di una impressionante semplicità, ma richiede una educazione di base in fisiologia che pochi posseggono e molti stoltamente si vantano persino di non vedere, medici e specialisti inclusi!   E' del tutto chiaro che la somministrazione esogena di melatonina con ritmo serale è, in questo momento, la base unica e inconfutabile per la prevenzione dei tumori, assieme ad altri elementi coadiuvanti ma non determinanti come dieta, sonno ed esercizio fisico armonico e continuato. Si tratta  ora solo di identificare meglio gli elementi della ghiandola pineale che partecipano  al mantenimento dei ritmi circadiani e che possano accellerare ed incrementare la risincronizzazione biologica dell'organismo.


Cosa fare se il tumore è già insorto? La strategia dell'accerchiamento del tumore "benigno"
1) Gli inibitori dei fattori di crescita non servono.Nel corso degli ultimi venti anni abbiamo studiato in molti modelli  in vivo se l'inibizione dei fattori di crescita conosciuti (ormone della crescita, prolattina) o ancora non identificati nella loro natura chimica (tumor inhibiting factor, TIF) possano frenare o abrogare la crescita di tumori negli animali da esperimento.La mia conclusione è che questa è una strada sbagliata. Non è possibile cercare di arrestare un tumore maligno ed invasivo, e neppure relativamente "benigno",  con agenti inibitori della crescita e della proliferazione normale dei tessuti come nel caso, per esempio, della somatostatina. Infatti pochi sono i tumori  sensibili agli inibitori dei fattori di crescita fisiologici e, come è ben noto, i tumori acquisiscono un loro metabolismo e delle caratteristiche di autonomia e di autarchia che li rendono refrattari ad ogni influenza degli agenti di regolazione di cellule e tessuti normali.  Inoltre, e questa è stata la risposta dei miei esperimenti nei roditori, non è possibile inibire la crescita tumorale con agenti inibitori se non brevemente,  dato che la risposta del corpo dopo poco tempo sarà inevitabilmente, e fatalmente, un accelleramento della crescita tumorale. Infatti, esistono del meccanismi automatici, e nefasti in questo caso, per cui la inibizione artificiale ed esogena indotta, evocherà una risposta opposta che annullerà  e renderà micidiale per il paziente l'applicazione dell'inibitore.  In altri termini, la risposta contraria dell'organismo alla introduzione di fattori inbitori della crescita sarà tanto più vivace quanto più sarà potente il fattore inibitorio. Gli effetti positivi transitori eventualmente ottenuti sono illusori e inoltre i fattori inibitori introdotti produrranno inevitabilmente degli effetti collaterali dovuti allo sbilanciamento di tutto il sistema neuroendocrino e immunitario, il che è esattamente quello che vogliamo evitare!


2)   La ri-sincronizzazione neuroendocrina
Sono convinto che moltissimi tumori inizialmente ormono-dipendenti siano, nella loro fase iniziale, perfettamente "addomesticabili" e riconducibili al controllo centrale, purchè non si manometta il corpo e la psiche del "paziente" con procedimenti semplicistici e pseudo-terapeutici basati su: 1) Induzione di uno stato permanente di ansia e insicurezza che altera profondamente il sistema neuroendocrino e crea una aspetttiva di morte e dolore. 2)  Alterazione ulteriore e distruzione della ritmicità biologica con ormoni vari o inibitori della loro sintesi, compresi i famigerati beta-bloccanti e la somatostatina. 3) Manomissione irreversibile del sistema immunitario mediante l'uso di farmaci citostatici e chemioterapici che riducono o "curano" il tumore ma distruggono il sistema di sorveglianza immunologica del paziente, con gravi alterazioni metaboliche e spesso recidiva di tumori meno "benigni".  L'oncologo deve innanzi tutto riacquistare conoscenze moderne di biochimica e di fisiologia prima di prescrivere farmaci tossici che dovrebbero "inibire" o "distruggere" il tumore. Perchè mai dovrebbero tali farmaci privilegiare,  rispetto ai tessuti normali, i tumori che, di per sè, hanno spesso un sistema operativo di sopravvivenza più raffinato e evoluzionarmente antico, basato su meccanismi che risalgono ai batteri?  Questo concetto terapeutico è privo di qualsiasi logica!


