<la Sclerosi multipla .. Ccsvi vista da SAM, e NON solo>
grazie a tutti
Le informazioni riportate hanno *esclusivamente* finalità informative e divulgative e NON sostituiscono il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o professionista sanitario. Per qualsiasi problema di salute rivolgersi SEMPRE al medico o specialista di riferimento. ⭐ ©MelisStefania
Gli effetti
della malattia non sono uguali per tutti i pazienti,
inoltre cambiano a seconda della durata e dell’intensità della
ricaduta. La sclerosi multipla può
progredire e regredire in maniera del tutto imprevedibile.
Talvolta,
in maniera del tutto erronea, alla sclerosi multipla si associano
gravi condizioni di disabilità fisiche, ma in non tutti i pazienti
le sviluppano. Inoltre, va precisato che la sclerosi multipla
non è una malattia mortale e le aspettative di vita delle persone
con sclerosi multipla sono uguali o di poco inferiori a chi non ha
questa patologia.
Purtroppo, ad oggi, non esistono farmaci in grado di curare la sclerosi multipla, ma sono disponibili medicinali che possono rallentare o modificare il decorso e la progressione della malattia; non a caso, essi vengono denominati "farmaci modificanti la malattia" o DMDs dall'inglese Disease Modifying Drugs.
• Cellule staminali adulte: anch’esse pluripotenti, la cui presenza rimane circoscritta ad alcuni distretti come, per esempio, il midollo osseo, le gonadi, il cervello, l’epitelio e la retina.
Esistono terapie con cellule staminali approvate per la sclerosi multipla?
Alcune persone e siti internet offrono e propongono trattamenti a base di cellule staminali sostenendo che questi rappresentino un’opportunità per la sclerosi multipla, ma al momento non esistono terapie con cellule staminali approvate per la SM.
Pertanto tali trattamenti consistono in terapie la cui efficacia e sicurezza non sono ancora state dimostrate.
ATTENZIONE
Per poter entrare in tali studi è necessario avere rispondere a requisiti precisi.
Le persone interessate ad entrare in tali studi devono rivolgersi al proprio neurologo e/o presso Centri di ricerca “ufficiali”.
Fuori da tali Centri si rischia di andare incontro a trattamenti con sicurezza ed efficacia non dimostrate e, per giunta, molto costosi.
Per ulteriori informazioni si consiglia la consultazione delle Linee guida della Società Internazionale per la Ricerca sulla Cellule Staminali
Quali sono i possibili rischi dell’utilizzo di cellule staminali nella SM?
Molti studi sono attualmente in corso per valutare i rischi correlati all’utilizzo delle cellule staminali e volti quindi a migliorarne il profilo di sicurezza.
Successivamente al trapianto i principali fattori di rischio sono legati alla possibilità di uno sviluppo cellulare incontrollato con la conseguente possibile crescita di tumori.
È inoltre da considerare l’IPOTESI di un rigetto immunitario, il cui rischio è legato alla fonte delle cellule staminali.
Per il trapianto di cellule staminali ematopoietiche esiste un altro possibile elemento di rischio legato ai trattamenti immunosopressivi precedenti il trapianto (rischio INFETTIVO E TOSSICITA').
Quali tipi di cellule staminali si utilizzano principalmente nella ricerca sulla sclerosi multipla?
In particolare in passato sono stati aperti 3 filoni di ricerca basandosi su cellule staminali adulte: il primo studia le potenzialità delle cellule staminali neurali (derivate dal sistema nervoso centrale, d’ora in poi anche denominate CSN),
il secondo delle staminali mesenchimali (estratte dal midollo osseo e destinate a dare origine a muscoli, ossa, cartilagini e tessuto connettivo, d’ora in poi CSM),
il terzo delle staminali ematopoietiche, precursori delle cellule del sangue (derivate anch’esse dal midollo osseo, d’ora in poi anche CSE).
Attualmente la sperimentazione di fase 1, in atto presso l'Ospedale San Raffaele di Milano, prevede l’utilizzo di cellule estratte da tessuto cerebrale di origine fetale.
Come agiscono le cellule staminali?
