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24/05/2012

Acidi nucleici e DNA


 

Gli acidi nucleici sono dei composti chimici di grande importanza biologica; tutti gli organismi viventi contengono acidi nucleici sotto forma di DNA ed RNA (rispettivamente acido desossiribonucleico ed acido ribonucleico). Gli acidi nucleici sono molecole molto importanti perché esercitano un controllo primario sui processi vitali fondamentali in tutti gli organismi.
Tutto fa pensare che gli acidi nucleici abbiano svolto un identico ruolo sin dalle prime forme di vita primitiva che hanno potuto sopravvivere (come i batteri).
Nelle cellule degli organismi viventi il DNA è presente soprattutto nei cromosomi (nelle cellule in divisione) e nella cromatina (nelle cellule intercinetiche).
Esso è presente anche fuori del nucleo (in particolare nei mitocondri e nei plastidi, ove assolve la sua funzione di centro di informazioni per la sintesi di parte o di tutto l'organulo).
L'RNA, invece, è presente sia nel nucleo che nel citoplasma: nel nucleo esso si trova più concentrato nel nucleolo; nel citoplasma si trova più concentrato nei polisomi.
La struttura chimica degli acidi nucleici è abbastanza complessa; essi sono formati da nucleotidi, ognuno dei quali (come abbiamo visto) è formato da tre componenti: idrato di carbonio (pentoso), base azotata (purinica o pirimidinica) e acido fosforico.
Gli acidi nucleici sono dunque lunghi polinucleotidi, risultanti dal concatenamento di unità dette nucleotidi. La differenza tra DNA e RNA sta nel pentoso e nella base. Ci sono due tipi di pentoso, uno per ogni tipo di acido nucleico:
1) Ribosio nell'RNA;
2) Dessosiribosio nel DNA.
Anche per quanto riguarda le basi dobbiamo ripeteree la distinzione; le basi pirimidinichecomprendono:
1) Citosina;
2) Timina, presente solo nel DNA;
3 ) Uracile, presente solo nell'RNA.
Le basi puriniche sono, invece, costituite da:
1) Adenina
2) Guanina.
Riassumendo, nel DNA troviamo: Citosina - Adenina - Guanina - Timina (C-A-G-T ); mentre nell'RNA abbiamo: Citosina - Adenina - Guanina - Uracile (C-A-G-U).
Tutti gli acidi nucleici hanno la struttura a catena lineare polinucleotidica; la specificità dell'informazione è data dalla diversa sequenza delle basi.

STRUTTURA DEL DNA

I nucleotidi della catena del DNA sono legati con legame estere fra acido fosforico e pentoso; l'acido si trova legato al carbonio 3 del pentoso di nucleotide e al carbonio 5 del successivo; in questi legami esso utilizza due dei suoi tre gruppi acidi; il gruppo acido rimanente dà il carattere acido alla molecola e permette di formare legami con proteine basiche.
Il DNA ha una struttura a doppia elica: due catene complementari, di cui una «scende» e l'altra «sale». A tale disposizione corrisponde il concetto di catene «antiparallele», cioè parallele ma con direzioni opposte. Partendo da un lato, una delle catene inizia con un legame fra acido fosforico e carbonio 5 del pentoso e finisce con un carbonio 3 libero; mentre la direzione della catena complementare è opposta. Vediamo inoltre che i legami idrogeno tra queste due catene avvengono solo fra una base purinica ed una pirimidinica e viceversa, cioè fra Adenina e Timina e tra Citosina e Guanina, e viceversa; i legami idrogeno sono due nella coppia A-T, mentre nella coppia G-C i legami sono tre. Ciò significa che la seconda coppia ha una maggiore stabilità.

REDUPLICAZIONE DEL DNA

Come già accennato a proposito del nucleo intercinetico, il DNA può trovarsi nelle fasi «autosintetica» ed «allosintetica», cioè rispettivamente impegnato a sintetizzare coppie di se stesso (autosintesi) oppure un'altra sostanza (RNA: allosintesi).L'attività intercinetica viene a questo proposito divisa in tre fasi, chiamate G1, S, G2. Nella fase G1 (in cui G può essere preso come iniziale di growth, accrescimento) la cellula sintetizza, sotto il controllo del DNA nucleare, tutto ciò che occorre al proprio metabolismo. Nella fase S (in cui S sta per sintesi, cioè sintesi di nuovo DNA nucleare) avviene la reduplicazione del DNA. Nella fase G2 la cellula riprende l'accrescimento, preparandosi alla divisione successiva.

