Le informazioni riportate hanno *esclusivamente* finalità informative e divulgative e NON sostituiscono il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o professionista sanitario. Per qualsiasi problema di salute rivolgersi SEMPRE al medico o specialista di riferimento. ⭐ ©MelisStefania
CONTATORE PERSONE
12/03/2022
Verifica il medico
La nevralgia trigeminale essenziale o idiopatica
Cos’è?
La nevralgia trigeminale essenziale o idiopatica è un disordine neuropatico del V nervo cranico caratterizzato da intense algie localizzate ad una metà del viso (emivolto).
Si colloca come una tra le condizioni più dolorose conosciute. A causa dell’elevato numero di suicidi messi in atto dalle persone affette ed impossibilitate a controllare in alcun modo le crisi dolorose è stata etichettata in passato come “la malattia del suicidio”.
Ha una prevalenza nel sesso femminile con un rapporto maschio/femmina di 1,8:1 ed è più frequente oltre i 50 anni con un’età media di circa 60 anni.
Ha un’incidenza annua di 4 nuovi casi ogni 100000 abitanti.
Freccia rossa: arteria in conflitto.
continua:
📌📌📌📌📌📌📌📌📌📌📌📌
http://www.studiomannino.com/it/la-nevralgia-trigeminale-essenziale-o-idiopatica
11/03/2022
suicidio Assistito
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08/03/2022
CENTRI - nevralgia del trigemino è
I migliori 30 ospedali in Italia per specializzazione in nevralgia del trigemino
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Nevralgia al trigemino
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Reazioni Avverse..
07/03/2022
Donna E'..
bugiardini DA LEGGERE
Una reazione allergica alle uova o a qualsiasi prodotto contenente uova.
Un’anamnesi personale o un’anamnesi familiare di allergie o convulsioni (attacchi).
Un effetto indesiderato dopo la vaccinazione con vaccini del morbillo, della parotite e/o della rosolia che ha comportato facile formazione di ecchimosi o sanguinamento più a lungo della norma. Un’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV) senza manifestare i sintomi da malattia da HIV. Tuttavia, la vaccinazione può essere meno efficace rispetto a persone non infette (vedere Non usi ProQuad). In caso di disturbi della coagulazione del sangue o bassi livelli di piastrine nel sangue, l’iniezione verrà effettuata sotto la cute. In rare circostanze, è possibile contrarre la varicella, compresa la varicella grave, da una persona che è stata vaccinata con ProQuad.
Ciò può verificarsi nelle persone che non sono state precedentemente vaccinate contro la varicella o che hanno avuto la varicella, nonché nelle persone che rientrano in una delle seguenti categorie:
Individui con una ridotta resistenza alle malattie.
Donne in gravidanza che non abbiano avuto la varicella o non siano state vaccinate contro la varicella. Neonati da madri che non hanno avuto la varicella o non sono state vaccinate contro la varicella.
Gli individui che sono stati vaccinati con ProQuad, ove possibile, devono cercare di EVITARE il contatto stretto, per almeno 6 SETTIMANE dopo la vaccinazione, con chiunque rientri in una delle categorie sopra descritte. Informi il medico se c’è qualcuno che rientra in una delle categorie sopra descritte e che può venire a stretto contatto con la persona vaccinata.
https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_000737_036893_FI.pdf&sys=m0b1l3
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06/03/2022
LA SINDROME SISTEMICA DA ALLERGIA AL NICHEL (SNAS)
L’allergia da contatto al nichel è molto diffusa e può interessare fino al 30% della popolazione generale; il 20% circa di questi presenta anche una SNAS.
L’assunzione giornaliera alimentare media di nichel si aggira intorno ai 0,3-0,4 mg. In Italia la prevalenza globale di allergici al nichel è del 32% con una maggior frequenza nel sesso femminile (15-20%) a causa degli articoli di bigiotteria spesso indossati o dei prodotti cosmetici.
LA EZIOPATOGENESI
Il nichel (o nichelio) è l’elemento chimico di numero atomico 28 con simbolo Ni. Il nome deriva dal nome svedese Nickel, diminutivo di Nicolaus.