Grazie alla loro versatilità, una volta prelevate dai tessuti che le contengono, le staminali possono essere stimolate in laboratorio (in vitro) a crescere, proliferare e differenziarsi. Raggiunta una quantità giudicata sufficiente per il successo della procedura terapeutica, possono essere trapiantate nel paziente con un’iniezione endovena o attraverso più complesse e mirate a concentrare le cellule in un particolare organo.
Attraverso il sangue, le staminali raggiungono l’organo bersaglio dove dovrebbero insediarsi e moltiplicarsi.
Ad oggi, le cellule staminali sono largamente utilizzate in ambito emato-oncologico (per il trattamento di leucemie e linfomi), ma il loro utilizzo è ampiamente studiato all’interno di sperimentazioni cliniche in molti altri ambiti.
Cos’è una terapia con cellule staminali?
È un trattamento che utilizza questo tipo di cellule, in genere con l’obiettivo di sostituire o riparare cellule o tessuti danneggiati, ma può anche servire per prevenire i danni iniziali, o evitarne la progressione.
Queste terapie possono comportare sia il trapianto di cellule staminali sia la somministrazione di farmaci che agiscono, “stimolando” a funzionare meglio, le cellule staminali già presenti nel corpo.
I trattamenti con cellule staminali già approvate e disponibili sono molto poche, quella più comunemente utilizzata è il trapianto di cellule staminali del midollo osseo, usata per i tumori del sangue, come leucemie e linfomi, ma anche per altre malattie del sangue ereditarie.
Come vengono somministrate le cellule staminali?
Vi sono tre possibili vie di iniezione:
• intravenosa, cioè iniezione in vena;
• intratecale, cioè iniezione nello spazio circostante il midollo spinale;
• intraparenchimale, cioè iniezione diretta nel cervello e nel midollo spinale.
La sede di iniezione delle cellule staminali ne influenza l’attività. I metodi intravenoso e intratecale sono per ora gli unici utilizzati in fase sperimentale per valutarne la loro efficacia terapeutica, ma tutti i tipi di iniezione potrebbero avere un ruolo con il progredire delle scoperte sulle cellule staminali.
Quali altri tipi di trapianti esistono?
• Trapianti autologhi: i destinatari ricevono le proprie cellule staminali, in un trapianto di questo tipo le cellule non saranno respinte dal sistema immunitario, perché la persona riceve le proprie cellule.
• Trapianti allogenici: i destinatari ricevono cellule staminali da un donatore, in questi casi vi è il rischio di rigetto immunitario e per evitare ciò, è necessario che le cellule siano quanto più “compatibili” possibile a quelle del donatore.
Quali sono i possibili utilizzi delle cellule staminali nella sclerosi multipla?
In base alle conoscenze attualmente in nostro possesso vi sono due filoni di ricerca su cui si sta indirizzando per l’utilizzo delle cellule staminali nella SM:
• neuroprotezione: utilizzare le cellule staminali come fonte di nuova mielina per rallentare, o addirittura bloccare, la perdita degli assoni.
• immunosoppressione: sfruttare la loro attività antinfiammatoria e immunomodulante per proteggere il tessuto nervoso.
• rimielinizzazione: in una prospettiva futura della ricerca, le cellule staminali potrebbero in un essere impiegate per ricostruire le fibre nervose non solo danneggiate ma anche andate perse, andando così a ripristinare i danni responsabili di disabilità permanenti.
Parlando di trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe, viene utilizzato il termine di condizionamento, cosa si intende?
Il condizionamento è la fase del trapianto durante la quale viene somministrata un’associazione di farmaci immunosoppressori allo scopo di distruggere il sistema immunitario autoreattivo, che verrà poi ricostituito a partire dalle cellule staminali precedentemente prelevate. Durante tale fase possono essere utilizzate diverse associazioni di farmaci con un differente potenziale immunosoppressivo. I regimi di condizionamento sono di diverso tipo, quelli a bassa intensità prevedono l’utilizzo di farmaci con significato linfoablativo e non mieloablativo (ovvero in grado di distruggere i linfociti, ma non tutte le cellule del sistema immunitario), i regimi di condizionamento a media e alta intensità utilizzano farmaci mieloablativi, ma con diverso livello di potenza.

La sindrome della bocca urente è un disturbo caratterizzato da un bruciore orale diffuso, in assenza di evidenti lesioni locali o di alterazioni patologiche sistemiche.
