CONTATORE PERSONE

26/06/2012

Sicilia : LISTA NON UFFICIALE - DIAGNOSI E TRATTAMENTO - AGG.TO 24/6/2012 M. SCIBILIA

SICILIA - Diagnosi e trattamento-Agg.to al 24/6/2012
ISCRIVITI ALL'ASSOCIAZIONE ITALIANA CCSVI - AIC www.ccsviitalia.org

LISTA NON UFFICIALE

Le informazioni relative ai Centri Privati vengono riportate così come rilevate da comunicazioni web o come riportate dai pazienti. 
Non ci assumiamo alcuna responsabilità sulla loro esattezza.

CATANIA - dott. Giuseppe Cacciaguerra, c/o Ospedale Cannizzaro. Diagnosi  e Intervento via SSN. Il dott. Giuseppe Cacciaguerra ha frequentato il corso di ECD a Ferrara. Per appuntamenti: 095 7263342 (dal lun al ven 11-13). Le prestazioni vengono effettuate esclusivamente in SSN. Il Cannizzaro è uno dei Centri, che parteciperà alla sperimentazione Zamboni (Brave Dreams).

CATANIA - dott. Vincenzo Monaca, c/o Ospedale Ferrarotto. (Ha fatto il corso a Ferrara a settembre). Diagnosi e intervento via SSN. Per appuntamenti:  095 7435949 (dal lun al ven 10-12); in altri orari: Capo-sala 095-7436131. Le prestazioni vengono effettuate sia in SSN che in Intramoenia (ECD=150€). I tempi di attesa per l'ECD sono diversi, a seconda che la prestazione venga effettuata in SSN o in Intramoenia.

CATANIA - prof. Pierfrancesco Veroux, Direttore del Centro Trapianti e Chirurgia Vascolare del Policlinico Universitario. Diagnosi in Intramoenia (150€) e intervento via SSN (è possibile optare per prestazione intramoenia). Per appuntamenti: 095 3782946. Il Prof. effettua eventuali interventi solo dopo ECD effettuato nella sua struttura. Il Policlinico è uno dei Centri, che parteciperà alla sperimentazione Zamboni (Brave Dreams).

CATANIA prof. Marco Magnano Radiologia interventistica CCMC. Diagnosi ecocolordoppler a 100 € senza lista di attesa. Intervento a pagamento a 3500 euro senza lista di attesa. Telefono 095 495147  o al numero verde 800144981


Chi ha un EDSS non superiore a 4, può contattare la nostra Associazione, 
mediante email associazione.ccsvi@gmail.com

 5 X 1000 AIC - CF. 90046330875

25/06/2012

IL METODO ZAMBONI E LA SCLEROSI MULTIPLA



Una nuova speranza per i circa 60.000 italiani affetti da sclerosi multipla

Grazie al metodo del professor Paolo Zamboni, cresce la speranza negli ammalati di sclerosi multipla affetti da CCSVI.

Una nuova speranza per i circa 60.000 italiani affetti da sclerosi multipla arriva dalla ricerca e dalla scoperta, effettuata dal professor Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara, della relazione esistente tra la sclerosi multipla ed un’altra patologia cardiovascolare, l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale, nota con la sigla CCSVI.
Tra i medici campani specializzatisi nella diagnosi della CCSVI c’è un giovane professionista di origini sannite, Alessandro Rosa, che nel suo centro medico di Benevento (in viale Mellusi, 134 – recapiti telefonici: 339.3586815 – 380.4374658) accoglie ogni giorno numerosi pazienti provenienti da tutta Italia pronti a sottoporsi agli esami diagnostici per misurare il livello di insufficienza venosa cronica cerebrospinale ed eventualmente sottoporsi all’intervento chirurgico con il quale è possibile ridurre tale patologia.
Il dottor Rosa ha studiato a fondo il Metodo Zamboni ed è convinto che possa rappresentare più di una speranza per le migliaia di persone affette da sclerosi multipla.
Ha attrezzato il suo studio medico a Benevento con l’Esaote Mylab Vinco, l’apparecchiatura attraverso la quale si può diagnosticare la malattia e, dopo aver effettuato un corso di specializzazione ed aggiornamento presso l’Università di Ferrara, ha già iniziato ad operare numerosi pazienti a Napoli.

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO QUI:
http://www.agendaonline.it/news/8958/la-diagnosi-ccsvi-nella-sclerosi-multipla-ed-il-metodo-zamboni/

24/06/2012

Un solo obiettivo comune...SCONFIGGERE la CCSVI

IO CREDO che una convergenza
su un obiettivo comune sia IMPORTANTE,
violare le divisioni,
credo che una CASA COMUNE con un OBIETTIVO COMUNE
sia una strategia valida.
Un solo obiettivo comune...SCONFIGGERE la CCSVI
e FERMARE la SCLEROSI MULTIPLA.
by S.A.M.

Il Testo dell' Intervento di Maurizio Scibilia All' Incontro AIC del 4 Marzo 2012








DA: www.ccsviitalia.org/incontro_4_marzo_maurizio.html
info di : Il Testo dell' Intervento di Maurizio Scibilia All' Incontro AIC del 4 Marzo 2012

