Quali sono gli alimenti giusti per la ritenzione idrica, un disagio che
in molte condividono per cause diverse: problemi di
circolazione, alimentazione poco sana e scarsa attività fisica.
Una prima regola di base è di non usare cloruro di sodio. Prosegue una lista di alimenti indicati nel problema della ritenzione idrica:
Latte declorurato
Carni: manzo, vitello, tacchino, coniglio, pollo, agnello, maiale
Pesci: qualsiasi tipo ma solo fresco. Esclusi i crostacei, polpo, seppie e vongole.
Pane - Cereali: pane sciapo, fette biscottate,asodiche, riso, pasta, semolino
Uova: tuorlo
Zucchero - dolci: miele e zucchero
vietatissimi: cioccolato e liquerizia
Legumi - vegetali: patate, fagioli, insalata, carote, castagne, tutti i vegetali verdi ad eccezione di: spinaci, sedano, cavolo rosso, crescione, crauti, cetrioli, radicchio, lenticchie
Frutta: tutta ma solo fresca
Grassi: olio di oliva, olio di mais, burro senza sale
⭐ Le #informazioni qui riportate hanno esclusivamente finalità illustrative e divulgative e ⭐NON sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o di un professionista sanitario.⭐ ©MelisStefania
CONTATORE PERSONE
23/08/2012
Stipsi o stitichezza
Per stipsi si intende una ritenzione delle feci nel tubo fecale e quindi
la difficoltà ad evacuare le feci. Questo disturbo ne genera altri e
può anche comportare delle complicanze come ad esempio la formazione di
emorroidi, effetto della difficoltà della defecazione. Questo disturbo
non va trascurato e sicuramente una corretta assunzione di alcuni alimenti possono
agevolarne la cura.
ALIMENTI CONSIGLIATI IN CASO DI STIPSI
Una premessa importante riguarda l'assunzione di liquidi:
in caso di stitichezza è consigliabile bere molto, almeno 2 l di acqua al giorno.
Gli alimenti: crusca, pasta integrale, pane integrale, mele crude con buccia, cavolini di bruxelles, melanzane, pere crude, cavolfiore, kiwi, fagiolini verdi, prugne secche, broccoletti, cicoria, lenticchie, polenta.
ALIMENTI CONSIGLIATI IN CASO DI STIPSI
Una premessa importante riguarda l'assunzione di liquidi:
in caso di stitichezza è consigliabile bere molto, almeno 2 l di acqua al giorno.
Gli alimenti: crusca, pasta integrale, pane integrale, mele crude con buccia, cavolini di bruxelles, melanzane, pere crude, cavolfiore, kiwi, fagiolini verdi, prugne secche, broccoletti, cicoria, lenticchie, polenta.
Diabete
Alcuni alimenti da introdurre nella propria dieta perchè indicati in
presenza di una patologia come quella del diabete. Di contro, indichiamo
quali alimenti evitare.
La CRUSCA: costituisce la parte più esterna dei semi cereali da cui viene separata durante i processi di raffinazione. Svolge una funzione di regolazione del transito intestinale e rallenta l'assorbimento degli zuccheri. È utile nel diabete, oltre che nella stipsi e diverticolosi. Da evitare l'uso contemporaneo della crusca e del latte o derivati a causa della formazione di fitati di calcio insolubili che riducono l'assimilazione di questo minerale.
Il DOLCIFICANTE: è una sostanza naturale o artificiale in grado di rendere dolce un'altra sostanza. I dolcificanti naturali più usati sono lo zucchero e il miele. Lo zucchero, detto anche saccarosio, è prodotto dalla raffinazione dello zucchero di canna o bruno. Contrariamente al pensiero comune quest'ultimo è altrettanto calorico del primo come anche il miele, i cui vantaggi sono però rappresentati dalla maggiore ricchezza in vitamine, minerali ed oligoelementi che lo rendono più completo dello zucchero. I dolcificanti di sintesi hanno un potere dolcificante molto superiore ai prodotti naturali e non stimolano la secrezione di insulina per questo sono indicati nel diabete. La dose massima giornaliera non deve essere superiore alle 10 compresse ed è buona norma variare ogni tre mesi il tipo di dolcificante usato. I dolcificanti usati in genere da diabetici o obesi sono la saccarina, la mannite, il sorbitolo, l'aspartame, il fruttosio.
La FRUTTA: ciliegia ricca in fosforo, vitamina A e B, è indicata nel regime alimentare di chi è diabetico. La fragola, ricca di vitamina A e B, ferro, fosforo, è indicata nel diabete oltre che nelle stipsi, anemia e gotta. Il lampone, ricco in vitamina C, è indicato nel diabete oltre che nella obesità, nefropatie. Anche il mirtillo indicato nel diabete, come anche la pera ricca in vitamina B.
Il LIMONE: Agrume caratterizzato dalla ricchezza in acido ascorbico (vitamina C) è indicato nel diabete oltre che nell'obesità.
La MORA: bacca ricca di vitamine (A, E, C), calcio e potassio. In piccole quantità ha effetto astringente. Èconsigliata nelle diete ipocaloriche, diabete e diarrea.
Cosa è meglio evitare:
La CRUSCA: costituisce la parte più esterna dei semi cereali da cui viene separata durante i processi di raffinazione. Svolge una funzione di regolazione del transito intestinale e rallenta l'assorbimento degli zuccheri. È utile nel diabete, oltre che nella stipsi e diverticolosi. Da evitare l'uso contemporaneo della crusca e del latte o derivati a causa della formazione di fitati di calcio insolubili che riducono l'assimilazione di questo minerale.
Il DOLCIFICANTE: è una sostanza naturale o artificiale in grado di rendere dolce un'altra sostanza. I dolcificanti naturali più usati sono lo zucchero e il miele. Lo zucchero, detto anche saccarosio, è prodotto dalla raffinazione dello zucchero di canna o bruno. Contrariamente al pensiero comune quest'ultimo è altrettanto calorico del primo come anche il miele, i cui vantaggi sono però rappresentati dalla maggiore ricchezza in vitamine, minerali ed oligoelementi che lo rendono più completo dello zucchero. I dolcificanti di sintesi hanno un potere dolcificante molto superiore ai prodotti naturali e non stimolano la secrezione di insulina per questo sono indicati nel diabete. La dose massima giornaliera non deve essere superiore alle 10 compresse ed è buona norma variare ogni tre mesi il tipo di dolcificante usato. I dolcificanti usati in genere da diabetici o obesi sono la saccarina, la mannite, il sorbitolo, l'aspartame, il fruttosio.
La FRUTTA: ciliegia ricca in fosforo, vitamina A e B, è indicata nel regime alimentare di chi è diabetico. La fragola, ricca di vitamina A e B, ferro, fosforo, è indicata nel diabete oltre che nelle stipsi, anemia e gotta. Il lampone, ricco in vitamina C, è indicato nel diabete oltre che nella obesità, nefropatie. Anche il mirtillo indicato nel diabete, come anche la pera ricca in vitamina B.
Il LIMONE: Agrume caratterizzato dalla ricchezza in acido ascorbico (vitamina C) è indicato nel diabete oltre che nell'obesità.
La MORA: bacca ricca di vitamine (A, E, C), calcio e potassio. In piccole quantità ha effetto astringente. Èconsigliata nelle diete ipocaloriche, diabete e diarrea.
Cosa è meglio evitare:
ALCOOL: Per bevande alcoliche si intendono quelle
contenenti alcol etilico in quantità variabile dal 2 al 21%.
Controindicato nel diabete.
BANANA: Frutto molto ricco in zuccheri e vitamine soprattutto A-B-C e calcio. Controindicata nell'obesità e nel diabete.
BARBABIETOLA ROSSA: Ricca di vitamine A, B, PP nonché magnesio,
fosforo e acido ossalico. Da consumarsi con moderazione nel diabete dato
il suo alto contenuto in zuccheri.
BIETA: Verdura distinta in due varietà: a coste grosse e a piccole foglie (bietina). Controindicata nel diabete. Ha effetto diuretico.
BIRRA: Deriva dall'orzo per un processo di fermentazione del
malto e deve il suo sapore leggermente amarognolo all'aggiunta di
luppolo. Caratteristica essenziale è di essere molto ricche in zuccheri e
destrine e di conseguenza molto caloriche. La B. è poco alcolica (3-4')
con un elevato tenore di anidride carbonica. È controindicata nel
diabete.
BISCOTTI: Sono più digeribili del pane perché secchi ed hanno a
seconda del tipo composizioni svariate. Controindicati nelle diete per
il diabete.
CACHI: Frutto con alto potere calorico, molto zuccherino e con proprietà lassative. Controindicato nel diabete.
CASTAGNA: Frutto ricchissimo di amidi a cui deve il suo valore
calorico. Si distinguono due varietà fondamentali: marroni e C. È
controindicata nel diabete.
CECI: Legumi che per il loro alto contenuto calorico sono controindicati nel diabete.
CIOCCOLATO: Dolce ottenuto dall'impasto del cacao con varie
sostanze alimentari. Ha un valore calorico e nutritivo piuttosto elevato
legato alla presenza degli idrati di carbonio e quindi è un alimento
completo, soprattutto quello al latte. E' sconsigliato nel diabete.