L'incidenza della patologia è maggiore sopra i 50 anni e nel sesso femminile.
Le cause
della malattia non sono ancore chiare, ma recentemente sono stati
identificati alcuni disordini neuropatologici che potrebbero
predisporre al manifestarsi del disturbo.
Tra questi rientrano la degenerazione delle fibre trigeminali periferiche orali, l'alterazione dei meccanismi percettivi del gusto e la perdita dei meccanismi inibitori centrali sul controllo del dolore.
La sindrome della bocca urente si osserva frequentemente in associazione con disordini psicosomatici, alterata funzione delle ghiandole salivari (con modificazioni qualitative e quantitative della saliva) e variazioni dell'assetto estrogenico (come accade nel periodo post-menopausale).
Il principale sintomo della sindrome della bocca urente è il
bruciore del cavo orale in assenza di cause evidenti, quali lesioni a
carico delle mucose e patologie sistemiche specifiche
(es. diabete, malattie
della tiroide, allergie, anemia, sclerosi
multipla, deficit
nutrizionali, alterazioni
ormonali associate alla menopausa ecc.).
Questa
sensazione urente è generalizzata a tutta la mucosa orale o viene
avvertita localmente a livello di lingua (specie il dorso e la
punta), palato, labbra,
superfici in rapporto con protesi mobili o pavimento della bocca.
La
sintomatologia della sindrome della bocca urente si manifesta con
gravità variabile (da lieve a moderata) e può insorgere in maniera
improvvisa o graduale; alcuni pazienti lamentano un disagio costante,
in altri la sensazione ha un andamento altalenante con temporanee
remissioni in coincidenza dei pasti, del sonno o
di attività che distolgono l'attenzione.
In molti casi, il quadro si
manifesta in tarda mattinata e raggiunge l'intensità massima nel
tardo pomeriggio o alla sera, scomparendo poi la notte.
Alla
sindrome della bocca urente possono associarsi altri sintomi,
quali parestesie e
sensazione di ottundimento alla punta della lingua; alterata
sensibilità gustativa (es. percezione di un sapore
amaro o
metallico); dolore, secchezza
delle fauci e/o
difficoltà nella deglutizione.
Molti pazienti riportano descrizioni di sensazioni come punture di
spilli, palato freddo come
il ghiaccio o lingua ustionata da un liquido bollente.
Le
manifestazioni della sindrome della bocca urente possono durare per
mesi o anni.
La
diagnosi prevede una scrupolosa anamnesi medica,
con particolare attenzione a possibili fattori capaci di
indurre xerostomia e/o
bruciore orale, quali l'abitudine
al fumo o
l'assunzione di determinati cibi o
farmaci.
All'anamnesi segue un esame obiettivo volto ad escludere la
presenza di alterazioni a carico del cavo orale, correlabili o meno a
patologie sistemiche responsabili della sintomatologia urente.
CONTINUA QUI LA TUA LETTURA
https://www.my-personaltrainer.it/Sintomi/Sindrome_della_Bocca_Urente

Il
respiro é l’ancora più importante che abbiamo.
É sempre
presente, in ogni istante della nostra vita.
Permette uno
scambio importante, quello tra ossigeno e anidride carbonica, tra
interno ed esterno.
Attraverso l’inspirazione le nostre
cellule ricevono il nutrimento di cui hanno bisogno per essere
mantenute in vita e attraverso l’espirazione possono lasciar andare
ciò che non serve più.
Il suo fluire ci insegna la vita.
Ci
insegna che se non impariamo a lasciar andare ci sentiamo appesantiti
e non riusciamo poi a respirare a pieni polmoni.
E che la paura
blocca il respiro, limitando la nostra capacità di respirare
appieno… e anche di vivere appieno la vita.
Ma ci insegna
anche che, sia le emozioni difficili che i pensieri negativi possono
fluire e ridimensionarsi se semplicemente ci fermiamo ad osservarli e
permettiamo loro di farlo
“Le emozioni vanno e vengono come nuvole in un cielo ventoso.
Il
respiro consapevole é la mia ancora.”
– Thich Nhat Hanh –
Sebbene non esistano ancora cure/terapie definitive in grado di eliminare completamente Sclerosi Multipla, sono tuttavia disponibili numerosi trattamenti che riducono, nella maggior parte dei casi, l’incidenza e la severità degli attacchi.