Il nichel è un metallo pesante duro, colore grigio chiaro, altamente resistente all’aria e all’acqua. È presente quasi ovunque, sia nel terreno che nei tessuti animali e vegetali e nel corpo umano dove è necessario per molti processi biologici. È anche un sottoprodotto industriale, presente nei fertilizzanti, nelle sigarette, nei gas di scarico delle auto.
È un costituente di molte leghe metalliche (bigiotteria, stoviglie, chiavi, euro-monete e attrezzi metallici vari) e di prodotti della cosmesi (mascara, ombretti, rossetti e detergenti).
Si trova nel suolo (5-500 mg/kg), negli alimenti vegetali (0,5-5 mg/kg) e animali (0,1-5 mg/kg) e nell’acqua dolce (5-100 mg/L). La concentrazione nel suolo e nei prodotti vegetali può variare da zona a zona a seconda del tipo di terreno, dell’impiego di fertilizzanti sintetici e pesticidi, della contaminazione da scarichi industriali. Il nichel partecipa insieme al ferro alla formazione dell’acciaio inossidabile.
Il Nichel è un forte aptene con una buona reattività chimica, un alto peso molecolare e idrofobicità, che ne facilita la penetrazione attraverso la cute e le mucose; il nichel si coniuga ad alcune proteine presenti a livello cutaneo e determina la formazione di un complesso antigenico che viene riconosciuto come non-self dal sistema immunitario con scatenamento di una risposta immune. Nel caso dell’allergia generalizzata da ingestione di alimenti la coniugazione del nichel con proteine si verifica a livello intestinale. La capacità del nichel di indurre una reazione allergica è dovuta alla presenza di due elettroni spaiati nella sua orbita periferica, il che permette un legame organico con peptidi o proteine con formazione di complessi antigenici responsabili delle reazioni allergiche.
L‘allergia al nichel è un’allergia da accumulo in quanto un notevole accumulo di nichel nell’organismo delle persone sensibili può scatenare reazioni allergiche anche per contatto con una minima quantità della sostanza.
Studi recenti hanno evidenziato che nei soggetti con SNAS, il 74% presentava una concomitante intolleranza al lattosio, a fronte del solo 6% nei soggetti di controllo.
LA CLINICA
I sintomi della sindrome da allergia sistemica al nichel (SNAS) si dividono in sintomi cutanei ed extra-cutanei.
I sintomi cutanei sono rappresentati dalla dermatite sistemica da contatto (DAC) con lesioni cutanee solitamente circoscritte nelle zone dell’avvenuto contatto con il metallo che variano dall’eritema alla formazione di vescicole talvolta a stampo, dalla desquamazione alle ulcerazioni accompagnate da forte prurito e bruciore nella zona interessata. Le sedi più comunemente colpite sono le pieghe dei gomiti, il collo, l’interno coscia, il palmo delle mani, i margini laterali delle dita e le piante dei piedi.
I sintomi extracutanei sono: sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, gonfiore e tensione addominale, stipsi, pirosi), sintomi respiratori (rinite e asma), sintomi neurologici (cefalea, capogiri e vertigini), sintomi generali (febbre, fibromialgie, artralgie, sindrome da stanchezza cronica, Insonnia).
LA TERAPIA
Nel corpo umano si ritrovano tracce di nichel per un totale di circa 1 mg; eliminare del tutto il nichel dall’organismo è impossibile perché il nichel è fondamentale in vari processi metabolici necessari per il mantenimento dell’omeostasi ai quali prende parte come coenzima: metabolismo glucidico e lipidico, metabolismo ormonale, mantenimento membrane cellulari, sintesi degli acidi nucleici. Pertanto il nichel è un micronutriente del quale sono sufficienti tracce affinché possa assolvere le sue funzioni biologiche; è stato calcolato che il fabbisogno ipotetico di nichel nell’organismo umano è dell’ordine dei 100 mcg.
La Terapia Dietetica
Non è possibile a tutt’oggi definire la dose soglia di nichel alimentare necessaria per l’espletamento delle sue funzioni biologiche, oltre la quale la quantità di nichel assunto è in grado di evocare sintomi sistemici in soggetti sensibilizzati; pertanto chi è affetto dalla SNAS deve conoscere la quantità di nichel presente negli alimenti onde seguire una opportuna dieta povera di nichel.
