CONTATORE PERSONE

01/01/2020

Il glutatione è una delle molecole più importanti a livello organico.

a.d.
Scopriamo cos’è e se nel nostro corpo ce n’è a sufficienza per ottenerne tutti i benefici. L’intervista al Prof. Fulvio Marzatico, Laboratorio di Farmacobiochimica Nutrizione e Nutraceutica del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie
Benessere non significa necessariamente seguire rigorosamente una certa dieta, andare a faticare in palestra o correre per chilometri. Può anche significare avere dentro sé una molecola dal nome curioso, ma fondamentale. È il Glutatione, ed è una delle molecole più importanti a livello organico, perché ubiquitaria, ossia si trova – o si dovrebbe trovare – dappertutto .
Cos’è? – «Il glutatione interessa con la sua presenza tutte le cellule, sebbene in concentrazioni diverse. È costituito da 3 amminoacidi: acido glutammico, cisteina e glicina” – spiega il prof. Fulvio Marzatico, del Laboratorio di Farmacobiochimica Nutrizione e Nutraceutica del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Lazzaro Spallanzani” dell’Università di Pavia. “La sua azione detossificante è assai potente – continua Marzatico – e presiede al mantenimento dell’equilibrio ossidoriduttivo, determinante quando si tratti di contrastare l’ossidazione, cioè le alterazioni cellulari dannose per l’intero organismo e per la sopravvivenza stessa delle cellule».
Fegato sano e non solo – Il glutatione svolge un ruolo di primo piano determinante a livello epatico. Qui raggiunge concentrazioni molto elevate atte a contrastare l’accumulo di sostanze cosiddette “xenobiotiche”, che sono poi sostanze di scarto estranee all’organismo e provenienti dall’alimentazione, dalla respirazione eccetera. Queste intossicano le cellule innescando importanti processi di degenerazione cellulare.
Mantenersi in salute – Se vogliano mantenerci in buona salute è fondamentale che la quantità di glutatione sia adeguata. Accade però che l’avanzare dell’età e fattori esterni riducano la presenza di questa molecola vitale. I naturali sistemi di ricarica del glutatione ridotto possono infatti perdere efficienza nel tempo. Oppure possono deteriorarsi a causa di un accumulo eccessivo di sostanze tossiche, soprattutto a livello epatico: vedi per esempio il vizio del fumo, il consumo di alcol, ma anche l’esposizione all’inquinamento, alle radiazioni solari e così via.
Anche alcune patologie possono concorrere alla perdita di glutatione: le malattie del fegato, il diabete di tipo II – legato anche a condizioni di obesità – e la sindrome metabolica.
Esercizio sì, ma moderato – Fare esercizio è bene, ma se eccessivo può essere male. Sport e attività fisica, se praticati in modo eccessivo possono diventare stressogeni, contribuendo così alla riduzione del glutatione con dirette e negative conseguenze sul benessere che tanto si rincorre. Il segreto è, dunque, fare esercizio ma con moderazione. E poi non dimentichiamo una corretta supplementazione, specie se si conduce una vita frenetica e se si è già più avanti con gli anni.
Le nuove scoperte – Fino a oggi la letteratura e la ricerca scientifica ritenevano che la molecola di glutatione ridotto fosse quasi impossibile da assumere per via orale. Una volta arrivata all’intestino non veniva assorbita nella sua forma tripeptidica ma scomposta nei tre aminoacidi, perdendo così di efficacia. Per questo motivo, si è sempre fatto ricorso alla somministrazione per via venosa – una soluzione poco pratica e invasiva. Le cose però, e per fortuna, sono cambiate. Oggi possiamo contare su integratori di nuova generazione e assumibili per via orale.

Uno di questi è Glutaredox Named, una formulazione brevettata che può avvalersi di un’innovativa modalità di veicolazione del glutatione ridotto all’interno dell’organismo: la tecnologia Oro-FS- Releise. Il glutatione ridotto si rende velocemente disponibile a livello organico, perché può oltrepassare facilmente membrane particolarmente recettive quali quelle orali e sub-linguali, bypassando le barriere intestinali. «Si tratta di un’innovazione molto interessante per le applicazioni che introduce, e che è stata oggetto di studi in vitro e in vivo, nei quali abbiamo riscontrato e verificato l’effettivo aumento dei livelli di glutatione ridotto a seguito della somministrazione di Glutaredox per via orale», conclude il prof. Fulvio Marzatico.


LA DISBIOSI INTESTINALE FAVORISCE LE MALATTIE AUTOIMMUNI

a.d.
L’alterazione della flora batterica intestinale è stata anche collegata a diabete, sclerosi multipla, artrite reumatoide e lupus eritematoso sistemico (LES)


