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02/08/2012

L'idrochinesi terapia 02/08/12

L'idrochinesiterapia rappresenta la metodica di massima e migliore integrazione tra le proprietà fisiche dell'acqua e terapeutiche del movimento.
L'acqua favorisce in modo determinante l'esecuzione di esercizi di mobilizzazione attiva e passiva, grazie alle sue proprietà fisicobiologiche. La caratteristica principale è il manifestarsi dell'azione antigravitaria secondo la legge di Archimede (un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l'alto pari al peso del volume del liquido spostato), che determina l'effetto di alleggerimento del corpo immerso.
L'acqua sostiene gran parte del peso del corpo favorendo l'esecuzione di movimenti con un corretto lavoro muscolare anche in condizioni di ridotto tono-trofismo e di difficoltà di carico. Per questo motivo un muscolo che ha forza ridotta e non consente un corretto lavoro può realizzare in acqua diversi movimenti. La riduzione del peso corporeo che si ottiene nel mezzo idrico permette inoltre di eliminare il dolore dovuto al carico e di iniziare precocemente la riabilitazione motoria.
Altrettanto importante è l'effetto analgesico del calore che si ottiene utilizzando acqua riscaldata ad una temperatura di 32°-35°C. Il calore, infatti, innalza la soglia di sensibilità al dolore determinando anche una sedazione generale e rilasciamento muscolare.
Un altro effetto è il manifestarsi di fenomeni sensoriali quali un miglior apprezzamento della posizione del proprio corpo e del senso di movimento dovuti alla percezione della pressione esercitata dall'acqua su tutto il corpo che si traduce in una sensazione di maggior sicurezza nell'esecuzione dei movimenti. Il mezzo idrico, più denso rispetto all'aria, permette inoltre movimenti controllati ed eseguiti contro una leggera resistenza.
Questo riduce i rischi di movimenti incontrollati che possono far insorgere la sintomatologia, peggiorare la situazione patologica, dare paura ed insicurezza al paziente rallentandone la rieducazione.

Massaggio connettivale

 Lo scopo del massaggio connettivale è quello di esercitare, mediante la stimolazione meccanica della pelle e del tessuto connettivo sottocutaneo, un'azione in via nervosa riflessa mediata da attività spinali ed encefaliche in grado di ridurre o eliminare disturbi funzionali di organi interni e di organi dell'apparato locomotore.
Il massaggio connettivale presenta come caratteristica propria quella di essere eseguito su aree cutanee e del tessuto connettivo sottocutaneo che sono in relazione con organi dal funzionamento disturbato mediato dal midollo spinale e dove si riscontrano anche mutamenti dovuti a riflessi spinali (zone del tessuto connettivo).
Questi mutamenti della pelle e del tessuto connettivo sottocutaneo si riscontrano spesso in combinazione con altri disturbi di funzioni regolate dal midollo spinale, come disturbi della sensibilità al dolore, della regolazione della temperatura corporea, della postura e dei movimenti.
Diversi organi, come per esempio stomaco, intestino e cuore, hanno un campo di disturbo comune (le zone del tessuto connettivo sono, infatti, in relazione tra loro).
Per questo motivo si può considerare il massaggio connettivale come una forma di terapia dei segmenti in cui si cerca di influire sui campi di disturbo, in particolare su quello dominante. Agendo sul campo di disturbo dominante si può ottenere la scomparsa immediata di disturbi localizzati a distanza ("fenomeno secondario" di Huneke).

