CONTATORE PERSONE

23/08/2012

Pressione bassa, sintomi, cause e rimedi

La pressione bassa, detta anche ipotensione, è una patologia che si riscontra quando i livelli di pressione arteriosa sono inferiori ai 60 mm Hg per la pressione minima e 110 mmHg per la massima. Si tratta di una condizione facilmente riconoscibile: infatti si manifesta con senso di stanchezza, spossatezza fino allo svenimento. Al contrario quindi della pressione alta, che non da sintomi specifici, la pressione bassa ha sintomi chiari e facilmente curabili. In caso di un attacco di pressione bassa, che molto speso può essere accompagnato da sudori freddi e tremore agli arti inferiori, è bene assumere subito dello zucchero. In particolare assumendolo sotto la lingua, si riuscirà a alzare quasi immediatamente i valori della pressione.
Pressione bassa:  sintomi e cause

La pressione può abbassarsi sotto determinati livelli a causa di alcune patologie. In particolare il diabete o la tachicardia possono ridurre i valori di pressione. Anche particolari condizioni di salute, come la diarrea e la disidratazione e ovviamente ogni caso di emorragie come un flusso mestruale particolarmente importante. Inoltre la pressione tende ad abbassarsi in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre quando i livelli di progesterone sono talmente alti da fungere da vaso dilatatore. Anche l’uso di alcuni farmaci, come i diuretici e gli antidepressivi. La pressione bassa può essere anche una conseguenza di una alimentazione povera di ferro e minerali, la cui mancanza tende a indebolire la persona.

I sintomi della pressione bassa possono essere di diversa natura. Come abbiamo già sottolineato uno dei sintomi principali è sicuramente la spossatezza preludio, nei casi più gravi, di stanchezza cronica. Un altro sintomo legato alla spossatezza è certamente la debolezza muscolare. Cefalee, annebbiamento e giramento di testa, ronzii alle orecchie, sonnolenza fino agli svenimenti, sono tutti sintomi di pressione bassa. Lo svenimento in particolare è una sorta di difesa del nostro organismo nei confronti di alcuni dei malesseri sopracitati.



Pressione bassa: cure e rimedi
 
La pressione bassa non è una vera  e propria patologia. Si può facilmente risolvere il problema adottando una alimentazione equilibrata che contenga una certa dose di Sali, senza esagerare comunque. Anche l’assunzione di cacao, caffè e vino rosso favorisce l’innalzarsi della pressione. Ovvio, non vi stiamo dicendo di bere un fiasco di vino a pasto, ma certamente un bicchiere non può che farvi bene, sempre che non ci siano altre complicanze, magari legate al fegato.
Attenzione però:
chi soffre abitualmente di pressione bassa è bene che si limiti nel mangiare, evitando di fare pasti troppo abbondanti e di assumere alcolici.

Nel momento dell’attacco, quando le gambe sembra che ci abbandonino, la cosa migliore da fare è sdraiarsi e alzare le gambe in modo che il sangue fluisca verso il cuore e il cervello più facilmente. Si deve poi rialzarsi per tornare alla posizione eretta, molto lentamente. Un ottimo rimedio è anche quello di assumere, a parte la classica acqua e zucchero, della liquirizia che ha proprietà specifiche capaci di alzare la pressione. La fitoterapia ci viene in aiuto nel caso di pressione bassa, tramite il rimedio fitoterapico a base di Ribes che agisce normalizzando i livelli di pressione. Nel caso che si soffra di celiachia o di intolleranza ai lieviti, si può assumere il ribes come capsule di ribes nero che non contengono elementi di fermentazione.

La pressione bassa è una patologia semplice da riconoscere che si manifesta con sintomi precisi. I sintomi più comuni sono spossatezza e svenimenti


********
E' possibile prevenire la pressione bassa con un'alimentazione adeguata. Ecco alcuni consigli e i cibi che fanno alzare la pressione.

In questi periodi dell'anno può essere utile assumere degli integratori salini ed è buona regola portare sulla propria tavola un'alimentazione ricca di frutta e verdura.

Caffè, cioccolata e liquirizia possono essere utili, ma meglio non abusarne.

In ogni caso, la diagnosi di pressione bassa deve essere fatta dal medico. Un valore 60-100 di pressione non è necessariamente indice di pressione bassa; pertanto è bene non fermarsi all'autodiagnosi, ma valutare con il professionista quali potrebbero essere le cause del problema, se effettivamente sussiste un problema di pressione bassa.

Talvolta potrebbe anche essere utile effettuare le analisi del sangue per verificare che non ci sia alla base un'alterazione dei valori della glicemia... abbassamenti rapidi di glicemia potrebbero dare sintomi confondibili con quelli tipici della pressione bassa.

10 consigli nutrizionali contro la pressione alta Cosa mangiare per abbassare la pressione

1. Evitate l'alcool
In caso d'ipertensione, è essenziale ridurre il consumo d'alcool: non più di tre bicchieri di vino al giorno per gli uomini, e due per le donne.
2. Attenzione al peso corporeo
Il peso eccessivo è il nemico del vostro cuore e delle vostre arterie. Riequilibrare l'alimentazione è dunque essenziale in caso di sovraccarico ponderale.
3. No al sale
Certamente, il vostro medico vi ha messi in guardia contro l'eccesso di sale. Occorre infatti consumarne meno di 6 g al giorno in caso d'ipertensione. Certamente un primo punto è quello di eliminare il salino dalla tavola. Ma occorre anche evitare alcuni prodotti alimentari troppo ricchi in sodio: affettati, piatti preparati, alcune conserve e formaggi. Diffidate anche del sale nei cereali per colazione e dei biscotti zuccherati.
4. Olio di oliva al posto del burro
È essenziale evitare i grassi saturi, per quanto possibile, quando si ha la pressione alta. In particolare è opportuno sostituire al massimo i grassi animali con grassi vegetali. Via il burro, benvenuto l'olio di oliva!
5. Evitate carni grasse
Sempre per evitare i grassi saturi, occorre scegliere le carni piuttosto magre. Evitate il bue, il maiale e la pecora, preferite il pesce ed il pollame (senza la pelle).
6. Cereali!
Di tutti i farinacei che assumete, privilegiate al massimo i cereali completi. Ciò permetterà in particolare di aumentare il tasso di fibre della vostra alimentazione.
7. A vapore! È essenziale scegliere i modi di cottura meno grassi, e che preservano le qualità nutrizionali dei prodotti alimentari. Così, optate per la cottura vapore, il grill o i cartocci ed evitate i fritti.
8. Alimenti light
Sempre per evitare i grassi, optate per prodotti lattiero-caseari scremati, e yogurt 0%.
9. Atività fisica!
L'attività fisica è essenziale, anche moderata. Una mezz'ora di marcia rapida al giorno, la bicicletta, il nuoto.
10. Frutta e verdura!
Occorre ricordarlo, la frutta e verdura sono gli alleati della vostra salute. Occorre dunque consumarne sufficientemente ogni giorno, soprattutto in caso d'ipertensione. Puntate in particolare sui frutti che vi portano potassio: quest'ultimo è amico della vostra pressione.

