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eccone alcune con i numeri alle mani nell'ultimo mese:
Le informazioni riportate hanno *esclusivamente* finalità informative e divulgative e NON sostituiscono il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o professionista sanitario. Per qualsiasi problema di salute rivolgersi SEMPRE al medico o specialista di riferimento. ⭐ ©MelisStefania
Una corretta alimentazione estiva è fondamentale per preparare l’organismo alle alte temperature e, soprattutto, può aiutarci a risvegliare il metabolismo e a migliorare le nostre abitudini a tavola.
L’equilibrio fra calorie, vitamine, proteine, fibre, minerali e, in generale, fra le diverse sostanze nutritive, permette al nostro corpo di reagire meglio al cambio climatico, restando così attivo, vivace ed energico.
Verdura e frutta sono sicuramente le migliori alleate per il caldo dell’estate ma non bisogna rinunciare ai carboidrati e alle proteine, che possono essere preparati in modo leggero e semplice, evitando eccessivi condimenti.
Cerchiamo di capire insieme quali cibi mantenere e quali abbandonare nella nostra dieta estiva per ritrovare la linea anche nel periodo più temuto: quello della prova costume.
Le extrasistole sono battiti che nascono dalle camere superiori (atri) o inferiori del cuore (ventricoli), in una sede differente da quella da cui normalmente origina il ritmo cardiaco (nodo del seno).
Le extrasistole atriali o ventricolari possono essere isolate (un singolo battito) o in sequenza (più battiti di seguito).
Le extrasistoli possono manifestarsi a qualsiasi età e sono un reperto molto frequente in tutti gli individui.
L’extrasistole è dovuta all’attivazione anticipata di un gruppo di cellule (focus) localizzate in un’area differente da quella da dove normalmente si genera l’attività elettrica del cuore (nodo del seno).
Tutte le malattie cardiache possono portare alla comparsa di extrasistole atriali e/o ventricolari. Molto spesso queste sono anche presenti in persone completamente sane.Quali sono i sintomi della extrasistole?
La contrazione anticipata del cuore può essere avvertita dal paziente. I sintomi dipendono principalmente dalla numerosità delle extrasistoli.
I principali sono:
• sensazione di battito mancante
• tonfo in gola o tosse
• palpitazioni (sensazione di battito accelerato ed irregolare)
A volte i disturbi possono essere molto lievi o addirittura assenti e l’aritmia viene scoperta occasionalmente durante una visita medica eseguita per altri motivi. In presenza di sintomi importanti o segni suggestivi della presenza di frequenti extrasistoli è opportuno che il medico di famiglia invii il paziente a consulto presso un elettrofisiologo (un cardiologo che si occupa delle aritmie cardiache).
Se avvertite, le extrasistoli sono in genere responsabili solo di un peggioramento della qualità della vita. A parte casi particolari (pazienti con una grave malattia cardiaca) esse non indicano un rischio per la vita del paziente. In rari soggetti predisposti, un numero molto elevato di extrasistoli di solito ventricolari può determinare un ingrandimento del cuore o una riduzione della sua funzione di pompa.
La diagnosi delle extrasistole avviene solitamente durante una visita medica mediante ascoltazione del battito cardiaco o rilievo del polso. La registrazione dell’elettrocardiogramma permette di identificare l’origine (atriale o ventricolare) dell’extrasistole.
Per il completamento della diagnosi potrebbero essere indicate anche ulteriori indagini quali:
«L’emicrania è un disturbo del sistema nervoso centrale che coinvolge alcuni neurotrasmettitori e alcuni circuiti del dolore e che ha delle caratteristiche ben precise che devono essere rispettate per poter porre la diagnosi».
Il dolore deve durare 4-72 ore ed essere caratterizzato da almeno due di queste quattro caratteristiche:
A queste caratteristiche di solito si aggiungono almeno uno di questi quattro sintomi:
Riconosciamo due tipologie di emicranie. Le cosiddette “emicranie senza aura”, che in passato venivano chiamate “emicranie comuni”; e le “emicranie con aura”, ovvero quelle che in passato venivano definite “emicranie complicate” o “emicranie oftalmiche”.
