⭐ Le #informazioni qui riportate hanno esclusivamente finalità illustrative e divulgative e ⭐NON sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o di un professionista sanitario.⭐ ©MelisStefania
CONTATORE PERSONE
26/05/2022
sm: CALORE e..
25/05/2022
sclerosi multipla gli *Atlanti umani*
Proviamo ad approfondirne alcuni aspetti preziosi e, a tratti, visionari, per capire lo stato delle cose di oggi e il futuro che ci aspetta.
Gli “Atlanti umani” e le malattie neurologiche: le conquiste dell’analisi a singole cellule
Viviamo un’epoca unica - ha raccontato il Professor Pluchino - in cui industria e grandi finanziatori privati e pubblici stanno investendo capitali ingenti per costituire quelli che si chiamano “Atlanti Umani” (Human Atlases) di dati e conoscenze biologiche, genetiche e così via.
Questi Atlanti rappresentano una sorta di mappa di riferimento 2.0 ad altissima risoluzione per organi e tessuti, cervello compreso. Sia in condizioni di sviluppo, che di invecchiamento fisiologico, che di malattia. Abbiamo l’opportunità di connettere gli studi sulla sclerosi multipla progressiva con le priorità di questa ricerca ad altissima risoluzione, con la speranza di riuscire ad arrivare ad una comprensione dei processi di malattia che sinora non era mai stata possibile.
Continua:
https://www.aism.it/Pluchino_Congresso-_FISM_22_SM_Progressiva_sfide
avviato la revisione del medicinale.......
EMA: revisione del medicinale antitumorale Rubraca come terza linea nel trattamento del cancro dell’ovaio, delle tube di Falloppio o del peritoneo con mutazione del gene BRCA
L'Agenzia regolatoria europea, EMA, ha avviato la revisione del medicinale antitumorale Rubraca ( Rucaparib camsilato, compresse rivestite con film ) relativamente al trattamento del cancro dell’ovaio, delle tube di Falloppio o del peritoneo con mutazione del gene BRCA, nelle pazienti che presentano recidiva dopo chemioterapia a base di Platino e che non sono più idonee a ricevere quest’ultima terapia.
La revisione fa seguito a risultati preliminari provenienti dallo studio in corso ARIEL4 che sta confrontando Rubraca con la chemioterapia nelle pazienti con tumore di alto grado dell’ovaio, delle tube di Falloppio o del peritoneo con mutazione del gene BRCA, in recidiva dopo chemioterapia, da cui è emerso che la sopravvivenza globale era più breve nelle pazienti trattate con Rubraca rispetto a quelle sottoposte a chemioterapia.
Mentre la revisione è in corso, l’EMA raccomanda ai medici di non iniziare il trattamento di nuove pazienti in cui il cancro mostra una mutazione del gene BRCA e si è ripresentato dopo almeno due cicli di chemioterapia a base di Platino, e che non possono ricevere un'ulteriore terapia a base di Platino ( trattamento di terza linea ).
Questa raccomandazione non si applica all'uso di Rubraca nel trattamento di mantenimento dopo chemioterapia.
L'EMA valuterà tutte le informazioni disponibili sull'uso di Rubraca come trattamento di terza linea e formulerà una raccomandazione sull’eventualità di mantenerne o modificarne l'autorizzazione all'immissione in commercio nell'Unione Europea.
Informazioni per gli operatori sanitari
Lo studio in corso di fase 3 ARIEL4 ha messo a confronto Rubraca con la chemioterapia nelle pazienti con cancro epiteliale di alto grado dell’ovaio, delle tube di Falloppio o peritoneale primario, recidivato e con mutazione BRCA.