Le possibili indicazioni alimentari sono:
- Evitare tutti i cibi ad alto contenuto di nichel (come cacao, cioccolato, semi di soia, farina d’avena, noci, mandorle, legumi freschi e secchi);
- Evitare tutte le bevande e gli integratori vitaminici con nichel e il cibo in scatola;
- Preferire alimenti di origine animale anziché vegetale in quanto di solito contengono meno nichel;
- Consumare latte e derivati che sono a basso contenuto di nichel;
- Consumare riso, grano raffinato, patate, cavoli e cetrioli;
- Per frutta si possono assumere banane, mele e agrumi;
- Un moderato consumo di Tè e caffè;
- Non utilizzare utensili nichelati per la cottura;
- Non bere né usare per cucinare la prima acqua che esce dal rubinetto la mattina, in quanto durante la notte può essere stato rilasciato nichel del rubinetto;
- Evitare Il fumo di sigaretta visto che nelle sigarette il nichel è presente in misura di 1-3 μg per sigaretta sotto forma di nichel-carbonile.
La Terapia Farmacologica
Possono essere impiegati:
- Creme a base di corticosteroidi (applicazione topica), ad elevata azione antinfiammatoria;
- Antistaminici per via orale;
- Corticosteroidi somministrati per via orale (per le reazioni allergiche gravi).
L’ Immunoterapia
Da qualche anno viene impiegata una terapia immunologica, detta terapia orale di iposensibilizzazione al nickel (TIO Nichel), che si basa sulla somministrazione di minime quantità di nichel a dosi crescenti tendente a creare una condizione di tolleranza verso gli alimenti contenenti quantità elevate. Anche se questa terapia è ancora in una fase di sperimentazione, è risultata piuttosto efficace nel ridurre i sintomi gastrointestinali e cutanei sistemici; i risultati per i casi di DAC non sono ancora del tutto soddisfacenti e sono necessari ulteriori studi onde migliorare l’efficacia di questa terapia.
Per approfondimenti consulta la sezione dedicata ad Allergia al Nichel e SNAS.
CONTINUA:
https://www.maurominelli.it/atlante-imid/sindrome-sistemica-allergia-al-nichel-snas/
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Allergia al nichel: è sempre necessario rinunciare ai pomodori?
Il nichel è un elemento chimico ampiamente diffuso nell'ambiente. L'esposizione della pelle al nichel si può avere da oggetti metallici (ad esempio bigiotteria), prodotti per la casa e cosmetici, mentre l'esposizione sistemica è possibile da cibo, acqua, impianti chirurgici e materiali dentali.
La forma classica di un'allergia al nichel è la dermatite allergica da contatto, una malattia cutanea infiammatoria causata da una reazione anomala del sistema immunitario dopo l’esposizione della pelle a questo metallo. Nei soggetti sensibili, il nichel ingerito con l’alimentazione, oltre alle tipiche lesioni cutanee, può causare sintomi gastrointestinali simili a quelli della malattia infiammatoria intestinale (nausea, meteorismo, dolore addominale, diarrea, costipazione). Questo quadro clinico noto come sindrome sistemica allergica al nichel (SNAS) è considerato una condizione allergica emergente.
https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/allergia-al-nichel-e-sempre-necessario-rinunciare-ai-pomodori
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04/03/2022
Il condomino può installare le telecamere senza autorizzazione dell'assemblea
CONTINUA:
https://www.studiocataldi.it/articoli/43965-il-condomino-puo-installare-le-telecamere-senza-autorizzazione-dell-assemblea.asp
La cifosi..
In realtà, il termine cifosi ha un significato diverso; indicherebbe infatti la curva fisiologica formata dalle vertebre toraciche. Tuttavia, il suo utilizzo con un'accezione patologica è così diffuso da aver ormai sostituito terminologie più precise, come "cifosi patologica" o "ipercifosi".
La cifosi può insorgere per varie ragioni: a causa di una cattiva postura; per effetto di una condizione morbosa che altera la morfologia dei corpi vertebrali; a seguito dell'invecchiamento; per colpa di un'anomalia congenita ecc.Se presenti, i sintomi classici dell'ipercifosi dorsale consistono in: dolore alla schiena, rigidità alla schiena, indolenzimento a livello della colonna vertebrale e tendenza al facile affaticamento.
Per una diagnosi precisa, sono fondamentali l'esame obiettivo e la diagnostica per immagini.
