CONTATORE PERSONE

09/11/2013

Stimolazione Magnetica

La terapia magnetica è efficace e si usa in una vasta gamma di applicazioni mediche. Utilizzata soprattutto in campo ortopedico, essa viene ancora considerata da molti come medicina alternativa. 
Le sue indicazioni terapeutiche sono davvero svariate e le controindicazioni decisamente basse. Ecco tutto ciò che c'è da sapere:
ESISTE A NICHELINO IL GIGLIO
via Avogadro 7 Nichelino   
Cell. 3382166166
info dal web:
L’uso di magneti a scopi terapeutici (o magnetoterapia) risale all’antichità, quando l’uomo già attribuiva a questi elementi naturali poteri curativi. In Grecia, i medici costruivano anelli metallici, poi magnetizzati, per alleviare il dolore da artrite.
Nel Medioevo, la magnetoterapia veniva prescritta per disinfettare le ferite e curare molti disturbi, tra cui l’artrite, l’avvelenamento e la calvizie. L’alchimista Philippus von Hohenheim, meglio noto come Paracelsus, credeva che i magneti fossero in grado di eliminare la malattia dai corpi.
Negli Stati Uniti, dopo la Guerra Civile, i guaritori sparsi nel Paese sostenevano che la malattia fosse causata da uno squilibrio dei campi elettromagnetici presenti nel corpo umano. L’applicazione di magneti, perciò, era in grado di ripristinare le funzioni degli organi implicati e combattere una moltitudine di disturbi: asma, cecità, paralisi, ecc.
Magnetoterapia: indicazioni e prezzi Oggi, i magneti sono utilizzati per trattare una vasta gamma di problemi di salute, anche se le prove scientifiche della loro efficacia sono scarsi. Essi vengono principalmente usati per alleviare il dolore, associato a malattie croniche come
l’artrite la neuropatia diabetica il mal di schiena accelerare la guarigione dopo un intervento chirurgico I magneti sono usati anche come strumento per combattere i sintomi legati allo stress, come mal di testa e insonnia. In medicina convenzionale, la magnetoterapia è utilizzata spesso per il trattamento delle fratture lente a guarire e, in particolare, nel caso di ossa lunghe come tibia e femore. I magneti sono disponibili in una varietà di forme, dimensioni e prezzi. Essi sono composti di ferro, acciaio o una lega metallica; vengono anche indossati come gioielli, bracciali, orecchini o anelli. A volte, sono contenuti dalle suole all’interno della scarpa ortopediche e servono per riattivare la circolazione grazie al principio dell’inversione dei campi magnetici. Esistono altresì bende o piastre che si applicano nella zona dolorante del corpo e sono stati utilizzati anche in alcuni particolari cuscini e materassi. I prezzi di questi formati variano da oggetto ad oggetto e seconda le loro applicazioni.
Quando i magneti sono applicati sul corpo direttamente sulla zona dolorante (ginocchio, piede, polso, schiena, ecc.) la potenza del loro campo elettromagnetico è generalmente 400-800 gauss (quella di un magnete decorativo da frigorifero è inferiore a 200 gauss). Maggiore è la distanza tra il magnete e il corpo, maggiore è la potenza che il magnete deve possedere. In un materasso, la sua forza, per esempio raggiunge i 4.000 gauss o anche di più.
Ci sono due principali tipi di magneti:
magneti statici o permanenti, il cui campo elettromagnetico è stabile magneti pulsati il cui campo magnetico varia e deve essere collegato ad una sorgente elettrica. La maggior parte dei magneti utilizzati appartengono alla prima categoria: si tratta di magneti a bassa intensità che vengono utilizzati senza ulteriori fonti energetiche e in maniera individuale.
I magneti pulsati sono venduti sotto forma di piccoli dispositivi portatili e sono utilizzati sotto controllo medico. Esiste anche una nuova tecnica, chiamata stimolazione magnetica transcranica (TMS), che viene utilizzata principalmente per il trattamento della depressione.
A questo proposito bisogna dire che la storia della psicoanalisi ha una lunga tradizione dell’utilizzo dei magneti a scopo terapeutico. Già prima dei noti Freud e Jung, le pietre magnetiche venivano utilizzate per curare l’epilessia e alcune forme di schizofrenia. I risultati di tali applicazioni sono, tuttavia, molto discussi e hanno rischiato spesso di essere tacciati di superstizione.
Magnetoterapia: funziona? E quando? La modalità di azione della terapia magnetica rimane un mistero e poco si sa di come i campi elettromagnetici influenzino il funzionamento dei meccanismi biologici. Sono state proposte diverse ipotesi ma nessuno è stata finora dimostrata. Secondo l’ipotesi più comune, i campi elettromagnetici agirebbero stimolando la funzione delle cellule.
Altri sostengono che i campi elettromagnetici attiverebbero la circolazione sanguigna, stimolando così la fornitura di ossigeno e delle sostanze nutritive Secondo altri studiosi, il ferro nel sangue agirebbe come un conduttore di energia magnetica È anche possibile che i campi elettromagnetici interrompano la trasmissione del dolore tra cellule di un organo e il cervello Magnetoterapia e ginocchio: i magneti pulsati La loro efficacia nello stimolare la guarigione di fratture che sono lente a guarire pare ormai certa. Numerosi studi hanno dimostrato i benefici di questo approccio. Questa tecnica è sicura ed ha un grado di efficienza molto alto. Inoltre, il trattamento con campi elettromagnetici pulsati non richiede l’ospedalizzazione ma si può effettuare ambulatorialmente.
Diversi studi hanno valutato gli effetti di magneti statici o dispositivi che emettono campi elettromagnetici in particolare sul ginocchio. Da questi studi è risultata una riduzione, sebbene modesta, del dolore e di altri sintomi fisici misurabili. Il trattamento va eseguito sotto la supervisione dell’ortopedico e in un centro che abbia gli strumenti adatti.
Magnetoterapia e cura di alcuni sintomi della sclerosi multipla Secondo studi clinici randomizzati, i campi elettromagnetici pulsati potrebbero contribuire a ridurre i sintomi della sclerosi multipla. Il vantaggio principali riguarderebbe la capacità antispasmodica della terapia, con conseguente
riduzione della fatica miglioramento del controllo della vescica delle funzioni cognitive della mobilità della vista La validità di questi risultati, tuttavia, è limitata a causa di una mancanza di coerenza dei risultati, dei pochi studi pubblicati, la grandezza del campione e una certa debolezza delle metodologie utilizzate.
Magnetoterapia e contributo nel trattamento di incontinenza urinaria Diversi studi hanno dimostrato gli effetti dei campi elettromagnetici pulsati nel trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo (per es. perdita di urina quando si tossisce). Questi studi sono stati condotti principalmente su un campione di donne, ma anche nell’uomo dopo la rimozione della prostata.
Anche se i risultati sembrano promettenti, le valutazioni dei dati non sono unanimi e sono necessari ulteriori studi prima di pronunciarsi sull’efficacia dei campi elettromagnetici pulsati in tale contesto. In questo caso, la magnetoterapia può essere considerata un’alternativa ai metodi convenzionali, quando questi ultimi non sortiscono buoni effetti. E’ ovviamente molto importante consultare un urologo, perché le cause di incontinenza urinaria possono essere molteplici.
Magnetoterapia e cura dell’emicrania Nel 2007 diversi studi hanno analizzato l’efficacia della terapia magnetica nel ridurre l’emicrania. I risultati hanno mostrato che l’uso di un dispositivo palmare che genera campi elettromagnetici pulsati potrebbe ridurre l’intensità, la durata e la frequenza delle emicranie e alcuni tipi di mal di testa. Tuttavia, l’efficacia di questa tecnica dovrebbe essere valutata utilizzando una sperimentazione clinica più valida.
Infine, la Magnetoterapia con magneti pulsati viene utilizzata per curare:
tendinite osteoporosi russamento costipazione associata al morbo di Parkinson sintomi dolorosi associati a neuropatia diabetica osteonecrosi sindrome del tunnel carpale eiaculazione precoce l’uso del magnetismo viene utilizzato anche nella cura del corpo contro le smagliature Magnetoterapia: effetti collaterali Le controindicazioni della magnetoterapia sono relativamente poche e gli effetti collaterali paiono riguardare la seguente sintomatologia:
Capogiri e vertigini sono stati riportati quando il magnete è stato collocato nei pressi della carotide Irritazione, arrossamento e ammaccature lievi, possono verificarsi dopo l’applicazione Alcuni pazienti hanno riportato un aumento del dolore durante le prime applicazioni Altri hanno denunciato un calore nella zona interessata
In questi casi, i magneti non devono essere utilizzati senza aver prima consultato un operatore sanitario qualificato. 

