Le informazioni riportate hanno *esclusivamente* finalità informative e divulgative e NON sostituiscono il parere, la diagnosi o le indicazioni di un medico o professionista sanitario. Per qualsiasi problema di salute rivolgersi SEMPRE al medico o specialista di riferimento. ⭐ ©MelisStefania
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19/11/2025
Piccoli MA GRANDI PASSI AVANTI PER LA SCLEROSI MULTIPLA
23/10/2025
Scrivere in grassetto e maiuscolo non significa urlare
Lo dico da sempre, e ne avevo già parlato anche in un mio precedente intervento dell'11 giugno 2022.
Scrivere una parola in grassetto, utilizzare il MAIUSCOLO oppure evidenziare una frase non significa necessariamente voler "urlare".
Nella comunicazione scritta, infatti, il modo in cui utilizziamo il testo può avere diverse funzioni: attirare l'attenzione, mettere in evidenza un concetto, facilitare la lettura oppure sottolineare una parola importante.
Per questo motivo non credo sia corretto interpretare automaticamente una parola scritta in maiuscolo come un'aggressione o come un tono di voce elevato.
Il testo scritto non ha la voce
Quando parliamo con una persona possiamo comprendere il significato delle sue parole anche attraverso:
- il tono della voce;
- le pause;
- l'espressione del viso;
- i gesti;
- il modo in cui pronuncia una frase.
Quando invece scriviamo, tutti questi elementi non ci sono.
Per questo motivo utilizziamo spesso strumenti grafici per dare maggiore evidenza a ciò che vogliamo comunicare.
Il grassetto, il corsivo, il MAIUSCOLO, gli spazi e la punteggiatura possono quindi aiutare il lettore a individuare più facilmente il punto centrale di un messaggio.
Un esempio molto semplice
Se scrivo:
ATTENZIONE
non sto necessariamente urlando.
Sto semplicemente evidenziando una parola alla quale voglio che il lettore presti particolare attenzione.
Lo stesso può accadere quando evidenzio una parola come:
PROBLEMI
oppure:
VISTA
L'obiettivo può essere semplicemente quello di rendere immediatamente riconoscibile l'argomento del quale sto parlando.
Quando il maiuscolo può diventare aggressivo?
Naturalmente anche il modo in cui scriviamo può trasmettere un tono.
Una frase interamente in maiuscolo, accompagnata da insulti, minacce, provocazioni o espressioni offensive, può essere percepita come aggressiva.
Ma non è il maiuscolo in sé a determinare l'intenzione di chi scrive.
È necessario considerare il contesto e il contenuto complessivo del messaggio.
Una parola evidenziata per motivi informativi non ha necessariamente lo stesso significato di un'intera frase scritta in maiuscolo per aggredire qualcuno.
E nella sclerosi multipla?
Questo discorso mi porta anche a un altro argomento che considero importante.
Le persone con sclerosi multipla possono avere diversi disturbi visivi, anche se naturalmente non tutte le persone con SM presentano gli stessi sintomi.
Tra le possibili manifestazioni possono esserci, a seconda della situazione individuale:
- diplopia;
- alterazioni del campo visivo;
- scotomi;
- visione offuscata o annebbiata;
- neurite ottica;
- altre alterazioni della funzione visiva.
La presenza e la gravità di questi disturbi possono essere molto diverse da persona a persona.
Per questo motivo anche nella comunicazione scritta è importante ricordare che una persona con SM non necessariamente presenta gli stessi sintomi di un'altra persona con SM.
Scrivere in modo evidente non significa mancare di rispetto
Credo quindi che sia importante distinguere tra forma e contenuto.
Una parola in grassetto può essere semplicemente una parola che vogliamo mettere in evidenza.
Una frase in maiuscolo può essere utilizzata per attirare l'attenzione.
Diverso è utilizzare il testo per insultare, offendere, provocare o denigrare un'altra persona.
In quel caso il problema non è semplicemente il carattere utilizzato, ma il contenuto e il modo in cui ci si rivolge agli altri.
La comunicazione online richiede attenzione
Sui social network e nei gruppi di discussione è facile fraintendere ciò che una persona vuole realmente comunicare.