pg 1
La SM mi è stata diagnosticata l’1 Settembre del 2009, al
Policlinico Gemelli di Roma, dall’equipe della professoressa
Batocchi, 19 giorni prima che compissi 40 anni e 7 giorni prima
che il professor Zamboni annunciasse al mondo la propria
scoperta. Mi è parso subito chiaro cosa fosse preferibile tra un
guasto del mio sistema immunitario inguaribile e una
spiegazione per quel guasto (che guasto quindi non era più)
che tra le altre cose era in qualche modo curabile. Questo solo
per dire che la scelta di campo tra CCSVI e SM è una scelta di
pancia prima che di testa, o almeno lo è stata per me.
Cosicché, quando al termine del protocollo di esami previsto
in situazioni del genere, circa a metà Novembre, la neurologa
mi suggerì di iniziare un trattamento a base di Copaxone
(nonostante uno degli effetti collaterali del Copaxone fossero
le vertigini e il mio primo e principale sintomo era stato ed era
proprio uno stato vertiginoso), io risposi: no, grazie. 
Io risposi “no, grazie”, perché c’è questa nuova faccenda della
CCSVI, e vorrei sapere se davvero le vene del mio collo hanno
qualcosa che non va, prima di iniziare a bombardare il sistema
immunitario. Volevo sapere se era davvero lui il responsabile
della mia malattia o meno e, anche a distanza di tempo, mi
pare si trattasse di una legittima curiosità. Lei mi guardò e mi
rispose, e non posso negare che la risposta che mi ha dato ha
marcato in maniera forse irreparabile il mio rapporto
fiduciario con lei e probabilmente con tutta la categoria dei
neurologi, mi rispose dicevo: mah, io non ci credo.
pg 2 **
Aggiunse anche qualcosa sul fatto che le bande oligoclonali
mostravano chiaramente come vi fosse una risposta
immunitaria e bla bla bla, ma devo ammettere che da
quell’istante in poi io sostanzialmente non la stavo ascoltando
più; e non la stavo ascoltando più per due ragioni. La prima
ragione era che non le avevo chiesto un’opinione basata sulla
fede: trovavo che il crederci, o il non crederci, fosse del tutto
irrilevante. La seconda ragione era che quella dottoressa, il cui
studio era pieno di persone affette da quella terribile malattia,
che in qualche maniera costituiva il referente principale e
unico di tutti loro, che quindi aveva un mandato “morale” nei
confronti di quelle giovani (e meno giovani) persone
sofferenti, ne sapeva meno di me, che non ero certamente un
esperto di CCSVI. Non aveva avuto nemmeno un po’ di
curiosità, e questo mi aveva trasmesso una sensazione di
profonda sciatteria. Me ne sono andato da quel posto
promettendole che le avrei fatto sapere non appena avessi
avuto modo di verificare lo stato delle mie vene, ma
promettendo a me stesso che non ci sarei più tornato, e di
fatto, col senno del poi, tenendo fede solo alla seconda, di
promessa.
A Dicembre del 2009, pochi giorni prima di Natale, ho avuto il
modo e la fortuna di ricevere il mio primo ECD, a Ferrara,
durante una dimostrazione sull’uso dell’apparecchio ESAOTE
che il professor Zamboni effettuava a beneficio di alcuni
giovani medici dell’equipe del prof. Centonze del Tor Vergata
pg3**
di Roma (segnatevi questo nome). In quella circostanza
appresi un paio di cose. 
La prima, che l’ECD è un esame operatore-dipendente. Quei
medici giocherellarono con l’apparecchio e col mio collo per
tre quarti d’ora circa, senza cavarne alcuna risposta certa, fino
al momento nel quale il professor Zamboni entrò in quella
stanza, e in non più di un paio di minuti, senza che nemmeno
lo maneggiasse lui l’apparecchio, io ebbi la mia diagnosi. 
La seconda cosa che appresi, e che mi fece felice, era che la
CCSVI io ce l’avevo. Il professore vide una restrizione a sinistra
e un deflusso a carico dei collaterali per una dinamica che non
esitò a definire “mostruosa” a destra, che, come ebbi modo di
scoprire in flebografia mesi dopo, è stato probabilmente
quello che mi ha protetto da danni peggiori.
A Gennaio ho ripetuto l’esame a Roma, al Tor Vergata, con i
medici che mi avevano già visionato a Ferrara, con esiti simili,
ovvero continuando loro a capirci poco e niente. 
A Luglio invece l’ho effettuato al Cannizzaro, dal Dottor
Cacciaguerra qui presente, che mi confermò la diagnosi di
Zamboni, comunicandomi al contempo il fatto che aveva
messo su un’equipe e che aveva intenzione di effettuare
qualche PTA, suggerendomi di parlare con il Dottor Patanè,
radiologo interventista che mi avrebbe potuto dare
delucidazioni sulla procedura in questione. Il Dottor Patanè mi
confermò che quell’intervento non era nulla di rivoluzionario
pg 4 **
per loro, che ne avevano già effettuati, nello specifico, se non
ricordo male, su pazienti dializzati; quindi dopo qualche giorno
di riflessione decisi di procedere; il 17 Agosto 2010 mi
ricoverai ed il 18 effettuai la mia prima PTA.
Sugli effetti dell’intervento oramai c’è un’ampia casistica, e
l’unica cosa che io posso fare è di confermare che non è un
problema di effetto placebo, che alcune cose cambiano, e
radicalmente, si spera per sempre. Al di là della scomparsa
della cosiddetta “brain fog”, della notevole diminuzione per
non dire scomparsa anche in questo caso della stanchezza, nel
mio caso specifico del migliorato equilibrio, dell’azzeramento
delle vertigini, dei mutamenti per quello che riguarda umore e
lucidità mentale, che anche persone che non sanno della tua
malattia sono in grado di vedere, c’è più in generale il fatto
che stai riscontrando il primo miglioramento dopo anni di
sostanziali peggioramenti.
Ho ripetuto la procedura una seconda volta, a Luglio del 2011,
causa una valvola sfuggita alla prima flebografia, che bloccava
il deflusso a sinistra. Attualmente le mie vene sono aperte (e si
spera lo rimangano).
Mentre noi ci troviamo per parlare di queste cose, e di altre
molto più dotte e mediche, c’è un pezzo di mondo, un
segmento “malato” di questa malattia, immerso negli umori
tossici di questo destino del quale paiono non volersi scrollare,
che si divide tra tre interessanti quando non esoteriche, teorie
sulla CCSVI e sul suo rapporto con la SM.
pg 5**
La prima teoria è quella che io definisco “negazionista”, che ha
come padre spirituale il mitico professor Baracchini di Padova
(vera e propria icona rock di ogni socio AISM che si rispetti), e
come padre putativo il professor Comi del San Raffaele di
Milano. La teoria, in sé, nega in prima battuta la stessa
esistenza della CCSVI (quindi agendo a un livello che
potremmo definire “ontologico”), poi mettendo in dubbio la
sua correlazione con la SM. Abbiamo da poco avuto modo di
sapere, mi pare proprio per bocca del professor Comi, di come
lo studio COSMO abbia scoperto (sta scoprendo sarebbe il
caso di dire, dato che la sperimentazione è ancora in essere)
che tale correlazione è circa del 10%; quindi, parole sue, non
c’è correlazione. Ora chiunque ha studiato un po’ di
matematica sa che un 10% di correlazione è comunque
correlazione. Che se anche una sola persona su 10 tra i malati
di SM soffrisse di quell’altra patologia varrebbe di certo la
pena di scoprire chi siano e di verificare quali siano gli effetti
dell’apertura delle loro vene sulla loro SM. Tanto per dirne
una, un ciclo di chemio, di quelli che come si dice salva la vita,
può spostare di un 6% circa la probabilità di una recidiva, ma
nessun medico vi dirà mai che non serve a niente. 
E comunque noi sappiamo che non è del 10% la correlazione
tra CCSVI e SM. I dati, provenienti da tutto il mondo, narrano
di un’altra storia.
La seconda teoria, persino più suggestiva è quella che io
chiamo dell’ “uovo e la gallina”, ovvero che ammette
pg 6**
l’esistenza della CCSVI e anche la sua correlazione con la SM,
ma la vede come conseguenza, e non tra le cause, della SM.
Addirittura il prof. Centonze arriva a dire qualcosa in più:
ovvero che probabilmente la CCSVI, questa pletora di
malformazioni, torsioni, valvole piazzate dove non ci
dovrebbero stare, vene sottili come capelli, sia una
“protezione” messa in atto dal nostro organismo, chissà come,
contro la SM, che il nostro organismo, ripeto chissà come,
invece di cercare di limitare i cadaveri che il sistema
immunitario sta ammonticchiando sul terreno dell’encefalo si
mette a bloccare, o comunque rallentare in modo consistente,
il deflusso del sangue esausto, carico di sostanze cataboliche,
che come si sa è un vero toccasana per il nostro cervello. in
sostanza secondo Centonze la CCSVI è una benedizione che
ogni malato di SM dovrebbe guardarsi bene dal rimuovere,
una sorta di ultima barriera contro le devastazioni della
malattia, una protezione della quale sarebbe il caso che non
facessimo a meno. Geniale!
La terza teoria, che a pensarci bene, non è nemmeno una
teoria ma il buon vecchio “babau”, chiede con fare mellifluo:
davvero sicuro di volere aprire le tue vene? C’è stato il morto.
Punto, non dicono altro. Il morto è l’ultima barriera per
cercare di convincere i malati a non operarsi e a scoprire che
una semplice operazione vi farà comunque stare meglio di
costosissimi farmaci. 
pg 7 **
Chi se ne sarà fregato di queste voci, e sarà tra i fortunati che
hanno superato la vigilanza di questo Cerbero messo a guardia
degli interessi delle multinazionali del farmaco, scoprirà che la
CCSVI è semplicemente una risposta, dettata dalla capacità di
un medico colpito negli affetti e desideroso di recare un
qualche conforto alla persona a lui più cara, precipitata
nell’assenza di risposte. Non spiega tutto, ma suona
abbastanza convincente da guardare con un certo sospetto
farmaci sulla cui efficacia è lecito nutrire qualche dubbio.
Perché da che mondo e mondo, il 33% di efficacia di un
farmaco, significa che quel farmaco ne cura uno su tre, non
che blocca una recidiva su tre (e non puoi nemmeno sapere
quale), come se questo fosse ciò che i malati chiedono. Non
fingo di ignorare gli studi che dimostrano come la malattia
proceda alla stessa maniera, e con lo stesso ritmo, interferone
o non interferone. 
Se si trattasse di un banale raffreddore, lo comprereste un
medicinale che blocca uno starnuto su tre in cambio di un
bombardamento al sistema immunitario? 
Io non so dire quanto la PTA risolva. C’è stato un accumulo di
sostanze di scarto nel mio cervello e mi piacerebbe rilevarne
l’ammontare. Mi piacerebbe che si parli seriamente di una
chelazione in grado di attraversare la barriera ematoencefalica
e adorerei se qualcuno iniziasse a fornire delle risposte su
come si possano curare i danni lasciati dalla malattia. Queste
sono le “risposte” che vorrei sentire, e con me immagino molti
pg 8 **
altri malati. Questo è il dibattito cui mi piacerebbe di assistere.
Questa è la Medicina della quale mi piacerebbe tornare a
fidarmi. E invece ci tocca udire i Centonze, e i Comi, e le loro
panzane, mentre la malattia procede nel suo percorso di
sofferenza e disabilità.
Mi piacerebbero tutte queste risposte ma non posso averle,
perché la Medicina ufficiale si è arroccata in questa battaglia
di retroguardia indifferente a quanto capita nel mondo reale. 
Dalle tesi di Copernico abbiamo dovuto attendere quasi un
secolo e mezzo prima di sapere, ufficialmente, tramite
Newton, che era la terra a girare intorno al sole e non il vice
versa. La brutta notizia è che un secolo e mezzo noi,
purtroppo, non ce l’abbiamo. Quella buona è che oggi, grazie a
internet, possiamo stravolgere le nostre idee e quelle degli
altri in un tempo incredibilmente minore.
Che possiamo cambiare questa dannata malattia, prima che
questa malattia cambi noi! 
di Maurizio Scibilia