COCKTAIL: Bevanda usata in genere come aperitivo, costituita da
una mescolanza di liquori, vino e aromatizzata. Controindicata per la
sua tossicità nel diabete.
CRACKERS: Biscotti molto sottili e friabili, ricchi di idrati di
carbonio. Controindicati nel diabete dato l'alto contenuto in
carboidrati.
GELATO: Alimento dolce costituito da latte e uova addizionati ad
altri ingredienti vari e sottoposti a congelamento. Il G. ha un alto
potere calorico e nutritivo è quindi controindicato nel diabete per
l'alto contenuto in zuccheri(oppure deve essere consumato in
sostituzione di un pasto).
GNOCCHI: Alimento costituito da patate e farina. È composto
quindi essenzialmente da carboidrati per cui è limitatamente indicato
nel diabete soprattutto con condimenti grassi.
MANDORLA: Ricca in grassi viene usata oltre che nella
preparazione di dolciumi anche nell'estrazione di olio. Controindicata
nel diabete.
MANGO: Frutto esotico ricco in fibra, zuccheri e carotenoidi. Sconsigliato nel diabete.
MARMELLATA: Conserva alimentare costituita in genere da frutta
matura fatta cuocere addizionata ad una notevole quantità di zucchero.
Controindicata nel diabete.
MELOGRANO: Frutto zuccherino ricco in vitamina C. È controindicato nel diabete.
MIDOLLO (bue): Sostanza notevolmente grassa presente
nell'interno delle ossa cave degli animali da macello. Viene utilizzato
nella preparazione di piatti tipici regionali. Controindicato nel
diabete.
MIELE: Alimento viscoso con altissima percentuale di zuccheri
(glucosio e fruttosio) formato dal nettare dei fiori elaborato e
rigurgitato dalle api. Controindicato nel diabete.
NOCE DI COCCO: Frutto della palma da cocco con una polpa molto ricca in grassi saturi, zuccheri, fibra. È controindicata nel diabete.
PANCETTA (maiale): Parte adiposa del maiale consumata in genere salata o affumicata. Per il suo alto valore calorico è sconsigliata nel diabete.
PANE: alimento di scarsa digeribilità soprattutto quando è fresco
mentre migliora in questo senso se raffermo o abbrustolito poichè‚
diminuisce la sua quantità in acqua. Controindicato nel diabete.
da parte degli obesi e anche nelle iperlipemie.
RISO: È un cereale ricco di amidi e allo stato greggio (risone)
anche di vitamina B1, PP, sali minerali, cellulosa. Controindicato nel
diabete per la ricchezza in carboidrati.
SACCAROSIO: Disaccaride derivante dalla canna e barbabietola da
zucchero. Lavorato e raffinato costituisce il comune zucchero
alimentare. È controindicato nel diabete.
SEMOLINO: Alimento di
aspetto granuloso derivato dalla triturazione di vari tipi di cereali.
Il S. bianco è derivato dal grano, quello giallo dal granturco. È molto
ricco in zuccheri perciò è controindicato nel diabete.
UVA: Frutto ricco in zuccheri (glucosio), vitamine e minerali; è
un alimento facilmente digeribile se si eliminano bucce e semi. È
controindicato nel diabete.
VINO: Deriva dal mosto dell'uva per un processo di fermentazione
ed è costituito da alcool etilico, zuccheri, tannino, acidi vari, scarse
vitamine, calcio, ferro, bisolfati. Il vino è controindicato nel
diabete.
RICORDO CHE:
Le
informazioni qui riportate Hanno solo un fine illustrativo: non
costituiscono e non provengono né da prescrizione né da consiglio
medico, rivolgersi sempre e comunque al proprio medico
grazie da S.a.M. = Stefania ajo' MELIS
Pressione bassa, sintomi, cause e rimedi
La pressione bassa, detta anche ipotensione, è una patologia che si riscontra quando i livelli di pressione arteriosa sono inferiori ai 60 mm Hg per la pressione minima e 110 mmHg per la massima. Si tratta di una condizione facilmente riconoscibile: infatti si manifesta con senso di stanchezza, spossatezza fino allo svenimento. Al contrario quindi della pressione alta, che non da sintomi specifici, la pressione bassa ha sintomi chiari e facilmente curabili. In caso di un attacco di pressione bassa, che molto speso può essere accompagnato da sudori freddi e tremore agli arti inferiori, è bene assumere subito dello zucchero. In particolare assumendolo sotto la lingua, si riuscirà a alzare quasi immediatamente i valori della pressione.
Pressione bassa: sintomi e cause
La pressione può abbassarsi sotto determinati livelli a causa di alcune patologie. In particolare il diabete o la tachicardia possono ridurre i valori di pressione. Anche particolari condizioni di salute, come la diarrea e la disidratazione e ovviamente ogni caso di emorragie come un flusso mestruale particolarmente importante. Inoltre la pressione tende ad abbassarsi in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre quando i livelli di progesterone sono talmente alti da fungere da vaso dilatatore. Anche l’uso di alcuni farmaci, come i diuretici e gli antidepressivi. La pressione bassa può essere anche una conseguenza di una alimentazione povera di ferro e minerali, la cui mancanza tende a indebolire la persona.
I sintomi della pressione bassa possono essere di diversa natura. Come abbiamo già sottolineato uno dei sintomi principali è sicuramente la spossatezza preludio, nei casi più gravi, di stanchezza cronica. Un altro sintomo legato alla spossatezza è certamente la debolezza muscolare. Cefalee, annebbiamento e giramento di testa, ronzii alle orecchie, sonnolenza fino agli svenimenti, sono tutti sintomi di pressione bassa. Lo svenimento in particolare è una sorta di difesa del nostro organismo nei confronti di alcuni dei malesseri sopracitati.
Pressione bassa: cure e rimedi
Nel momento dell’attacco, quando le gambe sembra che ci abbandonino, la cosa migliore da fare è sdraiarsi e alzare le gambe in modo che il sangue fluisca verso il cuore e il cervello più facilmente. Si deve poi rialzarsi per tornare alla posizione eretta, molto lentamente. Un ottimo rimedio è anche quello di assumere, a parte la classica acqua e zucchero, della liquirizia che ha proprietà specifiche capaci di alzare la pressione. La fitoterapia ci viene in aiuto nel caso di pressione bassa, tramite il rimedio fitoterapico a base di Ribes che agisce normalizzando i livelli di pressione. Nel caso che si soffra di celiachia o di intolleranza ai lieviti, si può assumere il ribes come capsule di ribes nero che non contengono elementi di fermentazione.
La pressione bassa è una patologia semplice da riconoscere che si manifesta con sintomi precisi. I sintomi più comuni sono spossatezza e svenimenti
********
E' possibile prevenire la pressione bassa con un'alimentazione adeguata. Ecco alcuni consigli e i cibi che fanno alzare la pressione.
In questi periodi dell'anno può essere utile assumere degli integratori salini ed è buona regola portare sulla propria tavola un'alimentazione ricca di frutta e verdura.
Caffè, cioccolata e liquirizia possono essere utili, ma meglio non abusarne.
In ogni caso, la diagnosi di pressione bassa deve essere fatta dal medico. Un valore 60-100 di pressione non è necessariamente indice di pressione bassa; pertanto è bene non fermarsi all'autodiagnosi, ma valutare con il professionista quali potrebbero essere le cause del problema, se effettivamente sussiste un problema di pressione bassa.
Talvolta potrebbe anche essere utile effettuare le analisi del sangue per verificare che non ci sia alla base un'alterazione dei valori della glicemia... abbassamenti rapidi di glicemia potrebbero dare sintomi confondibili con quelli tipici della pressione bassa.
Pressione bassa: sintomi e cause
La pressione può abbassarsi sotto determinati livelli a causa di alcune patologie. In particolare il diabete o la tachicardia possono ridurre i valori di pressione. Anche particolari condizioni di salute, come la diarrea e la disidratazione e ovviamente ogni caso di emorragie come un flusso mestruale particolarmente importante. Inoltre la pressione tende ad abbassarsi in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre quando i livelli di progesterone sono talmente alti da fungere da vaso dilatatore. Anche l’uso di alcuni farmaci, come i diuretici e gli antidepressivi. La pressione bassa può essere anche una conseguenza di una alimentazione povera di ferro e minerali, la cui mancanza tende a indebolire la persona.
I sintomi della pressione bassa possono essere di diversa natura. Come abbiamo già sottolineato uno dei sintomi principali è sicuramente la spossatezza preludio, nei casi più gravi, di stanchezza cronica. Un altro sintomo legato alla spossatezza è certamente la debolezza muscolare. Cefalee, annebbiamento e giramento di testa, ronzii alle orecchie, sonnolenza fino agli svenimenti, sono tutti sintomi di pressione bassa. Lo svenimento in particolare è una sorta di difesa del nostro organismo nei confronti di alcuni dei malesseri sopracitati.
Pressione bassa: cure e rimedi
La pressione bassa non è una vera e propria patologia. Si può facilmente risolvere il problema adottando una alimentazione equilibrata che contenga una certa dose di Sali, senza esagerare comunque. Anche l’assunzione di cacao, caffè e vino rosso favorisce l’innalzarsi della pressione. Ovvio, non vi stiamo dicendo di bere un fiasco di vino a pasto, ma certamente un bicchiere non può che farvi bene, sempre che non ci siano altre complicanze, magari legate al fegato.