Una frase breve può sembrare più dura di quanto fosse nelle intenzioni di chi l'ha scritta.
Per questo, prima di attribuire a qualcuno un tono aggressivo, può essere utile leggere attentamente l'intero messaggio e il contesto.
Allo stesso tempo, chi scrive dovrebbe cercare di utilizzare le parole con responsabilità, soprattutto quando si affrontano argomenti delicati come la salute.
Il rispetto viene prima di tutto
Essere liberi di utilizzare il grassetto, il maiuscolo o altri strumenti di formattazione non significa avere la libertà di insultare o offendere.
Il rispetto delle altre persone rimane fondamentale.
Si può essere decisi senza essere offensivi.
Si può sottolineare un concetto senza aggredire.
Si può avere un'opinione diversa senza trasformare una discussione in uno scontro personale.
In conclusione
Per me, quindi:
SCRIVERE IN GRASSETTO O IN MAIUSCOLO NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE URLARE.
Significa, prima di tutto, utilizzare gli strumenti della comunicazione scritta per dare maggiore evidenza a ciò che vogliamo dire.
È il contenuto, insieme al contesto e alle parole utilizzate, che ci permette di comprendere il tono reale di un messaggio.
E soprattutto, quando si parla di salute e di sclerosi multipla, ricordiamoci sempre che dietro ogni commento c'è una persona.
Possiamo non essere d'accordo.
Possiamo discutere.
Possiamo avere opinioni diverse.
Ma possiamo farlo mantenendo il rispetto.
©MelisStefania
⚠️ DISCLAIMER
Questo articolo esprime una riflessione personale sulla comunicazione scritta e ha finalità esclusivamente divulgative.
Le informazioni relative ai disturbi visivi nella sclerosi multipla sono di carattere generale e non devono essere utilizzate per formulare diagnosi personali.
Per qualsiasi sintomo o problema di salute è necessario rivolgersi al proprio medico o al neurologo.
21/10/2025
leucoencefalopatia multifocale progressiva
La leucoencefalopatia
multifocale progressiva (PML=Progressive
multifocal leukoencephalopathy) è una malattia virale
caratterizzata da un danno progressivo o da un processo di
infiammazione della sostanza bianca cerebrale.
La malattia insorge
quasi esclusivamente nelle persone che soffrono di grave
immunodeficienza.
A
causare la PML è un particolare tipo di poliomavirus chiamato virus
JC.
Tale virus è presente nell'86% della popolazione, sebbene
rimanga latente nella maggior parte dei casi, e può dare origine
alla malattia soltanto nel momento in cui il sistema immunitario sia
fortemente indebolito.
Vi
sono casi di PML causati da agenti farmacologici, sebbene non sia del
tutto chiaro se ciò possa essere attribuibile almeno in parte alla
precaria risposta immunitaria o a farmaci specifici.
Ad ogni modo,
tali vanno considerati diversi anticorpi monoclinali tra cui il
natalizumab, il rituximab, ecc.
La
leucoencefalopatia multifocale progressiva è caratterizzata da
sintomi aspecifici come una maggiore debolezza, fino a sintomi
come disturbi della visione, cambiamenti comportamentali o di
personalità, disturbi della memoria e dell’orientamento fino a
quadri veri e propri di confusione mentale, crisi epilettiche.
Rispetto alla SM la PML progredisce più rapidamente (giorni o
settimane) e la malattia viene diagnostica con l’esame del
DNA del virus JC nel liquor.
Anche la risonanza magnetica fornisce
evidenza della presenza della PML.
Purtroppo
al momento non vi sono cure specifiche (antivirali) per questa
malattia; tuttavia i sintomi possono migliorare e la malattia può
arrestarsi se migliora il sistema immunitario della persona.
Nel caso
della persona che sia in trattamento con natalizumab, la terapia sarà
sospendere il trattamento in corso e eventualmente sottoporre la
persona alla plasmaferesi.
Infine,
la prognosi della PML è spesso infausta:
in riferimento agli ultimi
dati (marzo 2011) riguardanti i casi di PML in corso di trattamento
con natalizumab è da precisare che 21 persone su 102 sono decedute.