Ipertensione: cosa mangiare

L'ipertensione arteriosa è una malattia subdola, per molti anni silenziosa, ma che incide in modo severo sull'esistenza dell'uomo. Sopratutto nelle forme lievi, l'alimentazione diventa un importante fattore, essendo considerata una malattia cardiovascolare, giova di una terapia dietetica. ipertensioneL'ipertensione è considerata un fattore di rischio cardiovascolare perchè quando sale la pressione oltre un certo valore si rischia: infarto al miocardio, trombosi cerebrale, emorragie cerebrali, insufficienza arteriosa e renale.
I fattori di rischio appartengono alla componente quotidiana: il fumo, l'obesità, lo stess, il diabete, l'ereditarietà e le malattie renali. Ma sopratutto è il diavolo cristallino, il sale, ad essere da anni sul banco degli imputati. Infatti studi clinici hanno dimostrato che la semplice riduzione del sale nell'alimentazione è sufficiente a normalizzare l'ipertensione lieve.
Le popolazioni primitive, che non consumano quasi mai sale, non conoscono l'ipertensione. Queste popolazioni in più consumano cibi ricchi di potassio (ne sono ricche le verdure, alcune carni, gli agrumi e le banane) molto utile per normalizzare la pressione, equilibrandosi ai livelli di sodio.

PER CHI HA PROBLEMI DI PRESSIONE
SEMAFORO VERDE= alimenti ricchi di potassio e poveri di sodio per combattere e/o prevenire la pressione alta
Alimenti Potassio Sodio
Pasta 174 12
Carne di bue 360 51
Vitello 359 48
Coniglio 390 40
Cavolfiore 400 24
Funghi 430 5
Lenticchie1200 3
Patate 410 0,8
Piselli 380 0,9
Fagiolini 300 0,6
Zucca 480 0,5
Albicocche 440 0,6
Banane 420 0,9
Uva 254 5
Ciliegie 260 3
Mandorle 690 1
Prugne 848 2
   
   
SEMAFORO ROSSO= alimenti sconsigliati
Alimenti Sodio
Pane 450
Farina granoturco 660
Latte 51
Formaggi 600
Tacchino 130
Oca 150
Aragosta 325
Sardine sott'olio 760
Tonno sott'olio 540
Prosciutto crudo 1100
Carote 48
Ravanelli 83
Spinaci 84
Sedano 96
Barbabietole 110
Fichi 39
Cioccolato 83
Succo di pompelmo 139
I cibi SI'
I cibi NO

Pasta, riso, semolini in brodi vegetali;
Pastine glutinate con olio crudo e pomodoro fresco;
Pane integrale o fette biscottate (con moderazione);
Carni e pesci magri, uova (sode o in camicia, con moderazione;
Olio extravergine di oliva;
Verdure crude o cotte all'agro (in particolare cipolle e carciofi);
Formaggi tipo mozzarella, robiola, pastorella, latte scremato;
Frutta fresca matura grattugiata, omogeneizzata o cotta.
Brodi di carne, zuppe di pesce, pasta con sughi elaborati;
Paste ripene (tortellini, agnolotti, ravioli);
Pane fresco bianco e con sale;
Carni grasse e insaccate, frattaglie, pesci grassi e costacei, uova fritte;
Grassi animali cotti e crudi;
Peperoni, cavoli, funghi, cetrioli;
Panna e formaggi grassi e fermentati, latte intero;
Melone, cocomero, frutta acerba;
Caffè, vino e liquori.

Ecco come il riallineamento dell'Atlante può risolvere emicrania, vertigini, colpo di frusta, cervicale, mal di schiena e decine di altri disturbi.

INFO DI :  www.atlantotec.com/it
 

vertebra Atlante:

  • Ti vuoi liberare definitivamente dai tuoi disturbi? Allora smetti di combattere solo i sintomi!

  • Un'unica seduta più un controllo successivo consente di attivare il potere di auto-guarigione del corpo.

  • 9 fatti che devi sapere prima di sottoporti ad altre terapie.

Se prosegui nella lettura di questo sito, arriverai a comprendere per quale motivo la prima vertebra cervicale può essere responsabile di tutta una serie di disturbi, in apparenza non collegati tra loro, per i quali fino ad oggi le terapie hanno mirato esclusivamente alla soppressione del dolore, senza riuscire ad eliminarne la causa. Una nuova scoperta potrebbe ora portare sollievo in molti casi.


L'Atlante è la causa nascosta di numerosi disturbi

La prima vertebra cervicale chiamata Atlante o C1, gioca il ruolo più delicato e allo stesso tempo primario di tutta la colonna vertebrale.

Un malfunzionamento localizzato in tale zona può influenzare "a cascata" l'intero apparato muscoloscheletrico, il sistema circolatorio e il sistema nervoso, creando disallineamenti e disfunzioni in svariate parti del corpo.

Queste disfunzioni possono trasformarsi col tempo in seri problemi di salute dalla causa incerta: il corpo non è più in grado di funzionare come dovrebbe e potrebbe, la qualità di vita risulta pregiudicata, senza che nessuna causa organica certa possa essere individuata e diagnosticata.



I tuoi disturbi sono davvero psicosomatici?

Quanti pazienti si sono sentiti dire dal loro medico che la causa del proprio disturbo è sconosciuta e che sicuramente ha un origine psicosomatica? Quello che con tutta probabilità il tuo medico non conosce sono tutte le disfunzioni che un Atlante disallineato può causare!

Disturbi cronici conseguenti ad un colpo di frusta, come anche l'emicrania o il mal di testa ricorrenti, ora trovano una semplice e logica spiegazione nel disallineamento della vertebra Atlante. La correzione di questa vertebra rappresenta una soluzione concreta, spesso completamente risolutiva, senza essere costretti a fare continuamente uso di farmaci con i loro effetti collaterali.

La correzione della vertebra Atlante è inoltre il metodo ottimale per migliorare la postura e ovviare di conseguenza a problemi quali: gamba più corta funzionale, bacino inclinato, iper-lordosi, cifosi, scoliosi funzionale, perdita della lordosi fisiologica.


9 fatti che devi sapere riguardo al disallineamento dell'Atlante

  • Il trauma del parto crea in molti neonati un disallineamento permanente della vertebra Atlante (prima vertebra cervicale) e talvolta anche dell'Epistrofeo (seconda vertebra cervicale);
  • traumi successivi come colpi di frusta o cadute possono causare o accentuare il disallineamento dell'Atlante;
  • é stato accertato che il disallineamento della vertebra Atlante può essere responsabile di svariati disturbi e patologie sia a livello fisico che mentale;
  • la medicina non considera il malposizionamento dell'Atlante come possibile causa dei disturbi, dal momento che generalmente questo problema non viene diagnosticato;
  • la mancata diagnosi è da ricondurre al fatto che una normale radiografia, come pure la risonanza magnetica non permettono di evidenziare il disallineamento dell'Atlante;
  • una tomografia computerizzata a spirale permette di vedere e misurare con precisione la posizione dell'Atlante, ma solo nel caso il radiologo imposti specificatamente l'apparecchio TC con l'obiettivo di ottenere questo risultato;
  • tralasciando i casi gravissimi di lussazione che richiedono la chirurgia, la medicina non prevede alcun trattamento per risolvere il disallineamento della prima vertebra cervicale;
  • con una sola seduta ATLANTOtec® è ora possibile riallineare l'Atlante in maniera semplice e duratura;
  • Molti ritengono che intervenire sulla cervicale sia un'operazione pericolosa. Devi sapere che l'eventuale pericolo è limitato all'esercizio di manipolazioni chiropratiche. Il metodo ATLANTOtec® sfrutta un principio completamente nuovo, assolutamente senza pericolo che non ha nulla a che vedere con la chiropratica o l'osteopatia, né tantomeno con altri metodi conosciuti.