INFORMAZIONE :Dott. Giora Sluzky 
www.viveresano.info/Terapia_manuale.html#anchor_54 

Riabilitazione Maxillo-Facciale

 Trattamento delle patologie neurologiche associate

    Sindrome Algico Disfunzionale

  dell’articolazione temporo-mandibolare (L’articolazione temporo-mandibolaro si trova anteriormente al meato acustico esterno ed è una struttura anatomica abbastanza complessa ove la mandibola si articola con il cranio e che permette alla mandibola di espletare i movimenti necessari per la masticazione, deglutizione e la capacità di articolare le parole.
In qualità di articolazione bilaterale, codesta struttura è molto delicata e deve essere in perfetto equilibrio che sovente viene disturbato da fattori quali mal occlusione, congenita od acquisita, traumi, interventi odontoiatrici / chirurgici, ecc.
All’inizio, tali danni all’articolazione vengono compensati dai muscoli masticatori che mano a mano che la patologia progredisce, sviluppano dolore, a volte molto intenso, i capi articolari della mandibola si degenerano, per dare luogo a fenomeni come artrosi articolari che alla fine danno luogo ad intense cefalee, dolore intenso alla colonna  vertebrale del collo che discendono lungo la colonna vertebrale dorsale per finire con forti dolori alla schiena.
Il fisioterapista può decidere di sfruttare le metodiche più adatte
(RPG, trazione vertebrale manuale, "pompage" cervicale) per risolvere il problema e prevenire danni secondari.)



L’articolazione temporo-mandibolaro si trova anteriormente al meato acustico esterno ed è una struttura anatomica abbastanza complessa ove la mandibola si articola con il cranio e che permette alla mandibola di espletare i movimenti necessari per la masticazione, deglutizione e la capacità di articolare le parole.
In qualità di articolazione bilaterale, codesta struttura è molto delicata e deve essere in perfetto equilibrio che sovente viene disturbato da fattori quali mal occlusione, congenita od acquisita, traumi, interventi odontoiatrici / chirurgici, ecc.
All’inizio, tali danni all’articolazione vengono compensati dai muscoli masticatori che mano a mano che la patologia progredisce, sviluppano dolore, a volte molto intenso, i capi articolari della mandibola si degenerano, per dare luogo a fenomeni come artrosi articolari che alla fine danno luogo ad intense cefalee, dolore intenso alla colonna  vertebrale del collo che discendono lungo la colonna vertebrale dorsale per finire con forti dolori alla schiena.
Il fisioterapista può decidere di sfruttare le metodiche più adatte
(RPG, trazione vertebrale manuale, "pompage" cervicale) per risolvere il problema e prevenire danni secondari.
Molti pazienti affetti da emiplegia o da morbo di Parkinson avranno qualche disturbo del movimento o della sensibilità nella regione del volto e del tratto orale. Per quanto lieve, il disturbo sarà estremamente penoso per il paziente. Il viso svolge un ruolo importante nella nostra vita, perché, per ciascuno di noi, e come se dietro gli occhi si celasse la nostra vera identità. A differenza di altre parti del corpo, il volto e sempre visibile e non si può nascondere o mascherare con i vestiti.
Quando incontriamo una persona nuova, ci formiamo la prima impressione in base al suo viso e alla sua espressione. Diciamo che qualcuno ha "un sorriso accattivante", "un viso intelligente", "uno sguardo vigile". Dall'informazione che riceviamo decidiamo se ci piacerebbe conoscere meglio quella persona e ciò influisce anche sul nostro modo di parlare e di comportarci nei suoi confronti. Con i sottili, riccamente innervati, muscoli del viso siamo in grado di modificare la nostra espressione attraverso un'ampia gamma di movimenti molto piccoli. Insieme ai movimenti del capo, l'espressione del volto e una delle fonti principali di comunicazione e noi usiamo costantemente entrambi a sostegno di quanto diciamo, oppure in completa sostituzione della parola in determinate occasioni. Con minimi cambiamenti possiamo esprimere piacere, incredulità, amore, disapprovazione, ecc.
Per imparare a conoscere meglio una persona che sta parlando, ascoltiamo non solo del che dice, ma anche la qualità del suo tono di voce. Apprezziamo suono della voce con la sua melodia, tono e il modo in cui vengono pronunciate le parole e mentre ascoltiamo qualcuno che parla, formuliamo ulteriori giudizi su di lui o lei.
Quando le persone s'incontrano e si parlano, di solito mangiano o bevono qualcosa insieme. Noi mangiamo e beviamo non solo per nutrirci, ma anche per piacere e come aspetto del nostro costume sociale. Continuiamo a formarci un'opinione dell'altra persona mentre sta mangiando.
Qualsiasi anormalità o stranezza nell'espressione del viso, nella voce o nelle abitudini alimentari viene immediatamente notata e disturba la comunicazione e la facilità di contatto con gli altri. La maggior parte di noi ha avuto la sensazione di essere fissato da tutti dopo una visita dal dentista che ha comportato un'anestesia locale con caduta del labbro, o quando un piccolo brufolo ha assunto nella nostra immaginazione le proporzioni di un grosso foruncolo.
Nel programma globale di riabilitazione, in cui il paziente impara a camminare e a prendersi cura della propria persona, vengono spesso dimenticati i problemi del viso e del tratto orale, che rimangono cosi esclusi dal trattamento.
Le difficoltà persistenti peggioreranno la qualità di vita del paziente e interferiranno con il reinserimento sociale. Egli non potrà più godere nel mangiare e bere da solo o con altre persone. A causa dell'espressione facciale inappropriate o ridotta, le altre persone possono giudicarlo erroneamente o mal interpretare le sue reazioni. Se il paziente non può parlare come faceva prima, può avere difficoltà a instaurare nuove relazioni, o a conservare le precedenti. Gli altri reagiranno diversamente nei suoi confronti ed è possibile che conversino con lui ad un livello inappropriato.
II grado e il tipo di difficoltà variano notevolmente, poiché si passa da un paziente totalmente incapace di mangiare, ad uno il cui viso non è esattamente simmetrico. Quando si nota una qualsiasi difficoltà, sono necessarie un'osservazione e un'indagine accurate per aiutare il paziente a superare i problemi.
Si dovrebbero facilitare i movimenti del viso sin dalle prime fasi, per mantenerne la mobilità e stimolarne la sensazione. Il trattamento mirato  nel questo caso è PNF per il viso.