La terapia dipende dalla gravità della cifosi.
Cos'è la cifosi?
Cifosi è il termine che, nel gergo comune, indica un'accentuazione della caratteristica curvatura, a concavità anteriore, che la colonna vertebrale forma nel suo tratto toracico.
In realtà, sarebbe più corretto definire "cifosi" la fisiologica concavità anteriore del tratto toracico vertebrale e "cifosi patologica" o "ipercifosi" l'eccessiva accentuazione di tale curvatura.
Tuttavia, l'uso della parola "cifosi" con un'accezione patologica è ormai così diffuso che non desta più particolari critiche nemmeno da parte della comunità medica.
CONTINUA: https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/cifosi.html
MDC
COSA SONO I MEZZI DI CONTRASTO?
I mezzi di contrasto (mdc), detti anche agenti di contrasto, sono sostanze impiegate in diagnostica per immagini, principalmente in radiologia (Rx), Tomografia Computerizzata (TAC o TC) e anche in Risonanza Magnetica (RM), per rendere meglio visibili o mettere in risalto rispetto ad altre, alcune strutture del corpo umano. Spesso, tali materiali consentono al radiologo di distinguere le condizioni normali da quelle anomale, o patologiche, dei tessuti.
Occorre specificare che non sono coloranti che alterano la normale struttura dei tessuti o organi. Sono sostanze che modificano solo temporaneamente il modo di interagire dei raggi-x durante esami Rx o TC, o dei protoni idrogeno (H) nella risonanza magnetica (RM).
COME FUNZIONANO?
Quando introdotti nel corpo prima di eseguire un determinato tipo di indagine, i mdc fanno in modo che certe strutture o tessuti nelle immagini appaiono in maniera differente rispetto alla condizione base senza mdc.
Questi agenti aiutano nel distinguere o “contrastare” ovvero mettere in evidenza aree selezionate del corpo rispetto ai tessuti adiacenti. Mediante il miglioramento dell’evidenza di specifici organi, vasi sanguigni o tessuti, i mdc aiutano i clinici radiologi a diagnosticare le condizioni clinico mediche dei pazienti.
Possono essere somministrati secondo tre vie:
- per via orale
- per clisma – via rettale
- iniettate nei vasi sanguigni – vene o arterie, ovvero definite vie intravenosa ed intrarteriosa.
Successivamente all’esecuzione dell’esame, a seconda della farmacodinamica, i mdc possono essere assorbiti dal corpo ed eliminati con le urine o defecati cioè eliminati mediante il transito intestinale.
Ci possono essere diversi tipi di agenti di contrasto:
- Composti a base di Iodio, ovvero iodati, e quelli di solfato di Bario sono usati in radiologia per esami Rx ed esami CT.
Possono avere una struttura chimica che incorpori iodio, un elemento chimico naturale. Questi mezzi di contrasto possono essere iniettati in vena o arterie, all’interno dei dischi intersomatici o negli spazi liquorali della colonna vertebrale, e nelle altre cavità del corpo.
Il Bario-solfato è il più comune mezzo di contrasto preso per via orale ed è anche usato per via rettale o clisma, dunque prevalentemente per organi cavi dell’apparato digerente. È disponibile in molteplici forme, che includono:
- Polvere che è miscelata con acqua prima della somministrazione
- Liquida
- Pasta
- Tavolette
Quando gli agenti di contrasto iodati e con bario-solfato sono presenti in specifiche aree del corpo, bloccano o limitano la capacità dei raggi X di attraversare il corpo data la loro elevata massa atomica. Ne consegue che i vasi sanguigni, organi e altri tessuti del corpo che contengono temporaneamente prodotti iodati o a base di bario-solfato cambiano il loro aspetto nelle immagini Rx o TC, pertanto siano meglio evidenziabili nelle immagini diagnostiche.
- Gadolinio è una sostanza paramagnetica ed è il componente chiave dei mezzi di contrasto più usati in esami di Risonanza Magnetica, proprio per le sue proprietà paramagnetiche. Quando questa sostanza è presente nell’organismo, altera le proprietà magnetiche delle molecole d’acqua adiacenti in modo tale da elevare il segnale (iperintensità) dei tessuti in cui è presente nelle immagini RM acquisite con specifiche sequenze pesate in T1.