La magnetoterapia deve essere inoltre evitata da i seguenti soggetti:
Donne in gravidanza poichè non si conoscono gli effetti dei campi elettromagnetici sullo sviluppo fetale Portatori di un pacemaker; questa avvertenza vale anche per i parenti, dato che i campi elettromagnetici emessi da un’altra persona può rappresentare un rischio per la persona che porta tale apparecchio. Articolo scritto da: Cinzia R.
CONTINUO CON:
É una forma di fisioterapia che utilizza l'energia elettromagnetica. I campi magnetici vengono impiegati nella fisioterapia ormai da decenni perchè gli impulsi elettromagnetici eccitano le cellule e aiutano la rigenerazione dei tessuti ossei e cutanei, migliorando la circolazione sanguigna e stimolando la produzione di endorfine da parte del sistema neurovegetativo e riducendo in tal modo il dolore che accompagna lo stato infiammatorio. Questo effetto può essere usato in molteplici scopi terapeutici per accelerare e favorire il decorso di varie patologie più o meno gravi, come:
- Artrosi - Pseudoartrosi - Fratture - Piaghe da decubito - Cefalea muscolotensiva - Periartrite - Contusioni - Distorsioni - Lussazioni - Strappi muscolari
Attualmente, la magnetoterapia è stata riconosciuta come terapia nel campo dell'omeopatia e della naturopatia.

06/11/2013

Il cachi: un frutto buono e curativo

Ora che siamo in autunno, la natura ci offre un dei frutti più amati da grandi e piccini, molto dolce e ricco di proprietà: il cachi. La sua pianta è originaria della Cina, dove rappresenta uno dei frutti base dell’alimentazione della popolazione.
Si è poi diffuso anche in Europa intorno alla metà del XIX sec. dove grazie alle crescenti importazioni delle sue migliori qualità, ha consentito oggi anche all’Italia di vantare due specie molto richieste, ovvero quella coltivata in Sicilia e le “vaniglie” provenienti dalla Campania.

Dal punto di vista nutrizionale, 100g forniscono all’incirca 67-70 calorie, con una composizione che vede l’acqua presente all’80%, zuccheri al 16%, con una buona percentuale di fibre e pochi grassi. Non è da abolire del tutto in dieta ma comunque è bene mangiarne con moderazione quando si segue un regime dietetico.

A fronte di ciò, costituisce per il nostro organismo un vero toccasana, con specifiche azioni. Vediamo quali.

