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13/01/2013

ossigeno - ozono terapia


L'ozono terapia è conosciuta e praticata da oltre 160 anni. Non è una panacea e quindi non è in grado di guarire tutto ma di influire positivamente un pò in tutti i problemi psicofisici senza alcun effetto collaterale e/o negativo.

Patologie trattabili con l' ossigeno - ozono terapia:

Medicina Interna: epatotossicosi, epatopatie croniche, epatopatie acute e croniche da virus A, B e C, esofagiti, gastriti di varia natura, colonpatia da nevrosi ed organiche, morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa, disbiosi intestinale, diabete con complicanze periferiche neurovascolari con piaghe e ulcere.

Pneumolgia: broncospasmo,asma bronchiale acuta e cronica di varia natura, allergie da tabacco e molteplici altri fattori etiologici. Ossigenazione circolo polmonare. BPCO(broncopatia cronico ostruttiva),bronchiti,broncopolmoniti,pleuriti.

Ematologia: malattie del ricambio, alterazioni dei componenti del sangue: piastrinosi..

Geriartria : atero ed arteriosclerosi periferica e cerebrale, ictus, ischemie, paresi e paralisi; morbo di Parkinson, prevenzione e stabilizzazione Alzheimer.

Neurologia: cefalee a grappolo, vasomotorie, da tensione; emicranie, ansietà, stati depressivi anche maggiori, modulazione dell'umore, neuropatite diabetiche e di ogni altro tipo e distretto corporeo, sindrome del tunel carpale, sclerosi multipla e SLA. Esiti neurologici di ischemia celebrale, epilessia, Sindrome di Meniere e Tinnitus .

Immunologia: immunodeficienze acquisite e non, sindromi autoimmunitarie: tiroiditi, vasculiti, fibromialgie, dermatomiositi, Raynaud, connetiviti, lupus eritematodes. Coadiuvante nei trattamenti oncologici radianti e chemioterapici, ed in Oncologia.

Andrologia: impotenza vascolare peniena funzionale e organica, impotenza della donna, coadiuvante nella fertilità.

Trapianti : tonificazione generale, praparazione pre e post trapianto(cardiaco,epatico,renale), ossigenazione tissutale. Trattamento di supporto antirigetto.

Traumatologia/Ortopedia: osteoporosi, artrosi, artrite, discopatie della colonna, confilitti discoradicolari, protusione ed ernie discali di ogni distretto cervico-dorso-lombare, lombosciatalgia, sciatica paralizzante, cervicobrachialgie anche con paresi e paralisi, periartrite scapolo omerale, epicondiliti, sindrome del tunnel Carpale ed ulnare, artrite radiocarpica e piccole articolazioni, coxartrosi(anca),periartrite d' anca, gonartrosi, meniscopatie, lacerazioni meniscali e ligamintose, lacerazioni nervose e tendinee(achilleo..), lesioni e rotture muscolari, caviglie, reumatismo articolare acuto, artrite reumatoide. Spondilopatia artrosica ed artritica, artrite psoriasica ossea, rapido miglioramento post operatorio con ossificazione di fratture di ogni tipo.

Allergologia: allergie alimentari, da contatto, dermatiti, pollinosi, allergie in genere, asma allergico, riniti, eczemi.

Angiologia: arteriopatie del Grado I ° al IV °(preamputazione da occlusione o altre patologie),vasculopatia venosa,flebiti recenti e croniche, coronaropatie, troboflebiti recenti e croniche, ulcere venose postflebitiche e diabetiche, varici venose, sclerosi capillare, piaghe da decubito e cancrena, insufficienze venose (anche croniche ), emorroidi, vasculti da ischemia, maculopatie retiniche ischemiche senili e non.

Otorinolaringoiatria: otiti esterne e medie, polipi nasali, sinusiti acute e croniche, mastoiditi, sindrome di Meniere,Tinnitus,vertigini di vario genere, acufeni.

Oculistica: retinopatia ischemiche e degenerative, retinopatie diabetiche, maculopatie retiniche di varie etiologie, ipovisus, tra cui da ischemia cerebrale e non, calazi..

Urologia: cistiti, cistopieliti, nefriti, insufficienza renale acuta e cronica, ipertrofia prostatica, prostatiti, induratio penis plastica, infezione e micosi dei tratti urinari superiori ed inferiore incluse pielonefriti. Coadiuvante nella dialisi.