Le perturbazioni del microbiota intestinale (disbiosi) sono coinvolte nell’insorgenza di malattie autoimmuni (diabete di tipo 1, sclerosi multipla, artrite reumatoide e lupus erimatoso sistemico). Lo hanno dimostrato i ricercatori della School of Health Sciences (Brasile). In condizioni fisiologiche il microbiota (flora batterica) e l’individuo sono in simbiosi: da una parte il microbiota aiuta l’ospite a digerire carboidrati, a sintetizzare vitamine, a prevenire la colonizzazione di batteri patogeni ed a sviluppare il tessuto linfoide gastrointestinale, coinvolto nelle difese immunitarie; dall’altra l’individuo offre i nutrienti necessari alla sopravvivenza del microbiota.
Se questa relazione viene compromessa per alterazione dei batteri (disbiosi), il microbiota contribuisce allo sviluppo di malattie infettive e autoimmuni, mediante rottura della barriera intestinale, infiammazione e interazione tra batteri intestinali e cellule immunitarie. I probiotici (microrganismi vivi: Bifidobatteri e Lattobacilli) sono stati utilizzati con successo contro queste patologie. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Immunology nel settembre 2017.
Microbiota e disbiosi
La superficie della pelle e la mucosa intestinale, soprattutto del colon, sono popolate da un elevato numero di microrganismi (principalmente batteri commensali). Alla nascita, la colonizzazione del microbiota dipende da molti fattori: composizione del microbiota materno, nascita da parto cesareo o naturale, allattamento al seno o da formula.
Parto cesareo e latte formula vengono associati ad una elevata incidenza di problematiche infettive e allergiche. I generi più numerosi sono composti da batteri Gram positivi (Clostridium, Bifidobatteri, Lattobacilli, Ruminococchi, Streptococchi) e Gram negativi (Bacteroidetes ed Escherichia), che regolano lo sviluppo dei linfociti T helper Th17 nell’intestino, essenziali nella difesa dalle infezioni batteriche e fungine. L’alterazione di questi (disbiosi) porta a rottura della barriera intestinale, riconoscimento di recettori nelle cellule immunitarie innate, induzione della cascata infiammatoria, attivazione della risposta immunitaria.
Malattie autoimmuni, disbiosi e probiotici
I soggetti con diabete di tipo 1 che, a causa dell’autodistruzione delle cellule beta pancreatiche, sono dipendenti da iniezioni di insulina per la regolazione del livello del glucosio nel sangue, hanno mostrato alterazioni consistenti nell’incremento di Bacteroidetes e riduzione di Bifidobacterium longum, sottospecie di infantis.
Viene a mancare loro la protezione dei Bifidobatteri, sintetizzatori di vitamine del gruppo B, produttori degli acidi grassi lattato, butirrato e acetato, stimolanti il rilascio di polifenoli antinfiammatori e antiossidanti. I Bifidobatteri, inoltre, mantengono serrate le giunzioni della barriera intestinale e proteggono dai batteri patogeni mediante il rilascio di bacteriocina.
La sclerosi multipla, #malattia cronica e infiammatoria con reazioni autoimmuni contro le proteine della mielina, compare anche a causa di infezioni ti tipo virale, con regime dietetico ipercalorico, per una deficienza di vitamina D e disbiosi (aumento di Methanobrevibacter smithii e riduzione di Firmicutes); il microbiota può influenzare la permeabilità della barriera ematoencefalica.
L’artrite reumatoide, malattia autoimmune con infiammazione cronica delle giunture ed erosione di ossa e cartilagine, si manifesta per interazione tra geni e fattori ambientali (fumo, infezioni e disbiosi). E’ stato osservato, in concomitanza, un aumento del batterio Gram negativo Prevotella copri, che produce metaboliti tossici nel circolo sanguigno, promotori di infiammazione sistemica.
Il lupus eritematoso sistemico (malattia autoimmune che danneggia pelle, reni, polmoni, giunture, cuore e cervello), affligge principalmente le femmine e compare a causa di fattori genetici, ambientali (infezioni virali, ed esposizione ai raggi solari UVB) e disbiosi intestinale. L’uso dei probiotici (Lattobacilli acidophilus, casei e Bifidobatteri bifidum) ha indotto miglioramenti nell’ospite mediante ripristino della barriera intestinale e attivazione del sistema immunitario contro i batteri patogeni: nei bambini con rischio genetico di diabete di tipo 1 durante il primo anno di vita, ha diminuito il rischio di autoimmunità delle isole pancreatiche.
Nell’artrite reumatoide ha invece attenuato i markers di infiammazione.

Scoperta molecola chiave nella cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali

a.d.
Si tratta della proteina IL-33, in grado di favorire la riparazione delle pareti intestinali danneggiate grazie all’attivazione di specifici microRna.

Lo studio su Pnas
PER lo più invisibili dall’esterno, ma in grado di avere un forte peso sulla vita di tutti i giorni: sono le malattie infiammatorie croniche intestinali o più comunemente indicate con l’acronimo Ibd (inflammatory bowel diseases). Sia il morbo di Crohn sia la rettocolite ulcerosa - le due più importanti - provocano danni alla mucosa dei tratti di intestino dove sono localizzate. Uno studio internazionale, coordinato da esperti della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS – Università Cattolica e della Case Western Reserve University di Cleveland (Ohio, USA), ha ora individuato una proteina che potrebbe avere un ruolo chiave nella cura di queste patologie di origine multifattoriale complessa.

Si tratta della proteina IL-33, una molecola in grado di favorire la riparazione delle pareti intestinali danneggiate dalla malattia. In che modo? Mediante l’attivazione di altre sostanze ad azione riparativa, i microRna (mRna). I ricercatori hanno osservato come, sia nei modelli animali sia su cellule intestinali umane, IL-33, proprio grazie all’azione di specifici mRna coinvolti, può guarire la parete intestinale. Questo accende nuove speranze e suggerisce nuove possibilità di cura per le malattie infiammatorie intestinali, caratterizzate da periodi di latenza alternati a fasi di riacutizzazione, la cui incidenza è in aumento nei paesi industrializzati.
Lo studio - coordinato dal professor Antonio Gasbarrini, direttore Area Gastroenterologia ed Oncologia Medica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – Università Cattolica - è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Pnas. È stato diretto da Loris Lopetuso e condotto in collaborazione con il team della professoressa Theresa Pizarro presso il Dipartimento di Patologia della Case Western Reserve University – School of Medicine di Cleveland. Una ricerca resa possibile anche grazie alla innovativa IBD Unit della Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS.

• LA PROTEINA IL-33
Il coinvolgimento della proteina Interleuchina 33 e del suo recettore ST2 nelle malattie infiammatorie croniche intestinali è già noto, ma i diversi studi che finora hanno cercato di stabilire il loro ruolo preciso hanno portato a risultati ambigui. “In questo studio su un modello murino - spiega il dottor Loris Lopetuso - per la prima volta abbiamo scoperto che IL-33 e il suo recettore hanno un’importante funzione protettiva per le pareti intestinali: riescono, infatti, ad accelerare i processi di guarigione. Questo avviene tramite l’espressione di un network di micro RNA (miRs), in particolare del miR-320”. I ricercatori hanno osservato sia cellule isolate dall’intestino dei topi con colite sia cellule intestinali umane in provetta. “Negli animali trattati con IL-33, il miR-320 risulta fortemente espresso nelle cellule epiteliali isolate dall’intestino”, prosegue Lopetuso. Utilizzando cellule intestinali in provetta prive di miR-320A, invece, la riparazione cellulare si blocca nonostante la somministrazione della proteina IL-33.