Proteine dell'uovo, albumine


 Proteine dell'uovo in polvere - 100% da albume d'uovo di gallina, 81% proteine

Nonostante le uova siano un ottima fonte di proteine, molte persone sono spaventate dall'elevato contenuto in grassi e colesterolo. La quota proteica si distribuisce più o meno equamente nel tuorlo e nell'albume (prevale leggermente in quest'ultimo), mentre grassi e colesterolo sono contenuti esclusivamente nel tuorlo.Proteine dell'uovoGli albumi liquidi - freschi, pastorizzati o liotizzati - rappresentano quindi un'ottima soluzione per chi desidera aumentare l'apporto proteico della propria dieta senza introdurre lipidi in eccesso. Analogo discorso per leproteine d'uovo in polvere, a cui si aggiunge il grande vantaggio della praticità.
Nel campo dell'integrazione alimentare, le ovoalbumine rappresentano la tradizionale alternativa alle proteine del siero del latte. Il valore biologico e l'efficienza proteica sono infatti simili, così come gli altri indici di qualità proteica. Le proteine d'albume d'uovo hanno ungusto leggermente salato, mentre quelle del siero si avvantaggiano per un sapore più delicato e per il costo leggermente inferiore. Le proteine d'albume d'uovo, in compenso, rappresentano la scelta ideale per tutti quegli sportivi che non tollerano i derivati del latte. Rispetto alle fonti vegetali, le ovoalbumine godono di un profilo aminoacidico migliore, perché caratterizzato da un ottimo equilibrio tra i vari amminoacidi essenziali. I tempi di digestione delleproteine d'uovo risultano intermedi tra le più veloci sieroproteine e le più lente caseine; di conseguenza possiedono un ottimo potere saziante.

Il tuorlo d'uovoL'albume d'uovo
Proprietà funzionali dell'uovoConservazione delle uova
EtichettaturaUova fresche
Uova e colesteroloUova di pasqua

LO SAPEVI CHE: le proteine dell'albume d'uovo crude sono scarsamente digeribili, a causa della presenza di ovomucoide (attività antitripsinica), lisozima (un agente antibatterico) ed avidina (che impedisce l'assorbimento della vitamina H). Al contrario, le proteine del tuorlo d'uovo sono facilmente digeribili crude, mentre la cottura ad elevate temperature (frittura a oltre 200°C, bollitura) ne diminuisce la digeribilità prolungando i tempi di digestione.


Valori nutrizionali
proteine del siero del latte in polvere
 
Valori nutrizionali
proteine dell'albume d'uovo in polvere
100g30g100g30g
Valore energetico
392 Kcal117,6 Kcal
Valore energetico
380,9 Kcal114,27 Kcal

1646 Kj493,8 Kj

1600 Kj480 Kj
Proteine
80 g24 g
Proteine
80,9 g24,27 g
Carboidrati
6,6 g2 g
Carboidrati
1 g0,3g
Grassi
5,1 g1,53 g
Grassi
5 g1,5 g

Profilo aminoacidico

g/100 gg/30 g
Acido aspartico
8,82,64
Acido Glutammico
14,54,35
Alanina
4,01,20
1,70,51
Cisteina
1,80,54
2,40,72
Glicina
3,41,02
5,11,53
Istidina
1,40,42
Leucina* °
8,52,55
7,72,31
Metionina*
1,60,48
Prolina
4,41,32
Serina
3,71,11
2,10,63
Treonina*
5,41,62
1,10,33
Valina* °
4,71,41
Profilo aminoacidico

g/100 gg/30 g
Acido aspartico
6,672
Acido Glutammico
8,716,61
Alanina
3,791,14
Arginina
3,571,07
Cisteina
1,690,51
Fenilalanina*
3,831,15
Glicina
2,300,7
Isoleucina* °
3,711,11
Istidina
1,480,44
Leucina* °
5,531,66
Lisina*
4,471,34
Metionina*
2,260,68
Prolina
2,50,70
Serina
4,521,36
Tirosina
2,550,76
Treonina*
2,990,90
Triptofano*
0,800,24
Valina* °
4,171,25

In 100 grammi di uova ritroviamo circa 12 grammi e mezzo di proteine; considerando che un uovo di medie dimensioni pesa circa 60 grammi, per ogni uovo consumato forniamo all'organismo circa 7 grammi e mezzo di proteine.

Proteine nelle urine



 La significativa presenza di proteine nelle urine, che i medici sono soliti indicare con il termine tecnico proteinuria, può essere dovuta a danni renali o ad altre condizioni piuttosto serie. Fortunatamente, concentrazioni proteiche urinarie superiori alla norma possono anche rientrare nell'ambito del fisiologico, come accade in particolari situazioni, quali l'intensa attività fisica, la febbre e gli stress emozionali severi.

Proteine nelle urineNel sangue di ogni individuo circolano moltissimeproteine, che risultano a dir poco essenziali per l'organismo; esse, infatti, svolgono funzioni di trasporto (nutrienti, gas, ormoni ecc.), immunitarie (difesa da virus, batteri ecc.) e regolatrici (metabolismo, coagulazione, pH e volume ematico ecc.).
A livello renale, il sangue viene purificato dai prodotti di rifiuto e dalle sostanze presenti in eccesso, subendo una sorta di setacciatura; le maglie di questo finissimo setaccio vengono attraversate da numerose sostanze, che finiscono nel filtrato per essere poi riassorbite od espulse attraverso le urine a seconda delle necessità biologiche. Tra tutte queste sostanze non rientrano le proteine, che fatta eccezione per quelle di minori dimensioni, risultano pressoché assenti nel filtrato e nell'urina. Nel corso della vita può tuttavia accadere che per colpa di patologie o problemi di altro genere (ipertensione, diabete, infezioni renali, malformazioni congenite ecc.), le maglie del setaccio renale si allentino, lasciando passare maggiori quantità di proteine. Di riflesso le concentrazioni proteiche dell'urina - valutate tramite un comune esame su un campione urinario - aumentano sensibilmente. In base al valore registrato analizzando le urine raccolte nell'arco delle 24 ore, i medici parlano di:
  • Microalbuminuria (30-150 mg)*
  • Proteinuria lieve (150-500 mg)*
  • Proteinuria moderata (500-1000 mg)
  • Proteinuria grave (1000-3000 mg)
  • Proteinuria nel range della sindrome nefrotica (> 3500 mg)
*La proteinuria è definita come un'escrezione urinaria di proteine superiore a 150 mg al giorno; altre fonti elevano tale soglia a 300 mg, tale per cui sotto i 300 mg/die si parla di microalbuminuria e sopra i 300 mg/die si parla di proteinuria