I disturbi più frequenti che hanno tratto giovamento dal riallineamento della vertebra Atlante

Le conseguenze negative di un Atlante disallineato si possono manifestare in tutto il corpo.

I dati raccolti, insieme alle testimonianze delle persone trattate con ATLANTOtec®, ci hanno permesso di stilare una lista dei disturbi e sintomi più frequenti che possono venire alleviati grazie al riposizionamento dell'Atlante.

È importante capire che NON tutti i disturbi elencati scompaiono in qualsiasi persona si sottoponga al riallineamento dell'Atlante, questo poiché gli stessi disturbi possono anche avere altre cause o concause.

Non sarebbe corretto interpretare la correzione dell'Atlante come una "cura miracolosa" in grado di risolvere tutti i disturbi. È al contrario fondamentale comprendere come lo scopo di ATLANTOtec® NON consista assolutamente nel diagnosticare o "curare" i vari disturbi, ma semplicemente nel verificare se sia necessario prendersi cura dell'Atlante. Miracolosa sarà poi la capacità del corpo di ottenere un'auto-guarigione, una volta messo in condizione di poterlo fare!

Correggere la posizione dell'Atlante, nel caso fosse disallineato, è necessario a prescindere dagli eventuali disturbi che si possono accusare momentaneamente, poiché si tratta di un "investimento" finalizzato ad ottenere una buona salute futura. Il riallineamento è consigliabile ad iniziare dai bambini e permette al corpo di funzionare al pieno delle sue potenzialità.

  1. emicrania
  2. mal di testa / cefalea
  3. dolori cronici dopo un colpo di frusta cervicale
  4. vertigini – giramenti di testa – capogiri
  5. sindrome di Ménière
  6. nevralgia del trigemino
  7. sindrome dell'ATM (disfunzione dell'articolazione temporo-mandibolare)
  8. sinusite cronica
  9. asma (più cause possibili)
  10. rotazione o flessione limitata o dolorante della testa
  11. dolori alla cervicale – cervicalgia
  12. torcicollo – dolori al collo
  13. mal di spalle – una spalla più alta dell'altra
  14. formicolio degli arti – parestesia
  15. tendinite cronica
  16. gomito del tennista – sindrome del tunnel carpale
  17. contratture muscolari – dolori muscolari cronici
  18. mal di schiena o dorsalgia (dolore localizzato al dorso)
  19. Scoliosi funzionale / idiopatica
  20. dolore lombare – lombalgia – colpo della strega
  21. ernia del disco – discopatia – protrusione dei dischi
  22. nervi spinali compressi
  23. asimmetria del bacino – dismetria pelvica
  24. artrite – artrosi (se conseguente a postura scorretta)
  25. dolori all'articolazione sacro-iliaca
  26. sciatica – sciatalgia – infiammazione nervo sciatico
  27. dolori all'anca
  28. lunghezza differente delle gambe funzionale
  29. dolori alle gambe – alle ginocchia – ai piedi
  30. mani e piedi cronicamente freddi
  31. disturbi visivi – infiammazione ricorrente agli occhi
  32. ronzii o fischi alle orecchie – acufene / tinnito
  33. otite dell'orecchio medio ricorrente (infezioni all'orecchio)
  34. tachicardia – ipertensione / pressione bassa
  35. gastrite / ulcera gastrica
  36. acidità di stomaco
  37. reflusso gastrico
  38. diarrea cronica – costipazione – colon irritabile
  39. depressione (se legata a dolori costanti post colpo di frusta o cefalea)
  40. insonnia – difficoltà ad addormentarsi
  41. stanchezza cronica
  42. sindrome affaticamento cronico (vedi acidosi e mercurio)
  43. allergia da polline (miglioramenti dal motivo sconosciuto)
  44. difficoltà di apprendimento – dislessia (difficoltà a leggere o a scrivere)
  45. epilessia

Aiuta a divulgare! Condividi sui Social network (vedi sotto) e invia una e-mail ai tuoi contatti.


THE CERVICAL CORD IN MULTIPLE SCLEROSIS OPPENHEIMER 2008 Neuropathology and Applied Neurobiology Wiley Online Library

THE CERVICAL CORD IN MULTIPLE SCLEROSIS OPPENHEIMER 2008 Neuropathology and Applied Neurobiology Wiley Online Library
IL CAVO DI CERVICALE IN SCLEROSI MULTIPLA OPPENHEIMER 2008 Neuropatologia e Neurobiologia Applicata Wiley Online Library





THE CERVICAL CORD IN MULTIPLE SCLEROSIS

    D. R. OPPENHEIMER

Article first published online: 12 MAY 2008

@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@
Il midollo spinale sono stati esaminati in diciotto casi di sclerosi multipla, con particolare attenzione all'allargamento cervicale. Si è trovato che (1) le lesioni del midollo cervicale sono circa due volte più comune a livelli inferiori, (2) in questa regione vi è una preponderanza notevole di ventaglio lesioni nelle colonne laterali. Si sostiene che entrambi questi risultati sono spiegabili sulla teoria che le sollecitazioni meccaniche svolgere un ruolo nel determinare la sede delle lesioni; che tali sollecitazioni sono comunemente trasmesse al cavo tramite legamenti denticolati durante la flessione della colonna vertebrale, e che molte delle lesioni sono attribuibili a perdite vascolari a causa di tensione nei legamenti denticolati. Si è concluso che nei pazienti con sclerosi collo flessione multipla è pericoloso, soprattutto nei casi in cui segno di Lhermitte è verificato.
@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

The spinal cords were examined in eighteen cases of multiple sclerosis, with special attention to the cervical enlargement. It was found that (1) lesions in the cervical cord are about twice as common as at lower levels, (2) in this region there is a striking preponderance of fan-shaped lesions in the lateral columns. It is argued that both these findings are explicable on the theory that mechanical stresses play a part in determining the site of lesions; that such stresses are commonly transmitted to the cord via the denticulate ligaments during flexion of the spine; and that many of the lesions are attributable to vascular leakages due to tension in the denticulate ligaments. It is concluded that in patients with multiple sclerosis neck flexion is dangerous–especially in cases where Lhermitte's sign has occurred.

