Il più noto scienziato del Novecento fu cremato poco dopo la sua morte, secondo le sue volontà, ma il cervello sparì misteriosamente per vent'anni, fino alla pubblicazione dell'articolo di una rivista
Due vetrini contenenti due strati laminari di tessuto cerebrale di Albert Einstein, esposti durante la mostra "Brains -The Mind as Matter" al museo Wellcome Collection di Londra, il 27 marzo 2012. (AP Photo/Alastair Grant)Nel 1955 Albert Einstein, già all’epoca considerato il più importante fisico del Ventesimo secolo, aveva 76 anni e si trovava a Princeton, nel New Jersey, dove viveva ormai stabilmente da oltre vent’anni:
quando nel 1933 Adolf Hitler era stato nominato cancelliere Einstein era negli Stati Uniti in viaggio di lavoro e non era mai più tornato a vivere in Germania (era nato nel 1879 a Ulm, in Germania, in una famiglia di origine ebraica).
Il 15 aprile 1955 Einstein fu ricoverato al Princeton Hospital per un aneurisma dell’aorta addominale che, secondo i medici, rendeva necessario un intervento chirurgico. Lui lo rifiutò, e in seguito a un’emorragia interna le sue condizioni si aggravarono rapidamente.
Einstein morì nelle prime ore del 18 aprile 1955, un lunedì, a causa della rottura dell’aorta, come riportato sul certificato di morte. Secondo la sua volontà e quella dei suoi familiari, il suo corpo fu cremato e le ceneri furono sparse lungo la riva del fiume Delaware nella città di Trenton, New Jersey, in base alle disposizioni fornite dall’esecutore testamentario e amico di famiglia, Otto Nathan. Prima che ciò avvenisse, e benché le cause della morte fossero note, il corpo di Einstein fu sottoposto a un’autopsia, di cui si occupò Thomas Harvey, un patologo del Princeton Hospital.
Non tutto il corpo di Einstein finì cremato: il cervello fu asportato durante quell’autopsia e messo da parte per futuri studi neuroscientifici.
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aggiornamento:
Albert Einstein: la morte, l'autopsia e il destino del suo cervello
Nel 1955 Albert Einstein, già considerato uno dei più importanti fisici del XX secolo, aveva 76 anni e viveva stabilmente a Princeton, nel New Jersey, dove si era trasferito negli anni Trenta.
Nel 1933, dopo la nomina di Adolf Hitler a cancelliere della Germania, Einstein si trovava negli Stati Uniti per un viaggio di lavoro. Non sarebbe più tornato a vivere in Germania. Nato nel 1879 a Ulm, nell'allora Impero tedesco, Einstein proveniva da una famiglia di origine ebraica.
Il 15 aprile 1955, Einstein fu ricoverato al Princeton Hospital a causa di un aneurisma dell'aorta addominale. I medici gli proposero un intervento chirurgico, ma Einstein rifiutò l'operazione.
Le sue condizioni peggiorarono rapidamente e, nelle prime ore del 18 aprile 1955, Einstein morì a Princeton per la rottura dell'aorta, come riportato nella documentazione relativa alla sua morte.
Secondo le sue volontà, il corpo fu cremato e le ceneri vennero disperse in un luogo non reso pubblico, secondo le disposizioni stabilite dall'esecutore testamentario Otto Nathan.
Ma ciò che accadde durante l'autopsia avrebbe dato origine a una delle vicende più particolari della storia della medicina e della scienza.
Il cervello di Einstein non fu cremato
Durante l'autopsia, eseguita dal patologo Thomas Stoltz Harvey, il cervello di Einstein fu rimosso e conservato.
Harvey riteneva che lo studio del cervello di una persona dotata di capacità intellettive straordinarie potesse contribuire alla ricerca neuroscientifica. Il cervello venne quindi suddiviso in numerosi campioni destinati a essere studiati da diversi ricercatori.
Nel corso degli anni, alcune parti del cervello di Einstein furono sottoposte a studi anatomici e microscopici. La vicenda divenne però controversa anche per le modalità con cui Harvey conservò e distribuì i campioni e per le successive interpretazioni scientifiche.
Ancora oggi, il cervello di Einstein rappresenta uno dei casi più conosciuti nella storia della neuroscienza e della ricerca sul rapporto tra struttura cerebrale e capacità cognitive.
Una precisazione importante
Il fatto che Einstein fosse considerato un genio non significa che sia stato dimostrato scientificamente che una particolare caratteristica anatomica del suo cervello fosse responsabile della sua intelligenza.
Nel corso degli anni sono state pubblicate diverse osservazioni sulle caratteristiche anatomiche del suo cervello, ma il collegamento diretto tra tali caratteristiche e le sue straordinarie capacità intellettive rimane una questione scientifica molto più complessa.
Il cervello di Einstein, quindi, non è semplicemente “il cervello di un genio” conservato come curiosità: è diventato un caso storico e scientifico che ha alimentato studi, ipotesi e anche numerose interpretazioni non sempre dimostrate.