Un test semi-quantitativo denominato dipstick urinario (dall'inglese dip-and-read test strip, quindi basato sull'utilizzo di striscette reattive) viene utilizzato come esame di screening per la popolazione generale; qualora l'esito risulti positivo, il test può essere ripetuto a distanza di pochi giorni per escludere rialzi occasionali associati a condizioni non patologiche. Quando la diagnosi viene confermata, o allo stick urinario si apprezzano proteinurie severe, si procede alla raccolta delle urine nell'arco delle 24 ore; è inoltre possibile valutare le proporzioni e le concentrazioni delle varieproteine plasmatiche mediante elettroforesi urinaria (particolarmente importante quando si sospetta che la proteinuria sia legata ad un'aumentata sintesi di proteine plasmatiche, come succede nel mieloma multiplo).
La lettura dello stick dà informazioni essenzialmente di tipo qualitativo, che possono essere così suddivise:
  • "negativo";
  • "tracce" (corrispondente approssimativamente a 10-20 mg/dL);
  • "proteine 1+" (circa 30 mg/dL);
  • "proteine 2+" (circa 100 mg/dL);
  • "proteine 3+" (circa 300 mg/dL);
  • "proteine 4+" (circa 1000 mg/dL).
Al posto del dipstick o del tradizionale esame delle urine nell'arco delle 24 ore, sempre più spesso i medici utilizzano una nuova tecnica, basata sul rapporto tra le concentrazioni urinarie di albumina(la più abbondante proteina plasmatica) e creatinina (un prodotto di rifiuto derivante dal normale metabolismo muscolare). Questo esame - noto anche come ACR, dall'inglese albumin-to-creatinine ratio - considera meritevole di approfondimenti diagnostici qualsiasi situazione in cui si registrino più di 30 mg di albumina per ogni grammo di creatinina (30 mg/g o 30 mcg/mg). Anche in questo caso, di fronte ad una positività dei valori, l'esame viene ripetuto dopo una o due settimane e - nel caso in cui il soggetto risultasse nuovamente positivo - viene seguito da altri esami di approfondimento per valutare la funzionalità renale.

Proteine nelle urine: le cause

Come anticipato, l'ipertensione ed il diabete rappresentano i due principali fattori di rischio per la proteinuria, la cui incidenza aumenta significativamente con l'aumentare dell'età e del BMI. La presenza di proteine nelle urine può essere legata anche ad una glomerulonefrite acuta, ad unaglomerulonefrite focale, all'amiloidosi, a nefropatie IgA dipendenti, a malattie cardiache (pericardite, insufficienza cardiaca), al mieloma multiplo, alla leucemia, alla malaria, all'anemia falciforme, all'artrite reumatoide, alla sacroidosi, al lupus eritematoso sistemico, ad avvelenamento da metalli pesanti ed a glomerulonefriti a proliferazione mesangiale.
Oltre a queste circostanze meramente patologiche, sensibili rialzi delle concentrazioni proteiche urinarie possono associarsi anche a condizioni tutto sommato fisiologiche (si parla in questo caso di proteinuria transitoria). L'esposizione al freddo o al calore intenso, la febbre, gli stress emozionali severi e l'esercizio fisico strenuo (sia sportivo che lavorativo), possono infatti elevare significativamente la quantità di proteine riscontrata nel campione urinario. Anche la gravidanzapuò associarsi ad una lieve proteinuria, anche se concentrazioni proteiche significative dovrebbero far sospettare un'infezione urinaria in corso o lo sviluppo di pre-eclampsia.
La proteinuria ortostatica è una patologia relativamente comune nei bambini e nei giovani adulti, che si associa a perdite significative di proteine nell'urina durante la posizione eretta (ortostatica). Presumibilmente, tale condizione è legata all'aumento della pressione sui glomeruli renali, cosa che forza anche il passaggio delle proteine tra le maglie di questi filtri. Nella posizione sdraiata (clinostatica), la pressione diminuisce e la perdita di proteine si riduce; i medici considerano questo disturbo di origine benigna, dato che nella grande maggioranza dei casi regredisce spontaneamente con la crescita. La proteinuria ortostatica viene diagnosticata attraverso una raccolta delle urine divisa in 2 campioni: uno ottenuto in posizione eretta ed uno ottenuto di notte, dopo che il giovane paziente ha riposato per alcune ore ed ha vuotato la vescica prima di coricarsi.