POI RICORDO A TUTTI VOI CHE la pta NON DA IL MIRACOLO..

importante:
volevo dirvi...come mio pensiero personale...
che: nella prima pta...i miglioramenti si hanno magari piu' velocemente di una 2' pta di una 3' pta..

questo e' un mio punto di vista.. NON CHE IO ABBIA FATTO MULTIPLE PTA..ma da un dato di fatto...di molti di voi...e dei vostri racconti..

comunque ..
DOPO QUALSIASI PTA <BISOGNA FARE LA FISIOTERAPIA IN TEMPI RISTRETTI>,

nel senso..non bisogna aspettare tempi lunghi per far la fisioterapia..ma prima si fa meglio e' per migliorare ancora di piu' la nostra qualita' della vita..e bisogna metterci <IMPEGNO..>

POI RICORDO A TUTTI VOI CHE la pta NON DA IL MIRACOLO..
MA E' UN TRATTAMENTO

---E BISOGNA AVERE 'PAZIENZA' --- che i miglioramenti anche se piccoli o grandi verranno..

poi ci sono persone che hanno da subito i miglioramenti..e altre che con il tempo....

QUESTO PENSO CHE QUALSIASI MEDICO VI ABBIA INFORMATO...SU QUESTE COSE......ma bisogna ascoltarli..... come LORO DEVONO ASCOLTARE LE NOSTRE ESIGENZE, LE NOSTRE PAURE, LE NOSTRE SPERANZE, I NOSTRI PIANTI, E LE NOSTRE GIOIE..
***
VI RICORDO SOLAMENTE ...CHE QS E' LA STRADA GIUSTA..MA BISOGNA ANDARE DA MEDICI PROFESSIONISTI <NON DAL PRIMO CHE CI CAPITA> E RIPETO BISOGNA AVERE PAZIENZA...E TANTA SERENITA'....

forse oggi non ho saputo spiegarmi al meglio...MA QS E' IL NESSO.

BUONA GIORNATA A TUTTI 

leggere attentamente- pazienti -impazienti- ccsvi e sm

PER CHI MI CHIEDE..MA COME MAI NN HO AVUTO BENEFICI DALLA PTA? E/O STO PEGGIO DOPO LA PTA?

1) non tutti siamo uguali ..ci sono vari fattori...sangue ..stress...malattie antecedenti.....ecc

2) bisogna vedere cosa vuol dire stare peggio

3) quale dottore ha effettuato l'operazione

4) come il dottore ha effettuato l'operazione..se ha "eseguito alla lettera le linee guide" ... <scusate l' Errore di come prima l'ho chiamato "protocollo di Zamboni"> e le INDICAZIONI dEL PROF.ZAMBONI / Galeotti

5) MAGARI SAPERE DI CHE MISURA HA USATO I PALLONI

6) POI avete fatto correttamente tutte le cure che vi hanno prescritto? ..compresa l'eparina e tutte le cure che vi hanno prescritto?!

7) RICORDO BENE CHE A ME HAN DETTO CHE NON E' UN MIRACOLO....MA UNA CURA PER MIGLIORARE LA QUALITA' DELLA vita...che poi migliori di <poco o di molto> questo e' soggettivo da persona a persona (@SANGUINETTI)

8) BISOGNA VALUTARE MOLTE COSE...

9) DOPO LA PTA..NON BISOGNA ESSER ABBANDONATI A SE STESSI

10) IL MIGLIORAMENTO dipende anche dallo stato di avanzamento della malattia....

11) DOPO LA PTA ...LA FISIOTERAPIA E' IMPORTANTE PER IL RECUPERO FUNZIONALE..

**MA VISTO CHE MI AVETE INTERPELLATO ....E <<IO >>AMICI MIEI ..VI RISPONDO SEMPRE....
VI DICO ANCHE CHE ..NON SONO UN MEDICO..MA UNA PAZIENTE COME VOI E QUESTO CHE HO SCRITTO E' UN MIO PENSIERO...

E ORA DITEMI SE STO SBAGLIANDO!!!

NESSUNO GRIDA AL  MIRACOLO.
BY SAM

22/06/2012

SM e CCSVI, ecco i motivi della nostra protesta! Roma, 31 Maggio 2011

18/5/2011

 info di: http://nientebarriere.blogspot.it/2011/05/sm-e-ccsvi-ecco-i-motivi-della-nostra.html


In queste ore ci è giunto un appello che non esitiamo a pubblicare. Gli ammalati di Sclerosi Multipla e CCSVI sono stanchi. Sono stanchi di essere presi in giro, in primis da quelle persone o istituzioni che invece dovrebbero tutelarli. Una situazione inammissibile, che ha portato tanta gente a dire basta e a mobilitarsi, scendendo in Piazza. Lo faranno in tanti, Martedì 31 Maggio 2011 a Roma, per chiedere risposte chiare a chi di dovere.
Siamo con Voi e rimaniamo a vostra più completa disposizione.
Non mollate!
Grazie Stefania!