Da un'analisi ad interim di ARIEL4 è emerso che la sopravvivenza globale nelle pazienti che ricevevano Rubraca era inferiore a quella osservata nel braccio di controllo con chemioterapia [ rispettivamente 19.6 mesi e 27.1 mesi, con un rapporto di rischio ( HR ) di 1.55 ( intervallo di confidenza 95%: 1,085; 2,214 ) ]. Le pazienti incluse nello studio sono state stratificate al momento della randomizzazione in base alla sensibilità al Platino ( sensibili al Platino vs parzialmente sensibili al Platino vs resistenti al Platino ). Il rapporto di rischio per la sopravvivenza globale in questi sottogruppi era rispettivamente di 1.12 ( IC 95%: 0.44-2.88 ), 1.15 ( IC 95%: 0.62-2.11 ) e 1.72 ( IC 95%: 1.13-2.64 ).
Nella popolazione di efficacia dello studio ARIEL4, è stata osservata una differenza a favore di Rubraca per l'endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione valutata dallo sperimentatore, con una mediana di 7.4 mesi per il gruppo Rubraca rispetto a 5.7 mesi per il gruppo chemioterapico ( HR=0.639; p=0,0010 ).
L'EMA sta effettuando una revisione dei risultati dello studio alla luce di tutte le informazioni disponibili per valutarne l'impatto sull'uso di Rubraca.
Mentre la revisione è in corso, viene raccomandato ai medici di non iniziare il trattamento con Rubraca nelle pazienti con cancro epiteliale di alto grado dell’ovaio, delle tube di Falloppio o peritoneale primario, con mutazione BRCA, Platino sensibile, recidivato o in progressione, che hanno ricevuto due o più linee di chemioterapia a base di Platino e che non sono in grado di tollerare un’ulteriore chemioterapia a base di Platino.
Non vi sono nuovi segnali di sicurezza con il medicinale.
Questa raccomandazione non si applica all'uso di Rubraca come trattamento di mantenimento dopo chemioterapia.
Maggiori informazioni sul medicinale
Rubraca è un medicinale antitumorale che è stato autorizzato per il trattamento del cancro di alto grado dell’ovaio, delle tube di Falloppio e del peritoneo.
Può essere usato come trattamento di mantenimento nelle pazienti con tumore recidivato che è stato eliminato ( parzialmente o completamente ) dopo il trattamento con medicinali antitumorali a base di Platino. È altresì utilizzato nelle pazienti affette da cancro con mutazione del gene BRCA che si è ripresentato o è progredito dopo due trattamenti con medicinali a base di Platino e quando la paziente non può più ricevere tali medicinali ( trattamento di terza linea ).
Rubraca ha ricevuto un’autorizzazione subordinata a condizioni il 24 maggio 2018. Al momento dell’autorizzazione, i dati sull’entità dell'effetto di Rubraca erano limitati. Al medicinale è stata pertanto rilasciata un'autorizzazione all'immissione in commercio a condizione che l’azienda fornisca dati supplementari derivanti dallo studio ARIEL4 per confermare la sicurezza e l'efficacia del medicinale. ( Xagena2022 )
Fonte: EMA, 2022
Gyne2022 Onco2022 Farma2022
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https://www.ginecologia.net/articolo/ema-revisione-del-medicinale-antitumorale-rubraca-come-terza-linea-nel-trattamento-del-cancro-dellovaio-delle-tube-di-falloppio-o-del-peritoneo-con-mutazione-del-gene-brca
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rischi....
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21/05/2022
curare NUOCE.. ALLA PROFESSIONE MEDICA
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20/05/2022
sm ..mettiamo i puntini sulle I
11/05/2022
EMA e....
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10/05/2022
CI GIOCHIAMO TUTTO - MARCO MORI - Memento Mori
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08/05/2022
MARCELLO BACCI - L'UOMO CHE PARLAVA CON L'ALDILA'- ESCLUSIVA R.V.11.11 a...
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04/05/2022
IMPORTANTE -Padova: il Tribunale REINTREGRA un operatore sanitario NON vaccinato.
Altra importante ordinanza che arriva stavolta dal Tribunale di Padova. Reintegrato un operatore sanitario non vaccinato sul presupposto che l’efficacia della vaccinazione nel prevenire i contagi, a detta del Tribunale, è “pari a zero”. Citazione testuale.