-Aumenta le difese del sistema immunitario grazie ad una discreta concentrazione di vitamina C presente nella polpa, che protegge e rafforza dagli attacchi esterni di origine influenzale. Il licopene poi, unito all’azione della vitamina C aiuta la pelle a rimanere elastica e tonica.
-Antiossidante. La presenza delle vitamine del gruppo A e C e del beta-carotene rallenta l’invecchiamento cellulare e tiene in un buon stato di salute anche la pelle; ecco perché è indicato per chi tra l’altro, soffre di acne e ha segni del tempo marcati sul viso.

-Antidolorifico grazie alla presenza dei sali minerali tra cui il potassio e il magnesio oltre che il ferro, il fosforo e lo zinco che ci aiutano per superare al meglio e con meno dolori gli spasmi muscolari, compresi i dolori derivanti dal ciclo mestruale e dalle prestazioni sportive.

-Diuretico grazie all’azione del potassio.

-Depurativo per la combinazione degli elementi di cui è costituito il frutto è un ottimo alimento naturale per depurarsi interamente.

-Regolarità intestinale ed equilibrio della flora intestinale. Le fibre presenti ci aiutano ad avere una buona regolarità intestinale, quindi è un ottimo rimedio naturale contro la stitichezza oltre a possedere virtù epatoprotettrici, essendo particolarmente indicato in casi di disturbi epatici e per mantenere una buona flora intestinale, specie quando siamo sotto stress o dopo periodi di degenza da malattie e cure farmacologiche che alterano, impoverendo la flora intestinale.

Ricordiamo che avere una flora batterica equilibrata significa avere difese immunitarie superiori.

-Energetico. Il cachi è un frutto molto energetico ed è perciò in grado di apportare benefici a chi soffre di stress psicofisico, inappetenza e astenia, rendendo anche i muscoli più forti. Ecco perché è molto utile anche a coadiuvare l’attività degli sportivi.

Il cachi ha quel colore arancione intenso, sia di buccia che di polpa, specie quando è maturo, che contiene molto beta-carotene il quale è a sua volta il precursore della vitamina A la quale viene così stimolata nella sua formazione con un’azione finale antiossidante e di prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Insomma un frutto buono veramente per star bene in tanti sensi. Ci sentiamo di sconsigliarlo solo nel caso di diabete e diete ipocaloriche, per l’unico motivo che rispetto ad altri frutti è più ricco di zuccheri, non per altro.

IL FINOCCHIO

 

Fresco e ricco di sali minerali, il finocchio è uno degli alimenti detox per eccellenza. 
Aiuta a combattere la ritenzione idrica ed eliminare i gonfiori, dirette conseguenze di un’alimentazione sbagliata e troppo ricca di sale e povera di acqua.

Per smaltire i liquidi in eccesso che si accumulano, come noi donne sappiamo bene, sul giro vita e sulle cosce, bastano due settimane di dieta disintossicante del finocchio. 
Ovviamente il regime alimentare si basa NON soltanto sul finocchio, ma su altri alimenti, in primis frutta e verdura, noti per le loro virtù detox.

Con sole 9 kcal per 100 grammi, il finocchio è comunque il protagonista della dieta disintossicante e drenante di cui vi parliamo: è ricco di fibre che aiutano nella digestione e di preziosi sali minerali, tra cui il potassio che COMBATTE LA STANCHEZZA.
Bisogna bere tanta acqua, almeno due litri al giorno, e sforzarsi di mantenere questa buona abitudine anche dopo il termine della dieta. In caso di attacco di fame si può masticare lentamente uno spicchio di finocchio crudo che allontanerà subito il senso di appetito, salvando il girovita.
Per contrastare la cellulite, oltre che con la dieta bisogna agire su un altro fronte, ovvero praticare un minimo di attività fisica, camminando con passo spedito 30 minuti al giorno.


Il finocchio è protagonista della dieta anche sotto forma di tisana: consumata durante la giornata, la tisana al finocchio aiuta a combattere i gonfiori addominali e la ritenzione idrica. Si può bere a volontà durante le due settimane di dieta e nelle due successive. Secondo i gusti si può aggiungere liquirizia, anice verde, coriandolo e timo.

A colazione sono previsti un caffè d’orzo senza zucchero e una tazza di latte con 30 grammi di cereali integrali. Per gli spuntini di metà mattina e metà pomeriggio ci si può concedere un vasetto di yogurt magro e un centrifugato di finocchio. I grassi e i condimenti vanno limitati ed è da preferire l’olio extravergine d’oliva.
A pranzo e a cena ci si può sbizzarrire con le ricette a base di finocchio: si possono quindi consumare 50 g di pasta o riso alle verdure, proseguire poi con 50 g di bresaola o 100 g di pollo oppure 200 g di pesce magro con contorno di verdura. A giorni alterni si conclude il pasto con una mela o un mandarino

05/11/2013

Indicazioni alimentari

STUDI SCIENTIFICI HANNO DIMOSTRATO CHE ATTRAVERSO UN’ALIMENTAZIONE CORRETTA SI PUÒ MODIFICARE IL DECORSO DELLA SCLEROSI MULTIPLA

STANDO A RECENTI RICERCHE, È POSSIBILE CHE PERFINO LE MALATTIE AUTOIMMUNI SIANO CONNESSE CON INFIAMMAZIONI CRONICHE CAUSATE DA ALIMENTI. UNA STANCHEZZA COSTANTE E LA MANCANZA DI ENERGIA PER ESEMPIO SONO MALATTIE CHE NON VENGONO IDENTIFICATE COME TALI, 
IL PROCESSO INFIAMMATORIO PUÒ DARE INIZIO A UNA DISFUNZIONE NEL METABOLISMO LIPIDICO.  