Proteine nelle urine: sintomi e trattamento

Tra i sintomi della proteinuria - generalmente assenti nei casi lievi o moderati - rientrano la presenza di schiuma nelle urine e l'edema, cioè l'abnorme accumulo di liquidi negli spazi interstiziali a causa di un calo della pressione oncotica del plasma. La ritenzione idrica, con comparsa di edemi e gonfiori (soprattutto alle mani, ai piedi e alle caviglie, quindi al viso e all'addome nei casi più gravi), è comunque un segno tardivo, tipico degli stadi più severi di proteinuria.
Il trattamento della proteinuria è rivolto ad eliminare o perlomeno a controllare le cause che hanno portato all'aumento della concentrazione di proteine nell'urina; l'ipertensione, ad esempio, può essere controllata mediante farmaci ACE-inibitori o antagonisti dei recettori dell'angiotensina(ARBs).

Proteine plasmatiche


 

Le proteine plasmatiche circolano nel sangue ricoprendo le funzioni più disparate; essenziali per il trasporto delle sostanze liposolubili, intervengono anche nella risposta immunitaria, nella coagulazione del sangue, nei processi infiammatori e nella regolazione di varie attività dell'organismo (ormoni peptidici, enzimi, sistemi tampone ecc.).

Il fegato è l'organo chiave nella sintesi di molte proteine plasmatiche; non a caso, la loro concentrazione diminuisce in presenza di una ridotta funzionalità epatica, come succede durante la cirrosi o altre malattie croniche del fegato.

Albumina (55-65%) e globuline (25-35%) rappresentano da sole il 95% circa delle proteine plasmatiche circolanti, che nell'insieme costituiscono il 7% circa del plasma; la loro quantità e le rispettive proporzioni possono essere valutate a partire da un semplice esame del sangue. Inoltre, il contributo qualitativo delle varie frazioni proteiche può essere valutato mediante elettroforesi, quindi sottoponendo ad un campo elettrico le proteine plasmatiche, poste in un supporto su cui possano scorrere (acetato di cellulosa, gel di agar o gel di poliacrilamide). Il richiamo verso il polo positivo (anodo) dipende dalla carica elettrica, dalla massa e dalla forma della proteina plasmatica; l'elettroforesi è quindi utile per differenziare le cause di iper e di ipoproteinemie (aumenti e cali delle proteine plasmatiche), caratterizzarle in selettive (aumento/calo di una singola frazione) o non selettive (aumento/calo generalizzato), e rilevare la presenza di proteine anomale (come le gammopatie monoclonali, derivanti da una sintesi alterata di immunoglobuline sostenuta da alterazioni benigne o maligne del sistema immunitario, dalle quali originano cloni di linfociti B che ipersintetizzano un solo tipo di anticorpo).
L'elettroforesi viene eseguita sul siero, nel quale è però normalmente assente il fibrinogeno, che da solo rappresenta il 4% delle proteine plasmatiche.

Proteine PlasmaticheComponenti principaliPercentualeValore
Totali  6.4 -8.3 g/dL
rapporto albumina/globuline 1.13 - 1.94
albumina 53 - 66 %3.5-5.0 g/dL
globuline alfa 1α1-antitripsina, α1-glicoproteina acida, α1-lipoproteina,1.9-4.5 %0,14 - 0,33 g/dL
globuline alfa 2α2-macroglobulina, aptoglobina, ceruloplasmina, α2-lipoproteina6.5-13 %0,48 - 0,96 g/dL
globuline beta 1transferrina, β-lipoproteine4 - 6 %0,3 - 0,44 g/dL
globuline beta 2Complemento C31 - 3 %0,07 - 0, 22 g/dL
globuline gammaIgA, IgD, IgE, IgG e IgM10.5-21 %0,77 - 1,54 g/dL

Elettroforesi o Protidogramma:


Proteine plasmatiche

Aumento delle proteine plasmatiche totali (raro), possibili cause:

  1. Per disidratazione, emoconcentrazione, stasi venosa durante il prelievo (aumento proporzionale di tutte le frazioni).
  2. Aumento delle gamma-globuline (nonostante il calo dell'albumina) in alcune situazioni di cirrosi epatica, malattie autoimmuni etc.
  3. Presenza di proteine abnormi (gammopatie policlonali o monoclonali) etc.

Calo delle proteine totali (frequente), cause:

  1. Per iperidratazione, aumento della volemia (riduzione proporzionale di tutte le frazioni).
  2. Diminuita sintesi per insufficiente apporto alimentare. Es.: permalassorbimento, per epatopatie croniche, malnutrizione, gravi immunodeficienze ecc.
  3. Per perdita proteica  dal rene (sindrome nefrosica), dall'intestino, per emorragie, per neoplasie, per ustioni, etc..
  4. Eccessivo catabolismo proteico endogeno (ustioni,ipertiroidismo, neoplasie, sovrallenamento).
Proteine plasmatiche, quadri patologici

Diversi tracciati elettroforetici con patologie connesse

Patologie elettroforesi proteine plasmatiche

Le proteine



Le proteine



ProteineQualità delle proteine
Proteine e sana alimentazioneProteine vegetali
Proteine del latteEccesso proteine
Quante proteine?Digestione proteine
Alimenti ricchi di proteineI protidi
Assunzione di proteineProteine e bodybuilding
Integratori di proteineApporti proteici
Proteine e carboidratiChimica delle proteine
Proteine dell'uovo - Proteine del risoProteine in polvere
Integratori proteiciWhey proteine
Fabbisogno proteicoProteine plasmatiche
Proteine della soiaProteine animali