(PNF deriva dalle parole inglesi "Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation" che in italiano significa "Facilitazione  Neuromuscolare Propriocettiva". Questo sistema di stretching è diviso in 4 tempi:
    Si raggiunge il massimo allungamento del muscolo in modo graduale e lento;
    Si esegue una contrazione isometrica per circa 15/20 secondi (sempre in posizione di massimo allungamento);
    Rilassamento per circa 5 secondi;
    Si allunga nuovamente il muscolo (contratto precedentemente) per almeno 30 secondi.
PNF, viene usato molto nella terapia di riabilitazione, perché in questo tipo di trattamento l'esercizio è sempre adattabile alla situazione patologica del paziente e progressivamente porta raggiungere il massimo delle sue potenzialità. La teoria di PNF ha avuto il suo origine dall'osservazione dei movimenti compiuti nello sport nella danza. I presupposti affinché un movimento possa dare, nell'ambito di questa attività, un risultato qualitativamente positivo sono soprattutto là armonia, la coordinazione, la forza, la velocità e la precisione.
La muscolatura monoarticolare è in grado spesso di svolgere più funzioni contemporaneamente. Un errore di valutazione classico è quello di testare queste funzioni separatamente, non valutando mai se il paziente è in grado di svolgerle simultaneamente.
La tridimensionalità degli schemi PNF permette la valutazione di queste funzioni monoarticolari complesse che sono anche l'espressione di un accorciamento massimale del muscolo.
Perché il trattamento riabilitativo sempre adatto al paziente, il metodo viene utilizzato nel campo di ortopedia e anche per trattamento del paziente neurologico.
Per esprimere queste qualità nel modo migliore i movimenti dovevano essere compiuti, nella maggior parte dei casi, seguendo alcune linee diagonali rispetto all'asse sagittale del corpo, quindi in questi movimenti diagonali avveniva una rotazione che permetteva di partire da uno stato di massimo allungamento per arrivare uno stato di massimo accorciamento.).