LINK:
https://www.arezzoweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Tribunale-di-Padova-275_2022.pdf
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30/04/2022
“Quello che ho visto negli ultimi 2 anni è senza precedenti”: testimonianza di un medico sugli effetti collaterali nelle donne incinte
LINK: https://neoprometheus.org/index.php/2022/04/30/quello-che-ho-visto-negli-ultimi-2-anni-e-senza-precedenti-testimonianza-di-un-medico-sugli-effetti-collaterali-nelle-donne-incinte/
Abbiamo depositato il ricorso in difesa dei Sanitari!
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28/04/2022
Vitamina D e recidive della sclerosi multipla
Risultati preliminari hanno individuato una correlazione inversa tra i livelli di vitamina D e il verificarsi di recidive negli affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente, suggerendo un impiego della vitamina D nel trattamento delle recidive.
- Vitamina D e sclerosi multipla: una revisione della letteratura
Un gruppo di esperti italiani ha pubblicato una revisione della letteratura sul ruolo della vitamina D nella sclerosi multipla…. - Vitamina D e benessere mentale nella sclerosi multipla
Specialisti hanno eseguito una revisione della letteratura sugli effetti che può avere la vitamina D sul benessere mentale dei malati… - Efficacia della somministrazione di corticosteroidi per bocca e per via endovenosa nella cura delle recidive della sclerosi multipla
I corticosteroidi somministrati per via endovenosa sono efficaci nella cura delle recidive della sclerosi multipla, ma la loro somministrazione può…
La sclerosi multipla è una malattia autoimmune che provoca infiammazione, demielinizzazione e degenerazione nel sistema nervoso centrale. A causa della sua elevata complessità, ancora oggi non ne sono state definite le cause e i meccanismi d’insorgenza. Ciononostante, si attribuisce un contributo fondamentale all’interazione tra diversi fattori genetici predisponenti, che aumentano la suscettibilità di un individuo a sviluppare la malattia, e l’esposizione a fattori ambientali capaci di indurre e contribuire al processo patologico [1].
Tra questi fattori, negli ultimi anni, ha suscitato particolare interesse la vitamina D. Uno stato di ipovitaminosi, inteso come un livello insufficiente di vitamina D nell’organismo, è un riconosciuto fattore di rischio per la sclerosi multipla e altre malattie autoimmuni. Ciò si accorda con la sua capacità di interagire con il sistema immunitario. Oltre al più noto ruolo nella regolazione dell’equilibrio del calcio e del metabolismo osseo, la vitamina D ha, infatti, un’azione antinfiammatoria in grado di sopprimere le risposte iperattive del sistema immunitario. Pertanto, il deficit è comune negli affetti da sclerosi multipla, i quali possiedono, complessivamente, concentrazioni di vitamina nel sangue minori rispetto alla popolazione sana [1,2].
La carenza vitaminica, in genere, è determinata da un’inadeguata esposizione alla luce solare, più che da una dieta povera di vitamina D. Questo perché la maggior parte di quella presente nel nostro organismo viene sintetizzata a livello della pelle, quando ci si espone alla radiazione ultravioletta B (UVB) derivante dal sole. Solo una piccola quota del fabbisogno giornaliero può essere assunta con la dieta, da alimenti come pesce grasso, latte e prodotti caseari. L’associazione tra i livelli di vitamina D e il rischio di sviluppare la sclerosi multipla è supportata, così, dalla particolare distribuzione geografica dei casi di malattia: la frequenza aumenta più ci si allontana dall’equatore. Nelle regioni meno esposte alla luce solare è facile incorrere, quindi, in un deficit di vitamina, risultando più vulnerabili nei confronti della sclerosi multipla [2].