Le proteine o protidi (dal greco protos, "primario") rappresentano un ampio gruppo di composti organici formati da sequenze di aminoacidi legate tra loro attraverso legami peptidici. Possiamo immaginare gli aminoacidi come i mattoni per la costruzione delle proteine ed i legami peptidici come il collante che li tiene uniti tra loro.
Le proteine esprimono la maggior parte dell'informazionegenetica: In base alla loro funzione possono essere distinte in: enzimi, di trasporto, contrattili, strutturali, di difesa e regolatrici
Le proteine sono soggette ad un continuo processo di demolizione e sintesi, il turnover proteico, attraverso il quale l'organismo è in grado di rinnovare continuamente le proteine logorate sostituendole con nuovo materiale proteico. Inoltre questo processo permette all'organismo di rimpiazzare gli aminoacidi utilizzati a scopo energetico e di depositarne eventualmente di nuovi per rinforzare determinati tessuti (ad esempio in seguito ad esercizio fisico). La quota di aminoacidi che quotidianamente vengono degradati si attesta mediamente intorno ai 30-40 g/die.
Questa quota viene chiamata quota proteica di logorio e deve essere introdotta quotidianamente con la dieta perché il nostro organismo non dispone di riserve proteiche; tutte le proteine presenti nel nostro corpo (circa il 12-15% della massa corporea) sono infatti funzionali.
Gli aminoacidi coinvolti nella sintesi proteica sono 20 e tra questi 20 otto sono essenziali [ leucina, isoleucina e valina (BCAA), lisina, metionina, treonina, fenilalanina, triptofano] durante l'accrescimento altri due aminoacidi, l'arginina  l'istidina diventano essenziali.
Il termine essenziali sta ad indicare l'incapacità dell'organismo di sintetizzare questi aminoacidi a partire da altri aminoacidi tramite trasformazioni biochimiche. Questi aminoacidi devono essere pertanto introdotti con la dieta. Gli alimenti di origine animale hanno il profilo aminoacidico migliore perché generalmente presentano tutti gli aminoacidi essenziali in buone quantità. A differenza di questi, gli alimenti di origine vegetali presentano solitamente carenze di uno o più aminoacidi essenziali. Tuttavia queste mancanze possono essere superate attraverso giuste associazioni alimentari ad esempio PASTA e FAGIOLI. Si parla in questo caso di mutua integrazione perché gli aminoacidi di cui è carente la pasta vengono forniti dai fagioli e viceversa.

CALORIE: Bruciando un grammo di proteine si sviluppa un calore medio di 5,65 Kcal. Tuttavi,a poiché il nostro organismo non è in grado di utilizzare l'azoto in esse contenuto il loro potere energetico si riduce a 4,35 Kcal per grammo.
Normalmente viene assorbito il 92% delle proteine introdotte con la dieta (il 97% di quelle animali ed il 78% di quelle vegetali).
Ne consegue le proteine forniscono al nostro corpo in media 4 Kcal per grammo.

DIGESTIONE DELLE PROTEINE

A livello gastrico (stomaco) le proteine subiscono una parziale degradazione in amminoacidi (grazie all'azione del succo gastrico e dell'acido cloridrico) che verrà completata nella prima parte dell'intestino tenue (duodeno).


PER OTTIMIZZARE LA DIGESTIONE E L'ASSORBIMENTO DELLE PROTEINE è bene:
evitare di associare proteine di diversa provenienza (uova e formaggi, oppure latte e carni)
evitare di associare proteine con un pasto ricco di carboidrati (una piccola quantità, come un pezzo di pane è ovviamente tollerata)
abbinando piccole dosi di alimenti acidi come il succo di limone o aceto
associare al pasto proteico un po' di verdura che oltre ad evitare fenomeni di putrefazione intestinale, grazie all'elevato apporto di vitamine e minerali favorisce l'azione enzimatica

PLASMAFERESI: COS'È, COME FUNZIONA, A COSA SERVE E QUALI SONO I POSSIBILI RISCHI


plasmaferesi La plasmaferesi è una procedura che consente di separare il plasma, cioè la componente liquida del sangue, dalla parte corpuscolata, costituita principalmente da globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

La separazione avviene attraverso apparecchiature specifiche, chiamate separatori cellulari, che utilizzano principalmente due tecniche: la centrifugazione oppure la filtrazione attraverso membrane.

Durante la procedura il sangue viene prelevato attraverso un accesso venoso e fatto passare nell'apparecchiatura, che separa il plasma dalla componente cellulare. Quest'ultima può essere restituita alla circolazione sanguigna, mentre il plasma viene raccolto oppure eliminato, a seconda dello scopo della procedura.

È importante distinguere due tipi principali di plasmaferesi:

  • Plasmaferesi produttiva: viene effettuata per raccogliere il plasma destinato alla produzione di medicinali plasmaderivati.

  • Plasmaferesi terapeutica: viene effettuata per rimuovere dal sangue del paziente sostanze potenzialmente dannose presenti nel plasma.

CHE COS'È IL PLASMA E COSA CONTIENE?

Il plasma rappresenta la componente liquida del sangue e costituisce circa il 55% del suo volume complessivo.

È formato prevalentemente da acqua e contiene numerose sostanze indispensabili per il funzionamento dell'organismo, tra cui:

  • Proteine plasmatiche, come albumina e globuline.

  • Anticorpi, chiamati anche immunoglobuline.

