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29/07/2012

Sclerosi multipla, al via la sperimentazione clinica del “metodo Zamboni” – Il Fatto Quotidiano

Il 2012 rappresentò un periodo particolarmente importante nel dibattito sulla CCSVI e sulla possibile relazione con la sclerosi multipla.

In quegli anni la ricerca si concentrava sulla necessità di verificare, attraverso studi clinici controllati, se l'angioplastica delle vene extracraniche potesse produrre un beneficio concreto nelle persone con sclerosi multipla.

La sperimentazione Brave Dreams si inseriva proprio in questo percorso.

È importante ricordare il contesto storico: nel 2012 l'ipotesi della CCSVI era oggetto di grande interesse, ma la sua efficacia come possibile trattamento della sclerosi multipla doveva ancora essere verificata attraverso risultati scientifici solidi.

Per questo motivo le notizie pubblicate in quel periodo devono essere lette come documentazione storica di una fase della ricerca, senza confonderle con le conoscenze scientifiche maturate negli anni successivi.

Dalla notizia alla verifica scientifica

Il percorso della CCSVI dimostra quanto sia importante distinguere tra:

  • un'ipotesi scientifica;
  • una sperimentazione clinica;
  • i risultati ottenuti dalla sperimentazione;
  • le conclusioni che possono essere tratte dopo l'analisi dei dati.

Una sperimentazione non nasce per confermare necessariamente un'ipotesi, ma per verificarla.

Ed è proprio questo il valore della ricerca scientifica: mettere alla prova una teoria attraverso metodi controllati e accettare i risultati ottenuti anche quando non corrispondono alle aspettative iniziali.

Perché ho mantenuto questa data

Ho scelto di conservare anche la data del 29 luglio 2012 perché in  questo blog raccoglie da anni informazioni, notizie e documenti che hanno accompagnato il dibattito sulla sclerosi multipla e sulla CCSVI.

Rileggere oggi queste pubblicazioni permette di ricostruire il percorso della ricerca e di comprendere come le conoscenze siano cambiate nel tempo.

Una notizia del 2012 non deve quindi essere interpretata come una raccomandazione terapeutica attuale, ma come una testimonianza di quel preciso momento storico.

La ricerca continua. Le conoscenze cambiano. E anche le nostre domande possono cambiare insieme ai risultati della scienza.

©MelisStefania

Copaxone effetti indesiderati

In tutti gli studi clinici come reazioni avverse più frequenti sono state osservate reazioni nella sede dell’iniezione che sono state segnalate dalla maggior parte dei pazienti trattati con Copaxone. In studi controllati la percentuale di pazienti che hanno riferito queste reazioni, almeno una volta, era più elevata dopo trattamento con Copaxone (82,5%) rispetto a quanto segnalato dopo iniezioni di un placebo (48%). Le reazioni segnalate più di frequente nella sede dell’iniezione erano: eritema, dolore, presenza di masse, prurito, edema, infiammazione e ipersensibilità.

Come reazione immediata dopo l’iniezione è stata descritta una reazione associata ad almeno uno o più dei seguenti sintomi:
vasodilatazione,
dolore toracico,
dispnea,
palpitazione o tachicardia.
Questa reazione può verificarsi entro alcuni minuti dopo l’iniezione di Copaxone. Almeno un componente di questa reazione immediata dopo l’iniezione è stato segnalato almeno una volta dal 41% dei pazienti trattati con Copaxone rispetto al 20% del gruppo trattato con placebo.

Tutte le reazioni avverse segnalate con maggior frequenza nei pazienti trattati con Copaxone rispetto ai pazienti trattati con placebo vengono presentate nella tabella riportata qui di seguito. Q
uesti dati sono stati tratti da tre studi clinici-pivot, in doppio cieco, controllati con placebo, eseguiti in 269 pazienti affetti da SM trattati con Copaxone e in 271 pazienti affetti da SM trattati con placebo fino a 35 mesi.

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Tuttavia, Copaxone non ha avuto effetti benefici sulla progressione dell’invalidità nei pazienti affetti da SM recidivante con remissione.