Ginecologia: annesiti tubariche ed ovariche, bartoliniti, infezioni batteriche, protozoarie e micotiche, anche cronicizzate da anni, cistiti, vaginiti, mestruazioni dolorose, mastopatia fibrocistica.

Dermatologia: herpes simplex orale e sessuale, herpes zooster anche oculare, acne, alopecia aerata, caduta capelli, foruncolosi, verruche, linfoedema, micosi, eczemi anali ed inguinali, piaghe da decubito e diabetiche, psoriasi, dermatiti e neurodermiti.

Chirurgia : coadiuvante nel trattamento pre operatorio e post. Preparazione rapido recupero fisico. Peritoniti ed asciti.

Medicina Estetica : lipodistrofia antiestetica(ovvero cellulite), adiposità localizzate e obesità, cheloidi, cicatrici post operatorie, rughe, tonificazione della cute, borse palpebrali superiori ed inferiori .

Medicina dello Sport: fascite plantare, morbo di Morton, tallonite, metatarsalgia, distorsioni di qualsiasi genere, distorsioni del ginocchio, meniscopatie traumatiche e degernerative, lesioni legamento collaterale interno ed esterno, crociato anteriore interno ed esterno, tendinopatie achillea anche con lacerazione, tendinite e rottura della cuffia dei rotatori della spalla, ernie discali dei vari distretti(anche cervicali); Recupero fratture e lesioni tendino- muscolari (azione rapida di cicatrizzazione anche nell 'anziano), epicondilite e borsiti.

Varie: lipomi, emorroidi, impotenza maschile di ogni età, lavaggio del sangue con pulizia vascolare, arteriolare, venulare, capillare, di ogni distretto corporeo e con ossigenazione.

12/01/2013

FORUM - argento colloidale

 FORUM per coloro che stanno assumendo l'AC = argento colloidale

<http://argento.forumfree.it/?f=10768906#>
ragazzi/e c'e' la possibilita' di leggere <Argento Colloidale Elettrolitico - Esperienza condivisa> e interagire con il forum


chi lo ha ideato........informa che :
In questa sezione coloro che stanno assumendo l'AC potranno scambiarsi opinioni, fare domande, trovare risposte e ottenere consigli ...


bisogna solamente effettuare  una <Registrazione veloce>

08/01/2013

Everolimus altera la diffusione della materia bianca nella sclerosi tuberosa complessa


È stata condotta l'analisi del tensore di diffusione ( DTI ) su pazienti affetti da sclerosi tuberosa complessa per studiare possibili modifiche nel normale aspetto della sostanza bianca dopo il trattamento con Everolimus ( Afinitor ), un inibitore della mTOR ( bersaglio della rapamicina nei mammiferi ).

Recentemente, uno studio di fase I/II di Everolimus ha dimostrato una significativa riduzione del volume dell'astrocitoma subependimale a cellule giganti ( SEGA ) e riduzione della frequenza delle crisi convulsive.

È stata effettuata un'analisi per sottogruppi sui dati del tensore di diffusione disponibili da questo studio.

I pazienti affetti da sclerosi tuberosa complessa con astrocitoma subependimale a cellule giganti hanno ricevuto Everolimus, titolato alla tollerabilità per raggiungere l'obiettivo a concentrazioni crescenti di 5-15 ng/mL.


L'analisi del tensore di diffusione ( 1.5 T, 15 direzioni ) è stata utilizzata per calcolare la anisotropia frazionaria ( FA ) e la diffusività assiale, radiale e media all'interno delle regioni di interesse ( ROI ).

Le scansioni al basale sono state confrontate con le scansioni a 12-18 mesi post-trattamento, e comparate con una coorte di controllo di soggetti affetti da sclerosi tuberosa complessa non-trattata, abbinati per età e sesso.

Dei 28 pazienti arruolati, 20 avevano sufficienti dati all'analisi del tensore di diffusione.

Confrontando i valori di base con quelli acquisiti 12-18 mesi dopo il trattamento, è stato osservato un cambiamento significativo della anisotropia frazionaria nel corpo calloso, capsula interna e nella regione genicolo-calcarina ( P minore di 0.05 ).