Il grado di disabilità che permane nelle persone è estremamente
diverso, da quadri molto miti, dove la persona recupera abbastanza
bene e riesce a tornare alle sue attività anche lavorative fino a
quadri più gravi in cui la persona diventa allettata e necessita di
assistenza.
link originale:
https://www.aism.it/pml_leucoencefalopatia_multifocale_progressiva
05/10/2025
Siamo vivi, ora, qui.
02/10/2025
Terapie per la sclerosi multipla: panoramica generale e principali categorie
Introduzione
La sclerosi multipla (SM) è una malattia neurologica complessa e può manifestarsi in modo diverso da persona a persona.
Anche per questo motivo non esiste una sola terapia adatta a tutti.
Negli ultimi anni sono state sviluppate e rese disponibili numerose terapie con meccanismi d'azione differenti. La scelta del trattamento dipende da diversi fattori e viene effettuata dal neurologo sulla base della situazione clinica della singola persona.
È importante distinguere tra le terapie che hanno l'obiettivo di modificare il decorso della malattia, quelle utilizzate per trattare una ricaduta e quelle rivolte principalmente alla gestione dei sintomi e al mantenimento dell'autonomia.
Terapie modificanti la malattia (DMT)
Le DMT – Disease Modifying Therapies, cioè terapie modificanti la malattia, rappresentano una parte importante del trattamento della sclerosi multipla.
Il loro obiettivo generale è ridurre l'attività della malattia, diminuire il rischio di ricadute e nuove manifestazioni di attività infiammatoria e, a seconda della terapia e della forma di SM, contribuire a rallentare la progressione della disabilità.
Le DMT non rappresentano una cura definitiva della sclerosi multipla e non sono tutte intercambiabili.
Tra le principali categorie di farmaci utilizzati nella SM rientrano:
Interferoni
Gli interferoni beta sono stati tra i primi trattamenti modificanti la malattia utilizzati nella sclerosi multipla recidivante.
Vengono somministrati per via iniettiva e possono ridurre l'attività infiammatoria e la frequenza delle ricadute in persone selezionate.
Glatiramer acetato
Il glatiramer acetato è una terapia iniettiva utilizzata nelle forme recidivanti di sclerosi multipla.
Come per tutte le DMT, la sua appropriatezza deve essere valutata dal neurologo in relazione alla situazione individuale.
Teriflunomide
La teriflunomide è una terapia orale utilizzata nelle forme recidivanti di sclerosi multipla.
La somministrazione per bocca rappresenta una delle caratteristiche che la distingue dalle terapie iniettive.
Fumarati
Tra le terapie orali rientrano anche diversi farmaci appartenenti alla classe dei fumarati, tra cui il dimetilfumarato.
La disponibilità e le indicazioni dei singoli medicinali possono cambiare nel tempo e devono quindi essere verificate nelle informazioni regolatorie aggiornate.
Modulatori dei recettori S1P
Un'altra categoria comprende i farmaci che agiscono sui recettori della sfingosina-1-fosfato (S1P).
Tra questi rientrano molecole come fingolimod, siponimod, ozanimod e ponesimod.
Non tutti hanno le stesse indicazioni: alcuni sono utilizzati nelle forme recidivanti, mentre specifiche molecole possono essere impiegate anche in determinate forme progressive con attività di malattia.
Anticorpi monoclonali
Negli ultimi anni gli anticorpi monoclonali hanno assunto un ruolo importante nel trattamento della sclerosi multipla.
Appartengono a questa categoria diverse terapie con meccanismi differenti.
Tra gli esempi troviamo farmaci diretti contro specifici bersagli del sistema immunitario, come natalizumab, ocrelizumab, ofatumumab e ublituximab.
Le indicazioni, le modalità di somministrazione e i criteri di utilizzo non sono uguali per tutti i farmaci.
Per esempio, nell'Unione Europea ocrelizumab è autorizzato per alcune forme recidivanti e per la sclerosi multipla primariamente progressiva in specifiche condizioni.
Anche ofatumumab e ublituximab hanno indicazioni specifiche per forme recidivanti di SM con malattia attiva.
Altre terapie
Il panorama terapeutico della sclerosi multipla è in continua evoluzione.