Non vi sono prove che il trattamento con Copaxone abbia un effetto sulla durata o sulla gravità delle recidive.

Attualmente non è stata dimostrata l’utilità di Copaxone in pazienti affetti dalla malattia progressiva primaria o secondaria.
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Vacanze Accessibili

 

L’associazione Di.Vo. è particolarmente attiva nell’ambito del turismo accessibile, termine comunemente utilizzato per indicare l’insieme di strutture, infrastrutture e sistemi organizzativi destinato a facilitare l’attività turistica delle persone con esigenze particolari.


Purtroppo molte famiglie in cui sono presenti disabili e anziani devono limitare la loro attività turistica per le notevoli barriere e difficoltà da superare: prime fra tutte la scarsa conoscenza delle opportunità offerte dal turismo accessibile, la mancanza di persone competenti in materia e di strumenti informativi indispensabili alla programmazione degli itinerari e dei soggiorni.

Dalla necessità di dare una risposta positiva alle richieste di turismo più accessibile a tutti, è nata l’idea per mettere la parola fine alle numerose limitazioni e discriminazioni subite dai disabili per le loro vacanze.



Viaggi a Lourdes

Puntiamo a fornire una compagnia qualificata con la quale intraprendere serenamente l’esperienza di un viaggio a Lourdes e poterne condividere tutte le emozioni. Perché non poter soddisfare il desiderio di partecipare alla vacanza dei sogni?

Punto di forza del servizio è quello di non fornire il solito accompagnatore professionista ma un amico qualificato, pronto anch’esso a divertirsi in compagnia. Soggiorni per qualsiasi handicap psichico (come l’autismo) e motorio, anche in carrozzina, con pulmino attrezzato, albergo accessibile e spiaggia con attrezzature per disabili.


Vacanze estive: mare e montagna

Per chi è disabile o per chi ha un familiare disabile, la scelta del luogo dove trascorrere la vacanza estiva si presenta tutt’altro che semplice. Non si tratta solo di trovare la località che più interessa, ma di cercare una soluzione compatibile con i problemi legati all’handicap.

Per quanto riguarda il mare la località prescelta è Cesenatico sulla Riviera romagnola. La sistemazione è in hotel 3 stelle in camere multiple (singole su richiesta secondo disponibilità) con trattamento in pensione completa con bevande. Sono presenti camere attrezzate con ausili per disabili, ascensore idoneo per carrozzelle e ingressi e spazi interni tutti accessibili. Durante i soggiorni viene organizzato un programma di attività all’aria aperta con sport ed escursioni e momenti ricreativi serali. Nel caso di Cesenatico vengono messi a disposizione anche un parco, una piscina, una palestra e una spiaggia privata.

E’ possibile anche optare per un soggiorno in campagna presso centri agrituristici in Toscana e in Umbria. In tutti i casi è prevista la possibilità di disporre di assistenza individualizzata con operatori di sostegno qualificati e assistenza infermieristica.


www.associazionedivo.org/attivita/vacanze-accessibili/

Fibrosi cistica, Ue approva ivacaftor





27 luglio 2012

La Commissione Europea ha approvato ivacaftor  per i pazienti affetti da fibrosi cistica (FC) di età superiore ai 6 anni che presentano almeno una copia della mutazione G551D nel gene regolatore della conduttanza transmembrana della fibrosi cistica (CFTR). Questi pazienti costituiscono circa il 4-5% del totale. Sviluppato dall’americana Vertex (l’azienda del telaprevir) il farmaco sarà messo in commercio con il marchio Kalydeco.

