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05/06/2026

Miodesopsie: cosa sono, come si manifestano e come si curano

 

 

Le miodesopsie sono un disturbo visivo caratterizzato dalla percezione di piccoli corpi mobili nel campo visivo, comunemente descritti come «mosche volanti». Possono apparire sotto forma di filamenti, puntini, macchie o ragnatele e risultano particolarmente evidenti quando si osservano superfici chiare o sfondi luminosi.

Si manifestano più frequentemente con l'avanzare dell'età e sono spesso associate ai cambiamenti del corpo vitreo, la sostanza gelatinosa che riempie la parte interna dell'occhio. Possono comparire anche in persone giovani, soprattutto in presenza di miopia.

Cosa sono le miodesopsie e come si manifestano?

Le miodesopsie sono un fenomeno visivo piuttosto comune, che può interessare persone di diverse fasce d'età. Chi ne soffre descrive generalmente la sensazione di vedere piccoli oggetti fluttuanti davanti agli occhi, come se delle «mosche volanti» si muovessero continuamente nel campo visivo.

La loro forma e la loro intensità possono variare da persona a persona. Possono apparire come:

  • Puntini scuri o piccole macchie.
  • Filamenti sottili, simili a capelli.
  • Ragnatele o linee sinuose.
  • Piccole nuvolette o forme trasparenti.

Questi corpi mobili sembrano spostarsi seguendo i movimenti degli occhi e tendono a diventare più evidenti quando si guarda una parete bianca, il cielo o un'altra superficie uniformemente illuminata.

Le miodesopsie non sono oggetti realmente presenti nell'ambiente esterno, ma ombre proiettate sulla retina da piccole strutture o addensamenti presenti nel corpo vitreo.

Da cosa sono causate le miodesopsie?

Nella maggior parte dei casi, le miodesopsie sono legate a cambiamenti nella struttura del corpo vitreo.

Il vitreo è una sostanza trasparente, composta prevalentemente da acqua e da una rete di fibre di collagene e altre molecole, che occupa lo spazio compreso tra il cristallino e la retina. La sua consistenza gelatinosa contribuisce a mantenere la forma del bulbo oculare e a consentire il passaggio della luce verso la retina.

Con il passare degli anni, il corpo vitreo può andare incontro a un processo fisiologico di invecchiamento, chiamato sinèresi vitreale. La sua struttura diventa progressivamente meno omogenea e alcune fibre possono aggregarsi, formando addensamenti che proiettano ombre sulla retina e vengono percepiti come corpi mobili.

In alcuni casi, il vitreo può inoltre separarsi dalla retina, dando origine al cosiddetto distacco posteriore del vitreo. Si tratta di un fenomeno spesso legato all'età, che può provocare la comparsa o l'aumento delle miodesopsie.

Sebbene possano manifestarsi anche in persone giovani e in buona salute, le miodesopsie sono più frequenti negli adulti e negli anziani. La miopia rappresenta un ulteriore fattore predisponente, poiché può favorire alterazioni vitreali e aumentare il rischio di alcune complicanze retiniche.

È importante ricordare che la comparsa improvvisa di numerose nuove miodesopsie può essere il segnale di una lesione della retina o di un'altra condizione oculare che richiede una valutazione tempestiva.

Disidratazione e mosche volanti: quale relazione esiste?

Il corpo vitreo è costituito per la maggior parte da acqua, oltre che da collagene, acido ialuronico e altre sostanze che contribuiscono a mantenerne la struttura.

Una corretta idratazione è importante per il benessere generale dell'organismo, ma è necessario chiarire un aspetto: non esistono prove solide che la disidratazione sia una causa diretta delle miodesopsie o che bere più acqua sia sufficiente a eliminarle.

La comparsa dei corpi mobili è legata soprattutto alle modificazioni strutturali del vitreo, all'invecchiamento e ad alcune condizioni oculari. Per questo motivo, mantenere un adeguato apporto di liquidi è una buona abitudine, ma non sostituisce una visita oculistica quando le miodesopsie sono nuove, aumentano o si accompagnano ad altri sintomi.

È inoltre importante distinguere l'idratazione generale dell'organismo dall'idratazione della superficie oculare. Quest'ultima riguarda il film lacrimale e, quando è insufficiente, può contribuire alla sindrome dell'occhio secco, una condizione diversa dalle miodesopsie.

