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Le informazioni riportate hanno *esclusivamente* finalità informative e divulgative e NON sostituiscono il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o professionista sanitario. Per qualsiasi problema di salute rivolgersi SEMPRE al medico o specialista di riferimento. ⭐ ©MelisStefania
Lo ripetiamo sempre agli studenti della nostra autoscuola a ********:
il rinnovo della patente non è una questione da prendere sottogamba, specialmente in caso di invalidità.
Ancor di più se le patologie o problematiche che determinano la disabilità sono insorte qualche tempo dopo il conseguimento della licenza di guida.
Rinnovare una licenza di guida significa confermare di poter essere in grado di controllare il veicolo in qualsiasi situazione, e questo non sempre è possibile se si soffre di determinati disturbi.
Il rinnovo della patente con invalidità non dichiarata potrebbe quindi essere una situazione molto rischiosa per te, per i pedoni e per gli altri conducenti.
Se quindi stai pensando di non parlare della tua disabilità al medico responsabile del rinnovo, te lo sconsigliamo assolutamente.
Approfondendo i rischi che può comportare il rinnovo patente con omissione di patologia invalidante, vogliamo prima di tutto presentarti il caso in cui provocassi un incidente per via di un sintomo o di una manifestazione della malattia.
Qualora saltasse fuori il fatto che tu possieda un’invalidità non dichiarata in fase di rinnovo della patente (o addirittura durante il conseguimento), potresti rischiare davvero grosso.
Potrebbero infatti esserci dei risvolti penali anche gravi per via della falsa autocertificazione di rinnovo patente, nella quale hai dichiarato il falso affermando di non avere alcuna patologia.
Potresti quindi rischiare il carcere e il pagamento di una sanzione pecuniaria.
Inoltre in caso di sinistro stradale la tua assicurazione non coprirebbe i danni provocati durante l’incidente.
Naturalmente un medico conosce meglio di chiunque i casi in cui un’invalidità permetta o meno di guidare, dunque non sta a te valutare se sei in grado di condurre un veicolo.
Per esempio se sei affetto da diabete mellito e soffri di ipoglicemia grave e ricorrente, non puoi ottenere o rinnovare la patente per via dei rischi che comportano gli episodi di ipoglicemia durante la guida.
Un medico che non conosce la tua storia clinica non può immaginare che tu possieda una malattia che non presenta sintomi fisici e psichici evidenti.
Sta dunque a te essere onesto e dichiarare eventuali disturbi.
Qualora dovessi rinnovare la patente di guida e presentassi disabilità, sarebbe una Commissione medica locale a dover dichiarare la tua idoneità alla guida.
Una Commissione medica locale è una struttura ubicata presso le USL di ogni capoluogo di provincia.
I medici della Commissione devono esaminare i candidati al rinnovo (o all’emissione) della patente nei seguenti casi:
La Commissione medica locale può stabilire una scadenza della patente standard o ridotta rispetto alle tempistiche normali.
In alcuni casi può anche valutare il candidato non idoneo all’ottenimento o al rinnovo della patente di guida.
La patente di guida non può essere assolutamente rinnovata o conseguita nei seguenti casi:
Non solo. La Commissione medica locale potrebbe ravvicinare le scadenze delle patenti o negare il rinnovo/conseguimento della licenza di guida nei seguenti casi:
Se soffri di una di queste problematiche devi assolutamente dichiararlo in fase di ottenimento o rinnovo della patente. Sarà poi la Commissione medica locale, supportata da un medico specialista, a visitarti e adottare le (eventuali) opportune precauzioni.
Tra queste, come hai potuto leggere precedentemente, potrebbero esserci la negazione dell’abilità alla guida (e dunque il mancato rinnovo o ottenimento della patente) oppure tempi di rinnovo più stretti rispetto a quelli tradizionali. Inoltre, qualora la Commissione giudicasse la tua patologia stabilizzata e senza possibilità di aggravamento, durante i successivi rinnovi potrai recarti semplicemente in un’autoscuola, come la nostra scuola guida di Cagliari, per sottoporti alla classica visita con medico abilitato.
Nei casi di patologie stabilizzate il rinnovo segue le classiche tempistiche, ovvero le seguenti:
Il
progetto riabilitativo individuale (PRI) è volto al recupero
dell’autonomia nelle attività di vita quotidiana e lavorative ed
al incremento della partecipazione sociale.