Si stima che in Europa i pazienti con questa mutazione siano circa 1100. In Usa il loro numero è circa lo stesso, circa 1200, pari al 4% dei circa 30mila malati di fibrosi cistica. Circa 200 però hanno meno di 6 anni e per loro il farmaco non è attualmente indicato. In Usa il costo del farmaco è molto elevato: 294mila dollari l'anno. Vedremo se in Europa sarà più ridotto

L’approvazione di ivacaftor si basa sui risultati degli studi di fase III STRIVE e ENVISION in cui i pazienti con FC, aventi almeno una copia della mutazione G551D di CFTR, trattati con il farmaco, hanno mostrato un miglioramento rapido, significativo e sostenuto di alcune misure della patologia, inclusa la funzione polmonare. Gli eventi avversi più frequenti con il medicinale erano da lievi a moderati ma non gravi.

Ivacaftor è un farmaco attivo per via orale che va assunto due volte al giorno, disegnato per aumentare il tempo di apertura dei canali CFTR. Negli studi in vitro, la molecola si è dimostrata efficace nell’aumentare l'attività di trasporto del cloro della proteina CFTR con la mutazione G551D.

Il farmaco è stato sviluppato congiuntamente da Vertex Pharmaceuticals e dalla Cystic Fibrosis Foundation. Quest'ultima, che per lo sviluppo del farmaco ha investito circa 75 milioni di dollari, riceverà delle royalties sulle vendite del prodotto. si tratta di uno dei primi esempi di come un'associazione di pazienti possa avere un ruolo pro attivo per lo sviluppo di un farmaco, una forma di collaborazione nota come “venture philanthropy.”

Fibrosi cistica
La FC colpisce circa 70mila persone in tutto il mondo e causa una perdita progressiva della funzionalità polmonare. A oggi non esiste una cura e i trattamenti attualmente disponibili sono diretti contro gli effetti secondari della compromissione della funzionalità della proteina CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator), un canale ionico deputato soprattutto a trasportare il cloro attraverso le membrane cellulari a livello della membrana apicale delle cellule epiteliali delle cellule di vie aeree, del pancreas, dell'intestino, delle ghiandole sudoripare, delle ghiandole salivari e dei vasi deferenti.

La fibrosi cistica è causata da mutazioni di questa proteina (se ne conoscono più di 1.000) che portano a uno squilibrio ionico legato a un'alterazione della secrezione da parte delle cellule epiteliali degli ioni cloro e, di conseguenza, a un maggior riassorbimento di sodio e acqua dalle pareti delle vie aeree.

In particolare, la mutazione missenso G551D influenza la funzione dei canali CFTR presenti sulla superficie cellulare ed è presente nel 4-5% dei pazienti con fibrosi cistica. Nei pazienti che hanno la mutazione G551D, l’aminoacido glicina è sostituito dall’acido aspartico.

Come conseguenza dell'alterazione genetica, le ghiandole coinvolte secernono un muco denso e vischioso e quindi poco scorrevole. Negli organi interessati, le secrezioni mucose, essendo anormalmente viscide, determinano un'ostruzione dei dotti principali, provocando l'insorgenza di gran parte delle manifestazioni cliniche tipiche della malattia, come la comparsa di infezioni polmonari ricorrenti, insufficienza pancreatica, steatorrea, stati di malnutrizione, cirrosi epatica, ostruzione intestinale e infertilità maschile; è una malattia molto grave con un'aspettativa di vita di circa 37 anni (dati della Cystic Fibrosis Foundation).

INFO DI  http://www.pharmastar.it/index.html?cat=3&id=8755

27/07/2012

La sindrome di Habba

Si tratta di un'associazione tra un disfunzionale, cistifellea intatto e diarrea cronica. I pazienti con la sindrome presentano vari gradi di diarrea cronica (tre o più movimenti intestinali al giorno ). La diarrea è classicamente descritta come frequenza di diarrea acquosa e potrebbe essere esplosiva, a volte  può anche essere associata con grande urgenza e persino incontinenza. La diarrea è principalmente associata dopo i pasti .A causa di questa urgenza, i pazienti di solito  dovunque vadano sono costretti a cercare un bagno .Questi sintomi sono di solito molto dolorosi e possono causare imbarazzo sociale e delle interferenze con le attività quotidiane. Alcuni pazienti sono addirittura costretti  a restare rinchiusi in casa per paura di imbarazzo sociale, possono  perdere peso perché hanno paura di mangiare per la diarrea.
La diarrea è raramente notturna, a meno che il paziente aveva un pasto in ritardo nei pressi di andare a dormire.
E non è associato con il sangue, a meno che non proviene da irritazione della zona rettale a seguito di movimenti intestinali frequenti.
Dr. Habba ha  scoperto che questo tipo di diarrea è associata a disfunzioni della colecisti.
C'è dolore associato a questa sindrome?