Intolleranze alimentari: l'unica cura è evitare i cibi che provocano i fastidi


INDICAZIONI ALIMENTARI SM IN SINTESI

Studi scientifici hanno dimostrato che attraverso un’alimentazione corretta è possibile modificare il decorso della Sclerosi Multipla, ridurre l’intensità ed il numero dei disturbi fisici ad essa correlati, allungare i periodi di benessere, diminuire le fasi di riacutizzazione e migliorare la prognosi.
Le indicazioni alimentari sono di basare la propria dieta su cibi di origine vegetale (cereali, legumi, verdura, frutta, semi, noci), preferire preparazioni semplici, scegliere alimenti non conservati o troppo elaborati, consumare in abbondanza cibi ricchi di vitamine ed acidi grassi buoni.
Ecco cosa fare:
  • limitare il più possibile l’assunzione di acidi grassi saturi animali e di acido arachidonico (precursori di prostaglandine infiammatorie): latte, formaggi, burro, uova, carne, salumi(eliminarli completamente nelle fasi di riacutizzazione)
  • ridurre il consumo di acidi grassi della serie omega 6 (promuovono la sintesi di acido arachidonico): olio di soia, olio di girasole, olio di cartamo, olio di mais, olio di sesamo, olio di semi vari, margarina, maionese, semi di girasole.
  • incrementare l’uso di cibi ricchi di acidi grassi polinsaturi della serie omega 3 (riducono la sintesi di molecole infiammatorie e svolgono una potente attività antinfiammatoria): olio di lino, semi di lino, noci, rosmarino ed origano secco, semi di zucca, fagioli di soia, portulaca, mandorle e nocciole.
  • Attenzione: l’olio di lino deve essere utilizzato solo a crudo
  • assumere giornalmente alimenti ad alto contenuto di vitamine antiossidanti A, C, E (contrastano l’attività dei radicali liberi che stimolano la produzione di molecole infiammatorie). Vitamina A: prezzemolo secco, carote, peperoncino rosso, basilico, zucca gialla, radicchio verde Vitamina C: peperoncini piccanti, ribes nero, ortica, prezzemolo, peperoni, arance  Vitamina E: nocciole, mandorle, germe di grano, olio extra vergine d’oliva, pinoli, salvia, rosmarino
  • Attenzione: la cottura riduce drasticamente il contenuto di vitamina C.
  • utilizzare: zenzero (fresco o secco in polvere) e peperoncino.
  • preferire il consumo di cereali integrali in chicco (riso, avena, orzo, miglio, amaranto, quinoa, grano saraceno, mais) per il loro contenuto in acidi grassi polinsaturi (omega 3).
  • eliminare il più possibile prodotti contenenti zuccheri semplici (biscotti, torte, bibite zuccherate, miele, gelati, prodotti di pasticceria in genere) e imparare a cucinare dolci alternativi sostituendo latte, uova, burro e zucchero con: latti vegetali (di riso, soia, avena, mandorla), creme di nocciola, di mandorla, frutta secca, uva passa e succo di mela.
  • raggiungere e mantenere un peso corretto (BMI compreso fra 18.5 e 24.9); eccessi alimentari stimolano la produzione di radicali liberi e promuovono l’infiammazione.
  • se possibile, svolgere un’attività fisica moderata e regolare (passeggiate, nuoto, bicicletta) che consente di preservare il trofismo muscolare, mantenere la mobilità articolare e migliorare il tono dell’umore.
Molecole dotate di attività antinfiammatoria
polifenoli (catechine): the verde
capsaicina: peperoncino piccante
curcuma: curry
resveratrolo (polifenoli): buccia di uva rossa
germe di grano secco fermentato: Avemar (integratore)
I cibi dannosi e quelli da preferire
I cibi più dannosi sono:
Latte, formaggi, salumi
Zucchero E dolci di pasticceria
Bevande zuccherate e fredde (succhi di frutta, frappè, gelati, granite, soft drink, coca cola…)
Sale E cibi salati o sottosale
Cibi freddi
I cibi da preferire sono:
Riso integrale, cereali in chicco e pasta di grano duro
Verdure dolci (zucca, cipolle, carote)
Radici (bardana, daikon, loto, pastinaca, ravanello, scorzonera, tarassaco)
Olio di sesamo o extravergine d’oliva per cucinare
Olio di lino per condire a crudo
Cibi caldi (zuppe, minestre, brodi, creme di cereali)
Da assumere giornalmente:
2 cucchiaini di olio di lino a pranzo e 2 a cena (sempre a crudo!)
1 cucchiaio di semi di lino nelle insalate, sulle verdure cotte e sui cereali
non più di 2-3 frutti di stagione
semi di zucca, girasole, sesamo, lino, nocciole, mandorle, noci, pinoli nel muesli a colazione o negli spuntini
verdura cruda e cotta di stagione (minimo 400 grammi)
Sostituire:
latte animale con latti vegetali (di soia, riso, avena, mandorla) da consumare tiepidi (mai freddi!)
carne e formaggio con legumi, seitan, tofu e tempeh
Fonti
  1. Swank, R.L. 1991. “Multiple Sclerosis: Fat-Oil Relationship.” Nutrition, 7:368-76
  2. Millar et al., 1973. “Duble blind trial of Linolate Supplementation of the Diet in Multiple Sclerosis” British Medical Journal 1:765-68.
  3. Bates et al. 1978. “Polynsaturated Fatty Acid in Treatment of Acute Remitting Multiple Sclerosis” British Medical Journal 2: 1390-91.
  4. Paty et al. 1978. “Linoleic Acid in Multiple Sclerosis: failure to show any therapeutic benefit” Acta Neurologica Scandinavia 58: 53-58.
  5. Il potere curativo dei cibi. Michael T. Murray. ed. Red.
  6. Il grande libro dell’ecodieta. Carlo Guglielmo. ed. Mediterannee.
@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