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1365-2990.1978.tb00555.x/abstract

21/08/2012

Copaxone - Glatiramer acetato


 Glatiramer (noto anche come Copolimero 1, Cop-1, o Copaxone - come commercializzati da Teva Pharmaceuticals ) è un immunomodulatore farmaco attualmente usato per trattare la sclerosi multipla . È un polimero casuale di quattro aminoacidi trovati in proteina basica della mielina , ossia l'acido glutammico , lisina , alanina e tirosina , e può funzionare come esca per il sistema immunitario. Glatiramer acetato è approvato dallaFood and Drug Administration (FDA) per ridurre la frequenza delle recidive, ma non per ridurre la progressione della disabilità. Studi osservazionali, ma studi controllati non randomizzati, suggeriscono che potrebbe ridurre la progressione della disabilità.
Anche se la definizione clinica della sclerosi multipla richiede due o più episodi di sintomi e segni, glatiramer acetato è approvato per il trattamento dopo singoli episodi. Viene anche usato per il trattamento recidivante-remittente della sclerosi multipla. E 'somministrato pervia sottocutanea iniezione
Meccanismo di azione

Glatiramer è un polimero casuale (massa molecolare media 6,4 kD) composto da quattro amminoacidi che si trovano nella proteina basica della mielina . Il meccanismo di azione per glatiramer è sconosciuto, anche se sono state proposte diverse. La somministrazione di glatiramer sposta la popolazione di cellule T dei pro-infiammatorie cellule Th1 a Th2 normativi che sopprimono la risposta infiammatoria.   Data la sua somiglianza con la proteina basica della mielina, glatiramer può anche agire come una sorta di specchietto per le allodole, deviando una risposta autoimmune contro la mielina. L'integrità della barriera emato-encefalica, tuttavia, non è sensibilmente influenzato da glatiramer, almeno nelle prime fasi di trattamento. Glatiramer acetato è stato dimostrato in studi clinici per ridurre il numero e la gravità delle riacutizzazioni.  

Il meccanismo (s) con la quale glatiramer acetato esercita i suoi effetti nei pazienti con sclerosi multipla (SM) non è (sono) completamente chiariti. Tuttavia, si ritiene che agisca alterando i processi immunitari attualmente ritenuti responsabili della patogenesi della SM. Questa ipotesi è supportata dai risultati di studi che sono stati effettuati per esplorare la patogenesi di encefalomielite autoimmune sperimentale (EAE), una condizione indotta in varie specie animali attraverso la vaccinazione contro il sistema nervoso centrale derivata materiale contenente mielina e spesso utilizzato come un modello sperimentale animale della SM. Studi in animali e in sistemi in vitro suggeriscono che alla sua somministrazione, specifici del glatiramer acetato T soppressori cellule vengono indotti e attivati ​​alla periferia. 
[ modifica ] 

A 2004 rassegna Cochrane  ha concluso che Glatiramer acetato "non ha mostrato alcun effetto benefico sulle principali misure di esito nella sclerosi multipla, cioè la progressione della malattia, e non altera in modo significativo il rischio di recidive cliniche."
Nel suo studio pivotal di 251 pazienti, dopo due anni Copaxone non ha dimostrato alcun vantaggio nel fermare la progressione della disabilità.  

Come risultato, Copaxane è approvato dalla FDA per ridurre la frequenza delle recidive, ma non per ridurre la progressione della disabilità.  

A 15 anni di follow-up dei pazienti di studi originali rispetto che hanno continuato con glatiramir per i pazienti che hanno abbandonato lo studio. I pazienti con glatiramer aveva ridotto i tassi di recidiva, e diminuzione della progressione della disabilità e la transizione alla sclerosi multipla secondaria progressiva, rispetto ai pazienti che non hanno continuano glatiramer. Tuttavia, i due gruppi non erano necessariamente comparabili, poiché non era più uno studio randomizzato. Non ci sono stati problemi a lungo termine di sicurezza. 
In due recenti studi, sia riferito alla riunione ECTRIMS 2007, l'efficacia del glatiramer acetato è stato confrontato con high-dose/high-frequency interferone beta. Nello studio RIGUARDO  , Rebif è stato confrontato con glatiramer, e nello studio BEYOND , Betaseron è stato confrontato con glatiramer. In entrambi gli studi, non vi era alcuna differenza significativa tra interferone e glatiramer negli endpoint primari (il tempo di ricaduta) o in qualsiasi endpoint clinici, anche se alcune differenze nelle misure di risonanza magnetica di attività della malattia sono stati rivendicati.
Uno studio in doppio cieco di 3 anni studio ha trovato alcun effetto di glatiramer acetato in primaria progressiva sclerosi multipla. 
Copaxone ha l'approvazione della FDA per la sindrome clinicamente isolata, basata sul processo preciso, che ha dimostrato che il glatiramer ha ritardato la progressione dal primo evento clinico alla sclerosi multipla clinicamente definita, con una riduzione del rischio del 45%. 43% dei pazienti nel gruppo placebo convertito, rispetto al 25% nel gruppo glatiramer.
gli effetti collaterali possono includere un nodulo al sito di iniezione (reazione al sito di iniezione) in circa il 30% degli utenti, e dolori, febbre, brividi (sintomi simil-influenzali) in circa il 10% degli utenti.  è Copaxone il farmaco unica malattia modifica che non provoca sintomi di tipo influenzale nei pazienti. I sintomi di effetti collaterali sono generalmente di natura lieve. Una reazione che coinvolge lavaggio, in corto respiro, ansia e tachicardia è stato riportato subito dopo l'iniezione in circa il 5% dei pazienti (solitamente dopo aver iniettato direttamente in vena). Questi effetti collaterali regrediscono entro trenta minuti. Nel corso del tempo, una ammaccatura visibile nel sito di iniezione può verificarsi a causa della distruzione locale del tessuto grasso, noto come lipoatrofia , che può svilupparsi.

Effetti collaterali più gravi sono stati riportati per glatiramer acetato, in base all'etichetta prescrizione della FDA, questi includono effetti gravi sul sistema cardiovascolare del corpo, Apparato digerente (compresi fegato), Hemic e del sistema linfatico, del sistema muscolo-scheletrico, sistema nervoso, sistema respiratorio, Sensi speciali (in particolare gli occhi), del sistema urogenitale, sempre secondo i dati sono stati Disturbi metabolici e nutrizionali,. tuttavia un legame tra glatiramer acetato e questi effetti avversi non è stata definitivamente stabilita

Glatiramer è stato trovato per essere protettivo in un modello murino di cerebrale malaria . 
Glatiramer è attualmente  nella fase I di sperimentazione clinica a secco età degenerazione maculare (AMD).


 info tratta da wikipedia

La donna si protegge dall’ictus con frutta e verdura


 

Una dieta ricca di frutta e verdura, con un buon apporto di antiossidanti, riduce il rischio di ictus nelle donne, anche se vi è una storia di malattie cardiovascolari

Frutta e verdura fanno bene alla donna non solo in linea generale, ma la proteggono anche dal rischio di ictus – e questo indipendentemente che possa avere una storia di precedenti malattie cardiocircolatorie. Ecco quanto afferma un nuovo studio svedese, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of the American Heart Association.