Come si curano le miodesopsie?

Quando si iniziano a vedere mosche volanti, soprattutto se il fenomeno è nuovo, è consigliabile sottoporsi a una visita oculistica per individuare la causa e verificare lo stato della retina.

È necessaria una valutazione oculistica urgente se le miodesopsie compaiono improvvisamente e in gran numero, se sono accompagnate da lampi luminosi oppure se si avverte un'ombra o una sorta di tenda nel campo visivo o una riduzione della vista. Questi sintomi possono indicare una rottura o un distacco della retina e non devono essere trascurati.

Non esiste un trattamento farmacologico standard in grado di eliminare tutte le miodesopsie. In molti casi, quando il disturbo è benigno e stabile, non è necessario alcun intervento: con il tempo, il cervello può imparare a ignorare parzialmente la presenza dei corpi mobili, rendendoli meno fastidiosi.

È comunque importante non affidarsi esclusivamente all'abitudine visiva e non rimandare i controlli raccomandati dall'oculista.

Nei casi più selezionati, quando le miodesopsie sono particolarmente invalidanti e compromettono significativamente la qualità della vita, lo specialista può valutare opzioni terapeutiche specifiche.

Tra queste rientra la vitrectomia, un intervento chirurgico che prevede la rimozione del corpo vitreo e la sua sostituzione con una soluzione adeguata. Può ridurre o eliminare i corpi mobili, ma comporta rischi, tra cui cataratta, rotture o distacco della retina e infezioni. Per questo motivo viene presa in considerazione soltanto in circostanze ben definite, dopo un'attenta valutazione dei benefici e dei possibili rischi.

Quando rivolgersi all'oculista?

Le miodesopsie sono spesso legate a cambiamenti benigni del corpo vitreo, ma non devono essere sempre considerate innocue. Una visita oculistica permette di distinguere le forme più comuni da quelle che richiedono un trattamento tempestivo.

In particolare, è opportuno non sottovalutare:

  • La comparsa improvvisa di nuove mosche volanti.
  • Un aumento rapido del numero o delle dimensioni dei corpi mobili.
  • La presenza di lampi luminosi.
  • La comparsa di un'ombra scura o di una tenda nel campo visivo.
  • Un calo improvviso della vista.

In presenza di questi segnali, è importante richiedere una valutazione oculistica urgente.

In conclusione, le miodesopsie sono un fenomeno visivo frequente, spesso associato al naturale invecchiamento del corpo vitreo. Conoscere le loro caratteristiche, riconoscere i segnali d'allarme e sottoporsi ai controlli appropriati è fondamentale per proteggere la salute degli occhi.

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Nota editoriale: questo testo riassume informazioni generali e non costituisce una linea guida terapeutica individuale. Per diagnosi, esami e trattamenti è necessario rivolgersi allo specialista.


© Melis Stefania

02/06/2026

PAOLO ZAMBONI


Sono stato molto orgoglioso oggi di ricevere la più alta onorificenza dello Stato italiano, Cavaliere di Gran Croce, nella splendida cornice del teatro Claudio Abbado.

Felice di averla ricevuta circondato dall’affetto di parenti, amici, colleghi, addirittura compagni di classe delle elementari medie e liceo classico.

Pur essendo stato insignito per le mie attività di Medico e di Ricercatore, non considero questo riconoscimento una chiusura della mia attività.

Sono fortemente motivato a continuare le ricerche sull’asse cuore,cervello e sul valore della conoscenza del drenaggio linfatico e venoso cerebrale. Una strada che ho aperto tanti anni fa e che intendo seguire fintanto che sento idee e desiderio di conoscenza dentro di me.

Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicino oggi.

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Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico. È sempre necessario confrontarsi con il proprio specialista per un piano personalizzato.  

io ..te e lei l' intrusa chiamata sclerosi multipla

   Sclerosi multipla



  • Debolezza muscolare e difficoltà nei movimenti.

  • Formicolio o intorpidimento di braccia, gambe o viso.

  • Problemi di equilibrio e coordinazione.

  • Stanchezza intensa (fatica).

