CONTATORE PERSONE

26/02/2020

Quali sono gli effetti collaterali di Tysabri

 

Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino.
Con TYSABRI si possono verificare delle infezioni gravi. I sintomi di un'infezione comprendono:
una febbre inspiegabile
Informi immediatamente il medico o l'infermiere se nota la presenza di uno qualsiasi dei seguenti segni:
Segni di allergia verso TYSABRI, durante l'infusione o subito dopo:
Segni di un possibile problema al fegato:
TYSABRI può avere anche altri effetti indesiderati.
Gli effetti indesiderati sono riportati di seguito in base alla frequenza con la quale sono stati segnalati durante gli studi clinici.
Effetti indesiderati comuni che possono interessare fino a 1 su 10 persone
Effetti indesiderati non comuni che possono interessare fino a 1 su 100 persone:
  • allergia grave (ipersensibilità) ? Leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML).
Effetti indesiderati rari che possono interessare fino a 1 su 1000 persone:
  • infezioni insolite (le cosiddette "Infezioni opportunistiche").
Si rivolga al medico al più presto possibile se pensa di avere un'infezione.
Mostri la Scheda d'Allerta per il Paziente e questo foglio illustrativo ad ogni medico coinvolto nella sua terapia, e non soltanto al neurologo.
Troverà queste informazioni anche sulla Scheda di Allerta per il Paziente che le ha dato il medico.
Segnalazione degli effetti indesiderati
Se manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si rivolga al medico o al farmacista. Lei può inoltre segnalare gli effetti indesiderati direttamente tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nell'Allegato V. Segnalando gli effetti indesiderati lei può contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.

25/02/2020

rischio di infezione - coronavirus

Per prevenire il rischio di infezione da nuovo coronavirus è prioritario curare l’igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie.
L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di indossare anche una mascherina solo se sospetti di aver contratto il nuovo coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti, oppure se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus.
L'uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani.


Non è utile indossare più mascherine sovrapposte. Inoltre, la mascherina non è necessaria per la popolazione generale in assenza di sintomi di malattie respiratorie.
link : 
http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4099

22/02/2020

#IOnonABBANDONO

ovvio che nessuno ABBANDONA nessuno....... 

Lavate le mani spesso.........

Raffreddori, febbri di tipo influenzale, bronchioliti, tonsilliti e otiti: sono queste le infezioni di origine virale più comuni tra i bambini. I virus sono microrganismi più piccoli dei batteri che, una volta penetrati nel nostro organismo, vanno ad annidarsi all’interno delle cellule, dove sopravvivono e si moltiplicano sfruttando il metabolismo della cellula ospite. Tuttavia, prevenire le infezioni virali è possibile, insegnando ai più piccoli, semplici norme igieniche, che spesso anche gli adulti trascurano, come lavarsi bene le mani.

Un ricettacolo di germi - “Le mani sono un ricettacolo di germi, dei quali solo una minima parte è rappresentato da microrganismi che risiedono normalmente sulla nostra cute senza creare danni – spiega il dott. Renato Cutrera, presidente della Società Italia per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI) e direttore dell’UOC Broncopneumologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma – A questi possono aggiungersi virus e batteri che circolano nell’aria o con cui veniamo in contatto toccando le più diverse superfici. I bambini, in particolare, che imparano a esplorare il mondo attraverso le mani possono trasferire questi microbi dalle mani alla bocca, e quindi ammalarsi con più facilità. Lavare correttamente le mani, per quanto possa apparire banale, è una delle azioni più efficaci per ridurre il rischio di infezioni respiratorie, gastrointestinali e cutanee”.



1) Lavate le mani spesso con acqua corrente. Il sapone liquido è da preferire alla saponetta, in quanto non è esposto all’aria e non permette ai germi di proliferare.
2) È importante insaponarle per almeno 20 secondi, strofinando bene anche sul dorso, tra le dita e sotto le unghia.
3) Risciacquate per 10 secondi prima di asciugare le mani, e non dimenticate di chiudere il rubinetto con una salvietta per evitare il contatto con la superficie.
4) Se non si ha possibilità di lavare con l’acqua (perché non si ha a disposizione una toilette), usate saponi disinfettanti in gel a base alcolica: è sufficiente mettere una piccola quantità di sapone nel palmo della mano (l’equivalente di un 1 cucchiaino da caffè (2-3 ml). Strofinare bene le mani fino a quando il sapone non si sia asciugato. Non trascurate le zone tra le dita, sotto le unghie e sul dorso delle mani.
5) Il sapone in gel disinfetta la mani, ma qualora risultassero ancora sporche il consiglio è di lavarle appena possibile con acqua e sapone.
6) Per lavare in maniera ottimale le mani è indispensabile togliere eventuali anelli. 
7) Se si ha la pelle molto secca è importante idratarla con una crema reidratante: la cute secca, infatti, è più esposta alla penetrazione dei batteri.