Nuovi farmaci possono essere autorizzati, ricevere nuove indicazioni o diventare disponibili in differenti modalità di prescrizione e rimborsabilità.
Per questo motivo un elenco di farmaci non dovrebbe essere considerato definitivo.
Per conoscere le indicazioni aggiornate è importante fare riferimento alle fonti regolatorie ufficiali, come AIFA ed EMA, oltre alle informazioni fornite dal proprio centro per la sclerosi multipla.
Terapie nelle forme recidivanti
Nelle forme recidivanti della sclerosi multipla le terapie modificanti la malattia hanno principalmente l'obiettivo di ridurre l'attività infiammatoria.
In generale si cerca di:
- ridurre la frequenza delle ricadute;
- ridurre il rischio di nuove lesioni o di nuova attività alla risonanza magnetica;
- limitare l'accumulo di disabilità nel tempo;
- mantenere il più possibile la funzionalità e la qualità di vita.
La scelta della DMT dipende dal profilo della malattia e dalle caratteristiche della persona.
Non è quindi corretto considerare automaticamente un farmaco "migliore" per tutti.
Terapie nelle forme progressive
Le forme progressive della sclerosi multipla richiedono una valutazione particolarmente attenta.
La progressione può presentarsi con caratteristiche differenti e non tutte le persone hanno lo stesso livello di attività infiammatoria.
Per questo motivo la strategia terapeutica può comprendere una terapia modificante della malattia quando indicata, insieme a interventi riabilitativi e trattamenti rivolti ai sintomi e alla conservazione delle funzioni.
Anche in questo ambito le indicazioni dei singoli farmaci devono essere verificate in base alle autorizzazioni e alle caratteristiche cliniche della persona.
Terapie durante una ricaduta
Una ricaduta può richiedere una valutazione neurologica per stabilire se si tratta effettivamente di una nuova attività di malattia e se sia necessario intervenire.
Quando indicato dal medico, le ricadute possono essere trattate con corticosteroidi ad alte dosi per un breve periodo.
I corticosteroidi hanno l'obiettivo di ridurre l'infiammazione e possono abbreviare la durata della ricaduta e accelerare il recupero.
Non sono però una terapia modificante della malattia e non devono essere confusi con le DMT.
In alcune situazioni particolari e selezionate, soprattutto quando una ricaduta importante non risponde adeguatamente ai corticosteroidi, possono essere valutati altri trattamenti specialistici.
Terapie per i sintomi
La gestione della sclerosi multipla non riguarda soltanto l'attività della malattia.
Una persona può avere sintomi persistenti che necessitano di un trattamento specifico anche quando non è presente una nuova ricaduta.
Tra i sintomi che possono richiedere interventi mirati troviamo, per esempio:
- spasticità e rigidità muscolare;
- dolore;
- disturbi della mobilità;
- problemi dell'equilibrio;
- disturbi della vescica;
- disturbi intestinali;
- fatica;
- disturbi della vista;
- difficoltà cognitive;
- disturbi della parola o della deglutizione;
- disturbi del sonno.
Il trattamento dipende dal sintomo, dalla sua intensità e dalle caratteristiche individuali.
È importante ricordare che una terapia sintomatica non necessariamente modifica il decorso della sclerosi multipla, ma può avere un ruolo importante nel migliorare autonomia e qualità di vita.
Riabilitazione e approccio multidisciplinare
La riabilitazione rappresenta una componente importante della gestione della sclerosi multipla.
Non si tratta semplicemente di "fare fisioterapia", ma di lavorare sulle funzioni che possono essere compromesse dalla malattia e di cercare di mantenere il più possibile autonomia e partecipazione alla vita quotidiana.
A seconda delle necessità possono essere coinvolti diversi professionisti:
- fisioterapista;
- terapista occupazionale;
- logopedista;
- professionisti esperti nella gestione della mobilità;
- specialisti della riabilitazione;
- altre figure sanitarie in relazione ai bisogni della persona.
L'approccio multidisciplinare permette di affrontare aspetti differenti della malattia e di costruire obiettivi riabilitativi personalizzati.
Come viene scelta una terapia?
La scelta di una terapia non dovrebbe basarsi soltanto sul nome del farmaco.