  • Disturbi della vista, come visione offuscata, doppia o perdita temporanea della vista in un occhio.

  • Capogiri o vertigini.

  • Rigidità muscolare e spasmi.

  • Problemi urinari o intestinali.

  • Difficoltà di memoria, attenzione o concentrazione.

  • Alterazioni dell'umore, come depressione o sbalzi emotivi.


    La   sclerosi multipla colpisce 

  •  il sistema nervoso centrale e i sintomi possono comparire a episodi (ricadute) oppure peggiorare gradualmente nel tempo, a seconda della forma della malattia.

Le terapie sintomatiche e quelle riabilitative Le terapie sintomatiche sono quelle capaci di alleviare i sintomi della malattia.

Per le persone con SM
sono fondamentali, perché sono quelle da cui dipende la qualità della vita quotidiana e il mantenimento della propria autonomia.

Tra le terapie sintomatiche si trovano tutte quelle che riducono la contrazione spastica dei muscoli, la fatica, il dolore, le disfunzioni vescicali e sessuali e in generale limitano i disagi che le persone si trovano ad affrontare ogni giorno, anche al di fuori degli attacchi acuti della malattia.

A fianco delle terapie sintomatiche, si trovano le
terapie riabilitative, altrettanto indispensabili per il recupero della qualità di vita.

Sono le terapie di riabilitazione motoria, particolarmente utili per le difficoltà di movimento causate dai disturbi della sensibilità o dalla riduzione di forza che colpiscono gli arti inferiori impedendo il cammino.

Ma sono anche le
terapie psicologiche e cognitive e la terapia occupazionale.

Questa ha come
obiettivo la riconquista della propria autonomia attraverso una gestione oculata delle proprie forze e lo sfruttamento razionale delle proprie abilità residue e che insegna a utilizzare nei modi migliori gli strumenti e gli ausili che possono eventualmente essere progettati appositamente per le esigenze del singolo individuo 


31/05/2026

Il cervello sparì misteriosamente per vent'anni

Il più noto scienziato del Novecento fu cremato poco dopo la sua morte, secondo le sue volontà, ma il cervello sparì misteriosamente per vent'anni, fino alla pubblicazione dell'articolo di una rivista


Due vetrini contenenti due strati laminari di tessuto cerebrale di Albert Einstein, esposti durante la mostra "Brains -The Mind as Matter" al museo Wellcome Collection di Londra, il 27 marzo 2012. (AP Photo/Alastair Grant)


Nel 1955 Albert Einstein, già all’epoca considerato il più importante fisico del Ventesimo secolo, aveva 76 anni e si trovava a Princeton, nel New Jersey, dove viveva ormai stabilmente da oltre vent’anni:
quando nel 1933 Adolf Hitler era stato nominato cancelliere Einstein era negli Stati Uniti in viaggio di lavoro e non era mai più tornato a vivere in Germania (era nato nel 1879 a Ulm, in Germania, in una famiglia di origine ebraica).

Il 15 aprile 1955 Einstein fu ricoverato al Princeton Hospital per un aneurisma dell’aorta addominale che, secondo i medici, rendeva necessario un intervento chirurgico. Lui lo rifiutò, e in seguito a un’emorragia interna le sue condizioni si aggravarono rapidamente.

Einstein morì nelle prime ore del 18 aprile 1955, un lunedì, a causa della rottura dell’aorta, come riportato sul certificato di morte. Secondo la sua volontà e quella dei suoi familiari, il suo corpo fu cremato e le ceneri furono sparse lungo la riva del fiume Delaware nella città di Trenton, New Jersey, in base alle disposizioni fornite dall’esecutore testamentario e amico di famiglia, Otto Nathan. Prima che ciò avvenisse, e benché le cause della morte fossero note, il corpo di Einstein fu sottoposto a un’autopsia, di cui si occupò Thomas Harvey, un patologo del Princeton Hospital.