La domanda che sempre mi pongo in ogni situazione di questo tipo é la seguente: cosa faresti se capitasse a te o a una persona a te cara? Questa domanda non presuppone una risposta precisa e convincente, ma mi pone in una situazione dove devo fare il possibile per cavarmela con onore!In molti casi si propone l'asportazione di un tumore presumibilmente primario e un intervento successivo di "pulizia" con chemioterapici vari e sempre "nuovi", assortiti secondo il capriccio e le mode dell'oncologia cosidetta "moderna", se non si consiglia invece giustamente una radioterapia nel caso di tumori molto radiosensibili. La decisione sta al paziente, ma in realtà dipende dal medico che ne gode la fiducia. Gli interventi di asportazione e trattamento del tumore più o meno "benigno"  riguardano una vasta gamma di forme tumorali sistemiche o localizzate ed essi non sono affatto da scartare a priori. Infatti, molti dei cosidetti tumori "trattabili" guariscono facilmente con diversi interventi, inclusi quelli tradizionali accettati ciecamente dalla medicina "moderna".  Il problema è che gli interventi chirurgici e i successivi trattamenti atti ad eradicare ogni traccia del tumore, sono altamente nocivi per la salute e l'integrità psicosomatica del paziente e forieri di ogni tipo di disturbi neuroendocrini, immunitari, psichici e spesso di recidive  ostili a ogni trattamento. Invece, a mio avviso, la comparsa di un tumore trattabile, non invasivo e poco "maligno", è un messaggio importante che l'organismo ci invia sul nostro stato di salute menomato da cause spesso remote e congenite, che spesso sfuggono alla comprensione e  vanno attribuite quasi sempre a fatti di natura intricata e complessa, anche socio-economica e familiare, e a ragioni crudeli ma naturali di selezione genetica. La domanda è sempre: perchè doveva capitare proprio a me? Quindi dobbiamo imparare a considerare il tumore benigno, non come un amico, ma come un ambasciatore che porta notizie allarmanti ma non catastrofiche, e che ci mette all'erta su una situazione pericolosa. La mia strategia sarebbe quella di battere il tumore sui tempi e di anticipare  con mosse preventive appropriate l'evoluzione della sua strabiliante astuzia. Si deve in altre parole, minare la base sulla quale si è generato il tumore, vale a dire un sistema neuroendocrino sbilanciato acquisito,  o indotto da cause diverse che è quasi sempre impossibile percepire in anticipo. Dobbiamo esaminare accuratamente lo stato neuroendocrino con tutti i mezzi a disposizione e ri-equilibrarci o re-sincronizzarci qualora si scoprisse o si avesse anche solo il sospetto di avere una deficienza vista non solo come carenza quantitativa, ma anche e soprattutto come squilibrio nei rapporti inter-ormonali e in particolare, e qui sta la base della nostra proposta profilattica e terapeutica, nella riacquisizione della periodicità e sincronicità circadiana che è alla base della salute e della genesi e progressione delle malattie degenerative e tumorali legate all'invecchiamento.  La terapia d'urto iniziale e il suo mantenimento nel tempo sono parte di un concetto di fisiologia direi "planetaria" che ci permette si riadattare il nostro organismo alle leggi fondamentali dei ritmi circadiani e stagionali. La strategia pratica e terapeutica  da seguire non fa parte di questo saggio, ed è basata sui nostri primi e timidi tentativi di prevenire le malattie legate all'invecchiamento,  intervento accoppiato all'uso di sostanze minerali e naturali che fanno parte del nostro corredo biologico e biochimico. Il tumore deve essere tenuto sotto controllo e possibilmente eliminato mediante una vera tattica di accerchiamento, dove i nostri interventi hanno lo scopo di restaurare nel più breve tempo possibile lo stato di equilibrio neuroendocrino e conseguentemente psichico e immunitario dell'ammalato. Dobbiamo quindi modificare radicalmente la nostra visione della malattia degenerativa e tumorale, considerandola come il frutto di una deviazione acquisita o indotta del nostro sistema neuroendocrino, che è perfettamente suscettibile di aggiustamento sulla base dell'invio, acquisizione e mantenimento, anche con metodi farmacologici,  di impulsi centrali sincronici che partono dal nostro "orologio centrale" del sistema ipotalamo-ipofisi-pineale e che sono la base del mantenimento di un corpo biologico sintonizzato sui ritmi naturali propri di un individuo  neuroendocrinologicamente sano.  Senza la possibilità che il nostro sistema nervoso possa scandire i tempi dei ritmi naturali e trasmetterli all'infinità di elementi e cellule del corpo, sarebbe vano cercare di porre rimedio al tumore insorgente con terapie "ormonali" che riparano in modo casuale e confuso alla carenza apparente di un solo elemento, producendo nello stesso tempo danni irreparabili, come è quasi sempre il caso, per fare un esempio, nell'uso del famigerato "cortisone", tra i "killer" più popolari nella pratica medica.
Abbiamo quindi identificato nel sistema pinealico il "ragno" che controlla la complessa tela ormonale e ne percepisce e ne dirige costantemente ogni vibrazione!