  • Fattori della coagulazione, tra cui il fibrinogeno.

  • Ormoni e altre sostanze regolatrici.

  • Elettroliti e sali minerali.

  • Nutrienti, come glucosio, aminoacidi, vitamine e lipidi.

  • Prodotti del metabolismo destinati all'eliminazione.

Il plasma svolge funzioni fondamentali: trasporta sostanze nutritive, ormoni e prodotti di scarto, contribuisce a mantenere il volume circolante e partecipa alla coagulazione e alla difesa immunitaria.

PLASMAFERESI PRODUTTIVA: LA DONAZIONE DEL PLASMA

La plasmaferesi produttiva è una forma di donazione attraverso la quale viene raccolto il plasma di un donatore idoneo.

Durante la procedura, il sangue viene prelevato e fatto passare attraverso un separatore automatico. Il plasma viene raccolto in apposite sacche, mentre la componente cellulare viene restituita al donatore.

Il plasma raccolto viene sottoposto a controlli e può essere utilizzato per la produzione di farmaci plasmaderivati.

Tra questi medicinali troviamo:

  • Albumina umana.

  • Immunoglobuline.

  • Fattori della coagulazione.

  • Altre proteine plasmatiche utilizzate a scopo terapeutico.

Questi medicinali sono importanti per il trattamento di persone affette da specifiche patologie o da carenze di determinate proteine.

Per esempio, alcune persone affette da emofilia A o B presentano una carenza rispettivamente del fattore VIII o del fattore IX della coagulazione. Questi fattori possono essere ottenuti dal plasma umano oppure prodotti con tecnologie ricombinanti.

Il plasma può inoltre essere utilizzato, dopo gli opportuni controlli e trattamenti, come plasma per uso trasfusionale, quando vi sia una specifica indicazione clinica.

PLASMAFERESI TERAPEUTICA: QUANDO VIENE UTILIZZATA?

Diversamente dalla donazione, la plasmaferesi terapeutica non ha lo scopo di raccogliere plasma per produrre farmaci.

È una procedura medica che serve a rimuovere dal sangue del paziente sostanze presenti nel plasma e considerate responsabili, o coinvolte, in determinati processi patologici.

Tra queste sostanze possono esserci:

  • Autoanticorpi.

  • Immunocomplessi.

  • Proteine anomale.

  • Alcune sostanze circolanti coinvolte in malattie autoimmuni o neurologiche.

Durante la procedura il plasma del paziente viene separato dalla componente cellulare, che viene generalmente restituita alla circolazione insieme a un liquido di sostituzione.

Il plasma rimosso viene sostituito, secondo la patologia e le indicazioni mediche, principalmente con albumina umana, soluzione fisiologica o plasma fresco congelato.

La scelta del liquido di sostituzione dipende dalla malattia trattata e dalle condizioni cliniche del paziente.

In quali patologie può essere utilizzata?

La plasmaferesi terapeutica, più precisamente denominata scambio plasmatico terapeutico, può essere indicata in diverse condizioni, tra cui:

  • Alcune forme di sindrome di Guillain-Barré.

  • Alcune forme di miastenia gravis, soprattutto nelle riacutizzazioni.

  • Porpora trombotica trombocitopenica.

  • Alcune malattie neurologiche e autoimmuni.

  • Alcune patologie caratterizzate dalla presenza di anticorpi o proteine anomale nel sangue.

L'indicazione deve essere stabilita da uno specialista, in base alla diagnosi, alla gravità della malattia e alle condizioni generali della persona.

La plasmaferesi non è una cura universale per le malattie autoimmuni o neurologiche. La sua efficacia dipende dalla patologia e dalla specifica indicazione terapeutica.

DOMANDE E RISPOSTE SULLA PLASMAFERESI

QUANTO PLASMA VIENE PRELEVATO DURANTE UNA DONAZIONE?

La quantità di plasma raccolta dipende dal peso del donatore, dalle caratteristiche individuali e dai limiti previsti dalla normativa e dai protocolli del servizio trasfusionale.

In Italia il volume massimo consentito per una singola donazione può arrivare generalmente a 700 ml, al netto della soluzione anticoagulante.

Non esiste quindi un quantitativo fisso valido per tutti.

OGNI QUANTO TEMPO SI PUÒ DONARE IL PLASMA?

In Italia la donazione di plasma può essere effettuata con un intervallo minimo generalmente previsto di 14 giorni, nel rispetto dei limiti annuali di volume e dei requisiti di idoneità.

Il numero di donazioni consentite dipende dal volume raccolto e dalle disposizioni applicabili.

È il medico del servizio trasfusionale a verificare l'idoneità e la possibilità di effettuare una nuova donazione.

LA PLASMAFERESI È PERICOLOSA PER LA SALUTE DEL DONATORE?

La donazione di plasma mediante aferesi è generalmente ben tollerata e viene effettuata sotto controllo sanitario.

Durante la procedura il volume dei liquidi viene compensato attraverso la restituzione della componente cellulare e, quando necessario, mediante l'utilizzo di soluzioni specifiche.

Le proteine plasmatiche vengono progressivamente ricostituite dall'organismo. I tempi di recupero non sono identici per tutte le proteine e possono variare in base alla quantità di plasma donata, alla frequenza delle donazioni e alle condizioni individuali.

Come ogni procedura medica, anche la plasmaferesi può comportare effetti indesiderati.