Quando farlo - Lavarsi le mani è un gesto da svolgere più volte al giorno. In particolare, ci sono situazioni in cui è sempre raccomandabile lavarsi le mani:

- Prima e dopo aver mangiato;
- Prima, durante e dopo la preparazione di cibo;
- Dopo l’uso della toilette;
- Dopo essersi soffiati il naso o aver tossito;
- Prima e dopo essersi preso cura di una persona malata;
- Dopo aver toccato animali, i loro giochi, il guinzaglio;
- Prima e dopo la medicazione di una ferita, la somministrazione di medicine e l’applicazione di lenti a contatto;
- Tutte le volte che le proprie mani appaiono sporche o che si è toccato qualcosa di sporco.



17/02/2020

IPPOCRATE

“In qualsiasi casa andrò,
io vi entrerò per il sollievo dei malati,
e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario,
e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini,
liberi e schiavi.”

IPPOCRATE 

16/02/2020

Paolo Zamboni #ricercatore


"Buongiorno a tutti. Sono Paolo Zamboni, il ricercatore principale di una sperimentazione clinica sull’ipotesi vascolare della #sclerosimultipla. In particolare, mi è stato richiesto di fornire qualche aggiornamento sullo studio #BraveDreams poiché, soprattutto fra i pazienti, si è ingenerata una certa confusione. Confusione comprensibile. Se ricordate, un paio di anni fa, proprio in questo sito (ndr. vedi qui: https://www.facebook.com/139997017782/photos/a.141096312782/10155957456862783/), mi ero lamentato della incompleta informazione che era stata fornita dopo la pubblicazione di una parte dei dati di questo studio molto importante. BraveDreams si proponeva di dare una risposta alle persone con Sclerosi Multipla sulla sicurezza ed efficacia dell’intervento di dilatazione endovascolare delle vene cerebrali con un palloncino, che per brevità chiameremo PTA. La pubblicazione sul gruppo di malati con la varietà RR di sclerosi multipla, aveva dimostrato che l’intervento era sicuro ma che non aveva raggiunto i risultati sperati. La ragione era che la PTA non era in grado di aprire le vene efficacemente a tutti i pazienti. I ricercatori però si impegnarono a verificare se esistesse un sottogruppo di pazienti su cui PTA, aprendo le vene, produceva dei benefici sul decorso della sclerosi multipla. Rimasi male perché, senza alcun rispetto per il prosieguo del lavoro del team dei ricercatori, il comunicato stampa che era stato diramato in Italia, mentre mi trovavo negli Stati Uniti a riferire i risultati, chiudeva definitivamente questa possibilità terapeutica a tutti i pazienti. Da quei proclami origina la confusione che mi ha spinto ad intervenire per spiegare.
Come promesso noi si è andati avanti con la ricerca ed abbiamo pubblicato uno studio un po’ più ampio, poiché abbiamo incluso anche i pazienti con forma secondariamente progressiva. In questo gruppo più ampio chi aveva eseguito la PTA aveva il 42% di probabilità in più di non trovare nuove placche nella risonanza magnetica eseguita un anno dopo L’ intervento. Questo dimostra che lo studio BraveDreams non è affatto fallito ma ha raggiunto l’outcome primario.
Ha fornito inoltre altri dati ancora in una indagine a posteriori, di cui vi riferiró in un altro post.

FONTE, LO STUDIO:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/31735108/?i=2&from=zamboni+p "

FONTE DEL MESSAGGIO DI PAOLO ZAMBONI SOPRA RIPORTATO DI FEBBRAIO 2020 PUBBLICATO SU "KAIROS VERSUS KRONOS":
https://www.facebook.com/kairosversuskronos/photos/a.1902981473319772/2742869502664294/

MESSAGGIO DI ZAMBONI DI NOVEMBRE 2017:
https://www.facebook.com/139997017782/photos/a.141096312782/10155957456862783/

MESSAGGIO DI ZAMBONI DI AGOSTO 2018:
https://www.facebook.com/139997017782/photos/a.141096312782/10156644145137783/

Mahmood - Rapide (TESTO)

Le Vibrazioni - Dov'è (Official Video) [Sanremo 2020]


Cerco di capire quello

Che non so capire

Fuori vola polline

E ho creduto fosse neve

E non mi sento contento

Chissà se poi sono io

Quello allo specchio.