I principali obiettivi che si pongono le cure per la Sclerosi Multipla sono da una parte di abbreviare le ricadute e ridurre la loro gravità (corticosteroidi), dall’altra di prevenire le ricadute e prevenire o ritardare la progressione della malattia (trattamenti modificanti la malattia).
Infine, esistono terapie mirate a combattere i disturbi principali della malattia, quando non si configurano in un vero e proprio attacco clinico (trattamenti sintomatici), quali – per esempio – l’affaticabilità e l’eccessiva stanchezza, i formicolii, i crampi dolorosi o il senso di rigidità muscolare, le difficoltà a svuotare la vescica.
Essere colpiti da CIS non significa essere malati di sclerosi multipla e nemmeno che si svilupperà per forza tale malattia; quest'ultima evenienza ha maggiori probabilità di accadere quando all'episodio neurologico si associano lesioni cerebrali mieliniche visibili alla RISONANZA MAGNETICA
NON SI DEVONO OCCUPARE I POSTEGGI PER DIVERSAMENTE ABILI
MAI MAI MAI MAI MAI E MAI NEANCHE PER UN MINUTO
LO DICE LE LEGGE
violazione dell’art. 158 C.d.S., comma 2, che punisce, appunto, con sanzione amministrativa (compresa tra gli 85,00 e i 338,00 euro), chi parcheggi il proprio veicolo negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli di persone invalide
QUINDI SAPPIATELO
POI:
PER I POSTEGGI RISERVATI (quindi numerati per chi non lo capisca)
nel caso in cui, dunque, si tratti di un’area riservata ad una persona specificamente individuata, c’è il rischio che, alla sanzione amministrativa, venga aggiunta la sanzione penale, ovviamente, ben più gravosa (fino a 4 anni di reclusione).
Nel caso in questione, l’uomo è stato condannato ad una pena finale di 4 mesi di reclusione, a cui è stata aggiunta, però, anche la somma di 5.000,00 euro a titolo di risarcimento del danno, oltre, naturalmente, al rimborso delle spese legali in favore della persona offesa.
Se si trova il proprio posto occupato, il primo passo è, certamente, quello di richiedere l’intervento della Polizia Locale, che redigerà un verbale che premetterà di avere un documento dal quale emergano tutti i dati utili.
Inoltre, può essere utile scattare delle foto, possibilmente intervallate nel tempo, così da dare la prova della durata dell’occupazione abusiva e del disagio che ne è derivato, oltre ad impedire che il “reo” possa tentare di discolparsi sostenendo che si è trattato solo di una sosta temporanea.
Avere un buon impianto probatorio di base, infatti, renderà più agevole ottenere il giusto risarcimento nel caso in cui si decidesse di costituirsi parte civile, con l’assistenza di un legale, nel procedimento penale che dovesse scaturire dai fatti.
Dunque, anche le persone dotate di uno scarso senso civico (e civile), faranno bene a rispettare gli spazi riservati ai disabili, quanto meno per evitare di incorrere in sanzioni gravi, in alcuni casi dai risvolti penali.

In questa pagina vogliamo guidare il lettore attraverso le varie fasi ed il testo degli articoli del testo della legge 104 92.
Dalla definizione di chi ne ha diritto, alle modalità con le quali avviene il riconoscimento e le varie agevolazioni e benefici previsti.
Il testo della legge 104/92 è una normativa complessa che richiama e/o si collega a diverse leggi o decreti. Oltre ad altre norme emanate successivamente completano il quadro di intervento a favore delle persone disabili e delle loro famiglie.
Per non parlare delle numerose sentenze della Cassazione e le circolari degli enti. Sentenze che nel corso degli ultimi 20 anni hanno affinato e precisato meglio finalità e ambito di intervento.
Ovviamente, il testo della legge 5 febbraio 1992 n. 104 rimane ancora difficile da interpretare per molte persone.
Per questo ci impegniamo con l’obiettivo di consentire anche a chi non conosca il gergo legale di comprendere al meglio il suo fondamentale contenuto.
Ti stai sicuramente chiedendo: ma la legge 104 come funziona?