Il merito è degli antiossidanti contenuti nei vegetali che combattono lo stress ossidativo. Questo processo avviene quando vi è uno squilibrio tra la produzione di radicali liberi che danneggiano le cellule e la capacità del corpo di neutralizzarli.
La conseguenza è un’infiammazione generalizzata o localizzata. Questa situazione è stata accusata di essere la causa di molte malattie, anche gravi. Ma, come detto, in questi casi possono arrivare in soccorso gli antiossidanti, contenuti in buona quantità in frutta e verdura. Tra questi, possiamo citare i flavonoidi, i carotenoidi, le vitamine come la C e la E.

Contro lo stress ossidativo e l’infiammazione, poi, pare svolgano un ruolo di primo piano proprio i flavonoidi che contribuiscono a migliorare la funzione endoteliale – in parole semplici l’equilibrio e la corretta funzione vascolare – e diminuiscono la pressione sanguigna, l’infiammazione e la coagulazione.
Ecco dunque l’importanza di assumere alimenti ricchi di antiossidanti.
«Mangiare alimenti ricchi di antiossidanti può ridurre il rischio di ictus inibendo lo stress ossidativo e l’infiammazione», spiega la dottoressa Susanne Rautiainen autore principale dello studio – Ciò significa che le persone dovrebbero mangiare più alimenti come frutta e verdura che contribuiscono alla capacità antiossidante globale».

I ricercatori del famoso Karolinska Institutet (Svezia) hanno condotto il loro studio basandosi sulloSwedish Mammography Cohort che ha coinvolto 36.715 donne, di cui 31.035 esenti da malattie cardiovascolari e 5.680 con una storia di malattia cardiaca alle spalle. Le donne partecipanti allo studio avevano un’età compresa tra i 49 e gli 83 anni.
Gli autori dello studio hanno poi seguito per circa 11 anni e mezzo le donne senza storia di malattie cardiache e 9 anni e mezzo le donne con storia di malattia. Il periodo di follow-up è durato dal settembre 1997, fino alla data del primo ictus o morte, al 31 dicembre 2009, a seconda di quale evento si è verificato prima.

Dai dati raccolti si è scoperto che durante questo lasso di tempo vi erano stati 1.322 ictus tra le donne senza storia di malattia cardiovascolare e 1.007 ictus tra le donne con una storia di malattie cardiovascolari. Le valutazioni, durante il periodo di osservazione, sono state fatte utilizzando un questionario circa la dieta seguita dalle donne partecipanti, un database standard atto a determinare la capacità antiossidante totale (CAT) delle partecipanti.
I risultati hanno mostrato come la capacità antiossidante totale fosse inversamente proporzionale al rischio di ictus: maggiore era la CAT, minore era il rischio.

«In questo studio, abbiamo preso in considerazione tutti gli antiossidanti presenti nel la dieta, tra cui migliaia di composti, in dosi ottenute da una dieta normale – sottolinea Rautiainen – Le donne con un alto apporto di antiossidanti possono essere più attente alla salute e hanno un tipo di comportamenti sani che possono aver influenzato i nostri risultati».
«Tuttavia, l’associazione inversa osservata tra la CAT della dieta e l’ictus ha perdurato anche dopo gli aggiustamenti per i potenziali fattori  confondenti legati al comportamento sano come il fumo, l’attività fisica e l’educazione», conclude la scienziata.
Mangiare frutta e verdura, e fare il pieno di antiossidanti, non può che fare bene insomma.
[lm&sdp]


Combattere lo stress ossidativo con gli antiossidanti del Kiwi


 

Il frutto di origini cinesi, a seguito di uno studio, è risultato tra i frutti più ricchi di sostanze antiossidanti e benefiche

Certo, la mela è la mela, e fa sempre bene. Ma alla lista dei frutti che possono togliere il medico di torno, possiamo aggiungervi il kiwi. Il tradizionale frutto neozelandese - ma di origini cinesi - , che è ormai di casa anche qui nel nostro Paese.

È una vera e propria miniera di sostanze benefiche, il kiwi. Già noto per il suo alto contenuto di vitamina C ora, grazie a un nuovo studio giapponese, sappiamo che uno tra i frutti più ricchi di polifenoli. Queste sostanze ci proteggono dallo stress ossidativo, ritenuto tra i fautori dell’invecchiamento, l’indebolimento del sistema immunitario e l’aumento dell’infiammazione del corpo. Tutti questi problemi possono, tra gli altri, portare la morte cellulare e l’insorgere di malattie gravi come il cancro, neoplasie, aterosclerosi, insufficienza cardiaca, malattia di Alzheimer e di Parkinson.

Il kiwi, quindi, sarebbe in grado di stimolare il sistema immunitario e proteggere l’organismo da questo stress meglio che i più noti pompelmi e arance. Ecco quanto affermano i ricercatori della Teikyo University di Tokyo, sulle pagine del Biological And Pharmaceutical Bulletin su cui è stato pubblicato lo studio.

I risultati dello studio, che ha valutato e preso in considerazione diverse qualità di kiwi, mostrano che quella più ricca di polifenoli, le sostanze antiossidanti, sarebbe la qualità “Gold”, a cui segue la varietà “verde”.

«Abbiamo dimostrato che il kiwi ha forti effetti antiossidanti e, in particolare, è in grado di inibire l’ossidazione precoce dei lipidi e di impedire lo sviluppo e il deterioramento delle malattie causate dallo stress ossidativo», concludono i ricercatori.
Via libera al kiwi sulle nostre tavole quindi, senza però dimenticare che anche tutta l’altra frutta fa bene, specialmente se di stagione.
[lm&sdp]

Il Parkinson si previene con cibi giusti


 

I frutti di bosco contengono molti flavonoidi che possono proteggere da molte malattie, compresa quella di Parkinson, suggerisce un nuovo studio

Una dieta ricca di cibi contenenti flavonoidi è in grado di promuovere il benessere e proteggere dalla malattia di Parkinson. Lo studio

Un nuovo studio pubblicato su Neurologysuggerisce che una dieta ricca di cibi come i frutti di bosco, mele, uva, tè e altri ricchi di sostanze antiossidanti, oltre a promuovere la salute generale e proteggere da diverse patologie, possa ridurre significativamente il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson – una condizione neurologica in grado di ridurre di molto la qualità della vita.

Per questo studio, un team di ricercatori delle università di Harward ed East Anglia (UEA) hanno coinvolto circa 130mila uomini e donne, che sono stati seguiti per 20 anni analizzando lo stile di vita e le abitudini alimentari.
Durante questo lasso di tempo, 800 soggetti hanno sviluppato la malattia di Parkinson e i ricercatori hanno così avuto modo di valutare quali fossero gli effetti sulla salute e il rischio d’insorgenza della malattia da parte del tipo di alimenti che i partecipanti assumevano.