Attenzione però:
chi soffre abitualmente di pressione bassa è bene che si limiti nel mangiare, evitando di fare pasti troppo abbondanti e di assumere alcolici.
Attenzione però:
chi soffre abitualmente di pressione bassa è bene che si limiti nel mangiare, evitando di fare pasti troppo abbondanti e di assumere alcolici.
Nel momento dell’attacco, quando le gambe sembra che ci abbandonino, la cosa migliore da fare è sdraiarsi e alzare le gambe in modo che il sangue fluisca verso il cuore e il cervello più facilmente. Si deve poi rialzarsi per tornare alla posizione eretta, molto lentamente. Un ottimo rimedio è anche quello di assumere, a parte la classica acqua e zucchero, della liquirizia che ha proprietà specifiche capaci di alzare la pressione. La fitoterapia ci viene in aiuto nel caso di pressione bassa, tramite il rimedio fitoterapico a base di Ribes che agisce normalizzando i livelli di pressione. Nel caso che si soffra di celiachia o di intolleranza ai lieviti, si può assumere il ribes come capsule di ribes nero che non contengono elementi di fermentazione.
La pressione bassa è una patologia semplice da riconoscere che si manifesta con sintomi precisi. I sintomi più comuni sono spossatezza e svenimenti
********
E' possibile prevenire la pressione bassa con un'alimentazione adeguata. Ecco alcuni consigli e i cibi che fanno alzare la pressione.
In questi periodi dell'anno può essere utile assumere degli integratori salini ed è buona regola portare sulla propria tavola un'alimentazione ricca di frutta e verdura.
Caffè, cioccolata e liquirizia possono essere utili, ma meglio non abusarne.
In ogni caso, la diagnosi di pressione bassa deve essere fatta dal medico. Un valore 60-100 di pressione non è necessariamente indice di pressione bassa; pertanto è bene non fermarsi all'autodiagnosi, ma valutare con il professionista quali potrebbero essere le cause del problema, se effettivamente sussiste un problema di pressione bassa.
Talvolta potrebbe anche essere utile effettuare le analisi del sangue per verificare che non ci sia alla base un'alterazione dei valori della glicemia... abbassamenti rapidi di glicemia potrebbero dare sintomi confondibili con quelli tipici della pressione bassa.
10 consigli nutrizionali contro la pressione alta Cosa mangiare per abbassare la pressione
1. Evitate l'alcool
In caso d'ipertensione, è essenziale ridurre il consumo d'alcool: non più di tre bicchieri di vino al giorno per gli uomini, e due per le donne.
In caso d'ipertensione, è essenziale ridurre il consumo d'alcool: non più di tre bicchieri di vino al giorno per gli uomini, e due per le donne.
2. Attenzione al peso corporeo
Il peso eccessivo è il nemico del vostro cuore e delle vostre arterie. Riequilibrare l'alimentazione è dunque essenziale in caso di sovraccarico ponderale.
Il peso eccessivo è il nemico del vostro cuore e delle vostre arterie. Riequilibrare l'alimentazione è dunque essenziale in caso di sovraccarico ponderale.
3. No al sale
Certamente, il vostro medico vi ha messi in guardia contro l'eccesso di sale. Occorre infatti consumarne meno di 6 g al giorno in caso d'ipertensione. Certamente un primo punto è quello di eliminare il salino dalla tavola. Ma occorre anche evitare alcuni prodotti alimentari troppo ricchi in sodio: affettati, piatti preparati, alcune conserve e formaggi. Diffidate anche del sale nei cereali per colazione e dei biscotti zuccherati.
Certamente, il vostro medico vi ha messi in guardia contro l'eccesso di sale. Occorre infatti consumarne meno di 6 g al giorno in caso d'ipertensione. Certamente un primo punto è quello di eliminare il salino dalla tavola. Ma occorre anche evitare alcuni prodotti alimentari troppo ricchi in sodio: affettati, piatti preparati, alcune conserve e formaggi. Diffidate anche del sale nei cereali per colazione e dei biscotti zuccherati.
4. Olio di oliva al posto del burro
È essenziale evitare i grassi saturi, per quanto possibile, quando si ha la pressione alta. In particolare è opportuno sostituire al massimo i grassi animali con grassi vegetali. Via il burro, benvenuto l'olio di oliva!
È essenziale evitare i grassi saturi, per quanto possibile, quando si ha la pressione alta. In particolare è opportuno sostituire al massimo i grassi animali con grassi vegetali. Via il burro, benvenuto l'olio di oliva!
5. Evitate carni grasse
Sempre per evitare i grassi saturi, occorre scegliere le carni piuttosto magre. Evitate il bue, il maiale e la pecora, preferite il pesce ed il pollame (senza la pelle).
Sempre per evitare i grassi saturi, occorre scegliere le carni piuttosto magre. Evitate il bue, il maiale e la pecora, preferite il pesce ed il pollame (senza la pelle).
6. Cereali!
Di tutti i farinacei che assumete, privilegiate al massimo i cereali completi. Ciò permetterà in particolare di aumentare il tasso di fibre della vostra alimentazione.
Di tutti i farinacei che assumete, privilegiate al massimo i cereali completi. Ciò permetterà in particolare di aumentare il tasso di fibre della vostra alimentazione.
7. A vapore!
È essenziale scegliere i modi di cottura meno grassi, e che preservano
le qualità nutrizionali dei prodotti alimentari. Così, optate per la
cottura vapore, il grill o i cartocci ed evitate i fritti.
8. Alimenti light
Sempre per evitare i grassi, optate per prodotti lattiero-caseari scremati, e yogurt 0%.
Sempre per evitare i grassi, optate per prodotti lattiero-caseari scremati, e yogurt 0%.
9. Atività fisica!
L'attività fisica è essenziale, anche moderata. Una mezz'ora di marcia rapida al giorno, la bicicletta, il nuoto.
L'attività fisica è essenziale, anche moderata. Una mezz'ora di marcia rapida al giorno, la bicicletta, il nuoto.
10. Frutta e verdura!
Occorre ricordarlo, la frutta e verdura sono gli alleati della vostra salute. Occorre dunque consumarne sufficientemente ogni giorno, soprattutto in caso d'ipertensione. Puntate in particolare sui frutti che vi portano potassio: quest'ultimo è amico della vostra pressione.
Occorre ricordarlo, la frutta e verdura sono gli alleati della vostra salute. Occorre dunque consumarne sufficientemente ogni giorno, soprattutto in caso d'ipertensione. Puntate in particolare sui frutti che vi portano potassio: quest'ultimo è amico della vostra pressione.
Ipertensione: cosa mangiare
I fattori di rischio appartengono alla componente quotidiana: il fumo, l'obesità, lo stess, il diabete, l'ereditarietà e le malattie renali. Ma sopratutto è il diavolo cristallino, il sale, ad essere da anni sul banco degli imputati. Infatti studi clinici hanno dimostrato che la semplice riduzione del sale nell'alimentazione è sufficiente a normalizzare l'ipertensione lieve.
Le popolazioni primitive, che non consumano quasi mai sale, non conoscono l'ipertensione. Queste popolazioni in più consumano cibi ricchi di potassio (ne sono ricche le verdure, alcune carni, gli agrumi e le banane) molto utile per normalizzare la pressione, equilibrandosi ai livelli di sodio.
PER CHI HA PROBLEMI DI PRESSIONE
SEMAFORO VERDE= alimenti ricchi di potassio e poveri di sodio per combattere e/o prevenire la pressione alta
| Alimenti | Potassio | Sodio |
| Pasta | 174 | 12 |
| Carne di bue | 360 | 51 |
| Vitello | 359 | 48 |
| Coniglio | 390 | 40 |
| Cavolfiore | 400 | 24 |
| Funghi | 430 | 5 |
| Lenticchie | 1200 | 3 |
| Patate | 410 | 0,8 |
| Piselli | 380 | 0,9 |
| Fagiolini | 300 | 0,6 |
| Zucca | 480 | 0,5 |
| Albicocche | 440 | 0,6 |
| Banane | 420 | 0,9 |
| Uva | 254 | 5 |
| Ciliegie | 260 | 3 |
| Mandorle | 690 | 1 |
| Prugne | 848 | 2 |
| Alimenti | Sodio |
| Pane | 450 |
| Farina granoturco | 660 |
| Latte | 51 |
| Formaggi | 600 |
| Tacchino | 130 |
| Oca | 150 |
| Aragosta | 325 |
| Sardine sott'olio | 760 |
| Tonno sott'olio | 540 |
| Prosciutto crudo | 1100 |
| Carote | 48 |
| Ravanelli | 83 |
| Spinaci | 84 |
| Sedano | 96 |
| Barbabietole | 110 |
| Fichi | 39 |
| Cioccolato | 83 |
| Succo di pompelmo | 139 |
| I cibi SI' |
I cibi NO |
|
Pasta, riso, semolini in brodi vegetali; Pastine glutinate con olio crudo e pomodoro fresco; Pane integrale o fette biscottate (con moderazione); Carni e pesci magri, uova (sode o in camicia, con moderazione; Olio extravergine di oliva; Verdure crude o cotte all'agro (in particolare cipolle e carciofi); Formaggi tipo mozzarella, robiola, pastorella, latte scremato; Frutta fresca matura grattugiata, omogeneizzata o cotta. |
Brodi di carne, zuppe di pesce, pasta con sughi elaborati;
Paste ripene (tortellini, agnolotti, ravioli); Pane fresco bianco e con sale; Carni grasse e insaccate, frattaglie, pesci grassi e costacei, uova fritte; Grassi animali cotti e crudi; Peperoni, cavoli, funghi, cetrioli; Panna e formaggi grassi e fermentati, latte intero; Melone, cocomero, frutta acerba; Caffè, vino e liquori. |
Ecco come il riallineamento dell'Atlante può risolvere emicrania, vertigini, colpo di frusta, cervicale, mal di schiena e decine di altri disturbi.