“La mancanza di IL-33 o del suo recettore ST2 – spiega Gasbarrini - impedisce il completamento del processo di guarigione mucosale dopo un danno infiammatorio. Invece, la somministrazione terapeutica (esogena) di IL-33 durante la fase di riparazione del danno mucosale è in grado di accelerare in maniera significativa la formazione di nuovo epitelio (riepitelizzazione) e la guarigione, con un concomitante miglioramento dell’infiammazione intestinale”.

Nel complesso, tali dati indicano che, durante le fasi di infiammazione intestinale, l’asse IL-33/ST2 svolge un ruolo cruciale nel processo di guarigione intestinale mediante l’attivazione di miR-320 che, a sua volta, promuove la riparazione epiteliale e la risoluzione dell’infiammazione.

• LE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE INTESTINALI
In Italia sono circa 200.000 le persone affette da queste patologie e, ogni anno si contano circa 20 nuovi casi ogni 100.000, un tasso di incidenza in costante aumento, come in tutti i paesi industrializzati. Sono malattie che possono presentare diversi gradi di gravità ma, sicuramente, hanno una significativa influenza sulla vita del paziente compromettendo in molti casi anche l’attività lavorativa.

Le Ibd colpiscono indipendentemente i due sessi, con un esordio clinico tra i 15 e i 45 anni, quindi prevalentemente giovani e giovani-adulti. La causa è sconosciuta: l’ipotesi più diffusa è quella di una reazione immunologica abnorme dell’intestino nei confronti di antigeni, come i batteri normalmente presenti nell’intestino. Uno squilibrio, si pensa, dovuto sia a fattori genetici sia a fattori ambientali.


• I SINTOMI
I sintomi sono diversi: per la malattia di Crohn i più frequenti sono la diarrea e il dolore addominale localizzato soprattutto nella parte inferiore destra dell’addome; la rettocolite ulcerosa, invece, si manifesta con diarrea ematica (cioè sangue rosso vivo nelle feci), tenesmo rettale ( sensazione di incompleta evacuazione) e a volte anemia. Nei periodi in cui l’infiammazione si riacutizza compaiono anche altri sintomi come febbre, dimagrimento, inappetenza e un possibile coinvolgimento di altri organi e tessuti.


• LE TERAPIE
Si tratta di malattie che richiedono una terapia di tipo medico. Lo scopo è quello di garantire ai pazienti lunghi periodi in cui la malattia non si riacutizza. Ma la loro cronicità e l’elevato rischio di complicanze intestinali, e anche extra-intestinali, molto debilitanti impongono un approccio terapeutico sempre più specifico per un follow-up accurato. Oggi queste malattie si tengono a bada con un ristretto numero di agenti immunomodulanti (che agiscono sul sistema immunitario); l’efficacia, però, varia da paziente a paziente e spesso diminuisce con il passare del tempo.

L’individuazione della proteina IL-33 potrebbe essere una nuova strada da seguire. “Questo studio - sottolinea, infatti, il professor Gasbarrini - pone le basi razionali per la valutazione di un potenziale approccio terapeutico tramite l’azione protettrice dell’IL-33 e/o del miR-320”. Qual è, dunque, il prossimo passo della ricerca? “Sicuramente valutare come varia il comportamento di questo asse nell’uomo in risposta agli agenti immunomodulanti attualmente in commercio. Ci aspettiamo che tale asse funzioni meglio nei pazienti che rispondono maggiormente alle terapie disponibili. Per questo - conclude Gasbarrini - in futuro potremmo sfruttare questa molecola non solo come possibile target di innovativi farmaci biotecnologici, ma anche come marker di risposta mucosale precoce ai farmaci”.

CURARE L’INFEZIONE DA PAPILLOMA VIRUS (HPV) CON IL METODO RUFFINI

a.d.
"Con il Metodo Ruffini è possibile curare l'infezione da papilloma virus (HPV) semplicemente applicando sulla parte interessata l'ipoclorito di sodio nelle percentuali e nelle modalità indicate dal dott. Gilberto Ruffini nel suo manuale pratico CURARSI CON LA CANDEGGINA?" -
HPV: un virus ancora sconosciuto. Prima di parlare del Metodo Ruffini, facciamo chiarezza su incidenza e prevenzione del Papilloma virus.
HPV sta per Human Papilloma Virus ( papilloma virus umano). Si tratta di un virus a DNA della famiglia delle Papillomaviridae che comprende numerosissimi genotipi. L’infezione da HPV è la più comune e di
ffusa nel mondo tra quelle a trasmissione sessuale (MST) e può avvenire tramite semplice contatto nell’area genitale. Possono contagiarsi sia uomini che donne ma molto raramente ci sono manifestazioni cliniche nell’uomo.
Il virus è capace di innescare processi biologici che negli anni possono condurre a patologie anche potenzialmente molto degenerative, quali il cancro del cavo orale, della cervice uterina, della vulva, della vagina, dell'ano e del pene. Le vulvovaginiti da candida sono molto frequenti, il 75% delle donne ne soffre almeno una volta nella vita e nel 40-50% recidiva almeno una volta.
La candidosi vaginale spesso nasconde un’infezione da human papilloma virus HPV che, come ormai è
ampiamente dimostrato, è alla base del cancro del collo dell'utero.
Le recidive più pericolose sono sicuramente quelle che nascondono la presenza dello Human Papiloma Virus (HPV). In Italia si registrano 3500 casi di nuove infezioni da HPV all’anno.
Si stima che oltre il 75 % delle donne sessualmente attive contrae l’infezione da HPV con un picco di prevalenze nelle donne italiane prima dei 25 anni.
A di
fferenza delle altre malattie sessualmente trasmesse, l’utilizzo del profilattico non protegge completamente dall’infezione (in quanto il virus può essere presente in tutta l’area genitale anche esterna),
ma riduce il rischio.
Delle MST (malattie sessualmente trasmissibili) ne ho parlato qui: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=763736330307256&set=a. 763736323640590.1073742046.490306234316935&type=1&theater
Il virus del Papilloma umano (HPV) comprende un gruppo di circa 100 ceppi virali differenziati in base al genoma, di cui circa una ventina potenzialmente infettivi per l'uomo:
Genotipi 6, 11, 40, 42, 43, 44, 54, 61, 70, 72 e 81 a basso rischio oncogeno;
Genotipi 16, 18, 26, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 53, 56, 58, 59, 66, 68, 73, 82 ad alto rischio oncogeno.
Tra i più noti ci sono i genotipi 6 e 11, responsabili di lesioni benigne come i condilomi o verruche genitali e i genotipi 16 e 18 in grado di produrre lesioni pre- cancerogene (dette CIN), cioè che possono evolvere nel tumore della cervice uterina (collo uterino).
Questo ultimo (il 18) è responsabile di 1500 decessi annui e rappresenta, assieme al tumore della mammella, una delle prime cause di morte nelle donne.
 