Cerco dai vicini

La mia dose giornaliera

Di sorrisi ricambiati

Per potermi poi sentire

Socialmente in pace

Con il mondo e con il mio quartiere.

Chiedimi se dove sto

Sto bene

Se sono felice

Chiedimi qualsiasi cosa

Basta che mi dici

Dov’è dov’è dov’è dov’è dov’è

Dov’è dov’è

La gioia dov’è dov’è dov’è dov’è

Dov’è dov’è dov’è

Mi chiedo dov’è quel giorno che non sprecherai

Il cielo rosso, l’orizzonte

E l’odio arreso al bene

Dov’è

Mi chiedo dov’è.

Cerco di sentire quello

Che non so vedere

La mia solitudine

È sul fondo di un bicchiere

D’acqua che m’inviti a bere

Ho sete di stupore

Mi puoi accontentare?

Chiedimi se sono fuori posto

In questo posto

Chiedi tutto basta che qualcuno

Mi risponda adesso

Dov’è dov’è dov’è dov’è dov’è

Dov’è dov’è

La gioia dov’è dov’è dov’è dov’è

Dov’è dov’è dov’è

Mi chiedo dov’è quel giorno che non sprecherai

Il cielo rosso, l’orizzonte

E l’odio arreso al bene

Dov’è

Mi chiedo dov’è.

E rimango già qui, rimango così e

E non ci penso più

Ho una clessidra ferma al posto del cuore

E un piano alto dove puoi vedere tutto

Rimango così, rimango così e

E non ci penso più

E allora chiedimi se sono fuori posto

In questo posto

Chiedi tutto basta che qualcuno

Mi risponda adesso

Dov’è dov’è dov’è dov’è dov’è

Dov’è dov’è

La gioia dov’è dov’è dov’è dov’è

Dov’è dov’è dov’è

Mi chiedo dov’è quel giorno che non sprecherai

Il cielo rosso, l’orizzonte

E l’odio arreso al bene

Dov’è

Mi chiedo dov’è.

Cerco di capire quello

Che non so capire

Fuori vola polline

Eppure sembra neve.

13/02/2020

aggiornamenti VISUALIZZAZIONI

visualizzazioni ad oggi 13/2/2020 : 
483145 DA TUTTO IL MONDO
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23
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11
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6
Portogallo
6
Etiopia
4
Corea del Sud
4

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Spagna
2048
Polonia
1887
Regione sconosciuta
1603
Svizzera
1460

09/02/2020

Centella

Chiama una paziente chiedendo a noi conferme sulla bontà di una prescrizione di Centella che le aveva fatto un chirurgo vascolare, dopo un intervento di stripping della safena. Le ha detto che serve per migliorare il ritorno venoso nelle vene residue. I dubbi le sono insorti, neanche a farlo apposta, dopo una veloce googlata... ovviamente. Ed è così che ha appreso, da Dr. Google, che la Centella asiatica è una pianta utilizzata in India per contrastare l'ansia e lo stress e addirittura per migliorare anche certi disturbi della mente con deficit cognitivi. "Forse -dice la donna- quel chirurgo ha pensato che io fossi nervosa, in realtà da quando assumo il citalopram, sto benissimo, e non voglio una pianta sedativa. Ma come è possibile che un medico commetta simili errori? Ora poi che ho fatto l'intervento non sono più neanche preoccupata. Inoltre non ho trovato da nessuna parte che serve per le vene". Questo la paziente.