INFO DI : www.atlantotec.com/it
vertebra Atlante:
|
- Ti vuoi liberare definitivamente dai tuoi disturbi? Allora smetti di combattere solo i sintomi!
- Un'unica seduta più un controllo successivo consente di attivare il potere di auto-guarigione del corpo.
- 9 fatti che devi sapere prima di sottoporti ad altre terapie.
Se prosegui nella lettura di questo sito, arriverai a comprendere per quale motivo la prima vertebra cervicale può essere responsabile di tutta una serie di disturbi, in apparenza non collegati tra loro, per i quali fino ad oggi le terapie hanno mirato esclusivamente alla soppressione del dolore, senza riuscire ad eliminarne la causa. Una nuova scoperta potrebbe ora portare sollievo in molti casi.
L'Atlante è la causa nascosta di numerosi disturbi
La prima vertebra cervicale chiamata Atlante o C1, gioca il ruolo più delicato e allo stesso tempo primario di tutta la colonna vertebrale.Un malfunzionamento localizzato in tale zona può influenzare "a cascata" l'intero apparato muscoloscheletrico, il sistema circolatorio e il sistema nervoso, creando disallineamenti e disfunzioni in svariate parti del corpo.
Queste disfunzioni possono trasformarsi col tempo in seri problemi di salute dalla causa incerta: il corpo non è più in grado di funzionare come dovrebbe e potrebbe, la qualità di vita risulta pregiudicata, senza che nessuna causa organica certa possa essere individuata e diagnosticata.
I tuoi disturbi sono davvero psicosomatici?
Quanti pazienti si sono sentiti dire dal loro medico che la causa del proprio disturbo è sconosciuta e che sicuramente ha un origine psicosomatica? Quello che con tutta probabilità il tuo medico non conosce sono tutte le disfunzioni che un Atlante disallineato può causare!Disturbi cronici conseguenti ad un colpo di frusta, come anche l'emicrania o il mal di testa ricorrenti, ora trovano una semplice e logica spiegazione nel disallineamento della vertebra Atlante. La correzione di questa vertebra rappresenta una soluzione concreta, spesso completamente risolutiva, senza essere costretti a fare continuamente uso di farmaci con i loro effetti collaterali.
La correzione della vertebra Atlante è inoltre il metodo ottimale per migliorare la postura e ovviare di conseguenza a problemi quali: gamba più corta funzionale, bacino inclinato, iper-lordosi, cifosi, scoliosi funzionale, perdita della lordosi fisiologica.
9 fatti che devi sapere riguardo al disallineamento dell'Atlante
- Il trauma del parto crea in molti neonati un disallineamento permanente della vertebra Atlante (prima vertebra cervicale) e talvolta anche dell'Epistrofeo (seconda vertebra cervicale);
- traumi successivi come colpi di frusta o cadute possono causare o accentuare il disallineamento dell'Atlante;
- é stato accertato che il disallineamento della vertebra Atlante può essere responsabile di svariati disturbi e patologie sia a livello fisico che mentale;
- la medicina non considera il malposizionamento dell'Atlante come possibile causa dei disturbi, dal momento che generalmente questo problema non viene diagnosticato;
- la mancata diagnosi è da ricondurre al fatto che una normale radiografia, come pure la risonanza magnetica non permettono di evidenziare il disallineamento dell'Atlante;
- una tomografia computerizzata a spirale permette di vedere e misurare con precisione la posizione dell'Atlante, ma solo nel caso il radiologo imposti specificatamente l'apparecchio TC con l'obiettivo di ottenere questo risultato;
- tralasciando i casi gravissimi di lussazione che richiedono la chirurgia, la medicina non prevede alcun trattamento per risolvere il disallineamento della prima vertebra cervicale;
- con una sola seduta ATLANTOtec® è ora possibile riallineare l'Atlante in maniera semplice e duratura;
- Molti ritengono che intervenire sulla cervicale sia un'operazione pericolosa. Devi sapere che l'eventuale pericolo è limitato all'esercizio di manipolazioni chiropratiche. Il metodo ATLANTOtec® sfrutta un principio completamente nuovo, assolutamente senza pericolo che non ha nulla a che vedere con la chiropratica o l'osteopatia, né tantomeno con altri metodi conosciuti.
I disturbi più frequenti che hanno tratto giovamento dal riallineamento della vertebra Atlante
Le conseguenze negative di un Atlante disallineato si possono manifestare in tutto il corpo.I dati raccolti, insieme alle testimonianze delle persone trattate con ATLANTOtec®, ci hanno permesso di stilare una lista dei disturbi e sintomi più frequenti che possono venire alleviati grazie al riposizionamento dell'Atlante.
È importante capire che NON tutti i disturbi elencati scompaiono in qualsiasi persona si sottoponga al riallineamento dell'Atlante, questo poiché gli stessi disturbi possono anche avere altre cause o concause.
Non sarebbe corretto interpretare la correzione dell'Atlante come una "cura miracolosa" in grado di risolvere tutti i disturbi. È al contrario fondamentale comprendere come lo scopo di ATLANTOtec® NON consista assolutamente nel diagnosticare o "curare" i vari disturbi, ma semplicemente nel verificare se sia necessario prendersi cura dell'Atlante. Miracolosa sarà poi la capacità del corpo di ottenere un'auto-guarigione, una volta messo in condizione di poterlo fare!
Correggere la posizione dell'Atlante, nel caso fosse disallineato, è necessario a prescindere dagli eventuali disturbi che si possono accusare momentaneamente, poiché si tratta di un "investimento" finalizzato ad ottenere una buona salute futura. Il riallineamento è consigliabile ad iniziare dai bambini e permette al corpo di funzionare al pieno delle sue potenzialità.
- emicrania
- mal di testa / cefalea
- dolori cronici dopo un colpo di frusta cervicale
- vertigini – giramenti di testa – capogiri
- sindrome di Ménière
- nevralgia del trigemino
- sindrome dell'ATM (disfunzione dell'articolazione temporo-mandibolare)
- sinusite cronica
- asma (più cause possibili)
- rotazione o flessione limitata o dolorante della testa
- dolori alla cervicale – cervicalgia
- torcicollo – dolori al collo
- mal di spalle – una spalla più alta dell'altra
- formicolio degli arti – parestesia
- tendinite cronica
- gomito del tennista – sindrome del tunnel carpale
- contratture muscolari – dolori muscolari cronici
- mal di schiena o dorsalgia (dolore localizzato al dorso)
- Scoliosi funzionale / idiopatica
- dolore lombare – lombalgia – colpo della strega
- ernia del disco – discopatia – protrusione dei dischi
- nervi spinali compressi
- asimmetria del bacino – dismetria pelvica
- artrite – artrosi (se conseguente a postura scorretta)
- dolori all'articolazione sacro-iliaca
- sciatica – sciatalgia – infiammazione nervo sciatico
- dolori all'anca
- lunghezza differente delle gambe funzionale
- dolori alle gambe – alle ginocchia – ai piedi
- mani e piedi cronicamente freddi
- disturbi visivi – infiammazione ricorrente agli occhi
- ronzii o fischi alle orecchie – acufene / tinnito
- otite dell'orecchio medio ricorrente (infezioni all'orecchio)
- tachicardia – ipertensione / pressione bassa
- gastrite / ulcera gastrica
- acidità di stomaco
- reflusso gastrico
- diarrea cronica – costipazione – colon irritabile
- depressione (se legata a dolori costanti post colpo di frusta o cefalea)
- insonnia – difficoltà ad addormentarsi
- stanchezza cronica
- sindrome affaticamento cronico (vedi acidosi e mercurio)
- allergia da polline (miglioramenti dal motivo sconosciuto)
- difficoltà di apprendimento – dislessia (difficoltà a leggere o a scrivere)
- epilessia
Aiuta a divulgare! Condividi sui Social network (vedi sotto) e invia una e-mail ai tuoi contatti.
21/08/2012
Copaxone - Glatiramer acetato
Glatiramer (noto anche come Copolimero 1, Cop-1, o Copaxone - come commercializzati da Teva Pharmaceuticals ) è un immunomodulatore farmaco attualmente usato per trattare la sclerosi multipla . È un polimero casuale di quattro aminoacidi trovati in proteina basica della mielina , ossia l'acido glutammico , lisina , alanina e tirosina , e può funzionare come esca per il sistema immunitario. Glatiramer acetato è approvato dallaFood and Drug Administration (FDA) per ridurre la frequenza delle recidive, ma non per ridurre la progressione della disabilità. Studi osservazionali, ma studi controllati non randomizzati, suggeriscono che potrebbe ridurre la progressione della disabilità.