Tra quelli possibili troviamo:

  • Formicolii alle labbra, alle mani o ai piedi.

  • Sensazione di freddo.

  • Capogiri e abbassamento della pressione.

  • Nausea.

  • Reazioni legate all'accesso venoso.

  • Riduzione temporanea del calcio nel sangue.

Nella plasmaferesi terapeutica possono verificarsi anche alterazioni delle proteine plasmatiche e dei fattori della coagulazione, oltre a reazioni ai liquidi utilizzati per la sostituzione.

Per questo motivo la procedura richiede controlli clinici e laboratoristici.

QUALI CARATTERISTICHE DEVE AVERE UN DONATORE?

Per donare il plasma è necessario essere valutati idonei dal personale medico del servizio trasfusionale.

Tra i requisiti generali previsti in Italia rientrano:

  • Età minima di 18 anni.

  • Peso corporeo non inferiore a 50 kg.

  • Condizioni generali di salute compatibili con la donazione.

  • Valori di emoglobina e proteine plasmatiche compatibili con i requisiti previsti.

  • Assenza di condizioni o comportamenti che comportino un rischio per il donatore o per il ricevente.

Prima della donazione vengono raccolte informazioni sulla storia clinica, sulle eventuali malattie, sulle terapie farmacologiche assunte e sui possibili fattori di rischio per le infezioni trasmissibili con il sangue.

È fondamentale comunicare al medico tutti i farmaci assunti, le allergie e gli eventuali problemi di salute.

L'idoneità non dipende soltanto dai valori degli esami, ma da una valutazione medica complessiva.

QUANTO DURA UNA DONAZIONE DI PLASMA?

La durata varia in base al volume da raccogliere, alle caratteristiche del donatore e al funzionamento dell'apparecchiatura.

Generalmente una donazione di plasma mediante aferesi richiede circa 40-60 minuti, ai quali si aggiungono i tempi necessari per l'accettazione, la preparazione e il controllo successivo.

La plasmaferesi terapeutica può richiedere tempi più lunghi, anche di una o due ore, a seconda della quantità di plasma da scambiare e della tecnica utilizzata.

COSA SIGNIFICA ACD-A?

ACD-A significa Anticoagulant Citrate Dextrose Solution A.

È una soluzione anticoagulante contenente citrato e destrosio, utilizzata durante alcune procedure di aferesi per impedire la coagulazione del sangue all'interno del circuito extracorporeo.

Il citrato lega temporaneamente il calcio presente nel sangue e può determinare una riduzione transitoria del calcio ionizzato.

Questo fenomeno può provocare:

  • Formicolio alle labbra.

  • Formicolio alle dita delle mani e dei piedi.

  • Sensazione di intorpidimento.

  • Nei casi più importanti, crampi muscolari o altri disturbi.

Se compaiono questi sintomi, è necessario avvisare immediatamente il personale sanitario, che valuterà gli interventi opportuni, compresa l'eventuale somministrazione di calcio.

Non bisogna assumere integratori di calcio autonomamente durante la procedura.

PLASMAFERESI E SICUREZZA: UNA PRECISAZIONE IMPORTANTE

La plasmaferesi è una procedura medica che deve essere eseguita in strutture autorizzate e da personale qualificato.

La valutazione preventiva, il monitoraggio durante il trattamento e i controlli successivi sono fondamentali per ridurre i rischi e individuare tempestivamente eventuali complicanze.

La scelta di ricorrere alla plasmaferesi terapeutica deve sempre essere individualizzata e condivisa con gli specialisti che seguono il paziente.


INFORMAZIONE E DIVULGAZIONE

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non sostituisce il parere del medico, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche degli specialisti.

Le informazioni riportate non devono essere utilizzate per iniziare, interrompere o modificare autonomamente una terapia.

 
Ogni sintomo, accertamento e trattamento deve essere valutato in base alla situazione individuale.

Nota editoriale: ho evitato di riportare il vecchio elenco rigido di emoglobina, piastrine e proteine come requisiti universali, perché l'idoneità viene valutata secondo i criteri trasfusionali applicabili.

 data di ultimo aggiornamento: 5 novembre 2026.



©MelisStefania

Genziana



Genziana


Che cos’è

Le genziane sono un gruppo di piante erbacee annuali o perenni della famiglia delle Genzianacee.
Sono diffuse nell'arco alpino e sugli Appennini nella varietà comune, dai fiori blu e nella varietà maggiore, con fiori gialli e alta fino a un metro.
Si può trovare nei climi alpini di tutti i continenti e viene utilizzata e coltivata per il suo sapore amaro, ma non tossico, per la preparazione di numerosi liquori o digestivi.
Attualmente la raccolta spontanea è regolamentata in molte regioni perché si tratta di specie protetta.

Le attività

Dalla radice si ricavano sostanze amarissime come i glucosidi amari e la genziopicrina che agiscono sulla digestione e sulla produzione di muco gastrico.
Ha effetto leggermente antisettico e tradizionalmente veniva utilizzata anche come lassativo, febbrifugo e disinfettante per la cute.
Aumenta la quantità di succo gastrico poiché influenza la secrezione di cloro e peptine da parte dello stomaco e la motilità del tubo digerente.
L'azione si sviluppa a seguito della stimolazione dei recettori del gusto, nella bocca e con la stimolazione della produzione di saliva.
È comunque una pianta poco studiata, e non ci sono lavori scientifici che ne dimostrino le proprietà.
La raccolta spontanea è sconsigliata a chi non è esperto perché può essere confusa con piante tossiche.