La variazione media della anisotropia frazionaria è stata di 0.04 ( P minore di 0.01 ), dovuta principalmente a una riduzione significativa della diffusività radiale.
La diffusività media delle regioni di interesse combinate è leggermente diminuita ( P minore di 0.05), la diffusività assiale è rimasta stabile.

Il gruppo di controllo non ha mostrato alcun cambiamento nel corso del tempo.

In conclusione, cambiamenti significativi nella anisotropia frazionaria e nella diffusività radiale sono stati osservati dopo trattamento con Everolimus in pazienti con sclerosi tuberosa, suggerendo che il difetto genetico della sclerosi tuberosa nel cervello può essere modificato farmacologicamente, anche con sostanza bianca di aspetto normale. ( Xagena2012 )

Tillema JM et al, Neurology 2012; 78: 526-531


Neuro2012 Farma2012

L’Interferone beta non ritarda la progressione della sclerosi multipla


In uno studio clinico, l’Interferone beta, il farmaco più ampiamente prescritto nel trattamento della sclerosi multipla, non ha mostrato alcun effetto nel ritardare la progressione della malattia

I ricercatori del University of British Columbia ( Vancouver, Canada ) hanno raccolto informazioni su 868 pazienti con sclerosi multipla che avevano assunto Interferone-beta e 1.788 pazienti non-trattati con questo farmaco, nel periodo 1985-2008.

E’stato osservato che coloro che avevano assunto Interferone-beta non presentavano una minore probabilità di sviluppare disabilità nel lungo periodo, rispetto a quelli non-trattati con il farmaco.

I ricercatori hanno esaminato la progressione della malattia mediante la scala EDSS ( Expanded Disability Status Scale ).
Coloro che avevano un punteggio di 6 ( necessità di utilizzare un bastone per compiere un cammino di 100 metri ) sono stati considerati avere una malattia in progressione.

Tra i pazienti trattati con Interferone beta, il 10.8% aveva ottenuto un punteggio 6.
Dei soggetti che non erano stati trattati, il 5.3% e il 23.1% dei gruppi controllo ( controllo contemporaneo e controllo storico ) aveva raggiunto questo stesso punteggio.

Studi precedenti avevano mostrato che l'Interferone beta poteva prevenire la progressione della malattia. Tuttavia questo risultato sarebbe la conseguenza di una non-corretta metodologia; i campioni erano di piccole dimensioni, il periodo osservazionale limitato; inoltre nel gruppo controllo erano stati inseriti pazienti troppo ammalati per iniziare ad assumere farmaci.

L’Interferone beta rimane un’opzione terapeutica per ridurre le recidive e le lesioni cerebrali nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente. ( Xagena2012 )

Fonte: Journal of American Medical Association, 2012



Neuro2012 Farma2012

Confronto tra Apixaban e Warfarin in pazienti con fibrillazione atriale e precedente ictus o attacco ischemico transitorio


Nello studio ARISTOTLE, il tasso di ictus o embolia sistemica è risultato ridotto con Apixaban ( Eliquis ), rispetto a Warfarin ( Couamdin ) nei pazienti con fibrillazione atriale.

Pazienti con fibrillazione atriale e precedente ictus o attacco ischemico transiente ( TIA ) sono ad alto rischio di ictus.

È stato condotto uno studio per valutare efficacia e sicurezza di Apixaban rispetto a Warfarin in sottogruppi prespecificati di pazienti con e senza precedente ictus o attacco ischemico transitorio ( TIA ).

Nel periodo 2006-2010, sono stati arruolati i pazienti nello studio ARISTOTLE presso 1.034 Centri clinici in 39 Paesi.

In totale, 18.201 pazienti con fibrillazione atriale o flutter atriale sono stati assegnati in maniera casuale a ricevere Apixaban 5 mg 2 volte al giorno o Warfarin ( INR target: 2.0-3.0 ).

La durata mediana del follow-up è stata di 1.8 anni.

L’esito primario di efficacia era rappresentato da ictus o embolia sistemica ed è stato analizzato per intention-to-treat.
L’esito primario di sicurezza era il sanguinamento maggiore nella popolazione sottoposta a trattamento.

In questa analisi di sottogruppo, sono stati stimati i tassi di evento, e sono stati utilizzati modelli di Cox per confrontare gli esiti in pazienti con e senza precedente ictus o attacco ischemico transitorio.