Caro mondo di mondo questo messaggio è per voi !!….c'è un mondo parallelo al vostro: chiamato SCLEROSI MULTIPLA. . . NOI MALATI ….Viviamo INSIEME A VOI. . . c'è chi sta bene e chi NO....c'è chi cammina e chi non riesce neanche a respirare . . . .
Siamo stanchi.. vedendo che il nostro URLO non viene ascoltato dalle Istituzioni . Abbiamo deciso di chiedere il vostro AIUTO anche se, da diversi mesi avete contribuito anche voi alla diffusione di notizie e informazioni condividendo tutto ciò che veniva pubblicato mettendo a conoscenza tanti malati e non, della scoperta del PROF.ZAMBONI la CCSVI nella SM  (La CCSVI consiste nel restringimento di alcune vene del collo e del torace che hanno la funzione di drenare il sangue dal cervello al cuore.Questa malattia si associa altamente con la sclerosi multipla e in Italia si sta avviando uno studio per valutare se aprendo queste vene il decorso della sclerosi multipla cambia. Da uno studio pilota compiuto fra il 2007 e il 2009, i cui esiti vengono aggiornati tutt'ora, si è visto che gran parte dei pazienti trattati ha avuto un beneficio nella qualità della vita e nella riduzione ) ..chiediamo solo di fare delle fotocopie di questo messaggio e lasciarle dove volete,nel vostro condominio al ristorante al bar in ufficio dalla fioraia in palestra a scuola sopra le panchine dei giardinetti nella buca dei vicini in qualsiasi posto riterrete opportuno. Tutti devono sapere che c'è una speranza ... Le nostre Istituzioni devono permettere a tutti i malati di SM di fare tramite il SSN  I malati di sclerosi multipla non possono e non vogliono aspettare!


Ormai da mesi in Italia è NON possibile effettuare QUASI PIU' la diagnosi Eco-Color-Doppler per la CCSVI E  LA PTA E' FERMA, via SSN in pochi Ospedali pubblici e a pagamento presso alcuni centri privati PERCHE' IL MINISTRO FAZIO ha :


  • il 27 ottobre 2010 il Ministero ha inviato una nota alle Regioni con la quale consentiva, sotto la responsabilità del medico, di erogare le prestazioni per diagnosticare e correggere le anomalie della CCSVI;
  • il 4 marzo 2011 lo stesso  Ministero della Salute ha inoltrato una circolare alle Regioni, con la quale esprime un nuovo parere del Consiglio Superiore di Sanità, questa volta molto restrittivo, riguardo alla diagnosi e alla cura della CCSVI, sia in ambito pubblico che privato, riportando di fatto la situazione al tempo dei viaggi della speranza  all'estero;
  • a seguito della suddetta circolare il 4 aprile 2011 la SIAPAV, Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare, ha preso autorevolmente posizione di dissenso  riguardo alla circolare del 4 marzo, con una lettera aperta al Ministro;
  • che i diretti interessati in quanto malati di sclerosi multipla, loro familiari e conoscenti, sottoscrivono in pieno il contenuto della lettera indirizzata dalla SIAPAV  al Consiglio Superiore di Sanità;
  • che noi malati di sclerosi multipla non possosiamo e non vogliamo più aspettare;
  • che chiediamo di ripristinare la posizione esplicitata nella nota del Ministero agli Assessori Regionali alla Sanità del 27 ottobre 2010 che consentiva, sotto la responsabilità del medico, di erogare le prestazioni per diagnosticare e correggere le anomalie
  • che vogliamo anche ribadire, in accordo con quanto espresso dalla Società di Angiologia e Patologia Vascolare e più volte richiesto dall'Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla,  che tale posizione sia integrata dall’individuazione da parte di Ministero e Regioni e nell’ambito della sanità pubblica di strutture idonee a soddisfare le esigenze diagnostiche e terapeutiche dei pazienti, anche al di fuori di studi randomizzati.
E PER QUESTO SCENDIAMO IN CAMPO...
TUTTI A ROMA A MANIFESTARE PER UN NOSTRO DIRITTO
IL DIRITTO DI CURA, ART.32, CHIDENDO:
  1. È la Commissione al corrente dello studio del prof. Zamboni?
  2. Nell’ambito del Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, soltanto due progetti sono stati finanziati per circa 6 milioni di euro. Può la Commissione dire se il progetto Brave Dreams potrebbe essere ammissibile?
  3. Può la Commissione elencare tutti i centri italiani dove si svolge la sperimentazione della cura con fondi europei, pubblici o privati dato che il ministero italiano non è stato in grado di rispondere su questo?
  4. ECD SUBITO IN OGNI OSPEDALE QUALIFICATO
  5. PTA SUBITO IN OGNI OSPEDALE QUALIFICATO

Stefania Ajò M.
 

Scala funzionale di Kurtzke

Scala funzionale di Kurtzke, gradi di compromissione dei diversi sistemi funzionali.  
1) Funzioni piramidali


· 0 = Normale.
· 1 = Segni anormali senza disabilità.
· 2 = Disabilità minima.
· 3 = Lieve o moderata para/emiparesi (ipostenia evidenziabile, ma la funzione è preservata per brevi periodi); marcata monoparesi (abolita ogni funzione).
· 4 = Marcata para/emiparesi (la funzione motoria è difficoltosa) o moderata tetraparesi (funzione compromessa, ma mantenuta per brevi periodi) o monoplegia.
· 5 = Para/emiplegia o marcata tetraparesi.
· 6 = Tetraplegia
2) Funzioni cerebellari
· 0 = Normale.
· 1 = Segni anormali senza disabilità.
· 2 = Lieve atassia (tremori o movimenti impacciati facilmente riconoscibili, ma senza interferenza sulla funzione).
· 3 = Moderata atassia (tremori o movimenti impacciati facilmente riconoscibili, ma con modesta interferenza sulla funzione).
· 4 = Marcata atassia (funziona gravemente compromessa).
· 5 = Gravissima atassia (incapacità a svolgere movimenti coordinati).
· 9 = Non noto.
 (grado 3 o maggiore della funzione piramidale) interferisce
sulla funzione cerebellare).
3) Funzioni del tronco encefalo
· 0 = Normale.
· 1 = Segni anormali asintomatici ( p. es.: nistagmo di I° grado).
· 2 = Lieve disabilità (p. es.: lieve ipostenia dei muscoli oculomotori o di altro nervo cranico, nistagmo di II° grado, lieve disartria).
· 3 = Nistagmo severo (III° grado o marcata ipostenia dei muscoli extraoculari o modesta disfunzione degli altri nervi cranici o modesta disartria).
· 4 = Marcata disartria o altra marcata disabilità.
· 5 = Impossibilità a deglutire o a parlare.
· 9 = Non noto.
4) Funzioni sensitive
· 0 = Normale.
· 1 = Ipopallestesia o altro difetto in uno o due arti.
· 2 = a) Lieve ipoestesia tattile o dolorifica, ipobatiestesia (s. di posizione) e/o ipopallestesia (s. vibratoria) in uno o due arti; b) ipopallestesia in tre o quattro arti.
· 3 = a) Moderata ipoestesia tattile, dolorifica o ipobatiestesia e/o ipopallestesia in uno o due arti; b) lieve ipoestesia tattile e dolorifica e/o ipoestesia propriocettiva in tre o quattro arti.
· 4 = a) Marcata ipoestesia tattile o dolorifica o propriocettiva, sole o in combinazione in uno o due arti; b) moderata ipoestesia tattile e dolorifica e/o grave difetto della propriocettiva in almeno due arti.
· 5 = Anestesia in uno o due arti o moderata ipoestesia tattile o dolorifica e/o difetto della propriocettiva al di sotto del capo.
· 6 = Anestesia al di sotto del capo.
· 9 = Non noto.
5) Funzioni sfinteriche
· 0 = Normale.
· 1 = Lieve esitazione o ritenzione o urgenza della minzione.
· 2 = Moderata difficoltà ad iniziare il mitto o ad evacuare; ritenzione od urgenza nella minzione o evacuazione (compressione anche manuale per urinare o evacuare; cateterizzazione intermittente) rara incontinenza urinaria.
· 3 = Frequente incontinenza urinaria.
· 4 = Quasi costante cateterizzazione e costante uso di misure per evacuare.
· 5 = Perdita della funzione sfinterica vescicale.
· 6 = Perdita di entrambe le funzioni sfinteriche.
· 9 = Non noto
6) Funzioni visive
· 0 = Visus normale
· 1 = Scotoma e visus 7/10.
· 2 = L'occhio peggiore presenta scotoma ed acuità visiva massima corretta compresa fra 3/10 e 7/10.
· 3 = L'occhio peggiore presenta ampio scotoma, modesto deficit campimetrico ed acuità visiva corretta di 2-3/10.
· 4 = a) L'occhio peggiore presenta grave difetto campimetrico ed acuità visiva corretta di 1-2/10. b) come grado 3 e massima acuità visiva corretta di 3-4/10 nell'occhio migliore.
· 5 = a) L'occhio peggiore presenta acuità visiva massima di 1/10 o meno; b) come grado 4 e massima acuità visiva corretta nell'occhio migliore di 3-4/10.
· 6 = Come grado 5 e massima acuità visiva corretta nell'occhio migliore di 3-4/10.
· 9 = Non noto
7) Funzioni mentali
· 0 = Normale.
· 1 = Lievi alterazioni dell'umore.
· 2 = Modesto decadimento mentale.
· 3 = Moderato decadimento mentale.
· 4 = Marcato decadimento mentale (moderata sindrome cerebrale cronica).
· 5 = Demenza o sindrome cerebrale cronica.
· 9 = Non noto.
8) Altre funzioni