Tuttavia, la vitamina D non contribuisce soltanto al rischio di sviluppare la malattia. Diversi studi clinici evidenziano un’associazione inversa tra i suoi livelli nel sangue e l’andamento della sclerosi multipla nella forma recidivante-remittente: i pazienti con dosaggi più bassi manifestano una maggiore attività di malattia [3,4]. Nello specifico, si riscontra un aumentato tasso di recidive, cioè di episodi clinici di ricaduta dei sintomi, determinati dal riacutizzarsi, nel sistema nervoso centrale, dei processi infiammatori e autoimmuni propri della sclerosi multipla. I pazienti affetti dalla forma recidivante-remittente presentano un decorso caratterizzato dall’alternarsi di recidive e periodi di benessere, derivanti dalla remissione parziale o completa dei sintomi. Durante le recidive, pertanto, i livelli circolanti di vitamina D sono inferiori rispetto ai periodi stabili.
I parametri radiologici di attività di malattia, però, hanno dimostrato una correlazione statisticamente più forte rispetto al tasso di recidive e ad altri indicatori clinici come la progressione della disabilità. La risonanza magnetica nucleare costituisce, di fatto, lo strumento che con maggiore oggettività e sensibilità permette di rivelare i processi patologici in atto nel sistema nervoso centrale, consentendo di monitorare al meglio l’andamento della malattia. Nei pazienti con livelli insufficienti di vitamina, si è osservato soprattutto un maggiore rischio di sviluppare nuove lesioni attive, evidenziate, nella risonanza, grazie alla loro capacità di captare il gadolinio come mezzo di contrasto [5].
Alla luce di questi risultati iniziali, che associano l’ipovitaminosi a un’aumentata attività di malattia, sono stati condotti studi clinici controllati randomizzati di supplementazione di vitamina D per valutare come essa possa alterare favorevolmente il decorso della malattia, esercitando un’azione protettiva.
continua:
https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/ultime-notizie-sclerosi-multipla/vitamina-d-recidive-della-sclerosi-multipla/
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Vivere la sessualità con la sclerosi multipla - 29.03.2022
Una giovane donna in visita presso il Centro Specialistico per la Sclerosi Multipla si trova a ricevere dal neurologo che aveva seguito la sua situazione fin dall’esordio dei primi sintomi la diagnosi di malattia. Il colloquio con lo specialista affronta tantissime tematiche riguardanti il trattamento, le difficoltà legate alla sintomatologia ma anche le paure della paziente sul decorso della malattia e le eventuali implicazioni nelle proprie autonomie e nella vita lavorativa.
- Sessualità e sclerosi multipla
Solo negli ultimi anni le turbe della sfera sessuale nei pazienti con SM hanno ricevuto un’adeguata attenzione clinica da parte… - Uno studio ha dimostrato un costante aumento della sopravvivenza nei malati di sclerosi multipla
Ricercatori hanno seguito una casistica di persone con sclerosi multipla per 60 anni e si è rilevato un costante aumento… - Composizione corporea e disabilità nelle persone con sclerosi multipla
Uno studio ha valutato la relazione fra la composizione corporea e la disabilità nelle persone con sclerosi multipla….
La visita termina e la ragazza sembra essere tranquilla ma è durante il successivo colloquio con lo psicologo che emerge un argomento che non era stato ancora affrontato: alla domanda riguardante la sessualità risponde con molto imbarazzo, poi, sentendosi accolta dallo specialista, si apre e racconta le sue difficoltà sessuali e relazionali, iniziate con l’esordio dei sintomi legati alla sclerosi multipla e rese ancora più marcate dall’inesperienza dovuta alla giovane età.
Questo breve racconto ci offre l’occasione di parlare dei disturbi sessuali, quelli direttamente collegati alla sclerosi multipla, come vedremo più avanti nel dettaglio, e quelli più specificatamente psicologici, causati dalla difficoltà di vivere con serenità e libertà la propria sessualità quando si è affetti da una patologia cronica, che investe sia il corpo sia l’immagine che di esso ha la persona.
I disturbi sessuali nella sclerosi multipla sono sottodiagnosticati: solo il 2,2-5,7% dei pazienti riferisce al proprio medico di soffrirne [1], mentre è verificato che più dell’80% delle donne affette da sclerosi multipla manifesta una disfunzione sessuale; queste possono riguardare la riduzione del desiderio, la riduzione della sensibilità durante la stimolazione sessuale, il dolore (vaginismo) o l’anorgasmia. Anche gli uomini soffrono di disfunzioni sessuali legate prevalentemente alla difficoltà di erezione o all’eiaculazione precoce e dunque in entrambi i sessi le ricerche evidenziano che solamente il 40% delle persone con sclerosi multipla dichiara di essere soddisfatta della propria attività sessuale.