Qui ti sarà possibile sapere come presentare la domanda per il riconoscimento dell’handicap, capire chi abbia diritto ai benefici legge 104, come richiedere il pensionamento anticipato, le agevolazioni fiscali, i permessi e molto altro.
Con l’entrata in vigore della legge 104/92, meglio definita “legge quadro sulla disabilità”, si è fatto un considerevole passo avanti per garantire il pieno rispetto della dignità umana. Dei diritti di libertà e autonomia della persona disabile e per promuoverne la piena integrazione. Nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società.
Il testo della legge 104/92 ha riempito un vuoto normativo di rilevante importanza sociale. Ha in qualche modo rivoluzionato il modo di intendere la disabilità. Già la sua caratteristica di “legge quadro” lascia chiaramente intendere che il suo ambito di intervento debba essere molto ampio. Le integrazioni e le modifiche successivamente intervenute hanno certamente accresciuto l’efficacia delle disposizioni previste nel testo originario della legge 104.
Definendo i diritti e dettando le linee guida, per assistenza e tutela delle persone con handicap, va a coprire quasi interamente tutti gli aspetti relativi al mondo della disabilità.
La legge 104/92 prescrive che vengano superati gli impedimenti derivanti dall’handicap creando le condizioni affinché la persona disabile possa raggiungere la massima autonomia possibile, gli vengano garantiti la partecipazione alla vita della collettività e la completa realizzazione dei suoi diritti.
A ogni persona affetta da minorazioni invalidanti si devono assicurare i servizi e le prestazioni di prevenzione, le cure e la riabilitazione nonché un’adeguata tutela giuridica ed economica.
La legge 104 prescrive inoltre che si debbano prevedere e strutturare tutti quei servizi necessari a prevenire e superare situazioni di disagio sociale della persona con handicap.
La legge 104/92 nel definire i soggetti aventi diritto stabilisce che portatori di handicap sono tutte quelle persone con una minorazione fisica, psichica o sensoriale, tale da determinare:
Quando ci si trova nella condizione di disabilità o quando si deve assistere un parente disabile, soprattutto se con handicap grave, ci si pone spesso la fatidica domanda: chi ha diritto alla legge 104?
Per comprendere bene chi abbia diritto all’applicazione della legge 104 sarà fondamentale considerare con attenzione il suo articolo 3, che definisce esattamente le caratteristiche. I requisiti individuati dalla legge 104/92 si riferiscono sia alle minorazioni fisiche, sia a quelle psichiche e sensoriali. Introduce anche la definizione di persona con handicap grave.
In quest’articolo della legge vengono definite sostanzialmente due categorie principali di disabili. Le persone con handicap e le persone con handicap grave. Saranno queste le persone che faranno richiesta legge 104 presentando l’apposita domanda.
Capire la differenza tra le due categorie individuate è essenziale. In quanto, solo per chi si trovi in uno stato di disabilità grave sono previsti, soprattutto a livello familiare, benefici come quelli legati ai permessi e ai congedi lavorativi.
Particolare attenzione viene riservata dalla legge quadro sulla disabilità alle situazioni di handicap grave, queste godono infatti di priorità nell’accesso alle prestazioni e negli interventi dei servizi pubblici.
La legge 104 del 1992 si applica a tutte le persone con disabilità che risiedono, abbiano domicilio o stabile dimora nel territorio italiano. Viene applicata anche ai familiari che assistono un portatore di handicap.
Un altro punto fondamentale previsto dalla legge 104/92 è costituito dall’accertamento dell’handicap. Questo è regolato dagli articoli 3 e 4 della legge dove vengono stabilite le caratteristiche dell’handicap stesso. La composizione della commissione medica che accerterà i requisiti legge 104 e le modalità operative della stessa.
Particolare attenzione merita l’argomento Legge 104 art 3 comma 3, è questa la parte che riguarda il riconoscimento dell’handicap grave. Se si hanno i requisiti richiesti per vedersi riconoscere la condizione di gravità prevista da questo comma si potrà usufruire dei benefici e delle agevolazioni specifiche.
All’articolo 3 della legge 104, oltre a essere definiti quali sono i soggetti aventi diritto alle tutele, vengono stabilite anche le caratteristiche che differenziano l’handicap. La parte più importante è proprio quella riguardante la definizione del tipo di handicap riconosciuto. Questo perché saranno poi differenti i benefici e le assistenze che il servizio pubblico è tenuto a prestare.
