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I ricercatori dell'University College di Londra hanno individuato tre sottogruppi specifici relativi alle persone con sclerosi multipla, analizzando il danno cerebrale tramite l'intelligenza artificiale (AI) e risonanza magnetica (RM). Questi sottogruppi sono diversi dai tipi clinici standard di sclerosi multipla (SM) che viene generalmente diagnosticata alle persone.
In futuro, questi sottogruppi potrebbero aiutare a prevedere coloro che hanno maggiori probabilità di avere una progressione di malattia, aiutare a scegliere trattamenti personalizzati per gli individui e consentire ai ricercatori di fare studi clinici più mirati.
Questo lavoro è stato sostenuto in gran parte dall’ International Progressive MS Alliance, una collaborazione globale senza precedenti per accelerare la ricerca sulla sclerosi multipla progressiva. Il lavoro è stato condotto da una rete internazionale di ricerca collaborativa guidata dal dottor Douglas Arnold del Montreal Neurological Institute, McGill University in Canada, insieme a ricercatori dell'University College di Londra, della Harvard Medical School di Boston e del VU University Medical Center nei Paesi Bassi.


In uno studio multicentrico condotto in Francia e in Tunisia, che ha coinvolto 462 persone con sclerosi multipla, è stata esaminata la progressione della disabilità in tre gruppi distinti:
1) individui nord africani che vivono in Francia,
2) individui nord africani che vivono in Tunisia e
3) individui caucasici che vivono in Francia.
I ricercatori hanno confrontato il tempo trascorso tra la diagnosi e il raggiungimento di alcuni gradi di disabilità (EDSS di 3, 4 e 6).
Il gruppo che ha evidenziato il maggior rischio legato all'ambiente e al patrimonio genetico è quello degli individui nord africani cresciuti in Francia. In questo vi era una maggiore probabilità di sviluppare la SM in età precoce e di passare in un tempo minore dalla diagnosi allo sviluppo di un EDSS di 6.
I ricercatori hanno scoperto che le differenze tra i tre gruppi erano indipendenti da eventuali trattamenti ricevuti dalle persone. Secondo i ricercatori i risultati sottolineano il ruolo sia dell'ambiente che dei geni nella definizione del rischio SM in un individuo.