Deve soddisfare le esigenze della persona con una particolare enfasi
sulle sue aspettative e sulla qualità di vita.
Il
progetto riabilitativo è quindi lo strumento per “progettare
l’autonomia” e viene elaborato dall’equipe interdisciplinare
insieme con la persona e la sua famiglia ed ha un responsabile che è
il medico fisiatra.
L’elaborazione di un progetto consta
di varie fasi:
• la valutazione volta a identificare i problemi e le loro cause
• la definizione degli obiettivi (elaborata dall’esito delle valutazioni specialistiche e delle aspettative e esigenze della persona) con la definizione dei tempi previsti per raggiungerli e i rispettivi indicatori di esito (ovvero parametri o scale cliniche che misurano e dimostrano il livello di raggiungimento degli obiettivi)
• la scelta del “setting” (luogo dove effettuare la riabilitazione che può essere in regime di ricovero, ambulatoriale o domiciliare). La scelta del “setting” riabilitativo dipende da vari fattori: grado di disabilità del paziente; condizioni cliniche; disponibilità logistiche (possibilità di trasporto o ad esempio impegni di lavoro); necessità di assistenza infermieristica continua; necessità di attrezzature; valutazione dei vantaggi e degli svantaggi di ogni setting.
• la definizione dei programmi riabilitativi che comprende: la definizione degli interventi; l’individuazione degli operatori; definizione delle modalità e tempi di erogazione; definizione delle misure di esito per valutare l’efficacia dei programmi.
Durante
l’attuazione del PRI deve essere previsto un monitoraggio per
potere modificare e adattare il progetto ad eventuali cambiamenti e
nuove esigenze della persona. La verifica finale permette di valutare
il raggiungimento degli obiettivi e l’efficacia del PRI.
La
riabilitazione effettuata tramite progetti riabilitativi condivisi
con la persona con SM comporta una precisa definizione degli
obiettivi e di conseguenza la definizione della tempistica necessaria
per raggiungere tali obiettivi. Le prescrizioni di un determinato n°
di sedute al di fuori di un progetto riabilitativo sono spesso
afinalistiche (senza obiettivi definiti), potenzialmente non
efficaci e senza la possibilità di verificarne l’utilità
o la adeguatezza come numero.
Quando
fare riabilitazione?
I problemi ed i bisogni iniziano
al momento della diagnosi ed accompagnano il paziente per tutta la
durata della malattia ma sono differenti e mutevoli nelle varie fasi
della malattia.
I progetti riabilitativi ed i suoi interventi
sono differenti nelle varie fasi della malattia (dalla diagnosi alle
fasi avanzate), perché i bisogni sono differenti. In qualunque fase
della malattia è quindi indicata la riabilitazione. In fasi iniziali
possono essere utili i programmi per la fatica, il programmi
formativi su attività fisiche più idonee, i programmi di
counselling socio-lavorativo, il supporto psicologico. In altre
fasi possono essere indicati gli interventi fisioterapici, la
riabilitazione dei disturbi urinari o la terapia occupazionale. Nelle
fasi avanzate possono essere invece indicati i programmi preventivi
delle complicanze secondarie, il nursing riabilitativo, la logopedia.
Non c’è una riabilitazione standard, i bisogni sono differenti e
quindi di conseguenza i progetti riabilitativi con i suoi interventi
sono personalizzati.
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https://www.aism.it/progetto_riabilitativo
La
riabilitazione mira a massimizzare l’indipendenza funzionale
attraverso la stabilizzazione della funzione, la riduzione della
disabilità e la prevenzione di complicanze secondarie, attraverso un
processo educativo che incoraggia l’indipendenza dell’individuo.
In
altre parole è un processo di cambiamento attivo attraverso il quale
una persona disabile acquisisce e usa le conoscenze e le abilità
necessarie per rendere ottimali le proprie funzioni fisiche,
psicologiche e sociali (Thompson,
1998).
La riabilitazione non è quindi sinonimo di
fisioterapia o rieducazione neuromotoria ma é parte integrante di un
percorso riabilitativo, che rientra all’interno di un progetto
comune in cui l’obiettivo finale del percorso, è il miglioramento
della qualità di vita del soggetto. Per sua stessa
definizione, la riabilitazione può essere considerata un approccio
adeguato nella gestione della SM, condizione cronica evolutiva che dà
origine a sintomi multiformi e che produce bisogni che riguardano
l’ambito non solo fisico, ma anche psicologico e sociale.