Non tutto il corpo di Einstein finì cremato: il cervello fu asportato durante quell’autopsia e messo da parte per futuri studi neuroscientifici.


continua nel link originale: 
 https://www.ilpost.it/2015/05/09/cervello-einstein/?fbclid=IwY2xjawSJjYtleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBFWUo2Q09BanRmc2Uxb01Pc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHoGduvhwucYRVe_lz5PhrQI6slbX90anGp31ERRrZVGuSGYTkax7Bq-dNMJ0_aem_d6iaB83FhacgEKS_AekakA




aggiornamento:

Albert Einstein: la morte, l'autopsia e il destino del suo cervello

Nel 1955 Albert Einstein, già considerato uno dei più importanti fisici del XX secolo, aveva 76 anni e viveva stabilmente a Princeton, nel New Jersey, dove si era trasferito negli anni Trenta.

Nel 1933, dopo la nomina di Adolf Hitler a cancelliere della Germania, Einstein si trovava negli Stati Uniti per un viaggio di lavoro. Non sarebbe più tornato a vivere in Germania. Nato nel 1879 a Ulm, nell'allora Impero tedesco, Einstein proveniva da una famiglia di origine ebraica.

Il 15 aprile 1955, Einstein fu ricoverato al Princeton Hospital a causa di un aneurisma dell'aorta addominale. I medici gli proposero un intervento chirurgico, ma Einstein rifiutò l'operazione.

Le sue condizioni peggiorarono rapidamente e, nelle prime ore del 18 aprile 1955, Einstein morì a Princeton per la rottura dell'aorta, come riportato nella documentazione relativa alla sua morte.

Secondo le sue volontà, il corpo fu cremato e le ceneri vennero disperse in un luogo non reso pubblico, secondo le disposizioni stabilite dall'esecutore testamentario Otto Nathan.

Ma ciò che accadde durante l'autopsia avrebbe dato origine a una delle vicende più particolari della storia della medicina e della scienza.

Il cervello di Einstein non fu cremato

Durante l'autopsia, eseguita dal patologo Thomas Stoltz Harvey, il cervello di Einstein fu rimosso e conservato.

Harvey riteneva che lo studio del cervello di una persona dotata di capacità intellettive straordinarie potesse contribuire alla ricerca neuroscientifica. Il cervello venne quindi suddiviso in numerosi campioni destinati a essere studiati da diversi ricercatori.

Nel corso degli anni, alcune parti del cervello di Einstein furono sottoposte a studi anatomici e microscopici. La vicenda divenne però controversa anche per le modalità con cui Harvey conservò e distribuì i campioni e per le successive interpretazioni scientifiche.

Ancora oggi, il cervello di Einstein rappresenta uno dei casi più conosciuti nella storia della neuroscienza e della ricerca sul rapporto tra struttura cerebrale e capacità cognitive.

Una precisazione importante

Il fatto che Einstein fosse considerato un genio non significa che sia stato dimostrato scientificamente che una particolare caratteristica anatomica del suo cervello fosse responsabile della sua intelligenza.

Nel corso degli anni sono state pubblicate diverse osservazioni sulle caratteristiche anatomiche del suo cervello, ma il collegamento diretto tra tali caratteristiche e le sue straordinarie capacità intellettive rimane una questione scientifica molto più complessa.

Il cervello di Einstein, quindi, non è semplicemente “il cervello di un genio” conservato come curiosità: è diventato un caso storico e scientifico che ha alimentato studi, ipotesi e anche numerose interpretazioni non sempre dimostrate.






 

Cos’è lo stress ossidativo?

Forse non è conoscenza comune, ma molte delle nostre malattie dipendono da una condizione che si chiama “stress ossidativo”.
Questo tipo di stress si sviluppa quando abbiamo una malattia infettiva, se mangiamo in maniera disordinata o beviamo alcol o di frequente bevande zuccherate, se fumiamo o anche se viviamo in ambienti fortemente inquinati.
Lo stress ossidativo sia se dura brevemente ma soprattutto se dura più a lungo può causare uno stato di infiammazione che danneggia le strutture del nostro corpo: cellule, tessuti (muscolo, pelle, etc.), organi (fegato, cuore, cervello).
Per fortuna è possibile contrastare lo stress ossidativo sia con i sistemi di difesa normalmente presenti nel nostro organismo sia intervenendo sulle nostre abitudini di vita, e sugli stili alimentari.
Di seguito parleremo dello stress ossidativo e delle sue cause, dei problemi di salute collegati e di come sia possibile contrastare i fattori che causano stress ossidativo modificando anche in maniera semplice i nostri stili di vita. 