- Soluzioni saline (acqua salata) e gas (come l’aria) sono anche usate come agenti di contrasto in alcuni esami diagnostici per immagini.
01/03/2022
OSPEDALE MOLINETTE
Chirurgia senza cicatrici, asportati due calcoli dalle ghiandole salivari in endoscopia. Primo intervento all’ospedale Molinette
Torino, 20 giugno 2019 – Per la prima volta asportati ad una paziente due calcoli dalle ghiandole salivari sottomandibolari in via endoscopica senza alcun tipo di taglio o cicatrice con il nuovissimo e sperimentale robot chirurgo Flexrobotic, presso l’Orotinolaringoiatria universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, diretta dal prof. Roberto Albera.
Questo robot chirurgo, acquistato grazie al Progetto di Eccellenza del Dipartimento di Scienze Chirurgiche universitario, è l’unico ad essere stato realizzato specificatamente per la chirurgia del distretto cervico-cefalico per interventi di chirurgia per via completamente endoscopica, attraverso la bocca, la cosiddetta “scarless surgery” o chirurgia senza cicatrici.
Patologie delle ghiandole salivari
Le ghiandole salivari producono la saliva, che umidifica il cibo per facilitarne la deglutizione e contiene enzimi (proteine) che contribuiscono alla scomposizione del cibo per agevolarne la digestione.
Le ghiandole salivari possono presentare un malfunzionamento, infettarsi, o essere ostruite da calcoli che si formano nei dotti.
In caso di malfunzionamento, le ghiandole salivari producono meno saliva, con conseguente secchezza delle fauci e carie.
L’infezione od ostruzione delle ghiandole salivari causa dolore.
Il medico può misurare il flusso di saliva oppure prelevare una biopsia del tessuto della ghiandola salivare.
A volte, le ostruzioni nei dotti che portano alle ghiandole salivari sono rimovibili, ma alcuni soggetti devono usare sostituti salivari
(Vedere anche Bocca secca).
Nella bocca sono presenti tre coppie principali di ghiandole salivari:
Le più grandi, dette ghiandole parotidi, sono localizzate subito dietro l’angolo della mandibola, sotto e davanti alle orecchie.
Le ghiandole sottolinguali si trovano sotto la parte laterale della lingua
Le ghiandole sottomandibolari si trovano sotto la parte laterale della mascella
Oltre a queste ghiandole più grandi, molte altre, di piccole dimensioni, sono distribuite in tutta la bocca. Tutte le ghiandole secernono saliva, che partecipa alla degradazione degli alimenti come parte del processo digestivo.
Diversi sono i disturbi a carico delle ghiandole salivari:
Malfunzionamento delle ghiandole salivari
Calcolosi delle ghiandole salivari
Infezione delle ghiandole salivari
Edema delle ghiandole salivari
Malfunzionamento delle ghiandole salivari
L’alterata funzionalità delle ghiandole salivari è più comune negli adulti e in genere implica un’insufficiente produzione di saliva. Quando il flusso di saliva è insufficiente o quasi assente, si verifica secchezza delle fauci. Questa condizione è definita xerostomia (bocca secca).
Alcune patologie possono ridurre la produzione di saliva:
Malattie come la sindrome di Sjögren, l’artrite reumatoide e il lupus (lupus eritematoso sistemico)
Infezioni, come l’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV)
Farmaci, come alcuni antidepressivi, antistaminici, antipsicotici, farmaci anti-Parkinson, sedativi, metildopa, diuretici e metanfetamina illegale
Chemioterapia o irradiazione di testa e collo per il trattamento oncologico o iodio radioattivo per il trattamento del cancro della tiroide
La bocca secca dopo la radioterapia è, di solito, permanente, specie se la dose radiante è elevata. La bocca secca dopo chemioterapia di solito è temporanea.
Tuttavia, non tutti i casi di bocca secca sono provocati da alterata funzionalità delle ghiandole salivari. Per esempio, la bocca secca può essere causata da
Assunzione di liquidi insufficiente
Respirazione con la bocca
Ansia o stress
Inoltre la bocca può diventare alquanto secca con l’età, sebbene di solito sia una conseguenza dell’assunzione di un farmaco che provoca secchezza delle fauci piuttosto che dell’invecchiamento di per sé.