Il pazienti non avrebbero necessariamente dolore addominale correlati alla malattia della colecisti.
Potrebbe essere completamente libero da ogni dolore addominale. La funzione della colecisti è solo determinata da un anomalo radio-test nucleare che studia la funzione della colecisti (HIDA / DISIDA scansione con iniezione CCK). Questo test non è invasivo e può essere eseguito in tutti i centri radiologici o ospedali ben attrezzati


Se l’ecografia della colecisti è normale, avrei potuto ancora avere la sindrome?

In realtà, la maggior parte dei pazienti con la sindrome hanno ecografia normale della cistifellea.
Tuttavia, la presenza di calcoli biliari ecografia, non esclude la diagnosi della sindrome.

Quali sono i sintomi  di questa sindrome?

1. Diarrea post-prandiale (che varia da urgenza semplice da incontinenza) e la paura di mangiare per evitare la diarrea
2. Cistifellea disfunzionale come determinato dal test radiologico
3. La mancata risposta alla terapia standard per "IBS"
4. Reazione favorevole agli agenti acidi biliari vincolante

Cosa si deve fare se avete questi sintomi?

Consultare il medico primario o gastroenterologo.

Un lavoro di base a dei sintomi deve essere fatto, come analisi delle feci, il lavoro di laboratorio, radiografie e colonscopia.
Ulteriori test per escludere condizioni di malassorbimento (sprue celiaca, ecc), malattie infiammatorie intestinali (colite ulcerosa e morbo di Crohn) e il cancro deve essere effettuata prima che la diagnosi di sindrome può essere confermata.

Questi test devono essere fatti per escludere tutte le altre condizioni trattabili prima di iniziare la terapia per la Sindrome Habba.


Qual è il trattamento per la sindrome?

Dal momento che la patologia di base della sindrome è inadeguato bile nel tratto gastrointestinale relative a una colecisti disfunzionale, la terapia serve a modificare la costituzione di acidi biliari per diminuire l'effetto diarroiche di questi acidi biliari.
 Agenti che legano gli acidi biliari sono stati provati da molti anni e sono stati efficaci sui pazienti .

Questi farmaci dovrebbero essere usati ½ ora prima dei pasti per legare gli acidi biliari per diventare efficaci.
Nella pubblicazione originale della sindrome, colestiramina è stato utilizzato con una risposta eccellente. Tuttavia, risultati simili possono essere ottenuti con altri agenti, come il colestipolo e Colesevelam.
Quanto tempo devo aspettare per un miglioramento?

I sintomi dovrebbero migliorare entro pochi giorni di terapia continua. Questi farmaci possono essere assunti anche per lungo tempo .IL Dosaggio può essere aumentato o diminuito quando i sintomi si stabilizzano
La rimozione di una colecisti chirurgicamente e’ un modo accettato per la terapia?
Colecistectomia (asportazione della cistifellea) non deve influenzare l'esito dei sintomi. Infatti, circa il 10% dei pazienti ha sintomi simili dopo la rimozione della colecisti. Quindi, la rimozione chirurgica della cistifellea nel trattamento della diarrea cronica non è appropriato per questa condizione.
 Quante persone soffrono di questa sindrome?

 Molto probabilmente milioni di persone diagnosticate con "IBS"(colon irritabile o colite spastica) possono  avere la sindrome di Habba .Si stima che circa 45 milioni di americani soffrono di "IBS" o condizioni simili. Secondo lo studio il Dott. Habba, il 41% dei pazienti ha avuto la sindrome di Habba.