La prevalenza di questa infezione é molto alta negli adulti sessualmente attivi ed aumenta con il numero di partner sessuali.
Nella maggior parte dei casi l’infezione da HPV è asintomatica e si risolve spontaneamente, grazie alle semplici barriere rappresentate dalle difese immunitarie, in un periodo compreso tra 6 mesi e i 2 anni.
Solo una piccola percentuale delle donne contagiate sviluppa il tumore.
Alcuni fattori aumentano la probabilità di contrarre il virus: l’inizio precoce dell’attività sessuale, un numero elevato di partner, impiego a lungo termine di contraccettivi orali, la presenza di altre MST (malattie a trasmissione sessuale), multiparità (ossia aver avuto più figli), condizioni economiche svantaggiate che non consentono di sottoporsi alla diagnosi precoce (pap-test), ed infine gli stati di immunodeficienza.
Qualcuno si starà chiedendo: è possibile prevenire il contagio? E se è possibile con quali strumenti?
Lo screening continua a rappresentare un’arma fondamentale per la prevenzione del carcinoma della cervice uterina.
Cosa è lo screening? E’ un intervento sanitario che mira a mettere in evidenza la presenza di una eventuale malattia nelle sue fasi iniziali effettuando la cosiddetta diagnosi precoce. Per questo tipo di tumore lo screening è rappresentato dal Pap-test, un esame rapido e indolore che consiste nel prelievo delle cellule della cervice uterina che verranno analizzate dal citologo.
Un esame più specifico è l’HPV test, effettuato con la stessa modalità, che ricerca la presenza del virus ed il suo genotipo.
E' disponibile anche in farmacia un kit che tramite tecniche di PCR pcr (reazione a catena della polimerasi)
vi permette di fare la tipizzazione dell' HPV se il virus rientra nei 35 ceppi identificati dal test (HPV typingTM)
La PCR è una tecnica che permette di amplificare una specifica sequenza di DNA milioni di volte in poche ore. La tecnica sta rivoluzionando molte aree della ricerca in genetica, quali la diagnosi delle malattie genetiche, la genetica forense, lo studio dei genomi e dell’evoluzione molecolare.
Attualmente in commercio sono presenti due vaccini contro i principali genotipi del virus HPV.
VACCINILa Food and Drug Administration (FDA) ha approvato due vaccini per la prevenzione del papillomavirus, in vendita anche in Italia: il Gardasil® e il Cervarix®.
Il Gardasil® è un vaccino quadrivalente prodotto dalla Merck. La FDA ha approvato il suo utilizzo per la prevenzione del tumore al collo dell’utero e di alcuni tipi di tumore alla vulva e alla vagina, causati dall’HPV di tipo 16 e 18 le due forme di HPV più pericolose che causano la maggior parte (70 per cento) dei tumori al collo dell’utero; inoltre è stato approvato per l’uso in entrambi i sessi per la prevenzione delle verruche genitali causate dall’HPV di tipo 6 e 11 che causano praticamente tutti i casi di verruche genitali (il 90 per cento).e può essere somministrato a uomini e donne di età compresa tra i 9 e i 26 anni.
Il Gardasil® viene somministrato con tre iniezioni intramuscolari in un arco di tempo di 6 mesi
Il Cervarix® è un vaccino bivalente prodotto dalla GlaxoSmithKline. La FDA l’ha approvato per l’uso nelle donne di età compresa tra i 10 e i 25 anni per la prevenzione del tumore al collo dell’utero causato dal papillomavirus di tipo 16 e 18.
Anche il Cervarix® viene somministrato in tre dosi in un arco di tempo di sei mesi.
Sia il Gardasil® che il Cervarix® sono basati su una tecnologia sviluppata in parte dai ricercatori del National Cancer Institute. L’NCI, che fa parte del National Institute of Health, ha venduto il brevetto alle due aziende farmaceutiche, la Merck e la GlaxoSmithKline, che hanno sviluppato i vaccini per la grande distribuzione.
Nessuno di questi due vaccini contro il papillomavirus si è dimostrato efficace al 100% nei casi di infezione causata da altri tipi di papillomavirus, alcuni risultati iniziali suggeriscono tuttavia che entrambi i vaccini potrebbero essere parzialmente efficaci contro alcuni altri tipi di HPV che provocano il tumore al collo dell’utero.
In generale, quindi, i due vaccini non riescono a prevenire il 30% circa dei casi di tumore al collo dell’utero; inoltre il Gardasil® non riesce a prevenire il 10% dei casi di verruche genitali.
Nessuno dei due vaccini, infine, previene le altre malattie sessualmente trasmissibili né è in grado di curare un’infezione in corso o un tumore già sviluppato.
Proprio perché i vaccini non offrono alcuna protezione generale contro tutti i tipi di HPV in grado di provocare il tumore al collo dell’utero, è importante che le donne vaccinate continuino a sottoporsi ai test di screening per questo tipo di tumore, esattamente come si consiglia di fare alle donne non vaccinate.
Il vaccino quindi, oltre ad essere molto discusso in quanto foriero di effetti avversi anche molto gravi ha una valenza prettamente preventiva, ma NON curativa (seppur da più parti spacciato come tale...).
E ' dunque il momento di porre fine a tutta la pubblicità abusiva progettata solo per rendere i genitori colpevoli se non vaccinano, in modo tale che vaccinando riempiano solo le tasche delle aziende farmaceutiche .
Ne ho parlato qui:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=766410320039857&set=pb. 490306234316935.-2207520000.1387397196.&type=3&theaterIn Francia è allarme per il vaccino contro il tumore al collo dell'utero, Gardasil®, distribuito dalla Sanofi. Diverse ragazze denunciano di aver contratto delle malattie, come la sclerosi multipla, in seguito all'iniezione del farmaco e sono partite le prime cause legali.
GUARDA IL VIDEO:
http://video.gelocal.it/ilpiccolo/mondo/francia-paura-per-il-vaccino-anticancro-gardasil/ 20783/20829Al momento, peraltro non è disponibile una casistica sufficiente per avvalorare le percentuali di efficacia terapeutica del vaccino in questione, e per questo invito alla cautela.
E gia' che ci sono volevo segnalarvi che il Transfactor 11 (GUNA) si è rivelato un eccellente presidio terapeutico (avendo dimostrato un'alta efficacia antivirale anche contro il papilloma virus), anche se forse non così completo come 2LPAPI e/o PAPIVA.
Ricordo che per questo tipo di terapie occorre essere seguiti da un medico omeopata o omotossicologo.
E ora vi parlerò del Metodo Ruffini (uso topico di ipoclorito di sodio tra il 6% e il 12%).
COME CURARE L’INFEZIONE DA PAPILLOMA VIRUS (HPV) CON IL METODO RUFFINIIl METODO RUFFINI è un trattamento dermatologico ad uso topico (esterno), non sistemico (interno) per la cura di patologie dermatologiche attraverso l’uso di Ipoclorito di Sodio calibrando le percentuali tra il 6% e il 12%.
Applicando l'Ipoclorito di Sodio così come spiegato nel Metodo del Dottor Gilberto Ru
ffini, si riesce ad aver ragione di una infinità di patologie legate alla pelle. Il prodotto non va mai ingerito né iniettato!
Un rimedio rapido, e
fficace e a basso costo per micosi, herpes, afte, psoriasi (prurito), forfora e tante altre patologie dermatologiche.
L’ipoclorito di sodio è altamente tossico per molti vari tipi di virus, batteri, funghi, parassiti.
Usato con una concentrazione tra il 6% e il 12%, è in grado di ELIMINARE il codice genetico del patogeno (funghi, virus, batteri, protozoi).
In questo video il dr Gilberto Ru
ffini spiega in modo dettagliato cosa sia il Papillomavirus e come possa essere contrastato con l'uso del Metodo Ruffini. Il dr Ruffini parla dei diversi tipi di virus
HPV (oncogeni e non) e di come attaccano la cellula sana e dal min 14 parla del vaccino contro il cancro dell’utero da HPV e di come l’HPV possa essere trattato con il suo Metodo dermatologico. Si, perché lo ricordo : il papilloma virus è una infezione virale sessualmente trasmissibile! VIDEO: http://youtu.be/xCUsSBIYOyo
METODO DI APPLICAZIONE DEL METODO RUFFINI NEI DISTURBI GINECOLOGICI
LAVAGGIO DELLE PARTI INTIME CON IL METODO RUFFINIIl 6% fino al 7,5% è un range terapeutico dentro cui ed indifferentemente, trovano indicazioni ed idoneità, tutte le mucose corporee : orali (nel cavo orale occorre uno sciacquo) e genitali, ano compreso.
TABELLA DILUIZIONI IPOCLORITO DI SODIOIl prodotto si acquista in farmacia alla diluizione del 14% e va ulteriormente diluito secondo i dettami del Metodo in questo modo:
IPOCLORITO DI SODIO PURO AL 14% SU 100 ML (usare un contenitore graduato) - Per ottenere un 6% = 45ml di ipoclorito e 55ml di acqua
- Per ottenere un 7% = 50ml di ipoclorito e 50ml di acqua
- Per ottenere un 7,5% = 55ml di ipoclorito e 45ml di acqua
Il prodotto se usato nelle modalità indicate dal dott. Ruffini non ha alcuna controindicazione. Inoltre è un prodotto che non può creare reazioni allergiche di alcun tipo (evitare il fai-da te).
LAVAGGIO ESTERNO Per quanto riguarda l’ano, l’ipoclorito non va introdotto nel canale, ma va lavata solo la parte esterna. Sopra il Pube, Pene, Glande (l’estremità anteriore del pene ricoperta dal prepuzio),
Scroto (la sacca che racchiude i testicoli) o Vulva (l’insieme degli organi genitali esterni femminili con grandi e piccole labbra comprese e perineo) basta lo stesso bagnare soltanto.
Nel canale vaginale, va fatto un lavaggio interno con una siringa precedentemente privata dell’ ago.
Sarebbe auspicabile che in casi di infezione da candida, papilloma virus e altre infezioni genitali, che il trattamento sia e
ffettuato da entrambi i partner al fine di evitare la reinfezione reciproca.