La sessualità è ancora oggi vista come un argomento “delicato” e molto personale, per cui risulta difficile che il paziente ne parli con il medico ma anche che quest’ultimo indaghi tale ambito con la persona in cura, offrendo ascolto e sostegno.
La sfera sessuale è invece centrale nella qualità della vita delle persone e nello sviluppo psicofisico dei più giovani, per cui è indispensabile parlarne e affrontare eventuali problematiche, sia con lo psicologo sia con il neurologo, che attiveranno in seguito altri specialisti, se ritenuto necessario.
Le disfunzioni sessuali nella sclerosi multipla possono essere raggruppate in tre categorie [2]: le primarie, dovute a lesioni demielinizzanti che causano danni in aree del sistema nervoso centrale (SNC), direttamente chiamate in causa nei meccanismi del funzionamento dell’attività sessuale; le secondarie, causate da sintomi comuni alla sclerosi multipla quali fatica, disturbi sfinterici, spasticità, dolore e debolezza muscolare; le terziarie, dovute a problematiche psicologiche e relazionali conseguenti alla presenza della patologia fisica.
Ci soffermeremo sull’ultima categoria, quella in cui l’aspetto emozionale è predominante, soprattutto per far comprendere il messaggio che anche se il problema non è organico, deve essere affrontato e curato, perché le ripercussioni che la sclerosi multipla può avere sulla vita sessuale possono essere notevoli.
Questo accade, secondo uno studio pubblicato da Walker e Gonzales nel 2007, in particolare quando l’età di insorgenza è giovanile, vi è associata una depressione, il decorso è aggressivo, gli effetti collaterali della terapia sono pesanti e la patologia comporta ripercussioni sulla vita professionale e relazionale [3].
Anche il partner non affetto da patologia risente della stessa per molti fattori, in particolare perché si trova di fronte a una persona diversa rispetto al pre-diagnosi: gli stili di vita così come i ruoli nella coppia possono cambiare, aumentano i problemi e le responsabilità anche nel prendersi cura dell’altro e le aspettative legate alla salute e alla programmazione della vita possono subire delle variazioni. Si sommano inoltre importanti emozioni negative: i partner che richiedono un supporto psicologico riferiscono di vivere sensazioni di paura e compassione ma anche vergogna, rabbia, depressione, avversione, senso di colpa e angoscia del futuro; oltre alla tristezza e alla preoccupazione.
Chiaramente sono tantissime le variabili che possono condizionare l’intimità di una coppia, che dipendono appunto da entrambi gli attori coinvolti. Ecco perché è opportuno parlare, al di là dei condizionamenti dovuti dalla sclerosi multipla, di cosa è la sessualità, in che modo risulti parte dello sviluppo psicofisico delle persone e quando può diventare problematica.
La salute sessuale, come dichiarato dalla World Association for Sexual Health (WAS) nel 2008, è un diritto e rappresenta un elemento essenziale per la salute in generale, il benessere e lo sviluppo umano ed è opportuno, per comprenderla, svincolarla dall’aspetto procreativo e considerarla nella sua complessità che va oltre l’atto sessuale [4].
Questo aspetto dell’essere umano ha la specificità di riunire, nel momento in cui la si vive, la realtà fisica e il pensiero, arricchendolo di fantasia, affetti ed emozioni. La natura della sessualità è quella di soddisfare l’esigenza di rapporto con l’altro, con il corpo ma soprattutto con la realtà interna, con i pensieri e le emozioni dell’altro, permettendo a ciascuno di realizzare la propria identità, di riconoscere se stessi, pur nella fusione con il partner.