Attraverso un'alimentazione corretta è possibile modificare il decorso della malattia, ridurre l'intensità ed il numero dei disturbi fisici ad essa correlati, allungare i periodi di benessere, diminuire le fasi di riacutizzazione e migliorare la prognosi.
Le indicazioni alimentari sono di basare la propria dieta su cibi di origine vegetale (cereali, legumi, verdura, frutta, semi, noci), preferire preparazioni semplici, scegliere alimenti non conservati o troppo elaborati, consumare in abbondanza cibi ricchi di vitamine ed acidi grassi buoni.
Ecco cosa fare:
  • limitare il più possibile l'assunzione di acidi grassi saturi animali e di acido arachidonico (precursori di prostaglandine infiammatorie): latte, formaggi, burro, uova, carne, salumi (eliminarli completamente nelle fasi di riacutizzazione)
  • ridurre il consumo di acidi grassi della serie omega 6 (promuovono la sintesi di acido arachidonico): olio di soia, olio di girasole, olio di cartamo, olio di mais, olio di sesamo, olio di semi vari, margarina, maionese, semi di girasole.
  • incrementare l'uso di cibi ricchi di acidi grassi polinsaturi della serie omega 3 (riducono la sintesi di molecole infiammatorie e svolgono una potente attività antinfiammatoria): olio di lino, semi di lino, noci, rosmarino ed origano secco, semi di zucca, fagioli di soia, portulaca, mandorle e nocciole. Attenzione: l'olio di lino deve essere utilizzato solo a crudo
  • assumere giornalmente alimenti ad alto contenuto di vitamine antiossidanti A, C, E (contrastano l'attività dei radicali liberi che stimolano la produzione di molecole infiammatorie).  Vitamina A: prezzemolo secco, carote, peperoncino rosso, basilico, zucca gialla, radicchio verde  Vitamina C: peperoncini piccanti, ribes nero, ortica, prezzemolo, peperoni, arance  Vitamina E: nocciole, mandorle, germe di grano, olio extra vergine d'oliva, pinoli, salvia e rosmarino secchi Attenzione: la cottura riduce drasticamente il contenuto di vitamina C.
  • utilizzare: zenzero (fresco o secco in polvere) e peperoncino.
  • preferire il consumo di cereali integrali in chicco (riso, avena, orzo, miglio, amaranto, quinoa, grano saraceno, mais) per il loro contenuto in acidi grassi polinsaturi (omega 3).
  • eliminare il più possibile prodotti contenenti zuccheri semplici (biscotti, torte, bibite zuccherate, miele, gelati, prodotti di pasticceria in genere) e imparare a cucinare dolci alternativi sostituendo latte, uova, burro e zucchero con: latti vegetali (di riso, soia, avena, mandorla), creme di nocciola, di mandorla, frutta secca, uva passa e succo di mela.
  • raggiungere e mantenere un peso corretto (BMI compreso fra 18.5 e 24.9); eccessi alimentari stimolano la produzione di radicali liberi e promuovono l'infiammazione.
  • se possibile, svolgere un'attività fisica moderata e regolare (passeggiate, nuoto, bicicletta) che consente di preservare il trofismo muscolare, mantenere la mobilità articolare e migliorare il tono dell'umore.
Molecole dotate di attività antinfiammatoria
  • polifenoli (catechine): the verde
  • capsaicina: peperoncino piccante
  • curcuma: curry
  • resveratrolo (polifenoli): buccia di uva rossa
  • germe di grano secco fermentato: Avemar (integratore)
I cibi dannosi e quelli da preferire
I cibi più dannosi sono:
  • Latte, formaggi, salumi
  • Zucchero E dolci di pasticceria
  • Bevande zuccherate e fredde (succhi di frutta, frappè, gelati, granite, soft drink, coca cola...)
  • Sale E cibi salati o sottosale
  • Cibi freddi
I cibi da preferire sono:
  • Riso integrale, cereali in chicco e pasta di grano duro
  • Verdure dolci (zucca, cipolle, carote)
  • Radici (bardana, daikon, loto, pastinaca, ravanello, scorzonera, tarassaco)
  • Olio di sesamo o extravergine d'oliva per cucinare
  • Olio di lino per condire a crudo
  • Cibi caldi (zuppe, minestre, brodi, creme di cereali)
Da assumere giornalmente:
  • 2 cucchiaini di olio di lino a pranzo e 2 a cena (sempre a crudo!)
  • 1 cucchiaio di semi di lino nelle insalate, sulle verdure cotte e sui cereali
  • non più di 2-3 frutti di stagione
  • semi di zucca, girasole, sesamo, lino, nocciole, mandorle, noci, pinoli nel muesli a colazione o negli spuntini
  • verdura cruda e cotta di stagione (minimo 400 grammi)
Sostituire:
  • latte animale con latti vegetali (di soia, riso, avena, mandorla) da consumare tiepidi (mai freddi!)
  • carne e formaggio con legumi, seitan, tofu e tempeh
Fonti
  1. Swank, R.L. 1991. "Multiple Sclerosis: Fat-Oil Relationship." Nutrition, 7:368-76
  2. Millar et al., 1973. "Duble blind trial of Linolate Supplementation of the Diet in Multiple Sclerosis" British Medical Journal 1:765-68.
  3. Bates et al. 1978. "Polynsaturated Fatty Acid in Treatment of Acute Remitting Multiple Sclerosis" British Medical Journal 2: 1390-91.
  4. Paty et al. 1978. "Linoleic Acid in Multiple Sclerosis: failure to show any therapeutic benefit" Acta Neurologica Scandinavia 58: 53-58.
  5. Il potere curativo dei cibi. Michael T. Murray. ed. Red.
  6. Il grande libro dell'ecodieta. Carlo Guglielmo. ed. Mediterannee.
http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/dieta_sclerosi_multipla.html


stanno ritornando all'attacco con i nuovi medicinali..