LAVAGGIO INTERNO (solo per femmine):Con siringa senza ago, riempita di Ipoclorito di Sodio al 6% fino al 7,5% introdurre 3cc o più nel canale vaginale, trattenere per i soliti 40-50 secondi poi rilasciare con calma e sciacquare con acqua di rubinetto tiepida.
Così facendo, si ha:
1. Immediata scomparsa degli HPV presenti (tutti i tipi), e virus herpetici
2. Scomparsa dei funghi (Candida)
3. Scomparsa del prurito (fino s’ intende, a nuove infezioni sempre possibili).
Una volta sola è più che su
fficiente.
* Avvertenza : non dimenticare di mettere i salva slip per almeno 2 ore in quanto l’ Ipoclorito scolora.
LAVAGGIO ESTERNO (per maschi e femmine):
Usare Ipoclorito di Sodio al 6% o 7,5% per un lavaggio ai genitali esterni: Pene, Glande, Scroto o Vulva con grandi e piccole labbra, Pube, Perineo con Ano compreso (non introdurre, lavare solo parte esterna), nonostante possibili brevi bruciori soprattutto all' Ano se presenti Ragadi o noxe infiammatorie varie concomitanti.
Ogni 2 mesi va bene come disinfezione generica.
* Avvertenza : non dimenticare di sciacquarsi bene con acqua e sapone in quanto l’ Ipoclorito scolora.
Nel canale vaginale, invece, come già detto va fatto un lavaggio interno con siringa senza l’ago.
NOTE: Il prodotto va usato a temperatura ambiente. Aumentando la temperatura di applicazione si avranno vantaggi supplementari : ogni 10°C di incremento, a non più di 35°, l’ipoclorito aumenta la sua forza antimicrobica, antivirale e antifungina del 50% (basta tenere in mano la boccetta per qualche minuto.
Oppure tenerne solo la parte occorrente - in quanto il prodotto al fresco - vicino a caloriferi per un quarto d'ora oppure vicino al forno acceso oppure ad una stufetta ... Oppure a bagnomaria in acqua calda - non bollente - non nel microonde...)
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17/12/2019

Raccolta firme: dove e quando M3V

ABBIAMO BISOGNO DI 250 FIRME A MODENA E 100 FIRME A PARMA!