È importante sottolineare che la sessualità non risponde a un semplice impulso biologico, come avviene per gli animali; gli esseri umani “si innamorano di un’immagine non di un corpo”, l’attrazione, anche quella fisica, è dovuta alla complessità della persona con cui ci si relaziona, che non riguarda solo la somma delle singole parti di un corpo, ma quell’insieme di aspetti fisici, mentali e affettivi che la rendono unica [5].
È dunque l’esigenza di realizzare un rapporto che spinge le persone ad avvicinarsi e questa esigenza non è finalizzata a uno scopo materiale, non può e non deve essere mai guidata da una valutazione del rapporto in termini di convenienza o in base a schemi sociali e culturali, che tendono ad appiattire e uniformare le persone a modelli estetici privi di originalità e autenticità. L’esigenza di rapporto è una spinta alla scoperta di qualcosa di nuovo in sé e nell’altro, una tensione che non si esaurisce mai e che nel corso della vita può divenire sempre più profonda, prevedendo la capacità di mettersi continuamente in gioco insieme al partner. “La sessualità è realtà umana. È rapporto interumano al massimo grado… È ricerca, approfondimento, perfezionamento, realizzazione di un rapporto sempre migliore, sempre più bello, che fa identità e non la distrugge” [6].
È l’adolescenza il momento in cui la sessualità emerge in modo dirompente, mettendo il ragazzo e la ragazza difronte a una sfida enorme, quella di riconoscere se stessi in un corpo che cambia e ancor più in un assetto psichico completamente diverso da quello dell’infanzia.
Questo passaggio, che di per sé può generare insicurezza nel momento in cui ci si trova o si desidera relazionarsi con la persona che attrae, diventa ancor più complesso quando l’adolescente si trova a inserire in questo quadro una diagnosi di patologia, che nel caso della sclerosi multipla può avere anche ripercussioni nella sfera sessuale.
Riuscire a non rimanere intrappolati in falsi stereotipi, legati particolarmente al corpo, è una conquista a cui l’adolescente arriva quando l’innamoramento e il desiderio per l’altro fa passare in secondo piano le proprie insicurezze o addirittura le risolve, proprio per la soddisfazione di essere riusciti a esprimere le proprie emozioni e aver costruito una situazione relazionale soddisfacente.
Ecco che il rapporto, spesso fonte di ansie, paure e sofferenze può invece rappresentare una risorsa per la costruzione dell’immagine interna, che necessita ad ogni età di essere rafforzata.
La costruzione dell’identità sessuale è un processo che accompagna l’essere umano in tutto l’arco della vita, ad ogni tappa evolutiva è necessario separarsi da vissuti precedenti per dirigersi verso nuovi aspetti di sé.
Trovarsi in un corpo adulto, sessualmente attivo, implica il dover lasciare le modalità relazionali tipiche dell’infanzia, come l’insicurezza, la dipendenza e il timore per l’altro sconosciuto.
I blocchi e gli arresti nel cammino evolutivo, dipesi anche dall’insorgenza di patologie, possono dunque creare problematiche alla sfera della sessualità, in particolar modo quando anche il partner si ritira dal rapporto per timore, scarsa conoscenza della problematica o per propria anaffettività.
La delusione del desiderio però non è mai dovuta a una difficoltà fisica, a una problematica legata al corpo. La delusione emerge quando l’immagine che ci si era fatti della persona desiderata cambia e delude le aspettative in termini di presenza, affetto, attenzione, comprensione, interesse; quando l’altro non riesce a vivere con noi un nostro cambiamento.
Rifiutare queste situazioni è essenziale per non perdere se stessi nella sofferenza di un rapporto deludente e ambire alla ricerca di incontri più validi.
La giovane paziente a questo punto chiede allo psicologo se riuscirà, nonostante la sua difficoltà fisica nell’atto sessuale, a non perdere il suo fidanzato e a vivere con lui una vita soddisfacente. La risposta non è certa, come per ogni rapporto c’è una sfida da affrontare, la sfida della conoscenza e del desiderio reciproci,...............
continua:
https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/ultime-notizie-sclerosi-multipla/vivere-sessualita-sclerosi-multipla/
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