I risultati hanno confermato il crescente corpo di evidenze che vede nei flavonoidi un tipo di sostanza in grado di offrire protezione su tutta una vasta gamma di patologie. Tra queste, ricordiamo le malattie dell’apparato cardiocircolatorio, l’ipertensione, la demenza e anche alcuni tipi di cancro.
A fronte di queste evidenze, il dottor Xiang Gao della Harvard School of Public Health insieme al professor Aedin Cassidy del Dipartimento di Nutrizione della Norwich Medical School UEA, hanno scoperto che gli uomini che assumevano il maggior numero di flavonoidi e antocianine avevano il 40 percento in meno di rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.
Nelle donne non si sono mostrate particolari evidenze in base al consumo più o meno marcato di queste sostanze.

«Questi entusiasmanti risultati sono un’ulteriore conferma che il consumo regolare di flavonoidi può avere potenziali benefici per la salute – ha commentato Cassidy nel comunicato UEA – Questo è il primo studio sugli esseri umani a esaminare le associazioni tra la gamma di flavonoidi nella dieta e il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson, e i nostri risultati suggeriscono che una sottoclasse di flavonoidi chiamati antocianine possono avere effetti neuroprotettivi».
Flavonoidi e antociani sono sostanze naturalmente presenti in molti ortaggi e frutti – in particolare quelli di bosco come fragole, ribes, mirtilli, more, lamponi.

«È interessante osservare che antociani e frutti di bosco, ricchi di antociani, dal raggruppamento delle analisi sembrano essere associati a un minor rischio di malattia di Parkinson. I partecipanti che consumavano una o più porzioni di frutta a bacca ogni settimana hanno avuto circa il 25 percento meno probabilità di sviluppare il Parkinson, rispetto a coloro che non mangiano frutti di bosco – fa notare il dottor Gao – Tenuto conto di altri potenziali effetti per la salute dei frutti a bacca, come per esempio la riduzione del rischio di ipertensione come riportato nei nostri precedenti studi, è bene aggiungere regolarmente questi frutti alla propria dieta».
Ecco dunque l’ennesimo motivo in più per favorire il consumo di verdura e frutta che contenga queste preziose sostanze che fanno dei cibi una vera e propria medicina.
[lm&sdp]

info di:
http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/449240/

Ipertensione, combattila con una mela


 

nella buccia della mela ci sono molte sostanze benefiche

Fino a sei volte più antiossidanti per combattere pressione alta, colesterolo e ipertensione. Questi però sono contenuti soltanto nella buccia

Una mela al giorno toglie sempre e ancora il medico di torno, recita ormai il solito vecchio detto. E, quanto pare, il caro biblico frutto, è ancora tenuto in gran considerazione da medici e scienziati. I suoi antiossidanti sembrano essere particolarmente utili anche per prevenire disturbi dell’apparato cardiocircolatorio. Il suo segreto, tuttavia, non è racchiuso totalmente nell’interno del frutto, bensì nella buccia che, secondo alcuni ricercatori, diviene un’importante strumento per l’ipertensione arteriosa.

E non si può certo dire che le sue virtù passino inosservate, visto che studi recenti hanno scoperto che è addirittura più “potente” del tè verde e dei mirtilli.
L’unico problema in cui si potrebbe incappare è se si considera che proprio la buccia, ovvero la parte più importante del frutto, spesso contiene dosi elevate di pesticidi che potrebbero causare problemi di salute anziché promuoverla.
Secondo quanto riferito dal Telegraph, le mele, da tempo, sono una rinomata fonte di antiossidanti e flavonoidi, ossia delle sostanze amiche per cuore e apparato cardiocircolatorio.
Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno testato separatamente la buccia dal frutto su un campione di enzima denominato ACE. Tale enzima da tempo è noto proprio per i suoi effetti negativi sull’apparato cardiocircolatorio: può causare la pressione alta.

Secondo i risultati pubblicati nella nota rivista Food Chemistry, la buccia ha dimostrato di essere almeno sei volte più efficace del frutto carnoso.
«Le mele sono uno dei frutti più popolari e spesso vengono consumati in tutto il mondo», spiegano i ricercatori del Nova Scotia Agricultural College.
«La buccia della mela è un fonte ricchissima di flavonoidi in grado di fornire benefici per la salute. I flavonoidi della buccia inibiscono, infatti, l’ACE, un enzima associato all’ipertensione».
Buone news, quindi, dal fronte “prevenzione naturale”. Ora non ci aspetta che attendere anche ulteriori ricerche sull’eventuale danno causato dai prodotti chimici utilizzati per “abbellire” le mele. Se i risultati fossero negativi potremmo davvero continuare a sostenere che “una mela al giorno toglie il medico di torno”.
[lm&sdp]

info di:
http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/466023/ 

Con la “fettina” si rischia il cancro alla prostata


 

La carne cotta in padella pare possa aumentare il rischio di cancro alla prostata

Secondo un nuovo studio la carne rossa fritta in padella può aumentare del 40% il rischio di sviluppare il cancro della prostata

Lo cosiddetta “fettina” in padella pare possa far aumentare di ben il 40% il rischio d’insorgenza del temuto cancro della prostata. A essere sotto accusa in questo caso è il tipo di cottura che, esponendo repentinamente la carne alle alte temperature, favorisce la formazione di noti agenti cancerogeni.

A lanciare l’allarme fettina sono stati i ricercatori dell’University of Southern California (USC) e del Cancer Prevention Institute della California (CPIC) con il loro studio pubblicato sulla versione online della rivista Carcinogenesis.
La dottoressa Mariana Stern, professore associato di medicina preventiva presso la Keck School of Medicine della USC, e colleghi hanno valutato gli effetti della cottura sulla carne bianca e sulla carne rossa, confrontando questi con la predisposizione genetica, e il rischio di cancro della prostata.

Per far ciò, gli scienziati hanno esaminato i dati raccolti dal “California Collaborative Prostate Cancer Study”. Da questi hanno raccolto quelli inerenti a circa 2.000 uomini, che sono poi stati invitati a compilare un questionario incentrato sull’alimentazione e la dieta seguita. Le domande comprendevano anche quale tipo di carne consumavano, il tipo di cottura eccetera.
Dei partecipanti, oltre 1.000 hanno ricevuto una diagnosi di tumore avanzato della prostata. 
«Abbiamo scoperto che gli uomini che mangiavano più di 1,5 porzioni a settimana di carne rossa fritta in padella hanno aumentato il rischio di cancro della prostata avanzato del 30 percento – spiega Stern nella nota USC – Inoltre, gli uomini che mangiavano più di 2,5 porzioni di carne rossa cotta ad alte temperature avevano il 40 percento più probabilità di essere affetti da cancro avanzato della prostata».

I ricercatori hanno altresì notato una differenza nel rischio tra il consumo di carne rossa e pollame: nel caso del pollame in genere il rischio era ridotto, tuttavia aumentava quando anche questo tipo di carne era cotta in padella o fritta – in sostanza, esposta rapidamente ad alte temperature. L’esposizione rapida alle alte temperature sia esterne che interne, poi, ha un effetto cancerogeno anche e soprattutto nel caso di hamburger, sottolineano i ricercatori.
Questi risultati vanno a sommarsi a quelli di un precedente studio della dottoressa Stern che suggeriva come anche il pesce sottoposto ad alte temperature – del tipo cotto in padella – facesse aumentare il rischio di cancro alla prostata. Come detto, il sospetto dei ricercatori è che con certi tipi di cottura si sviluppino delle sostanze chimiche cancerogene: in questo caso sono note quelle che si formano quando per esempio si cuoce la carne alla brace, che viene tuttavia abbrustolita dalle fiamme.