Cos’è lo stress ossidativo?
Le nostre cellule normalmente producono delle molecole tossiche chiamate radicali liberi dell’ossigeno (ROS); per poter mantenere un suo equilibrio interno (omeostasi) la cellula, fortunatamente, possiede dei sistemi che contrastano i radicali liberi e che vengono chiamati antiossidanti, piccole molecole che hanno la capacità di annullare l’effetto tossico dei ROS sulle cellule


continua nel PDF originale che troverai qui: 
















Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo quindi le #informazioni non sostituiscono il parere medico.  

29/05/2026

Vertigini ricorrenti a Torino: quali controlli fare e dove rivolgersi

Le vertigini e i disturbi dell’equilibrio possono avere cause diverse e manifestarsi con episodi occasionali oppure ricorrenti. Quando i sintomi persistono o interferiscono con le attività quotidiane, è opportuno rivolgersi al medico per valutare le possibili cause e gli eventuali approfondimenti necessari.

Il termine labirintite viene spesso utilizzato per descrivere genericamente questi disturbi, ma non tutte le vertigini dipendono da un’infiammazione del labirinto auricolare. Tra le possibili cause figurano la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB), la neurite vestibolare e la malattia di Ménière.

La valutazione medica consente di orientare il percorso diagnostico e stabilire se siano indicati esami specifici o un trattamento riabilitativo.

Quali controlli fare in caso di vertigini ricorrenti?

Gli accertamenti dipendono dai sintomi, dalla loro durata e dalla storia clinica della persona. In base al caso, il medico può indicare:

  • Visita otorinolaringoiatrica: per approfondire eventuali disturbi dell’orecchio e del sistema vestibolare.
  • Valutazione vestibolare: per esaminare il funzionamento dei sistemi coinvolti nell’equilibrio.
  • Esami specifici: quando necessari per chiarire l’origine dei sintomi.
  • Riabilitazione vestibolare: un percorso di esercizi personalizzati che può essere indicato in alcune condizioni per migliorare l’equilibrio e ridurre l’instabilità.

Non tutte le vertigini richiedono gli stessi esami o trattamenti. La scelta deve essere effettuata da un professionista sanitario sulla base della situazione individuale.

Riabilitazione delle vertigini a Torino: il Presidio Sanitario San Camillo

A Torino, il Presidio Sanitario San Camillo include tra le proprie prestazioni la riabilitazione delle sindromi vertiginose, disponibile secondo le modalità previste dalla struttura in regime convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e in regime privato.

Per consultare l’elenco delle prestazioni e le relative informazioni, è possibile visitare le pagine ufficiali:

  • Riabilitazione e prestazioni di fisioterapia
  • Prestazioni ambulatoriali convenzionate con il SSN

Prima di prenotare, è consigliabile verificare eventuali prescrizioni necessarie, disponibilità del servizio e modalità di accesso.

Come prenotare tramite il Servizio Sanitario Nazionale

Per le prime visite fisiatriche dedicate alle vertigini e ai disturbi dell’equilibrio, il San Camillo indica i seguenti recapiti:

  • 011 8199568 — dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 12:00.
  • 011 8199411 — dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 12:00, selezionando il tasto 2.

Per verificare le procedure aggiornate, consulta la pagina ufficiale Prenotazioni convenzionate con il SSN.

Per le prestazioni private, le informazioni sono disponibili nella pagina Prenotazioni delle prestazioni private. La struttura indica anche questi contatti:

  • Telefono: 011 8199426
  • Orario telefonico indicato: dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 16:00.

Orari e procedure possono cambiare: è opportuno verificarli sul sito ufficiale prima di contattare la struttura.

Indirizzo e contatti del San Camillo di Torino

Presidio Sanitario San Camillo

Strada Santa Margherita, 136
10131 Torino

  • Telefono reception: 011 8199411

Per informazioni generali, indicazioni sull’accesso e ulteriori recapiti, consulta la pagina ufficiale Contatti del Presidio Sanitario San Camillo.

La struttura indica che l’accesso avviene su prenotazione. Per conoscere le disposizioni relative agli accompagnatori, è consigliabile consultare la pagina dei contatti o chiedere conferma direttamente alla struttura.