A) Spasticità

· 0 = Assente.
· 1 = Lieve.
· 2 = Moderata.
· 3 = Grave.
· 9 = Non noto.
B) Ogni altra funzione neurologica attribuibile alla sclerosi multipla.

Allegato 2. Scala di invalidità per la sclerosi multipla (Disability Status Scale = DSS).

· 0 = Grado 0 in tutti i sistemi funzionali - Esame neurologico normale.
· 1 = Grado 1 in uno o più s.f. - Nessuna invalidità e minimi segni come quello di Babinski o ipopallestesia.
· 2 = Grado 2 in uno o due s.f. - Minima invalidità da ipostenia o andatura incerta, disturbi visivi o sensitivi, ecc.
· 3 = Grado 3 in uno o due s.f. oppure grado 2 in tre o più s.f. - Moderata invalidità da monoparesi, atassia moderata o combinazioni di disfunzioni minori, capacità deambulatoria interamente conservata.
· 4 = Grado 4 in un s.f. oppure grado 3 in tre o più s.f. - invalidità relativamente grave, sebbene interamente in grado di camminare o autosufficiente ed alzato per circa 12 ore al giorno.
· 5 = Grado 5 in un s.f. o combinazioni di gradi minori - Grave invalidità che preclude la capacità di lavoro per tutto il giorno, senza speciali provvedimenti. Massima funzione motoria: camminare senz'aiuto per 100-200 metri.
· 6 = Grado 3 o peggiore in combinazione in più s.f. - Assistenza (bastoni, grucce o bretelle) per camminare.
· 7 = Grado 4 o peggiore in più s.f.; raramente grado 5 solo nel sistema piramidale - Costretto ad una sedia a rotelle, ma capace di guidare le ruote ed entrare ed uscire da solo dalla sedia.
· 8 = Grado 4 o peggiore nella maggior parte dei s.f. - Costretto a letto, ma con effettivo uso delle braccia.
· 9 = Grado 4 o più alto nella maggior parte dei s.f. - Pazienti totalmente impotenti a letto.
· 10= Morte dovuta a sclerosi multipla.

Allegato 3. Scala di invalidità espansa per la sclerosi multipla (Expanded Disability Status Scale = EDSS).

· 0.0 = Grado 0 in tutti i sistemi funzionali - Normale.
· 1.0 = Grado 1 in un s.f. - Non vi è disabilità.
· 1.5 = Grado 1 in più s.f. escluse le funzioni mentali - Non vi è disabilità.
· 2.0 = Grado 2 in un s.f., altri di grado 0 o 1 - Disabilità minima.
· 2.5 = Grado 2 in due s.f., altri di grado 0 o 1 - Disabilità minima.
· 3.0 = a) Grado 3 in un s.f., altri di grado 0 o 1 - Disabilità moderata. b) Grado 2 in tre oquattro s.f., altri di grado 0 o 1 - Disabilità lieve. Il paziente è del tutto autonomo.
· 3.5 = a) Grado 3 in un s.f. e grado 2 in uno o due s.f.; b) grado 2 in cinque s.f., altri di grado 0 o 1 - il p. è del tutto autonomo, ma ha una disabilità moderata.
· 4.0 = Grado 4 in un s.f., altri di grado 0 o 1 o combinazioni di gradi inferiori che superano i limiti dei punteggi precedenti - Il p. è del tutto autonomo senza aiuto, autosufficiente ed alzato per 12 ore al giorno, è in grado di camminare senza aiuto e senza fermarsi per circa 500 metri.
· 4.5 = Grado 4 in un s.f., altri di gradi 0 o 1 o combinazioni di gradi inferiori che superano i limiti dei punteggi precedenti - Il p. è del tutto autonomo senza aiuto, in grado di lavorare per tutto il giorno, anche se può avere qualche limitazione per una attività completa e richiedere un minimo di assistenza; è in grado di camminare senza aiuto e senza fermarsi per circa 300 metri.
· 5.0 = Grado 5 in un s.f. o combinazioni di gradi inferiori che superano i limiti del punteggio 4.0 - Il p. è in grado di camminare senza aiuto e senza fermarsi per circa 200 metri; la disabilità è sufficientemente marcata da intralciare una attività lavorativa completa senza provvedimenti particolari.
· 5.5 = Grado 5 in un s.f. o combinazioni di gradi inferiori che superano i limiti del punteggio
· 4.0 - Il p. è in grado di camminare senza aiuto e senza fermarsi per circa 100 metri; la disabilità è sufficientemente marcata da impedire una attività lavorativa completa.
· 6.0 = Grado 3 o superiore in più di due s.f., altri in varia combinazione - Il p. necessita di assistenza saltuaria o costante da un lato (bastone, gruccia, cinghia) per camminare per circa 100 metri fermandosi o no.
· 6.5 = Grado 3 o superiore in più di due s.f., altri in varia combinazione - Il p. necessita di assistenza costante bilaterale (bastoni, grucce, cinghie) per camminare per circa 20 metri senza fermarsi.
· 7.0 = Grado 4 o superiore in più di un s.f., altri in varia combinazione; raramente grado 5 solo nel sistema piramidale - Il p. è incapace di camminare oltre 5 metri anche con aiuto ed è essenzialmente obbligato ad una sedia a rotelle; è in grado di spostarsi da solo sulla sedia a rotelle e di trasferirsi in altra sede (letto poltrona); passa in carrozzella circa 12 ore al giorno.
· 7.5 = Grado 4 o superiore in più di un s.f. - Il p. è incapace di fare più di qualche passo, è obbligato alla sedia a rotelle; può aver bisogno di aiuto per trasferirsi dalla sedia ad altra sede; si sposta da solo sulla carrozzella, ma non può muoversi su una carrozzella manuale per un giorno intero. Può aver bisogno di una carrozzella a motore.
· 8.0 = Combinazioni di più s.f. al grado 4 - Il p. è essenzialmente obbligato a letto o su una sedia o viene trasportato sulla carrozzella, ma può stare fuori dal letto per una gran parte del giorno; mantiene molte funzioni di autoassistenza; ha generalmente un uso efficace degli arti superiori.
· 8.5 = Combinazioni di più s.f. al grado 4 - Il p. è essenzialmente obbligato al letto per una buona parte del giorno; ha un qualche uso efficace di uno o entrambi gli arti superiori; mantiene alcune funzioni di autoassistenza.
· 9.0 = Grado 4 o peggiore in vari s.f. - Il p. è obbligato al letto e dipendente, può solo comunicare e mangiare (viene alimentato).
· 9.5 = Grado 4 o peggiore in vari s.f. - Il p. è obbligato al letto e totalmente dipendente; incapace di comunicare efficacemente o mangiare/deglutire.
· 10.0= Morte dovuta a sclerosi multipla.