«Le osservazioni fatte solo con questo studio non sono abbastanza per fare tutte le necessarie raccomandazioni di salute – fa notare Stern – ma visti i pochi e noti fattori di rischio per il cancro alla prostata modificabili, la comprensione dei fattori dietetici e dei metodi di cottura sono di grande rilevanza per la sanità pubblica».
[lm&sdp]


 http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/465940/


20/08/2012

Cuscino Cervicale Consigliato

 

Cuscino Cervicale Consigliato CLIKKA O COPIATI  QS LINC GIALLO PER LEGGETE TUTTO
CRC: Cuscino di reclinazione cervicale

CUSCINO CONSIGLIATO PER PAZIENTI CON SINDROME D'ARNOLD CHIARI I E/O OPERATI di COLONNA CERVICALE
Durante migliaia di anni l'essere umano ha cercato l'appoggio delle braccia per riposare la testa durante il sonno. Negli ultimi 2000 anni si è cercato di trovare il massimo confort della regione cranio-cervicale quando ci si sdraia. Gli antichi Egizi inventarono un supporto fisso per appoggiare la testa nel riposo da sdraiati supini nei letti diurni. Gli antichi Romani e Greci lo fecero con cuscini cilindrici o cuscinetti come il "cervicale" nei "triclinium" o unioni di tre letti accanto ad una tavola. Attualmente i cuscini per il riposo notturno sono scelti dal gestore d'hotel, dall'amministratore di una residenza o dall'utente in particolare, senza altri parametri al di fuori del loro giudizio. I materiali e le forme sono varie e rispettano in generale un modello cilindrico che seguono come unico criterio quello della longitudine. Considerato che fino ad ora nessun professionista ha realizzato un serio studio di un qualcosa così utilizzato come il cuscino, che ci accompagna per un terzo della nostra vita, alcune persone preferiscono dormire senza cuscino, altre per dormire su di un fianco hanno bisogno di piegarlo su se stesso, altre più numerose si rassegnano a dormire sul cuscino che gli è stato assegnato, così com'è. ..............
 www.institutchiaribcn.com/index.php?arxiu=fitxa_document&idioma=6&id=14525

La siringomielia

La siringomielia (nota in passato come malattia di Morvan) consiste nella formazione anomala di una o più cisti o cavità all'interno del midollo spinale. Questa cavità viene chiamata "siringa". La siringa dilata il midollo stirando i tessuti nervosi.
La gravità della malattia dipende da quanto essa è allungata e può provocare la perdita della sensibilità motoria degli arti, disturbi nella deglutizione e più in generale nella contrazione muscolare. La malattia può portare inoltre dolore, indolenzimento nella zona colpita, ma anche in braccia e gambe. Ogni paziente sperimenta una diversa combinazione di sintomi con un quadro clinico estremamente variegato, dipendente dalla sede della siringa nel midollo spinale.
La siringomielia ha una prevalenza stimata di 8.4 casi ogni 100000 persone, e si manifesta generalmente nei giovani adulti. La progressione della malattia è generalmente lenta.
Il liquido cefalorachidiano in condizioni normali scorre nello spazio subaracnoideo che avvolge il midollo spinale e l'encefalo, e nel sistema dei ventricoli cerebrali, dei quali il canale midollare rappresenta il prosieguo caudale. Il liquido cefalo-rachidiano veicola sostanze nutrienti e prodotti di scarto. Il liquido cefalorachidiano serve anche con sistema di ammortizzazione per l'encefalo. Un eccesso di liquido cefalo-rachidiano nel canale midollare prende il nome di idromielia. Quando il liquido determina una dissezione della circostante sostanza bianca e penetra nel midollo spinale formando una cavità cistica allora si parla di siringomielia. Dal momento che le due condizioni spesso coesistono si parla spesso di siringoidromielia.
Il flusso pulsatile del liquido cefalo-rachidiano è il risultato della differenza di fase fra il flusso in ingresso ed il flusso in uscita dai ventricoli cerebrali. Per ogni ciclo cardiaco mediamente in un individuo normale 1 cc di liquido cefalo-rachidiano viene escreto nei ventricoli cerebrali e da qui fluisce nel canale midollare.
È stato osservato che l'ostruzione del flusso del liquido cefalo-rachidiano nel canale midollare determina la formazione di siringhe. Questo si verifica ad esempio in caso di malformazione di Chiari, aracnoidite midollare, scoliosi, disallineamento delle vertebre, neoplasie midollari, spina bifida ed altro.

Generalmente, si distinguono due forme di siringomielia: congenita ed acquisita. Peraltro, una variante della malattia coinvolge il bulbo o midollo allungato, una parte del tronco encefalico. Il tronco encefalico controlla molte delle funzioni vitali, come la respirazione e la termoregolazione e presiede alla regolazione dell'attività cardiaca. Quando la malattia interessa il bulbo si parla di siringobulbia.

La forma più diffusa è dipendente dalla cosiddetta malformazione di Chiari, dal nome del medico che per primo la studiò. Per una malformazione ossea, la fossa cranica posteriore è di dimensioni troppo piccole e il cervelletto, il tronco encefalico ed i nervi cranici in essa contenuti con lo sviluppo presentano una dislocazione verso l'alto e/o verso il basso, determinando una compressione sugli altri tessuti ed ostacolando il flusso del liquido cefalo-rachidiano. In questa forma i sintomi si manifestano solitamente fra i 25 ed i 40 anni. Alcuni pazienti soffrono anche di idrocefalo, condizione nella quale il liquido cefalo-rachidiano si accumula nel sistema dei ventricoli cerebrali, o di aracnoidite.
Rari casi di questo tipo di siringomielia sono familiari

Le forme acquisite di siringomielia come complicanza di trauma, meningite, emorragie, neoplasie. In queste circostanze la siringa si forma nella porzione di midollo spinale danneggiato dal primo insulto. In seguito la cisti si espande. Questa forma viene talvolta definita siringomielia non comunicante. I sintomi si manifestano mesi o anni dopo l'insulto primitivo.


Il sintomo iniziale più importante della siringomielia post-traumatica è il dolore . Una delle cause tipiche di siringomielia post-traumatica è un incidente stradale o un simile trauma che determinano un colpo di frusta.