Il neurologo può prendere in considerazione numerosi elementi, tra cui:
- forma di sclerosi multipla;
- attività clinica della malattia;
- numero e caratteristiche delle ricadute;
- risultati della risonanza magnetica;
- presenza di nuove lesioni o di altra attività di malattia;
- eventuale progressione della disabilità;
- altre condizioni cliniche;
- precedenti trattamenti;
- possibili controindicazioni;
- tollerabilità e sicurezza del trattamento;
- modalità e frequenza di somministrazione;
- caratteristiche e preferenze della persona.
Per questo motivo due persone con diagnosi di sclerosi multipla possono ricevere trattamenti differenti.
La terapia può inoltre essere modificata nel corso degli anni se cambiano l'attività della malattia, la risposta al trattamento, la tollerabilità o le indicazioni terapeutiche disponibili.
Perché è importante non confrontare semplicemente i farmaci?
Confrontare i farmaci soltanto attraverso una lista di nomi può essere fuorviante.
Ogni trattamento presenta caratteristiche proprie, indicazioni specifiche, benefici attesi, possibili effetti indesiderati, controlli necessari e criteri di utilizzo.
Inoltre, un farmaco efficace per una determinata situazione clinica potrebbe non essere appropriato per un'altra.
La decisione terapeutica deve quindi essere inserita nel quadro complessivo della persona e della sua malattia.
La ricerca continua
La ricerca sulla sclerosi multipla è in continua evoluzione.
Nuove molecole, nuove modalità di somministrazione e nuove strategie terapeutiche vengono studiate per cercare di migliorare il controllo della malattia e la qualità di vita delle persone.
Anche le indicazioni dei farmaci già disponibili possono essere aggiornate nel tempo.
Per questo motivo le informazioni pubblicate online dovrebbero essere sempre confrontate con fonti scientifiche e regolatorie aggiornate.
Conclusione
Parlare di terapie per la sclerosi multipla significa parlare di un panorama molto ampio.
Esistono terapie modificanti la malattia, trattamenti utilizzati durante le ricadute, terapie rivolte ai singoli sintomi e interventi riabilitativi.
Nessun elenco può sostituire la valutazione della situazione individuale.
L'obiettivo non è trovare una terapia "migliore in assoluto", ma individuare insieme al neurologo la strategia più appropriata per quella specifica situazione clinica, tenendo conto dell'attività della malattia, dei possibili benefici e rischi e delle esigenze della persona.
Fonti e approfondimenti
Per verificare informazioni aggiornate sulle terapie e sulle loro indicazioni è utile consultare:
- AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco
- EMA – European Medicines Agency
- MS International Federation (MSIF)
- linee guida e pubblicazioni scientifiche sulla sclerosi multipla
- il proprio neurologo e il centro specialistico di riferimento
Le informazioni sulle autorizzazioni e sulle indicazioni dei medicinali possono cambiare nel tempo. Le fonti regolatorie ufficiali devono quindi essere considerate il riferimento per gli aggiornamenti.
Nota importante
Questo articolo ha finalità informative e divulgative.
Non sostituisce il parere del neurologo, del medico curante o di altri professionisti sanitari.
La presenza di un farmaco in questo articolo non costituisce una raccomandazione terapeutica.
Non iniziare, sospendere o modificare una terapia sulla base delle informazioni presenti in questo articolo. Ogni decisione terapeutica deve essere valutata individualmente con il proprio medico.
©MelisStefania
01/10/2025
Novità dalla ricerca: sclerosi multipla e neuroinfiammazione
La sclerosi multipla non colpisce solo la sostanza bianca del cervello, ma anche la corteccia cerebrale, responsabile di funzioni come memoria, attenzione e linguaggio. In uno studio innovativo – pubblicato su Brain, Behavior and Immunity – un team di ricercatori internazionali ha identificato un meccanismo finora poco conosciuto, che contribuisce alla disfunzione cerebrale nei pazienti con sclerosi multipla: l’anomala attività degli astrociti, cellule gliali che regolano il funzionamento dei neuroni.