La riabilitazione è ben supportata da studi di efficacia, i vari interventi riabilitativi sono in grado di migliorare le performance motorie e cognitive, di migliorare i sintomi e di ridurre la disabilità.
La letteratura scientifica, infatti, evidenzia che la riabilitazione interdisciplinare nella SM è efficace nel migliorare la capacità di effettuare le varie attività quotidiane (riduzione della disabilità) e nel migliorare la partecipazione sociale e che questi effetti permangono per un certa durata con progressivo deterioramento nel tempo. L’efficacia è dimostrata in tutti i setting riabilitativi: regime di ricovero, ambulatoriale e domiciliare.
Recentemente
l’evidenza della letteratura sta a dimostrare come l’esercizio
fisico possa avere un impatto sul volume encefalico, produrre
modificazioni strutturali sulla sostanza bianca e grigia del Sistema
Nervoso Centrale e causare miglioramenti nella sfera cognitiva. Gli
ultimi studi evidenziano che la riabilitazione possa produrre effetti
al Sistema Neuro-Immuni Endocrino, riducendo il numero di ricadute,
la progressione della disabilità, e migliorando le neuro performance.
Ecco perché oggi la riabilitazione viene considerata come una cura
assimilabile alle terapie farmacologiche modificanti il decorso,
proprio per il possibile ruolo nel contrastare la progressione della
malattia.
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https://www.aism.it/riabilitazione_sclerosi_multipla
Lo Spettro dei Disordini della Neuromielite Ottica (Neuromyelitis optica spectrum disorder - NMOSD), si riferisce a un gruppo di malattie rare che colpiscono meno di cinque persone su 100.000 in tutto il mondo. In particolare si tratta di una patologia presente principalmente fra le popolazioni est-asiatiche, con una prevalenza di 1-5 casi ogni centomila abitanti, e un nuovo caso ogni 770.000 persone all’anno. Circa il 90% dei casi colpisce il genere femminile.
Le manifestazioni cliniche iniziali si verificano, più frequentemente, in un’età compresa tra i 35-45 anni, mentre i casi presenti nei bambini e negli anziani rappresentano il 18%. La NMOSD è considerata una malattia autoimmune, associata nella stragrande maggioranza dei casi alla presenza di particolari anticorpi detti antiaquaporina-4 (AQP4).
L’esordio della NMOSD è per lo più acuto e può causare un importante calo della vista, oppure importanti difficoltà nella deambulazione (paraparesi o tetraparesi), accompagnati da disturbi delle sensibilità e del controllo degli sfinteri. La grande maggioranza delle persone con MNOSD ha un decorso caratterizzato da riacutizzazioni della malattia che compaiono a distanza di mesi o di anni e presentano un recupero della sintomatologia che spesso è solo parziale. Il decorso tipico della malattia è quello in cui si verificano nel tempo vari episodi acuti (recidive), tra cui neuriti ottiche e mieliti. In circa un terzo delle persone con NMOSD si possono manifestare anche sintomi collegati per esempio al coinvolgimento del tronco cerebrale, come vomito, singhiozzo, prurito, diminuzione e perdita dell’udito, paralisi facciale, vertigini. Inoltre in alcuni casi sono segnalate alterazioni ormonali, quindi a carico del sistema endocrino, del ritmo sonno-veglia oppure confusione, fino al coma.
Fino agli anni 2000 la NMO era considerata una variante della SM, nel 2004 sono stati individuati gli anticorpi anti-acquaporina-4 e nel 2015 sono stati aggiornati e pubblicati i nuovi criteri diagnostici per la NMOSD.
Nell’ambito dell’iter diagnostico dovranno essere escluse altre patologie, che potrebbero avere manifestazioni cliniche similari, come per esempio la SM, la mielite virale, vascolare e altre malattie auto-immuni, e - secondo i criteri diagnostici - la diagnosi di NMOSD potrà essere formulata in due distinti casi e cioè se siano presenti o assenti gli anticorpi antiAQP4. La diagnosi differenziale con il corretto inquadramento diagnostico è fondamentale, poiché eseguire una netta distinzione tra NMOSD e SM, e altre patologie autoimmuni, permette di utilizzare trattamenti farmacologici specifici, diversi da quelli più comunemente impiegati nella SM.