Anche se la definizione clinica della sclerosi multipla richiede due o più episodi di sintomi e segni, glatiramer acetato è approvato per il trattamento dopo singoli episodi. Viene anche usato per il trattamento recidivante-remittente della sclerosi multipla. E 'somministrato pervia sottocutanea iniezione
Meccanismo di azione
Glatiramer è un polimero casuale (massa molecolare media 6,4 kD) composto da quattro amminoacidi che si trovano nella proteina basica della mielina . Il meccanismo di azione per glatiramer è sconosciuto, anche se sono state proposte diverse. La somministrazione di glatiramer sposta la popolazione di cellule T dei pro-infiammatorie cellule Th1 a Th2 normativi che sopprimono la risposta infiammatoria. Data la sua somiglianza con la proteina basica della mielina, glatiramer può anche agire come una sorta di specchietto per le allodole, deviando una risposta autoimmune contro la mielina. L'integrità della barriera emato-encefalica, tuttavia, non è sensibilmente influenzato da glatiramer, almeno nelle prime fasi di trattamento. Glatiramer acetato è stato dimostrato in studi clinici per ridurre il numero e la gravità delle riacutizzazioni.
Il meccanismo (s) con la quale glatiramer acetato esercita i suoi effetti nei pazienti con sclerosi multipla (SM) non è (sono) completamente chiariti. Tuttavia, si ritiene che agisca alterando i processi immunitari attualmente ritenuti responsabili della patogenesi della SM. Questa ipotesi è supportata dai risultati di studi che sono stati effettuati per esplorare la patogenesi di encefalomielite autoimmune sperimentale (EAE), una condizione indotta in varie specie animali attraverso la vaccinazione contro il sistema nervoso centrale derivata materiale contenente mielina e spesso utilizzato come un modello sperimentale animale della SM. Studi in animali e in sistemi in vitro suggeriscono che alla sua somministrazione, specifici del glatiramer acetato T soppressori cellule vengono indotti e attivati alla periferia.
[ modifica ]
A 2004 rassegna Cochrane ha concluso che Glatiramer acetato "non ha mostrato alcun effetto benefico sulle principali misure di esito nella sclerosi multipla, cioè la progressione della malattia, e non altera in modo significativo il rischio di recidive cliniche."
Nel suo studio pivotal di 251 pazienti, dopo due anni Copaxone non ha dimostrato alcun vantaggio nel fermare la progressione della disabilità.
Come risultato, Copaxane è approvato dalla FDA per ridurre la frequenza delle recidive, ma non per ridurre la progressione della disabilità.
A 15 anni di follow-up dei pazienti di studi originali rispetto che hanno continuato con glatiramir per i pazienti che hanno abbandonato lo studio. I pazienti con glatiramer aveva ridotto i tassi di recidiva, e diminuzione della progressione della disabilità e la transizione alla sclerosi multipla secondaria progressiva, rispetto ai pazienti che non hanno continuano glatiramer. Tuttavia, i due gruppi non erano necessariamente comparabili, poiché non era più uno studio randomizzato. Non ci sono stati problemi a lungo termine di sicurezza.
In due recenti studi, sia riferito alla riunione ECTRIMS 2007, l'efficacia del glatiramer acetato è stato confrontato con high-dose/high-frequency interferone beta. Nello studio RIGUARDO , Rebif è stato confrontato con glatiramer, e nello studio BEYOND , Betaseron è stato confrontato con glatiramer. In entrambi gli studi, non vi era alcuna differenza significativa tra interferone e glatiramer negli endpoint primari (il tempo di ricaduta) o in qualsiasi endpoint clinici, anche se alcune differenze nelle misure di risonanza magnetica di attività della malattia sono stati rivendicati.
Uno studio in doppio cieco di 3 anni studio ha trovato alcun effetto di glatiramer acetato in primaria progressiva sclerosi multipla.
Copaxone ha l'approvazione della FDA per la sindrome clinicamente isolata, basata sul processo preciso, che ha dimostrato che il glatiramer ha ritardato la progressione dal primo evento clinico alla sclerosi multipla clinicamente definita, con una riduzione del rischio del 45%. 43% dei pazienti nel gruppo placebo convertito, rispetto al 25% nel gruppo glatiramer.
gli effetti collaterali possono includere un nodulo al sito di iniezione (reazione al sito di iniezione) in circa il 30% degli utenti, e dolori, febbre, brividi (sintomi simil-influenzali) in circa il 10% degli utenti. è Copaxone il farmaco unica malattia modifica che non provoca sintomi di tipo influenzale nei pazienti. I sintomi di effetti collaterali sono generalmente di natura lieve. Una reazione che coinvolge lavaggio, in corto respiro, ansia e tachicardia è stato riportato subito dopo l'iniezione in circa il 5% dei pazienti (solitamente dopo aver iniettato direttamente in vena). Questi effetti collaterali regrediscono entro trenta minuti. Nel corso del tempo, una ammaccatura visibile nel sito di iniezione può verificarsi a causa della distruzione locale del tessuto grasso, noto come lipoatrofia , che può svilupparsi.
Effetti collaterali più gravi sono stati riportati per glatiramer acetato, in base all'etichetta prescrizione della FDA, questi includono effetti gravi sul sistema cardiovascolare del corpo, Apparato digerente (compresi fegato), Hemic e del sistema linfatico, del sistema muscolo-scheletrico, sistema nervoso, sistema respiratorio, Sensi speciali (in particolare gli occhi), del sistema urogenitale, sempre secondo i dati sono stati Disturbi metabolici e nutrizionali,. tuttavia un legame tra glatiramer acetato e questi effetti avversi non è stata definitivamente stabilita
Glatiramer è stato trovato per essere protettivo in un modello murino di cerebrale malaria .
Glatiramer è attualmente nella fase I di sperimentazione clinica a secco età degenerazione maculare (AMD).
info tratta da wikipedia
info tratta da wikipedia
La donna si protegge dall’ictus con frutta e verdura
Una dieta ricca di frutta e verdura, con un buon apporto di antiossidanti, riduce il rischio di ictus nelle donne, anche se vi è una storia di malattie cardiovascolari
Frutta e verdura fanno bene alla donna non solo in linea generale, ma la proteggono anche dal rischio di ictus – e questo indipendentemente che possa avere una storia di precedenti malattie cardiocircolatorie. Ecco quanto afferma un nuovo studio svedese, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of the American Heart Association.
Il merito è degli antiossidanti contenuti nei vegetali che combattono lo stress ossidativo. Questo processo avviene quando vi è uno squilibrio tra la produzione di radicali liberi che danneggiano le cellule e la capacità del corpo di neutralizzarli.
La conseguenza è un’infiammazione generalizzata o localizzata. Questa situazione è stata accusata di essere la causa di molte malattie, anche gravi. Ma, come detto, in questi casi possono arrivare in soccorso gli antiossidanti, contenuti in buona quantità in frutta e verdura. Tra questi, possiamo citare i flavonoidi, i carotenoidi, le vitamine come la C e la E.
Contro lo stress ossidativo e l’infiammazione, poi, pare svolgano un ruolo di primo piano proprio i flavonoidi che contribuiscono a migliorare la funzione endoteliale – in parole semplici l’equilibrio e la corretta funzione vascolare – e diminuiscono la pressione sanguigna, l’infiammazione e la coagulazione.
Ecco dunque l’importanza di assumere alimenti ricchi di antiossidanti.
«Mangiare alimenti ricchi di antiossidanti può ridurre il rischio di ictus inibendo lo stress ossidativo e l’infiammazione», spiega la dottoressa Susanne Rautiainen autore principale dello studio – Ciò significa che le persone dovrebbero mangiare più alimenti come frutta e verdura che contribuiscono alla capacità antiossidante globale».
I ricercatori del famoso Karolinska Institutet (Svezia) hanno condotto il loro studio basandosi sulloSwedish Mammography Cohort che ha coinvolto 36.715 donne, di cui 31.035 esenti da malattie cardiovascolari e 5.680 con una storia di malattia cardiaca alle spalle. Le donne partecipanti allo studio avevano un’età compresa tra i 49 e gli 83 anni.
Gli autori dello studio hanno poi seguito per circa 11 anni e mezzo le donne senza storia di malattie cardiache e 9 anni e mezzo le donne con storia di malattia. Il periodo di follow-up è durato dal settembre 1997, fino alla data del primo ictus o morte, al 31 dicembre 2009, a seconda di quale evento si è verificato prima.
Dai dati raccolti si è scoperto che durante questo lasso di tempo vi erano stati 1.322 ictus tra le donne senza storia di malattia cardiovascolare e 1.007 ictus tra le donne con una storia di malattie cardiovascolari. Le valutazioni, durante il periodo di osservazione, sono state fatte utilizzando un questionario circa la dieta seguita dalle donne partecipanti, un database standard atto a determinare la capacità antiossidante totale (CAT) delle partecipanti.