Utilizzando tecnologie all’avanguardia, i ricercatori hanno osservato che la neuro infiammazione tipica della sclerosi multipla induce gli astrociti a diventare iperattivi. Questo porta a comunicazioni distorte tra le cellule del cervello, modificando i meccanismi di plasticità sinaptica, fondamentali per l’apprendimento e la memoria. Lo studio, presentato dal giovane ricercatore spagnolo Andrés Mateo Baraibar Sierra, ha partecipato alla prima edizione dell’Excellence in Neuroinflammation Award, il contest lanciato dalla Fondazione Francesco della Valle, che premia la migliore pubblicazione scientifica dell’anno in tema di Neuroinfiammazione, classificandosi al primo posto (a pari merito con quello di Elizabeth Wood) e vincendo un premio in denaro per stimolare nuovi progetti.
Secondo Sabatino Maione, ordinario di Farmacologia del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, “riconoscere il ruolo degli astrociti nella comunicazione alterata tra cellule cerebrali apre nuove strade per lo sviluppo di terapie mirate, con l’obiettivo di rallentare il declino cognitivo nei pazienti affetti da sclerosi multipla e, potenzialmente, anche da altre malattie neuroinfiammatorie”.
Un nuovo approccio
Non solo. Come accennavamo si stanno introducendo nuovi criteri diagnostici e classificativi della sclerosi multipla, basati su evidenze cliniche e biologiche consolidate. Non solo “un aggiornamento tecnico, ma aprono a una vera e propria rivoluzione nell’approccio alla malattia”, spiegano dalla Sin.
Claudio Gasperini, coordinatore del Gruppo di Studio ad hoc della Sin, sottolinea come in questo modo gli specialisti potranno “riconoscere la sclerosi multipla in una fase molto più precoce rispetto al passato, migliorando significativamente l’efficacia dell’intervento terapeutico. Non si tratta solo di diagnosi, ma di una presa in carico globale e personalizzata che può modificare la storia naturale della malattia. Parliamo di restituire tempo, opportunità e prospettive a chi convive con questa condizione”.
Insomma, il 2025 sarà l’anno del debutto di un modello che mira a intercettare la malattia nei suoi primi segnali, grazie all’uso combinato di tecniche di imaging avanzato, biomarcatori e intelligenza artificiale applicata ai dati clinici. Un’evoluzione che chiama in causa non solo la medicina, ma anche l’organizzazione dei servizi sanitari e le politiche pubbliche. E qui potrebbero arrivare le criticità. Che, purtroppo, non mancano.
Continua la tua lettura qui:
https://www.fortuneita.com/2025/05/30/sclerosi-multipla-perche-il-2025-puo-essere-decisivo/
TERAPIA GERSON
1. Cosa è
La terapia GERSON rappresenta un metodo nutrizionale complesso in grado di curare la maggior parte delle malattie degenerative.
2. Cosa si prefigge
Si basa su premesse biochimiche e fisiopatologiche scientificamente valide e ha lo scopo di riequilibrare la pompa cellulare sodio-potassio, operare una disintossicazione profonda dell’organismo, stimolare il metabolismo energetico, fornire un nutrimento cellulare elevato, riequilibrare il sistema immunitario.
3. In cosa consiste
- Alimentazione prevalentemente vegetariana basata su alimenti freschi e biologici, con grande riduzione delle teine e dei grassi ed eliminazione del sale;
- assunzione più volte al giorno, di molti succhi di frutta e di verdura biologiche pressate a freddo con una macchina particolare, in modo da garantire una grande quantità di micronutrienti ed enzimi freschi;
- somministrazione di clisteri a base di caffè per stimolare una più rapida disintossicazione epatica e la promozione di enzimi specifici a livello del fegato;
- somministrazione di altri presidi curativi fra i quali un composto di potassio, enzimi pancreatici, estratti tiroidei, iodio, vit. B3 (niacina), vit. B12 (cobalamina), estratto di fegato secco ed altri ancora, tutte adeguate alla necessità di ogni singolo paziente.
4. Cosa cura
Questo metodo è in grado di stimolare i processi di guarigione del corpo invertendo l’evoluzione di malattie, anche serie, quali: la maggior parte delle malattie tumorali, le malattie degenerative non oncologiche (sclerosi multipla, artrite reumatoide, lupus, ecc.) e le molte malattie oggi comuni quali l’asma, il diabete, le allergie anche gravi, l’emicrania, le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, l’immunodeficienza e molte altre ancora.