Nella popolazione dello studio, 3.436 ( 19% ) pazienti avevano sofferto in precedenza di un ictus o di un TIA.

Nel sottogruppo di pazienti con precedente ictus o attacco ischemico transitorio, il tasso di ictus o embolia sistemica è stato pari a 2.46 per 100 anni-paziente di follow-up nel gruppo Apixaban e 3.24 nel gruppo Warfarin ( hazard ratio [ HR ] 0.76 ); nel sottogruppo di pazienti senza precedente ictus o TIA, il tasso di ictus o embolia sistemica è stato del 1.01 per 100 anni-paziente di follow-up con Apixaban e 1.23 con Warfarin ( HR=0.82; p per interazione=0.71 ).

La riduzione assoluta nel tasso di ictus o embolia sistemica con Apixaban versus Warfarin è stata pari a 0.77 per 100 anni-paziente di follow-up nei pazienti con ictus o TIA, e 0.22 in quelli senza un precedente evento ictale o attacco ischemico transitorio.

La differenza nel sanguinamento maggiore con Apixaban rispetto a Warfarin è stata del 1.07 per 100 anni-paziente nei pazienti con ictus o attacco ischemico transitorio e 0.93 in quelli senza.

In conclusione, gli effetti di Apixaban versus Warfarin sono risultati simili nei pazienti con fibrillazione atriale con e senza precedente ictus o attacco ischemico transitorio.
Dato l’elevato rischio di tali esiti in pazienti con precedente ictus o TIA, i benefici assoluti di Apixaban potrebbero essere maggiori in questa popolazione. ( Xagena2012 )

Easton JD et al, Lancet Neurol 2012; 11: 503-511


Neuro2012 Farma2012

Somministrazione per via endovenosa di Immunoglobulina versus Metilprednisolone per la poliradiculoneuropatia demielinizzante infiammatoria cronica

 


Le somministrazioni intravenose di Immunoglobulina ( IgIV ) e corticosteroidi sono efficaci come trattamento iniziale in pazienti con poliradiculoneuropatia demielinizzante infiammatoria cronica, ma sono disponibili poche informazioni sul profilo rischio-beneficio comparativo del loro utilizzo nel lungo periodo in questa malattia.

In uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo e a gruppi paralleli condotto su pazienti con poliradiculoneuropatia demielinizzante infiammatoria cronica sono state valutate efficacia e tollerabilità di un trattamento semestrale con Immunoglobulina per via endovenosa versus quella di Metilprednisolone per via intravenosa.

Nello studio sono state valutate efficacia e tollerabilità delle immunoglobulineper via endovenosa ( 0.5 g/kg al giorno per 4 giorni consecutivi ) e Metilprednisolone per via intravenosa ( 0.5 g in 250 mL di soluzione salina al giorno per 4 giorni consecutivi ), somministrati ogni mese per 6 mesi.

I pazienti idonei a essere inclusi nello studio dovevano trovarsi in una fase attiva o stazionaria della malattia.

Dopo la sospensione della terapia, i pazienti sono stati seguiti per 6 mesi per valutare le recidive.

L’esito primario era la differenza nel numero di pazienti che hanno sospeso la terapia per mancanza di efficacia o per intollerabilità.
Gli endpoint secondari includevano la differenza nella proporzione di pazienti andati incontro ad effetti avversi o in peggioramento dopo la sospensione della terapia.

In totale, 45 pazienti ( 24 nel gruppo Immunoglobulina per via endovenosa, 21 in quello Metilprednisolone intravenoso ) hanno completato lo studio; 1 è stato escluso per precedente inclusione inappropriata.

Una percentuale superiore di pazienti ha interrotto il trattamento con Metilprednisolone ( 52% ), rispetto alla Immunoglobulina per via endovenosa ( 13%; rischio relativo, RR=0.54; p=0.0085 ).

Dopo aggiustamento per sesso, età, durata della malattia, co-morbilità, scala Rankin modificata e punteggi ONLS all’arruolamento e precedente trattamento con Immunoglobulina e steroidi, la differenza tra i 2 gruppi è rimasta significativa ( odds ratio, OR=7.7; p=0.0070 ).