Sclerosi Multipla: dai neurologi ancora un attacco al Metodo Zamboni




di A. R.

E' stato pubblicato sul sito della rivista medica Journal of Neurology un articolo intitolato "CCSVI e SM: una dichiarazione della Società Europea di neurosonologia ed emodinamica cerebrale", per rivedere sistematicamente i criteri ultrasonografici proposti per la diagnosi dell'insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI).

Gli autori, coordinati dal dr. Baracchini dell'Università di Padova, hanno analizzato i cinque criteri ultrasonografici, quattro extracranici ed uno intracranico, proposti per la diagnosi della CCSVI nella sclerosi multipla (SM), asieme ai riferimenti da cui deriverebbero tali criteri ed agli studi principali che avrebbero esplorato la fisiologia del drenaggio cerebrospinale. I criteri proposti per la CCSVI a loro avviso sarebbero discutibili a causa di "errori metodologici e tecnici": i criteri 1 e 3 si baserebbero su un'applicazione scientificamente scorretta dei dati ottenuti in un contesto diverso, i criteri 2 e 4 non sarebbero mai stati convalidati prima, il criterio 2 sarebbe tecnicamente scorretto, i criteri 3 e 5 sarebbero sensibili a così tanti fattori esterni che sarebbe difficile dire se i dati raccolti siano patologici o una variazione del normale. Ad avviso degli autori non sarebbe chiaro anche come sia stato deciso che due o più di questi cinque criteri ecografici possano essere utilizzati per diagnosticare la CCSVI, in quanto nessuna convalida di tali criteri sarebbe stata effettuata da osservatori diversi e indipendenti, né sarebbero stati confrontati in cieco con un'indagine gold-standard validata. La Società Europea di Neurosonologia ed Emodinamica Cerebrale (ESNCH) avrebbe notevoli preoccupazioni per quanto riguarda l'accuratezza dei criteri proposti per la CCSVI nella SM. Pertanto, secondo gli autori qualsiasi trattamento interventistico potenzialmente dannoso (?), come l'angioplastica transluminale e/o lo stenting dovrebbe essere fortemente scoraggiato.

Dunque almeno secondo questi autori la teoria sulla CCSVI verrebbe così "smontata", con buona pace delle case famaceutiche che potranno continuare ad ingrassare i loro bilanci grazie alla sclerosi multipla.

In merito a questa "dichiarazione" andrebbe però evidenziato che esistono invece molti studi ecografici confermativi (l'elenco è ormai lungo) circa l'ipotesi formulata dal prof. Paolo Zamboni (Direttore del Centro Malattie Vascolari dell'Università di Ferrara) su una possibile correlazione tra l''insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI), da lui stesso scoperta nel 2007, e la sclerosi multipla, malattia gravemente invalidante che colpisce circa 63.000 italiani, e per la quale purtroppo non sono ancora note né le cause né una cura definitiva. Questo elenco è a disposizione di chiunque sia interessato.

Esistono inoltre una serie di studi condotti con altre metodologie diagnostiche oltre l'ecocolordoppler che hanno offerto altre importanti conferme alla teoria di Zamboni. Eccone alcuni esempi:

Secondo gli autori di uno studio condotto con la venografia, pubblicato a dicembre sulla rivista medica Functional Neurology ed intitolato "Prevalenza di anomalie venose extracraniche: risultati da un campione di 586 pazienti con sclerosi multipla", le patologie venose sono risultate essere altamente associate alla SM (96,1%), anche se a loro avviso rimane da stabilire la rilevanza clinica di questo fenomeno.

In un altro studio condotto con la venografia a risonanza magnetica, pubblicato ad aprile sulla prestigiosa rivista medica American Journal of Neuroradiology ed intitolato "Campioni di drenaggio venoso extracranico nei pazienti con sclerosi multipla e nei controlli sani", secondo gli autori i risultati indicano che i pazienti con SM hanno un maggiore appiattimento delle vene giugulari interne ed una tendenza verso le vene collaterali rispetto ai soggetti sani. Il ruolo che questo risultato gioca nella patogenesi e nella progressione della sclerosi multipla richiede a loro avviso comunque ulteriori studi.

In uno studio condotto invece con la pletismografia cervicale, pubblicato ad aprile sulla prestigiosa rivista medica Journal of Vascular Surgery ed intitolato "Valutazione del ritorno venoso cerebrale con un nuovo metodo di pletismografia", secondo gli autori le caratteristiche del ritorno venoso cerebrale dei pazienti con CCSVI sono nettamente diverse da quelle dei controlli. Inoltre,a loro avviso, i risultati suggeriscono che la pletismografia cervicale abbia un grande potenziale come strumento di screening poco costoso e come strumento di monitoraggio post-operatorio.

Infine, in uno studio pubblicato a fine aprile sulla prestigiosa rivista medica Neurology ed intitolato "Una valutazione patologica dell’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI)", secondo gli autori l’esame post mortem delle vene giugulari interne ed azygos nei pazienti con SM e nei controlli senza SM ha dimostrato una varietà di anomalie strutturali, così come delle variazioni anatomiche. Le stenosi della parete venosa si sono verificate con una frequenza simile nei due gruppi. Tuttavia, a loro avviso, la frequenza di anomalie intraluminali, con possibili conseguenze emodinamiche risultava superiore nei pazienti con sclerosi multipla rispetto ai controlli, anche se la dimensione dell’attuale campione è limitata.

Per quanto riguarda l'ultima parte della "dichiarazione" del gruppo coordinato da Baracchini, circa la potenziale dannosità dei trattamenti interventistici per la CCSVI come l'angioplastica, esistono invece in letteratura diversi studi che hanno confermato, senza alcun dubbio, come la procedura sia sicura (Ludyga, Petrov, Mandato, ecc.). Appare veramente curioso che gli autori non conoscano questi studi, pubblicati su riviste mediche importanti.

Continuiamo a domandarci il perchè di queste controversie che purtroppo ricordano tanto il "riflesso di Semmelweis" e cioé la dura ostilità che subì nell'800 per via della sua scoperta il medico ungherese Ignác Semmelweis. Al momento a rimetterci sono solo i malati di sclerosi multipla con le loro sfortunate famiglie, per una malattia purtroppo ancora ignota dove non esistono terapie efficaci per tutti e soprattutto prive di importanti effetti collaterali (questi sì potenzialmente dannosi...).