La siringomielia causa un'ampia varietà di sintomi neurologici. I pazienti possono soffrire di dolore cronico, parestesie e perdita di sensibilità, in particolar modo alle mani. Alcuni pazienti sperimentano una paralisi oppure una paresi temporanea o permanente. La siringomielia può danneggiare anche la funzione del sistema nervoso autonomo conducendo ad un'alterata regolazione della temperatura corporea, della sudorazione, e della motilità intestinale. In caso di siringobulbia si possono osservare paralisi delle corde vocali, atrofia ipsilaterale della lingua, nevralgia trigeminale o perdita di sensibilità nel territorio di innervazione del nervo trigemino. Rarely, bladder stones can occur in the onset of weakness in the lower extremities. Classicamente, la siringomielia risparmia il lemnisco mediale del midollo, lasciando intatte la sensibilità pressoria, vibratoria e tattile e la propriocezione degli arti superiori.






I sintomi della siringomielia sono comuni a diverse altre malattie, il che portava a tempi lunghi per formulare una corretta diagnosi. Con l'uso della risonanza magnetica si riesce ora ad individuare precocemente la siringomielia, diagnosticandola già nello stadio iniziale. Questa metodica è in grado di dimostrare la presenza delle siringhe.
L'intervento chirurgico, effettuato esclusivamente da un neurochirurgo, consente di drenare la siringa, abbassando la pressione sul midollo spinale, mediante il posizionamento di shunt fra la siringa ed il canale midollare. La procedura non è esente da rischi per danni in acuto sul midollo spinale o di infezioni.
In caso di malformazione di Chiari, la terapia è diretta alla correzione chirurgica delle ossa della fossa cranica posteriore così come in occasione di siringomielia conseguente a traumi o neoplasie l'intervento deve mirare a correggere l'eventuale anomalia anatomica residua o all'asportazione della neoplasia.
In casi "stazionari", in cui la malattia non progredisce si può optare per una terapia di controllo del dolore, tramite oppiacei più o meno forti, farmaci specifici per il dolore neuropatico come gabapentin oppure pregabalin e paracetamolo.


Cos'è la siringomielia?

Dr. Assunta Gennarelli
Risponde: Dr. Assunta Gennarelli
E' una malattia dolorosa che può svilupparsi nel primo periodo successivo alla lesione midollare. La siringomielia è causata dalla formazione di un ampio spazio colmo di fluido (o da una cavità) chiamata fistola, all’interno del midollo spinale. Questo può accadere in seguito alla lesione midollare quando tante piccole intercapedini piene di fluido, che si formano attorno alla zona della lesione, si fondono per formare uno spazio più grande. Questa intercapedine piena di fluido si espande attorno al midollo spinale causando un danno ai nervi circostanti e coinvolge il controllo dei muscoli ed i sensori che rilevano il calore ed il dolore.

la sindrome di Arnold-Chiari


La sindrome di Arnold-Chiari, così chiamata in onore di Julius Arnold e Hans Chiari, i due medici che la descrissero, è un insieme di segni e sintomi associato a una rara malformazione della fossa cranica posteriore che normalmente contiene il tronco encefalico e il cervelletto. Se questa è poco sviluppata, le strutture encefaliche erniano (cioè escono dalla loro sede naturale) attraverso il forame magno (apertura alla base del cranio) ed entrano nel canale spinale. La malformazione di Arnold-Chiari può essere associata ad altre condizioni patologiche, quali il mielo-meningocele, la siringomielia, la spina bifida e l’idrocefalo. Si distinguono due tipi principali di malformazione di Arnold-Chiari, con diversa eziologia, età di comparsa e gravità: il tipo I ed il tipo II; esistono anche il tipo III e IV, ma sono molto gravi e per lo più incompatibili con il proseguimento della vita.
Nel tipo I erniano le tonsille cerebellari, che, poste al di sotto degli emisferi cerebellari si dislocano nella parte superiore del canale cervicale e possono spingersi fino a livello della I (atlante) o della II vertebra cervicale (epistrofeo). Solitamente si manifesta nel giovane adulto. In una quota variabile tra il 20 e l'85% dei casi è associata a siringomielia e ad anomalie ossee della base cranica.
Nel tipo II (malformazione di Arnold-Chiari propriamente detta) sono dislocati nel canale cervicale anche il verme e la parte inferiore degli emisferi cerebellari e il bulbo e si ha l'allugamento del IV ventricolo. Di solito si presenta già alla nascita, ed è associato alla spina bifida. Il tipo II è più grave e il trattamento è più difficile.
Nel tipo III si ha un vero e proprio encefalocele, cioè l'erniazione dell'encefalo e delle meningi, con gravi conseguenze sullo sviluppo del sistema nervoso.
Nel tipo IV si ha il mancato sviluppo delle strutture encefaliche.
La malformazione può essere asintomatica e può essere scoperta casualmente in corso di esami radiologici o per altri motivi. La sindrome di Arnold-Chiari è caratterizzata da segni e sintomi neurologici correlati e conseguenti alla sofferenza cerebellare (sindrome cerebellare), quali atassia, vertigini e nistagmo, all'alterazione della circolazione del liquor cefalo-rachidiano con aumento della pressione endocranica, quali la cefalea e la rigidità nucale, a fenomeni di compressione sulle strutture del tronco cerebrale e sui centri neurovegetativi, quali apnee notturne e aritmie cardiache, all'interessamento di nervi cranici, quali disfagia, disfonia, paresi della muscolatura estrinseca oculare, ipoacusia, a fenomeni di compressione sul midollo spinale, quali senso di debolezza muscolare (paresi), anestesia, disturbi del tono muscolare (spasticità), perdita della motilità fine, disfunzioni sfinteriche.
Nella maggior parte dei casi la malattia si manifesta in modo lento e progressivo. Nel 10% dei pazienti la sindrome compare improvvisamente. Il sintomo più comune è la cefalea suboccipitale che tende ad aumentare con l’esercizio fisico, con la tosse e con le variazioni di postura. Sono riferiti anche disturbi visivi, senso di pressione retroorbitaria, offuscamento della visuale, fotofobia, diplopia; oppure neuro-otologici, vertigini, alterazioni dell’equilibrio, tinnito, ipoacusia.
Nel tipo II la maggior parte dei pazienti sono bambini piccoli e la sindrome si manifesta in modo grave dopo la nascita, con deficit degli ultimi nervi cranici, turbe della deglutizione, stridore laringeo da paralisi delle corde vocali, disturbi cerebellari (opistotono, nistagmo, atassia), episodi di apnea da sofferenza del tronco encefalico. Successivamente si sovrappone una sindrome da ipertensione endocranica causata all´idrocefalo per compressione del IV ventricolo e delle vie liquorali.
La metodica d'eccellenza per lo studio della malformazione è la risonanza magnetica, che mostra con precisone la presenza e l'entità della dislocazione delle strutture della fossa cranica posteriore e l’eventuale idrocefalo associato. La tomografia computerizzata è più adatta allo studio delle malformazioni ossee associate.

La terapia, nei casi sintomatici è neurochirurgica, con decompressione suboccipitale, per aumentare lo spazio della fossa cranica posteriore, per decomprimere le strutture encefaliche che vi sono contenute e per normalizzare la circolazione del liquor cefalo-rachidiano. La sindrome di Arnold-Chiari può essere causa di grande invalidità per il paziente che può essere evitata con una diagnosi e un intervento precoce

http://www.aismac.org/