Quando le vertigini richiedono assistenza urgente?

Le vertigini ricorrenti devono essere valutate dal medico, soprattutto quando limitano la deambulazione o le normali attività.

Se compaiono improvvisamente insieme a difficoltà nel parlare, debolezza a un braccio o a una gamba, visione doppia o incapacità di camminare, è necessario richiedere immediatamente assistenza medica urgente, chiamando il 112. Questi sintomi non devono essere attribuiti automaticamente alla labirintite.

Conclusioni

Le vertigini possono avere origini differenti e richiedere percorsi diagnostici e terapeutici specifici. Una valutazione medica permette di individuare gli approfondimenti più appropriati e stabilire se sia indicata la riabilitazione vestibolare.

Per chi cerca informazioni sui servizi disponibili a Torino, il Presidio Sanitario San Camillo offre un servizio di riabilitazione delle sindromi vertiginose. Le pagine ufficiali della struttura consentono di consultare le prestazioni e verificare le modalità di prenotazione tramite SSN o in regime privato.


Nota informativa: questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce una visita medica o il parere di un professionista sanitario. Le informazioni sui servizi e sulle procedure di accesso possono cambiare; per gli aggiornamenti è necessario fare riferimento alle fonti ufficiali.

Nota editoriale: questo testo riassume informazioni generali e non costituisce una linea guida terapeutica individuale. Per diagnosi, esami e trattamenti è necessario rivolgersi allo specialista.

© Melis Stefania





27/05/2026

Informazioni utili sull'incontinenza urinaria - Presidio sanitario San Camillo TORINO

    Data di pubblicazione: 27 maggio 2026

    L’incontinenza urinaria è un disturbo più diffuso di quanto si possa immaginare e può interessare persone di tutte le età, non soltanto anziani. Può manifestarsi anche in età giovane, dopo il parto o in seguito a interventi chirurgici e patologie neurologiche.

    Nonostante possa avere un impatto significativo sulla qualità della vita, l’incontinenza urinaria è una condizione che, nella maggior parte dei casi, può essere trattata con percorsi terapeutici personalizzati. Riconoscere tempestivamente i sintomi e rivolgersi a professionisti qualificati è il primo passo per affrontare il problema.

    Il Centro Fisiatrico di Secondo Livello del Presidio San Camillo

    Il Presidio San Camillo di Torino è inserito nella rete regionale dei centri dedicati alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura dell’incontinenza. Il Centro Fisiatrico di Secondo Livello si occupa in particolare del trattamento conservativo e riabilitativo delle disfunzioni del pavimento pelvico.

    Tra queste, l’incontinenza urinaria rappresenta una delle condizioni più frequenti. Può interessare sia le donne sia gli uomini e, in età pediatrica, può essere associata a problematiche funzionali, neurologiche o malformative.

    Le disfunzioni del pavimento pelvico comprendono anche altre condizioni, come il prolasso degli organi pelvici, il dolore pelvico cronico, l’incontinenza fecale e la stipsi cronica.

    Spesso chi convive con questi disturbi fatica a parlarne, anche a causa dell’imbarazzo o dei pregiudizi che ancora li accompagnano. Informazione e consapevolezza sono fondamentali per favorire una diagnosi tempestiva e promuovere un approccio adeguato alla cura.

    Quali sono i sintomi dell’incontinenza urinaria?

    L’incontinenza urinaria può presentarsi in forme diverse, a seconda delle cause e delle modalità con cui si manifesta.

    Tra le principali tipologie troviamo:

    • Incontinenza urinaria da sforzo: si verifica durante attività come tossire, starnutire, ridere o sollevare pesi.
    • Incontinenza da urgenza: è caratterizzata da uno stimolo improvviso e intenso a urinare, difficile da controllare.
    • Incontinenza mista: combina episodi di perdita urinaria associati allo sforzo e all’urgenza minzionale.
    • Incontinenza post-chirurgica: può comparire, negli uomini e nelle donne, dopo determinati interventi chirurgici. Nel maschio è frequentemente associata agli interventi sulla prostata.

    Esistono inoltre forme di incontinenza legate a patologie neurologiche o ad alterazioni funzionali che richiedono una valutazione specialistica.