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22648477

20/06/2012

Cannabis terapeutica, sosteniamo iniziativa dei parlamentari radicali. Nel lazio nostra PDL giace da due anni nei cassetti della Pisana contro la salute dei malati


Pubblicato il 20 giugno 2012, da in Uncategorized.
Dichiarazione dei Consigliere regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo Lista Bonino Pannella, Federalisti Europei
Sosteniamo la disobbedienza civile portata avanti dai parlamentari radicali con l’Associazione Luca Coscioni e le associazioni dei malati affinché si disseppellisca la proposta di legge, presentata proprio dai Radicali e da anni giacente nei cassetti del Senato, che introduce la possibilità per persone affette da alcune gravi patologie di accedere sia alla cannabis in forma naturale sia ai farmaci derivati da estratti di cannabis; mentre alla Camera è stata da poco calendarizzata la proposta di legge (a prima firma Bernardini) che propone di depenalizzare la coltivazione domestica della marijuana................
L'ARTICOLO INTERO LO TROVATE QUI:
http://cannabisterapeutica.it/cannabis-terapeutica-sosteniamo-iniziativa-dei-parlamentari-radicali-nel-lazio-nostra-pdl-giace-da-due-anni-nei-cassetti-della-pisana-contro-la-salute-dei-malati/

SCLEROSI MULTIPLA: 63 MILA COLPITI IN ITALIA, COSTO 2,5 MLD ANNUI








  ROMA- Colpisce i giovani (circa 63 mila in Italia) e ha un costo economico (relativo alle terapie farmacologiche e all’assistenza) e sociale (derivante dalla perdita di capacità di lavoro e di produttività e dalla necessità di assistenza nelle attività quotidiane) annuo stimato in circa 2,5 miliardi di euro: sono queste le cifre principali della sclerosi multipla in Italia. È quanto emerso durante il corso di formazione residenziale interattiva “La gestione dell’assistito affetto da sclerosi multipla: aspetti sociali, farmacologici, economici e riabilitativi”, promosso alla Camera dei deputati dal Comitato scientifico di Villa Fulvia con il contributo educazionale e il supporto non condizionato di Novartis.......

per contunuare a leggere l'articolo COPIA QS  INDIRIZZO NELLA BARRA DI INTERNET
 www.ilvelino.it/AGV/News/articolo.php?idArticolo=1605315&t=Sclerosi_multipla__63_mila_colpiti_in_Italia__costo_2_5_mld_annui

19/06/2012

Attualmente per la sclerosi multipla vi sono molti trattamenti...


Il Giorno del 11-06-2012

Attualmente per la sclerosi multipla vi sono molti trattamenti...

Attualmente per la sclerosi multipla vi sono molti trattamenti farmacologici approvati per la forma recidivante-remittente, uno solo per la forma secondaria progressiva (interferon ß-1b, approvato in Europa, ma non dalla FDA) e nessuno per la forma primaria progressiva. I trattamenti di prima linea per la recidivante-remittente sono gli interferoni ß e il glatiramer acetato. L'effetto è di ridurre il rischio di ricadute e la progressione di malattia a breve termine. Non ci sono evidenze definitive che il decorso della malattia venga modificato dagli interferoni in modo sostanziale a lungo termine, anche se alcuni studi osservazionali sembrano indicare un possibile rallentamento della progressione. Questi trattamenti hanno effetti collaterali che possono interferire con la qualità della vita dei pazienti, quali reazione simil influenzale, reazioni locali nel sito di iniezione, depressione, linfopenia e alterazione degli enzimi epatici con gli interferoni e reazioni allergiche con il glatiramer acetato. I trattamenti di seconda linea, riservati a pazienti con malattia non controllabile con i farmaci di prima linea sono: mitoxantrone, natalizumab e fingolimod. Questi ultimi presentano problemi di sicurezza più rilevanti come miocardiopatia e leucemia (mitoxantrone), leucoencefalopatia progressiva (natalizumab) e gravi e potenzialmente fatali infezioni erpetiche (fingolimod). Il Gruppo Cochrane Sclerosi Multipla ha base editoriale a Milano presso l'IRCCS Fondazione Istituto Neurologico Carlo Besta. Si è costituito nel 1998, è parte della Collaborazione Cochrane e ha prodotto 43 revisioni sistematiche degli studi clinici disponibili in letteratura sulla prevenzione, i trattamenti farmacologici e la riabilitazione per i pazienti con SM. Il gruppo è composto da nove editori che operano in Australia, Canada, Gran Bretagna, Svezia, USA e Italia. I RISULTATI delle revisioni indicano che la risposta ai trattamenti è individuale: negli studi clinici la condizione di controllo degli attacchi di malattia varia dal 20 al 50%, su un periodo di due anni, troppo breve se confrontato con la durata di 30-40 anni della malattia. Nessuno dei farmaci approvati può essere considerato una cura in grado di modificare con certezza la storia naturale della malattia e la progressione della disabilità. La decisione sull'efficacia dovrebbe basarsi sulla valutazione dell'importanza e credibilità dei risultati delle ricerche nel contesto della totalità dei risultati, invece che di quella di singoli studi, per questo, sono anche prioritari gli studi di confronto tipo testa a testa tra nuovi e diversi farmaci o tra di! verse strategie terapeutiche ed è necessario garantire meccanismi di accessibilità dei risultati delle sperimentazioni cliniche.
Istituto Neurologico Carlo Besta - Milano Co-ordinating Editor Gruppo Cochrane Sclerosi Multipla (msg.cochrane.org)
pubblicata da Sandro Rasman il giorno martedì 12 giugno 2012

Lavarsi le mani.

 Un gesto tanto semplice quanto importante. Ogni anno centinaia di milioni di persone in tutto il mondo sono colpite da infezioni più o meno pericolose durante i ricoveri ospedalieri. Le ICA, ovvero le infezioni correlate all’assistenza rappresentano in sanità un fattore tanto “consueto” quanto evitabile. A dirla tutta si tratta dell’evento avverso più frequente in assistenza sanitaria.
Comprendere e valutare il peso globale dei contagi di diversi batteri e virus che avvengono durante i ricoveri ospedalieri, rappresenta la sfida del  primo Global Patient Safety Challenge, lanciato lo scorso anno dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità). I risultati sono stati pubblicati oggi sulla rivista scientifica The Lancet e sono frutto di una profonda analisi e revisione delle ricerche già esistenti effettuate al riguardo. Ecco cosa ne è emerso.
Queste infezioni possono prolungare la degenza ospedaliera, creare disabilità a lungo termine, aumentare la resistenza ai farmaci salva-vita, facilitano la diffusione dell’antibiotico resistenza, aumentano i costi delle cure e purtroppo possono portare anche alla morte. Stiamo parlando delle infezioni che si contraggono nei nostri ospedali, quelli italiani, europei, statunitensi, insomma quelli del mondo occidentale che vive nell’agio e nel benessere. Pensate l’impatto che tutto ciò può avere su una popolazione del terzo mondo! Anche per tale motivo è difficile avere dei numeri precisi al riguardo e si parla solo di stime approssimative. Ma allora cosa fare? Lavarsi le mani!
Clean Care è Safer Care, ovvero Cure Pulite, cure più sicure:  è questo il motto che l’OMS ha deciso di diffondere in tutto il mondo anche con l’istituzione di una particolare campagna informativa Save Lives: Clean Your Hands, nonché di linee guida speciali. Queste però non sono seguite da tutti, specie nei paesi a basso reddito, dove numerose complicanze interagiscono a contribuire la diffusione di infezioni intra-ospedaliere.  Sono fattori da tenere fortemente presenti anche nel mondo “ricco”. Basti pensare ai recenti casi di infezioni causate dal super batterio New Delhi resistente agli antibiotici, proveniente dall’India e che si sta diffondendo in tutto il mondo importato, come nel caso della Gran Bretagna, da un cospicuo numero di persone che si erano recate in India per interventi di chirurgia estetica low cost. Ricordatevi allora amici lettori di Medicinalive non solo di lavarvi voi le mani dopo essere stati in un ambulatorio o in un ospedale, ma anche di chiedere al medico che vi visita o che vi saluta stringendovi la mano, se lo ha fatto!!