Le due categorie di handicap classificate sono riportate di seguito.
La definizione secondo la Legge 104 art 3 comma 1:
“E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.”
Come viene definita la persona con handicap grave dalla Legge 104 art 3 comma 3:
“Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.”
Con il riconoscimento della disabilità e della condizione di gravità le persone interessate e le famiglie che le assistono, possono contare su una serie di agevolazioni volte a favorirle nell’accesso ai sevizi sanitari, amministrativi e nell’integrazione sociale.
Con l’esigenza di seguire con precisione le linee di indirizzo e le regole stabilite dalla legge 104 che distingue le caratteristiche della disabilità, risulta naturale affrontare il discorso di queste definizioni, in genere utilizzate impropriamente senza particolari distinzioni.
E’ questo il caso delle definizioni “Handicap” e “Disabilità”. Questi due termini, che hanno significati completamente diversi. Nel gergo comune vengono spesso confusi ed utilizzati impropriamente.
Si rende pertanto necessario approfondire i differenti significati dei termini Disabilità ed Handicap per meglio comprendere anche alcune definizioni della Legge 104 92.
In generale, con il termine Disabilità si definisce la presenza di una qualche menomazione psichica oppure fisica, che porta il soggetto interessato a trovarsi in una situazione di svantaggio. Il fatto, ad esempio, di non vederci bene, di non sentirci, oppure di avere difficoltà a camminare saranno tutte forme di disabilità.
Per meglio comprendere possiamo considerare una persona che a causa di un incidente è diventata paraplegica, non ha più la funzionalità degli arti inferiori. Questa è la sua disabilità.
Questa persona non avendo la funzionalità degli arti inferiori ovviamente non può più camminare. Questo è il suo handicap.
Quando si parla della condizione di disabilità e degli handicap che ne derivano, non si può non pensare a quello che è lo svantaggio sociale che la persona vive sulla sua “pelle” proprio a causa della menomazione che lo riguarda.
Quindi, nel momento in cui una persona sia stata riconosciuta come invalida, si potrà evidenziare anche la persistenza di quegli svantaggi che fanno parte del suo handicap.
Questo fa capire anche per quale motivo il termine handicap sia spesso utilizzato anche fuori dal contesto della legge 104/92 e, in generale, delle disposizioni che regolano i diritti di una persona disabile.
Il quadro delle agevolazioni previste dalla legge 104 del 1992 e dai successivi aggiornamenti, apre un argomento articolato e complesso, è infatti uno dei cardini di questa importante norma. Queste diverse categorie di agevolazioni sono destinate direttamente alle persone con handicap o ai familiari che li assistono.
Le agevolazioni, quindi, riguardano non solo la persona disabile direttamente, ma anche la sua famiglia in modo da garantire al massimo chi abbia bisogno di assistenza.
Volendo fare un elenco delle agevolazioni legge 104, essendo come detto un argomento articolato per approfondire il quale si rimanda alla pagina dedicata, queste sono riassumibili cosi:
Oltre a queste agevolazioni principali e maggiormente richieste, ne sono previste anche delle altre che ampliano l’ambito di strumenti per la tutela e per l’assistenza delle persone con handicap.
C’è il bonus sulla bolletta Enel per i disabili in condizione di gravità che utilizzano dispositivi salvavita che consumano energia elettrica. Nel testo originario la legge 104 non prevedeva questa agevolazione, si è aggiunta indirettamente a seguito di una deliberazione dell’Autorità per l’Energia entrata in vigore a gennaio 2013.
In questa deliberazione viene stabilito che il bonus energia in presenza di dispositivi elettromedicali salvavita, spetta alle persone con handicap grave riconosciuto ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104/92.
Pur essendoci dei benefici sotto forma di detrazioni fiscali per l’acquisto di mezzi tecnici e strumenti per la comunicazione, non è prevista invece nessuna agevolazione per quanto riguarda il canone RAI. L’esenzione da questo tributo è concessa solamente in alcune specifiche situazioni. Ad esempio agli anziani con età superiore ai 75 anni che abbiano un reddito annuo inferiore a 8000 euro.
CONTINUA QUI:
https://www.contactsrl.it/normative/legge-104-92-aggiornata/