Chiediamo a tutti gli amici e sostenitori della regione - ma anche a quelli di fuori - di dare disponibilità a essere presenti nei banchetti che verranno allestiti a Modena nei prossimi giorni. 

Le persone di Piacenza sono  invece invitate ad aiutare Parma.

Mediamente in un banchetto ogni persona raccoglie circa 5/7 firme, per cui naturalmente più siamo meglio è. 

Scontato l'invito a sollecitare chiunque si conoscesse in zona a recarsi nei banchetti o nei comuni a firmare.
L'elenco dei luoghi in cui è possibile recarsi è sempre disponibile all'indirizzo 
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https://vaccinivogliamoverita.it/raccolta-firme-dove-e-quando/.

Dobbiamo provarci! 

Queste elezioni sono fondamentali: facciamo un ultimo grande sforzo per Modena e Parma.
Sarebbe davvero un peccato essere presenti sulle schede delle altre province e non in queste!

La campagna elettorale poi sarà molto più facile di questa raccolta firme: adesso occupiamoci di raccogliere le firme a Modena e Parma!

la VERITÀ ...


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https://www.youtube.com/watch?v=Y5HkAsch7bU

14/12/2019

Vaccini - Perché NON viene applicato il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE?



A.D. 

L’OBBLIGO VACCINALE è ESCLUSO in caso di AVVENUTA #immunizzazione a SEGUITO DI MALATTIA NATURALE, 

nonché di pericolo per la salute in relazione a specifiche condizioni cliniche, da documentare nei modi stabiliti, rispettivamente, dallo stesso art. 1 del d.l. n. 73 del 2017, ai commi 2 e 3.

Leggi ⤵️

www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2018&numero=5#

12/12/2019

Il sonno purifica il cervello eliminando le tossine, alla lunga possono contribuire all'insorgenza di malattie neurologiche.

A.D.
A confermarlo è un nuovo studio, coordinato da Nina Fultz della Boston University e pubblicato sulla rivista Science. Dallo studio emerge che durante in riposo l’encefalo mette in moto un processo di depurazione e pulizia dalle tossine accumulate al suo interno, facendo scorrere il fluido cerebrospinale dentro e fuori dal sistema nervoso. Il liquido cerebrospinale (definito anche liquor o liquido cefalorachidiano) è un fluido incolore e trasparente che permea il sistema nervoso centrale e protegge il cervello e il midollo spinale da eventuali urti.

I ricercatori guidati da Nina Fultz nel corso dello studio hanno utilizzato delle tecniche di neuroimaging per misurare l’attività neurale di 11 persone intente a dormire, riuscendo in tal modo ad individuare l’esistenza di uno schema preciso tra i movimenti del fluido cerebro-spinale e la circolazione sanguigna cerebrale durante la fase del sonno profondo. Gli studiosi in particolare hanno stabilito che le onde lente sono seguite da fluttuazioni nel volume e flusso di sangue nel cervello, grazie alle quali si crea spazio per i movimenti del liquor, affinché possa fluire dentro e fuori la cavità cerebrale. I ricercatori hanno dunque dimostrato che le onde lente contribuiscono anche alla dinamica dei fluidi nel cervello, oltre a svolgere un ruolo cruciale nella consolidazione dei ricordi
Si tratta di una scoperta che potrebbe avere delle importanti ripercussioni sulla lotta alle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, che sono caratterizzate proprio dall’accumulo di sostanze tossiche nel cervello.

1. Boston University. (2019, October 31). Are we 'brainwashed' during sleep? Cerebrospinal fluid washes in and out of brain during sleep. ScienceDaily. Retrieved November 8, 2019

FONTE

http://www.informasalus.it/it/articoli/sonno-elimina-tossine-cervello.php



il SONNO CONSENTE AL CORPO DI RAFFAORZARE LA PRODUZIONE DI MIELINA

A.D.


Scarso sonno : il tuo integratore di vitamina D ti tiene sveglio la notte?
  L'importante ruolo del sonno efficace nella rimozione delle tossine dal cervello, inclusa la riparazione della mielina. è ben consolidato . Un aspetto negativo è la ricerca secondo cui il sonno scarso può essere un effetto collaterale della supplementazione di vitamina D3. I ricercatori hanno identificato la melatonina come fattore di collegamento tra sonno e vitamina D. La melatonina viene prodotta naturalmente quando siamo circondati da completa oscurità. Viene spesso usato come integratore per il sonno e per aiutare le persone con jet lag a ripristinare il ritmo circadiano (il loro orologio interno). Gli studi suggeriscono che la vitamina D può effettivamente ridurre la produzione di melatonina da parte dell'organismo e, quindi, ridurre la qualità del sonno. Alcuni medici raccomandano di assumere tali integratori al mattino per evitare tali eventualità. Maggiori informazioni su melatonina e SM .
  
 La ricerca dell'ottobre 2013 suggerisce che la mancata eliminazione di alcune proteine ​​tossiche può svolgere un ruolo nei disturbi del cervello. Ha dimostrato che le cellule cerebrali si restringono durante il sonno per aprire gli spazi tra i neuroni e consentire ai liquidi di lavare il cervello. Gli scienziati dell'Università del Wisconsin, Madison hanno scoperto che il sonno consente al corpo di rafforzare la produzione di mielina, che fornisce l'isolamento per il cablaggio neuronale del cervello . I ricercatori hanno affermato che questi risultati potrebbero portare a nuove intuizioni sulla riparazione del cervello e sulla sclerosi multipla.
Continua ⤵️



www.msnetwork.org/ccsvihistory.htm#sleep

11/12/2019

Fibromialgia: dove si trovano i tender points che provocano dolore alla palpazione?