Riabilitazione neurologica

Oltre alla cura e al trattamento in ospedale o nel centro di riabilitazione, è molto importante vedere come se la cava paziente nel mondo esterno, è così vario e pone molte sfide. E' parte della riabilitazione proporre al paziente delle situazioni più varie possibili.
Troppo spesso si valuta il successo del programma riabilitativo in un ambiente estremamente protetto.
Dato che si tratta di un concetto (la riabilitazione nel paziente affetto da patologia neurologica: emiplegia, paraplegia) e non di una tecnica, non esistono regole assolute che possano essere applicate indifferentemente a tutti i pazienti.
Tutto quello che contribuisce a consentire al paziente di apprendere una nuova abilità o di muoversi in modo più normale può essere senz'altro inserito nel piano di trattamento.
E' stato dimostrato che la riabilitazione è più efficace quando il paziente viene seguito da fisioterapista a domicilio, anziché presso un centro riabilitativo che rappresenta un ambiente artificiale, in cui si sente isolato e spersonalizzato.

In seguito a patologia neurologica cronica (morbo di Parkinson, sclerosi multipla, ed altre) oppure ad esordio acuto (ad esempio ictus) l'intervento del fisioterapista è utile sotto vari aspetti: innanzitutto "suggerire" al paziente strategie che conducano alla massima autonomia negli ambienti domestici, fino alla deambulazione in ambienti esterni quando possibile.

In alcune situazioni inoltre è possibile stimolare il recupero delle funzioni motorie lese in seguito all'evento morboso, ripristinando parte dei movimenti utili nella vita di tutti i giorni.

I terapisti che si occupano di riabilitazione DEVONO essere  specializzati secondo il metodo Bobath: questo prevede un'analisi oggettiva delle capacità residue del paziente e, attraverso un ricondizionamento propriocettivo e una forte esperienza sensoriale, aiutare il paziente a combattere contro i sintomi e le disfunzioni che la malattia neurologica dà in termini di movimento, funzione e tono.

Artrosi



Con questo termine si intende una sofferenza articolare, di tipo evolutivo (cioè con peggioramento nel tempo). La sofferenza è caratterizzata inizialmente da un’usura delle cartilagini delle articolazioni a cui consegue una modificazione di tutte le strutture che le compongono (tessuto osseo, capsula, muscoli). L’usura delle parti cartilaginee causa uno stato infiammatorio e via via un assottigliamento dello spazio tra un capo osseo e l’altro. Provoca anche l’ispessimento della capsula articolare che diventa sempre più rigida, l’alterazione del delicato equilibrio tra cellule che costruiscono e distruggono (tanto che la cartilagine può "ossificarsi", perdendo la sua flessibilità, e i capi ossei invece "rarefarsi", perdendo la sua densità) ed infine provoca la contrazione dei muscoli inseriti intorno all’apparato. L’esito finale del processo artrosico, dopo molti anni, è il blocco totale dell’articolazione interessata con perdita della sua funzionalità.

Qual è la terapia?

Nessuna malattia subisce così tanti interventi terapeutici come l’artrosi. Questo si verifica perché la malattia ha più fasi cliniche (dalla sensazione di rigidità ai movimenti acuti, da remissioni anche spontanee ad aggravamenti improvvisi anche con notevole limitazione dei movimenti), perché si manifesta a diverse età (dai 30 ai 70 anni) ed infine perché può interessare tutti i distretti corporei ove vi sia un’articolazione.
La terapia dell’artrosi in generale mira ad arrestare (oppure a rallentare) e a far regredire il corso della malattia o perlomeno a ridurre oppure eliminare i disturbi da essa provocati.