I risultati hanno mostrato come la capacità antiossidante totale fosse inversamente proporzionale al rischio di ictus: maggiore era la CAT, minore era il rischio.
«In questo studio, abbiamo preso in considerazione tutti gli antiossidanti presenti nel la dieta, tra cui migliaia di composti, in dosi ottenute da una dieta normale – sottolinea Rautiainen – Le donne con un alto apporto di antiossidanti possono essere più attente alla salute e hanno un tipo di comportamenti sani che possono aver influenzato i nostri risultati».
«Tuttavia, l’associazione inversa osservata tra la CAT della dieta e l’ictus ha perdurato anche dopo gli aggiustamenti per i potenziali fattori confondenti legati al comportamento sano come il fumo, l’attività fisica e l’educazione», conclude la scienziata.
Mangiare frutta e verdura, e fare il pieno di antiossidanti, non può che fare bene insomma.
[lm&sdp]
Il merito è degli antiossidanti contenuti nei vegetali che combattono lo stress ossidativo. Questo processo avviene quando vi è uno squilibrio tra la produzione di radicali liberi che danneggiano le cellule e la capacità del corpo di neutralizzarli.
La conseguenza è un’infiammazione generalizzata o localizzata. Questa situazione è stata accusata di essere la causa di molte malattie, anche gravi. Ma, come detto, in questi casi possono arrivare in soccorso gli antiossidanti, contenuti in buona quantità in frutta e verdura. Tra questi, possiamo citare i flavonoidi, i carotenoidi, le vitamine come la C e la E.
Contro lo stress ossidativo e l’infiammazione, poi, pare svolgano un ruolo di primo piano proprio i flavonoidi che contribuiscono a migliorare la funzione endoteliale – in parole semplici l’equilibrio e la corretta funzione vascolare – e diminuiscono la pressione sanguigna, l’infiammazione e la coagulazione.
Ecco dunque l’importanza di assumere alimenti ricchi di antiossidanti.
«Mangiare alimenti ricchi di antiossidanti può ridurre il rischio di ictus inibendo lo stress ossidativo e l’infiammazione», spiega la dottoressa Susanne Rautiainen autore principale dello studio – Ciò significa che le persone dovrebbero mangiare più alimenti come frutta e verdura che contribuiscono alla capacità antiossidante globale».
I ricercatori del famoso Karolinska Institutet (Svezia) hanno condotto il loro studio basandosi sulloSwedish Mammography Cohort che ha coinvolto 36.715 donne, di cui 31.035 esenti da malattie cardiovascolari e 5.680 con una storia di malattia cardiaca alle spalle. Le donne partecipanti allo studio avevano un’età compresa tra i 49 e gli 83 anni.
Gli autori dello studio hanno poi seguito per circa 11 anni e mezzo le donne senza storia di malattie cardiache e 9 anni e mezzo le donne con storia di malattia. Il periodo di follow-up è durato dal settembre 1997, fino alla data del primo ictus o morte, al 31 dicembre 2009, a seconda di quale evento si è verificato prima.
Dai dati raccolti si è scoperto che durante questo lasso di tempo vi erano stati 1.322 ictus tra le donne senza storia di malattia cardiovascolare e 1.007 ictus tra le donne con una storia di malattie cardiovascolari. Le valutazioni, durante il periodo di osservazione, sono state fatte utilizzando un questionario circa la dieta seguita dalle donne partecipanti, un database standard atto a determinare la capacità antiossidante totale (CAT) delle partecipanti.
I risultati hanno mostrato come la capacità antiossidante totale fosse inversamente proporzionale al rischio di ictus: maggiore era la CAT, minore era il rischio.
«In questo studio, abbiamo preso in considerazione tutti gli antiossidanti presenti nel la dieta, tra cui migliaia di composti, in dosi ottenute da una dieta normale – sottolinea Rautiainen – Le donne con un alto apporto di antiossidanti possono essere più attente alla salute e hanno un tipo di comportamenti sani che possono aver influenzato i nostri risultati».
«Tuttavia, l’associazione inversa osservata tra la CAT della dieta e l’ictus ha perdurato anche dopo gli aggiustamenti per i potenziali fattori confondenti legati al comportamento sano come il fumo, l’attività fisica e l’educazione», conclude la scienziata.
Mangiare frutta e verdura, e fare il pieno di antiossidanti, non può che fare bene insomma.
[lm&sdp]
Combattere lo stress ossidativo con gli antiossidanti del Kiwi
Il frutto di origini cinesi, a seguito di uno studio, è risultato tra i frutti più ricchi di sostanze antiossidanti e benefiche
Certo, la mela è la mela, e fa sempre bene. Ma alla lista dei frutti che possono togliere il medico di torno, possiamo aggiungervi il kiwi. Il tradizionale frutto neozelandese - ma di origini cinesi - , che è ormai di casa anche qui nel nostro Paese.
È una vera e propria miniera di sostanze benefiche, il kiwi. Già noto per il suo alto contenuto di vitamina C ora, grazie a un nuovo studio giapponese, sappiamo che uno tra i frutti più ricchi di polifenoli. Queste sostanze ci proteggono dallo stress ossidativo, ritenuto tra i fautori dell’invecchiamento, l’indebolimento del sistema immunitario e l’aumento dell’infiammazione del corpo. Tutti questi problemi possono, tra gli altri, portare la morte cellulare e l’insorgere di malattie gravi come il cancro, neoplasie, aterosclerosi, insufficienza cardiaca, malattia di Alzheimer e di Parkinson.
Il kiwi, quindi, sarebbe in grado di stimolare il sistema immunitario e proteggere l’organismo da questo stress meglio che i più noti pompelmi e arance. Ecco quanto affermano i ricercatori della Teikyo University di Tokyo, sulle pagine del Biological And Pharmaceutical Bulletin su cui è stato pubblicato lo studio.
I risultati dello studio, che ha valutato e preso in considerazione diverse qualità di kiwi, mostrano che quella più ricca di polifenoli, le sostanze antiossidanti, sarebbe la qualità “Gold”, a cui segue la varietà “verde”.
«Abbiamo dimostrato che il kiwi ha forti effetti antiossidanti e, in particolare, è in grado di inibire l’ossidazione precoce dei lipidi e di impedire lo sviluppo e il deterioramento delle malattie causate dallo stress ossidativo», concludono i ricercatori.
Via libera al kiwi sulle nostre tavole quindi, senza però dimenticare che anche tutta l’altra frutta fa bene, specialmente se di stagione.
[lm&sdp]
È una vera e propria miniera di sostanze benefiche, il kiwi. Già noto per il suo alto contenuto di vitamina C ora, grazie a un nuovo studio giapponese, sappiamo che uno tra i frutti più ricchi di polifenoli. Queste sostanze ci proteggono dallo stress ossidativo, ritenuto tra i fautori dell’invecchiamento, l’indebolimento del sistema immunitario e l’aumento dell’infiammazione del corpo. Tutti questi problemi possono, tra gli altri, portare la morte cellulare e l’insorgere di malattie gravi come il cancro, neoplasie, aterosclerosi, insufficienza cardiaca, malattia di Alzheimer e di Parkinson.
Il kiwi, quindi, sarebbe in grado di stimolare il sistema immunitario e proteggere l’organismo da questo stress meglio che i più noti pompelmi e arance. Ecco quanto affermano i ricercatori della Teikyo University di Tokyo, sulle pagine del Biological And Pharmaceutical Bulletin su cui è stato pubblicato lo studio.
I risultati dello studio, che ha valutato e preso in considerazione diverse qualità di kiwi, mostrano che quella più ricca di polifenoli, le sostanze antiossidanti, sarebbe la qualità “Gold”, a cui segue la varietà “verde”.
«Abbiamo dimostrato che il kiwi ha forti effetti antiossidanti e, in particolare, è in grado di inibire l’ossidazione precoce dei lipidi e di impedire lo sviluppo e il deterioramento delle malattie causate dallo stress ossidativo», concludono i ricercatori.
Via libera al kiwi sulle nostre tavole quindi, senza però dimenticare che anche tutta l’altra frutta fa bene, specialmente se di stagione.
[lm&sdp]
Il Parkinson si previene con cibi giusti
I frutti di bosco contengono molti flavonoidi che possono proteggere da molte malattie, compresa quella di Parkinson, suggerisce un nuovo studio
Una dieta ricca di cibi contenenti flavonoidi è in grado di promuovere il benessere e proteggere dalla malattia di Parkinson. Lo studio
Un nuovo studio pubblicato su Neurologysuggerisce che una dieta ricca di cibi come i frutti di bosco, mele, uva, tè e altri ricchi di sostanze antiossidanti, oltre a promuovere la salute generale e proteggere da diverse patologie, possa ridurre significativamente il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson – una condizione neurologica in grado di ridurre di molto la qualità della vita.
Per questo studio, un team di ricercatori delle università di Harward ed East Anglia (UEA) hanno coinvolto circa 130mila uomini e donne, che sono stati seguiti per 20 anni analizzando lo stile di vita e le abitudini alimentari.
Durante questo lasso di tempo, 800 soggetti hanno sviluppato la malattia di Parkinson e i ricercatori hanno così avuto modo di valutare quali fossero gli effetti sulla salute e il rischio d’insorgenza della malattia da parte del tipo di alimenti che i partecipanti assumevano.