5. Di cosa necessita
Con questa metodica, perlomeno nei casi più seri, è auspicabile che esista una struttura dove i pazienti possano soggiornare per un breve periodo per imparare questa nuova filosofia di vita e queste metodiche che, per essere efficaci, devono essere rigorosamente applicate. In seguito, il paziente potrà continuare autonomamente al proprio domicilio. È necessario che l’ambiente sia caldo e confortevole, in modo da stimolare il processi di guarigione, nutrendo il corpo, la mente e lo spirito.
6. Con cosa si integra
Date le sue finalità di disintossicazione profonda, si integra vantaggiosamente con molte metodiche terapeutiche naturali come: l’idroterapia, i massaggi curativi, gli impacchi, la fitoterapia, l’omeopatia, l’agopuntura ed altro ancora.
link:
https://www.dottorpaologiordo.it/terapia-gerson/
TERAPIA KOUSMINE
1. Cosa è
Il metodo kousmine è una pratica nutrizionale che ha lo scopo di riequilibrare le funzioni biochimiche dell’organismo, attraverso un’alimentazione sana e vitale.
2. Cosa si prefigge
La dott.ssa Kousmine si rese conto, già molti anni fa, che era impossibile ottenere risultati positivi nelle moderne malattie degenerative (specialmente il cancro e le malattie autoimmuni), senza modificare radicalmente le abitudini alimentari.
3. In cosa consiste
- La base del suo metodo nutrizionale è costituita dall’uso di cereali integrali e biologici, frutta e verdura fresca di stagione, legumi e soprattutto oli spremuti a freddo, pertanto ricchi di acidi grassi insaturi (vitamina F) che assicurano la protezione antiossidante alle membrane cellulari. Inoltre è prevista una forte riduzione delle proteine animali ed una integrazione di vitamine ed oligo-elementi che non possono essere garantiti nella giusta quantità dalla sola alimentazione. Si devono comunque evitare completamente alimenti raffinati, zuccheri, prodotti industriali processati, conservati e manipolati chimicamente.
- La colazione del mattino deve essere un pasto abbastanza ricco in modo da fornire molti nutrienti; a questo scopo la dott.ssa Kousmine ha proposto la cosiddetta Crema Budwig a base di yogurt magro, cereali completi appena macinati, semi oleosi, frutta ed olio di girasole spremuto a freddo. Questa colazione fornisce energia e nutrienti per iniziare bene la giornata. Se si modifica il proprio stile di vita secondo queste regole anche il nostro sistema immunitario si fortificherà in modo da far fronte egregiamente al processo di riequilibrio nelle comuni malattie degenerative ed alla loro prevenzione.
- La pulizia intestinale viene coadiuvata dagli enteroclismi e dalla introduzione per via rettale di oli spremuti a freddo. Infine, va combattuta l’acidificazione dell’organismo sia attraverso un’alimentazione alcalinizzante che mediante assunzione orale di minerali citrati alcalini.
4. Cosa cura
Il metodo Kousmine, cura l’igiene intestinale, portando ad un riequilibrio della flora batterica simbionte ed alla diminuzione di quella putrefattiva, causa di autointossicazioni croniche.
link:
https://www.dottorpaologiordo.it/terapia-kousmine/
30/09/2025
Sindrome dell’intestino gocciolante (permeabile): sintomi, diagnosi e cura
Cefalea, stanchezza cronica, irritabilità possono essere sintomi della sindrome dell’intestino permeabile o gocciolante. Una patologia sempre più frequente che porta al deterioramento della barriera intestinale con il rischio di sviluppare allergie ed altri disturbi
La sindrome dell’intestino permeabile o sindrome dell’intestino gocciolante (Leaky Gut Syndrome), è una condizione in cui la barriera intestinale non è più in grado di svolgere la sua funzione protettiva, che consente l’assorbimento dei nutrienti e impedisce l’ingresso di tossine, agenti patogeni o sostanze allergizzanti nel circolo sanguigno.