La maggior parte delle persone accettano diarrea cronica come una forma "normale" della vita e ad imparare a convivere con essa e le sue limitazioni, sociale o altro.
Quindi, il problema è molto più grande di quello che possiamo apprezzare.
http://sindromedihabba.it/index_file/Page549.htm

contatti: iorioilario@libero.it  iorioilario@libero.it

Ipotermia terapeutica correlata alla riduzione della mortalità da arresto cardiaco

L'ipotermia terapeutica può aver ridotto significativamente la mortalità in ospedale tra i pazienti con arresto cardiaco improvviso tra il 2001 e il 2009.

Due studi cardine, pubblicati nel 2002, avevano dimostrato una diminuzione di mortalità e morbilità con l'uso di ipotermia terapeutica rispetto alle terapie tradizionali nei pazienti con arresto cardiaco improvviso in ambiente extra-ospedaliero.
Da allora, questo trattamento è stato sempre più utilizzato negli ospedali degli Stati Uniti.

Tuttavia, i tassi di mortalità basati sulla popolazione associati a un arresto cardiaco improvviso non sono stati valutati in questo periodo di tempo.
È stato, pertanto, impiegato il National Inpatient Sample per valutare il tasso di mortalità su 1.190.860 pazienti che sono stati ricoverati in ospedale a causa di un arresto cardiaco negli Stati Uniti tra il 2001 e il 2009.

Il tasso di mortalità è sceso dal 69.6% nel 2001 al 57.8% nel 2009.
Nel corso di 8 anni di studio, la mortalità ospedaliera è stata del 59.5% per i pazienti che avevano un’età inferiore ai 65 anni al momento dell'arresto cardiaco, rispetto al 64.3% nei soggetti di età tra 65 e 79 anni e al 74.6% in quelli con almeno 80 anni ( p inferiore a 0.0001 per tutti ). ( Xagena2012 )

Fonte: American Academy of Neurology, 2012


Cardio2012

Stent medicati associati a ridotta rivascolarizzazione del vaso target

Gli stent medicati sono associati a una significativa riduzione della rivascolarizzazione del vaso target rispetto agli stent di metallo nudo.

Anche se non ci sono differenze complessive significative nella mortalità cumulativa, re-infarto, o trombosi dello stent, l'analisi ha rivelato che l'incidenza di reinfarto molto tardivo e la trombosi dello stent sono risultate significativamente aumentate con gli stent a rilascio di farmaco.

Ricercatori dell’Università degli Studi del Piemonte Orientalea Novara, hanno effettuato una meta-analisi dei dati di 11 studi che ha incluso 6.298 pazienti sottoposti a intervento coronarico percutaneo ( procedura PCI ) per infarto miocardico con sopraslivellamento del segmento ST ( STEMI ).

Di questi, 3.980 ( 63.2% ) sono stati assegnati in modo casuale a ricevere l'impianto di stent a eluizione di farmaco e 2.318 ( 36.8% ) l'impianto di stent di metallo nudo.

Alla fine del follow-up a lungo termine ( in media 1201 giorni ), l'impianto di stent medicati ha significativamente ridotto l'incidenza di rivascolarizzazione del vaso target rispetto agli stent di metallo nudo ( 12.7 vs 20.1%, p inferiore a 0.001 ), senza alcuna differenza significativa in termini di mortalità, reinfarto, o trombosi dello stent.

Inoltre, i pazienti sottoposti a impianto di stent medicati avevano un rischio inferiore del 43% di rivascolarizzazione del vaso target rispetto a quelli sottoposti a impianto di stent di metallo nudo.

Tuttavia, un’ulteriore analisi, utilizzando un modello di Cox con coefficienti di regressione variabili nel tempo, ha mostrato che l'hazard ratio ( HR ) per il reinfarto e la trombosi dello stent è cambiato nel corso del tempo. Ciò ha suggerito che con un follow-up a lungo termine, i tassi di reinfarto e trombosi dello stent sono aumentati in modo significativo nel gruppo con stent medicato rispetto al gruppo con stent di metallo nudo, con hazard ratio di 2.06 e 2.81, rispettivamente ( p minore di 0.04 per entrambi ).