Prima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato in questo articolo, ti consiglio di leggere: Fibromialgia: sintomi, cause, cura e tender points

Dopo aver escluso altre patologie muscolari, neurologiche o scheletriche, sono due gli elementi che, una volta accertati, permettono una corretta diagnosi della fibromialgia:

Un’accurata anamnesi dalla quale si evinca che il dolore è diffuso simmetricamente e che perdura da almeno 3 mesi.
Palpazione dei 18 punti corporei detti tender points, che nel soggetto sano non procura dolore, mentre nel malato fibromialgico risultano dolorosi in numero non inferiore ad 11. La pressione da esercitare deve essere almeno di 4 kg  I punti chiave sono situati:
4 nel collo anteriore,
4 dietro le spalle,
2 all’altezza del cervelletto (intersezione suboccipitale del trapezio),
2 all’altezza dei gomiti,
2 all’altezza delle ginocchia,
2 sopra le natiche
2 ai lati in basso delle natiche (regione retrotrocanterica)

Continua
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https://medicinaonline.co/2017/03/11/fibromialgia-dove-si-trovano-i-tender-points-che-provocano-dolore-alla-palpazione/

Fibromialgia, a Torino ....


, 08 Marzo 2012

Apre all’Ospedale Le Molinette il primo ambulatorio piemontese dedicato alla malattia cronica
Sarà inaugurato oggi il primo ambulatorio piemontese dedicato alla fibromialgia, malattia cronica caratterizzata da dolori cronici diffusi, affaticamento intenso e disturbi del sonno, che spesso si associano a ansia o depressione. L’ambulatorio nasce dalla stretta collaborazione tra reumatologi, psichiatri e psicologi del reparto di Reumatologia dell’ospedale Molinette, diretto da Enrico Fusaro e dal reparto di Psiconcologia, diretto da Riccardo Torta.
La fibromialgia è una malattia reumatica, ma i più recenti studi la considerano una malattia associata ad una ipersensibilità del sistema nervoso centrale. . I pazienti fibromialgici soffrono intensamente per dolori reali, ma spesso non vengono capiti o ascoltati con attenzione poiché gli accertamenti a cui si sottopongono non servono ad evidenziare la presenza di alterazioni di tipo fisico.

La diagnosi di fibromialgia viene posta per esclusione, in quanto non si conoscono lesioni anatomiche o segni radiologici o biologici specifici. Il trattamento è sintomatico. I farmaci anti-infiammatori non-steroidei danno poco o nessun beneficio. Il tramadol cloridrato, alcuni anticonvulsivanti (come la gabapentina) e gli antidepressivi sono efficaci contro il dolore in alcuni pazienti. I farmaci ipnotici sono utili per il trattamento dei disturbi del sonno.
La presa in carico comprende la terapia farmacologica, la fisioterapia con introduzione progressiva dell'attività fisica (nuoto, yoga, ginnastica posturale e aerobica) e la terapia cognitivo-comportamentale e di rilassamento. La fibromialgia è una malattia cronica di gravità variabile. Tuttavia, l'affaticamento e il dolore possono essere debilitanti e la prognosi può essere compromessa dalle numerose diagnosi errate.

Continua⤵️  

www.osservatoriomalattierare.it/fibromialgia/1778-fibromialgia-a-torino-il-primo-ambulatorio-dedicato

10/12/2019

i SEMI

Quando mangi la frutta, 

NON BUTTARE I SEMI. 

CONSERVALI LASCIANDO CHE SI ASCIUGHINO. 

Quando GIRI PER LA STRADA , lanciali dove non ci sono alberi.. il resto lo farà la natura.


Diversi paesi hanno adottato questa idea, ed hanno alberi di frutta sparsi per le città.
Bastano piccole cose per iniziare a cambiare il mondo.

Spargi la voce, oltre che i semi 😉

sito del DOTTOR ROBERTO Petrella

Vi comunico il mio sito:
⤵️
https:www.studiomedicopetrella.it
TROVERETE IL VOSTRO 
"VADEMECUM MEDICO PERSONALIZZATO" 
SARÀ IL SITO DELLA VOSTRA SALUTE, PARLERÒ DI:


- ANALISI DEÌ SEGNI E DEI SINTOMI ONCOLOGICI;

- MANIFESTAZIONI CLINICHE DEI TUMORI MALIGNI;

- PRIMI SEGNI DI AVVERTIMENTO;

- MANIFESTAZIONI SCHELETRICHE( DOLORE OSSEO);

- MANIFESTAZIONI NEUROLOGICHE;

- TUMORI AL CERVELLO;

- IL DOLORE ONCOLOGICO (SEGNI E SINTOMI ASSOCIATI CON I LIVELLI DI DOLORE;

ANCORA: DOLORE ADDOMINALE, DOLORE VISCERALE, DOLORE RIFERITO, PANCREATITE , SEGNI E SINTOMI DEL TUMORE AL PANCREAS ( È UN CAPITOLO IMPORTANTISSIMO POICHÉ VI PARLERÒ DI COME FARE L'ECOGRAFIA  AL PANCREAS, LA SEMEIOTICA E SEMANTICA ECOGRAFICA DI COME RICONOSCERE IL DOLORE PANCREATICO. IL DOLORE ALLA SPALLA, IL SIGNIFICATO DEL DOLORE NOTTURNO, VI PARLERÒ DEI MODELLI DI DOLORE.

PARLERÒ COSA DEVONO FARE GLI UOMINI PER NON ANDARE INCONTRO ALL'INTERVENTO CHIRURGICO PER L'ASPORTAZIONE DELLA PROSTATA, QUALI SONO GL'INTEGRATORI PER CURARE LA PROSTATA. 
QUALE MENÙ ECC.ECC.ECC. 

SONO CERTO CHE COLLABORERETE CON IL VOSTRO MEDICO. 

BUONA LETTURA.
Dott.Roberto Petrella

09/12/2019

io lo dico dal 2009.. Respira...