Dal momento che la saliva offre una considerevole protezione naturale contro la carie dentale, una quantità inadeguata di saliva determina più carie, specialmente alle radici dei denti. La bocca secca, se grave, può determinare anche difficoltà nel linguaggio e nella deglutizione.
In rari casi, le ghiandole salivari secernono saliva in eccesso. Tale fenomeno è di solito di breve durata e dovuto all’ingestione di particolari cibi, come gli alimenti acidi. Talvolta, anche il solo pensiero di mangiare questi cibi aumenta la produzione di saliva.
Calcolosi delle ghiandole salivari
Un calcolo si può formare dai sali contenuti nella saliva. I calcoli si formano con maggiore frequenza quando il soggetto è disidratato o assume farmaci che riducono la produzione di saliva. Anche i soggetti affetti da gotta hanno più probabilità di presentare una formazione di calcoli. La calcolosi delle ghiandole salivari è più comune tra gli adulti. Circa il 25% delle persone affette da calcoli ne presenta più di uno.
La calcolosi salivare crea problemi se i calcoli ostruiscono il dotto che trasporta la saliva dalla ghiandola alla bocca. L’ostruzione determina ristagno della saliva all’interno del dotto, con conseguente rigonfiamento doloroso della ghiandola. Un dotto ostruito e una ghiandola piena di saliva stagnante possono andare incontro a un’infezione batterica.
Un sintomo tipico di un dotto salivare ostruito è l’edema e il dolore sopra alla ghiandola interessata. Il dolore e l’edema peggiorano dopo i pasti, particolarmente se si assumono cibi che stimolano il flusso salivare (come sottaceti o succo di limone) perché se il dotto è ostruito, la saliva non può uscire e la ghiandola si ingrossa. L’edema può ridursi nel giro di qualche ora e il dotto può rilasciare un fiotto di saliva. Alcuni calcoli non causano alcun sintomo.
Infezione delle ghiandole salivari
L’infezione delle ghiandole salivari è definita anche scialoadenite. La maggior parte delle infezioni delle ghiandole salivari colpisce soggetti che presentano un’ostruzione del flusso salivare (come un calcolo) oppure un flusso salivare molto scarso. Le infezioni sono più comuni nella ghiandola parotide e si sviluppano solitamente in persone
di età compresa fra i 50 e i 60 anni
affette da malattia cronica e bocca secca
interessate da sindrome di Sjögren
sottoposte a radioterapia nella zona della bocca o terapia con iodio radioattivo per cancro della tiroide
La parotite è un’infezione virale che colpisce solitamente la ghiandola parotide, insieme ad altre parti del corpo. La parotite si presenta soprattutto nei soggetti che non hanno ricevuto il vaccino anti-parotite.
Anche gli adolescenti e i giovani adulti con anoressia sono suscettibili a questa infezione. L’organismo infettante più frequente è il batterio Staphylococcus aureus.
I soggetti con un’infezione batterica di una ghiandola salivare presentano febbre, brividi e dolore, nonché gonfiore sul lato del viso con la ghiandola infetta. La cute sopra la ghiandola infetta diventa rossa e gonfia. Talvolta, si forma una raccolta di pus (ascesso) nella ghiandola e una piccola quantità di pus fuoriesce dal relativo dotto.
Edema delle ghiandole salivari
La parotite (orecchioni) nell’infanzia, determinate infezioni batteriche (per esempio, delle tonsille o dei denti) e altre malattie tipicamente più comuni tra gli adulti (come AIDS, sindrome di Sjögren, diabete mellito, sarcoidosi e bulimia) spesso causano edema delle principali ghiandole salivari.
Tale fenomeno può essere presente anche nel caso di tumori cancerosi (maligni) o non cancerosi (benigni) delle ghiandole salivari. L’edema causato da un tumore in genere è più compatto di quello causato da un’infezione. Se il tumore è maligno, la ghiandola può apparire di consistenza molto dura ed essere fissata saldamente ai tessuti circostanti ( Tumore della bocca e della gola). La maggior parte dei tumori benigni è asportabile.
Una lesione del labbro inferiore, per esempio da morso accidentale, può danneggiare una delle ghiandole salivari minori adiacenti, ostruendo il flusso salivare. Di conseguenza, la ghiandola può diventare edematosa e formare un piccolo nodulo molle (mucocele), di aspetto bluastro. Il nodulo di solito scompare spontaneamente nell’arco di alcune settimane o mesi.