    In presenza dei primi sintomi è importante rivolgersi al proprio medico di medicina generale, che può indicare gli accertamenti iniziali e indirizzare il paziente verso un centro specializzato.

    Come si svolge il percorso riabilitativo al Presidio San Camillo?

    Il Centro Fisiatrico di Secondo Livello del Presidio San Camillo affronta le disfunzioni del pavimento pelvico attraverso un percorso personalizzato, definito sulla base delle esigenze e delle condizioni cliniche di ciascun paziente.

    L’équipe è composta da due medici fisiatri, fisioterapisti dedicati e personale infermieristico, che collaborano per individuare il trattamento più appropriato.

    Il percorso inizia con una visita medica specialistica, dalla quale viene elaborato un progetto riabilitativo individuale. In base alla valutazione clinica, il trattamento può comprendere diverse tecniche e procedure:

    • Training muscolare del pavimento pelvico, per migliorare la consapevolezza, il controllo e la funzionalità della muscolatura coinvolta.
    • Biofeedback, uno strumento che aiuta il paziente a riconoscere e controllare l’attività muscolare.
    • Elettrostimolazione funzionale, quando indicata dal professionista.
    • Stimolazione del nervo tibiale posteriore (SANS), utilizzata in specifiche condizioni disfunzionali.
    • Terapia comportamentale e bladder training, per favorire una migliore gestione della funzione vescicale e degli intervalli tra le minzioni.
    • Counselling e indicazione di ausili, per supportare il paziente nella gestione quotidiana del disturbo.

    Il trattamento viene adattato nel tempo in base alla risposta clinica e agli obiettivi riabilitativi individuati.

    Le attività si svolgono prevalentemente in regime ambulatoriale. Nei casi più complessi, comprese alcune condizioni di origine neurologica, può essere previsto un breve ricovero in Day Hospital.

    Il Centro si occupa inoltre di alcune forme di incontinenza pediatrica.

    Quali patologie vengono trattate?

    L’attività del Centro è rivolta alla prevenzione, alla valutazione e alla riabilitazione di diverse problematiche del pavimento pelvico, tra cui:

    • incontinenza urinaria femminile di diversa origine;
    • incontinenza urinaria dopo il parto;
    • incontinenza urinaria post-chirurgica maschile e femminile;
    • incontinenza urinaria associata a patologie neurologiche congenite o acquisite;
    • sindromi dolorose pelviche;
    • alterazioni della statica pelvica femminile;
    • vescica iperattiva;
    • incontinenza fecale;
    • stipsi cronica.

    La scelta del trattamento dipende dalla natura del disturbo, dalla sua gravità e dalle condizioni generali della persona. Per questo motivo, la valutazione specialistica rappresenta un passaggio essenziale per definire il percorso più adatto.

    Affrontare l’incontinenza è possibile: il valore della prevenzione

    L’incontinenza urinaria e le altre disfunzioni del pavimento pelvico non devono essere considerate condizioni inevitabili con il passare degli anni, né problemi da affrontare in silenzio.

    Intervenire precocemente consente di individuare le cause del disturbo e valutare le possibilità terapeutiche disponibili, comprese le tecniche conservative e riabilitative.

    Il Presidio San Camillo di Torino mette a disposizione competenze mediche e riabilitative dedicate per accompagnare il paziente in un percorso di valutazione e cura personalizzato.

    In presenza di sintomi urinari o di altre problematiche del pavimento pelvico, il primo passo è parlarne con il proprio medico e valutare un eventuale approfondimento specialistico. Chiedere aiuto è importante per migliorare la gestione del disturbo e la qualità della vita.

    Per saperne di più

    Consulta la pagina dedicata del Presidio San Camillo di Torino per approfondire i servizi e le attività del Centro:

    Informazioni sull’incontinenza urinaria – Presidio San Camillo di Torino

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    Nota editoriale: ho mantenuto le informazioni fornite, riorganizzandole per migliorare leggibilità e fruizione online. Prima della pubblicazione, è consigliabile verificare con il Centro i dati epidemiologici citati nel testo originale e l'attuale composizione dell'équipe, così da garantire la piena accuratezza delle informazioni sanitarie



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© Stefania Melis