Per leggere tutto COMPERA IL LIBRO ⬆️

Parte del libro  (Vd foto)



Un buon punto di partenza per meglio comprendere i potenti effetti derivati dalla capacità di controllare la respirazione è lo studio del sistema nervoso autonomo che regola tutte le funzioni automatiche del corpo, oltre a essere il principale regolatore del sistema di risposta allo stress. Il sistema nervoso autonomo è composto da due sistemi chiamati rispettivamente simpatico e parasimpatico, i quali si bilanciano l’uno con l’altro. Il sistema simpatico entra in azione quando siamo sotto stress, ci troviamo di fronte a una sfida, dobbiamo mobilitarci per raggiungere un obiettivo o evitare un pericolo ma, trascorso il momento di emergenza, dovrebbe acquietarsi e contemporaneamente la sua controparte, il sistema parasimpatico, dovrebbe intervenire per riequilibrare gli effetti della risposta di attacco o fuga. Ad esempio, il sistema simpatico accelera la frequenza cardiaca e la respirazione, mentre il parasimpatico rallenta entrambe le funzioni e attiva i processi naturali di “riposo e digestione, ripristino e riparazione”. In sostanza, il sistema parasimpatico interviene per ripristinare le riserve energetiche e ridurre l’infiammazione, ma spesso accade che funzioni a basso regime, in particolare nelle persone che soffrono di stress o traumi cronici, a differenza del sistema simpatico che rimane in piena attività, anche quando l’emergenza è rientrata. In questi casi si osservano reazioni eccessive e inappropriate, oltre a una difficoltà a rilassarsi o a calmarsi. La persona si sente, infatti, in pericolo ed è bloccata nella modalità difensiva. In che modo la respirazione corretta può risolvere questo squilibrio?

Richard P. Brown, professore associato di psichiatria alla Columbia University, studia da cinquant’anni le diverse tecniche di respirazione. Pratica arti marziali, meditazione zen, aikido (è quarto dan) ed è insegnante di yoga, qigong e meditazione. Patricia Gerbarg, laureata alla Harvard Medical School, associata alla Boston Psychoanalytic Society and Institute e assistente di psichiatria presso il New York Medical College, ha iniziato a interessarsi alla neuropsicologia delle pratiche respiratorie oltre quindici anni faI. Gerbarg e Brown stanno studiando insieme l’azione delle specifiche pratiche respiratorie sulla riduzione dell’attività del sistema nervoso simpatico e sulla stimolazione del sistema nervoso parasimpatico.

Stephen Porges, neuroanatomista e scienziato presso il Kinsey Institute, dell’Indiana University Bloomington offre un altro importante contributo alla stessa indagine. Egli ha formulato la teoria polivagale, basata sulla sua scoperta delle 3 fasi evolutive nel sistema autonomo, che ci aiutano ad affrontare le situazioni problematiche della vita.

La maggior parte dei percorsi del sistema parasimpatico si sviluppano lungo i due grandi nervi vaghi, che escono dal tronco encefalico, uno per lato, e scendono lungo il corpo, ramificandosi in tutti gli organi interni. Il 20 per cento circa di questi percorsi invia messaggi dal cervello al corpo (efferenti) per regolare gli organi. Al contrario, l’80 per cento circa dei percorsi porta le informazioni dal corpo al cervello (afferenti), attraverso milioni di impulsi ogni millisecondo, aggiornandolo sullo stato di salute. La nostra percezione di tali informazioni sensoriali interne è detta interocezione.


vit D...

Dr. Gabriele Prinzi

LEGGETE TUTTO
MEDITATE
E APPLICATEVI SEMPRE..
NON SIAMO SOLI 
I MEDICI CHE FANNO I VERI MEDICI #ESISTONO 
⤵️ 
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2623986727848553&id=1586526338261269

GRAZIE DOC PRINZI

08/12/2019

Ascoltate ATTENTAMENTE IL VIDEO


⬇️
https://m.youtube.com/watch?fbclid=IwAR09RzAPd9GUm2N0KbS_Qt8eYhi0pxQ_PHhXLKvbjUOuboHkIT6HDdkbK-g&v=6kJ9Nvi1nno&feature=youtu.be

dott miedico: sarò a bergamo per difendere la verità sui gemellini di 5 ...

Collirio: proprietà della cannabis

Collirio a base di Cannabis

Tra le proprietà della cannabis, quelle  antiossidanti- antinfiammatorie e neuroprotettive la rendono un possibile aiuto per patologie quali:

glaucoma

retinopatia

degenerazione diabetica

uveoretinite maculare
Sono tutte trattabili somministrando il farmaco sotto forma di collirio.
L’allestimento di questo tipo di collirio presenta alcune criticità che occorre considerare, ad esempio nella formulazione del collirio di cannabis l’alta lipofilia e la bassa solubilità acquosa dei cannabinoidi naturali che possono creare difficoltà nella somministrazione oculare.
Bisogna anche tener conto degli effetti indesiderati dati dall’assorbimento della frazione psicoattiva (THC) del fitocomplesso.


E’ pur vero che l’uso locale (si applica direttamente nell’occhio) limita gli effetti collaterali che si manifesterebbero attraverso l’assunzione orale.
Si può affermare che non vi può essere una formulazione unica standard di collirio a base di cannabis in quanto la formulazione dipende dalla patologia e dall’obbiettivo terapeutico richiesto e dalla necessità di svolgere un’azione strettamente superficiale (antinfiammatoria) piuttosto che più profonda (neuroprotettiva).
Nel primo caso potrebbe essere sufficiente utilizzare un collirio oleoso ottenuto dall’estrazione dei cannabinoidi addizionando un agente bagnante per migliorare la penetrazione dei principi attivi nell’interno dell’occhio.
Nel processo di sterilizzazione finale con filtro è necessario verificare che le parti attive non vengano trattenute ed in caso affermativo in che quantità, da qui indispensabile, oltre che obbligatoria come tutti gli estratti oleosi a base di cannabis, la titolazione  sul prodotto dell’estrazione.
Dott. Paolo Calliero
Farmacista Preparatore

Continua ⤵️

https://www.farmacigalenici.it/2019/06/16/cannabis-collirio/

la natura ha tutte le cure

BURROCACAO #NATURALE
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https://farmacosmetica.it/burrocacao-naturale/