Importante è non confondere le due tipologie. L’aura si manifesta immediatamente prima del dolore alla testa e non è quindi da confondere con i sintomi prodromici tipici dell’emicrania, come malessere, sbadigli, stanchezza e alterazioni dell’appetito, che possono insorgere anche dal giorno prima e interessare tutti i soggetti che soffrono di emicrania, indipendentemente dalla presenza o meno dell’aura.
A differenza delle emicranie senza aura, nelle emicranie con aura il dolore emicranico viene preceduto dalla comparsa di una o più disfunzioni del sistema nervoso centrale a carico della vista, della parola, della sensibilità e del movimento.
Spiega il dottor Tullo: «L’aura viene scatenata da un’onda elettrica anomala che parte dalla regione posteriore del cervello e si sposta in avanti, muovendosi con una velocità di circa tre millimetri al minuto, cosa che potrà poi provocare sofferenza a carico delle diverse aree cerebrali che interessano vista, parola, sensibilità, movimento. Nel corso dell’aura questi disturbi possono comparire isolatamente, ma anche essere tutti sperimentati, concatenandosi uno dietro l’altro.
La durata dell’aura è compresa tra i 20 e i 60 minuti per ogni singolo sintomo, ma solitamente dura in tutto meno di un’ora. Dopodiché, compaiono i classici dolori alla testa».
Poiché la regione cerebrale occipitale comprende la porzione del cervello che si occupa della vista, è molto frequente che l’aura si manifesti anche con disturbi visivi – motivo per il quale, tra l’altro, si parlava anni fa di “emicrania oftalmica”.
Diversi sono i sintomi che possono comparire. A livello visivo possono comparire diversi sintomi, come:
– i disturbi cosiddetti “positivi”, caratterizzati cioè dal vedere qualcosa che non c’è (luci scintillanti, linee ondulate dette fotopsie o fosfeni).
– i disturbi cosiddetti “negativi”, in cui non si riesce più a vedere una porzione del campo visivo o si ha una visione offuscata di parte del campo visivo stesso.
La visita specialistica neurologica è sempre indicata in caso di emicrania con e senz’aura e in generale nell’ambito delle cefalee è indicata:
Il neurologo saprà diagnosticare correttamente la forma di cefalea del paziente e saprà impostare un’adeguata terapia farmacologica sia per l’attacco che per la prevenzione. In questi ultimi anni è stato fatto un importante passo avanti nella cura dell’emicrania perché sono arrivati dei nuovi farmaci di prevenzione noti come “anticorpi monoclonali” che sono in grado di ridurre del 60-70% i giorni mensili di emicrania. La loro somministrazione è mensile e la dose si inietta sottocute (ad esempio nella coscia) tramite una siringa preriempita di facile utilizzo che consente al paziente di autoiniettarsi il farmaco. La prescrizione di questi farmaci tramite il SSN è possibile solo da neurologi di centri cefalee regionali.
Nel caso in cui durante la corsa si manifesti un trauma distorsivo, bisogna seguire il protocollo RICE, che è importante conoscere in generale quando si pratica sport:
«In gran parte dei casi, una distorsione alla caviglia non deve destare preoccupazioni ed è un trauma che si risolve da solo – spiega il dott. Usuelli -. Prima di tornare a correre però è importante aspettare che passi il dolore più intenso, cercare di non appoggiarsi sulla caviglia per qualche giorno, e ricordarsi di non saltare mai gli esercizi di stretching dopo la corsa. In misura minore però ci sono anche casi in cui una radiografia potrebbe mostrare la presenza di microfratture, anche se dopo la distorsione non si ha avuta l’impressione che il trauma fosse grave».