Le ragioni per la sospensione del trattamento sono state mancanza di efficacia ( 8 nel gruppo Metilprednisolone versus 3 in quello Immunoglobulina ), eventi avversi ( 1 nel gruppo Metilprednisolone ) o abbandono volontario ( 2 nel gruppo Metilprednisolone ).

Due pazienti in trattamento con Immunoglobulina sono risultati deceduti nel corso del follow-up dopo la valutazione a 6 mesi.

La proporzione di pazienti con eventi avversi non ha mostrato differenze significative tra il gruppo Metilprednisolone per via endovenosa ( 67% ) e il gruppo Immunoglobulina ( 46%; p=0.1606 ).

Dopo sospensione del trattamento, più pazienti nel gruppo Immunoglobulina per via endovenosa hanno mostrato peggioramento e hanno avuto bisogno di ulteriore terapia ( 38% ) rispetto al gruppo Metilprednisolone ( 0 su 10; p=0.0317 ).

In conclusione, il trattamento della poliradiculoneuropatia demielinizzante infiammatoria cronica con immunoglobuline per via endovenosa per 6 mesi è stato interrotto meno frequentemente a causa di inefficacia, eventi avversi o intolleranza, rispetto al trattamento con Metilprednisolone per via intravenosa.
Sono necessari altri studi per valutare gli effetti nel lungo periodo di questi trattamenti sul decorso della poliradiculoneuropatia demielinizzante infiammatoria cronica. ( Xagena2012 )

Nobile-Orazio E et al, Lancet Neurol 2012; 11: 493-502


Neuro2012 Farma2012

05/01/2013

Convegno AIBOR sul tema Sclerosi Multipla, SLA, Parkinson, Fibromialgia. Causa infettiva?

   
Caricato in data 23/gen/2012


Convegno AIBOR sul tema Sclerosi Multipla, SLA, Parkinson, Fibromialgia. Causa infettiva?

A.I.BOR. (Associazione Italiana Bordetella pertussis ONLUS) nasce per volontà di un gruppo di malati e di ricercatori, interessati ad approfondire gli studi del Dr. Domenico Fiore sul possibile nesso di causalità tra il batterio Bordetella pertussis ed una serie di patologie prive di sicura diagnosi eziologica, definite autoimmuni e neurodegenerative.
Vari studi condotti a livello internazionale presso prestigiosi centri di ricerca - avvalorando con sempre maggior forza l'ipotesi di una eziopatogenesi batterica per una serie di patologie - danno nuova luce all'ipotesi formulata oltre un ventennio fa, dal Dr. Domenico Fiore, relativamente al coinvolgimento della Bordetella pertussis.
Non è nostra intenzione fare delle ricerche del Dr. Fiore occasione di scontro con la medicina "ufficiale" ma, al contrario, riteniamo che i suoi studi (un compendio di conoscenze di microbiologia, biochimica, neurologia e immunologia basato su rigorosi criteri scientifici), necessitino di ulteriore attenzione e approfondimento proprio da parte delle Istituzioni abilitate a validare le basi scientifiche di nuovi approcci terapeutici, senza aprioristiche chiusure.
Il nostro impegno vuole perciò essere rivolto a sviluppare ed evolvere tanto i temi della ricerca, quanto quelli della libertà di cura e del diritto alla cura, con l'obiettivo ultimo di facilitare la sperimentazione di trattamenti innovativi per la terapia delle malattie autoimmuni e neurodegenerative.


Sito dell'Associazione AIBOR: http://www.aibor.it/



04/01/2013

Updating sulla Insufficienza Venosa Cerebro Spinale Cronica (CCSVI)







by SIAPAV
TROVERETE   TUTTO QUI: http://www.siapav.it/angionews/updating-sulla-insufficienza-venosa-cerebro-spinale-cronica-ccsvi/

03/01/2013

GIURAMENTO PARLATO

la chelazione


" La procedura standard per la rimozione dei metalli pesanti del corpo è detta "chelazione."

Tutto è compiuto con la somministrazione di un agente chelante - solitamente acido dimercaptosuccinico (DMSA) - che si lega ai metalli pesanti residenti nello organismo facilitandone la naturale espulsione.

Questo tipo di trattamento è piuttosto faticoso, ha molti effetti collaterali e deve essere attuato sotto stretto controllo medico.