Prevenire l’artrosi con la fisioterapia

Per fisioterapia si intende l’insieme delle forme di attivazione muscolare e degli esercizi articolari (semplici e complessi) diretti a migliorare, riequilibrare, l’aspetto posturale (cioè le posizioni del corpo soprattutto da seduti e in piedi) e quello dinamico (cioè il corpo in movimento).
I vari "sinonimi" ancora oggi purtroppo in uso, come "ginnastica correttiva", ecc., sono imprecisi e limitativi perché la fisioterapia è una vera e propria terapia indispensabile alla cura riabilitativa.

Nel trattamento dell'artrosi l’effetto fisioterapico non si limita alla riduzione del dolore o alla correzione delle "anomale posizioni", ma prima di tutto si cerca ad imparare a conoscere il proprio corpo perché attraverso i movimenti si esprimono anche i vari aspetti della propria personalità.

Artrite reumatoide




Un paziente che soffre di malattie reumatiche (artrite reumatoide, spondilite anchilosante, ecc.) che possono causare un grado importante di disabilità, può trarre grandi benefici se alla terapia farmacologica precoce viene associato un adeguato trattamento riabilitativo.

Riabilitazione

Solo mediante un approccio riabilitativo globale è possibile fornire al paziente con artrite reumatoide tutti gli strumenti necessari per affrontare l’evoluzione della malattia. Il trattamento riabilitativo ha diversi obiettivi, a partire dal ripristino della massima funzionalità articolare possibile. Non solo, questo approccio deve fare in modo che vengano mantenute la resistenza e la forza muscolare e ridotta la sintomatologia dolorosa, nonché mirare alla prevenzione della deformazione articolare. Alla base di un programma riabilitativo deve esserci sempre un progetto individuale, occorre cioè definire che cosa si vuole ottenere nel caso specifico. Non esiste un programma che vada bene per tutti, bisogna, infatti, calibrare l’intervento sul singolo paziente.

Esercizio Terapeutico

Gli strumenti a disposizione per la riabilitazione sono diversi: si va da terapie fisiche come l’ultrasuonoterapia, la TENS, il Low Level Laser e la Balneotermoterapia (programma di terapia in ambiente termale) all’esercizio terapeutico.
Le prove a favore dell’efficacia delle terapie fisiche in realtà sono scarse e inconcludenti, mentre la validità dell’esercizio terapeutico è stata dimostrata da numerosi studi. L’esercizio terapeutico rappresenta, infatti, un trattamento in grado di apportare benefici importanti migliorando la forza muscolare, la capacità aerobica, lo stato psicologico, la performance gestuale, l’autonomia e la qualità della vita del paziente.

Ovviamente, il programma terapeutico deve essere proposto e controllato da un fisioterapista, limitando sollecitazioni abnormi su articolazioni gravemente compromesse.

Approccio Multidisciplinare

Un trattamento globale del paziente con artrite reumatoide che consideri l’aspetto farmacologico, ma anche quello riabilitativo, non può però prescindere da un approccio multidisciplinare. Solo mediante un approccio terapeutico globale, realizzabile con un articolato intervento multidisciplinare ed interdisciplinare è possibile fornire al paziente affetto da questa malattia, anche in fase precoce, tutti gli strumenti necessari a ridurre il grado della sua disabilità.

Rieducazione posturale globale = RPG


 Il nostro sistema muscolare è costituito da:

    muscoli dinamici fasici;

    muscoli statici tonici.