Nonostante questi risultati preoccupanti, questo studio ha mostrato che i benefici degli stent medicati per infarto STEMI superano i rischi potenziali.

La sostituzione di uno stent medicato con uno stent di metallo nudo in 100 pazienti con infarto STEMI non provoca differenze di mortalità, ma è associato a circa 5 interventi di rivascolarizzazione ripetuta in meno.
Di contro esiste l’eventualità di un reinfarto in fase tardiva, con la possibilità che il rischio vero possa essere significativamente più alto. ( Xagena2012 )

Fonte: Archives of Internal Medicine, 2012



Cardio2012

FDA: Azitromicina e rischio di mortalità cardiovascolare

L'FDA ( Food and Drug Administration ) è a conoscenza dello studio pubblicato su The New England Journal of Medicine, che ha confrontato i rischi di morte cardiovascolare nei pazienti trattati con Azitromicina ( Zithromax; in Italia: Zitromax ), Amoxicillina ( in Italia: Zimox ), Ciprofloxacina ( Cipro; in Italia: Ciproxin ), Levofloxacina ( Levaquin; in Italia: Tavanic ), e nessun farmaco antibatterico.

Lo studio ha riportato un lieve aumento delle morti cardiovascolari, e il rischio di morte per qualsiasi causa, nei soggetti trattati per 5 giorni con Azitromicina, rispetto ai soggetti trattati con Amoxicillina, Ciprofloxacina o nessun farmaco.

I rischi di decesso per cause cardiovascolari associate al trattamento con Levofloxacina sono risultati simili a quelli associati al trattamento con Azitromicina.

I pazienti trattati con Azitromicina non dovrebbe smettere di assumere il farmaco senza prima aver parlato con il proprio medico curante.

Gli operatori sanitari devono essere consapevoli del possibile prolungamento dell'intervallo QT e di insorgenza delle aritmie cardiache in caso di prescrizione o somministrazione di farmaci antibatterici.

Azitromicina appartiene a una classe di farmaci antibatterici denominati macrolidi, che sono stati associati ad effetti cardiovascolari, in particolare, prolungamento dell'intervallo QT.
Il prolungamento dell'intervallo QT può causare torsione di punta, un ritmo cardiaco anormale con conseguenze anche fatali.

L’Azitromicina è stato l'unico macrolide esaminato nello studio pubblicato.
Lo studio non ha valutato altri macrolidi come la Claritromicina ( Biaxin; in Italia: Klacid ) e l’Eritromicina ( in Italia: Eritrocina ), per quanto riguarda il potenziale di morte per cause cardiovascolari
.
Nel 2011, l'FDA aveva esaminato le informazioni nella scheda tecnica dei macrolidi riferite al prolungamento dell'intervallo QT e alla torsione di punta.
La sezione Avvertenze e Precauzioni della scheda tecnica del farmaco Zmax ( Azitromicina a rilascio prolungato per sospensione orale ) è stata modificata nel marzo 2012 per includere nuove informazioni sui rischi riguardo al prolungamento dell'intervallo QT, che sembrano essere bassi.
Anche le schede tecniche di Claritromicina ed Eritromicina, contengono informazioni sul prolungamento dell'intervallo QT nella sezione Avvertenze.

Le indicazioni per Azitromicina, approvate dall’FDA, sono le seguenti: esacerbazioni batteriche acute della malattia polmonare cronica, sinusite batterica acuta, polmonite acquisita in comunità, faringite / tonsillite, infezioni semplici della cute e della struttura cutanea, uretrite e cervicite, ulcere genitali. ( Xagena2012 )
.
Fonte: FDA, 2012