Ad oggi sono disponibili diversi farmaci immunomodulanti ed immunosoppressori per il trattamento della SM, in grado di modificarne la storia naturale, permettendo cosi' di ottenere, in una discreta percentuale di pazienti, un buon controllo della malattia??????.................... MA SE NON SANNO DA COSA E' PORTATA LA SM... per cosa la curano?
L'analisi approfondita dei dati ha anche permesso di identificare le caratteristiche dei pazienti .... e poi ... eccovi i soliti medicinali vecchi rimodernati con un nuovo nome....

e NOI COME ABBOCCHIMO ...PERCHE' SIAMO PESCIOLINI INDIFESI
Ci sono molte discrepanze tra come le cose appaiono e come sono in realtà....Ciò che in ultima analisi porta alla sofferenza non viene visto per quello che è davvero, ma viene scambiato per una via verso la felicità..... MA... Sebbene vogliamo la felicità  e un minimo di salute, a causa dell'ignoranza non sappiamo come ottenerla... e finiamo in pasto ai pesci piu' grandi e in questo caso  NELLE TASCHE DEI  MEDICI.

***************



RICORDATEVI CHE I FARMACI <NON CURANO LA PATOLOGIA> forse l'attenuano un po' ...
MA NON CURANO LA PATOLOGIA


QUINDI VALUTARE BENE PRIMA DI INIZIARE QUALSIASI FARMACO..POTREBBE ESSERE ANCORA PIU' NOCIVO DEL NECESSARIO
pertanto non è possibile parlare di vera e propria cura farmacologica....quindi è meglio usare delle strategie terapeutiche parallele (fisioterapia, logopedia, terapia occupazionale).

 

08/10/2013

centri in Italia Sativex

Sativex - centri in Italia

www.ass1.sanita.fvg.it/sia/allegati/Registri_farmaci_sottoposti_monitoraggio-centri_autorizzati.pdf









www.ass1.sanita.fvg.it/sia/allegati/Registri_farmaci_sottoposti_monitoraggio-centri_autorizzati.pdf

CORRELAZIONE TRA LE VERTEBRE E GLI ORGANI

CORRELAZIONE TRA LE VERTEBRE E GLI ORGANI 

Una problematica ad una vertebra può dare problemi all'organo corrispondente e viceversa...vediamo queste connessioni https://www.facebook.com/photo.php?fbid=170889219763110&set=a.130855713766461.1073741828.128775607307805&type=1&theater

 

Gadolino / Gadolinio

Omniscan, nome commerciale della gadodiamide, è un mezzo di contrasto contenente gadolinio che è utilizzato nella RMI per esaminare il cervello, la colonna vertebrale ed altre parti dell’organismo.
E’ anche utilizzato per identificare la malattia arteriosa coronarica (malattia delle arterie del cuore ) che può condurre ad attacchi cardiaci. Omniscan è somministrato per iniezione endovenosa e la dose raccomandata per gli adulti è di 01mmol/kg peso corporeo
La Risonanza Magnetica per Immagine è una moderna tecnologia che permette ai medici di avere una visione dettagliata di varie parti del corpo come il cervello,il midollo spinale ed il cuore. Per effettuare questo esame è necessario l’utilizzo di un mezzo di contrasto. I mezzi di contrasto per la RMI sono comunemente usati per visualizzare strutture anormali o lesioni del nostro corpo. I mezzi di contrasto contenenti gadolinio per la RMI sono soluzioni acquose che si iniettano nell’organismo per migliorare la qualità dell’immagine ed avere una visione più dettagliata dell’immagine. I mezzi di contrasto a base di gadolinio, un metallo raro che si estrae dalla terra, sono stati autorizzati per la prima volta nell’Unione Europea nel 1980. Poiché il gadolinio è altamente tossico, nella soluzione del mezzo di contrasto è legato reversibilmente a una struttura complessa con altre molecole, chiamata chelato
Dove segnalare una sospetta reazione avversa da mezzo di contrasto a base di gadolinio o da qualsiasi farmaco? Le sospette reazioni avverse da farmaco devono essere segnalate ai responsabili di Farmacovigilanza presenti nelle ASL, negli Ospedali, negli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCS) per mezzo della apposita scheda di segnalazione scaricabile dal sito internet dell’AIFA (http://www.agenziafarmaco.it) e pubblicata sul BIF il bollettino di informazione sui farmaci a cura dell’AIFA.

La gadodiamide è controindicata in pazienti affetti da insufficienza renale grave (GFR<30 ml/min/1.73m2) e nei pazienti che sono stati o sono in attesa di essere sottoposti a trapianto di fegato 


Sono stati segnalati casi di Fibrosi Sistemica Nefrogenica (NSF) associati all’esposizione alla gadodiamide e ad altri mezzi di contrasto a base di gadolinio in pazienti con funzionalità renale gravemente compromessa (GFR< 30 ml/min/1.73m2) ) e nei pazienti che sono stati o sono in attesa di essere sottoposti a trapianto di fegato. Per tale ragione, Omniscan non deve essere utilizzato in questo tipo di pazienti


http://laccsvivistadasam.blogspot.it/2013/04/coriandolo-per-una-chelazione-naturale.html

03/10/2013

TYSABRI - NATALIZUMAB: dati al 3 settembre 2013 (401)

Quota 401 casi di pml CLIKKA QUI:  TYSABRI - NATALIZUMAB: dati al 3 settembre 2013: dati al 3 settembre 2013 siamo a quota 401 casi di pml No.

Data Nazione Sesso
Durata Fonte 001 31/07/08 Svezia 01 m 17 mesi 002 31/07/08 Ge...