«Se il dolore non cessa, se la caviglia continua a essere dolorante anche quando si cammina, oppure ancora se si ha l’impressione che l’appoggio del piede non sia stabile, è fortemente consigliato rivolgersi a un ortopedico specialista del complesso piede-caviglia per valutare il trauma. Solo la radiografia infatti può individuare delle eventuali microfratture alle ossa dell’articolazione della caviglia. Va ricordato che continuare a sforzare la caviglia dopo una distorsione, anche solo camminando, può far sfociare il trauma in un’artrosi della caviglia. L’artrosi un tempo veniva trattata con l’artrodesi, ovvero la fusione delle ossa della caviglia; in quel caso il dolore passava ma il movimento della caviglia risultava bloccato. Oggi – conclude il dottor Usuelli -, se esistono i presupposti clinici, è possibile preservare la caviglia artrosica con una tecnica di chirurgia rigenerativa chiamata AT-AMIC, che il mio gruppo studia e porta avanti da anni e che permette di correggere, riallineare e rigenerare i tessuti della caviglia in un unico intervento. Si tratta di una tecnica che coniuga l’effetto rigenerativo che hanno alcune cellule del nostro corpo con i vantaggi delle membrane collageniche, per ricostruire un tessuto simile alla cartilagine nativa, con risultati duraturi. In molti casi, in seguito l’intervento, è possibile ricominciare la pratica sportiva».
L’herpes labiale non è un semplice fastidio, ma una malattia infettiva, che si può quindi contrarre e trasmettere.
Può riguardare anche naso e guance ed è causato dalla riattivazione del virus Herpes Simplex 1 (HSV-1) che si trasmette con il contatto diretto con la cute o con la saliva di chi è infetto.
«All’inizio si manifesta come una sensazione di tensione, bruciore o prurito sulle labbra, poi compaiono piccole vescicole rosse che in alcuni giorni possono trasformarsi in croste e ulcerazioni, liberando un liquido fortemente contagioso, ma possono comparire anche febbre mal di testa, dolori muscolari e malessere generale», spiega la dottoressa Brumana.
Il virus può risvegliarsi a causa di sbalzi di temperatura o ormonali, esposizione al sole, stress e abbassamento delle difese immunitarie.
L’herpes labiale può essere trasmesso a familiari, amici e al proprio partner. Tuttavia, è possibile evitare di contagiare ed esserne contagiati attuando alcune misure anti-contagio.
Per tutta la durata dei sintomi e fino alla completa guarigione è necessario evitare il contatto diretto con chi è infetto, specialmente baci.
Una volta che il virus riesce a entrare nell’organismo attraverso le mucose e la saliva, questo infetta le cellule della pelle provocando le lesioni tipiche di questa malattia. Particolare attenzione per i neonati: si sconsiglia infatti di baciarli, in generale, proprio per evitare il loro contatto con l’herpes virus che potrebbe causare serie complicazioni.
Il contagio può avvenire anche in caso vengano condivisi piatti, bicchieri, posate o asciugamani con chi ha l’Herpes.
È bene fare particolare attenzione, in quanto il virus non si trasmette solo nei primi giorni di manifestazione dell’herpes.
Limitare il contatto con occhi e bocca e lavarsi spesso le mani sono misure preventive di trasmissione di qualsiasi infezione, che ormai abbiamo imparato a conoscere bene. Una misura di prevenzione valida anche per il virus dell’Herpes
Durante la giornata, soprattutto dopo aver mangiato, il passaggio di acido dallo stomaco all’esofago avviene fisiologicamente. La stessa cosa accade quando siamo in posizione sdraiata. Se però questi eventi aumentano in termini di frequenza e durata, potremmo trovarci di fronte al reflusso gastroesofageo.
In Europa il reflusso gastroesofageo colpisce circa il 10-20% della popolazione, e si verifica quando i succhi gastrici vengono in contatto con la parete dell’esofago, provocando bruciore dietro lo sterno e rigurgito acido.
Non vi sono sintomi definitivi validi per ogni persona, quanto piuttosto degli indicatori più o meno comuni.
Tra questi, possiamo indicare:
Spesso questi sintomi sono lievi e occasionali; vi sono anche altri sintomi non direttamente riconducibili a disturbi allo stomaco, causati dall’azione degli acidi dello stomaco, che possono essere legati al reflusso, come ad esempio la laringite, tosse secca o raucedine e abbassamento della voce. Oltre a questi, possiamo indicare anche asma e dolore al petto, otite e insonnia.
Se il disturbo diventa persistente, può provocare complicazioni come erosioni a livello dell’esofago (nel 35% dei casi), ulcere o restringimenti (3-5%).