Riflessologia Plantare

La Riflessologia Plantare è una tecnica di massaggio applicata principalmente sui piedi, ed eventualmente sulle mani. Si basa sul principio che sui piedi e sulle mani si trovino riflessi tutti gli organi, le ghiandole, e le parti del corpo. Applicando il massaggio riflessologico si può quindi avere un effetto o influire sull'organo corrispondente al riflesso stimolato.
La Riflessologia è una terapia olistica, basata quindi sul principio che ogni aspetto della vita dell'individuo influisca sul benessere e sulla salute della persona, ed opera nell'intento di riequilibrare l'intero organismo al fine di stimolarne le capacità di autoguarigione.
In quanto terapia non convenzionale, la Riflessologia può avere una duplice applicazione: può essere utilizzata in alternativa o come supporto alle terapie mediche convenzionali. Va tuttavia sottolineato che in genere si consiglia di diffidare di chi si propone come alternativa alla medicina convenzionale, e per questo ad oggi i terapeuti preferiscono riferirsi alla Riflessologia Plantare con l'appellativo di terapia (o medicina) complementare e non alternativa. Va sottolineato infatti che il riflessologo non è un medico, e quindi non cura, e non fa diagnosi. Soprattutto non intende interferire con le terapie o con i pareri medici convenzionali, sostenendo il suo ruolo di professionista nell'affiancarsi e non sostituirsi alla medicina convenzionale. La Riflessologia Plantare non è quindi una tecnica sovrapponibile alle metodologie sanitarie riconosciute dalla legislazione italiana né sostituisce eventuali terapie mediche.
Le tecniche riflessologiche si distinguono in due grandi filoni: quello orientale e quello occidentale. Nonostante il principio sia il medesimo, ossia che stimolando delle zone riflesse si abbiano effetti su zone lontane dal sito di applicazione del massaggio, nascono e si sviluppano con presupposti differenti: la Riflessologia Cinese si basa sui principi della medicina tradizionale cinese, mentre la Riflessologia Occidentale attinge ai principi scientifici sulla quale si basa la medicina convenzionale occidentale. La Riflessologia Plantare occidentale nasce infatti in concomitanza delle prime scoperte occidentali in ambito neurologico di Sir Henry Head e Sir Charles Sherrington.
Una delle differenze identificabili nei trattamenti di Riflessologia Occidentale e Orientale è nell'intensità della pressione applicata dal terapeuta. La Riflessologia Occidentale, ad esempio, opera al di sotto della soglia di sopportazione del dolore del paziente, al fine di ottimizzare gli effetti della stimolazione delle aree riflesse sfruttando la condizione di profondo relax che la riflessologia plantare occidentale è in grado di indurre. Entrambe le modalità di intervento hanno effetti positivi su vari disturbi e patologie, in quanto stimolano la circolazione, il sistema nervoso ed il sistema immunitario.

La Riflessiologia plantare ha una storia alquanto antica: i primi trattamenti realizzati massaggiando i piedi sono stati applicati in Cina ed India nel 5000 a.C., dove si usavano terapie mediche utilizzanti la pressione delle dita per influenzare i campi energetici dell'organismo (agopuntura, digitopressione, shiatsu). Tutt'ora è una disciplina abbastanza diffusa anche in Occidente.
A testimoniare l'antichità di questa pratica è la "Tomba dei Medici" a Saqqara (Egitto, 2330 a.C. circa), dove sulle pareti è dipinta una scena di massaggio dei piedi e delle mani. La pratica venne esportata più in occidente grazie al famoso medico greco Ippocrate che insegnò ai discepoli il massaggio ai piedi.
Si racconta (tuttavia non ci sono prove certe) che anche l'artista rinascimentale Benvenuto Cellini, a causa dello stress e di alcune sofferenze fisiche, facesse ricorso alla riflessologia plantare.
Esiste anche una specializzazione più recente di questo massaggio: questa è diffusa soprattutto in occidente. Se nel 1834, un ricercatore svedese, Pehr Hrnrik Ling notò il collegamento fra i dolori provenienti da alcuni organi e determinate zone cutanee del piede, negli anni successivi Sir Henry Head scoprì l'esistenza di zone riflesse a scopi anestetici e finalmente negli anni venti del XX secolo, questa pratica fu reinventata da William Fitzgerald, medico di Boston che, esercitando delle pressioni sui piedi, per dei piccoli interventi non sarebbe stata necessaria l'anestesia.
La pratica fu usata dai dentisti e quando il dottor newyorkese Edwin F.Bowers conobbe la tecnica di Fitzgerald, decise di diffondere la riflessologia negli Stati Uniti grazie a trattati contenenti i principi di funzionamento della riflessologia basati sulle teorie del medico di Boston.
Il metodo, chiamato "terapia zonale", si incentrava sulla pressione effettuata sia con le mani sia con altri strumenti. Il corpo venne diviso in dieci zone, dagli alluci sino alla testa, lungo le quali scorre l'energia.

Principio di funzionamento

Tra le teorie che cercano di spiegare i meccanismi che governano l'efficacia della riflessologia se ne enumerano almeno sei principali:. 
  • Stimolazione nervosa, basata sulla relazione fra le terminazioni dei nervi presenti nelle zone riflesse ed il punto in cui è presente il dolore. La pressione sulla zona riflessa avrebbe quindi il compito di inviare comunicazioni al cervello, stimolandolo ad intervenire sul problema riscontrato.
  • Liberazione di ormoni, fondata sulla scoperta del controllo del cervello sull'apparato endocrino. Secondo la teoria della riflessologia è sufficiente massaggiare le zone riflesse doloranti, per stimolare il cervello a liberare ormoni cerebrali, quali l'endorfina, con conseguente azione terapeutica.
  • Stimolazione del sistema linfatico, favorita dalla pressione di alcuni punti riflessi che attuerebbe l'accelerazione della circolazione linfatica con benefici su tutto l'organismo.
  • Stimolazione del sistema sanguigno, avente lo scopo di migliorare la circolazione e diminuire la presenza di scorie.
  • Potenziale elettrico, che si creerebbe tra varie parti del corpo. In base al modello della riflessologia, i punti riflessi sono paragonabili agli interruttori mentre gli organi svolgono la funzione di accumulatori e quindi agendo sugli interruttori si riattiverebbe la circolazione elettrica.
  • Influenze psicologiche, spiegabili con la grande importanza che la mente riveste sulla origine dei disturbi fisici.

La riflessologia appare particolarmente indicata nel caso di dolori e disturbi funzionali passeggeri, quali l'indigestione, la tensione nervosa l'emicrania, grazie alla liberazione di endorfine e per ripristinare l'equilibrio delle ghiandole endocrine. Gli stessi specialisti però avvertono nei loro saggi medici di consultare sempre il medico per una valutazione diagnostica, non fidandosi troppo della sola anestetizzazione della parte dolorante.
Per massaggiare la zona riflessa è sufficiente appoggiare il piede sul ginocchio opposto, e con una mano apporre una pressione sui punti doloranti, da effettuarsi tramite il movimento rotatorio delle dita. È consigliato alternare la pressione dei punti con un massaggio rilassante globale su tutto il piede.
La durata del massaggio varia dai cinque ai venti secondi per punto e complessivamente conviene non superare la durata di dieci minuti durante le prime sedute e i trenta minuti durante le sedute di una seconda fase, successiva alle prime due settimane di trattamento.
Lo strumento principe da utilizzare sono le mani, anche se in alternativa non sono disprezzabile nemmeno mollette, elastici da arrotolare, denti di un pettine.
La pressione deve esser tale da agire in profondità, quindi bisogna massaggiare finché non sia avvertibile un lieve fastidio (dolore).
È necessario anche seguire l'orientamento dell'energia presente nel corpo umano, quindi conviene seguire schemi e diagrammi, ricordando ad esempio che un massaggio nel verso orario favorisce le funzioni intestinali altrimenti le inibisce.