I risultati hanno confermato il crescente corpo di evidenze che vede nei flavonoidi un tipo di sostanza in grado di offrire protezione su tutta una vasta gamma di patologie. Tra queste, ricordiamo le malattie dell’apparato cardiocircolatorio, l’ipertensione, la demenza e anche alcuni tipi di cancro.
A fronte di queste evidenze, il dottor Xiang Gao della Harvard School of Public Health insieme al professor Aedin Cassidy del Dipartimento di Nutrizione della Norwich Medical School UEA, hanno scoperto che gli uomini che assumevano il maggior numero di flavonoidi e antocianine avevano il 40 percento in meno di rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.
Nelle donne non si sono mostrate particolari evidenze in base al consumo più o meno marcato di queste sostanze.
«Questi entusiasmanti risultati sono un’ulteriore conferma che il consumo regolare di flavonoidi può avere potenziali benefici per la salute – ha commentato Cassidy nel comunicato UEA – Questo è il primo studio sugli esseri umani a esaminare le associazioni tra la gamma di flavonoidi nella dieta e il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson, e i nostri risultati suggeriscono che una sottoclasse di flavonoidi chiamati antocianine possono avere effetti neuroprotettivi».
Flavonoidi e antociani sono sostanze naturalmente presenti in molti ortaggi e frutti – in particolare quelli di bosco come fragole, ribes, mirtilli, more, lamponi.
«È interessante osservare che antociani e frutti di bosco, ricchi di antociani, dal raggruppamento delle analisi sembrano essere associati a un minor rischio di malattia di Parkinson. I partecipanti che consumavano una o più porzioni di frutta a bacca ogni settimana hanno avuto circa il 25 percento meno probabilità di sviluppare il Parkinson, rispetto a coloro che non mangiano frutti di bosco – fa notare il dottor Gao – Tenuto conto di altri potenziali effetti per la salute dei frutti a bacca, come per esempio la riduzione del rischio di ipertensione come riportato nei nostri precedenti studi, è bene aggiungere regolarmente questi frutti alla propria dieta».
Ecco dunque l’ennesimo motivo in più per favorire il consumo di verdura e frutta che contenga queste preziose sostanze che fanno dei cibi una vera e propria medicina.
[lm&sdp]
info di:
http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/449240/
Per questo studio, un team di ricercatori delle università di Harward ed East Anglia (UEA) hanno coinvolto circa 130mila uomini e donne, che sono stati seguiti per 20 anni analizzando lo stile di vita e le abitudini alimentari.
Durante questo lasso di tempo, 800 soggetti hanno sviluppato la malattia di Parkinson e i ricercatori hanno così avuto modo di valutare quali fossero gli effetti sulla salute e il rischio d’insorgenza della malattia da parte del tipo di alimenti che i partecipanti assumevano.
I risultati hanno confermato il crescente corpo di evidenze che vede nei flavonoidi un tipo di sostanza in grado di offrire protezione su tutta una vasta gamma di patologie. Tra queste, ricordiamo le malattie dell’apparato cardiocircolatorio, l’ipertensione, la demenza e anche alcuni tipi di cancro.
A fronte di queste evidenze, il dottor Xiang Gao della Harvard School of Public Health insieme al professor Aedin Cassidy del Dipartimento di Nutrizione della Norwich Medical School UEA, hanno scoperto che gli uomini che assumevano il maggior numero di flavonoidi e antocianine avevano il 40 percento in meno di rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.
Nelle donne non si sono mostrate particolari evidenze in base al consumo più o meno marcato di queste sostanze.
«Questi entusiasmanti risultati sono un’ulteriore conferma che il consumo regolare di flavonoidi può avere potenziali benefici per la salute – ha commentato Cassidy nel comunicato UEA – Questo è il primo studio sugli esseri umani a esaminare le associazioni tra la gamma di flavonoidi nella dieta e il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson, e i nostri risultati suggeriscono che una sottoclasse di flavonoidi chiamati antocianine possono avere effetti neuroprotettivi».
Flavonoidi e antociani sono sostanze naturalmente presenti in molti ortaggi e frutti – in particolare quelli di bosco come fragole, ribes, mirtilli, more, lamponi.
«È interessante osservare che antociani e frutti di bosco, ricchi di antociani, dal raggruppamento delle analisi sembrano essere associati a un minor rischio di malattia di Parkinson. I partecipanti che consumavano una o più porzioni di frutta a bacca ogni settimana hanno avuto circa il 25 percento meno probabilità di sviluppare il Parkinson, rispetto a coloro che non mangiano frutti di bosco – fa notare il dottor Gao – Tenuto conto di altri potenziali effetti per la salute dei frutti a bacca, come per esempio la riduzione del rischio di ipertensione come riportato nei nostri precedenti studi, è bene aggiungere regolarmente questi frutti alla propria dieta».
Ecco dunque l’ennesimo motivo in più per favorire il consumo di verdura e frutta che contenga queste preziose sostanze che fanno dei cibi una vera e propria medicina.
[lm&sdp]
info di:
http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/449240/
Ipertensione, combattila con una mela
nella buccia della mela ci sono molte sostanze benefiche
Fino a sei volte più antiossidanti per combattere pressione alta, colesterolo e ipertensione. Questi però sono contenuti soltanto nella buccia
Una mela al giorno toglie sempre e ancora il medico di torno, recita ormai il solito vecchio detto. E, quanto pare, il caro biblico frutto, è ancora tenuto in gran considerazione da medici e scienziati. I suoi antiossidanti sembrano essere particolarmente utili anche per prevenire disturbi dell’apparato cardiocircolatorio. Il suo segreto, tuttavia, non è racchiuso totalmente nell’interno del frutto, bensì nella buccia che, secondo alcuni ricercatori, diviene un’importante strumento per l’ipertensione arteriosa.
E non si può certo dire che le sue virtù passino inosservate, visto che studi recenti hanno scoperto che è addirittura più “potente” del tè verde e dei mirtilli.
L’unico problema in cui si potrebbe incappare è se si considera che proprio la buccia, ovvero la parte più importante del frutto, spesso contiene dosi elevate di pesticidi che potrebbero causare problemi di salute anziché promuoverla.
Secondo quanto riferito dal Telegraph, le mele, da tempo, sono una rinomata fonte di antiossidanti e flavonoidi, ossia delle sostanze amiche per cuore e apparato cardiocircolatorio.
Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno testato separatamente la buccia dal frutto su un campione di enzima denominato ACE. Tale enzima da tempo è noto proprio per i suoi effetti negativi sull’apparato cardiocircolatorio: può causare la pressione alta.
Secondo i risultati pubblicati nella nota rivista Food Chemistry, la buccia ha dimostrato di essere almeno sei volte più efficace del frutto carnoso.
«Le mele sono uno dei frutti più popolari e spesso vengono consumati in tutto il mondo», spiegano i ricercatori del Nova Scotia Agricultural College.
«La buccia della mela è un fonte ricchissima di flavonoidi in grado di fornire benefici per la salute. I flavonoidi della buccia inibiscono, infatti, l’ACE, un enzima associato all’ipertensione».
Buone news, quindi, dal fronte “prevenzione naturale”. Ora non ci aspetta che attendere anche ulteriori ricerche sull’eventuale danno causato dai prodotti chimici utilizzati per “abbellire” le mele. Se i risultati fossero negativi potremmo davvero continuare a sostenere che “una mela al giorno toglie il medico di torno”.
[lm&sdp]
info di:
http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/466023/
E non si può certo dire che le sue virtù passino inosservate, visto che studi recenti hanno scoperto che è addirittura più “potente” del tè verde e dei mirtilli.
L’unico problema in cui si potrebbe incappare è se si considera che proprio la buccia, ovvero la parte più importante del frutto, spesso contiene dosi elevate di pesticidi che potrebbero causare problemi di salute anziché promuoverla.
Secondo quanto riferito dal Telegraph, le mele, da tempo, sono una rinomata fonte di antiossidanti e flavonoidi, ossia delle sostanze amiche per cuore e apparato cardiocircolatorio.
Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno testato separatamente la buccia dal frutto su un campione di enzima denominato ACE. Tale enzima da tempo è noto proprio per i suoi effetti negativi sull’apparato cardiocircolatorio: può causare la pressione alta.
Secondo i risultati pubblicati nella nota rivista Food Chemistry, la buccia ha dimostrato di essere almeno sei volte più efficace del frutto carnoso.
«Le mele sono uno dei frutti più popolari e spesso vengono consumati in tutto il mondo», spiegano i ricercatori del Nova Scotia Agricultural College.
«La buccia della mela è un fonte ricchissima di flavonoidi in grado di fornire benefici per la salute. I flavonoidi della buccia inibiscono, infatti, l’ACE, un enzima associato all’ipertensione».
Buone news, quindi, dal fronte “prevenzione naturale”. Ora non ci aspetta che attendere anche ulteriori ricerche sull’eventuale danno causato dai prodotti chimici utilizzati per “abbellire” le mele. Se i risultati fossero negativi potremmo davvero continuare a sostenere che “una mela al giorno toglie il medico di torno”.