Nel caso il reflusso gastroesofageo sia avvertito occasionalmente, si può trattare modificando per prima cosa le abitudini quotidiane. Importante quindi:
A volte, anche modificando il proprio stile di vita, i sintomi del reflusso gastroesofageo potrebbero continuare a presentarsi.
Posted: 05 Jul 2022 10:28 AM PDT
A recent paper in Nature explains how the brain's newly discovered immune system protects our gray matter. https://www.nature.com/
For those who have followed this blog over the past 15 years, you might remember my posts on the ground breaking work of Dr. Michal Schwartz. It is thanks to her pushing back against the status quo and the work of her student, Dr. Jony Kipnis, that we now understand the importance of immune cells in the brain. Neuroimmunology is a growing field, and has changed all we thought we knew about the central nervous system.
In 2002, Dr. Schwartz published a new paradigm for MS treatment with her then-student, Dr. Jony Kipnis. They were concerned that MS treatments which suppressed or ablated the brain's immune cells would eventually be harmful to the brain. Even though inflammation might be tamped down in the short term, the brain would atrophy, or lose volume, without its protective immune system. She suggested modulating immune cells, and boosting the brain's immune response, rather than getting rid of it, which made sense to me. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.
Jeff recently had a new MRI. It's been 15 years since his MS diagnosis, and we are thankful to report that his gray matter is "normal and healthy" with no loss. He has no new white matter lesions and he's still biking, hiking, jogging and working. We are very thankful for his mild course in this disease, and thankful he was treated for stenotic jugular veins and dural sinus. He was fortunate to be able to stay active and adapt a new lifestyle.
I no longer share my opinions or advice on MS treatments on the internet, as I felt it was not my place as a lay person to give medical advice. But I will continue to share the science.
Please follow the ISNVD for further publications and research on the vascular connection to diseases of neurodegeneration. https://isnvd.org
As the venous dural sinus in the place where the brain's immune system connects to the vasculature, neuroimmunologists will be exploring this further.
stay well!
Joan
Oggi vi presentiamo una storia che guarda con ottimismo alla vita, oltre la sclerosi multipla. “Vivere senza sapere quello che succede domani può essere una condanna – dice Davide – ma anche un’opportunità”.
Il bello di una malattia autoimmune è scoprire che puoi stare antipatico anche al tuo sistema immunitario.
Vivere ignorando cosa possa accadere domani o, quantomeno, se avrai ancora il totale controllo del tuo corpo può essere una condanna, ma anche una straordinaria opportunità.
Ti permette di guardare con occhi nuovi le persone, per quello che sono realmente e non per quello che vorresti fossero per te.
Tracci una linea e metti di qua la gente cattiva, arrogante, egoista, sprezzante, maleducata, ruffiana, ipocrita e razzista. E metti di là la gente generosa, cordiale, educata, rispettosa, genuina e che antepone il prossimo a se stessa.
Sei più vivo quando sorridi, sei più vivo quando ridi, sei più vivo quando canti e balli, sei più vivo quando fai l’amore.
Scopri che i “malati” sono loro: gli invidiosi, i polemici e i falsi.
Proprio quando temi che da un momento all’altro potresti “fermarti”, scopri di poter camminare, correre, volare più in alto.
Abbracci la tua ansia, impari dalla tua sofferenza, scruti le tue paure e le affronti di petto, perché solo quando le sfidi riesci davvero a dominarle: negli altri casi, sono loro a dominare te.
Non tutti sono capaci di comprendere le vostre emozioni, di immedesimarsi nelle vostre reazioni, di rispettare le vostre sensazioni.
Imparate a farcela da soli, ma senza mai smettere di apprezzare una bella giornata di sole, un tramonto sul mare, il sapore di un gelato e anche tutti quei piccoli vizi che servono, eccome!
E lasciate perdere tutte le pseudomanie da ipocondriaci, che tanto venire al mondo costituisce un fattore di rischio per la morte del 100%: prendetevi il tempo e godetevi la corsa.
Godetevi la vita.
A chi lotta, ogni giorno.
A chi conosce la sofferenza.
A chi celebra la felicità.