In realtà le abbiamo spiegato che quel chirurgo aveva fatto una cosa giustissima nel prescriverle un estratto di Centella per il suo problema vascolare. E che aveva invece sbagliato lei a cercare le informazioni giuste. Su Google evidentemente aveva trovato solo le informazioni relative all'uso tradizionale della Centella, peraltro quelle sostenute sì dalla tradizione ma non ancora a sufficienza dalla letteratura scientifica: solo un trial ed una revisione sistematica, che peraltro mettono in evidenza la assenza di robustezza delle prove.
Mentre invece le ho spiegato che, sempre in letteratura, che è il nostro punto di riferimento cardinale, della Centella è ampiamente descritta l'attività positiva sul microcircolo venoso (per chi fosse curioso ben una quindicina trial clinici anche recenti, e almeno un paio di revisioni sistematiche, di cui una pure della Cochrane), per non parlare poi degli effetti a livello dermatologico. Non solo, le ho spiegato che si trova pure disponibile come medicinale da automedicazione, proprio per i disturbi venosi: due pasticchine al giorno ed il gioco è fatto. "Ah... ma lui me la fa assumere in gocce! Estratto idroalcolico c'è scritto:" continua la donna.
Ecco allora che il chirurgo in realtà ha fatto una cosa fatta bene, nella scelta della pianta, ma forse ha commesso pure un errore nella scelta del prodotto: perché per le vene serve senz'altro un estratto particolare della pianta (la frazione dei triterpeni), mentre con un estratto idroalcolico in realtà si potrebbero avere effetti non desiderati proprio sul sistema nervoso, perché vengono estratte pure altre sostanze attive, e per contro di quello non conosciamo la concentrazione dei triterpeni.
Tutto questo per dire come sia complesso il mondo delle erbe, soprattutto se si prendono direzioni sbagliate o si seguono riferimenti impropri, oppure ancora se non si studia abbastanza. E voi cosa ne pensate?

Chi desidera portare il suo contributo può intervenire nella discussione collegandosi al Blog http://naturamedica.farmacista33.it/centella-grande-sconosciuta/

link originaledi

- 
Fabio Firenzuoli
CERFIT, AOU Careggi
Università degli Studi di Firenze

Ernia del disco lombare

L’ernia è una sporgenza patologica del disco verso il canale vertebrale. La parte interna (nucleo) forza, per effetto di un’ alterazione strutturale, l’anulus che lo circonda (freccia blu) e preme sulla radice nervosa adiacente (freccia rossa). La compattezza del nucleo è legata all’integrità strutturale dei proteoglicani. Essi conferiscono al nucleo proprietà viscoelastiche, integre quando alla risonanza magnetica il nucleo appare come un ovale bianco (in T2). Il nucleo è circondato da una parte più scura, anulare, l’ “anulus”. Nucleo ed anulus costituiscono il disco intervertebrale.
L’ernia del disco viene classificata a seconda del suo aspetto in protrusione, prolasso, estrusione, sequestro.  Nella protrusione e prolasso l’anulus è deformato  ma integro, nell’estrusione e nel  sequestro l’anulus è rotto.  A seconda della posizione, valutabile radiologicamente, l’ernia è paramediana o laterale (la più frequente) centrale, intraforaminale ed extraforaminale.

Le conseguenze dell’ernia del disco

L’ernia del disco (freccia blu) ed il suo rapporto col nervo (la radice, freccia rossa) è rappresentata nella figura qui a sinistra.
Il disco sporge dal margine vertebrale e schiaccia la radice nervosa (il cordoncino bianco nella figura a sinistra) provocando dolore, spesso la sciatica.
Solitamente il disco ernia ai lati del legamento longitudinale posteriore (una sorta di nastro che unisce e copre i corpi vertebrali ed i dischi interposti) che è anche la zona prossima alla radice nervosa. Gli spazi L4-L5 ed L5-S1 (L sta per lombare e S per Sacrale!) sono interessati nel 95% con una quota rispettiva del 45 e 50%. Segue lo spazio L3-L4 col 5% circa.
Il dolore ed i più rari deficit muscolare o sfinterico corrispondono al livello dell’ernia discale e quindi al nervo compresso (la radice in termini medici). Il livello L4-L5 interessa la radice di L5, L5-S1 interessa S1. L’ ernia rimane di solito contenuta negli involucri naturali del disco (l’anulus), altre volte viene espulsa come frammento libero, che nel 70% dei casi migra verso il basso.

I sintomi dell’ernia del disco

Classicamente si manifesta in due tempi successivi: dolore lombare o lombalgia (“mal di schiena”) cui col tempo si associa la sciatica, o dolore lungo la faccia posteriore dell’arto inferiore, fino alla pianta o al dorso del piede. Il dolore può essere improvviso e violento, tanto da essere indicato col nome di “colpo della strega”. 