Diagnosi delle patologie delle ghiandole salivari
Biopsia
Endoscopia
Diagnostica per immagini
Per l’infezione, coltura di pus dal dotto della ghiandola salivare
Non esistono esami idonei per misurare la produzione di saliva. Tuttavia, le ghiandole salivari possono essere spremute (munte) per osservare il flusso salivare attraverso i dotti.
L’edema da ostruzione di un dotto salivare viene diagnosticato in base alla relazione tra l’assunzione di cibo o bevande che stimola il flusso di saliva e l’insorgenza del dolore. Per diagnosticare le altre cause di edema, il dentista o il medico può effettuare una biopsia per prelevare un campione della ghiandola salivare da esaminare al microscopio. Altre cause dell’ostruzione possono essere individuate mediante tecniche più recenti che usano endoscopi molto piccoli che possono essere inseriti nei dotti delle ghiandole salivari.
Se i medici non riescono a stabilire la diagnosi durante l’esame obiettivo, possono effettuare alcuni studi di diagnostica per immagini, come la tomografia computerizzata (TC), l’ecografia o la scialografia. La scialografia è un tipo di radiografia acquisita dopo aver iniettato un mezzo di contrasto visibile ai raggi x nelle ghiandole salivari e nei dotti.
Se si sospetta un’infezione, i medici ricercano l’infiammazione attraverso esami di diagnostica per immagini, come tomografia computerizzata (TC), ecografia, o una risonanza magnetica per immagini (RMI). Se il medico riesce a spremere il pus dal dotto della ghiandola, questo viene sottoposto a coltura (inviato in laboratorio per far crescere i batteri).
Trattamento delle patologie delle ghiandole salivari
Per la bocca secca: buona igiene dentale e talvolta farmaci
Per i calcoli: analgesici, assunzione di liquidi, misure fisiche o talvolta la rimozione
Per le infezioni: antibiotici e misure fisiche
Per l’edema: vari trattamenti, eventualmente anche quello chirurgico
Per la bocca secca le persone dovrebbero
evitare farmaci che riducono la produzione di saliva
bere liquidi nel corso della giornata
lavarsi i denti e passare il filo interdentale regolarmente
usare collutori a base di fluoro
andare dal dentista per un controllo e la pulizia ogni 3-4 mesi
talvolta, un sostituto della saliva a base di carbossimetilcellulosa come collutorio
talvolta, masticare gomme senza zucchero o succhiare pastiglie allo xilitolo
Alcuni dentisti prescrivono cappucci dentali in plastica pieni di gel al fluoro da indossare la notte per prevenire la carie dentale dovuta alla bocca secca. A volte, i farmaci che aumentano la produzione di saliva, come cevimelina o pilocarpina, aiutano ad alleviare i sintomi. Tali farmaci possono non essere utili se il danno alle ghiandole salivari è dovuto a radiazioni.
Per i calcoli delle ghiandole salivari è possibile assumere antidolorifici (analgesici), bere molto, massaggiare le ghiandole, applicare impacchi caldi e attivare il flusso salivare con succo o spicchi di limone, caramelle aspre o una combinazione di questi alimenti. Se il calcolo non scompare spontaneamente, a volte un dentista può spingerlo fuori premendo su entrambi i lati del dotto. Se la procedura fallisce è possibile ricorrere a uno strumento sottile, come un filo metallico, per far uscire il calcolo. L’ultima risorsa è l’asportazione chirurgica o mediante un endoscopio del calcolo.
Per le infezioni delle ghiandole salivari, i medici prescrivono antibiotici e chiedono ai pazienti di massaggiare le ghiandole e applicare impacchi caldi. Un ascesso salivare deve essere inciso e drenato. È inoltre importante mantenere lo stato di idratazione, attivare la produzione salivare con succo di limone e caramelle dure e avere una buona igiene orale.
Il trattamento dell’edema delle ghiandole salivari varia in base alla causa. Un mucocele che non si riassorbe spontaneamente può essere asportato chirurgicamente, se diviene fastidioso. Allo stesso modo, si può asportare chirurgicamente un tumore delle ghiandole salivari di natura benigna o maligna.
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