La barriera intestinale è di fondamentale importanza, non solo per il benessere fisico e psichico, ma anche per la salute e la buona risposta del sistema immunitario. Se questa barriera viene meno, siamo più esposti ad una serie di rischi che possono portare allo sviluppo di allergie, disturbi, problemi alla tiroide e malattie autoimmuni.
La dottoressa Giulia Temponi, biologa nutrizionista in Imbio, ci spiega quali sono le possibili cause di questa sindrome, come riconoscerla e come l’alimentazione può giocare un ruolo fondamentale nella cura.
Cause della sindrome dell’intestino permeabile
Le cause della sindrome dell’intestino permeabile o gocciolante possono essere diverse.
Alla base può essere causata da stress fisici prolungati, sovrallenamento, cattiva alimentazione (eccessi alimentari, abuso di zuccheri e cereali raffinati, ecc…), utilizzo di farmaci come antibiotici o fans, abuso di lassativi, deficit enzimatici e disbiosi (disequilibrio della flora batterica).
A seguito di queste situazioni le funzioni della barriera si possono alterare innescando un processo infiammatorio ed un’iper-reattività del sistema immunitario. Questo può portare a malattie infiammatorie croniche o autoimmuni, come ad esempio la celiachia e la psoriasi.
Quali sono i sintomi della sindrome dell’intestino permeabile?
I sintomi più comuni della sindrome dell’intestino permeabile (sindrome dell’intestino gocciolante) sono:
- cefalea
- irritabilità
- ansia
- sbalzi d’umore
- stanchezza cronica
- dolori articolari e muscolari
- disturbi intestinali (intestino irritabile, costipazione, gonfiore addominale, diarrea)
- allergie e intolleranze alimentari
- alterazioni tiroidee (soprattutto ipotiroidismo)
Gli sbalzi d’umore sono connessi al rilascio di serotonina, che ha origine proprio nell’intestino.
continua qui:
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https://www.imbio.it/sindrome-dellintestino-gocciolante-permeabile-sintomi-diagnosi-e-cura/?fbclid=IwY2xjawNJM8NleHRuA2FlbQIxMQABHo0Ys3KOjAWqSlpwXSPMVQCiA_mf-O9lf22XbeNefF7mdc7Kim2qNFCrPoUe_aem_wTCIBXdTyVHFFxdBrClScA
27/09/2025
Colazione, un alleato per il benessere mentale e per il cuore
MIGLIORA IL BENESSERE PSICHICO
Ma vediamo da vicino l’indagine cui accennavamo, condotta dal professor Hongquan Xie della Harbin Medical University della Cina. Il quale si è avvalso, con i colleghi, dei dati raccolti tra 2003 e 2018 su 31.683 persone arruolate negli Stati Uniti dal National Health and Nutritional Examination Survey. Tra questi volontari, 3.490 risultavano avere problemi cardiovascolari (età media 66 anni) e 554 anche depressione.
Si è constatato addirittura che togliendo il 5 per cento di calorie da uno dei due pasti principali per aggiungerlo alla prima colazione, diminuiva di un ulteriore 5 per cento il rischio depressivo. Si è imposto questo principio della crononutrizione: «Quando mangiamo è importante come il che cosa mangiamo».
IL FATTORE TEMPO
Uno dei massimi esperti di cronobiologia, il professor Roberto Manfredini, dell’Università di Ferrara, si spinge a dire che il fattore ‘quando’ ha almeno la stessa importanza del ‘quanto’ e del ‘cosa’ si mangia. Richiamando una massima dell’indiscusso padre fondatore della scienza del tempo, la Cronobiologia, Franz Halberg (1919-2013):
“Tempus, non solum dosis, venenum facit”, non solo la dose ma anche il tempo (di somministrazione) può fare di un farmaco un veleno. «Nell’esperienza comune, molte persone saltano la prima colazione – osserva Manfredini – semmai pensando o di perdere un po’ di peso oppure di risparmiare qualche caloria e poter mangiare un po’ di più a pranzo o a cena.
continua qui la tua lettura qui:
https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/neuroscienze/colazione-un-alleato-per-il-benessere-mentale-e-per-il-cuore