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https://www.aism.it/nmosd-spettro-disordini-neuromielite-ottica-aspetti-clinici-criteri-diagnostici
Vaccinazione |
Tipologia |
Relazione con SM |
|
Stagionale antiinfluenzale |
inattivato |
Considerato sicuro |
|
Gardisil (papillomavirus) |
inattivato |
Probabilmente sicuro |
|
Epatite B |
inattivato |
Considerato sicuro |
|
Trivalente (morbillo, rosolia, parotite) |
Vivo attuenuato |
Probabilmente sicuro in persone che non assumono immunosoppressori |
|
(penumococco) |
inattivato |
Considerato sicuro |
|
Poliomielite |
Per lo più inattivato |
Probabilmente sicuro |
|
Rabbia |
inattivato |
Probabilmente sicuro |
|
Tetano |
inattivato |
Considerato sicuro |
|
Varivax e Proquad (varicella) |
Vivo attenuato |
Probabilmente sicuro |
|
Febbre gialla |
Vivo attenuato |
Potrebbe non essere sicuro; non dovrebbe essere usato in persone che assumono immunosoppressori |
|
Zostavax (zoster) |
Vivo attenuato |
Probabilmente sicuro per ogni adulto che ha avuto la varicella |
*Adattata da Williamson EML, Chahin S, Berger JR. Vaccines in multiple sclerosis. Curr Neurol Neurosci Rep 2016; 16:36. DOI 10.1007/s11910-016-0637-6
È
sconsigliata la somministrazione del vaccino durante il primo
trimestre di gravidanza o in caso di precedenti reazioni
allergiche.
Per questi motivi è sempre meglio consultare
il proprio medico curante prima di ricorrere al vaccino.
Continua nel link originale:
https://www.aism.it/vaccini_e_sclerosi_multipla
Una volta vaccinato -è possibile leggere- il suo bambino deve cercare di evitare per almeno 6 settimane dopo la vaccinazione, fin dove possibile, uno stretto contatto con i seguenti individui: - individui con una ridotta resistenza alle malattie, - donne in gravidanza che non hanno avuto la varicella o che non sono state vaccinate contro la varicella. - neonati da madri che non hanno avuto la varicella o che non sono state vaccinate contro la varicella.
La contagiosità, dunque, riguarda solo ed esclusivamente la varicella. Non ha nulla a che fare con le restanti malattie per le quali il vaccino è stato sviluppato.
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https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/pediatria/dopo-il-vaccino-non-si-e-contagiosi
La sclerosi multipla può progredire e regredire in modo imprevedibile. Tuttavia, esistono diversi andamenti tipici dei sintomi:
Andamento recidivante remittente: le recidive (quando i sintomi si aggravano) si alternano alle remissioni (quando i sintomi si riducono o non si aggravano). Le remissioni possono durare mesi o anni. Le recidive possono manifestarsi spontaneamente o possono essere scatenate da un’infezione, come l’influenza.
Andamento progressivo primario: la malattia progredisce gradatamente senza remissioni o recidive ovvie, anche se possono esserci fasi temporanee durante le quali la malattia non progredisce.
Andamento progressivo secondario: questo andamento inizia con recidive che si alternano a remissioni (l’andamento recidivante-remittente), seguite da una progressione graduale della malattia.
Andamento recidivante progressivo: la malattia progredisce gradatamente, ma la progressione viene interrotta da recidive improvvise. Questo andamento è raro.
In media, se non trattati, i soggetti hanno una recidiva ogni circa 2 anni, ma la frequenza varia ampiamente.
Parte del corpo |
Esempi |
|---|---|
Nervi
(vengono colpite le sensazioni) |
Intorpidimento |
Occhi |
Diplopia (visione doppia) Parziale o completa perdita della vista e dolore in un occhio Vista ridotta oppure offuscata |
Organi genitali |
Difficoltà a raggiungere l’orgasmo Mancanza di sensibilità nell’area genitale Negli uomini, disfunzione erettile |
Muscoli e coordinazione |
Debolezza e goffaggine |
Intestino e vescica |
Problemi a controllare vescica e intestino |
Linguaggio |
Eloquio lento, inceppato ed esitante |
Umore |
sbalzi di umore Esaltazione o frivolezza inappropriate (euforia) Incapacità di controllare le emozioni (ad esempio pianto o riso immotivato) |
Funzione mentale |
Compromissione mentale sottile o evidente |
Altri |
Capogiri o vertigini |