Il colpo della strega in relazione con l’ernia del disco

Indica un mal di schiena improvviso e violento, che “blocca” il paziente in flessione. Questo atteggiamento persiste anche per molti giorni e si attenua quando il dolore comincia a calmarsi. La lombalgia spesso precede la sciatica, ma nella fase di acuzie il dolore lungo la gamba può “mascherare” la lombalgia, ed essere il sintomo rilevante

La sciatica come conseguenza dell’ernia del disco
L’ernia del disco si manifesta tipicamente con la sciatica, ossia dolore lungo la gamba (vedi la figura di fianco). Il dolore esprime la sofferenza radicolare (della radice nervosa, all’origine del nervo sciatico). Si tratta della radice di L5 o S1, con prevalenza dei sintomi verso il dorso (L5), o il malleolo esterno (l’osso che sporge sul collo del piede!) e la pianta del piede (S1). La cruralgia indica invece la sofferenza di L4, ed il dolore è nella parte anteriore della coscia.
Il dolore si accentua con i movimenti della schiena, con le posture sbagliate (specie la lunga permanenza in piedi o in posizione seduta), con la tosse, lo starnuto e la defecazione. Al contrario il giacere con le gambe flesse attenua il dolore. Per approfondire.

Altri sintomi
Al dolore si associano parestesie (sensazioni anomale della gamba, tipo formicolii) e deficit sensitivi (45%), alterazioni dei riflessi (51%) ed ipostenia o diminuzione della forza (28%). La diminuzione della forza riguarda soprattutto i movimenti del piede e può essere verificata sollevandosi sui talloni o sulle punte.
La difficoltà o l’incapacità di sollevarsi sui talloni, indica un deficit dell’estensore lungo dell’alluce e delle dita (sofferenza di L5), mentre l’incapacità di sollevarsi sulle punte indica un deficit del tricipite surale (sofferenza di S1).
Molto raramente l’ ernia si manifesta con la sindrome della “cauda equina” ossia disturbi sensitivi perineali a sella e difficoltà nel controllo delle urine e delle feci. In questo caso sono presenti deficit della forza degli arti inferiori, specie nei movimenti del piede.

Esame clinico
La presenza di sciatica viene verificata con la manovra di Lasègue. Si esegue col paziente supino (sdraiato sul dorso): si eleva la gamba estesa fino a provocare tensione e poi dolore nel territorio sciatico (deve comparire al di sotto dei 60°). è positivo nell’83% dei casi specie nei pazienti giovani e per ernie L5-S1.
Il Laségue crociato (elevazione dell’arto non dolente) è positivo quando evoca dolore controlaterale indicando la presenza quasi certa di ernia (97%, ma con un’alta incidenza di falsi negativi). Per verificare la presenza di cruralgia si mette in tensione il nervo femorale, ossia col paziente prono (sdraiato sul ventre) si eleva la gamba.
La pressione nelle aree algiche, lungo i punti paravertebrali e lungo il decorso dei nervi interessati (sciatico o femorale) causa od accentua il dolore.
Talora bisogna differenziare la sofferenza radicolare da una patologia dell’anca. Questa si evidenzia a ginocchio flesso o semiflesso, ruotando, abducendo e flettendo la coscia così da mettere in tensione l’articolazione coxo-femorale.

Gli esami per accertare la presenza dell’ernia del disco
L’ernia del disco si evidenza con la risonanza magnetica o  (meno bene) con la TC. La “sporgenza” del disco può essere più o meno marcata. La vera ernia comporta la rottura dell’anulus, e corrisponde alla “C” della figura a destra.
La sofferenza della radice è obiettivata dall’esame elettromiografico. La radiografia diretta mostra la colonna vertebrale con le modificazioni (transitorie), indotte dal dolore (irrigidimento, scoliosi etc.). Mostra anche le modificazioni indotte da processi degenerativi (permanenti), come la riduzione dello spazio discale o la presenza di osteofiti. In proiezione laterale si valutano i diametri del canale neurale e la posizione delle faccette articolari (queste meglio evidenziabili in posizione obliqua) e la eventuale instabilità.
La radiografia preoperatoria serve anche a rilevare eventuali malformazioni ossee congenite (lombarizzazione di S1 o sacralizzazione di L5), aiuta nella localizzazione dello spazio di interesse ed evidenzia l’ampiezza dello spazio interlaminare.

continua: 
https://neurochirurghi.com/ernia-del-disco-lombare/