Inf2012 Cardio2012 Farma2012

26/07/2012

assicurazioni auto e invalidi

La differenza consiste nel fatto che, in quest’ultima ipotesi per usufruire degli sconti per le assicurazioni auto invalidi, bisogna essere iscritti a quella specifica associazione, ma per il resto non sono richiesti particolari formalismi. Invece nel primo caso, se si è in possesso dei requisiti richiesti dalla compagnia, è sufficiente rivolgersi direttamente ad essa, e stipulare la polizza. Nella maggior parte dei casi questi requisiti consistono nell’intestazione dell’auto, e di conseguenza dell’assicurazione dell’auto alla persona invalida, e presenza delle necessarie modifiche per il trasporto o per la guida da parte dello stesso. Per cui bisogna fare molta attenzione, nel momento in cui si sta per acquistare un’auto, se si vuole usufruire sia delle agevolazioni fiscali, che dei possibili sconti sulle assicurazioni auto invalidi, alla scelta dell’intestazione dell’auto. Infatti per le agevolazioni fiscali (ovvero Iva al 4% anziché al 10%, detrazione Irpef al 19% ed esenzione del bollo e della tassa del passaggio di proprietà) l’auto può essere intestata sia alla persona invalida che ad un suo familiare, mentre per le assicurazioni proprietario ed assicurato devono coincidere.
L’associazione per disabili A.N.D.I. ha, ad esempio, convenzioni in corso con le compagnie di assicurazione: Aurora Assicurazioni, Cattolica Assicurazioni ed Allianz Ras. Per ciascuna gli sconti sulle assicurazioni auto invalidi riguardano sia la componente di responsabilità civile obbligatoria, che quella di incendio e furto, che altre agevolazioni che sono indirizzate all’assistenza del veicolo in caso di guasto, foratura pneumatico, e montaggio o smontaggio delle catene da neve. Tra le compagnie di assicurazione, che al di fuori di convenzioni, prevedono condizioni particolari per gli invalidi, troviamo la Toro Assicurazioni che applica uno sconto del 15% sul premio della rca, la Unipol (bisogna rivolgersi ad una delle agenzie, perché le condizioni variano a seconda del tipo di disabilità), e la Cattolica assicurazioni che ha ideato la polizza specifica che si chiama ‘Auto in Facile”. La proposta della Cattolica propone uno dei servizi più completi nel panorama delle assicurazioni auto invalidi, perché non offre copertura solo per la parte legata alla rca, ma è particolarmente attenta, anche per quanto riguarda le altre garanzie accessorie. Inoltre offre un pacchetto di assistenza stradale molto completo, realizzato attraverso la collaborazione con la Europe Assistance, e che comprende sia il soccorso stradale e il recupero del mezzo in caso di incidente, che di immobilizzazione del veicolo, ma anche in caso di foratura o cambio pneumatici.
In caso di riparazioni che richiedono una tempistica superiore alle 8 ore, vengono rimborsate le spese per l’uso dei trasporti pubblici fino a 200 euro, ed è previsto il rimborso del biglietto (aereo o ferroviario), oltre che le spese di trasferimento fino alla propria residenza o aerostazione per un importo pari o inferiore a 269 euro. Sul fronte degli sconti, per la copertura assicurativa riguardante la responsabilità civile auto il risparmio consiste in una decurtazione del premio corrispondete al 15%, e lo stesso sconto è previsto per la garanzia Kasko e ritiro della patente, mentre per l’assicurazione incendio e furto l’agevolazione si fa più corposa, poiché lo sconto sale al 30%. La particolarità della Cattolica Assicurazioni consiste nella duplice possibilità che offre per la stipula di assicurazioni auto invalidi, ovvero sia l’accesso diretto che tramite convenzione. In ogni caso è sempre preferibile munirsi di un maggior numero di preventivi, e non bisogna accantonare l’idea di amplificare le possibilità di risparmio usufruendo della possibilità offerta dalla Legge Bersani.
Da un punto di vista legislativo non vi è alcun motivo che impedisca, o pregiudichi l’accesso alle agevolazioni previste dalle compagnie di assicurazione, e dall’uso della classe di merito più bassa di un familiare convivente prevista dalla Legge Bersani, ma può capitare che sia la compagnia stessa a mettere di fronte ad una scelta in una delle due direzioni.

studi promettenti per l'angioplastica nella sclerosi multipla