Davide
continua: https://www.giovanioltrelasm.it/2019/02/diagnosi-sclerosi-multipla-amore/
Le testimonianze che pubblichiamo su questo blog rappresentano i mille volti della sclerosi multipla, ognuno con la propria storia, con il proprio modo di viverla. Siamo convinti che scriverne e condividere sia un passo importante per andare oltre la SM. Luca lo ha fatto. E anche se non sempre si riesce ad essere positivi vogliamo dirgli che non importa, anzi, gli sfoghi servono, noi siamo qui anche per questo. Un abbraccio.
Ormai sono quattro anni che in qualche modo convivo con la sclerosi multipla, questa compagna che la vita mi ha imposto.
Inizialmente, all’esordio della malattia ho pensato e detto: «beh! C’è chi sta peggio», e lo penso tutt’ora.
Ma come ben saprete il dolore lo può capire solo chi ce l’ha e forse chi l’ha passato, ma così si tende in qualche modo a dimenticare.
Prima della malattia avevo uno stile di vita sregolato, direi al di fuori del politicamente corretto.
Ma un giorno di giugno mentre mi stavo per tuffare in acqua è arrivata lei, con tutta la sua prepotenza e arroganza, l’acqua non poteva nemmeno sfiorarmi metà del corpo che sentivo come se ci fosse qualcuno con un trapano a bucarmi la pelle.
No, non ho pianto, ma era solo l’inizio…
Dopo una settimana di cortisone inizia il vero calvario, trovare la terapia adatta, il mio corpo la prima non la reggeva, non riuscivo più a fare le stesse cose, non volevo più alzarmi dal letto, non volevo più uscire, avevo solo bisogno di qualcuno con cui condividere il mio dolore.
Purtroppo i miei cari non potevano capire (tutt’ora non capiscono), così arrivò la depressione, arrivarono le domande o per meglio dire, LA domanda: «perché a me, non ho sofferto abbastanza?!».
Le provai tutte, ma dovettero cambiarmi terapia, nemmeno quella andava bene. Ho avuto una ricaduta, poi un’altra, e nessuno riusciva a capire il dolore, lo sconforto nel leggere il risultato della risonanza e leggere che c’era qualche nuova placca.
Sono arrabbiato, molto arrabbiato, pensavo di riuscire ad accettare questa amica infame, ma non ci sono ancora riuscito.
Mi sveglio ogni mattina e controllo se ho la sensibilità in tutto il corpo, le gambe. Già, le gambe. Non c’è giorno che non mi facciano male, se cambia il tempo peggio che mai.
Sono un amante dello snowboard, ma l’anno scorso ho capito che non potevo più fare le giornate intere sulla pista o salire a 4000 metri e scendere fino a valle in una volta sola.
Mi chiedo ogni giorno se riuscirò a prendere sempre in braccio mio figlio di 10 mesi, se riuscirò ad insegnarli ad andare in bici e poi in moto, a sciare, in macchina.
Ogni giorno cerco di indossare sempre la stessa maschera, ma non sempre mi riesce.
Lei sceglie i momenti meno opportuni per farsi sentire. Quando sto festeggiando, quando dopo una giornata di lavoro il bimbo vuole a tutti i costi giocare, quando in qualche modo mi trascino giù dal letto e vado al lavoro.
Scusate lo sfogo era tempo che volevo scrivere, ma pensavo uscisse qualcosa di più positivo.
Luca
continua:
https://www.giovanioltrelasm.it/2022/06/sclerosi-multipla-pensavo-di-accettare/#comment-379625
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Mi blocco, rifletto, e capisco che malattie debilitanti come la Sclerosi Multipla, hanno bisogno di esempi concreti per provare a far capire le nostre quotidiane lotte.
Ultimamente per spiegare il formicolio continuo e ininterrotto che ho alle braccia e alle mani dal 10 Agosto 2011 faccio l’esempio pratico: metto le mie mani sul braccio della persona che ho di fronte e inizio a girarle in direzione contraria e a stringere. Poi mi fermo e chiedo:” Li senti gli aghi? Ecco, questo è quello che io sento OGNI GIORNO!”.
continua:
https://www.giovanioltrelasm.it/2014/06/sintomi-invisibili-come-provare-a-spiegarli/
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