02/10/2013

Terapia Ablazione Transcatetere

Normalmente, l’attività elettrica cardiaca ha una sequenza ordinata e regolare, attraverso la via di conduzione atrio-ventricolare (nodo a-v); questo normale funzionamento elettrico è il presupposto per la regolare contrazione del cuore. A volte, il “flusso” elettrico si blocca in certe aree, o viaggia ripetutamente in certi percorsi, creando un “corto-circuito” che disturba il normale ritmo cardiaco e causa Tachicardia. I farmaci a volte possono procurare qualche rimedio temporaneo, ma il trattamento più efficace e definitivo è quello di “distruggere” la zona di tessuto che causa il corto-circuito. Questa procedura è l’Ablazione cardiaca.
Ablazione cartoonL’Ablazione è una procedura non-chirurgica e come molte procedure cardiache interventistiche moderne, non richiede alcun taglio chirugico nel torace.
 Piuttosto, l’Ablazione è una procedura relativamente non-invasiva, che richiede l’inserimento di elettrocateteri -sottili e flessibili fili elettrici- nei vasi sanguigni, solitamente dai vasi dell’inguine o del collo e da qui raggiungono il cuore. Il percorso dal punto d’ingresso al cuore viene fatto con l’aiuto della fluoroscopia -una macchina a raggi X che fornisce immagini continue dei cateteri e dei tessuti.
Quando l’elettrocatetere raggiunge il cuore, piccoli elettrodi alla punta del catetere registrano i segnali elettrici e si eseguono numerose misure. I risultati permettono di localizzare in modo preciso la zona di tessuto che causa il problema elettrico. Durante questo “mappaggio elettrico”, il cardiologo specialista in aritmie -Elettrofisiologo- seda il paziente con calmanti, per poter indurre la tachicardia che ha portato alla procedura e per studiarne il meccanismo. Tutto ciò è innocuo e privo di rischi, in considerazione della professionalità del team di operatori e della strumentazione che permette di far fronte ad ogni evento. Ablazione connessione cavi ablatore setupUna volta localizzata la zona che causa il problema elettrico, una forma di energia è usata per distruggere una piccola quantità di tessuto e quindi terminare l’anomalia. L’energia solitamente impiegata è la Radiofrequenza, che cauterizza i tessuti. Altre forme di energia usate più raramente sono l’intenso raffreddamento con gas liquido (Crioablazione) e gli Ultrasuoni. Il paziente raramente sente dolore e più spesso riferisce solo un lieve fastidio di brevissima durata. Alcuni pazienti guardano tutta la procedura attraverso i monitors e spesso fanno domande sull’andamento dell’intervento. Dopo la procedura, il paziente rimane a letto per 4-6 ore per essere sicuri che i siti di inserzione degli elettrocateteri guariscano bene. Una volta alzato, il paziente può sentirsi rigido o dolorante, soprattutto per le ore passate immobile nel letto.
Quando l’Ablazione è appropriata? Molti pazienti hanno disturbi del ritmo che non riescono ad essere curati con i farmaci, oppure alcuni pazienti non possono o non vogliono assumere i farmaci antiaritmici per tutta la vita, a causa degli effetti collaterali delle medicine che possono interferire con la normale qualità della vita. Solitamente, l’Ablazione è impiegata per curare le Tachicardie che originano negli atri. Come gruppo, queste sono note come Tachicardie Sopraventricolari e sono: -Fibrillazione Atriale -Flutter Atriale -Tachicardia Sopraventricolare da Rientro nel Nodo Atrio-Ventricolare. -Tachicardia Sopraventricolare da Rientro Atrio-Ventricolare (Sindrome di Wolf-Parkinson-White). -Tachicardia Atriale Persistente.
Meno frequentemente l’Ablazione è impiegata per curare disordini del ritmo dhe originano nei ventricoli -Tachicardie Ventricolari. Queste possono essere le aritmie più rischiose, poichè possono causare la Morte Improvvisa.
Per i pazienti a rischio di Morte Improvvisa di origine cardiaca, l’Ablazione è spesso usata in associazione all’impianto di un Defibrillatore. L’ablazione riduce la frequenza delle Tachicardie Ventricolari e quindi il numero di shock ricevuti dal paziente.
Per molti tipi di Tachicardia, l’Ablazione transcatetere è efficace nel 90-98% dei casi, eliminando così la necessità di interventi chirurgici o terapie farmacologiche a lungo termine.