Perché si usa

La genziana viene utilizzata in caso di cattiva digestione dovuta a pasti abbondanti o ricchi di grassi, perchè stimola la produzione dei succhi gastrici e come amaro tonico.
Viene utilizzata in molti liquori amari assunti in genere come digestivi a fine pasto e in numerosi preparati farmaceutici per stimolare la funzione intestinale.
Nella tradizione erboristica, la genziana, oltre che come digestivo e tonico stimolante dell'intestino viene utilizzata come febbrifugo e come cicatrizzante per le ferite.

Come si usa

Generalmente si utilizza la radice essicata in infusione o l'estratto secco, la tintura madre o l'estratto idroalcolico.
Si assume prima dei pasti per alcuni giorni di seguito oppure, occasionalmente, dopo un pasto abbondante che si fa fatica a smailtire.

Controindicazioni e effetti indesiderati

L'utilizzo può provocare un aggravamento dei sintomi in chi soffre di ulcere o disturbi gastrointestinali.
Interazioni L'effetto di leggero antinfiammatorio può sovrapporsi a quello dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

22/05/2012

Dica 33 - Primocanale - Salvatore Spagnolo

Nuove speranze, sia pure con le cautele del caso, si aprono per gli ammalati di sclerosi multipla, sulla base della correlazione tra le malformazioni delle vene e la patologia degenerativa cronica del sistema nervoso. Un caso di guarigione dopo un intervento di ricostruzione delle vene è stato riferito da Salvatore Spagnolo, direttore del dipartimento di cardiochirurgia del Policlinico di Monza, nel corso della cerimonia che si è svolta a Palazzo De Nobili, sede dell'amministrazione comunale della città capoluogo di regione, in onore dell'illustre medico di origini catanzaresi. Il caso in questione riguarda un ragazzo di Reggio Calabria, affetto da sclerosi multipla e ormai paralizzato, che ha riconquistato l'uso delle gambe proprio dopo l'intervento di ricostruzione delle vene operato appunto da Salvatore Spagnolo. «Vedere questo giovane riacquistare il movimento delle gambe è stata per me un'emozione indimenticabile». Questo il commento di Spagnolo che a Catanzaro non si è lasciato sfuggire l'occasione di sottolineare che «questa nuova tecnica dovrà essere approfondita e studiata, prima di poter parlare di svolta nella cura della sclerosi multipla». A Spagnolo, accompagnato dal presidente della commissione cultura Alcide Lodari e dal vicesindaco Antonio Argirò, il sindaco, Rosario Olivo, ha offerto una targa che riproduce lo stemma della città. «Salvatore Spagnolo - ha detto il primo cittadino - è uno di quei calabresi che onorano la nostra terra in Italia e nel mondo. Di lui siamo orgogliosi e la sua vicenda umana e professionale debbono essere di esempio per tutti i ragazzi che studiamo medicina». di Antonella Scalzi

La cura del parkinson nella sansa della spremitura dell’olio di oliva

Nuove terapie per il morbo di Parkinson dall’Università di Siviglia e di Malaga, Spagna.  La novità consiste nel sintetizzare dalla  spremitura dell’oliva un anti-ossidante che risulterebbe  efficace per la cura del morbo. La sansa, ovvero i residui di bucce e noccioli dell’oliva stessa, avrebbe infatti  proprietà anti-ossidanti.  
L’Andalusia è una regione ad alta produzione di sansa, si parla di circa 4 milioni di tonnellate all’anno, probabilmente è per questo che tale scoperta arriva proprio dalla Spagna. Una scoperta che rende possibile la sintesi del composto denominato “sansa” al fine di utilizzarlo come base di sintesi di nuove molecole di “nitrocatecolo”, il principio attivo alla base (in diverse sue espressioni, N.d.R.) dei farmaci contro il Parkinson. Il morbo di Parkinson è una malattia neuro degenerativa caratterizzata da un’evoluzione lenta, ma inarrestabile. Il suo progredire coinvolge il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.  Il progetto tutto spagnolo è stato un lavoro non facile, come commenta Josè Luis Espartero, il coordinatore della sperimentazione patrocinata dalla Fundacion Descubre: “Lavoriamo su decine di nitrocatecoli per identificare un trattamento per il Parkinson. Si tratta però di un obiettivo ancora lontano. Ed una volta individuato occorreranno studi farmacologici e clinici di conferma”. Dal nitrocatecolo deriva il tolcapone, il  farmaco usato di recente proprio per il trattamento di questa malattia, che però si era rivelato dannoso, in quanto un numero non trascurabile di pazienti affetti da Parkinson avevano contratto l’epatite fulminante.
L’obiettivo degli studi da parte dell’equipe di ricercatori spagnoli, coordinato dal professor Josè Luis Espartero, è quello di ricavare nitrocatecoli estraibili da una sorgente naturale,  un processo che richiederà ulteriori studi e sperimentazioni cliniche e farmacologiche prima di poter essere applicato.
http://gaianews.it/flash-news/la-cura-del-parkinson-nella-sansa-della-spremitura-dellolio-di-oliva-20985.html