Se, tuttavia, ritenete che liberare il corpo da una sostanza chimica mediante la somministrazione di un'altra sostanza chimica potrebbe essere controproducente, sono tendenzialmente d'accordo. Per fortuna esistono erbe e spezie che agiscono naturalmente come agenti chelanti: il coriandolo è una di esse

coriandolo
Tale erba ha il potere esclusivo di neutralizzare il mercurio.

"Questa erba da cucina è in grado di mobilitare mercurio, cadmio, piombo e alluminio tanto nelle ossa che nel sistema nervoso centrale. È probabilmente l'unico agente efficace nel mobilitare il mercurio immagazzinato nello spazio intracellulare (allegato al mitocondri, tubulina, liposomi ecc) e nel nucleo della cellula (invertendo il danno al DNA di mercurio)."


Dietrich Klinghardt, MD, PhD - Chelazione: Come Rimuovere dal Corpo Mercurio, Piombo e altri metalli.

Gli studi hanno tuttavia suggerito che il coriandolo rimuove il problema solo in alcune parti del corpo, quindi è necessario adoperarlo in abbinamento ad un altro agente per completare il processo di disintossicazione.
Oltre che per diversi altri effetti benefici, la chlorella è conosciuta per le sue proprietà disintossicanti da tutti i metalli tossici e le tossine ambientali. Questo la rende perfetta per affiancare il coriandolo in una cura disintossicante-.

"Mobilitando le tossine il coriandolo può far si che una parte di esse vada ad invadere il tessuto connettivo (dove risiedono i nervi). Tale processo è definito reintossicazione, e può facilmente essere evitato somministrando contemporaneamente un agente di assorbimento intestinale delle tossine. La nostra scelta definitiva è appunto la chlorella, organismo algale. Uno studio recente ha dimostrato nei test su animali un eliminazione di alluminio dallo scheletro superiore a qualsiasi altro agente disintossicante conosciuto.

Il coriandolo induce la colecisti a riversare bile - contenente le neurotossine escrete - nello intestino tenue. Il rilascio di bile - fenomeno che avviene naturalmente dopo i pasti - è reso molto più efficace dal coriandolo. Se però non si assume il secondo agente - come la chlorella - la maggior parte delle neurotossine finiscono per essere riassorbite lungo la strada verso l'intestino tenue dalle terminazioni nervose del sistema nervoso enterico" Ibidem

  L'aglio  possiamo essere sicuri che respinge le tossine dal corpo.
  "L'aglio contiene molto zolfo, compresi i gruppi di maggior valore Sulph-hydryl, che ossidano mercurio, cadmio e piombo e rendono questi metalli solubili in acqua.


L'aglio contiene anche il minerale più importante, che protegge dalla tossicità del mercurio, il selenio bioattivo." Ibidem

Quindi l'aglio agisce su mercurio e piombo e aiuta il corpo a evacuare i metalli dal corpo. Forse l'alito cattivo è uno dei prezzi da pagare per conservare una buona salute.




                         La curcuma, infine, fu definita dalla medicina ayurvedica la regina delle spezie. La spezia amara aiuta a ripulire il fegato, purifica il sangue e promuove una buona digestione. Ha grandi proprietà anti-infiammatorie, ma nessuno degli spiacevoli effetti collaterali dei farmaci anti-infiammatori. È usata altresì per la pulizia della pelle e la conservazione degli alimenti.

"La curcuma stimola la produzione di tre enzimi-aril-idrocarburo-idrossilasi, glutatione-S-transferasi, e UDP-glucuronil-transferasi. Questi sono "coltelli" chimici che abbattono le sostanze potenzialmente nocive nel fegato.  

La curcuma offre una protezione analoga per le persone che stanno assumendo farmaci come il metotressato e altre forme di chemioterapia, che sono metabolizzati da o attraverso il fegato." James A. Dukes, Ph D., Dr. - Erbe Essenziali

Recenti studi scientifici hanno scoperto che la miscelazione con il pepe nero aumenta in modo esponenziale le proprietà curative della curcuma. Nessuna meraviglia che nelle ricette tradizionali dell'Asia meridionale spesso si combinino tali due spezie. Quindi datevi da fare ... macinate un mucchio di pepe nero in quella curcuma!

tratto da "Societa ammalata come uscirne":http://scienzamarcia.blogspot.com/2010/08/societa-ammalata-come-uscirne-come.html 

Fonte: http://saluteolistica.blogspot.com