L'attività dei muscoli statici è costante, sia per effetto del tono indispensabile al mantenimento della postura, e paragonabile ad un motore al minimo quando un'automobile è ferma sia per la contrazione necessaria per effettuare i movimenti colpo di acceleratore che fa avanzare l'automobile.
Un muscolo sollecitato in modo permanente tende sempre ad avvicinare le sue estremità, il che provoca inevitabilmente accorciamento e rigidità.
I muscoli della dinamica non conoscono problemi di questo tipo. Non essendo essi indispensabili al mantenimento della stazione eretta sono poco tonici e possono rilassarsi per sedentarietà. E' così per i muscoli addominali.
In fisioterapia l'azione terapeutica deve pertanto essere differenziata. Se i muscoli della dinamica possono essere esercitati in contrazione concentrica per essere rinforzati, i muscoli della statica devono sempre essere esercitati in allungamento.
Di fronte alle aggressioni della vita moderna, è già difficile, per una persona che presenta una colonna vertebrale più o meno normale, evitare le cervicalgie, le dorsalgie o le lombalgie. Perciò il dolore della colonna vertebrale costituisce oggi "il male del secolo".
Il disco intervertebrale, viene compresso dal peso del corpo, soprattutto quando quest'ultimo è eccessivo, ma in ugual maniera per azione dei muscoli destinati a lottare contro la gravità quando si accorciano. Questo componente di schiacciamento può interessare tutte le articolazioni.
Paradossalmente i muscoli che si fanno assumere la posizione eretta, ci comprimono.
Occorre capire, che un muscolo rigido è un muscolo debole. Infatti, oggi si ammette che un gran parte delle lesioni articolari è essenzialmente dovuta ai problemi della postura.
L'obiettivo di ogni riabilitazione è ottenere dei muscoli forti e questo è quanto si prefigge anche la RPG, ma la differenza risiede tutta nell'importanza attribuita al ripristino della flessibilità e nei mezzi impiegati per ottenerlo.

riabilitazioni: Miopatie / distrofie muscolari


Lo scopo della riabilitazione nelle malattie neuromuscolari è preservare il più a lungo possibile l’autonomia del paziente, ritardare l’evoluzione dei sintomi e prevenire le complicanze. Il fine dell’intervento riabilitativo può essere, quindi, preventivo, curativo (quando possibile), o compensativo. Le principali aree su cui si può intervenire con la riabilitazione sono:




    cambiamenti posturali

    mantenimento della posizione seduta

    mantenimento della stazione eretta

    locomozione

    prensione e manipolazione

    funzione respiratoria

    funzione cardiovascolare

    alimentazione

L’obiettivo di mantenere l’autonomia del paziente e prevenire i danni secondari intende, tra l'altro, che quando la deambulazione non è più possibile, è necessario cercare di mantenere l’ortostatismo e delle posture corrette con rieducazione posturale globale RPG o con lo Yoga; mobilizzazione articolare, allungamento muscolare (non sforzato!) e opportuni ausili.

Riabilitazione in Ortopedia


Riabilitazione in Ortopedia

Il paziente di solito interpreta il consiglio del medico-chirurgo di rimanere 10 giorni a riposo totale, come un ordine di non fare nessun movimento autonomo e rimanere a letto tutto il periodo di riabilitazione e di essere completamente servito dai parenti.
Occorre ricordare che il regime postoperatorio deve includere mobilizzazione e/o carico sfiorante sul'arto operato, rinforzo del arto sano, istruzioni per il paziente, tese a prevenire i movimenti o comportamenti sbagliati a domicilio che potrebbero portare danni al'arto operato, istruzioni sul'utilizzo degli ausili, ecc.
L'obiettivo principale nel trattamento del paziente ortopedico e del paziente infortunato è di arrivare in tempo più breve possibile in piena autonomia. Al fine di raggiungere questo obiettivo, il trattamento riabilitativo viene, paradossalmente, cominciato prima del intervento chirurgico. Ad esempio, se viene sottoposto al'intervento di protesi totale dell'anca o protesi di ginocchio, il paziente deve imparare utilizzare l'arto sano in modo tale che riesca a sostenere il peso del corpo durante la deambulazione con le stampelle.
La riabilitazione che segue l'intervento deve prevenire danni secondari possibili (ad esempio, l'embolia polmonare e piaghe da decubito sono spesso un risultato di allettamento prolungato), quindi deve essere svolto in modo preciso, rispettando i tempi ed i protocolli.
Il fisioterapista utilizza strumenti passivi (mobilizzazioni) per ripristinare il movimento articolare ed attivi (esercizi) per riattivare le funzioni neuro-muscolari per ottenere una diminuzione del dolore e raggiungere la miglior autonomia motoria nella vita di tutti i giorni.