26/09/2013

Plasmaferesi



La plasmaferesi consiste nel prelievo di sangue da un soggetto, con immediata separazione della componente liquida da quella corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi e trombociti); 
il tutto grazie all'ausilio di un separatore meccanico automatizzato, che suddivide le due componenti tramite centrifugazione. Durante la plasmaferesi, quindi, al donatore viene sottratta la sola parte liquida del sangue (plasma), mentre la componente cellulare gli viene restituita tramite lo stesso ago di prelievo. 
Il separatore cellulare, infatti, funziona a cicli costituiti da una prima fase di prelievo ematico - con separazione e raccolta del plasma - e da una successiva fase di reinfusione della componente corpuscolata. 
La plasmaferesi è una procedura fondamentale per la produzione dei cosiddetti farmaci plasmaderivati. Nella componente liquida del sangue, infatti, troviamo notevoli quantità di proteine, quindi anticorpi (immunoglobuline), ormoni peptidici, fattori della coagulazione e proteine necessarie al trasporto delle sostanze insolubili. Nel plasma sono inoltre presenti gas respiratori e tutti i vari nutrienti (glucosio, vitamine, aminoacidi, acidi grassi ecc.). 
La componente proteica del plasma è fondamentale per la produzione di farmaci da destinare ai pazienti con deficit di specifiche sostanze plasmatiche; i soggetti colpiti da emofilia A e B, ad esempio, presentano una forte carenza dei fattori VIII o IX della coagulazione, che possono essere estratti e purificati dal plasma del donatore quindi somministrati al ricevente.
Il plasma "intero", inoltre, può essere somministrato tale e quale ai pazienti affetti da particolari patologie, che ne impongono la sostituzione per eccesso di anticorpi anomali o altre ragioni. Uscendo dall'ambito delle donazioni, esiste anche una plasmaferesi terapeutica, finalizzata alla semplice rimozione di molecole plasmatiche presenti in eccesso (bilirubina, LDL ecc.).
In questi casi, il termine più corretto è dato dal nome della molecola patogena isolata, seguita dal termine aferesi (da "afero", portare via). Domande e risposte sulla plasmaferesi (donazione di plasma) 
QUANTO PLASMA VIENE PRELEVATO?
Normalmente, durante la plasmaferesi vengono prelevati 500 ml di plasma. La donazione può essere effettuata una volta ogni tre mesi ma anche una volta ogni 14 giorni; secondo la legge vigente, è infatti possibile effettuare sino a 20 donazioni di plasma da 500ml all'anno. 
LA PLASMAFERESI E' PERICOLOSA PER LA SALUTE DEL DONATORE?
Il volume plasmatico viene immediatamente compensato attraverso l'integrazione di liquidi per via orale (bevendo prima e dopo il prelievo), oppure tramite infusione di soluzioni fisiologiche durante la restituzione delle cellule. Le componenti proteiche perdute vengono invece rimpiazzate nell'arco di tre giorni (i fattori della coagulazione ed il fibrinogeno sono recuperati in 24 ore, le immunoglobuline in 48 ed il complemento c3 entro 72 ore). QUALE CARATTERISTICHE DEVE AVERE IL DONATORE? Per essere idoneo alla plasmaferesi, il donatore deve pesare più di 50 kg, essere di età compresa fra i 18 ed i 55-60 anni, e rispondere ad una serie di requisiti, come proteinemia superiore a 6 grammi/dL, numero di piastrine superiore a 200.000/mL, e valori di emoglobina superiori a 12,5 g/dL, se uomo, oppure a 11,5 g/dL se donna. Sebbene il plasma venga testato per la presenza di malattie infettive (epatiti virali, AIDS ecc.) è importante che il donatore non abbia rapporti sessuali a rischio. Inoltre è fondamentale dichiarare al medico l'assunzione di qualsiasi farmaco, in modo da valutare l'opportunità di un eventuale rinvio della donazione. Ricordiamo che il donatore ha diritto ad un giorno di riposo lavorativo retribuito (per i lavoratori dipendenti) e a controlli medici e di laboratorio periodici e gratuiti (emoglobina, transaminasi, azotemia, trigliceridemia, glicemia, ferritinemia, colesterolemia, epatite B e C, AIDS, e tutti quelli che àopportuni). 
QUANTO DURANO LE PROCEDURE DI PLASMAFERESI? 
La durata della donazione aumenta all'aumentare dell'ematocrito ed al diminuire del flusso di sangue garantito dalla vena di prelievo. Mediamente, sono necessari 40 minuti, con oscillazioni che vanno dai 30 ai 60 minuti in base ai suddetti fattori. Durante questo lasso di tempo vengono completati da 2 a 3 cicli costituiti da due fasi separate, di cui una di raccolta, separazione ed accumulo, ed una di reinfusione della componente corpuscolata. 
COSA SIGNIFICA ACD-A?
Si tratta di una soluzione di acido citrico e destrosio, usata come anticoagulante durante la plasmaferesi (ACD-A = Anticoagulant Citrate Dextrose Solution A). Parliamo di un farmaco sicuro, che può provocare soltanto una temporanea diminuzione della calcemia, segnalata dalla comparsa di formicolii alle labbra. Qualora tale sintomo non si risolva nel giro di pochi minuti, è sufficiente assumere una compressa di calcio per rendere più confortevole il proseguo della plasmaferesi.

LA MORTE..... NON FA PER NOI

La vita media delle persone ammalate è sovrapponibile a quella della popolazione generale.

METTETEVELO IN QUELLA BELLA CAPOCCIA

Stanchezza.... prrrrrrrrrrrrrrrrrr VINCO IO

Per controllare la fatica, può essere utile un approccio non farmacologico, caratterizzato, per esempio, da strategie di "gestione delle energie", esercizi di allenamento e così via. Docce fredde e bagni possono essere utili, per tali persone. Molto utile, se non indispensabile, è l’utilizzo di aria condizionata, in presenza di un clima o di un ambiente eccessivamente caldi. Ma l’aspetto più importante, per superare la stanchezza è, in generale, il saper gestire se stessi e le proprie energie, in maniera sempre adeguata.

Affaticamento e lo SPORT


 L'eccesso di sforzo fisico e l’affaticamento aggravano i sintomi della SM.

Evitarli farà sentire meglio il paziente, anche se ciò non modifica l’andamento della malattia. 

Evitare gli sforzi, tuttavia, non significa che il malato debba astenersi dall’esercizio fisico: entro certi limiti, anzi, l’esercizio fisico studiato per le esigenze individuali è un aspetto importante del mantenimento della condizione di salute, anche nelle condizioni patologiche provocate dalla SM.
 

ricordo che :FREDDO E CALDO... la SCLEROSI MULTIPLA

Hanno dimostrato che l’aumento della temperatura determina un incremento del blocco della conduzione nervosa, in fibre che presentano guaine mieliniche parzialmente danneggiate. Quindi, la parte del corpo interessata dai nervi danneggiati perde funzionalità, finché il tratto nervoso non si raffredda. 

Il freddo eccessivo può, tuttavia, aggravare la rigidità muscolare, rendendo più difficile la deambulazione.