[lm&sdp]
info di:
http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/466023/
Con la “fettina” si rischia il cancro alla prostata
La carne cotta in padella pare possa aumentare il rischio di cancro alla prostata
Secondo un nuovo studio la carne rossa fritta in padella può aumentare del 40% il rischio di sviluppare il cancro della prostata
Lo cosiddetta “fettina” in padella pare possa far aumentare di ben il 40% il rischio d’insorgenza del temuto cancro della prostata. A essere sotto accusa in questo caso è il tipo di cottura che, esponendo repentinamente la carne alle alte temperature, favorisce la formazione di noti agenti cancerogeni.
A lanciare l’allarme fettina sono stati i ricercatori dell’University of Southern California (USC) e del Cancer Prevention Institute della California (CPIC) con il loro studio pubblicato sulla versione online della rivista Carcinogenesis.
La dottoressa Mariana Stern, professore associato di medicina preventiva presso la Keck School of Medicine della USC, e colleghi hanno valutato gli effetti della cottura sulla carne bianca e sulla carne rossa, confrontando questi con la predisposizione genetica, e il rischio di cancro della prostata.
Per far ciò, gli scienziati hanno esaminato i dati raccolti dal “California Collaborative Prostate Cancer Study”. Da questi hanno raccolto quelli inerenti a circa 2.000 uomini, che sono poi stati invitati a compilare un questionario incentrato sull’alimentazione e la dieta seguita. Le domande comprendevano anche quale tipo di carne consumavano, il tipo di cottura eccetera.
Dei partecipanti, oltre 1.000 hanno ricevuto una diagnosi di tumore avanzato della prostata.
«Abbiamo scoperto che gli uomini che mangiavano più di 1,5 porzioni a settimana di carne rossa fritta in padella hanno aumentato il rischio di cancro della prostata avanzato del 30 percento – spiega Stern nella nota USC – Inoltre, gli uomini che mangiavano più di 2,5 porzioni di carne rossa cotta ad alte temperature avevano il 40 percento più probabilità di essere affetti da cancro avanzato della prostata».
I ricercatori hanno altresì notato una differenza nel rischio tra il consumo di carne rossa e pollame: nel caso del pollame in genere il rischio era ridotto, tuttavia aumentava quando anche questo tipo di carne era cotta in padella o fritta – in sostanza, esposta rapidamente ad alte temperature. L’esposizione rapida alle alte temperature sia esterne che interne, poi, ha un effetto cancerogeno anche e soprattutto nel caso di hamburger, sottolineano i ricercatori.
Questi risultati vanno a sommarsi a quelli di un precedente studio della dottoressa Stern che suggeriva come anche il pesce sottoposto ad alte temperature – del tipo cotto in padella – facesse aumentare il rischio di cancro alla prostata. Come detto, il sospetto dei ricercatori è che con certi tipi di cottura si sviluppino delle sostanze chimiche cancerogene: in questo caso sono note quelle che si formano quando per esempio si cuoce la carne alla brace, che viene tuttavia abbrustolita dalle fiamme.
«Le osservazioni fatte solo con questo studio non sono abbastanza per fare tutte le necessarie raccomandazioni di salute – fa notare Stern – ma visti i pochi e noti fattori di rischio per il cancro alla prostata modificabili, la comprensione dei fattori dietetici e dei metodi di cottura sono di grande rilevanza per la sanità pubblica».
[lm&sdp]
http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/465940/
A lanciare l’allarme fettina sono stati i ricercatori dell’University of Southern California (USC) e del Cancer Prevention Institute della California (CPIC) con il loro studio pubblicato sulla versione online della rivista Carcinogenesis.
La dottoressa Mariana Stern, professore associato di medicina preventiva presso la Keck School of Medicine della USC, e colleghi hanno valutato gli effetti della cottura sulla carne bianca e sulla carne rossa, confrontando questi con la predisposizione genetica, e il rischio di cancro della prostata.
Per far ciò, gli scienziati hanno esaminato i dati raccolti dal “California Collaborative Prostate Cancer Study”. Da questi hanno raccolto quelli inerenti a circa 2.000 uomini, che sono poi stati invitati a compilare un questionario incentrato sull’alimentazione e la dieta seguita. Le domande comprendevano anche quale tipo di carne consumavano, il tipo di cottura eccetera.
Dei partecipanti, oltre 1.000 hanno ricevuto una diagnosi di tumore avanzato della prostata.
«Abbiamo scoperto che gli uomini che mangiavano più di 1,5 porzioni a settimana di carne rossa fritta in padella hanno aumentato il rischio di cancro della prostata avanzato del 30 percento – spiega Stern nella nota USC – Inoltre, gli uomini che mangiavano più di 2,5 porzioni di carne rossa cotta ad alte temperature avevano il 40 percento più probabilità di essere affetti da cancro avanzato della prostata».
I ricercatori hanno altresì notato una differenza nel rischio tra il consumo di carne rossa e pollame: nel caso del pollame in genere il rischio era ridotto, tuttavia aumentava quando anche questo tipo di carne era cotta in padella o fritta – in sostanza, esposta rapidamente ad alte temperature. L’esposizione rapida alle alte temperature sia esterne che interne, poi, ha un effetto cancerogeno anche e soprattutto nel caso di hamburger, sottolineano i ricercatori.
Questi risultati vanno a sommarsi a quelli di un precedente studio della dottoressa Stern che suggeriva come anche il pesce sottoposto ad alte temperature – del tipo cotto in padella – facesse aumentare il rischio di cancro alla prostata. Come detto, il sospetto dei ricercatori è che con certi tipi di cottura si sviluppino delle sostanze chimiche cancerogene: in questo caso sono note quelle che si formano quando per esempio si cuoce la carne alla brace, che viene tuttavia abbrustolita dalle fiamme.
«Le osservazioni fatte solo con questo studio non sono abbastanza per fare tutte le necessarie raccomandazioni di salute – fa notare Stern – ma visti i pochi e noti fattori di rischio per il cancro alla prostata modificabili, la comprensione dei fattori dietetici e dei metodi di cottura sono di grande rilevanza per la sanità pubblica».
[lm&sdp]
http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/465940/
20/08/2012
Cuscino Cervicale Consigliato
CRC: Cuscino di reclinazione cervicale
CUSCINO CONSIGLIATO PER PAZIENTI CON SINDROME D'ARNOLD CHIARI I E/O OPERATI di COLONNA CERVICALE
Durante migliaia di anni l'essere umano ha cercato l'appoggio delle braccia per riposare la testa durante il sonno. Negli ultimi 2000 anni si è cercato di trovare il massimo confort della regione cranio-cervicale quando ci si sdraia. Gli antichi Egizi inventarono un supporto fisso per appoggiare la testa nel riposo da sdraiati supini nei letti diurni. Gli antichi Romani e Greci lo fecero con cuscini cilindrici o cuscinetti come il "cervicale" nei "triclinium" o unioni di tre letti accanto ad una tavola. Attualmente i cuscini per il riposo notturno sono scelti dal gestore d'hotel, dall'amministratore di una residenza o dall'utente in particolare, senza altri parametri al di fuori del loro giudizio. I materiali e le forme sono varie e rispettano in generale un modello cilindrico che seguono come unico criterio quello della longitudine. Considerato che fino ad ora nessun professionista ha realizzato un serio studio di un qualcosa così utilizzato come il cuscino, che ci accompagna per un terzo della nostra vita, alcune persone preferiscono dormire senza cuscino, altre per dormire su di un fianco hanno bisogno di piegarlo su se stesso, altre più numerose si rassegnano a dormire sul cuscino che gli è stato assegnato, così com'è. ..............
www.institutchiaribcn.com/index.php?arxiu=fitxa_document&idioma=6&id=14525
CUSCINO CONSIGLIATO PER PAZIENTI CON SINDROME D'ARNOLD CHIARI I E/O OPERATI di COLONNA CERVICALE
Durante migliaia di anni l'essere umano ha cercato l'appoggio delle braccia per riposare la testa durante il sonno. Negli ultimi 2000 anni si è cercato di trovare il massimo confort della regione cranio-cervicale quando ci si sdraia. Gli antichi Egizi inventarono un supporto fisso per appoggiare la testa nel riposo da sdraiati supini nei letti diurni. Gli antichi Romani e Greci lo fecero con cuscini cilindrici o cuscinetti come il "cervicale" nei "triclinium" o unioni di tre letti accanto ad una tavola. Attualmente i cuscini per il riposo notturno sono scelti dal gestore d'hotel, dall'amministratore di una residenza o dall'utente in particolare, senza altri parametri al di fuori del loro giudizio. I materiali e le forme sono varie e rispettano in generale un modello cilindrico che seguono come unico criterio quello della longitudine. Considerato che fino ad ora nessun professionista ha realizzato un serio studio di un qualcosa così utilizzato come il cuscino, che ci accompagna per un terzo della nostra vita, alcune persone preferiscono dormire senza cuscino, altre per dormire su di un fianco hanno bisogno di piegarlo su se stesso, altre più numerose si rassegnano a dormire sul cuscino che gli è stato assegnato, così com'è. ..............
www.institutchiaribcn.com/index.php?arxiu=fitxa_document&idioma=6&id=14525
Iscriviti a:
Post (Atom)




.jpg)