Principali campi di applicazione:
  • protesi anca-ginocchio-spalla
  • artrosi
  • ricostruzione del LCA
  • lombalgia
  • menisectomia
  • cervicalgia
  • distorsioni e lussazioni
  • dolori articolari

I benefici del Pilates

Il Pilates e la sclerosi multipla

Il Pilates è un'attività fisica dolce che può aiutare le persone con sclerosi multipla a stare meglio e a muoversi con maggiore sicurezza.

Può aiutare a:

  • migliorare l'equilibrio;
  • aumentare la forza muscolare;
  • migliorare la flessibilità;
  • favorire una postura corretta;
  • aumentare la consapevolezza del proprio corpo;
  • ridurre lo stress e la tensione.

Perché scegliere il Pilates?

I vantaggi principali

  • Aiuta a rinforzare il corpo in modo graduale.
  • Molti esercizi si eseguono sul materassino, seduti o sdraiati.
  • Gli esercizi possono essere adattati alle capacità di ogni persona.
  • È possibile praticarlo anche a casa, dopo aver imparato i movimenti corretti.
  • È un'attività a basso impatto, quindi non richiede sforzi eccessivi.

Che cos'è il Pilates?

Il Pilates è un metodo di allenamento creato da Joseph Pilates all'inizio del Novecento. In origine fu sviluppato per aiutare le persone in riabilitazione a recuperare forza e mobilità.

Oggi il Pilates è praticato in tutto il mondo ed è considerato utile anche per molte persone con disabilità e con sclerosi multipla.

Come aiuta il corpo?

Il Pilates lavora soprattutto sui muscoli del tronco, dell'addome e della schiena.

Questi muscoli sono importanti per mantenere stabilità ed equilibrio.

Grazie agli esercizi di Pilates è possibile:

  • migliorare il controllo dei movimenti;
  • aumentare la mobilità delle articolazioni;
  • rendere i muscoli più elastici;
  • migliorare la coordinazione;
  • sentirsi più sicuri nei movimenti quotidiani.

Il ruolo della respirazione

Nel Pilates si presta molta attenzione alla respirazione.

Imparare a respirare in modo corretto può aiutare a:

  • rilassare il corpo;
  • ridurre la sensazione di fatica;
  • migliorare la concentrazione;
  • aumentare il benessere generale.

Un'attività adatta a molte persone

Gli esercizi vengono eseguiti lentamente e in modo controllato. Per questo motivo possono essere adattati alle esigenze e alle capacità di ogni persona.

Molte lezioni sono individuali oppure svolte in piccoli gruppi, così l'insegnante può proporre esercizi adatti a ciascuno.

Il Pilates non fa miracoli, ma può aiutare

Le abitudini quotidiane possono portare a posture scorrette e a utilizzare alcuni muscoli più di altri. Il Pilates aiuta a riequilibrare il corpo, migliorando forza, allungamento e postura.

Non sostituisce altre cure o l'attività fisica consigliata dal medico, ma può essere un valido supporto per mantenere il corpo attivo e migliorare la qualità della vita.

Conclusione

Il Pilates terapeutico è un'attività sicura e adattabile che può aiutare le persone con sclerosi multipla a migliorare forza, equilibrio, mobilità e benessere generale.
Grazie ai movimenti graduali e personalizzabili, rappresenta un valido strumento per prendersi cura del proprio corpo e della propria salute.

⚠️ Importante: queste informazioni hanno esclusivamente scopo informativo e non sostituiscono il parere del medico o dello specialista. In caso di sintomi o dubbi, è sempre necessario rivolgersi al proprio medico di fiducia.