Come curare il cancro invasivo, intrattabile e metastasico?  Il trapianto di midollo osseo ovvero "l'ultima spiaggia".
Nel corso delle mie ricerche degli ultimi trent'anni, mi sono reso conto che tutti  i tentativi terapeutici di trattare pazienti affetti dacancro altamente maligno, invasivo e metastatico si risolvonoin clamorosi insuccessi, ove una "prolungata sopravvivenza" talvolta ottenuta  con massicce dosi di "chemioterapici",  maschera prolungate sofferenze e uno stato di totale debilitazione.  Il crollo di ogni difesa contro il tumore senza o dopo una chemioterapia richiede quindi un intervento in extremis che possa creare una nuova situazione nella quale il corpo si trovi in possesso di nuovi mezzi per riconoscere e bloccare, se non distruggere, il tumore. A mio avviso, l'unico modo per conferire rapidamente al paziente una nuova capacità di reagire al cancro invasivo e metastatico è il trapianto di midollo osseo, ottenuto mediante irradiazione del midollo osseo del paziente, seguito da infusione di midollo,  da donatore sano geneticamente incompatibile o da animale. I lunghi studi compiuti negli ultimi venti anni, mi hanno fatto giungere  alla conclusione che i metodi di trapianto sui quali si basa il trapianto di midollo osseo nelle leucemie di varia natura, sono totalmente errati. Infatti, è solo ed unicamente usando midollo di donatore geneticamente diverso e incompatibile con il recipiente, che si può sperare di guarire tutte le leucemie, anche quelle, come la leucemia mieloide cronica, che sono praticamente incurabili anche con il trapianto di midollo.  Nel caso dei tumori maligni invasivi, ritengo che neppure il trapianto di midollo umano derivante da donatore sano ed incompatibile con il recipiente sia in grado di ottenere una inibizione o un rigetto del cancro.  I nostri esperimenti indicano infatti che il chimerismo emopoietico ottenuto con trapianto di midollo da animali della stessa specie ma totalmente diversi dal punto di vista immunogenetico,  non arresta la crescita del tumore. Dobbiamo quindi ricorrere al trapianto di midollo osseo da animale di specie diversa, vale a dire allo xenotrapianto. Non ho dubbi che il nuovo metodo da noi sviluppato ed in corso di valutazione pre-clinica, sia in grado di risolvere il problema del rigetto del tumore da un punto di vista immunologico. Infatti, non è pensabile che si stabilisca una tolleranza immunologica immediata ereciproca tra gli antigeni tumorali umani ed un sistema immunologico eterologo derivante da una specie totalmente diversa. Quindi le nostre ricerche puntano allo xenotrapianto di midollo osseo dal maiale all'uomo con il nostro nuovo metodo basato sull'uso delle transferrine. Ritengo che questa sia  la via maestra nella cura dei tumori invasivi e metastatici e non ho dubbi che questa sia la sola terapia nei casi estremi nei quali tutti i tentativi terapeutici basati sui suggerimenti sopra elencati, siano falliti. E' solo dotando il portatore del cancro di un sistema linfoemopoietico e immunitario totalmente diverso che i meccanismi di "sorveglianza" saranno riattivati e potremo sperare in una stasi o in una regressione del cancro. Si tratta solo di accellerare questa ricerca e di condurla dalla fase sperimentale a quella clinica.


Bibliografia dell'autore abbreviata  e pertinente al tema
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